Per una lezione su Cocceio Nerva Augusto

*Professore, dopo la fine tragica di Domiziano, il Senato sceglie tra i propri membri il successore alla dinastia dei Flavi, nella figura di Cocceio Nerva. Mi può dire con qual criterio?
Certo. Il Senato, tenendo presente che ormai è indispensabile il principato come forma di governo, ritiene opportuna una diversa cooperazione fra il nuovo principe e il consesso senatoriale.

*Tra i tanti giuristi viene scelto il più vecchio. senza figli, uomo, nato a Narni, amico di Vespasiano, che mai aveva avuto mandatum militare, i cui avi erano stati funzionari plenipotenziari dall’epoca di Augusto.

Marco, il Senato fa, dunque, la scelta del princeps successore e la legittima, come adozione, eliminando il principio dinastico

*Quindi, dopo l’elezione di Nerva, senatore (cfr. Per una lezione su Cesare Domiziano Augusto) il senato inaugura una nuova forma di governo col consenso dell’imperatore stesso, che, senza figli, è costretto a nominare, dopo oltre un anno, in un clima di congiure, Ulpio Traiano, nato ad Italica, non lontana dall’odierna Siviglia, nel 53 d.C., come Cesare, allora legatus in Illiria.

Marco, siamo alla fine del I secolo, in cui vivono stoici come Epitteto (50-135) e Musonio Rufo (30-100) – cfr. Musonio Rufo ed Apollonio di Tyana, quando Nerva imperatore ascolta perfino i consigli di Apollonio di Tyana, deluso da Vespasiano e dai figli, prossimo a morte, e quando, agli inizi del II secolo, la lezione stoica ha immenso valore!

*Si può dire che la potestas si decide in senato con la scelta del Princeps adottivo, che è vir dell’ordine senatorio – ora dominato da elementi spagnoli non da italici – comunque, eletto da Cocceio Nerva, vecchio senatore anti autoritario, non augustus – il titolo per lui è nominale e decorativo, in quanto uomo operativo per il bene dello Stato?

Si Marco, l’imperator è pontifex maximus e pius, servus/diakonosupourgòs, in quanto svolge un servitium ministeriale di minister ed è ispanico, non italico: noi italici siamo stati rovinati da Vespasiano, che sembra fare un beneficium, esentando dal servizio militare latini, umbri, sabini, osci, sanniti, messapi, dauni ecc. per darlo ad ipsanici, galli, germanici, britanni e afri, poi anche illirici, quando invece ci condanna all’inerzia e alla decadenza fisica e morale di dominus, non più impegnato in esercizi, ma dedito ad uno sterile otium, rinchiuso nella ricca domus o villa, come un epulone!(cfr. Luca,16,19 Aνθρωπος δέ τις ἦν πλούσιος, καὶ ἐνεδιδύσκετο πορφύραν καὶ βύσσον εὐφραινόμενος καθ’ ἡμέραν λαμπρῶς/c’era un uomo ricco, vestito di porpora e di bisso, che banchettava ogni giorno sfarzosamente). Per secoli l’italico è prototipo di “ricco decadente”, specie dopo l’arruolamento forzoso di italici settentrionali, veneti, ad opera di Lucio Vero nel momento tragico della peste

*Ecco da dove deriva la titolatura cristiana di servo dei servi per il servitium episcopale e pontificio d’epoca costantiniana e teodosiana, come già quella di “re dei re”, d’origine arsacide parthica, per Gesù Basileus toon basileoon?!

Marco, lo puoi pensare… ma non abbiamo prove sicure e concrete sotto Traiano di questo: il fenomeno sarà chiaro successivamente dopo Diocleziano e poi con Costantino e figli, coi Valentiniani e con Teodosio e la sua famiglia.

*Professore, secondo questa ottica nuova antonina, dunque, propria di senatori in maggioranza gallo-ispanici, è ben valutata l’affermazione stoica anti platonica, che chi ha il comando sugli altri e sul mondo deve essere non un dominus, ma un servitore dell’umanità!

Per questo, allora si ritiene di scegliere come successore non un parente, ma uno adottato, meritevole, tra coloro che eccellono per doti umane e militari ed hanno capacità amministrativo-governative.

*Questo è il sistema che si chiama principato adottivo e dura fino all’elezione a Cesare di Commodo, figlio di Marco Aurelio, che, pur filosofo stoico, autore di A se stesso, per amore paterno, riprende la logica dinastica, in un gravissimo periodo storico, a seguito di guerre e di peste – cfr. Predicazione di Morte e resurrezione del Christos e politica antoninaL’ascensione al cielo del Christos e la politica antoninaMarco Aurelio e la famiglia -.

Marco, per Svetonio perfino Domiziano sembra presagire che, dopo di lui, ci sarebbe stata una condizione più felice e più serena per il civis e per lo stato! Sembra, comunque, una condizione migliore in uno stato migliore!

*Svetonio, archivista antonino, plaude ai tempi nuovi e chiude la vita di Domiziano, lodando l’abstinentia et moderatio dei principi, che lo avrebbero seguito: è solo elogio senatorio alla nuova dinastia!?

Marco, bisogna rilevare che la dinastia flavia finisce nell’indifferenza generale: nessuno si muove alla morte dell’imperatore: non il popolo, che lo maledice, non l’esercito, che senza capi non ha forza, solo il senato ripristina il proprio potere repubblicano, affidandosi al figlio di un giurista, noto per la sua moderazione e il rigore ideologico, che decreta di portare scale per strappare gli scudi domizianei e i suoi ritratti, e di buttarli e fracassarli sul pavimento, dopo avere fatto scalpellare le iscrizioni e distruggere di lui ogni memoria!

*È vero, professore, che solo la balia/nutrix Fillide pensa a Domiziano?
Si, in tanta confusione, pur trepidante, la donna crema il suo cadavere nella villa suburbana di via Latina, ne porta di nascosto i resti nel tempio della famiglia flavia e ne mescola le ceneri con quelle di Giulia, figlia di Tito anch’essa, educata da lei!

È un segno di pietas, destinato a diventare emblema degli antonini!

*Professore, la successione non avviene, però, per come pensano i congiurati, che, pur avendo operato col consenso del senato, vengono subito allontanati da ogni carica ed oscurati.

Il senato si assume la responsabilità dell’uccisione del tiranno, di cui è cancellata la memoria, ed elegge imperator Cocceio Nerva, italico di Narni, figlio di un giurista, ex governatore di Mauritania ed amico stretto di Vespasiano, noto per la sua ideologia del migliore, essendo uomo senza figli, propenso come Augustus ad adottare un proprio successore come Caesar impegnato nella difesa dei confini di un impero, ora superiore ai 3.500.000 km quadrati.

*Infatti Nerva innova, rifiutando di formare una dinastia, scegliendo tra due uomini, ritenuti universalmente ottimi, uno legatus in Illiria, Ulpio Traiano, e l’altro il governatore di Siria Marco Cornelio Nigrino Curiazio Materno; Sono cittadini ispanici, l’uno di Italica, con ascendenti proveniente da Todi e l’altro di Lliria, pure lui ispanico, di origine umbra. Nerva, nel suo breve regno, dal settembre del 96 d.C. al 25 gennaio del 98 d.C., sembra cambiare totalmente il sistema imperiale con l’adozione del migliore (cfr. Frontone e gli antonini) ma non è amato dal senato, dal popolo e nemmeno dai militari, specie dai pretoriani, pronti a congiure.

Eppure col popolo Nerva è moderato e misurato in ogni azione fiscale, alleviando le tasse: si dice che, seguendo consiglio di Apollonio id Tyana, prepara una legge per abolire il fiscus iudaicus, che poi invece allevia riducendolo solo per i timorati di Jhwh, romani, non per giudei di Palestina!

*Nerva per quasi un anno appare incerto ed insicuro, essendo davvero primus inter pares, un princeps senza vero potere con auctoritas!

Marco, per circa un anno, prima di decidersi alla scelta del migliore, Nerva imperatore, senza figli, inviso ai militari, deve temere perfino per la sua stessa vita e solo, dopo la nomina a Cesare di Traiano, ha relativa tranquillità, nonostante la presenza di un taumaturgo con poteri magici, come Apollonio di Tyana (cfr. Apollonio di Tyana e Gesù di Nazareth). I pretoriani gli tendono agguati, avendo congiurato contro di lui che, comunque, non è tranquillo fino agli ultimi giorni di vita perché Ulpio Traiano neanche si sposta da Colonia: la sua frase – riportata da Cassio Dione, Storia Romana, LXVIII, 3, 4 – è indice di uno stato d’animo teso, non certamente sereno: Per la buona sorte del senato, del popolo romano e di me stesso, io adotto Marco Ulpio Nerva Traiano! Nerva, dunque, con l’approvazione del senato, adotta il legatus Ulpio Traiano, assente, come Cesare, che ora comanda anche le truppe sul Reno, oltre a quelle illiriche ed è di stanza a Colonia, dove, quasi indifferente, riceve le delegazioni che gli comunicano la nomina!

*È vero che l’adozione dura anche dopo la morte di Nerva?

Si. Certo. Infatti Traiano non ha fretta a prendere il potere, ma, avuto il titolo di augustus, arriva a Roma alla fine del 99 ed ha il Consolato per l’anno 100. Roma sembra vivere un periodo di pace col tempio di Giano chiuso, ma il nuovo Augustus sa che Decebalo, re di Dacia, nipote di Duras-Diorpaneo, re dall’86, dopo i molti successi con Domiziano, è pronto per la guerra, e che la Iudaea con la Nabatea è in subbuglio, essendo regioni da sempre parte dell’impero parthico, sotto la sovranità del re dei re!