*Professore, Traiano è il primo imperatore non Italico e, dopo di lui e degli altri antonini, ispanici, vengono imperatori afri, traci, arabi, uomini di altre origini ed, infine, illirici. È questo un segno di una grave crisi economica italica?
Marco, ormai nel II secolo d.C. sono molte le province, popolate da coloni romani, ex militari, ora coltivatori arricchiti da traffici intensi, con ville produttive, concorrenti a quelle italiche, settentrionali e specie a quelle centrali e meridionali, uniche, prospere per quasi un secolo e mezzo!
*Nell’impero romano comincia a mancare la manodopera servile già al periodo di Domiziano, e si ha bisogno di schiavi, essendo chiuso il Tempio di Giano: la plebe urbana è costretta ad attaccarsi come cliens ad un patronus per sopravvivere, essendo incolmabile il divario tra ricchi latifondisti – i grandi proprietari di terre, alti ufficiali dell’esercito, governatori di province, occupanti posti di rilievo nelle curiae (i consigli municipali) organizzatori dei giuochi e dei culti – e i poveri!
Marco, ti ho parlato spesso, specie in epoca graccana, della condizione dei plebei in città e nelle campagne, della mancanza di una classe media tra i ricchi patrizi e i morti di fame proletari, non è il caso, ora, di parlarne di nuovo. Traiano, dunque, aperto il tempio di Giano, convinto di risolvere col militarismo la crisi economico-agricola, e di favorire i latifondisti, grazie alle vittorie, decide di riprendere l’espansione territoriale, bloccata da Augusto – sicuro che non si può andare a pescare con un amo d’oro (cfr. Festina lente/Speude bradeoos) – certo, invece, lui della necessità di frenare l’espansionismo “barbarico” e lungo la linea germanica del Reno- Danubio e lungo quella Parthica dell’Eufrate.
*Traiano, cesare, rileva, perciò, che i tempi sono cambiati, specie in Germania, dove vede assieparsi ai confini dell’impero romano gli Angli, i Sassoni, i Franchi, gli Alemanni e i Vandali, i Longobardi, specie i Gothi che premono in Dacia e in Tracia, pressati dagli Unni, diretti da quasi un secolo verso l’Occidente romano.
Nel breve periodo di vita a Roma, poi, l’imperatore rileva la deficienza del sistema schiavistico e il graduale depauperamento delle ville dell’Italia centrale, bisognose di lavoratori-schiavi e favorisce la creazione di depositi e di fondi finanziari al fine non solo di fare studiare orfani ed orfane delle comunità italiche, autonome, ma anche per dare loro impulso nuovo, costringendo i senatori gallo-ispanici ad investire un terzo dei loro beni in Italia, per promuovere artigianato ed agricoltura: egli opera principalmente su una nuova organizzazione e sistemazione delle vie consolari e dei “porti” adriatici di Ancona e di Brindisi, servendosi della genialità di Apollodoro di Damasco, architetto di origini nabatee, a lui fedelissimo, rimasto famoso per la Colonna Traiana, per l’Arco di Ancona e di Benevento, per i ponti sul Reno e sul Danubio e tante altre opere di restauro – compreso il Pantheon e il foro traianeo, col tempio di Venere, completato sotto Adriano! -.
*Professore, di conseguenza, da militare di professione, figlio di legati imperiali, attivi sotto i giuli e sotto i flavi, Traiano attua il suo piano d’invasione della Dacia, prevenendo la bellicosità del re ardito, Decebalo, nel 101?
Allora conosci le due fasi della guerra dacica?
*Certo. So dell’invasione a tenaglia fatta da lui in persona e dal legatus Lusio Quieto e delle vittorie di Tape e di Sarmizegetusa regia/Sofia nel 102, e della resa successiva di Decebalo, che accetta la presenza di milites romani nel territorio; conosco anche la ripresa improvvisa delle ostilità dopo due anni da parte di Decebalo. che attacca le guarnigioni romane del nord, nel 105, e che, vinto davanti alla sua capitale, si uccide, determinando la riduzione della Dacia a provincia romana.
Dopo l’impresa dacica e il grande reperimento di manodopera a basso prezzo con i tanti schiavi, messi al mercato a Delo, Traiano non torna a Roma, ma si ferma in Atene, per qualche tempo, spostandosi con la flotta tra Efeso e Tarsos in Cilicia e Cesarea marittima, con qualche sosta ad Antiochia, sede del governatore di Siria, Aulo Cornelio Palma, incaricato di annettere il Regno di Nabatea, alla morte di Rabel II, nel 106 – cfr. Filopappo –.
*So che Traiano, dopo l’annessione della Nabatea, con la sua corte itinerante, che si sposta continuamente – composta, tra i tanti cortigiani, dal principe Filopappo, consulente militare e dalla sorella Balbilla, poetessa, dalla moglie Plotina e da Ulpia Marciana, sua sorella, morta e divinizzata come augusta in Asia nel 113 – e sua figlia, Salonina Matidia, la cui figlia Flavia Sabina è già sposa di Adriano nel 100, oltre che da letterati come lo storico Svetonio e dai pretoriani al comando di Publio Acilio Attiano, tutore di Adriano – a cui erano morti i genitori a nove anni! – insieme all’imperatore, è intenzionato a portare a termine la guerra parthica coi suoi migliori legati, già presenti in Armenia, e perciò inizia l’invasione di territori parthici, nonostante il parere contrario degli esperti orientali e dei feciales, reagendo all’azione offensiva di Osroe I.
Eppure Traiano è dux prudens, attento ai segni dei fenomeni naturali ed abile nel valutare i pericoli, diffidente nei confronti di popoli non ancora ben integrati nel sistema romano-ellenistico,
*Come militare, però, è convinto della superiorità romana celebrata già nella sua colonna a Roma e nell’Arco di Ancona. Per un lungo periodo è celebrato anche in Oriente, dovunque vada per le sue vittorie daciche: è mitizzata la sua figura, divinizzata quasi per la sua iustitia, mentre è in viaggio o durante i preparativi bellici nelle province orientali!
Marco, così vivendo, neanche si accorge che il tempo è passato e che si sta invecchiando allo scoppio della guerra parthica! Ha 61 anni nel 114!
*In Oriente Traiano, miles occidentale, vive in un altro mondo, come successe al triumviro Antonio dopo Filippi, sorpreso ed affascinato dalla superiorità culturale orientale e dal tenore di vita.
Nel periodo dei preparativi bellici, trascura il palese odio antiromano degli osroeni e degli adiabeni e degli altri popoli ciseufrasici – che sono greco- parthici, ellenizzati, di superiore cultura, non ben romanizzati, collegati con i giudei, “perfidi”, in quanto riluttanti a venerare la divinità dell’imperatore romano, perché hanno come unico loro signore Jhwh o altri dei – e non prende affatto in considerazione l’ira divina, espressamente manifesta col terribile terremoto di Antiochia del 115, fenomeno ritenuto da Filopappo, astronomo, come augurio nefasto!
*L’imperatore ha fiducia nel Mare nostrum, mediterraneo, dove è stanziata la flotta romana (cfr. Fernard Braudel, Il Mediterraneo, Newton Compton editori, 1986) da cui può ricevere in continuazione aiuti militari da sbarcare, avendo perfino predisposto navi, davanti alla Charakene sul Golfo Persico cfr. cartina

Traiano è sicuro del buon esito militare, essendo certo del possesso del Mediterraneo e del controllo navale del Golfo Persico, avendo lui stesso seguito i preparativi della flotta e facendo lui stesso viaggi marittimi tra il 108-113 in Oriente, fermandosi ora ad Efeso ora ad Antiochia e talora anche a Cesarea Marittima, e specie in Cilicia, per cui dà ai suoi legati l’ordine di inizio delle operazioni, in Armenia, avendo verificato il pacifico commercio marittimo dei popoli africani e asiatici, ispanici e gallici, italici, dalmati, illirici, greci e la sicurezza dei luoghi e delle coste.
*Tutti i pagani sono superstiziosi specie di fronte a fenomeni spaventosi come il terremoto di Antiochia del 115, Traiano, invece, si allontana certamente spaventato, ma non lo vede come un funesto presagio e si trasferisce in Cilicia prima, e poi ad Hatra, dove rimane per qualche mese per ripartire per Selinunte insieme a Filopappo e ad Attiano, che risultano i veri capi della corte, essendo l’imperatore menomato per una “toccatella“, che ha paralizzato la pars destra e non sembra nemmeno adatto a dare disposizioni per la successione!
Marco, conosci Dione Cassio che nel 115 tratta del terremoto di Antiochia, dove l’imperatore sverna, quando si sente un forte fragore, seguito da un intenso scuotimento del terreno, tale da sbriciolare case da abbattere alberi sollevati in alto con gli abitanti stessi come fuscelli in aria, e ci sono tanti danni alle persone uccise dalla caduta di detriti, mentre molte altre rimangono intrappolate sotto le macerie e la salute fisica dell’imperatore è già “critica”!
*So che lo storico aggiunge che le scosse di assestamento durano diversi giorni, causando altri morti, mentre Traiano riesce a liberarsi dalle rovine della casa, in cui si trova, uscendo da una finestra, subendo fortunatamente solo lievi ferite e, a causa del pericolo di altre scosse, si trasferisce con il suo seguito all’ippodromo con Filopappo e gli altri cortigiani.

So anche che Traiano non si cura della sua salute già cagionevole, ma ha di mira l’esito degli eventi in zona parthica, essendo iniziato il bellum nell’anno 114, quando la Parthia, col suo re dei re Osroe I (109–128), ha interrotto il lungo periodo di pace con Roma, iniziato con Nerone, avendo deposto il re di Armenia, filoromano, di nome Tiridate, come il suo avo, sostituito con un re vassallo Artixares, figlio di Pacoro II, suo fratello.

Marco, ricorda che anche Gesù, nel 32 d.C., aveva ricevuto il titolo di maran dai Parthi! E sappi che i legati di Traiano depongono il re armeno filoparthico ed uccidono il candidato parthico al trono, Parthamasiris, rendendo il regno una provincia romana e, continuando nella loro penetrazione in territorio parthico, secondo gli ordini ricevuti, l’uno, Adriano con Lucio Publilio Celso imbarca il suo esercito non lontano da Dura Europos, e l’altro Lusio Quieto/ Kuhtos Lousios con Gaio Avidio Nigrino e con Aulo Cornelio Palma – vicino ad Hatra. Sembra che Dione Cassio (Storia Romana, LXX, 2) insista troppo sulla guerra Parthica, e dia un giudizio negativo da una angolazione severiana, in quanto non vede chiara l’indicazione per la nomina di un principe adottivo, dopo la partenza da Hatra e lungo il viaggio verso la Cilicia con l’imperatore già malato!
*Lei mi vuole dire che Dione Cassio è portavoce dei severi, che, avendo ripreso il sistema dinastico augusteo e rifiutato quello adottivo, condannano l’operato di Traiano e quello della corte che, poi, alla morte dell’imperatore, elegge il successore propagandandolo falsamente come migliore e figlio adottivo!
Peccato che non abbiamo la Vita di Traiano, ma solo la Vita di Adriano (Historia Augusta, 4)! Avremmo potuto sapere che Traiano, già partito da Hatra agli inizi di Marzo, arriva a Selinunte nel giugno del 116 insieme a Filopappo, consigliere e guida ed avrebbe potuto aggiungerci, a conferma della notizia di Dione Cassio, che parla di una corte che si stanzia nella città di Cilicia, dopo aver fatto un lungo viaggio attraverso l’Osroene e la Commagene, un tempo regioni sotto il Regno degli antenati del Filopappo, che è intenzionato a partire per Atene. Marco, sembra che il principe, anche lui malfermo in salute, vuole tornare, per curarsi, ad Atene, dove poi muore! A Selinunte, l’imperatore ormai è una larva di uomo, seminfermo nel corso dell’invernata e della primavera successiva e alla fine è stroncato da un colpo apoplettico, nell’agosto del 117, alla notizia che i suoi legati stanno facendo la ritirata, subendo molte morti a causa della cavalleria catafratta che li incalza in zone pianeggianti e del tradimento giudaico!
*Adriano, avute notizie della cattiva salute di Traiano, si affretta a ricongiungersi con la corte ed arriva qualche giorno prima della morte del sovrano, la cui fine le donne non la fanno conoscere subito all’esercito, mentre preparano la successione di Adriano, marito di Vibia Sabina, figlia di Matidia Salonina – figlia dell’augusta diva Ulpia Marciana, sorella di Traiano, col consenso della moglie Plotina e del capo pretoriano Publio Acilio Attiano, tutore di Adriano, che fa circolare la voce tra i pretoriani che Traiano lo ha già adottato e fatto Cesare nel 114!
Sai bene che la notizia è falsa, ma è creduta! Tutti sanno che Pompeia Plotina (67-121) non avendo figli da Traiano ed essendo stata amica di Ulpia Marciana sorella diva augusta di suo marito, ha cara la nipote, Matidia, e e sua figlia, la pronipote Vibia Sabina, moglie di Adriano, tutte strettamente legate a Publio Acilio Attiano, vecchio tutore dell‘orfano di padre e di madre, Adriano, la cui elezione a nessuno sembra legittima, dopo la morte dell’imperatore a Selinunte di Cilicia!
*Professore, non capisco questa sua insistenza sulla falsificazione dell’elezione del migliore nella successione di Adriano ad opera del suo “tutore” Traiano e dell’altro tutore, maschio, Attiano! Vuole mandarmi un ulteriore messaggio, sotteso, circa la riforma nerviana?!
No. Voglio solo dirti che noi, sapendo che nel II secolo c’è il trionfo di retorica, di paradosso e di bugia, poco crediamo a quanto avviene, forse l’8 Agosto del 117, alla morte di di Traiano, fulminato da un colpo apoplettico/ictus cerebrale a Selinunte, quando da poco è arrivato Adriano, con il suo esercito superstite, mentre i contingenti militari degli altri legati non sono ancora giunti. È un invito a riflettere su questa concomitanza! Roma e il Senato sono lontani e la corte deve notificare l’avvenuta morte dell’imperatore col nome del successore, secondo le formule nerviane, durante una crisi militare, successiva ad una sconfitta, da non dichiarare, dovendo mantenere l’alone di invincibilità militare di Traiano “imperator”, che è stato già fregiato col titolo di Armeniacus e Parthicus!
*Lei pensa ad una messinscena, fatta dalle donne di corte, propagandata da da Attiano, capo dei pretoriani, che recita la parte del buon tutore ed anche quella del Divo Augusto Traiano, defunto, anche lui pater che adotta Adriano, affermando con giuramento che già era stato nominato Cesare nel 114, all’insaputa di tutti gli altri legati! Naturalmente giurano anche Plotina, la nipote Matidia con la figlia Vibia Sabina in nome della diva Ulpia Marciana, sorella augusta di Traiano, madre e nonna delle due! Naturalmente seguono lettere al senato con la nomina ad imperatore/Augustus di Adriano con la notifica dell’acclamazione militare!
Marco, i fatti successivi smentiscono l’elezione del migliore, dopo l’arrivo della risposta di conferma del senato, quando la corte si è traferita a Dafne, non lontano da Antiochia, dove sono arrivati gli altri contingenti militari, che accettano la nomina e fanno le acclamazioni consuete all’augustus eletto, riconosciuto dai Senatori, a cominciare da Lusio Quieto, che è nominato governatore di Siria -Palestina col compito di punire i giudei colpevoli di tradimento in Charakene e, per di più, rei di delitti orrendi in Cirenaica e in Cipro. Questi sono fatti nuovi che sembrano “coprire” l’augustus, impegnato nelle trattative di pace coi Parthi e, quindi, bisognoso di una interna concordia, al momento del passaggio di potere imperiale: Adriano è convinto dalla superiorità culturale, politica e sociale non solo dei parthi ma anche di tutte le altre popolazioni sia Indiane che Cinesi!
*Una così improvvisa conversione in un militare ispanico è cosa inconsueta?
Marco, la sconfitta traianea è per Adriano inizio di una nuova vita, come se avesse incontrato “gimnosofisti” o viri sinenses, misteriosi depositari di segrete culture orientali,o averne avuto conoscenza grazie ad epistulae degli ammiragli, stazionanti sul Golfo Persico! Non si conosce quella particolare situazione e neanche sono noti gli episodi accaduti in Charakene!
*In tale situazione, forse, niente è chiaro e neppure la successiva spietata repressione antiebraica di Quieto/Kitos?
Non ci sono notizie certe. Comunque, Nìnon credo che la repressione sia spietata. Quieto sa che gli ebrei sono stati feroci nei confronti degli greci di Cipro e di Cirene!Sappi inoltre che Kuhtos/Quieto è un berbero, un civis ancora da ellenizzare e da romanizzare, anche se formidabile guerriero, un uomo che impiega molto tempo per la repressione e per il ripristino dell’ordine con la sostituzione delle popolazioni greche “sterminate”, cipriote e cirenaiche! Il governatore deve reinserire l’elemento greco e nell’isola e nella città africana, dopo la deportazione in sperdute lande scitiche di giudei ciprioti, superstiti aramaici, e dei loro sostenitori giudaico-greco-ellenistici, mentre quelli cirenaici vengono dispersi tra le tribù africane, oltre la Nubia. È di questo momento anche la notizia di Adriano che con un editto vieta la pratica della circoncisione come barbarica usanza, ancora radicata nel territorio giudaico, dove impone alla decima legione di innalzare nel suolo sacro del Tempio distrutto la costruzione di un complesso templare, dedicato alla triade capitolina (Zeus, Hera ed Athena) e nell’area delle rovine di Gerusalemme iniziare i lavori per una nuova città – quella che poi fu detta Colonia Aelia Capitolina, a seguito della totale distruzione di Gerusalemme, dopo la morte di Rab Aqiva e di Shimon bar Kokhba –. Sappi, infine, che forse l’editto sulla pratica della circoncisione potrebbe essere dello stesso tempo del Rescritto a Fundano, poco dopo la fine dei quattro consolari!
*L’ultima impresa di Traiano, dunque, in conclusione, non è fortunata e le celebrazioni sono macchiate dal sangue stesso dei legati, che conoscono la verità dei fatti accaduti in Charakene! Infatti conosco, grazie alle sue lezioni, la congiura di consolari, so della fine di Quieto, di Palma, di Nigrino e di Celso, fatti uccidere da Attiano con l’accusa di novitas, perché uomini decisi a far abdicare Adriano, eletto falsamente come il migliore! Aggiungo che so anche che poi Adriano allontana lo stesso Attiano dalla corte, deponendolo da prefetto del pretorio e sostituendolo con Septicio Claro, cfr. Frontone e gli antonini.
Marco, tu ragioni e pensi che non è un caso che Adriano non vuole testimoni della sconfitta di Charakene e neppure della sua falsa ed illegittima adozione! Ora forse stai pensando che sia bene riepilogare in modo da chiarire qualcosa, che può essere stato equivoco?
*Forse è meglio!
Dunque, Adriano è imperatore non designato da Traiano, non adottivo, dunque, ma solo un legatus come gli altri e non ha vera auctoritas nei primi tre anni, fino a quando non cambia perfino il prefetto del pretorio!
*Per lei, quindi, gli altri legati – che avevano eseguito concordi l’ordine di insistere nell’inseguimento dei nemici in fuga verso la Charakene – zona molto paludosa dove i milites ed equites si erano impaludati e morirono tra le punture di zanzare specie intorno tra Charax Spasinu e Basra/Bassora e tra questa e Teredon (allora i due fiumi non arrivavano insieme al golfo persico!) con la speranza di poter arrivare al golfo per i rifornimenti – ora non possono più testimoniare la sconfitta subita e la sua mancata elezione come “migliore“! Comunque, essi hanno potuto mettere già in chiaro, dopo espugnazione di Nisibis – fatta per assicurarsi il controllo delle vie maggiori fluviali mesopotamiche e per arruolare i battellieri giudaici, per invadere le regioni meridionali – e dopo la conquista di Ctesifonte, la capitale, che non solo hanno fatto fatica nel riportare i milites ad Antiochia ma anche hanno subito il tradimento dei giudaici che, fuggendo, li lasciano alla mercè della cavalleria catafratta.

Quindi, dopo il 123, quando Adriano inizia la visita delle città orientali e scende anche in Egitto – avendo già visitato le province occidentali (Gallia, Germania, Spagna e Mauritania) – celebra, dovunque vada, la sua gloria e quella di Traiano, ben istoriata anche nell’Arco di Benevento per l’impresa parthica, in un’esaltazione della domus antonina

*Per lei la falsificazione avviene anche per la mancanza di Vita Traiani in Historia Augusta che ha invece Vita Adriani, la quale riporta le affermazioni di Attiano e la versione della guerra parthica di Adriano – a volte, però, smentita dalle notizie di Cassio Dione (Storia romana LXVIII, LXIX) – che magnifica la conquista di un territorio di quasi 1.500.000 km quadrati, anche se sa che le terre sono state riconsegnate e che il confine è quello ancora sul fiume Eufrate (cfr. Filopappo; Marco Aurelio e la famiglia; Seguita! Nonno, io ti seguo…). Lei ci tiene che io capisca che la disfatta di Traiano autorizza, da una parte, gli eccidi ebraici a Cipro e a Cirene proprio al momento di passaggio di potere tra Traiano ed Adriano, e dall’altra, la reazione feroce antigiudaica del mauro Kuhtos!
Certo. La notizia della disfatta di Traiano si diffonde tanto che esplodono due ribellioni, una a Cipro e una a Cirene contro i governatori e si commettono massacri indicibili ed atti di ferocia da parte di Giudei, vergognosi per l’etnia stessa, sia nell’isola dove sono trucidati tutti gli abitanti pagani, che nella città africana, dove la popolazione greca è annientata, data la supremazia etnica ebraica.
*Per lei Adriano, divenuto imperatore, grazie alle donne, invia Quieto per la repressione ebraica e celebra la gloria di Traiano come mostrato già con l’Arco di Benevento.
Marco, una cosa furono le celebrazioni fatte da Traiano stesso nella Colonna, che sono tipiche di un autentico trionfo, una cosa quelle fittizie dell’Arco di Benevento. Nella prima c’è istoriata una vera vittoria, celebrata da Apollodoro di Damasco con un fregio di circa 200 metri, in cui sono raffigurate le varie vicende di una campagna vittoriosa con 25.000 figure scolpite – compreso l’Arco di Ancona -; nella seconda, invece, sono mitiche le celebrazioni dell’arco beneventano, anche se dello stesso artista – che vuole esaltare ancora l’eroe divinizzato Traiano, ma deve elogiare anche il committente Adriano vivente, con cui è in continuo disaccordo in quanto lo considera imperatore dilettante, a detta di Tacito (Annales) – che aggiunge giustamente che le province parthiche non restano possesso dei romani – e, a detta pure di Plinio il giovane, che pur avendone fatto in precedenza il Panegirico, non può affermare più che l’impresa parthica sia una grande conquista! Perciò, anche se Traiano conserva il titolo di Parthicus e mantiene l’alone di uomo giusto ed equilibrato non c’è palese riconoscimento della conquista parthica, ma solo di quella dacica, nonostante l’orgoglio romano di aver ora un territorio di 5.000.000 di km quadrati, grazie all’imperator!
*Professore, posso dire, quindi, che quanto detto su Adriano, eletto come il migliore alla morte di Traiano, e sui suoi primi atti di imperium (compresi anche quelli del Rescritto a Fundano) non è comprovato storicamente, ma è frutto di invenzione cortigiana non confermato da fonti, nemmeno da quella di De Cesaribus di Sesto Aurelio Vittore!
Marco, io per ricercare un qualche barlume di verità, mi sono servito anche di Eutropio (Breviarium) e di autori cristiani, abituati a falsificare come Eusebio (Storia ecclesiastica) o Paolo Orosio, amico di Agostino (Historiarum adversus paganos, libri VII) in quanto sicuro solo che nel II secolo c’è il trionfo della retorica, del paradosso e della bugia.
