Per una lezione su Cesare Traiano Adriano Augusto

Marco, le tre province costituite da Traiano (Armenia, Assiria e Mesopotamia), un territorio di quasi 1.500.000 di km quadrati, conquistate a parole, non di fatto, per Adriano non si devono tenere a lungo nell’impero romano: è una utopia “cucire” le due capitali, Roma imperiale occidentale e Ctesifonte, capitale orientale dei re dei re: impossibile la coesistenza tra due mondi opposti; improponibile il disegno traianeo di aver il golfo Persico come confine!

*Per lei, il ragionamento di Adriano, un “ispanico occidentale”, romanizzato ed ellenizzato, di fronte alla netta superiorità culturale, socio-politica del mondo orientale, di cui ha rilevato anche la potenza militare, dunque, è quello giusto e khrhstos/utile e conveniente, che lo porta a ritornare alla vecchia frontiera augustea dell’Eufrate e alla conservazione dell’imperium dei padri?! 

Marco, Adriano è l’uomo che ragiona, che capisce la realtà dei fatti ed agisce di conseguenza: bisogna conservare quello che si ha, non seguitare a conquistare, non insistere ad essere i “ladroni” del mondo, come eredi di Romolo “bandito“!

*Il militarismo romano è morto in Charakene! Questo è il messaggio di Adriano Imperatore non adottivo, ma eletto e riconosciuto dal senato di Roma, che pur inneggia ancora a Traiano, Armeniacus e Parthicus! Chi ha visto, come lui, o scompare in quanto nemico di Roma, o si convince e coopera con lui  che, oltre tutto, deve celebrare Traiano come invitto caesar“, che ha ampliato i confini dell’impero di quasi 1.500.000 Km quadrati! 

Marco, il regno dei Parthi, esteso dall’Eufrate all’Indo, ha un sistema di governo, diremmo noi, oggi, feudale con un re dei re che ha vassalli fedeli anche in territorio romano e despotai/signori, tributari feudatari oltre l’Indo, con un territorio non certamente minore di quello dell’impero romano, anche se gli storici parlano di soli 2.300.000 km quadrati, senza contare quelli che formano la siepe antiparthica greco-romana, che, essendo di cultura parthica, anelano a riprendere porzioni sottratte dai duces romani, arbitrariamente, desiderosi, per conto proprio, di portare i propri confini al Mediterraneo e al Ponto Eusino per il bene comune parthico!

*Il regno parthico, professore, è erede di quello seleucide e di quello achemenide universale/katholikos, che, avendo un territorio di oltre 5.000.000 km quadrati, ha potere fino alle zone afgane, toccando i confini con l’impero Cinese! Perciò, per Adriano è necessario capire che non si può prevalere su una civiltà infinitamente superiore, antichissima, indecifrabile, data la complessità dei rapporti tra le varie etnie, comprese quelle dell’India, tributarie dal periodo di Alessandro Magno, autonome nelle proprie costituzioni, anche se sotto il controllo dei delegati regi che sono “orecchie” rispettate e temute del re arsacide!

Marco, questo capisce Adriano: il mondo orientale è del tutto sconosciuto a Roma che avrebbe avuto bisogno di secoli per comprenderne la misteriosità plurietnica, la diversità degli statuti e le forme religiose disparate!

*Perciò, Adriano si convince che il mondo, in cui Roma può fare la sua reale penetrazione, è l’Occidente, non l’Oriente “misterioso“: suo dovere/officium è conoscere l‘imperium romano, proteggerlo dai barbari germanici ed eliminare i fautori orientali dei Parthi, gli aramaici di Iudaea, paganti ora il fiscus iudaicus, dovuto al Tempio distrutto, a Roma e ai romani, pur essendo parthici, di lingua, di stirpe e di religione insieme a tutti gli altri ciseufraisci, esclusi i Christianoi, sebbene di radice giudaica, che sono protetti!

Marco, hai capito che l’ispanico Hadrianus si è convertito al ciceroniano officium/opificium – di un opifex, di un artefice, facitore/oihths, artigiano – forse un po’ retorico ed antiquato, ma efficace ed utile/khrhstos – da chraomai/mi servo, uso per scopi personali -!.

*Anche l’Occidente, comunque, essendo un grande territorio ed ora, dopo la conquista della Dacia, superante di molto i 3.500.000 km quadrati, con una popolazione di 60.000.000 di abitanti, ancora è da conoscere e da esplorare, da amalgamare, avendo etnie di diverse culture, in quanto le coste meridionali africane, mediterranee hanno poco da condividere con le regioni settentrionali gallo-germano-britanniche, e quelle iberico-galliche occidentali, atlantiche divergono da quelle germaniche del corso del Reno/Rhenus e del Danubio/Ister-Iστρος, del Ponto Eusino e del fiume Eufrate, a cui bisogna riportare il confine orientale, fissato giustamente da Ottaviano Augusto!


Marco, così ragiona Adriano una volta eletto imperatore dalle donne e da Attiano, riconosciuto dal senato Romano come figlio adottivo di Traiano, suo “tutore” da quando era novenne! Sa bene che la sua elezione non è legittima e teme sia i quattro legati traianei, isonomoi eghmones/duces di eguali diritti (cfr. Per una lezione su Ulpio Traiano) che lo stesso capo pretoriano Attiano, anche lui suo “vecchio tutore”!

*Non essendogli facile far capire le sue ragioni a militari come Nigrino, Palma, Quieto, Celso, allora decide di farli uccidere per ordine di Attiano, anche lui infine, esautorato ed allontanato dalla corte!

Impero Romano

 

*Professore, ne abbiamo parlato diffusamente in Per una lezione su Ulpio Traiano circa l’elezione di Adriano illegittima e le conseguenze, a causa dei contrasti politici con uomini, che aspirano ad avere un potere nelle zone parthiche e che desiderano ripartire dal Golfo persico e seguitare l’impresa antparthica, da una parte, per fare un’altra spedizione in Elymais, seguitando secondo i piani traianei e, da un’altra, dall’Armenia minor, per prendere così Osroe I tra due fuochi: tutto vogliono, nonostante l’insuccesso in Charakene, fuorché fare un trattato col re dei re e riportare il confine sull’Eufrate!

Marco, per Adriano – eliminati i suoi avversari – è, invece, necessario ed utile curarsi dell’Occidente, lasciando integra la divisione augustea delle province in senatorie e imperiali, potenziando per quanto possibile la rete della disposizione dei castella e dei legionari in ogni parte dell’impero, migliorando quella del periodo giulio-claudio, rimasta integra anche nel periodo flavio, e sotto Traiano, conquistatore della Dacia e dux, che ha reso tributaria l’Iberia-Colchis, caucasica, essendo dominatore indiscusso del Ponto Eusino.

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Perciò, Adriano fa visite ispettive, prima, verso le zone ispano gallico- britanniche al fine di consolidare la conquista della Britannia con un limes di 118 km per la difesa della popolazione dai Pitti della Caledonia, poi, passa nella zona renano – danubiana costruendo il limes germanico, che andava dall’odierna Rheinbrohl, sul Reno, vicino a Neuwied, fino a Kelheim sul Danubio, coprendo circa 548 km di fortificazioni, dando grande rilevo alla ripa fluviale fortificata dei due fiumi, considerati non solo come spartiacque coi barbari ma anche come funzione di servizio di confine in quanto zone fortificate con campi di addestramento legionari con castella/forti ausiliari e torri di avvistamento, facenti anche da dogana, in modo da regolare il commercio tra i cives e i barbari sarmati o germanici potenziando le città romane di confine (cfr. James Forde e Johnston, Hadrians wall, Londra, 1978).

*Il limes, dunque, è inteso come difesa e come apertura commerciale con i barbari che, vedendo la maestosità stessa delle mura ne hanno timore e rispetto!

Adriano, coi limites ai confini, facendo vie traverse di demarcazione, dà precisa coscienza della potenza romana lungo i valli renano-danubiani fino al Mare Nero /Ponto Eusino, anch’esso mare nostrum, che fa, nel nome di Roma, comunicare fra loro le popolazioni anatoliche, quelle sarmatiche, bosforitane e caucasiche dal periodo di Marco Vipsanio Agrippa, ancora, in lingua greca!

*Quindi, Adriano giungendo in Bitinia dal Regno bosforitano – Odierna Crimea, Palude Meotide, fino ad Odessa – incontra nel 123 d.C., a Claudiopolis/ Bolu il tredicenne Antinoo e se ne innamora, lo porta con sé nei suoi viaggi, anche se ha la moglie Vibia Sabina al suo fianco, e dalla Bitinia passa in Asia e scende fino in Egitto, facendo ora itinera terrestri, ora marittimi, con tutta la sua corte (cfr. Filopappo  www.angelofilipponi.com e Un curioso, spiritoso epigramma ibidem).

Marco, ho fatto un’Appendice a questa lezione sull’Eroos e su Antinoo, in cui mostro il sistema amatorio greco-romano e le forme di divinizzazione!

*Nel corso dei suoi viaggi Adriano fa molte costruzioni, oltre ai limites, ed altre ne ordina di completare ad Atene, a Roma o nelle sue vicinanze. Me ne può parlare?

Certo. Marco, noi, oggi, ancora possiamo ammirare Villa Adriana a Tivoli che era sua residenza imperiale, che riproduceva i luoghi amati da lui visitati, durante i suoi viaggi, includendo Canopo egizio, il Pecile, il Teatro Marittimo e le Grandi e Piccole Terme, zone ricostruite fedelmente in un terreno agricolo, che si distendeva per 120 ettari. Possiamo vedere a Roma il Pantheon, ricostruito dopo l’incendio, che presenta la famosa cupola in cocciopesto con l’oculo centrale, simbolo dell’ingegneria adrianea e possiamo guardare ed ammirare il suo Mausoleo o Mole Adriana/Castel S. Angelo, monumentale tomba circolare, costruita sulla riva destra del Tevere per accogliere le sue ceneri. Peccato che non sia rimasto il maestoso Tempio di Venere e di Roma, dedicato alle due divinità, situato vicino al Foro, ma per nostra fortuna è rimasto Il ponte che conduce al mausoleo, oggi Ponte Sant’Angelo. Ad Atene invece completò l’Olympeion, con una biblioteca monumentale!

*Una curiosità personale. Ho visto una cisterna forse per uso vinario o oleario sul Torrione di San Benedetto del Tronto, in cocciopesto. Mi dice qualcosa a proposito di tale sistema murario?

Marco, è un modo di costruire romano usato dal III secolo avanti Cristo, adoperato anche da Giulio Erode il grande, il costruttore. Si tratta di opus signinum, cioè di una miscela composta da calce e frammenti di laterizi e sabbia, che, mescolati, sono in grado di solidificarsi e conferire possibilità recettive idrauliche notevoli, specie se utilizzata per cisterne, acquedotti e pavimentazioni, in quanto dà garanzie di impermeabilità, durevolezza e traspirabilità, perché sigilla le strutture in maniera resistente all’acqua!

*Ho letto qualcosa sul suo uso nella storia di Giulio Erode il Filelleno, col bisnonno di Gesù, di nome Mattan, costruttore di Cesarea Marittima.

Sai che il sistema del cocciopesto è detto opus signinum perché fu usato inizialmente a Segni/Signia, località laziale, poco distante da Roma?

*No. Professore, non lo sapevo.

Vuoi sapere altro?

*Sono curioso di sapere come Adriano, pur rattristato e in lutto dopo la misteriosa morte di Antinoo sul Nilo e la sua divinizzazione ad Antinoopolis, tornando dall’Egitto, per via terrestre, verso la Giudea, desideroso di ispezionare anche il tratto da Pelusio a Gaza di circa 250 km e di procedere a tappe fino ad arrivare a Dafne – Antiochia, conosce i fatti della rivolta di Shimon bar Kokhba e sa dell’incapacità del governatore di arginarla.

Marco, l’imperatore è un militare deciso a stroncare la rivolta e chiudere definitivamente il bellum iudaicum bicentenario, e, per lettera, depone Quinto Tineio Rufo, titubante circa l’impresa repressiva per paura della fraterna partecipazione dei Parthi, e, perciò, invia epistulae al governatore di Britannia, intimando di partire immediatamente per la Iudaea con le sue legioni. 

*Quindi, Adriano, procedendo con cautela dall’Egitto, sotto la protezione della flotta romana, che segue costa costa, arrivato ad Antiochia, attende gli aiuti di Sesto Giulio Severo, nominato governatore di Syria Palestina col compito di estirpare il cancro giudaico e di far sloggiare le truppe di Shimon bar Kokhba da Gerusalemme e da Herodion.

Marco, Adriano ha fatto il trattato di pace coi Parthi ed ha riportato il confine sull’Eufrate, ma conosce la situazione dei Regni filoparthici, che sono al confine con la Parthia e, perciò, ha fatto costruzioni difensive anche in quelle zone ed ha creato una rete viaria che unisce le varie regioni fra loro dando un monito a tutti regnanti che Roma è la legittima padrona dimostrandolo con la maestosità delle sue imponenti costruzioni. 

*Dunque, Adriano ora ritiene opportuno vendicarsi del comportamento “perfido” filoparthico ebraico ed, avendo “il dente avvelenato” contro di loro, mai domi e periodicamente bellicosi, pensa che sia giunta l’ora dell’estirpazione del cancro giudaico.

 Infatti, già in Egitto aveva ricevuto relazioni sulle velleità rivoluzionarie ebraiche ed ora poteva vedere chiaramente le imprese aramaiche di Shimon bar Kokhba, detto dai suoi seguaci bar kokkeba figlio delle stelle, il messia nuovo, unto da Rab Aqiva, ma chiamato bar Koseba /figlio della menzogna dai suoi detrattori giudeo-ellenisti.

*È vero che Shimon bar Kokhba, è un Messia Christos ebraico che perseguita anche i Christianoi?

È così! Esiste un editto di Bar Kokhba conto i christianoi ellenisti, costretti, pena la morte, ad abiurare al loro Christos e a maledirlo!

*Che succede poi?

Fatto venire dalla Britannia Sesto Giulio Severo come legatus per la Iudaea al posto di Quinto Tineio Rufo, dandogli poteri straordinari per far sloggiare Shimon bar kokhba e i suoi amici da Herodion e da Gerusalemme, il rivoltoso è rinchiuso a Betar, dove è preso ed ucciso insieme a Rab Aqiva. Cfr. Cassio Dione, Storia romana, LXIX, 13.14.

*È vero professore che Sesto Giulio Severo, poi, passa mesi a rastrellare gli altri stati ciseufrasici,  alla ricerca di giudei aramaici e a fare nuovi contratti con i principi locali al fine di avere nelle sue mani tutti gli aramaici filoparthici?

Si, a detta di Cassio Dione, fa una capillare azione di pulizia etnica per garantire una nuova pacificazione, senza più alcuna presenza aramaica, avendo già iniziato i lavori di costruzione di Colonia Aelia Capitolina. Cfr. La storia di Colonia Aelia Capitolina www.angelofilipponi.com

*Per lei Adriano, il pacifico, il viaggiatore, il grande costruttore, il poeta raffinato e sensibile – che insieme a Lusio Quieto, ha visto di persona morire i suoi soldati in Charakene a causa del tradimento giudaico – è lui che ordina al suo legatus di punire immediatamente i giudei colpevoli di aver massacrato le popolazioni di Cirene e di Cipro e che, infine, dopo la rivolta di Shimon bar Kokhba, fa arare il territorio di Gerusalemme per edificarvi una colonia romana, facendo terminare con un eccidio senza pari la guerra tra aramaici e Roma, nauseato della “perfidia” giudaica, e vendendo schiavi gli aramaici a Gaza ad un prezzo minimo! Lei così ribalta l’immagine tradizionale di Adriano di imperatore “filoellenico” e colto, che non agisce per gratuito odio religioso, ma per dare risposta politica e militare a quello che percepisce come un tradimento ebraico sistemico.

Marco, mi sembra di avere mostrato quanto Adriano e gli altri legati hanno sofferto per il tradimento ebraico in Charakene e di averti messo in evidenza la guerra bicentenaria tra Roma e gli aramaici, per cui la punizione, necessariamente, è esemplare dopo la rivolta di Bar Kokhba (132-135 d.C.), con la pulizia etnica ai fini del bene futuro dell’imperium romano.

*Quindi, devo capire che le operazioni antigiudaiche sono segno di una “nausea” di Adriano per la perfidia giudaica (intesa in senso latino come rottura della parola data o slealtà) da parte di Adriano che decide di porre fine al megistos polemos /grandissima guerra mostrata anche da Giuseppe Flavio! 

Marco, fai attenzione a perfidus da per-fidus/fidissimus, zeloths cioè uno che ha Dio come unico padrone e che, essendo fedelissimo, combatte e muore per lui, sempre implorato, benedetto e pregato quotidianamente con Shema, Israel, Adonai elohenu Adonai Echad!

*Per lei il termine perfidus ha valore di aggettivo superlativo, latino, usato in senso dispregiativo, anche se si parla di uno eletto attraverso la lente dello zelo religioso aramaico: ora si tratta non di chi manca di fede, ma di chi è “iper-fedele” (per-fidus), integralista in quanto il giudeo ha JHWH come padre, unico Padrone e, come zelota è fidissimus a Dio e, quindi, non può per legge accettare un signore terreno, neppure Cesare Augusto!

Marco, la venuta delle truppe britanne di Sesto Severo, la vittoria sugli aramaici e la loro vendita a Gaza e la stessa fondazione di Colonia Aelia Capitolina non sono solo atti, forme edilizie e militari, ma sono segni di un tentativo deliberato di cancellare la memoria storica di un popolo considerato ormai incompatibile con l’ordine imperiale e con la pax romana.

*Per lei è un tragico paradosso che Adriano, pacifico antonino, fondi sulle rovine gerosolomitane una colonia proprio perché si scontra con un popolo che, pregando Adonai Echad, sceglie il martirio piuttosto che il compromesso civile dell’Impero: è fatale collisione tra la fides romana /lealtà al patto politico e la fides aramaica /fedeltà esclusiva a Dio! È questo un nuovo approccio che sposta il piano dalla cronaca militare alla collisione teologica, dove il conflitto diventa inevitabile proprio a causa della natura assoluta della fede!

Marco, ricorda che il Regno di Dio, greco, di Iesous è altro rispetto al Regno dei cieli di Jehoshua, come mostro poi in Appendice a Per una lezione su Traiano e su Adriano!.

*Professore, ora penso di aver capito! Adriano, quindi, torna in Italia e va a vivere a Tivoli tranquillo e sicuro di aver risolto finalmente il problema giudaico!

 Marco, nel 136, dopo pochi mesi dal suo ritorno, l’imperatore si sente male ed ha un’emorragia lunga e dolorosa, difficile da fermare ed allora decide di fare testamento, memore della sua adozione chiacchierata, mai accettata.

*Mi dica, io ascolto.

Adriano nomina il suo successore nella figura di Lucio Elio Ceionio Commodo come figlio adottivo: è un giovane di 35 anni, amante del bello e raffinato viveur, malaticcio, che viene nominato contro il volere di tutti /invitis omnibus, specie del novantenne Lucio Giulio Urso Serviano e la sua famiglia, che sono imparentati con la famiglia dell’imperatore, che fa nel corso di festeggiamenti popolari uccidere i suoi oppositori, temendo congiure, e invia come legatus augusti pro praetore, con tribunicia potestas e ius proconsulare, il figlio adottivo ora chiamato Lucio Elio Cesare in Pannonia, dove combatte contro i Quadi e i Marcomani con esiti incerti, e si ammala gravemente di tubercolosi. Adriano lo richiama per il discorso del I gennaro del 138, in senato, ma il giovane princeps, giunto a Roma, vinto dalla malattia muore tanto che Adriano è costretto il 24 gennaio a nominare un altro successore nella figura di Arrio Antonino, un senatore anziano cinquantreenne, sposato dal 117 con Faustina Maior, figlia di Faustina Rupilia (e di Marco Aurelio Vero, padre del futuro Cesare Marco Antonino Augusto) sorellastra di Vibia Sabina – figlia di Matidia Salonina -, moglie di Adriano, suo cognato.

*È vero che al momento della nomina di Arrio Antonino come filius, Adriano  obbliga l’erede adottivo a a sottoscrivere un’altra duplice adozione

Si. Marco. Il nuovo eletto col nome di Cesare Antonino il Pio, riconosciuto ed acclamato dal senato, come Augustus, accetta la clausola di elezione di due giovani come figli adottivi, il 18 marzo del 138, Marco Aurelio, diciottenne figlio di Faustina Rupilia, moglie del console Marco Annio Vero e madre di Faustina maggiore (moglie dell’adottato nuovo imperatore) e di Annio Vero omonimo, padre di Marco Aurelio (avuto da Domizia Lucilla, rimasta vedova a 16 anni,  poco dopo il matrimonio) e il figlio novenne di Lucio Elio Cesare. 

 

Genealogia degli Antonini

 

Gruppo familiare di Adriano e Antonino il Pio con Marco Aurelio, diciottenne, orfano di padre dal 124 e Lucio Vero, novenne, orfano di Elio Cesare.


Adriano muore il 10 luglio, poco dopo aver adottato Arrio Antonino, lasciando all’Impero un “corpo magnifico” romanizzato e confini “di marmo e mattoni”, avendo fatto limites nei punti nevralgici, avendo sradicato la radice aramaica convinto di essere un dio, quasi fosse una apparizione tra gli uomini, capace di rendere, comunque, il nomen di Roma eterno!