Per una lezione su Antonino il Pio

*Professore, il regno di Antonino il Pio (138-161) è un lungo regno, contrassegnato da 23 anni di pace, cosa insolita per i cives romani, dopo due ispanici guerrieri, dopo un Traiano guerrafondaio e un Adriano, che a seguito della grave sconfitta del predecessore, sapendo della sua illegittima elezione e, dopo le uccisioni degli altri quattro consolari e l’allontanamento di Attiano, governa, comunque, pacificamente, per un quindicennio circa, viaggiando, costruendo, favorendo i popoli nella loro crescita culturale, in un tentativo di ellenizzazione e romanizzazione avendo lui stesso preso coscienza della necessità di stabilizzare coi limites i confini, dopo aver sterminato la Iudaea e gli aramaici parthici ciseufrasici, venduti schiavi a Gaza. Ammalatosi, appena tornato in Italia, comincia a pensare alla successione, incattivito dalla stessa malattia, risulta spietato anche coi senatori familiari – episodio di Salviano novantenne e di suo nipote – ed è agitato, quasi dovesse fare un nuova aggressione alla Parthia, prima di morire, nervoso tanto da volersi uccidere! È così?

Marco, hai fatto una grande sintesi su Adriano e l’hai ben valutato, nonostante le apparenze di letterato, di uomo pacifico, di esteta raffinato, desideroso di avere un impero solido ed unificato culturalmente con popoli che gravitano sul Mediterraneo, sul Mar Nero e anche lungo il Mar Rosso, ambendo perfino di penetrare nella zona caucasica per affacciarsi sul mar Caspio, come se dovesse trovare un’altra via alternativa per una nuova impresa parthica, avendo socio il re degli Iberi. Hai anche aperto il capitolo sulla vita di Antonino il Pio e sul suo regno di prosperità economica e di pax, di un uomo – nato a Lanuvio (85 d.C.) sui colli albani, ma di origine gallica, esattamente di Nemausus/Nimes, di famiglia ricca per le fabbriche di mattoni (ce ne sono ancora timbrati nt o tn), e per le ville sparse per l’Italia – di un vir tranquillo, con normale curriculum politico, ma fidato consigliere del consilium principis, adottato come Tito Elio Cesare Antonino, dopo l’approvazione del senato il 25 febbraio del 138, quando Adriano è deciso a morire, straziato dai dolori, ed è salvato dal suo successore, che non può evitare che l’imperatore, trasferitosi a Baia, si abbuffi di cibo e crepi di edema polmonare!

*Perché, ora, mi pone davanti agli occhi una cartina con quattro grandi imperi, in epoca antonina? Cosa mi vuole mostrare?

La fascia dei quattro grandi imperi, verso la metà del II secolo


Voglio mostrarti come è il mondo abitato/h oikoumenh gh in epoca antonina! 

*Mi vuol mostrare altro rispetto a come noi oggi pensiamo al mondo antonino, dopo che mi ha mostrato un altro Adriano, un vir occidentale, che vuole conoscere il suo impero, ma è teso verso Oriente, l’estremo Oriente, noto ai suoi amici trapeziti oniadi giudeo-ellenistici, facenti la navigazione fino a Barygaza e a Minigaza, da oltre un secolo, desideroso, come loro (cfr. Un sistema economico-finanziario: Tzesaqah e Alabarca) però, di aprire una via terrestre della seta, che da secoli è ferma in Battriana/Afganistan? 

Marco, io ho in testa un’altra visione dell’Historia, che forse tu ora neanche immagini! Tu sei stato sempre impostato secondo la logica imperiale romana ed hai letto i fatti in relazione ai due pericoli per i cives cioè i Germani e i Parthi. Ora, io voglio farti vedere, invece, che gli antonini hanno di mira anche il mondo indiano e cinese, avendo un orizzonte più ampio in quanto pensano perfino di venire a contatto reale, per via terrestre, essendo giunti già con Adriano al Mare Caspio, per andare oltre, verso il territorio usbeko ed afgano attuale, in modo da comunicare con l’estremo oriente e riportare in Occidente seta, stoffe, pelli, ambra, pietre preziose, aromi, profumi, spezie e carta – cfr. La seta e Giustiniano – senza la mediazione parthica, anticipando di secoli i bizantini!

*Lei mi vuole dire che Adriano ha intenzione di commerciare, senza intermediari con l’estremo oriente e dà precise indicazioni ad Antonino e al giovane Marco Aurelio – che poi nel 166 d.C. invierà via mare un’ambasceria per raggiungere, dopo mesi e forse anni di navigazione, Ch’angan, capitale degli imperatori Han (202 a.C.-220 d.C.) per contattare anche con le dinastie indiane, che succedono ai Maurya (325 a.C.-155 a.C.) seppure decadute.

*Professore, come e da chi e dove l’imperatore ha avuto informazioni precise su questi altri imperi?

Marco, tu non sai o non ricordi che io ti ho parlato di Barygaza, oggi Bharuch, che è nella zona attuale del Gujarat/India sotto il Pakistan attuale, dove c’era una base navale romana da oltre un secolo, utilizzata anche da Traiano che faceva salire le navi attraverso il golfo di Oman, oltre lo stretto di Hormuz, di fronte alle regioni oggi del Kuweit, Bahrein, Qatar, Emirati arabi, per rifornimenti o per dare auxilium anche militare: gli ammiragli della base indiana, oggi conosciuta per la nascita del Mahatma Gandi, facevano percorsi verso Ceylon e l’Indonesia, sollecitati dagli oniadi dall’epoca augustea, che erano proprietari di navi/naukleeroi (cfr. Il mito di Santiago: Giacomo, ucciso di spada).

Oman - Mappa
Golfo di Oman, stretto di Hormuz e golfo Persico


*Professore, Adriano ha notizie frammentarie circa i regni indiani in decadenza dopo il periodo Maurya, ma sa della mitica muraglia cinese di 21.000 km – al cui cospetto i suoi limites di 666 km. sono niente – della seta acquistata, portata fino ad Alessandria e da lì a Roma, a corte, già al tempo di Tiberio e di Caligola, e dell’uso della carta inventata nel 105 da Ts’ai-Lun (50-124 d.C.) – che perfeziona segretamente il processo produttivo, utilizzando corteccia d’albero, canapa, stracci e reti da pesca, rendendo la scrittura più accessibile ed economica rispetto alla pergamena o al papiro, usati nell’impero romano -.

Marco, Antonino, poi, si informa, anche lui, circa i prodotti cinesi ed incrementa un processo di pax romana – propagandato nelle zone oltre il Mar Caspio in modo da diffondere il commercio romano fino a Baktra – dove già da tempo è noto il nome di Roma, chiamata Da quin – in competizione con gli imperatori Han, che inneggiano ad una pax sinensis.

*Vi sono prove?

Marco, le cronache orientali dell’epoca celebrano la venuta di una ambasceria occidentale e riportano anche il nome dell’imperatore An-tun e i doni ricevuti – avorio e corno di rinoceronte -!

*Professore, noi oggi diciamo che l’ambasceria è del 166 d.C., inviata da Marco Aurelio.

Io ritengo che sia opera di Lucio Vero che, essendo stanziato in Antiochia, ha probabilmente organizzato – dopo la vittoriosa spedizione antiparthica e la conquista di Ctesifonte, senza impantanarsi nella Charakene – e che lui in persona mandi ambasciatori in Cina, con doni, stabilendo la partenza da Ismailia, con sosta a Berenike/Marsa Alam – al confine col Sudan attuale, a circa 400 km da Hurghada, unita da Adriano ad Antinoopolis – poi superato il golfo di Aden costeggiando l’Arabia, fino a Barygaza in Gujarat, per continuare fino a Fu-Nam, altra sosta per porre fine al viaggio marittimo a Faniu, e da lì per procedere con un iter terrestre al fine di arrivare a Ch’angan!

*Ne è sicuro?

Non sono mai certo di nulla, Marco! Ma penso che l’impresa sia probabilmente di Lucio Vero, che è in Oriente, e non di Marco Aurelio che è già in zone militari occidentali, impegnato coi Germani! Ritengo che per un viaggio così lungo con tre tappe marittime, di centinaia di miglia ognuna, richiedente soste intermedie, e con un commino terrestre, ignoto, sicuramente diviso in tappe, ci fu una preparazione accurata, che richiese tempo e forse iniziò con Antonino il Pio, nell’ultimo periodo di assoluta pace nell’impero romano!

*Professore, al di là dell’identità dell’imperatore, intenzionato ad avere comunicazioni con la Cina, bisogna dire che, non essendoci reali risposte – Antonino o altri? – insomma, chi segue le orme di Traiano e di Adriano, apre davvero la via delle relazioni con la Cina, operando in Bactriana con gli emissari cinesi, per infine fare preparativi per il viaggio marittimo.

Marco, forse è bene pensare davvero a Lucio Vero, che proprio quell’anno torna a Roma e vi porta la peste, che poi si propaga in Veneto, ad Aquileia, dove è la corte imperiale, da dove si dirigono le truppe, destinate a combattere in Illirico. 

*Professore, quindi, la vittoria di Lucio Vero celebrata come impresa eccezionale, risulta calamità terribile per l’impero romano che ora ha nel suo interno, per 25 anni, il terribile morbo pestifero, che miete vittime ovunque specie nella zona renana e danubiana (cfr. Appendice su “La peste antonina e i cristhianoi” – non ancora pubblicato, link da aggiungere -).

Marco, questi due imperi romano e cinese, tanto distanti tra loro, sembrano cercarsi nel II secolo d.C. avendo in comune il sistema schiavistico e, per circa un quarantennio, godendo di pax ambedue.

*Mi vuole dire che ambedue gli imperi hanno un’economia agricola, basata sul latifondo e sul sistema schiavistico!

Amico, ci troviamo in un periodo specifico, in cui gli imperatori romani hanno problemi urgenti in Germania coi Quadi e Marcomanni ed altri barbari che si sostituiscono arbitrariamente ai viri morti romani, pacificamente accolti dalle comunità Christiane bisognose di braccia, che vivono nelle ville romane in modo comunitario mettendo i beni in comune sotto un epitropos, funzionario romano pagante tasse, entro i limites adrianei, e forse la stessa cosa avviene in Cina… dove gli Han temono… gli Unni?

*Professore, lei ritiene necessaria, allora, la divisione antonina del popolo in Honestiores ed humiliores proprio in questo particolare momento storico, in cui i Christianoi accolgono i barbari entro il limes ed insegnano loro la doctrina del Christos, di un uomo venuto a redimere ogni creatura dal peccato, morto, risuscitato ed asceso al cielo per preparare a chi crede in lui il regno dei cieli, la patria celeste, destinata come premio eterno a tutti quelli che soffrono sulla terra!

 Io ritengo la divisione non necessaria, ma utile per gli antonini e d utilissima per i christianoi, acefali e discordi tra loro, che la sfruttano a loro favore, con l’accoglienza dei barbari anche loro appestati e bisognosi di aiuti, specie i dediticii, cioè quelli che già si erano arresi ai romani ed avevano consegnate le armi.

*Per lei questa divisione avviene tra il 140 e il 150 d.C., quando Antonino come dominus è già a parole servo dei servi, ha divinizzato Adriano contro il parere del Senato, che gli dà il titolo di Pius in quanto l’imperatore non ha accettato quello di pater patriae, titolo poi di nuovo dato e confermato, come si vede nella monetazione con PP?

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Non so dirlo, anche se posso dirti che al momento, Antonino ha impiegato tempo ad individuare i bisognosi a Roma e nel suo impero, secondo gli storici di Historia augusta e Dione Cassio, distinguendoli dagli oziosi e classificandoli come pauperiores/i più poveri tra gli humiliores, in numero di 200.000, che hanno diritto ad una razione di frumentote di acqua a cui poi aggiunge due volte al mese olio e vino dopo aver avuto il consenso del senato riappacificato e devoto ora al divus Hadrianus! 

*Non mi risulta chiara questa divisione popolare che per secoli era stata sempre quella di Patres e plebs senza neppure aver bisogno di una classe intermedia?

Marco, la divisione antonina in honestiores/oi Kratistoi e humiliores/oi tapeinootatoi, Ptoochoi – arroostotatoi in tutto l’impero si consolida definitivamente come criterio cardine del sistema giudiziario romano, subito, in quanto si determinano trattamenti penali profondamente diseguali per lo stesso reato. All’epoca vengono definiti Honestiores/più onorevoli i ceti superiori, come senatori, cavalieri, veterani, funzionari imperiali e i notabili delle città/decuriones e vengono chiamati Humiliores/i più umili quelli che rappresentano la maggioranza della popolazione, inclusi plebei, liberti e stranieri residenti/peregrini.

*In relazione a tale distinzione esiste un dualismo delle pene secondo legge? 

Sotto Antonino Pio avviene che la giurisprudenza formalizza un doppio sistema: vengono rilevati i privilegi per gli Honestiores che, in caso di condanna, subiscono pene più miti come l’esilio/relegatio o la deportazione o la perdita del rango e non possono esser torturati né subire pene corporali; per gli stessi reati, invece, gli humiliores sono soggetti a pene infamanti e atroci, tra cui la condanna alle miniere/ad metalla, la crocifissione, l’esposizione alle belve/ad bestias o la morte sul rogo. Eppure Antonino Pio è ricordato per una politica uniforme interna, mite ed umanitaria, con riforme che proteggono gli schiavi dai maltrattamenti e introducono la presunzione di innocenza quando invece il suo regno segna paradossalmente l’approfondimento di questa discriminazione di classe! I giuristi dell’epoca, come Ulpiano, attribuiscono proprio ad Antonino Pio rescritti che confermano l’applicazione di pene diverse in base al rango sociale per cui è manifesta la frattura tra la propaganda imperiale e la realtà sociale del II secolo d.C.

*Quindi, per lei il periodo di Antonino Pio – spesso celebrato per la retorica dell’eguaglianza dei cittadini e per la cultura arcaicizzante (come quella di Frontone) – nasconde in realtà una classificazione reale discriminatoria in quanto la distinzione giuridica tra le due classi non è vista solo come una norma di legge, ma come la prova di un censimento sociale che separa due universi distinti sul piano economico, finanziario e umano: Lei infatti inserisce questa analisi in una critica più ampia sulla nascita del cristianesimo, suggerendo che queste profonde divisioni sociali abbiano influenzato la diffusione e la ricezione del messaggio cristiano tra le masse degli humiliores, contrapposti all’élite degli honestiores in quanto la dicotomia rappresenta il fallimento dell’eguaglianza nominale romana a favore di una struttura gerarchica rigida e punitiva che caratterizza il secolo di Antonino Pio e Marco Aurelio!

Marco, questo mi risulta in epoca antonina, e per questo parlo da anni di trionfo della retorica del paradosso e della bugia!

*Nella sua opera Un’altra storia del cristianesimo, infatti lei collega la frattura sociale tra honestiores e humiliores alla nascita delle prime comunità cristiane attraverso tre direttrici principali:
1° – lei legge la distinzione giuridica sotto Antonino Pio come un sistema che priva gli humiliores di dignità e tutele per cui, in questo contesto, il messaggio cristiano primitivo offre un’alternativa radicale col costituire una comunità basata sulla parità spirituale che colma il vuoto lasciato da uno Stato romano sempre più gerarchico e punitivo verso i poveri;
2° – lei sottolinea che le prime comunità non erano composte solo da reietti, ma proprio dalla massa degli humiliores/piccoli artigiani, liberti, schiavi che trovano nelle ecclesiai domestiche uno spazio di riconoscimento sociale negato dalla legge imperiale;
3° – lei evidenzia come la “statolatria” romana (il culto dello Stato e delle sue gerarchie) entri in rotta di collisione con l’identità cristiana, in quanto, mentre la legge di Antonino Pio codifica la diseguaglianza, il cristianesimo propone una struttura dove “gli ultimi saranno i primi”, ponendosi come un elemento di disordine sociale agli occhi delle élite degli honestiores.

Marco, io, analizzando figure come Marcione di Sinope mostro come il cristianesimo del II secolo cerchi di dare una struttura intellettuale e organizzativa a questo movimento di massa, tentando talvolta di mediare o di rompere definitivamente con la tradizione giudaico-romana. 

*Dunque, per lei si può dire che la rigida distinzione di classe dell’era antonina non è solo un fenomeno giuridico, ma il terreno fertile che accelera la diffusione del cristianesimo come “controcultura” dei ceti subalterni. Infatti da lei Marcione è visto come colui che tenta di separare il cristianesimo dalle sue radici giudaiche, proponendo un Dio di amore e grazia contrapposto al Dio della legge/il Demiurgo!

Marco, per me è chiaro che In un’epoca segnata dalla discriminazione tra honestiores e humiliores, la proposta marcionita offre agli strati sociali più bassi una struttura dottrinale che nega la validità della “Legge” (sia quella mosaica che, implicitamente, quella romana oppressiva!) a favore di una libertà spirituale assoluta che pur contrappone il cogito (il pensare razionale della tradizione ciceroniana) al credo (l’accettazione passiva del dogma)!

*In conclusione professore, possiamo dire che, mentre la tradizione romano-ciceroniana valorizza il cittadino (civis) capace di analizzare il proprio contesto socio-economico in modo oggettivo, il cristianesimo introduce una forma di “minorità” intellettuale, attraverso il dogma proprio quando Antonino Pio celebra formalmente i valori romani, con la divisione tra honestiores e humiliores evidenziando la crepa, in cui il clero christianos renano danubiano può predicare l’eguaglianza e radicarsi, sostituendo la libertà di pensiero della tradizione classica con la fede dogmatica, vista come rifugio dalle ingiustizie sociali: per lei in definitiva questo è il passaggio dal mondo antico a quello cristiano e diventa un processo di “de-razionalizzazione” dove l’uomo occidentale smette di essere un cittadino romano-ciceroniano per diventare un suddito del dogma!
Per lei, comunque, gli antonini operano per avere sudditi e religiosamente e socialmente in relazione alle situazioni politiche, alle guerre parthiche e al tentativo di avere comunicazioni con l’impero cinese degli Han a Bactra, oltre ad aver inviato un’ambasceria a Ch’angan.

Marco, per me la dinastia degli Antonini (in particolare Antonino Pio e Marco Aurelio) gestisce l’Impero attraverso una complessa integrazione di diplomazia, di religione e di strategia militare, in quanto fa le guerre non come scontri militari, ma come tentativo di avviare direttamente nuove rotte commerciali e alleanze strategiche che, aggirando il blocco dei Parthi, può autonomamente determinare nuove decisioni sociali e politiche interne. A me risulta che gli antonini seguono la politica inaugurata da Augusto nella “rotta” Mar rosso – golfo persico, desiderosi di stabilire comunicazioni con l’Oriente estremo. Questo sforzo si concretizza nell’area terrestre di Bactra (punto di giunzione cruciale sulla Via della Seta) e culmina nell’invio di un’ambasceria marittima a Ch’angan (Xian) nel 166 d.C.!

*Per lei gli antonini, avviati con queste manovre esterne ad un’altra visione storica, necessariamente fanno seguire una differente gestione religiosa, una volta a mantenere la stabilità interna /la pax augusta come pax deorum, cioè cercando nella sincresi divina unità religiosa.

Marco, la religione veniva utilizzata come strumento di coesione sociale per giustificare lo sforzo bellico e le missioni diplomatiche transcontinentali. È chiaro che l’obiettivo primario di queste comunicazioni con la Cina è l’approvvigionamento diretto della seta e di altri beni di lusso, e con essa l’indebolimento dell’intermediazione parthica o perfino cercare la sua annessione in modo da comunicare direttamente con l’estremo oriente.

*Professore, dobbiamo quindi tenere presente la situazione reale di uno stato romano pacifico con 70.000.000 di cives honestiores ed humiliores e quella di uno stato cinese di oltre 100.000.000 di ricchi latifondisti distinti dai più poveri – viventi come schiavi seppure godenti della pax sinensis – e considerare nulla, comunque, ogni comunicazione tra i due imperi.

Marco, in epoca di Marco Aurelio sono registrati anche i peregrini dediticii germanici, pannonici che, subentrati ai tanti morti nella zona reno-danubiana oltre i limites adrianei – accolti dai christianoi, che vivendo in comunità consociate, si considerano non cives romani – si ritengono anche loro cives di un’altra patria, che, mentre sotto Antonino il Pio cercano solo di entrare entro i limites e di comunicare coi Christianoi, inclini all’accoglienza, intesa come aiuto al prossimo, ora, assimilatisi con loro, non sono rispettosi dell’auctoritas romana e tendono a favorire quelli che, fratelli di sangue, sono oltre i limites. 

*Lei mi vuole dire che una cosa è la fase in cui i christianoi accolgono realmente nel periodo della peste antonina – in cui muore anche lo stesso imperatore Lucio Vero il 23 gennaio del 169 – e ed una cosa quella di una volontà di accoglienza quando i barbaroi si arrendono e cedono le armi, pur di entrare al servizio delle ville romane, avendo bisogno, oltre che di cibo, anche di cure, perché malati, ed un’altra la fase successiva di cooperazione con i fratelli, nemici, che sono oltre i limites!

Marco, il regno di Antonino il Pio è considerato momento di pax e di celebrazioni come come quella del 148, anno del nono centenario di Roma, secondo i calcoli del reatino Varrone e del fermano Taruzio e quando oltre tutto l’imperatore stanco della confusione dell’urbs stabilisce di costruirsi una Villa a Lorium/Castel Guido desideroso di vivere senza negotium, lasciando il servitium statale affidato a ministri e a Marco Aurelio e a Faustina minore, quando già è divenuto civis adulto anche Lucio Vero, per cui vengono determinate le nuove forme di adozione, con una diarchia paritaria

*Mi dica se sbaglio. Marco Aurelio Caesar e Lucio Vero Caesar sono destinati ad essere Augusti paritari, con compiti diversi, come se fossero antichi consules, uno col munus-officium di rimanere a Roma come amministratore dell’impero e l’altro col munus-officium di comandare gli eserciti, stando ai confini per la difesa della Romanitas.

Dici bene, anche se non marchi il fatto che la figlia di Marco Aurelio e di Faustina minore, Lucilla, debba essere moglie di Lucio Vero, appena giunta alla maggiore età.

*È vero che Antonino il Pio a Lorium fa un ultimo rescritto circa la ricerca di “colpevoli” religiosi, come i cristhianoi, e la gestione autoritaria delle sepolture?

Marco, non lo so con esattezza ma può essere perché ci sono leges usate come strumenti per tentare di mantenere una coesione sociale che la peste poi dissolve, non essendoci più i collegamenti tra periferia e centro. 

A Lorium, vivendo in otium, Antonino Il Pio, muore il 7 marzo 161 all’età di 75 anni e lascia al popolo romano e ai successori un patrimonio di 2.500.000.000 di sesterzi anche se ha sempre garantito il pagamento ai soldati e ha pagato quanto stabilito ai 200.000 pauperiores della capitale, oltre che agli italici richiedenti e ai cittadini di Colnem/Colonia Nemausus, patria di suo padre e dei suoi nonni, avendo perfino stabilito pene durissime per i latifondisti delle zone interessate, honestiores, inadempienti ai compiti, loro assegnati dall’imperatore.

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Attori tragici in un pavimento di Lorium, località sulla via Aurelia (XIII municipio di Roma)


*Un’ultima domanda, professore. Ci sono documenti papirologici o archeologici che attestano l’arresto dei commerci e il declino economico dopo la morte di Antonino il Pio e specie dopo il 166 d.C.?

Marco, si. Il Papiro di Thmouis è documento eccezionale, lungo oltre 20 metri, che registra le entrate fiscali annuali nel Delta del Nilo, sotto Commodo (180-192)! Attesta esplicitamente lo spopolamento di interi villaggi – Kerkenouphis e Karanis – a causa della peste, con una conseguente riduzione del gettito fiscale e con l’abbandono delle terre coltivate (cfr. Le Papyrus Thmouis, 1, 68-160, Kambitsis Sophie, Publications de la Sorbonne, 1985).

*Questo è una prova di quanto già avvenuto sotto Marco Aurelio nella zona danubiana – cfr. Predicazione di Morte e resurrezione del Christos e politica antonina.

Marco, c’è pure una prova archeologica, ulteriore, che mostra un brusco rallentamento delle attività estrattive e commerciali nella regione del Deserto Orientale, egizio, vitale per il transito verso i porti del Mar Rosso – come Berenike -. Dopo il 166 d.C., si osserva un progressivo disimpegno dello Stato romano anche della manutenzione delle infrastrutture nell’area. È, inoltre, documentata anche la Contrazione dei Traffici nell’Oceano Indiano in quanto sono stati fatti ritrovamenti di monete romane e di ceramiche nei siti dell’India meridionale, in zone come Muziris e Arikamedu, in cui avviene un significativo calo dopo il regno di Marco Aurelio, indice che la rotta marittima per le spezie e la seta – che aveva toccato il culmine sotto Antonino Pio – fu duramente colpita dall’instabilità demografica ed economica causata dalla pandemia, fino poi… a scomparire… definitivamente.

Anfore di epoca romana a Muziris Kerala