Il vangelo aramaico di Matteo, quello greco di Deutero Joannes e di Marcione e quello siriaco di Bardesane

PRIMA PARTE

 *Professore, perché mi vuole parlare di quattro Vangeli scomparsi, ignoti alla maggior parte dei cristiani?

Marco, vorrei datarli, avendo una precisa fonte, quella di Girolamo autore di De viris illustribus dell’anno 393 d.C. e sapendo anche il motivo della loro esclusione dal codice Neotestamentario, cfr. articoli: I due canoni, Cosa accadde davvero nel 43 d.C. ad Antiochia, capitale della provincia di Siria, e Giacomo e Paolo.

 *Quindi, conoscendo Girolamo e tenendo presente la datazione del codice di Atanasio, vuole rivedere la datazione dei presunti 4 Vangeli, non tramandati? vuole fare questa operazione? 

Marco, per il primo opero sul caput III di Matthaeus e sul caput XXXVI Panthaenus; per il secondo opero sul caput IX Joannes, sul caput XVII Polycarpus Joannis apostoli discipulus e su MARCIONE, inesistente in De viris illustribus, sui capita di santi dove ci sono cenni; per il quarto opero sul caput XXXIII Bardesanes haeresiarches.

 *Quindi, conoscendo Girolamo e tenendo presente la datazione del Codice di Atanasio, vuole rivedere la datazione dei presunti 4 Vangeli, non tramandati. Ritiene necessaria fare questa operazione per un nostro migliore orientamento? Noi, comunque, abbiamo compreso il tempo lungo di durata del messaggio aramaico di Giacomo, connesso con la lotta partigiana fino all’anno 135 d.C. di Matteo e forse anche di Marco, in un clima bellico antiromano e la presenza quasi contemporanea di un fenomeno christiano greco-paolino-petrino e lucano!

Marco, voi, miei alunni, pensate di capire, ma sapete esattamente quale sia il messaggio aramaico di Matteo, quale sia stato il suo reale valore rispetto a quello christianos lucano-paolino, greco, poi alessandrino, origeniano ed infine Orientale, tipico prima del regno di Palmira, poi di Costantino e figli e nipoti ed infine di Valentiniano I e II e Valente e di Graziano e Teodosio, quello dei cappadoci, volgarizzato e latinizzato in Occidente principalmente con Girolamo, Ambrogio ed Agostino, al momento quasi della costituzione vera della Ecclesia romana, che prende l’eredità del Pontifex maximus! Io dubito e …per il primo Vangelo, vorrei, ripeto, operare, comunque, sul caput III di Matthaeus e sul caput XXXVI di Panthaenus; per il secondo solo sul caput IX di Joannes e sul caput di Polycarpus, Joannis apostoli discipulus; per il terzo sul caput di Polycarpus e di Papia, in quanto non esiste notizia diretta su Marcione (se non l’opera di Tertulliano Adversus Marcionem in 5 libri, cfr. Tertullianus, Q. S. F., Rusca, L., Moreschini, C., Micaelli, C. Apologia del cristianesimo. La carne di Cristo. Italia: Rizzoli, 2000, ed Opere scelte, Utet, 2013); per il quarto vorrei operare sul caput XXXIII di Bardesanes haeresiarches.

 *Allora, iniziamo a datare il Vangelo aramaico di Matteo, che penso sia oggetto oggi della nostra comunicazione, e poi, in altri giorni, tratteremo degli altri tre!

Quindi, birbone, tu decidi il da farsi e… scegli di trattare, per ora, solo del primo argomento e non degli altri, avendo intenzione di fare molte domande con pause e distinzioni secondo la tradizione greco-cristiana, rigidamente quadriforme ed apostolica, in ossequio ai dettami del Concilio Vaticano II.

 *Professore, sembra leggermi interiormente e… rimproverarmi!

No, Marco, avrei avuto piacere di fare un’unica trattazione, mentre tu già hai deciso di fare altrimenti. Comunque, seguo il tuo consiglio.

 *Mi sembra più conveniente trattare a più riprese, essendo il problema molto complesso, a mio parere, dal mio punto di vista cristiano, tradizionale, ancorato alla lettura unitaria dei Quattro vangeli apostolici, canonici, in lingua greca, bisognoso di disancorarmi dalla normale datazione confessionale, anteriore alla distruzione del Tempio di Tito Flavio.

Marco, cosa vuoi dire con datare il Vangelo, con fare una datazione del Vangelo? Cosa intendi per vangelo/euaggelion secondo la tua professione confessionale? Non sei in equivoco quando parli di unitarietà evangelica e di quadriga, in lingua greca, quando conosci un precedente messaggio aramaico divulgato, anche se rimasto poi in Biblioteca o tra eretici ebioniti e nazarei, lontano dalle terre dell’Impero romano, ininfluente perfino in Osroene?

 *Per me, fare una datazione o datare significa fare un cronotopo contestuale in cui inserire l’avvenimento messianico aramaico, in un preciso arco geografico e storico, in cui un personaggio compiendo un’azione memorabile, realizza il suo proposito eversivo, facendo una neoteropooianovitas, con una stasis/rivolta armata con opposizione di castra castris, grazie ad un concorso di fautori politici e di alleati, in un clima bellico, tanto da risultare, purepisodicamente nikeths/vincitore, anhr theios/uomo divino, un eroe, seppure di breve durata temporale. Per me Dire vangelo, termine greco, vale dare la buona novella della venuta del Signore, proclamare il Christos venuto, il suo pensiero espresso in logia di amore/caritas e rinnovare il rito della sacra eucarestia da lui celebrata, secondo la testimonianza greca! Il mio pensiero evangelico ed eucaristico è, infatti, di matrice greca, non aramaica, per cui ho bisogno di fare molte decodificazioni, varie denotazioni, precise connotazioni con molte richieste, come se dovessi fare a lei un interrogatorio, avendo io avuto una formazione cristiano-cattolica, mediante catechesi, fin da bambino !

Quindi, tu hai precise idee circa la venuta del Christos, da christianos, seguace del pensiero cristiano di un predicatore di amore e di pace di un Iesous Signore, uios Theou, Christos venuto sulla terra inviato da Dio Padre a redimere l’uomo peccatore, a patire e morire, dopo essersi incarnato in una Vergine/madre, a propagare il messaggio/kerygma in un preciso momento storico, quello del diciottesimo anno di Tiberio! Tu non ti poni neanche il problema filologico dell’esattezza della traduzione di to euaggelion, che non è h euaggeleia/buona notizia, ma aggettivo sostantivato, che indica ricompensa da dare al messaggero della buona notizia, anche se sai che i vangeli canonici sono stati sottoposti in questi ultimi due secoli a studi, per cui nel 1964 è stato pubblicato un documento, La verità storica dei Vangeli, Pontificia Commissione Biblica, sulla verità storica dei Vangeli, dove si fa distinzione di stadi attraverso i quali l’insegnamento di Gesù e la sua vita giunsero a noi, in relazione agli uomini che lo ascoltavano e che, avendo una propria cultura, sentivano e capivano le sue paroleparabole, come tipica espressione dell’epoca, secondo una lettura o di aramaico o di un ellenizzato, con due diversi battesimi, quello con acqua giovanneo e quello con fiamma dello Spirito santo!

 *Professore, lei parla di due culture, una da aramaico, letterale, ed una da ellenizzato, da uomo che interpreta parole-logia, miracoli ed episodi della vita stessa del Christos, facendo un’esegesi platonico-aristotelica, vedendo la storia di un altro momento, come quello del proprio tempo ! Lei mi vuole fare capire che il lettore greco è uomo di un altro cristianesimo, il secondo, rispetto al primo, quello aramaico, per aramaici, che è, invece, quello del Regno dei Cieli, diverso da quello del Regno di Dio, successivo! Ho capito bene?

Sembra. In seguito verifico! Per ora, ti aggiungo che il Malkut ha shamaim avviene nel periodo postseianeo, tra la Pasqua del 32 d.C,. e quella del 36 d.C., dopo circa un secolo dalla presa di Gerusalemme nel 63 a.C., ad opera di Pompeo, e dopo un settantacinquennio da quella del 38 a.C., ad opera di Sossio e di Erode; H basileia tou theou, invece, si verifica dopo la Galuth/annientamento etnico con dispersione e divieto di ritorno di Adriano imperatore, che distrugge la città santa, dopo che i Flavi avevano già distrutto il Tempio, e costruisce sulle sue rovine Colonia Haelia Capitolina nel 135 d.C., facendo stragi di ebrei – 580.000 morti! – con cancellazione perfino del nome di Iudaea, sostituito con Palestina! Amico mio, l’ordine di Gesù di predicare la buona novella e di credere è in Marco, 16, 15-16, il quale sottende che il kerugma /bandizione del messaggio è di un altro tempo, quello di un quinquennio, conclusosi con la romana vittoria di Vitellio su Artabano III, poco prima della Pasqua nell’anno 36 d.C. rispetto a quello di guerra, aramaico, ancora acceso fino a Shimon bar Kokba, con cui si estingue la speranza ebraica di Malkut con la fondazione di Colonia Haelia Capitolina quando c’è la fine di ogni speranza ebraica! Prova di quanto dico è l’uso dell’aoristo connesso col futuro passivo dopo l’invito del Christos ad andare a portare la buona novella per il mondo a tutte le creature: καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Πορευθέντες εἰς τὸν κόσμον ἅπαντα κηρύξατε τὸ εὐαγγέλιον πάσῃ τῇ κτίσει. ὁ πιστεύσας καὶ βαπτισθεὶς σωθήσεται, ὁ δὲ ἀπιστήσας κατακριθήσεται/Andando per tutto il mondo bandite la buona notizia a tutte le creature, chi crede e si è battezzato sarà salvato, ma chi non crede sarà condannato !

 *Quindi, qui, ora lei mi ribadisce la distinzione del Regno dei cieli aramaico dal Regno di Dio che la tradizione confonde come se l’uno equivalesse all’altro, come un’unica predicazione evangelica: I termini evangelista ed evangelizzazione sono usati senza dire esattamente il tempo in cui c’è il Regno dei cieli 32-36, e il tempo quando inizia ad esistere il regno di Dio, dopo il 135 d.C. che presumibilmente potrebbe coincidere con la venuta a Roma di Marcione nel 140 d.C., che sembra iniziare un distacco reale tra le due culture quella aramaica/ musar e da quella greca/ paideia, in una ripresa del pensiero antiocheno lucano-paolino!

Marco, io ritengo che a Sinope circolavano contemporaneamente già un sistema cristiano messianico aramaico giacobita ed un altro lucano-paolino, di cui era garante l’episkopos/ il vescovo, padre di Marcione che, però, dopo la galuth adrianea, nonostante il tempo di comune convivenza, si distacca dal Malkut e ripiega sul Vangelo lucano-paolino propugnante Il regno di Dio, tradendo la lezione di Giacomo e della famiglia di Jehoshua cfr. Giacomo e Paolo in www.angelofilipponi.com articolo del maggio del 2015!

 *Professore, mi vuole indicare un’altra data in modo da farmi capire che tale Regno di Dio è già circolante come predicazione in Asia e in tutto l’Oriente e in Egitto, anche quando ancora esiste Gerusalemme con i parenti di Gesù alla guida della Chiesa messianica?

Marco, a questo punto, dovrei operare su Adversus Marcionem, di Tertulliano – di cui parlerò in seguito, quando tratterò del Vangelo di Marcione – e specificamente dell’interpretazione di Origene (Omelie sul Libro di Giosuè) che nel tradurre la caduta di Gerico ad opera di un Giosue di Nun, omonimo del Messia detto Nazaraeus, paragona la sua vittoria pasquale con la caduta delle mura di Gerico, al suono delle trombe sacerdotali cfr. Giosue, 6,1-27. 

 *Mi dica esattamente.

Marco, ho molto da dirti e forse sono poco chiaro, date le contraddizioni cristiane che derivano da interpretazioni di Origene (cfr. J. L. Ska, Come leggere l’Antico Testamento? in Il libro sigillato e il libro aperto, EDB, Bologna, 2005) – da cui dipendono Panfilo ed Eusebio di Cesarea, oltre a Girolamo ed Agostino – che, però, sono preceduti da Ireneo di Lione, originario di Smirne, cfr. Girolamo, De viris illustribus, caput XXXV -. Origene, infatti, parla allegoricamente secondo il sistema esegetico filoniano, partendo dall’episodio della presa di Gerico, fondendo due episodi lontani tra loro più di mille anni ! Ecco, comunque le parole esatte dell’alessandrino, che fa il commento a Giosue in Omelie: Ora viene il nostro signore Gesù Cristo, il cui arrivo è già prima di Giosue di Nun, i sacerdoti sono gli evangelisti: il primo a lanciare i suoi squilli di tromba è Matteo nel suo Vangelo, suonano poi, ognuno con la sua tromba sacerdotale, Marco, Luca, Giovanni; anche Pietro fa squillare la tromba delle sue epistole, anche Giacomo e Giuda; ciononostante, anche Giovanni seguitava a far squillare la tromba con le sue lettere e con l’Apocalisse, e Luca con la storia delle imprese degli apostoli, venendo poi… ultimo Paolo con le trombe delle sue 14 epistole contro le mura di Gerico, le abbatte, scalzandole dalle fondamenta e tutte le macchinazioni dell’idolacria e i saccenti sistemi dei filosofiSai, però, in che anno siamo? Forse qualche anno prima della sua morte, avvenuta nel 253, a causa delle ferite riportate nella persecuzione di Decio! Sai che Origene fa distinzione dei Vangeli apostolici di Matteo e Giovanni da quelli dei discepoli (Marco e Luca)?!

 *Cosa dice Ireneo, discepolo di Policarpo, discepolo di Joannes?

Ireneo in Gallia, in zone di lingua greca, circondate da uomini di cultura latina, afferma: Matteo aveva scritto il vangelo per gli ebrei nella loro lingua mentre Pietro e Paolo predicavano il Vangelo e fondavano la Chiesa a Roma… poi Marco, discepolo e segretario di Pietro, dopo la loro morte, ci trasmise per scritto quanto era stato oggetto della predicazione di Pietro, e Luca, seguace di Paolo, compose un libro di quel Vangelo predicato dall’apostolo. In seguito anche Giovanni discepolo del Signore, che posò il capo sul petto di lui, egli pure compose un Vangelo durante la permanenza ad Efeso in Asia, cfr. Adversus haereses 3, 1. Seguitando sullo stesso argomento Ireneo aggiunge (Ibidem, 3, 11) che i quattro sono un messaggio unico e, quindi, un solo vangelo! Sulla scia di Ireneo e di Origene, di un vangelo unico quadriforme Panfilo ed Eusebio parlano di sacra quadriga dei quattro vangeli, teoria ripresa da Agostino, il quale conferma che i Vangeli, pur quattro, sono un unico vangelo in Trattati su Giovanni,36!

 *Ma… lei mi vuole parlare dei vangeli dimenticati e soppressi, mentre mi sta trattando dei Vangeli rimasti, canonici, secondo la tradizione. Lei, pur vecchietto arzillo e vivace, dimentica forse il tema?

No, birbone. Io seguo la tua logica e poi cerco di mostrarti che la figura di Jehoshua barnasha kain e maran, messia, tramonta dopo la sconfitta di Shimon bar Kokba, e risulta pensiero di altro tempo, da conservare come memoria, ma inutile per una propaganda utilitaristica, aristotelica nell’impero romano di Occidente e di Oriente, in cui si cerca di fare integrare tutte le popolazioni nel sistema romano universale Antonino.

 *Allora, professore, posso dire che è Marcione – cfr. Marcione di Sinope e “il primo cristianesimo” – a determinare l’oscuramento del Vangelo aramaico di Matteo e a condannarlo alle Biblioteche, in Oriente?

Marco, certamente Marcione volendo affermare il suo vangelo e farlo trionfare tra i Vangeli greci rilega nelle tenebre il Vangelo aramaico e la figura umana di Jehoshua barnasha, sconfitto come l’altro successivo Messia ed incentiva gli apologisti a trattare perfino con gli imperatori per far prevalere la linea cristiano-greca in un momento di guerra tra Lucio Vero e i parthi – cfr. Marco Aurelio e la famiglia – e far una nuova propaganda christiana ellenica che prende maggiore vigore con l’insegnamento di Ireneo, Origene, Panfilo, Eusebio e i cappadoci e poi anche con gli Occidentali Girolamo, Ambrogio ed Agostino che seguono anche le orme cristiane elleniche di altri afri, come Tertulliano Minucio Felice, Cipriano e Lattanzio, intenzionati, anche loro a latinizzare e cristianizzare la pars Occidentale !

 *Io conosco, professore, questo processo e distinguo, comunque, anche tra i vangeli canonici, quello gnostico di Giovanni, che indaga sul figlio di Dio, fissando la figura di un Messia divino e delineando la fisionomia d un maestro/rabbi di Teologia, che crea miti, come per fondare un’Ecclesia già esistente, come corpus Christi, per darle una nuova linea sacramentale con l’eucarestia.

Marco, tu vuoi dire che il martire Giustino nell’Apologia caput LVI geronimiano, indirizzata a Marco Aurelio e Lucio Vero nel 166 – forse – a seguito del matrimonio dell’imperatore associato con Lucilla ad Efeso, dava rilievo agli apostoli, che avevano avuto il compito di bandire coi Vangeli canonici l’insegnamento, ricevuto da Iesous, che, prendendo il pane, rese grazie e disse: Fate questo in memoria di me: questo è il mio corpo e similmente prese il calice rese grazie e disse: questo è il mio sangue e ne distribuì ad essi soli! Io ti aggiungo che da Girolamo sappiamo che anche Papia di Hierapolis, altro discepolo di Giovanni, tramanda in Spiegazione dei discorsi del signore/explanatio sermonum domini caput XVIII di non seguire le varie opinioni, ma la testimonianza degli apostoli, tra cui Giovanni l’anziano, come fa Aristione…, dando per scontato che ormai si segue la tradizione apostolica canonica.

 *Ma sul Vangelo aramaico di Matteo, e su quello anch’esso forse aramaico di Marco, non c’è testimonianza?

Certo. Eusebio in Storia ecclesiastica (III, 39, 15) testimonia su Marco evangelista e su Matteo evangelista così: Marco, interprete di Pietro riferisce con precisione, ma disordinatamente quanto ricordava dei detti e delle azioni compiute dal Signore – lui non lo aveva infatti ascoltato di persona e non era stato suo discepolo ma di Pietro come ho detto -. Di una sola cosa infatti si preoccupava di non tralasciare che questi insegnava secondo le necessità, senza fare ordine dei detti del signore: in nulla sbagliò n nel riportarne alcunché di nuovo che aveva ascoltato e di non riferire nulla di falso! Su Matteo (Ibidem, III, 19, 16) scrive. Matteo ordinò i detti del Signore in lingua aramaica e ciascuno li ha tradotti come poteva. Ora devo aggiungerti che Origene nel 244 nei commentari su Matteo inizia la riflessione teologica e fa letteratura sui Vangeli ma non è chiaro come il vangelo lucano influenzi il monachesimo egizi e, quello siriaco e quale sia il valore del Corpus christi nelle conversioni e nelle situazioni dei lapsi africani o anche il significato delle delle cosiddette Beatitudini del Discorso della montagna di Matteo.

 *Non esiste a proposito anche un documento papale?

Si. Quello del 18 novembre 1965 del Concilio Vaticano II critico circa il Dei verbum, che rileva per quanto riguarda l’origine apostolica dei vangeli: a nessuno sfugge che far tutte le scritture anche del nuovo testamento, i vangeli meritatamente eccellono, in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro salvatore. La chiesa ha sempre e in ogni luogo ritenuto e ritiene che i 4 vangeli sono di origine apostolica! Infatti ciò che gli apostoli, per mandato di Cristo, predicarono dopo, per ispirazione dello Spirito Santo fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti come fondamento della fede cioè l’evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni – cfr. Dei verbum, 18 -.

 *Il documento non parla forse parla di testi greci non di quello aramaico matthaico (o Marcino)?

Si, Girolamo, però scrive, riprendendo la tradizione di Matteo aramaico (cfr. Cosa scrive esattamente Girolamo su Panteno/Pantaenus?) scrive: Matthaeus qui et Levi, ex pubblicano apostolus (Matth., IX, 9; Marc., II 14; Luca, V, 27) primus in Judaea propter eos qui ex circumcisione crediderant, Evangelium Christi Hebraicis litteris verbisque composuit, quod, quis postea in Graecum transtulerit, non satis certum est/Matteo, detto anche Levi, divenuto da pubblicano apostolo, compose per primo un Vangelo di Cristo in lettere ebraiche per quelli che avevano creduto in quanto provenienti da circoncisione: non è abbastanza certo chi poi lo abbia tradotto in greco!

 *Dunque, in conclusione, posso dire che il Vangelo aramaico anche se non compare più dopo il ritrovamento del Vangelo da Panteno in India, in quanto, essendo in mani eretiche o in biblioteche, forse viene lasciato fuori dall’ellenizzazione della corrente cristiana dell’Oriente, ed, infine, anche dal processo di latinizzazione cristiana dell’Occidente, in epoca teodosiana, anche se nel periodo del predominio orientale del regno di Palmira Bardesane ha qualche rilievo evangelico del tipo giovanneo dalla Triarchia cristiana dell’epoca, quella formata da Antiochia Alessandria e Colonia Aelia Capitolina-Gerusalemme – cfr. I sabelliani e i due Dionigi -!