Cosa scrive esattamente Girolamo su Panteno/Pantaenus?

 *Professore, cosa scrive esattamente, in De viris illustribus, Girolamo su Panteno, l’ape sicula?

Perché, Marco, mi fai questa domanda? Mi sembra che tu dubiti circa il mio scritto sui tre Giudaismi (Giudaismo aramaico palestinese, parthico, e giudaismo alessandrino) e sulla distinzione tra Regno di cieli, aramaico e Regno di Dio, greco-ellenistico?

 *No! No professore. Io ormai credo in lei e nelle sue risultanze storiche e ne sono convinto! Sono, però, curioso di sapere cosa Girolamo scrive in effetti, in latino, visto che io ho letto Gerolamo, Gli Uomini Illustri, a cura di Aldo Ceresa-Gastaldo, EDB, 2014.

Ecco il testo – quasi nove righe – di caput XXXVI di De viris illustribus: Pantaenus, stoicae sectae philosophus, iuxta quamdam veterem in Alexandria consuetudinem, ubi a Marco evangelista semper Ecclesiastici fuere Doctores, tantae prudentiae et eruditionis tam in Scripturis sacris quam in saeculari litteratura fuit, ut in Indiam quoque vocatus ab illius gentis legatis, a Demetrio Alexandriae episcopo, mitteretur. Ubi reperit, Bartholomaeum de duodecim Apostolis, adventum Domini nostri Iesu Christi iuxta Matthaei evangelium praedicasse, quod Hebraicis litteris scriptum, revertens Alexandriam secum detulit. Huius multi quidem in sanctam Scripturam exstant commentarii; sed magis viva voce Ecclesiis profuit. Docuitque sub Severo principe et Antonino cognomento Caracalla.
Vuoi tradurlo con me?

 *Si, professore. Bene! Allora traduciamo il primo enunciato, complesso, dopo aver rilevato la proposizione principale Pantaenus fuit stoicae sectae philosophus, iuxta quandam veterem in Alexandria consuetudinem …tantae prudentiae et eruditionis in Scripturis divinis quam in saeculari litteratura

Panteno fu filosofo della setta stoica della vecchia scuola alessandrina secondo la vecchia consuetudine vigente in Alessandria, in cui ci furono sempre da Marco evangelista, dottori ecclesiastici di così grande saggezza e cultura e in divine Scritture e nella letteratura secolare laica. Tutto chiaro?

 *Bene, io devo capire esattamente se voglio comunicare con lei ed entrare in empatia, appaiando il suo codice col mio! Quindi, devo sapere da lei chi è Panteno, secondo Girolamo, che scrive, definendolo stoico vivente in Alessandria tra il 180 e 190 d.C, dove vige una tradizione christiana, dall’epoca di Marco evangelista, 45-6 d.C., successiva a Filone alessandrino, di grande serietà e cultura, con doppia abilità e nella lettura Biblica e negli studi di grammatica laica/Iitteratura saecularis (omerica!?) – anche se opposta, a quella monachalis! –.

Marco, ora io devo, però, verificare se noi due facciamo corrispondere le stesse cose, da te comprese col tradurre con me, e se sai passare dal piano teorico a quello pratico! Riassumo. Panteno è, quindi, filosophus stoico come Seneca, che è stato ad Alessandria al seguito di Filone per oltre 16 anni, come Epitteto e come Marco Aurelio, dalla cui opere possiamo trarre un comune loro messaggio – che dura parallelamente nei decenni ed è contemporaneo a quello christianos marcino, ecclesiastico, durato fino all’epoca di Commodo – di accettazione di quanto l’uomo non possa controllare (destino ed eventi esterni) per conseguire la pace interiore, anche se vive in modo virtuoso, nell’attività pubblica/negotium, esercitando le virtù cardinali di prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, tenendo come guida la ragione nei processi naturali, al fine di raggiungere un ordine cosmico, nella coscienza di essere mortalis, ligio ai doveri sociali, nella convinzione di essere cosmopolita e di avere tutte le creature, come fratelli nel mondo. Ciò, però, non è compatibile con l’oikonomia christiana, in quanto per il cristiano è la pronoia divina che pianifica e coordina la vita del fidelis, non soggetto al caso, ma succube e paziente alla volontà del padre, Deus che, facendo la storia di ogni uomo, lo guida alla salvezza e al paradiso, patria eterna per quelli che soffrono sulla terra il male! Posso procedere? Tutto è chiaro, pur con questo equivoco tra moira anancastica e pronoia divina?

 *No. Non può andare avanti. Girolamo, per me, è ancora equivoco, anche se la sua traduzione è parola per parola! Io ho letto Anacoretismo giudaico e cristiano ed altri suoi articoli (cfr. Cirillo e PorfirioIl corpo di S. Marco), ho lavorato anche su Atanasio di Alessandria (Vita di sant’Antonio abate, Sources chréthienne, trad. ital. di Luca Bruzzese, Bologna, 2013) e su Vita quotidiana dei padri del deserto (l. Regnault, Fabbri, 1990) e condivido con lei che la notizia di Girolamo su Marco, vescovo alessandrino e sui suoi successori, compreso Anniano, non è accettabile come neanche quella della presenza di doctores ecclesiastici fino all’epoca di Commodo, contemporaneamente a quella laica dei grammatici, che invece è sicura, specie se connessa con la lettura criticoesegetica di Omero! 

Mi vuoi dire che, per te, non è autentica la notizia di Girolamo su Marco, vescovo in Alessandria- ubi a Marco evangelista semper Ecclesiastici fuere doctores – e sui suoi successori e che il suo Vangelo (nonostante le attestazioni geronimiane su Clemente, romano successore di Pietro, nel sesto libro di Ipotiposi, e su Papia di Gerapoli, che parla della presenza di una chiesa alessandrina, che, seguace dei costumi giudaici, gerosolomitani, predica ai fedeli di avere i beni in comune, come detto da Luca, che in Vangelo, 8.5 scrive: Esse, Maria di Magdala,Giovanna moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna ed altre donne li servivano coi loro beni, e che, poi, in Atti degli apostoli, 5, 1-11 fa un reale exemplum con la vicenda di Anania e Saffira – cfr. Anania e Saffira -).

 *Professore, non solo rilevo l’inesattezza geronimiana su Marco, attivo all’epoca, in Aquileia, e, quindi, in Venetia ed Histria, altra zona, ma anche quella su Matteo e sul suo vangelo aramaico, in cui vi sono due passi notevoli da studiare De Aegypto meum filium vocavi e Quoniam nazaraeus vocabitur!

Quindi, tu vuoi che io ti ribadisca la mia condanna su Girolamo falso traduttore, che dovrebbe aver saputo dello Shunami in Alessandria del 346, dell’azione di Atanasio di mettere insieme quello che restava con le reliquie corporali del Martyrion di Marco nel Shma/Mausoleo di Alessandro, quasi integro, accanto ai resti del corpo del macedone argeade!?

 *Sono contento di sapere la verità, come l’ha già detta in altri articoli in cui parla del mito del leone alato veneto, molto successivo al rapimento delle reliquie marcine e del loro tumulamento dopo sparizioni, medievali, nell’altare maggiore della basilica di S. Marco a Venezia e anche degli otto improbabili successori alessandrini dell’evangelista, prima della nomina episcopale di Demetrio, citato nel caput di Panteno. Posso, quindi, dire che non esiste una vetus consuetudo monachalis di doctores ecclesiastici biblici in Alessandria – in quanto Girolamo sa che ci sono nella Mareotide i Contemplativi, commentatori biblici e che non esistono ancora monachi, christianoi di stampo atanasiano – ma solo una saecularis litteratura di grammatici omerici! Ed ora riprendiamo la traduzione e, a tempo opportuno, farò domande sui due passi aramaici matthaici.

Sei soddisfatto, dunque, e sei contento di poter dire che anche la scuola successiva di Ammonio Sacca, citato da Girolamo, si sia formata, avendo precise connessioni con quella stoica, pur essendo di indirizzo pitagorico- platonico, tanto da essere definita neoplatonica con Plotino e il suo discepolo Porfirio. Comunque, ecco il seguito della traduzione della proposizione consecutiva ut in Indiam quoque vocatus ab illius gentis legatis, a Demetrio Alexandriae episcopo, mitteretur/che era inviato in India, perfino chiamato da ambasciatori di quella gente, da Demetrio vescovo di Alessandria a lungo, dal 189 al 231 d.C.

 *Per lei, quindi Demetrio è il secondo nome accertato storicamente dopo quello di Marco, in quanto è citato dallo stesso Girolamo come uno che precede un Dionisios Alexandriae urbis episcopus, che tenne sotto Eracla/Eraclio scholam kathchhseoon presbyter e che Origenis valde insignis auditor fuit, anche lui nominato in De viris illustribus, come elemento di una triarcha funzionale in Oriente nel III secolo col vescovo di Gerusalemme e di Antiochia, in epoca di Odenato e Zenobia, come lei dice in I Sabelliani e i due Dionigi. Morto, poi, nel dodicesimo anno di Gallieno figlio di Valeriano (253-268) Anno millesimo duodevigesimo/MXVIII ab urbe condita

Marco, Dionysios o megas è sicuramente episkopos accertato dal 247 al 265 sotto la persecuzione di Decio e di Valeriano! È un antichiliasta, antimillenarista tanto da proclamare che Giovanni Evangelista non è autore dell‘Apocalissi, scritta da un omonimo discepolo, oltre ad essere antidonatista, abile a gestire il problema dei lapsi, dopo aver già fondato una scuola catechetica, con un sistema di insegnamento a viva voce, per l’indottrinamento dei catecumeni, i cristiani in attesa di battesimo!

 *Professore, lei mi autorizza a dire che Anniano, Demetrio, Eracla/Eraclio e Dionisio il grande sono vescovi di Alessandria mentre Marco e gli otto prima di Demetrio possono non avere avuto il titolo, che sembra iniziare da Demetrio, che comincia forse a proclamarsi papa, in quanto ha fedeli da seguire anche in India, dove il christianesimo era stato predicato da Bartolomeo, uno degli apostoli secondo il Vangelo aramaico di Matteo!

Certo, comunque, forse, Panteno non fa il percorso via mare, quello che i romani facevano dal tempo di Augusto con navi giudaiche partenti da Ismailia-Arsinoe fino a Barygaza -Pakistan, odierna Bharoak, per scendere poi fino alla regione del Kerala attuale, con un tragitto costa costa, ma fa un iter per la via terrestre, seguita da Apollonio di Tyana, per arrivare in India citerior attraversando Mesopotamia, Media, Persia – regioni definite da Rufino di Aquileia Magna India – navigando l’Oxus, per raggiungere il regno di Gandhara e Taxila, passando per territori aramaici. cfr. Cartina di Taxila e delle regioni dell’India citerior.

 

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 *Io, avendo letto, oltre al IV suo libro di Giulio Erode (il monarca amministratore e costruttore: Giulio Erode, il filelleno, Libro IV, KDP, 2022), anche l’articolo Apollonio di Tyana e Gesù di Nazareth, ritengo che Bartolomeo come Apollonio abbia scelto la via terrestre, sotto la protezione di Vardane, re dei re, arsacide aramaico. Infatti io seguo lei che afferma…Sui viaggi di Apollonio c’è da impazzire (al confronto perfino quelli di Paolo di Tarso sono poco o niente!): un primo itinerario va da Tyana ad Antiochia e a Babilonia; un secondo da Babilonia in Bactriana e in India e precisamente a Taxila presso i sapienti, accolto da Iarca; con un terzo torna in Grecia e da lì a Roma presso Nerone, da dove parte per la Spagna per poi ritornare in Grecia ed andare in Egitto; con un quarto ritorna in Asia Minore, dopo un’avventura in Etiopia, per stabilirsi in Ionia; con un quinto viene di nuovo in Italia e sta a Roma sotto Domiziano, per poi fissare la dimora in una terra della Grecia, dove muore. Bene professore! Ora leggiamo il secondo enunciato complesso!

Marco, rileviamo la proposizione principale ubi invenit/Là egli trovò che regge la infinitiva oggettiva Bartholomeum de duodecim apostolis praedicasse (sincope di praedicavisse) adventum Domini nostri Iesu Christi juxta evangelium Matthaei, seguita dalla proposizione relativa quod…. secum detulit con scriptum participio perfetto congiunto ad evangelium e col participio presente revertens collegato con sottinteso is/ Pantaenus/ scoprendo che Bartolomeo, uno dei dodici apostoli predicò la venuta di nostro signore Gesù, secondo il vangelo di Matteo, che, scritto in lettere ebraiche (in lingua aramaica, le cui lettere sono simili a quelle ebraiche), egli, ritornando da lì, portò in Alessandria con sé. 

 *Il ritorno di Panteno avviene forse nel 201 d.C.?

È incerta la data del ritorno, come anche quella della morte. 

 *Bene, per ora, grazie per per la traduzione. Domanda. È certa la tradizione di un Bartolomeo, detto Nataniele/dono di Dio, amico di Filippo di Betsaida, considerato da Gesù un vero israelita – che, però, non ha fiducia su Gesù, uno che, figlio del falegname Giuseppe, viene da Nazareth!  anche se da fidelis professa subito di essere suo seguace, proclamando la sua divinità e il suo regno, dopo che ha sentito che il Signore l’ha già visto sotto un fico (Era lì a fare i bisogni corporali con la paletta!)!?

Mi vuoi chiedere forse che Gesù nei vangeli è detto di Nazareth, un villaggio della Galilea, all’epoca inesistente, mentre Girolamo sembra definirlo nazaraeus cioè nazireo come Sansone e tanti altri che operano per la legge e per il suo trionfo, sacrificando anche la vita? Cerchi insomma la spiegazione aramaica matthaica di Perché è detto nazaraeus e non lo credi cittadino di Nazareth e vuoi capire anche l’altra di De Aegypto vocavi filium meum!?

 *Ringrazio per la spiegazione del secondo passo matthaico, mentre affermo che per il primo passo matthaico aramaico condivido il suo pensiero ritenendo giusta la sua indagine su Jehosua Barnasha, che torna dall’Egitto -quasi, come figlio, fosse chiamato da Dio!- col favore degli oniadi e dell’Alabarca Alessandro, che lo finanzia per la missione messianica, voluta da Artabano III cfr. Tiberio ed Artabano in ww.angelofilipponi.com. Ho solo un dubbio se la tradizione christiana sulla morte di Bartolomeo, scuoiato dai Parthi, sia solo una memoria, dovuta all’impresa sfortunata di Valeriano antiparthica e alla sua sconfitta di Edessa, in quanto Firmiano Lattanzio in De mortibus persecutorum, 5, 6, aveva ipotizzato un servitium per Sapore I sasanide, che sottopose l’imperatore romano prima come sgabello per salire a cavallo e poi lo fece scuoiare, riempendo la pelle di scarti e dipingendola di rosso, dopo la celebrazione del suo trionfo nella scultura rupestre di Naqsh-e Rostam, come vendetta divina sul persecutore cristiano!

 

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Marco, è probabile che Girolamo sulla base di Valeriano scuoiato fa pensare anche ad una morte per scuoiamento di un martire, predicatore del Vangelo aramaico nel I secolo in terra parthica, improponibile all’epoca, ma possibile quando già alla dinastia arsacide è subentrata quella dei sasanidi, vincitrice allora dei romani.

 *Bene. Seguitiamo col terzo enunciato, diviso in due enunciati semplici, paratattici: Girolamo marca da una parte l’uso dei commentarii alessandrini e dall’altra la consuetudine dell’insegnamento catechetico, proprio del didaskaleion.
Infatti il santo scrive, opponendo il primo enunciato al secondo, col mettere in contrasto lo scritto con la viva vox: Huius multi quidem in sanctam scripturam exstant commentarii /Di lui rimangono davvero molti Commentarii in santa scrittura; sed magis viva voce Ecclesiis profuit, ma di più lui giovò a viva voce alle Chiese, alludendo nel primo enunciato ai suoi commentari biblici, allegorici, alessandrini – che contrastano con quelli degli antiocheni che fanno commenti letterali – ribadendo che a viva voce, però, lui, Panteno, giovò alle Chiese di più rispetto agli scritti. Allora io mi domando a quali Chiese?

Tu vedi retorica nella struttura paratattica del primo enunciato, disposto con huius genitivo multi quidem extant-presente, mentre nel secondo il soggetto è sottinteso e il tempo è perfetto, per mostrare mediante la marcata variatio che il giovamento alle Chiese di Antiochia, di Gerusalemme/Colonia Aelia Capitolina e di Alessandria è ancora visibile! Tu, quindi, marchi l’antinomia con antitesi tra viva voce profuit e multi… extant commentarii ritenendo che Girolamo con la solo forma retorica vuole anticipare il contrasto successivo, da lui vissuto, seppure per breve tempo, tra Nestorio e Cirillo, i vessilliferi della lettura letterale e di quella allegorica. 

 *Io ho letto così e così lei ha scritto in Nestorio e Cirillo.

Certo. Il tempo, però, della disputa, successivo, è all’inizio del V secolo quando è inquisito Nestorio, elemento della scuola antiochena, ora patriarca a Costantinopoli, che è a capo della Pentarchia universale, compresa la sede romana – che all’epoca è soggetta a quella alessandrina anche se Teodosio l’ha resa pari a quella costantinopolitana -! Lo scontro tra le Chiese ora è fondamentale ai fini del dogma della verginità della Madonna theotokos e non Christotokos, a causa della doppia natura di uomo-dio del Redentore, controversa, se non congiunta ipostaticamente!, 

 *Professore, la controversia dottrinale del V secolo, quando esiste la pentarchia, non è eguale a quella del III secolo quando c’è la Triarchia con predominio della lettura allegorizzante alessandrina su quella letterale antiochena! Dopo i tre grandi dottori alessandrini Demetrio, Eracla e Dionisio il didaskaleion christianon di Alessandria prevale sull’insegnamento ebraico ed anche su quello pagano, nonostante l’eccezionale valore di Ammonio Sacca e di Plotino, in considerazione della originalità e grandiosità del pensiero di Origene alessandrino!

Marco, sembra che gli alessandrini tengano a lungo il privilegio della lettura aramaica del testo di Matthaios – di cui è ignoto il traduttore in Greco – e che solo dopo che Origene sta a Cesarea Marittina, dopo un quarantennio di esclusivo lavoro alessandrino, inizi la circolazione aramaica testuale con Panfilo, padre spirituale di Eusebio, che, fu martus/testimone curatore diligentissimo/qui studiosissime confecitin Cesariensi bibliotheca.
Sappi che Girolamo avverte che ha la facultas describendi a nazaraeis, qui in Beroea/Aleppo, urbe Syriae hoc volumine utuntur, essendoci contrasti tra la lettura dei Settuaginta e quella ebraica (cfr. Matteo, caput III).

 *Infatti anche Girolamo è incerto se seguire l‘autorità dei settanta traduttori o quella del testo ebraico perché, ogni qual volta lo stesso Matteo in persona o mediante il Signore redentore fa ricorso alle testimonianze dell’Antico testamento: l’evangelista non segue l’autorità dei Settanta traduttori ma quella ebraica /in quo animadvertendum quod ubicumque Evangelista sive ex persona sua, sive ex persona Domini Salvatoris, veteris scripturae testimoniis abutitur, non seguatur Septuaginta translatorum auctoritatem, sed Hebraicam.

Marco, l’ultimo enunciato è semplice ed ha centrale il sintagma predicativo is sottinteso docuit con l’indicazione storica delì’imperatore Bassiano Severo Antonino Caracalla – da caracallus la veste indossata abitualmente da lui, princeps, 211-217, uccisore del fratello Geta, androgino, megalomane e libidinoso, un bassotto emulo di Alessandro magno venuto arrogantemente ad Alessandria, intenzionato alla guerra parthica in una città dove la doctrina predomina e dove i cittadini sono ironici nei confronti di un cultore del sol Invictus elagabalus, di un riformatore religioso, siriaco!

 *Quel docuit, quindi, sottende non solo Pantaenus che probabilmente è morto all’epoca quando si ribella la città stessa di Alessandria urbs docta giudaico-christiana per i suoi doctores – compreso Demetrio ed Origene, maestri del Didaskaleion ebraico-christiano – in quanto scuola catechetica, con la città pagana come Scuola di Ammonio Sacca e di Plotino! L’ironia e la polemica determinano un rifiuto della politica stessa antiparthica, e di quella riformistica religiosa, dato il gran numero di filoaramaici ebraici, per cui avviene una strage di alessandrini – forse 20.000 cittadini! -.
Per lei era morto, in quel momento, Panteno?

Io colloco la nascita di Panteno in una località siciliana, intorno al 135 d.C. e la sua venuta in Alessandria intorno al 180 d.C., quando è adultus vir di 45 anni, mentre ipotizzo il suo viaggio in India poco prima del 190, in quanto Demetrio è vescovo dal 189 d.C. e il suo ritorno intorno ai primi anni del primo decennio del III secolo, considerando la sua morte avvenuta intorno all’estate del 211, quando Caracalla assume il nome di Marco Aurelio Severo, poco dopo la morte del padre ad Eburacum e poco prima di quella del fratello minore, Settimio Geta.

 *Per quale motivo?

Perché Origene, essendo la Chiesa alessandrina dispersa sotto Settimio Severo, è confermato da Demetrio vescovo come catechista al posto di Clemente e poi è inviato con una lettera credenziale/sub testimonio epistulae ecclesiasticae alle città dell’Acaia ed è eletto presbyter dal vescovo Teoctisto – cfr. caput LIV -. Tengo inoltre presente che Ammonio è in città già cristiano, educato dai genitori, seguaci del pensiero cristiano, legalistico come Origene, anche se alcuni affermano di un suo ritorno al paganesimo – cfr. Eusebio Historia ecclesiastica, VI. 19; Cfr. Porfirio, Contro i cristiani, Bompiani, Milano, 2009 -!

 *Grazie di tutto, professore!