Cosa Girolamo scrive esattamente su Bardesane?

 *Perché vuole parlare di Girolamo e del bios di Bardesane? Perché di nuovo vuole parlare con me di Bardesane? io ho ben compreso il personaggio, leggendo il suo articolo dove parla con suo nipote, Mattia, di un eresiarca osroeno, astronomo e filosofo, famoso nel III secolo, chiamato il persiano o l’aramaico o il parthico?!

Noi tutti pensiamo sempre di capire e di sapere, poi, tradurre in azione quanto abbiamo appreso e consideriamo nostro, di fatto. Personalmente dubito sempre di un alunno, che mi dice di sapere fare, se non lo vedo realmente operare.

 *Quindi, devo pensare che lei, deformato professionalmente, mi vuole verificare, in situazione, partendo dalla mia memoria su Bardesane (154-222?). 

No, Marco! Voglio invece lavorare con te sul testo di Girolamo per capire come regolarmi, nello scegliere i criteri da adottare con te, dopo aver saputo quanto esattamente ricordi su Bardesane e sull’epoca, compresa tra l’opera maggiore del Persiano, De fato, scritta forse agli inizi del III secolo e il De viris illustribus opera geronimiana del 393!

 *Professore, io ho seguito la sua opera ed ho sentito anche le lezioni sulla Tetrarchia dioclezianea, su Costantino e i costantiniani, e sui Valentiniani e lo stesso Teodosio e figli, ed ho una buona memoria, che mi permette di seguire esattamente. Mi dica! Io ascolto.

Marco, non ti inalberare! Io devo fare in modo che tu abbia presente contemporaneamente un lasso di tempo di quasi due secoli di storia, dagli inizi del regno di Settimio Severo, a quello di Caracalla – dopo la pausa di Macrino del 217 – a quello di Eliogabalo e di Alessandro Severo, morto nel 235, e mostrarti il quindicennio dopo l’elezione danubiana di Massimino il trace – regnante fino al 238 nonostante la ribellione africana di Gordiano I e II, la successione di Pupieno, Balbino e Gordiano III (238-244) e di Filippo l’arabo (244-249)

 *Lei teme che io non abbia chiara la condizione dell’impero nei 36 anni prima dell’avvento al trono di Diocleziano? pensa che non conosca bene la situazione in Occidente e in Oriente sotto Decio e Valeriano, i due persecutori dei cristiani? ritiene incompleta la sua spiegazione sulle ragioni della sconfitta romana di Edessa e del mancato riscatto del padre costretto a subire la prigionia ad opera di Sapore I, da parte del figlio Gallieno 253-268? forse vuole spiegarmi il regno di Claudio il gotico 268-270, iniziatore della fortuna di Costanzo Cloro, o le successioni di Quintilio e di Aureliano o i brevi regni di Claudio Tacito e di Floriano?

No Marco. So bene che tu hai letto attentamente I sabelliani e i due Dionigi e quindi, conosci bene i fatti, anche se mio scopo è farti notare come si attui la novità del regno di Diocleziano, preceduto da Probo, che governa dal 276 al 282 e da una guerra civile con Caro e i suoi figli (Carino e Numeriano), al fine di vedere insieme il formarsi, in mezzo ai culti pagani, di una mentalità cristiana nel periodo dioclezianeo, capace poi di affermarsi in Oriente!

 *Bene, Lei vuole cucire il ventennio di Diocleziano e Massimiano alla Tetrarchia e alle lotte prima dell’affermazione di Costantino e della successione dei figli e del nipote Giuliano l’apostata, fino a Gioviano, imperatore per circa un anno 363-364 – che ripristina il labaro cristiano e fa un accordo secondo Ammiano Marcellino “vergognosissimo ed ignobile” coi persiani -? Insomma vuole mostrare il regno di Valentiniano I e di suo fratello Valente ed evidenziare come dalla sconfitta ad Adrianopoli derivi l’auctoritas christiana di Teodosio 379-395, che, nominato Signore dell’Oriente da Graziano e da Giustina ariana con suo figlio Valentiniano II, si sposa con Galla, e si lega con un matrimonio cattolico,voluto da Ambrogio? Grazie per il ripasso storico! Ora vediamo il testo latino di caput XXXIII Bardesanes

Ecco il testo, diviso in cinque periodi:
Bardesanes in Mesopotamia clarus habitus est, qui primum Valentini sectator, deinde confutator, novam haeresim condidit. Ardens eius a Syris praedicatur ingenium et in disputatione vehemens. Scripsit infinita adversum omnes pene haereticos, qui aetate eius pullulaverant. In quibus clarissimus ille et fortissimus liber, quem M. Antonino de Fato tradidit: et multa alia super persecutione volumina, quae sectatores eius de syra lingua verterunt in Graecam. Si autem tanta vis est et fulgor in interpretatione, quantam putamus in sermone proprio

 *Io ho letto Bardesane attentamente in www.angelofilipponi.com ed ora col testo geronimiano sotto gli occhi, potrò fare le mie considerazioni su Bardesane, nonostante le poche righe a lui dedicate dal santo, mentre insieme commentiamo.

Marco, nel primo enunciato complesso, costituito dalla proposizione principale e da una frase relativa, sono chiare, oltre alla sua patria – Mesopotamia -, la sua appartenenza alla gnosis, il suo impegno nella stessa confutazione – essendo presente il nomen di Valentino, gnostico, seguace, con Basilide, di Marcione, in Alessandria – e la successiva fondazione di una propria dottrina settaria /haeresis: Bardesane fu stimato famoso in Mesopotamia, che, prima come seguace, poi come confutatore di Valentino, fondò una nuova setta.

 *Bene, professore, mi spiego, quindi, i nomina di parthico o di persiano o di aramaico da lei già detti nell’articolo, quando parla di lui con suo nipote e dà spiegazione su il regno di Osroene, mesopotamico, e sul nome di persona, sulla sua iniziale adesione allo gnosticismo, dopo la sua formazione cristiana e il suo servitium come diacono, ed infine del suo rifiuto con la confutazione del pensiero gnostico e della fondazione di una propria dottrina. Capisco anche la ragione delle conoscenze geografiche di un osroeno e mesopotamico che fa parte, insieme ad altri abitanti delle regioni circonvicine Parthico-afgano-pakistane, dell‘India citerior. Mi spiego anche il pensiero eretico gnostico sotteso di matrice marcioniana e quello personale di innovatore cristiano, tanto contestato ad Alessandria dai doctores del Didaskaleion (Panteno, Clemente alessandrino e di Origene) e dai vescovi Demetrio, Eracla e Dionisios).

Quindi, tutto chiaro? Possiamo passare al II enunciato, che è semplice.

 *Nel suo articolo lei dialoga con Mattia e spiega la singolare eresia di Bardesane, che risente principalmente dell’impostazione gnostica e della filosofia neoplatonica di Ammonio Sacca, ma ha anche venature stoico-aristoteliche nel suo sincretismo.

Marco, ho mostrato a mio nipote la sostanziale sincresi di Bardesane che ha una concezione christiana, emanazionistica, umana, trinitaria ed unitaria connessa col platonismo e stoicismo, tipica dei maestri scettico-cinici, che inveiscono nelle diatribe l’avversario, come rileviamo nel secondo enunciato che è un giudizio geronimiano sul piano dell’espressione retorica e quindi sullo stile e su quello dei contenuti, in una manifestazione della poetica di Bardesane, che è valutato nel suo ingenium, con due aggettivi (che sono complementi predicativi del soggetto) ardens et vehemens in disputatione, come capacità espressive emotive, indicanti focosità sentimentale ed irruenza dialogica

 *Professore, mi sembra che lei valuti Girolamo e il suo giudizio secondo parametri più francesi che italiani, propri della sua formazione strutturalistica. 

Certamente risento del sistema gnoseologico francese di linguisti che traducono ingenium esprit con sottensione di génie et talent, mentre traducono ardens e vehemens rispettivamente con ardent unito a brulant in quanto appassionatamente bruciante ed impetueux/irrefrenabile trascinatore – dal latino veho, is, proprio del registro cinico .

 *Forse per questo, professore, lei, trattando del vangelo di Giovanni con Mattia, sembra considerare Bardesane per lo stile, per l’impostazione gnostica, scrittore stesso dell‘incipit giovanneo evangelico (in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il verbo/Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος) che deriva da bereshit biblico di Genesi, in cui si parla di creazione e del verbum-logos, divino, creatore del tutto – di quanto fu fatto – essendo lui vita e luce per gli uomini, anche se la luce, che brilla, non fu, comunque, compresa dalle tenebre/οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν. πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων· καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν!

Marco, ho solo supposto sulla base di intuizioni personali e di discussioni con amici e studiosi, monaci francesi, che conoscevano bene il siriaco e che meglio di me potevano valutare l’opera di Bardesane, specie grazie a Il libro delle leggi dei paesi (pubblicato da Fr. Nau, Biographie inédite de Bardesane l’astrologue, 1897), in cui lo scrittore cerca di dimostrare che le azioni non sono completamente guidate dal fato, ma anche da combinazioni astronomiche e parla anche dell’India, conosciuta tramite un’ambasceria di saggi diretti, a Roma nel 220, quando l’eretico forse era già malato, quando già Caracalla aveva annesso l’Osroene ed inquadrato gli equites osroeni tra i promoti con gli equites mauri e dalmati, come reparto speciale abilitato a mimetizzarsi e a comparire improvvisamente.

 *Lei, quindi, non ritiene Bardesane siriaco e Giovanni evangelista greco – che non è il Giovanni discepolo prediletto da Gesù!- stessa persona, ma vede solo una stessa visione di davar/verbumlogos/parola divina di un Dio uno e trino, con lo Spirito santo, entità di genere femminile.

Marco, io non ho certezza di niente, ma faccio supposizioni e seguo quanto mi sembra più probabile, senza mai fare reali affermazioni dogmatiche!
Bene. Traduciamo il terzo enunciato, che risulta complesso perché costituito da una proposizione principale e da una subordinata relativa: egli scrisse infinite cose contro quasi tutti gli eretici, che alla sua epoca già avevano pullulato (che cioè avevano cacciato germogli e polloni come una pianta pullulare latino è pulluler francese, secondo gli amici miei traduttori dal siriaco, di cui sembra certa l’esistenza di un suo Vangelo -). 

 *Professore, Girolamo vuole dire che già le eresie sono moltissime come afferma Epifanio che parla di circa 80 eresie, divenute in seguito oltre 400. Quindi posso concludere dicendo che fra le tante figure umane, umano -divine, divine di Christos risulta vincente quella del didaskaleion alessandrino e specificamente di Origene, che la diffonde in Oriente tanto che viene propagata con Panfilo e Eusebio in greco, da diventare dogma a Nicea, in epoca costantiniana, poi viene migliorata in epoca teodosiana dai tre cappadoci (Basilio, Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa) che, dopo attento studio, la dogmatizzano col Concilio di Costantinopoli, per poi consegnarla a Girolamo, che, con la sua traduzione latina la diffonde in Occidente e la cristianizza.

Bravo Marco! Infatti anche il termine traditor vale non traditore (cfr. Denuncia e consegna di Gesù Cristo) ma consegnatore – in quanto viene usato da Girolamo come trado,is tradidi, traditum, tràdere consegnare come vediamo nel IV periodo – che così traduciamo: tra queste c’è quel famosissimo e validissimo libro che consegnò a Marco Antonino e ci sono moltissimi altri libri sulla persecuzione, che i suoi seguaci tradussero dal siriaco in greco.

Quindi, questa è la traduzione esatta del IV periodo complesso, costituito da una prima proposizione principale+ subordinata relativa, congiunta con un’altra proposizione principale + subordinata relativa, in cui Girolamo vuole dire che Bardesane consegna il De fato a Marco Antonino, dopo avere scritto tante altre opere sulla persecuzione di Marco Aurelio e di Commodo.

 *È sicuro che sia Marco Aurelio Antonino, autore di Eis eauton/a se stesso, di cui lei ha scritto molto – cfr. Frontone e gli antonini e Marco Aurelio e la famiglia -?

È certo che Bardesane scrisse molti libri, tra cui 150 salmi, un dialogo con Marcione e Valentino, in quanto è un astronomo, di formazione magia, un filosofo neoplatonico, stoico-aristotelico, un uomo di corte, un aramaico non solo scrittore di il libro delle leggi dei paesi – ogni paese deve avere solo le sue leggi e la sua religione come diceva Cicerone in Pro Flacco! – ma anche un aristocratico parthico combattente contro i romani anche da vecchio, quando inizia un lungo periodo di ostilità verso Roma, che ha fatto l’annessione illegittima dell’Osroene ad opera di Caracalla ed ha arruolato i suoi migliori equites da contrapporre alla cavalleria alemannica. Sono, però, incerto sulla identificazione di M.Antonino, in quanto ritengo più probabile la figura di Marco Aurelio Commodo Antonino, che governa dal 180 al 192, epoca in cui Bardesane è vir maturo rispetto al periodo di Marco Aurelio, che governa da solo dopo il 169 d.C., quando l’Osroeno ha 15 anni e 26 nel 180!

 *Non traduciamo il quinto periodo? È una proposizione interrogativa diretta, che è un periodo ipotetico di I tipo con apodosi al presente indicativo, con nos sottinteso putamus che autorizza una nostra congettura sulla validità scrittoria dell’autore in lingua siriaca, che è tanto grande per quanto grande è la forza discorsiva, unita da un fulgor/lampo divino interpretativo allegorico come quello origeniano o come quello letterale antiocheno? 

Bravo, Marco. Hai tradotto bene la proposizione comparativa di eguaglianza inserita in un periodo ipotetico, in frase interrogativa, con valore di come è la fulgida forza divina (endiadi di vis e fulgor) nell’interpretazione così pensiamo che sia nella propria lingua.

*Professore, ma… pensiamo davvero la stessa cosa su interpretatio e sermo? Il suo codice di emittente (e quello mio di ricevente) è quello di Girolamo? E quello di Bardesane e di Girolamo, cristiani – l’uno eretico ed astronomo, orientale, l’altro ciceroniano traduttore, occidentale – sono veramente appaiati per dire traduzione come sinonimia retoricamente complessa con interpretatio e per dire lingua come sinonimia retoricamente complessa per sermo?

Birbone, chiudi pure tu in forma interrogativa il bios di Bardesane?!