Marco, non conosci la Pimpaccia, una principessa così chiamata dai romani, che la bollano come amante del cognato, come moglie del Papa Innocenzo X (1644-1655) con motivazione: olim pia, nunc impia/una volta pia, ora empia? Una vera foto fa il popolo romano, che muore di fame, con questo detto!. La donna è esemplare per scaltrezza fin da ragazza, lo è da vedova di primo letto, lo è ancora di più quando diventa nobildonna Pamphili, avendo le redini di due fratelli, il marito laico ed il fratello, destinato al papato, sottomessi, ai piedi del suo letto! Lo è ancora di più, infine, alla morte del marito nel 1639 quando è pimpante principessa di S. Martino in Cimino, consigliera speciale del cognato, papa per 11 anni, grazie al potere del figlio, ventiduenne cardinal nipote, Camillo, Nunzio apostolico e capodelegazione ad Aquisgrana nel 1648: Olimpia è onorata sempre fino alla sua morte, avvenuta a 65 anni, nella sua tenuta principesca, anche da papa Alessandro VII, ed è donna fortunata per aver ben sistemato le due figlie, nonostante la delusione del figlio, che rinuncia alla carriera sacerdotale per lo stato secolare, per amore di una donna!.
*La storia di Olimpia è quella di ogni grande vergara, di una popolana intelligente, che sfrutta ogni situazione e che lancia il cappellino dovunque, purché ci sia guadagno! Alla corte di un doge sembra possibile la supremazia di una domina, moglie dogale sulle cortigiane honeste! lei, invece, mi vuole mostrare una domina, papessa, che regna nella corte papale! Ho sempre pensato che a Venezia, non a Roma, possa predominare la domina! Conosco, comunque, poco il Seicento italiano, niente affatto la Storia dei papi del secolo, nepotisti!
Bene. Se hai solo pensieri circa il Seicento, hai bisogno di qualche esempio concreto! Allora è bene che ti parli di Olimpia Pamphili!.
*Mi dica, professore, io l’ascolto volentieri!.
Lei, Olimpia Maidalchini, é la terza femmina di un padre militare, un capitano di Acquapendente – una località del viterbese che deve il suo strano nome al fatto di essere situata nei pressi di numerose cascatelle, che confluiscono nel fiume Paglia ! – a cui è nato anche un figlio maschio, destinato, secondo l’epoca, ad avere integra tutta l’eredità paterna. Olimpia è attenta alle operazioni di suo padre, impegnato militarmente al governo assoluto della famiglia. Appena vede che le sorelle sono costrette a monacarsi, lei, amante della vita secolare, civetta, pur bambina, appena mestruata, con un vicino, ricco ed attempato, di nome Paolo Nini, e gli si concede come vergine e, così, lo impegna col matrimonio!. Morto il marito, quando lei è ventenne, ricca di una buona dote, quella ricavata dall’eredità del defunto consorte, sposa nel 1612 Pamphilio Pamphili, il cui fratello maggiore Giovan Battista, di aspetto non certamente gradevole, è già trentottenne advocatus, facente funzioni notarili, già entrato tra i Gesuiti, destinato ai voti sacerdotali, in quanto, presbitero, laureato in teologia, aspirante a fare carriera ecclesiastica, pur noto per vita licenziosa, comunque, non scandalosa!
*Le regole della Controriforma sono così evase, secondo il sistema italiano che trova alla napoletana sempre il giusto antidoto ad ogni prescrizione legale!
All’epoca ogni nobiluomo romano mira a conciliare il servizio curiale e la riproduzione sociale delle famiglie, vivendo accanto al fratello laico e condividendo, a volte, perfino la stessa moglie!.
* Quindi, non è scandalo per una donna, vivere da Pimpaccia, con due uomini, nobili?
Nessuno a Roma, nel palazzo Pamphili di piazza Navona, nessuno in provincia o a Napoli – dove Giovan Battista traferisce la famiglia al completo già nel 1621, quando è nominato Nunzio del regno napoletano e quando Olimpia già madre di una figlia, ha Camillo, il figlio maschio, desiderato – mette il naso nelle faccende familiari di un alto prelato, specie dopo la nomina a cardinale nel 1629, fatta da Urbano VIII, Barberini! .
*Lei parla del papa, nepotista per eccellenza, che autorizza i nipoti a saccheggiare l’urbe, per cui ancor oggi si dice ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini?!
Certo, Urbano VIII (Vincenzo Rafani – Barberini 1623-1644 ) favorisce scandalosamente tutti i parenti concedendo cariche, benefici, facendo donazioni in denaro, dà a fratelli e nipoti tutto, escluso il Ducato di Urbino, incamerato tra i beni ecclesiastici.
*Ed Olimpia che fa nel corso delle nunziature apostoliche del cognato?
A Napoli, la donna ha una vivace attività sociale, sotto la guida del cognato, e si inserisce nelle “conversationi” (cfr. Nepotismo al femminile: il caso di Olimpia Maidalchini Pamphili. D’Amelia Marina, 2001) delle dame locali, dando prova di una forte personalità, tutta protesa a rafforzare il prestigio della famiglia. Al ritorno del cognato a Roma, donna Olimpia si stabilisce in casa Pamphili dove, nel 1629, ha la terzogenita, Costanza, mentre il cognato seguita la sua carriera ecclesiastica come Nunzio in Spagna (1626-30) ed è per sempre fedele alla politica spagnola, pur mantenendo i piedi tra due staffe, per consiglio della Pimpaccia, a cui il Nunzio, innamorato, da Oviedo, scrive “Senza di te, mi sento come una nave senza timone”.
*Lei parla di un Cardinale, uomo innamorato?
All’epoca si parla di amore platonico, anche se i rapporti sono intimi ! Marco, quando Il cardinale è lontano, Olimpia, temendo l’invadenza dei cardinali filofrancesi, ed anche di Taddeo Barberini, militare nipote di Urbano, astutamente si affianca, a giovani gesuiti, teologi, a Fr. Maria Sforza Pallavicino (1607-1667) ed anche a Giovan Battista Corradi (1600- 1685), tuo compaesano ed elemosiniere papale, forse già Incaricato anche di distribuire le pontificie elemosine alle popolazioni dello Stato della Chiesa.- Infatti si sa che sarà gestore di tale ufficio con ben quattro papi, oltre ad Innocenzo X (Alessandro VII, Clemente IX, e Clemente X e Innocenzo XI) – 
*Professore, io ricordo appena i due che mi sembrano scrittori difensori del diritto canonico tridentino in Storia del concilio di Trento, contro le proposte nuove ed antiecclesiastiche di Pietro Soave Polano, pseudonimo di Paolo Sarpi (1552-1623): la Pimpaccia, trattenuta a Roma dalla gestione della famiglia e dei beni e dall’ educazione delle figlie e del figlio, avviato anche lui alla carriera ecclesiastica dallo zio, fa politica già prima della morte del marito e si unisce, secondo lei, anche al mio compaesano, di cui ho letto, gli Atti del convegno (Comune di Monsampolo del Tronto, 7-8 dicembre 1999).
La donna ha fiuto politico già nel 1639, quando muore Pamphilio e già è vicina alle tesi gesuitiche di Fr. M. Sforza Pallavicino (Cfr. Storia del concilio di Trento a cura di Mario Scotti, Utet, 1968), allora giovane promettente, operante col sostegno di Giambattista Corradi, elemosiniere aiutante sotto Urbano VIII, a favore dei poveri, dei pellegrini, dei malati di una città terrorizzata dalla fame, dal Tevere, dalla peste ricorrente!
*Il suo attivismo politico ora, però, diminuisce nella corte papale, non potendo apparire come donna Pamphili, coniugata, secondo la normativa controriformistica, in una società bigotta!
No. Marco. Olimpia ha rilievo ancora maggiore come vedova, vestita di nero come faccendiera nella corte pontificia, dove primeggia tra le domine per tutto il pontificato di Urbano VIII, ancora di più nell’ultimo quinquennio. La donna ha speranze nel cognato cardinale ed ora anche nel figlio Camillo, ben avviato al cardinalato, nonostante alcune scappatelle del vivace giovanotto, scapestrato, dopo aver sistemato degnamente la primogenita, Maria col matrimonio, contratto nell’ottobre del 1640, con Andrea Giustiniani, l’erede del marchese Vincenzo, – da cui nacque, nel 1641, Olimpiuccia -.
*Cosa accade all’elezione a papa del cognato?
Alla morte di Urbano VIII, il 14 settembre 1644, è eletto papa, col nome di Innocenzo X, suo cognato tra molti contrasti politici. L’elezione del cognato consente alla donna di raggiungere una posizione di assoluta centralità nella vita politica romana, quando, tra l’altro, è nominata principessa di S Martino al Cimino, come feudataria dell’intero territorio, con l’inclusione di Grotte Santo Stefano e Vallebona- dove vive solo d’estate, mentre per tutti gli altri mesi dell’anno è a fianco del papa come segretaria nel palazzo romano Pamphili -.
*ll papa dimostra, in qualche modo, la sua predilezione per la famiglia?
Si, perfino già nel suo primo giorno di pontificato ordina al corteo di deviare per impartire la benedizione alla nipote “Olimpiuccia”, affacciata alle finestre di palazzo Pamphili! La Pimpaccia, per il popolo romano può ottenere tutto, all’epoca, e il papa stesso spesso disse che nessuno poteva immaginare, quanto “potesse havere gran mano la cugnata“!.
*Quindi, Olimpia è una “papessa”, una che fa le veci del papa, avendo potere immenso a corte e certamente gestisce i tempi delle udienze, il calendario delle cerimonie giornaliere papali e anche i ricevimenti con le necessarie pause, per evitare lo stress e l’affaticamento del pontefice!
A te la valutazione dei fatti. Olimpia, pochi giorni dopo l’elezione, il 24 settembre 1644, sembra convincere Innocenzo X a stilare un testamento con cui lega alla cognata tutti i suoi beni personali!. Nei mesi successivi sono celebrate le nozze tra la terzogenita della Maria Costanza e il principe di Piombino, Niccolò Ludovisi, mentre Camillo, unica speranza di discendenza per i Pamphili, è nominato cardinal nipote il 18 novembre 1644. Tutti i parenti, non solo i Pamphili, ma anche i Maidalchini e i generi della donna hanno la loro parte di spoglie papali, grazie all’interessamento di Olimpia che ottiene facilmente le cariche militari tradizionalmente assegnate ai familiari del pontefice regnante!.
*Professore, anche se non conosco la situazione degli anni successivi al papato barberino, so, però, che, nel 1648, c’è la pace di Aquisgrana e con essa la fine della Guerra dei trenta anni (1618-1648) col trionfo della politica della Francia, non certamente gradito da Innocenzo X.
Marco, in politica estera i Pamphili sono filospagnoli e quindi antifrancesi, impegnati a limitare il potere del Cardinal Mazzarino – perfino intenzionato ad occupare il Regno di Napoli !- mentre in quella interna sono intenti a debellare il potere dei barberini e a sostituirlo con loro parenti, e a dare rilievo a Camillo, messo al posto di Taddeo Barberini, comandante militare delle truppe pontificie e controllore di ogni manifestazione popolare, specie a seguito di due carestie e di una inondazione del Tevere, oltre alla recrudescenza della peste che insiste anche sotto Alessandro VII. Innocenzo X, nel corso della giornata è logorato da riunioni, preso nei dibattiti curiali e afflitto da controversie giudiziarie e teologali, sopraffatto, schiantato da richieste popolari di vitto, a causa delle carestie e delle difficoltà di approvvigionamento di granaglie. Perciò si impegna a costituire una depositoria urbana presso il Monte di Pietà, crea brefotrofi in diverse aree urbane, incoraggia nei porti l’agricoltura e si apre alle tecniche industriali tanto da far diventare Civitavecchia porto franco, accogliendo anche navi barbaresche, che commerciano coi cristiani, vendendo anche schiavi!. Purtroppo ogni suo ammodernamento anche per l’abbellimento dei monumenti della città, si infrange di fronte al superiore piano economico di un Richelieu, portato avanti da cardinale Mazzarino in Francia, che, trionfando sugli Asburgo, detiene il primato anche in Italia e perfino a Roma, dove fa interventi ausiliari, caritativi, ben propagandati, oltre che nei paesi baltici, grazie alle connessioni con la corona svedese!.
*Le condizioni delle plebi italiane sono certamente di estrema miseria e portano necessariamente a continui tumulti a Roma e nelle zona marchigiana fermana e lauretana, oltre che a Napoli dove c’è la rivolta di Masaniello (Tommaso Aniello di Amalfi, pescatore, che inizia una guerriglia popolare nel luglio del 1647 per lamentarsi per le imposte dei governanti sugli alimenti di necessario consumo, in contrasti con le politiche economiche della Corona asburgica, in crisi per la Guerra dei trenta anni)!.
Marco, accade che Innocenzo X vuole l’amore del popolo romano e cerca di non lasciarlo mai affamato, per cui decide di far venire dalle Marche il grano favorendo così un’ insurrezione, a Fermo, per la requisizione di grano, di poveri e di affamati, che attaccano il palazzo di giustizia ed uccidono il vicegovernatore, ma sono subito stroncati dall’intervento di truppe che massacrano i rivoltosi, nonostante le implorazioni del clero locale e di una supplica dell’elemosiniere Corradi, che viene promosso, nonostante i toni filopopolari, confessore grazie ad appoggi di cardinali nella Chiesa della Madonna di Loreto col titolo di maestro di teologia e direttore spirituale!.
*Professore, gli interventi ,comunque di Olimpia la Pimpaccia, sono tesi ad alleviare il compito del papa, quando la donna, sempre vigile, lo vede stressato e stanco, volendolo distrarre dai suoi gravosi compiti.
Marco è probabile che lei stabilisca due pause settimanali, di solito nel primo pomeriggio, per tutti gli 11 anni di papato: la principessa lo sottrae ai suoi impegni politici, per qualche ora, relegandolo in una stanza segreta, sorvegliata da guardie, che impediscono l’accesso a tutti i profani, in cui la donna entra con due dame, cortigiane honeste, una, letterata ed una, artista.
*Una stanza segreta con tre donne per il papa? un comportamento non degno di un papa e neppure di un cardinale, moralmente perfetto, come Carlo Borromeo!
Marco hai presente Clinton-Lewinsky, lo scandalo di sesso orale alla Casa bianca?
*Certo. Conosco la storia della stagista Monica Lewinsky che allevia… il lavoro gravoso del Presidente americano, facendo sesso orale? che c’entra con la camera segreta papale?
Marco, le due cortigiane honeste servono per eccitare il papa con la nudità dei corpi, con la recita di poesie e col suono di strumenti musicali e poi… la Pimpaccia fa… fellatio ..distensiva!
*A questo allude Pasquino, quando definisce la principessa impia e pimpaccia! lei mi vuole dire che la corruzione regna ancora in epoca controriformistica e che niente è cambiato, se non il rigore apparente formale legalistico e gesuitico, prescrittivo solo …per gli altri, che non possono avere scheletri negli armadi, essendo cittadini privati o prelati non degni di copertura!
Marco, ora hai capito?!
*Io ho una concezione cristiana evangelica secondo l’etica tradizionale che alona di santità il sacerdote e la sua funzione sacerdotale, quasi fosse un angelo asessuato, impossibilitato sessualmente, come uomo divenuto eunuco per amore del Christos!
Marco, Marco!
*Dunque, professore, riassumo, in politica interna i Pamphili ridimensionano e debellano i Barberini, sostituendosi a loro, volendo l’amore del popolo e cercano di migliorare le condizioni della plebe, pur nel corso di carestie durante le inondazioni del Tevere e la peste, mentre in politica estera cercano di frenare il prepotere francese, affidandosi agli Asburgo e alla Spagna.
Hai detto qualcosa superficialmente ed hai capito il senso delle mie parole circa l’azione della famiglia!. E del papa cosa hai capito?
*Della figura di Innocenzo X mi sembra che si possa dire che è succube della cognata ma, pur essendo un papa nepotista e moralmente chiaccherato, ha un suo rigore morale gesuitico, riformistico, teso a riordinare gli ordini religiosi volendo tendere all’universalismo cattolico!
Sai, quindi, che autorizza penetrazioni missionarie in Africa e in Oriente (Cina e Giappone), e che, migliorando i sistemi di proselitismo, tende a mantenere l’ortodossia fideistica impegnato anche contro Giansenio ( 1585-1638) e i giansenisti e lo stesso centro studi di Port Royal, in una volontà di condannare cinque loro specifiche proposizioni anticattoliche?.
*Certo. Perciò, da quanto mi ha detto, posso supporre che Papa Pamphili è sollecito e vicino alle plebi e al loro destino e che, indicendo il giubileo del 1650 fa opera di caritas christiana vera con operazioni concrete al fine di una migliore accettazione dei pellegrini, che vengono da ogni parte dell’Europa.
Innocenzo X è ricordato per aver migliorato le strade, che portano a Roma, allora infestate da briganti,-rigorosamente catturati e puniti con la morte dai suoi parenti militari – e per aver fatto ripulire la città dotata ora di numerosi bagni, e fontane ed ospizi. Inoltre il papa in ogni quartiere fa costruire case riposo oltre alle case- ristoro già esistenti per l’accoglienza di pellegrini, aiutato dalla principessa che allestisce a proprie spese taverne di classe diverse, per quelli che possono pagare e per gli indigenti, dando comunque soccorso a tutti, specie ai poveri e ai malati.
*Questa operazione richiede lavoro edile e ricerca di lavoratori, operai e muratori oltre a ditte imprenditrici.
Marco, il compito è di Olimpia, che prima contatta le ditte, poi le confraternite- cooperative operaie per il reclutamento delle manovalanze e dei mastri, favorendo le seconde rispetto alle prime, che poi saranno anche inquisite a fine lavoro da revisori contabili, tanto che i Pamphili dovranno versare molti scudi per le cause, perse!. Comunque, l’accoglimento dei pellegrini è buono e l’ opera della principessa è riconosciuta utile a chi viene a Roma in quanto r il papa risulta provvidenziale pater per i 700.000 venuti per il giubileo, che portano in Italia e a Roma e al papa molto denaro, che, però, è dilapidato essendo tanti i beneficiari, che, alla morte del pontefice, piangono perfino miseria, pur se ereditano 2.000.000 di scudi! .
*Come mai il denaro, che proviene dai fedeli, venuti a Roma per ottenere il perdono, scompare dalle casse papali e i pamphili piangono miseria?
Molte sono le cause del dispendio di scudi, che prendono varie vie obbligatorie, a cominciare da quelle legali tra i Phamphili e i costruttori edili: quella di Venezia, impegnata nella guerra di Candia ed aiutata da un esercito pontificio, da pagare mensilmente, insieme ad Austria e Spagna, che contribuiscono e cooperano alle spese militari contro i turchi, in relazione ai contingenti impiegati nel territorio veneto; quella di Francia, dove i cattolici sono sostenuti nella guerra con gli ugonotti dalle finanze papali, ora sotto il controllo di Camillo, non più cardinale, ma militare laico, indisciplinato, nonostante i richiami materni; quella delle periferie romane dove hanno sedi le ricche confraternite francesi e spagnole, vestite lussuosamente e in guerra fra loro, specie nelle feste e nelle processioni che si concludono in banchetti luculliani, tanto da risultare un cancro per i romani, che odiano gli uni e gli altri.
*Professore, siccome parliamo di scudi perché non mi parla del sistema finanziario papale, delle zecche e della varietà delle monete inferiori o superiori allo scudo: io sono curioso e lei mi soddisfa pienamente quando chiedo notizie tecniche!.
Marco, il marchigiano Sisto V nel quarto anno di pontificato conia lo scudo dalla zecca di Montalto Marche, e poi da quella romana ed anconetana ed infine i papi, nel corso dei secoli, coniano da Bologna congiuntamente a quella e di Modena e di s. Marino fino all’anno 1866. Il materiale usato è rame, biglione, argento ed oro, per lo scudo e per la doppia -che vale tre scudi- mentre sono sottomultipli: il baiocco che vale 5 quattrini ed è detto grosso, il carlino che vale 7 +1/2 baiocchi, il giulio e il paolo che rispettivamente valgono 10 baiocchi e il testone che vale 30 baiocchi! Nota bene che lo scudo papale vale poco più di 5 lire rispetto alla lira del Regno d’Italia nel quinquennio 1861-1866!.
*Grazie per avermi parlato dello scudo, di cui mai ho capito niente. Torniamo ora ad Olimpia e agli ultimi due anni di vita,
Marco , la donna, ora odiata dal popolo romano, si ritira nel suo castello di Montecalvello, già restaurato e vive lì, dove ha lasciato qualche traccia del vecchia costruzione longobardica di Desiderio del 772, mantenendo l’assetto medievale dato da messer Alessandro Calvelli,- signore Ghibellino del luogo, vissuto nella prima meta’ del 1200, da cui forse prende il nome del castello oggi divenuto Baldhus, dopo che è stato acquistato da un pittore francese Baldhazar Klossowski de Rola -. Olimpia vive lì fino alla morte indispettita ed incattivata verso il figlio, con scarsa servitù, si ammala di peste, seppure molto dedita a pratiche religiose, a sentir messa, a dire rosari e a pregare mattina e sera, al fine di scongiurare la malattia!.
*Quindi, la papessa, nonostante le preghiere, muore da domina romana che segue la tradizione religiosa, come una normale vecchia!
Marco, un anno prima di morire – la morte la coglie il 27 settembre 1657!-, sembra che sia onorata dal papa successore del cognato, Alessandro VII, che invia un’ambasceria per aver consigli sul Giubileo straordinario, indetto il 21 luglio 1656, per invocare il soccorso divino sul mondo intero, ora di nuovo soggetto ad ondate di peste!.

Busto di Donna Olimpia Maidalchini, la papessa

Palazzo Pamphili Montecalvello, ora palazzo Baldhus
*Dopo la morte di Olimpia, so che il mio compaesano fa costruire un Ospedale a Monsampolo nel 1659 e vi pone accanto anche una Biblioteca aristotelica, per un’assistenza ai poveri, ai bisognosi e ai malati, da una parte, ma anche per fare un tentativo di acculturare la plebe con l’aiuto dei preti locali, dei prevosti.
Conosci il termine prevosto?
*Si. Ma non ne so l’esatto significato poiché non ne conosco la radice!
Marco, siamo in un’epoca barocca quando predomina un’impostazione cristiana stoico -platonico- aristotelica, secondo i canoni controriformistici di catechesi del cardinale Roberto Bellarmino, basata sull‘oratoria sacra del movere e docere (cfr. Mario Bendiscioli, I conflitti giurisdizionali tra Carlo Borromeo e le autorità pubbliche, in Storia di Milano, vol. X, Fondazione Treccani degli Alfieri, Milano 1957.ibidem, Penetrazione protestante e repressione controriformistica in Lombardia all’epoca di Carlo e Federico Borromeo, in Festgabe Y. Lortz, I, Baden-Baden 1958) e si usa il termine prevosto per indicare persona sacra, preposta al comando da praepositus (praepono,is, praeposui, praepositum, praepònere) nei monasteri come abate e in uffici pubblici in Francia come dignitario con funzioni direttive, specie nell’amministrazione della giustizia.
*Grazie, professore.

Nella prefazione di Dottrina Cristiana, Roberto Bellarmino scrive che i laici- secolari sono quasi geniti infantes!
Certo, il tuo compaesano, ancora beato anticipa di secoli l’opera di un altro ancora beato don Alberone ( cfr. don Alberione in www.angelofilipponi.com ) ed è unico a voler indicare un orientamento, seppure secondo il catechismo controriformistico. Il beato Corradi meriterebbe una trattazione molto dettagliata e puntuale come memoria di un grande gesuita, non ancora santificato dalla chiesa, un degno uomo di Monsampolo, un paese piccolo -conteso all’epoca tra le diocesi di Ascoli Piceno e quella di Teramo, dopo la costituzione della Diocesi di Montalto Marche, ad opera di Sisto V – stranamente colto rispetto alla ruralità degli altri comuni piceni, popolato da uomini critici, diversamente abili ed impegnati in consorterie, confraternite e cooperative, in una solidarietà senza invidie, molto simili a quelli di Ripatransone, città dominata, però, dai preti, prevosti diocesani e dalle famiglie nobili paesane!.
*Professore, spero tanto che lei prenda in considerazione di fare un vero lavoro sulla tipicità del paese e sul valore del beato, in altra sede e in altro momento.
Marco, non posso promettere, ma, se campo qualche altro anno, saprò forse riordinare il materiale che ho su La Via Salaria e la via Lauretana (Cfr. G. Alvarucci, Loreto,1998); sulla vita socio economica marchigiana ( cfr. J Delumeau, Vie économique et sociale de Rome dans la seconde moitié du siècle XVI, Paris 1959); su Corradi stesso (cfr. F.A Sallustii, Saggio dell’istoria della vita del servo di Dio D., G. B. Corradi, Roma 1706); sugli istituti di carità (cfr. C.L. Morichini, Istituti di carità per l’assistenza e per l’educazione dei poveri e dei prigionieri in Roma, Roma 1870); su donne sedotte ed abbandonate (cfr. A Palombarini, Madri illegittime ed esposti nelle Marche di età moderna Ancona 1993;, o sulle carestie (cfr. O. Angeletti, la più grande carestia 1591, Fabriano 1923); e sulle cortigiane honeste (cfr. Pietro Aretino Ragionamenti, Einaudi, 1992), su Fermo e il suo Ospedale di S. Maria dell’Umiltà 1696 (cfr, T,Tomassini, La città di Fermo nella toponomastica, Fermo, 1960)!