Io non conosco verità assolute e sono umile di fronte alla mia ignoranza: in ciò sono la mia ricompensa e il mio onore!
Kahlil Gibran
*Professore, cosa davvero avvenne ad Antiochia, capitale della provincia di Siria, nell’estate del 44 d.C.?
Sembra, Marco, che lì, per la prima volta i discepoli del Christos si chiamarono christianoi – Atti degli apostoli 11,26 -.
*Si tratta, professore, della formazione di un ‘ecclesia, dove ci sono circoncisi, giudei, e non circoncisi, gentili, sui cui è calato lo Spirito Santo – Ibidem, 10,47 ! – E’ un fatto successivo all’episodio di Pietro a Cesarea Marittima e alle accuse dei giudei a Pietro, che si difende – ha accolto gentili, pur essendo un aramaico! – dicendo: se, dunque, Dio ha concesso loro il medesimo dono, che ha concesso a noi, che abbiamo creduto nel signore Gesù Cristo, io, chi ero, da potermi opporre a Dio -Ibidem 11,17-?
Si. Marco, in nome di Christos si sono riuniti giudei (aramaici ed ellenisti, circoncisi ) e gentili /ethnikoi non circoncisi.
*Quindi, professore, sorge una nuova comunità che ha il suo fulcro nel battesimo di fuoco dello Spirito santo – Cfr. Lettera I ai Corinzi e Lettera ai Galati – opposto a quello dei naziroi gerosolomitani aramaici, basato sul battesimo di acqua di Giovanni, rimasti puri e a quello della tradizione aramaica dei Mandei, stabilitisi già in Parthia o in Perside? Professore, pochi anni dopo la creduta morte di Gesù, oltre a quella gerosolomitana aramaica pura, sorge, dunque, un’altra comunità, mista, greca, che riunisce giudei ellenisti e gentili, accomunati ora dal battesimo di Gesù, non da quello di Giovanni, ritenuto umano, perché ad opera di acqua, ma divino, in quanto ad opera di fuoco, come afferma Paolo nelle sue lettere?!
Marco, sembra che sia così!. Ora si parla di una riunione/ecclesia antiochena nuova, mista – otto anni dopo la crocifissione gerosolomitana del signore/kurios Gesù Cristo, rievocata poi successivamente dopo oltre cinquanta anni, da Luca, un medico, considerato scrittore del Vangelo e degli Atti degli apostoli-.
*E’ possibile dire, professore, che si tratta di una nuova chiesa, sorta dopo la morte di Erode Agrippa I a Gerusalemme e dopo la costituzione di un nuova provincia in Iudaea ad opera di Romani, che nominano Cuspio Fado prefetto (44-46), sotto cui sembra avvenire l’episodio contestato di Teuda – Ant giud. XIX, 360-366- in cui è chiara l’azione del re, con la sua opposizione a Vibio Marso, punito, comunque, coi soldati di Cesarea, che avevano disonorato la memoria del re, grande elettore di Claudio imperatore (cfr. Ant Giud. XX, 1.14), che ribadì quanto ordinato già da Lucio Vitelio, che aveva accolto la richiesta di gestione giudaica della stola sacerdotale, concedendo l’onore al fratello del monarca morto, Erode di Calcide e, alla sua morte nel 48, al nipote Erode Agrippa II?
Penso di si. L’ebraismo aramaico è così accontentato nel suo nazionalismo sacerdotale per onore al defunto Erode Agrippa I, mentre viene limitato l’espansionismo commerciale ebraico e con esso il proselitismo religioso, essendo favorita la pars trapezitaria ed emporistica della concorrenza latino-greca. Marco, nel 44, il sorgere di christianoi in Antiochia, in un momento di arresto della supremazia emporistica ebraica- anche se ancora predominante in ogni parte dell’impero – suona condanna di ogni manifestazione egemonica e risulta denuncia sottesa alla memoria di un Messia, crocifisso dai romani, che è considerata una rivolta ideologica, connessa con la discesa dello Spirito santo, a seguito del ventilato pericolo di soppressione della stirpe giudaico -aramaica gerosolomitana! Il governatore di Siria non guarda con piacere la manifestazione memoriale di una cellula ebraica, desiderosa di diffondere il keerugma evangelico in nome di un Messia crocifisso dai romani a Gerusalemme, reo di un crimen di lesa maestà, proprio quando è iniziata la pacificazione generale religiosa voluta da Claudio! Ogni popolo sia libero nel servirsi della propria threskeia/religione, e nessuno osi parlare nazionalisticamente del proprio credo, vantandosi della propria verità religiosa!. Ad ogni popolo il suo Dio! così aveva decretato l’imperatore! Dunque, non piace all’amministrazione antiochena la predicazione del nuovo messaggio circa il battesimo di fuoco, che sembra ancora più nazionalistico del battesimo di Giovanni sul fiume Giordano, simile a quello mandaico, che risultava una fucina Aramaica di patrioti contrari all’universalismo romano, uomini integralisti, votati al martirio per l’integrità della fede!.
*Professore, questo Gesù/ Iesous paolino, un ebreo ellenizzato, non ha niente (o poco) a vedere col Messia, vero ebreo aramaico? Il Gesù/Iesous, Christos, di Paolo, Kurios, è una figura di ellenizzato, il cui pensiero poi latinizzato, conformemente a Lettera ai romani, – Rom.3,28 credo per fidem sine operibus legis – che leggo nel libro del suo amico Mauro Pesce, che è in linea ( mi sembra !) con quella di Guy Stroumsa ed altri, non è un vero giudeo, in quanto non presenta gli aspetti tipici di un aramaico o di un mandaico, uomini alimentati dalla musar, sdegnosi della paideia?
Tu, Marco, parli di questa conclusione di Mauro Pesce – con cui ho una corrispondenza di mail, amichevoli, propria di due vecchi, che trattano di covid e che si informano del reciproco stato di salute-?!Per quanto riguarda l’impatto con Rom. 3,28, i pensatori e uomini di cultura, che hanno sentito il bisogno di pensare un tipo nuovo di persona, in cui la libertà del singolo sia fondata sulla dignità della scelta individuale, della coscienza individuale, della libertà individuale e di un’organizzazione statale rispettosa di queste libertà, si sono trovati nella necessità di criticare a fondo la concezione paolina, dal punto di vista della possibilità dell’uomo di compiere la legge, dal punto di vista della natura della legge, dal punto di vista del rapporto del pensiero di Paolo con quello di Gesù. Si tratta anche di determinare quale rapporto quella dottrina possa avere con la legittimazione di un ceto o comunque di un’autorità che – nelle chiese – controlli sia l’esecuzione della legge, sia la fede, sia i contenuti di ambedue. In questo processo di revisione, tutte le categorie direttamente o indirettamente connesse con il rapporto tra opere della legge e fede in Cristo, devono essere sottoposte a riesame: peccato, giustificazione, redenzione, ma anche legge (legge naturale, legge ebraica, legge ebraica morale, legge ebraica cerimoniale, universalità o meno della legge ebraica) ed anche la distinzione tra ebrei e non-ebrei. Un risultato finale di questo processo non c’è!. Il processo di riesame critico mediante l’esegesi non è ancora finito!. Un comportamento morale corretto è possibile senza alcun intervento della grazia divina? Esiste un rapporto necessario tra atto morale e legge o basta l’obbedienza alla coscienza interiore, quantunque erronea? Di fronte alla domanda se il pensiero illuministico sia una creazione di carattere universale o, semplicemente, un momento dialettico interno al sistema culturale cristiano, non so dare una risposta e forse la mia stessa domanda è errata, superficiale ed inutile. Credo tuttavia che il tentativo di creazione di un sistema categoriale indipendente dalle Scritture ebraico-cristiane sia iniziato, ma tutt’altro che terminato. Sembra che le grandi categorie culturali ebraico-cristiane continuino a determinare il nostro modo di pensare anche se l’empirismo della scienza e della tecnica, e i modi di vita di grande quantità di persone (siano questi modi di vita connessi con la diffusione di una cultura tecnico-scientifica o no) sembrano usciti da qualche tempo dalla cultura cristiana. La situazione attuale più dinamica nelle scienze umane è quella rappresentata dalla storia comparata delle religioni e delle culture, una storia comparata che però anch’essa nasce alla fine del XVII secolo…..?
*Si, professore. Questa revisione…è una strana confessione !
Marco, non tirare conclusioni anche tu, senza aver compreso il tutto! gli studiosi del cristianesimo dicono che un risultato finale di questo processo non c’è!. Il processo di riesame critico mediante l’esegesi non è ancora finito!. Tu, amico mio, devi prendere atto di quanto giustamente dicono e credono!. Sappi che essi credono, però, così, sulla base di una lettura latina occidentale di un testo paolino, incerto, e come messaggio e come datazione e come scrittura! Infatti nessuno oggi può dire in coscienza che si tratta certamente di una Lettera di Paolo ad una comunità di giudei e di christianoi, romani, numericamente inconsistenti, in mezzo ad oltre un milione di pagani, in epoca neroniana!?
*E’ impossibile la datazione della Lettera ai romani! Neanche si può attribuirla con certezza a Paolo, civis tarsense, legato per famiglia con i fratellastri Rufus di Roma e con gli erodiani, discendenti di Fasael, primogenito di Antipatro!
Questa lettera la si data in questo modo, perché in Atti 20,2 – scritti probabilmente dopo il 94 d.C.- si parla di un Paolo che parte per Gerusalemme, con la colletta fatta in Macedonia e in Acaia, avendo già il disegno teologico e storico della redenzione, consapevole che la legge mosaica sia esaurita con le sue norme e le sue opere, in quanto sostituita dalla fede nel Christos venuto, in una giustificazione generale e in una conciliazione katholikh/universale!. Quindi, sembra che la lettera sia stata scritta prima del 50 d.C., dopo che Paolo ha fatto la colletta in Acaia e in Macedonia!. E’ possibile che in così breve tempo, dopo pochi anni dalla morte di JEHOSHUA, maran aramaico, messia, sia stato elaborato un tale progetto quando ancora non esistono i vangeli in greco – cfr. Commento ai vangeli in www.angelofilipponi.com ?
*Non è più probabile, professore, che tale disegno sia di una scuola, come quella di Clemente e di Origene in Alessandria, del secolo successivo, dopo qualche ventennio a seguito dell’annientamento della radice aramaica di Shimon Bar kokba, dopo il ridimensionamento del giudaismo ellenistico mediterraneo, ora ricollegato con le forme cristiane antiochene – impegnate nel recupero del messia aramaico risorto ed asceso al cielo, centrale nella formulazione divina dell’ uios-logos, e di uno Pneuma di Dio Pater, in senso trinitario – insieme a christianoi efesini, uniformati al pensiero visionario ed apocalittico di Giovanni, discepolo di Cristo e a quello di Giustino, palestinese? Secondo me, Mauro Pesce e i professori universitari con le loro formulazioni rimangono su una logica esegetica ebraica, farisaica, poi divenuta tipica espressione di una revisione protestantica, su di un piano di predilezione paterna divina per un figlio, a seguito di una scelta agostiniana (Expositio quarundam propositionum ex epistula ad Romanos, 13) antipelagiana, geronomiana, della tradizione latina, anche se si parla di revisione e di inizio di tentativo di creare un sistema categoriale indipendente dalle scritture, in una coscienza dell’ebraicità di Gesù, indistinta, comunque, nella figura umana aramaica da quella divina, successiva, ellenistica!
A mio parere, Marco, la via è un’altra: dobbiamo aprire gli occhi e vedere se esiste davvero, senza parlare genericamente e generalmente, e procedere specificamente, metodologicamente, dopo avere ricostruito testo, cotesto e contesto, esaminato storicamente e geograficamente in determinate reali situazioni, quella della costituzione di un didaskaleion alessandrino, in epoca antonina, utilizzato, poi, per la predicazione della khreestotees cristiana nel terzo secolo ed, infine, sfruttato sotto Costantino e specie sotto Teodosio con i padri cappadoci. Allora, forse, la lettera pseudopaolina potrebbe evidenziare col disegno libertario individuale una legge mosaica esaurita nelle sue norme ed opere, a causa delle venuta del Messia Jehoshua, Aramaico, assimilato alla figura di Iesous morto, risorto ed asceso al cielo, in una fusione confusa/sugkrisis-sugkhusis di malkuth e di basileia, di Regno aramaico con Regno ellenistico, di musar e di paideia, sulla base della lettura di Origene, che rileva la sublimità formale paolina!
*Forse, così, professore, si comprende lo stupore di Erasmo da Rotterdam che parla di ossimoro- ordo confusus, romano paolino, prima di rassegnarsi nella lettura idealistica religiosa, conscio di essere sulla linea stessa letterale di Teodoro di Mopsuestia e di Giovanni Crisostomo! Allora forse si comprende il giudizio di Lutero che considera la lettera paolina il vangelo più puro per una teologia dogmatica- considerato il suo pecca fortiter, crede fortius-!
Marco, stai mostrando un Gesù christianos, non un Gesù aramaico, quello che noi conosciamo, seppure a frammenti, tramite i 41 papiri e i 4 codici onciali del lII-IV secolo!-
Io, da vecchio studioso, senza titoli, – conscio di sapermi tenere lontano dalla lettura alessandrina e da quella bizantina- ritengo che si tratta, invece, di un problema di testo e quindi di rifiuto del textus receptus e della necessità di un’altra lettura, neutra, tra codice sinaitico e il codice vaticanus! So che così appaio un vecchio-bambino, libero, comunque, di pensiero, ma purtroppo uomo, ottuso nella ricerca laica, del tipo di Samuel Prideaux Tregelles!
Chi è ? professore, Non ne so niente!
E’ un lettore biblico (1813-1875) ritenuto ortodosso! E’ uomo che, pur debilitato da varie vicissitudini, rimane impegnato, nel suo credo, come un monaco, in senso cattolico, interessato solo al successo della Chiesa! Marco, comunque- al di là di quanto dica Tregelles – mi sembra utile, concludere, col commento di Ambrosiaster circa La lettera ai romani, 5,14 sg: chi non può valersi di una propria autorità per prevalere, adultera il dettato della legge per affermare la propria interpretazione, quasi fosse il dettato della legge, tanto da fare apparire una prescrizione non della ragione ma dell’autorità… Per me bisogna meditare a lungo, sulla frase finale riassuntiva: molto è stato cambiato al fine di riferirlo e portarlo al pensiero umano, così che le lettere contengano ciò che pare all’uomo! Io invece, giudico vero ciò che segue la ragione, la tradizione e l’autorità!
Il mio io, caro Marco, invece, potrebbe essere proprio di chi sa solo di aver lavorato, facendo storia cristiana, dopo lunghi anni spesi, senza guadagno, per distinguere le varie forme di giudaismo, e per capire i due regni tra loro, la musar e la paideia, dopo periodi, dedicati alla traduzione delle fonti, cosciente di essere uomo che, non avendo certezza di niente, è anche pronto all’ ascolto, come discepolo, di un altro, che può essere avanti nello …studio, desideroso dell’amicizia altrui! .
*Professore, io la seguo nel suo pensiero di un Gesù vero ebreo, diverso da quello paolino cristiano, fusosi poi con quello alessandrino del II e III secolo d. C., poi latinizzato, e distinguo il battesimo sul Giordano con acqua da quello con fuoco, proprio degli pneumatici e dei mandei. Per gli altri cristiani i due battesimi sono la stessa cosa, come se non esistesse la divisione tra i seguaci di Apollo e quelli di Paolo, Aquila e Priscilla, come se gli aramaici e i mandei non fossero rimasti fedeli al loro battesimo, gli uni fino alla sconfitta di Shimon bar Kokba e i secondi fino ad oggi! A mio parere, professore, i nostri interlocutori credono perché lettori latini che conoscono, in superficie, la storia dei Mandei, un popolo che venera ancora come Dio lo stesso Giovanni il Battista, che battezzò con acqua il nostro Gesù, il giudeo di galilea, aramaico, poi messia del suo popolo, crocifisso dai romani!
Mi sembra che tu conosci bene i Mandei, oggi stanziati in Iraq e in Iran, credenti in Giovanni Battista, che, nel periodo di Caligola e di Claudio, accolgono i giudei aramaici dispersi dai romani e li nascondono in una loro comunità ad Harran e in altre in Perea, convinti di avere lo stesso ed unico principio di luce e di doversi opporre al maligno, come il tentatore, principio del male, signore delle tenebre! – Parlai di loro, una volta, con Mario Pincherle, un uomo di grande intelligenza e preparazione, inascoltato come me, dai dotti professori universitari- e perfino da Costanzo – tanti anni fa, nella sua villa, a Palombina ! – Nel III secolo d.C., essi si allineano al pensiero di Mani (216-277 ), pur conservando il battesimo di Giovanni e il suo culto divino!.
*Professore, lei ci ha parlato di un Gesù non morto e di una successiva esistenza per altri circa 25 anni, vissuta forse in incognito tra i mandei, che, col fratello Iakobos e gli altri aramaici, non possono accettare il battesimo di fuoco del Paraclito, perché come eletti e puri attendono il lento e graduale processo di smaterializzazione e di progressiva spiritualizzazione, che avviene nel corso della storia, non miracolosamente, ma con il proprio retto agire, inteso a migliorare se stessi e gli altri, che sono solo popolo, che crede ed ascolta la parola messianica.
Marco, tu vuoi sapere se, in epoca di Claudio – che, proprio nel 44 d.C., ha smantellato il sistema religioso dei druidi, cancellando la loro reazione al culto divino imperiale augusteo, con la conquista della Britannia ed annullando anche la pretesa religiosa elettiva aramaica, con l’editto agli alessandrini! – i mandei e i rifugiati aramaici accettano il pensiero paolino di morte e di resurrezione del Christos e la discesa del Paraclito? Vuoi sapere questo?. Bene. Ti rispondo a cuore aperto. Non credo che quelli che poi saranno manichei, possono accettare la predicazione del cristianesimo paolino, ma certamente rilevano la via della spiritualità e della purezza pneumatica, sciolta, però, dalla discesa del Pneuma Agion, la cui azione è già tra loro come purificazione personale, tipica del loro corso di vita ascetica, per come ce lo descrive Agostino – che fu manicheo-!
*Allora, professore, come si spiega la conversione di Apollo ad opera di Aquila e Priscilla ad Efeso, che, come Paolo, credono ad un battesimo di fuoco e mostrano la differenza da quello di acqua, giovanneo, tanto caro a Jehoshua – cfr. Atti degli apostoli, 18,26-?
Marco, per Luca, scrittore di Atti, opera scritta almeno cinquanta anni dopo la costituzione dell’ ekklesia antiochena, è ormai una norma christiana il battesimo come manifestazione del Paraclito.
*Professore, è prova di quanto dice il fatto che la sede di Efeso risulta non sicura per Luca perché i due coniugi, artigiani, sono costretti a tornare a Corinto, a seguito dei tafferugli efesini ad opera dell’argentiere Dionigi ed altri artisti che vivevano col commercio di statue e di immagini. Luca, che scrive agli inizi dell’epoca antonina, conosce l’accaduto e la stessa distruzione del Tempio gerosolomitano e la nuova situazione efesina postdomizianea!
Marco, già Aquila e Priscilla erano stati cacciati da Roma da un editto di Claudio tra i 49 e 50, quindi, i due, vivendo un momento di persecuzione proprio perché facevano proselitismo, vietato dall’imperatore, e si fermavano in località, dove operavano come sconosciuti (Corinto e, poi, Efeso) rimanendovi anche nel periodo del quinquennio felice 54/59 neroniano, – in cui il decreto sul proselitismo sembra meno vincolante, rispetto al rigore iniziale imposto della legge -.
*Professore, se Jehoshua non era morto ed ancora viveva, come avrebbe potuto considerare il cambio di battesimo, ad opera di christianoi?
Su un dato storico incerto – attualmente quasi improponibile data la mancanza di prove reali, come quello della non morte e non resurrezione di Gesù – tu chiedi come un aramaico, educato secondo legge e battezzato secondo il rito giovanneo, in un momento di stasis rivoluzionaria e di condivisione della ricchezza templare tra suo fratello Jakobos e il governatore giudaico, possa pensare dei christianoi – quelli che hanno tramutato, nel suo nome grecizzato, il suo regno terreno in uno celeste, secondo il muthos ellenistico, quelli che, credendo nella sua resurrezione e risveglio dai morti, lo hanno divinizzato e creato una religione! – quando Porcio Festo, inviato da Nerone, trova la Giudea in rivolta e i ribelli, che incendiano e saccheggiano i villaggi di quelli che pagano regolarmente le tasse ai romani (cfr. Ant. Giud.,XX,185) in un quadro, in cui sono chiari i prodromi di guerra!? Gesù aramaico, aramaicamente, non può non essere tra i rivoltosi, contro Roma, e neanche non può non considerare farneticanti le letture mitiche cristiane, opposte a quelle divine, monarchiane, di un solo Dio! Ritengo che permanga in lui l’odio per i romani che hanno fatto l’eccidio di Alessandria alla morte di Drusilla, sorella di Caligola divinizzata come Panthea, che sia indignato e pianga come Filone, per l’ordine caligoliano di profanazione del Tempio a causa della collocazione del colosso imperiale nel Debir e di deportazione di tutti i giudei in caso di rivolta, che abbia gioito barbaricamente per la morte del turannos, voluta dall‘ira di Dio e forse abbia accettato inizialmente il regno di Claudio e il suo editto, la nuova amministrazione dei governatori romani, compromessi col fratello Jakobos, che, dati i suoi meriti di condivisione delle entrate del Tempio e considerata la sua giustizia, garantisce uno stato pacifico civile in Gerusalemme con gli esseni, che condividono il potere sacerdotale insieme con i sadducei, autorizzando il regolare flusso dei fedeli adiabeni e mesopotamici, parthici oltre a quelli romanizzati del bacino del Mediterraneo ed asiatici e siriaci, alla città santa, e i consueti annuali sacrifici, specie pasquali, fonte comune di ricchezza e per il sacerdozio e per Roma!. Il messia, ora in incognito, rimane un battezzato da Giovanni, che vive lontano dal banditori del messaggio paolino, eretico per un vero ebreo, che riconosce l’albero dai frutti e che fa opere, a dimostrazione di una scelta sublime, mosaica, non pneumatica!
E’ la normale linea degli aramaici della Chiesa di Gerusalemme che resta incontaminata e pura, secondo Eusebio, fino alla galuth adrianea e che poi è rifondata secondo i criteri non della musar, ma della paideia greca!
*Per lei, quindi, professore, la comunità, di cui si parla in Atti degli apostoli (4,31-37 e 5,1-10) circa la mirabilie unione di christianoi, è aramaica, non cristiana romano-ellenistica, modificata in forma ecclesiale in Efeso, Antiochia, Alessandria, solo dopo la fine del giudaismo aramaico?
Marco, i christianoi non hanno una svolta decisiva dopo la distruzione del Tempio, ma dopo l’impresa di Shimon bar Kokba, quando cominciano ad attirare sempre più i giudei ellenistici,- dai quali, comunque, inizialmente si sono già separati – e li accettano per le preghiere comuni ancora al sabato, estese anche alla domenica/ hmera kuriakh, convincendoli con l‘eleos, inteso aramaicamente come tzedaqah, invitandoli anche alla frazione del pane (Atti 2,41-47).
*Professore, dobbiamo, dunque, chiarirci che uno è il percorso aramaico ed uno quello christianos!
Marco, attualmente, in relazione alle fonti, a noi tramandate, tutto è confuso: non si è mai certi di niente e le distinzioni stesse, anche da noi fatte, non possono definirsi esatte. Il cristianesimo primitivo è un fenomeno impossibile da decifrare, in quanto è una matassa ingarbugliatissima, inestricabile, una poltiglia informe, bollente in un calderone, dove sono state messe a cucinare dal tempo miriadi di culture non più identificabili, nemmeno per sapore sapienziale, perché componenti che si sono fuse e confuse nella cottura secolare dal fuoco temporale: tutto (il mondo sumerico -accadico, quello assiro-babilonese, medo- persiano, ellenico – macedone, giudaico, latino e romano -ellenistico) è christianos, un groviglio culturale misterioso, destinato a rimanere un enigma impenetrabile! La riduzione ad una sola religio, quella catholika, ha complicato ulteriormente il mistero col Concilio di Nicea, prima, con Costantino e, poi, con quello di Costantinopoli con Teodosio, data la volontà imperiale occidentale di dare un unico credo cristiano all’impero pagano romano, con un solo imperator ed un solo pontifex maximus, e di riunire in sé il profano e il sacro, il corpo e l’anima, il tempo e l’eterno!
*Che bravo Costantino, il figlio di Elena, la donna illegittima di Costanzo Cloro, tredicesimo apostolo, vivente, sovrano e sacerdote di un Dio Sebaoth/ signore degli eserciti, nikeths!
Certo il cesaropapismo costantiniano – che ha come emblema la Nuova Roma / Costantinopoli – e la riunificazione dei tanti credi cristiani, nonostante l’opposizione di Ario – poi vincitrice per quasi un cinquantennio – sono fondamentali per una pacificazione generale religiosa dell’impero romano, definitivamente voluta da Teodosio, che autorizza, comunque, con la sua divisione finale in Impero romano di Occidente, affidato al figlio Onorio e in quello di Oriente ad Arcadio, il travaso culturale, sulla base del comune diritto latino, con la latinizzazione del fenomeno cristiano, nato ellenistico, seppure da una radice aramaico-giudaica!
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