Abbiamo avuto Il Risorgimento noi ascolani e noi marchigiani (papalini) e tutto il Meridione d’Italia (borbonico)?
No.
Noi, popolani, oltre il 96%, non avevamo alcun peso politico, perché analfabeti (cfr. A.Filipponi, L’altra lingua l’altra storia , Demian, Teramo 1995): contavano solo i liberali (nobili, borghesi, clero).
Siamo stati massa da sottomettere, da massacrare, da far lavorare dall’alba al tramonto, lasciata analfabeta, lasciata vivere in promiscuità dentro covili come bestie, senza alcuna identità. tanto che all’inizio del Novecento si cominciò a parlare di Guerra sola igiene del mondo.
Insomma gli intellettuali (specie i futuristi) pensavano che ci voleva la guerra per far piazza pulita degli operai che scioperavano e dei contadini che si lamentavano: sentivano il bisogno di diradare e di sfoltire un po’ la massa! Il Risorgimento (Cfr. Inno di Mameli in www.angelofilipponi.com ) non è stato una libera scelta popolare con atti di eroismo, ma una repressione feroce, disumana da parte di liberali locali (lombardi, toscani, papalini, meridionali ecc.) propugnatori degli ideali di indipendenza e di libertà che, con l’aiuto delle truppe sabaude, delegittimano il potere di Sovrani legittimi (secondo la Santa alleanza) che governano su parti della nostra Italia, a favore dell’unico riconosciuto re d’Italia, Vittorio Emanuele II, in nome di un ‘idea astratta di Nazione Unitaria
Siamo stati conquistati a forza noi papalini, popolari, che amavamo preti e monache e frati, analfabeti, che odiavamo i padroni liberali e garibaldini, che facevano l’Unità d’Italia.
Noi popolari, dialettali, morti di fame, artigiani e contadini, siamo stati conquistati a forza e piemontesizzati, mentre parteggiavamo per i briganti che combattevano con i papalini e con i Borboni contro le milizie sabaude che parlavano francese, non italiano.
I giovani piceni ed abruzzesi, nati nel ’41, preferivano andare sulla Montagna dei Fiori a fare il brigante piuttosto che fare il servizio militare.
Noi piceni, esentati dal servizio militare da secoli (lo facevano al posto nostro gli Svizzeri), venivamo reclutati da briganti, che erano l’orgoglio dei popolani, che parlavano la stessa lingua ed avevano gli stessi ideali, che erano quelli di una cieca fede cattolica che prometteva un Paradiso per chi sapeva vivere con pazienza una esistenza di stenti e di soprusi, senza lamenti.
Noi siamo stati conquistati a forza dal generale Ferdinando Pinelli (1810-1865)
Le gesta di Pinelli furono tanto crudeli che ancora mia nonna diceva negli anni cinquanta a noi nipoti quando facevamo i cattivi chiame Pnell p te che ie nu Pnell/ chiamo Pinelli per te, che sei un Pinelli!.
Furono uccisi preti e frati, cacciate monache dai loro conventi che furono sequestrati e messi all’asta con i beni, acquistati dai liberali (cioè borghesi e nobili ascolani-Luciani, Sgariglia, Desgrilli, Alvitreti ecc.) come applicazione delle Leggi Siccardiane (abolizione del foro ecclesiastico, del diritto di asilo, e della manomorta ) e della legge Rattazzi (abolizione di tutti gli ordini religiosi -tra i quali agostiniani, carmelitani, certosini, cistercensi, cappuccini, domenicani, benedettini ecc. – perché privi di utilità sociale, anche se si dedicavano apparentemente “alla predicazione, all’educazione, o all’assistenza degli infermi”, con esproprio di tutti i conventi, con sfratto immediato degli uomini e donne addette).
Pinelli applicava la legge militare e puniva specie i prelati, rei di avvertire i briganti con il suono delle campane: furono trucidati in questa azione selvaggia donne e bambini, seviziate e violentate bambine, figlie di briganti, e distrutti interi paesi nell’ entroterra montano ascolano, nel corso di 2 anni -1861/3-, in cui i piemontesi riuscirono a stroncare il fenomeno brigantesco.
I piemontesi, comunque, spesso subivano insuccessi e scacchi e perfino sconfitte, come quella sul Vallone (dove oggi è la seggiovia e l’albergo Remigio I), dove i briganti portarono via anche i viveri e le pentole dell’esercito italiano.
I briganti sapevano sfruttare bene la conoscenza dei luoghi e colpivano a momento opportuno i soldati piemontesi, che non conoscevano i luoghi e il clima: a febbraio e a marzo si passava da cielo stellato ad una nebbia improvvisa e a burrasche di neve.
Inoltre i briganti avevano la protezione e la copertura dai montanari e rifugi sicuri: la Grotta di S Angelo a Ripe di Civitella (Teramo) li accoglieva dopo le sortite.
Con la stessa ferocia di Pinelli, altri comandanti piemontesi fecero decimazioni a Pontelandolfo ed altre località (Benevento).
Il 14 agosto 1861, essendo stati uccisi 1 ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri, in una imboscata fatta dai briganti, guidati da Cosimo Giordano, il comandante di un battaglione di bersaglieri, Pier Eleonoro Negri, massacrò quasi 400 inermi contadini, dopo aver incendiato il paese, e dopo che erano state stuprate ed assassinate le donne.
L’Italia era già stata proclamata unita ( 17 Febbraio del 1861)!
Pinelli nel Piceno condannava a morte chiunque che “con parole o con danaro o con altri mezzi avesse eccitato i villici ad insorgere, nonché a coloro che con parole od atti insultassero lo stemma dei Savoia, il ritratto del re o la bandiera nazionale “…..
Egli fece un bando, tipico dei liberali anticlericali (Noi li annienteremo, schiacceremo il sacerdotale vampiro che colle sozze labbra succhia da secoli il sangue della madre nostra, purificheremo col ferro e col fuoco le regioni infettate dall’immonda sua bava!) per eccitare i soldati al combattimento contro i difensori di Civitella del Tronto, che combattevano con forza e non si arrendevano, nonostante le notizie della fine della guerra e della sconfitta dei Borboni.
Il bando fu propagandato in tutta Europa come esempio di ferocia piemontese e come testo giacobino, tanto che la monarchia sabauda allontanò Pinelli dal Piceno e lo sostituì col generale Luigi Mezzacapo, che portò a termine l’impresa.
Qualche giorno dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia, la rocca di Civitella comandata da Maggiore Luigi Ascione, sostituito dai Borboni con il Capitano Giuseppe Giovane, nominato colonnello, si arrese, per fame il 20 Marzo del 1861 (cfr. Mastrejà, e.book Narcissus 2011) : il comandante, coi suoi 110 soldati superstiti, ebbe l’onore delle armi a piazza dell’Arengo in Ascoli.
Nonostante questo, quasi tutti, eccettuati i feriti gravi, furono inviati in prigione a Savona e a Fenestrelle da dove non tornarono più.
Invece il generale Ferdinando Pinelli, l’anno dopo, nel febbraio, fu premiato con la seguente motivazione :”Per i soddisfacenti risultati ottenuti col suo coraggio e per l’instancabile sua operosità nella persecuzione del brigantaggio nelle provincie napoletane nel 1861″.
Noi ascolani e piceni, dunque, siamo stati conquistati dai Piemontesi mediante un’azione militare secondo gli storici locali ascolani, (Ascoli 1861-63).