בתולה/betulah non è עלמה/almah di Isaia 7:14

Isaia (7, 14) tratta di almah/עלמה, dicendo: ecco la giovane donna concepisce e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele.
Non c’è traccia nel testo di vergine/בתולה/betulah!
Questo posso dire con certezza! La cultura aramaica/Musar, allora vigente, distingue davar/il termine di Betulah/Vergine dal termine di almah/giovane donna, come ben afferma il profeta dell’ottavo secolo (765-700 a.C.)!

*Professore, con questo cosa mi vuole dire? Il problema della verginità di Maria, l’abbiamo sempre rinviato ed abbiamo dato solo vaghe notizie! Perché ora, da vecchio, lo vuole risolvere per noi cattolici (che non dobbiamo né pensare né credere …ma lavorare) e per noi christianoi europei (che non abbiamo più una nostra identità religiosa e che abbiamo perso definitivamente il diritto di supremazia politica ed economico-sociale, avendo rinunciato alla nostra pretesa di essere l’élite militare, mondiale, bianca, colonizzatrice)!

Marco, vorrei fare solo un’appendice esplicativa per una migliore comprensione di Dina, בתולה/betulah, figlia di Gacobbe e di Lia, violentata da Sichem/Sechem, e mostrare la sua tradizione sumero-accadica e caldeo-Aramaica, di bambina venuta col padre da Harran/Turchia odierna, fino a Sichem/aramaica Sicar, poi Flavia Neapolis, oggi Naplus (Cisgiordania), città di 150.000 abitanti, a circa 60 km, a nord di Gerusalemme e a 70 da Betlemme, dopo un viaggio di mesi, se non di anni, vissuta sotto tende, disposte accanto al gregge paterno, forse intorno al 1500 a.C. (cfr. E. F. Campbell-J. F. Ross, The Excavations of Shekem and the Biblical Tradition, in Biblical Archaeologist, XXVI 1963, pp. 2-34)!

 

Mappa di localizzazione: Stato di Palestina
Cartina della Palestina (Cisgiordania e Striscia di Gaza, Trattato di Oslo 1993)

 

Le mappe della pace - Shari Motro - Internazionale
Giudea e Samaria

 

Sito archeologico di Tell Balata-Nablus

 

*Si tratta di Naplus, antica Samaria, Sebaste erodiana, città importante, araba dal VII secolo, dello Stato Palestinese, posta tra il monte Ebal e il Garizim, biblicamente ricca di memorie storiche, come il pozzo di Giacobbe, ricordata anche da Giovanni evangelista (4, 1.42)? Cfr. Gesù e la samaritana al pozzo.

Si. Oggi, è anche città universitaria palestinese, ancora occupata, dagli Israeliani dal 1967, che hanno poste colonie nel territorio con postazioni militari, intenzionati ad una definitiva annessione! 

*Professore, lei mi vuol dire qualcosa sulla Musar aramaica – la cultura di un popolo nomade e di un clan, errante dalla Caldea ad Harran e poi da Harran a Sichem, di uomini hapyru, di lingua aramaica, vaganti alla ricerca di pascoli, necessari per la sopravvivenza, in zone desertiche, e della condizione secolare della donna, assoggettata per il piacere dell’uomo, dopo la fase iniziale del matriarcato della Grande madre, durata millenni?! Lei vuole dirmi della figura della donna serpente, di una creatura che striscia, tipica del deserto e pericolosa per le pecore e per gli uomini, creatura assimilata ad uno Spenta mainyu, negativo, vicino ad Ahriman, principio del male, opposto a Haura Mazda, al principio del bene e ai suoi Spenta angelici positivi (cfr. IV capitolo di L’eterno e il regno, Angelo Filipponi, KDP, 2023 e Ciro di Persia, traduzione del libro XI di Antichità Giudaiche, KDP, 2023).

Marco, si tratta della cultura di una popolazione pastorale che, avendo una tradizione mesopotamica secolare, già intorno al 1500 a.C., basata su due principi contrastanti, quello del Bene e quello del Male, quello della Luce e quello delle Tenebre coi loro spenta demoniaco-angelici, vive una sua vita pratica quotidiana, regolata dalla concezione solare -lunare. La donna, creatura asservita all’uomo, è satanica, figlia di satàn. Uno spenta mainyu/spirito santo negativo, che però, producendo piacere sessuale, cucinando cibi raccolti, e concedendosi attivamente nel buio della notte, è fondamentale come madre di figli, pur se serpente, che striscia, secondo la concezione tribale aramaica patriarcale, antimatriarcale! Nel sistema nomade, in ambienti desertici, la tenda stessa è segno dell’unità del clan familiare, di difficile armonia durante il giorno per l’arroganza del maschio e per la necessaria completa sottomissione della femmina, secondo leggi naturali: la cultura pastorale nomade, comunque, pur dominata dalla presenza diabolica della donna, notturna, tende a non mostrarla agli altri, a recluderla come proprio possesso, a nascondere il fuoco, la luce, la passione, legandola alla tradizione, vincolandola coi doveri di sottomissione anche se madre, in quanto creatura di Satàn!

*Quindi, bisogna capire Satàn e comprenderlo quando non ancora non esiste Mosè e la sua torah, ma solo una cultura noachica, collegata ai tre Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe? Urge conoscere Satanas biblico dei Settanta e Diabolos cristiano!?

Marco, שָׂטָן, Satàn, di origene sumerico accadico, è esattamente un Angra mainyu, un comandante dei demoni/ daeva di Ahriman, Principio del Male-Tenebre, oppositore di Haura Mazdza, principio del bene-luce, visto come serpente che striscia e che come donna può dominare la tenda, in quanto satanas ellenistico nell’oikos divenuto nell’immaginario cristiano orientale diabolos, colui che calunnia, che crea disarmonia, seminando zizzania tra i maschi!

*Da qui la concezione del diabolus (avversario del Cristus, Via, veritas, vita) incarnatosi ed assimilatosi alla donna, creatura diabolica, che si insinua, che dà piacere con le sue sessuali prestazioni, e che, facendo giochi nel cuore della notte, dopo aver mantenuto, con strategie, vergine il suo corpo, fa figli legittimi, col matrimonio?!

Marco, non so se si può dire così, ma nella lunga tradizione giudaica ci sono stadi diversi, influenze maggiori o minori nel corso della storia, nel dominio degli Assiro-babilonesi, dei medo-persiani, dei macedoni, dei romani, in epoca romana e in quella romano ellenistica orientale e poi romano- cristiano occidentale!

*Professore è chiara, però, la provenienza di Satana e della donna satanica dalla tradizione zoroastriana, di derivazione sumerico accadica assiro-babilonese!

Bene Marco! Hai ragione! Sappi, dunque, che si tratta di satàn, un angra mainyu, entità malvagia e distruttrice, guida di una schiera di angeli/daeva malvagi, contrapposti al Dio unico, Haura Mazda che viene assistito dai suoi spiriti santi, il cui capo è Spenta Mainyu e da altri 6 angeli. Lui è Phoosphoros/luciferus, che, essendo angelo, è caduto nel corso di un guerra celeste e divenuto, come entità malvagia, guida di una schiera di demoni, angeli malvagi, che sono schierati come nemici in ogni azione umana contro il Dio unico ebraico/Yhwh, ma sono vinti grazie ai suoi 7 angeli della luce e a Michael, loro condottiero – cfr. San Michele arcangelo.

*Professore, in questa generale operazione, lei mi vuole introdurre un altro suo lavoro, con un paradigma operativo sulla migrazione ebraica e, quindi, sulla donna e sulla verginità della Madonna, che è un processo cristiano, durato oltre tre secoli, in epoca romana, dopo la fine della cultura aramaica con la distruzione di Gerusalemme e la fondazione di Colonia Aelia Capitolina, per fare un paradigma operativo su Dina, al fine di mostrare la mentalità aramaico- ebraica rimasta, incontaminata per secoli in senso di maternità, non di verginità, fino ai Maccabei e agli Asmonei e agli Erodiani e al periodo della nascita di Gesù Barnasha, Messia-Christos, da lei esaminato in Jehoshua o Iesous? Maroni, 2002, nei sei libri su Giulio Erode il Filelleno, dopo la traduzione di Antichità giudaiche, XIV, XV, XVI, XVII, KDP, 2023, con titolo Vita di Erode il Grande?

Certo. Questo è il mio scopo – che comprende poi il pensiero della vergine immacolata, moglie del falegname Giuseppe, davidico, vecchio padre putativo per i cristiani, attivo anche nel sistema culturale medievale e in quello italico occidentale postgeronimiano -! Io, bambino, avevo visto per anni, fino al 1960, nei paesi dell’Italia centrale e meridionale, nonne e madri appiccare lenzuoli bianchi con macchie di sangue sul balcone, come prova testimoniale dell’avvenuta deflorazione dell’imene femminile, attestante l’illibatezza e purezza della donna conservate fino al matrimonio! Per me era invece segno di una vita sessuale vissuta in senso orale ed anale, secondo i criteri ebraico – cattolici della verginità, dopo la consueta spiegazione di mia madre e di mia nonna, capita solo da adulto, in relazione all’educazione ricevuta dei due promessi sposi (puberi l’una e l’altro!), connessa alla maternità secondo Musar, non secondo Paideia), e alle prescrizioni mosaiche sessuali (Onanismo e levirato!). Ricordo perfino uno schiaffo, ricevuto da mia figlia, 40 anni fa, a pranzo, e tanti suoi pianti poi per scusarsi del suo stupido emotivo gesto in difesa di un’amica vergine, rimasta incinta – da me, laico-agnostico, assimilata ad un’altra Madonna!

*Professore, ci sono molti esempi nella storia ebraica, su cui spiccano quella arcaica di Dina, una nomade del 1500 a.C., e quella di Esther, di epoca persiana, sotto il regno di Serse (successore di Dario 485-465), fino a quella delle VERGINI erodiane/betuloth, spose, tutte illibate, da quanto ho letto nelle sue traduzioni?!

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Esther, tondo ad affresco di Tita Gori. Chiesa di San Gervasio a Nimis (Wikipedia)


*Io ho letto la sua traduzione del libro XI di Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio, pubblicato con KDP come Ciro di Persia e comprendo perfino i festeggiamenti del Purim ebraico come memoria del decreto di non sterminio dell’etnia, di epoca persiana, inneggiante alla vicenda d’amore di Assuero/Serse e di Esther, la donna ebraica, donna soterica/salvatrice!

Storie diverse! Una cosa è la storia di Esther e Serse e un’altra quella di Cipro nabatea e di Antipatro, quella di Doris idumea ed Erode il grande, quella di Mariamne di Alessandro di Hyrcano ed Erode il grande, quella di Cipro iunior e di Agrippa I il grande, fino a quella di Berenice e Tito! Ogni donna è tipica espressione dalla cultura della sua epoca!

*Professore, non si può, però, nemmeno dire, quindi, che la donna è esemplare espressione del tempo (come Dina, Tamar, Ruth, Betsabea, Jezabel – moglie di Acab (875-872) ed Atalia, loro figlia – come l’asmonea Alessandra I ed Alessandra II, sua figlia Mariamne, compresa la Madonna, vergine madre di Gesù), tupos di una vita muliebre da aramaica, pur nella promiscuità delle Tende ed anche nei palazzi sontuosi, date le precarie regole igieniche e considerate le secolari differenze e diversità di storia, forse è meglio dire esemplare! E lei…come ha fatto ad avere il coraggio di mostrare il tupos mitico ebraico, un archetipo stilizzato e portarlo come exemplum?

Marco, io cerco i fare normali paradigmi per uso scolastico, non tratto affatto di archetipi, dico qualcosa di concreto e realistico sulla vita di coppia matrimoniale, al momento di conoscenza dei rispettivi organi riproduttivi maschili e femminili, dopo il fidanzamento di due ragazzi aramaici, che obbediscono a regole tribali quando i due, lasciati soli, gestivano la propria sessualità durante una convivenza di oltre sei mesi, vigilata! È un modo di capire e far capire realmente secondo referenza precisa a chi, filosoficamente e teologicamente cogita in senso idealistico! Oggi io, vecchio, inorridisco a pensare alla mia nipotina tredicenne, se dovesse essere affidata ad un quindicenne o sedicenne! Ho brividi! Cerco di oscurare la mente e non pensare, volendo non comprendere quello che può fare una ragazzina che vuole essere donna vera ed autentica in relazione al proprio tempo, in una società, dove si compete e si vuole apparire e non essere, dove tutto è spectaculum!

*Professore, anche noi, suoi alunni, ora cinquantenni, padri, di fronte ad una coppia adolescente, come Giuseppe e Maria, immaturi sessualmente e culturalmente, educata barbaricamente dalle donne tribali, che conoscono due regole fondamentali tradizionali (quella di dover dare piacere sessuale all’uomo e quella di non far cadere a terra lo sperma, il seme maschile, per la legge dell’onanismo, che comportava la pena di morte!) siamo stupiti della mentalità arcaica aramaica, legata ancora a prescrizioni noachiche e poi mosaiche, attestanti la superiorità del maschio sulla donna, e sconcertati e perplessi, davanti alla vecchia precettistica vigente ancora, di stampo giudaico aramaico. Ed oggi, io, padre di una ragazzina -donnina, sono perplesso di fronte alla proposta di educazione sessuale nelle scuole! 

Marco, Il governo Meloni, di destra, fascista, berlusconiano, fa proposta di legge sull‘educazione sessuale in termini eufemistici, secondo il sistema trionfalistico, enfatici?

*A lei giudicare. Riporto passi: Il ministero… è convinto che fino ad oggi ci siano state solo bugie pietose: e perciò vuole dare contenuto alle 33 ore di educazione civica… avendo previsto che questi temi debbano caratterizzare anche gli insegnamenti disciplinari.

Qual è la novità meloniana?

*Eccola! In relazione alle risposte avute dal questionario inviato agli Istituti superiori risulterebbe che il 90% delle scuole ha attivato corsi di educazione alle relazioni e al rispetto, nella stragrande maggioranza curricolari. Secondo i docenti, nel 70% dei casi si è avuto un miglioramento nel comportamento dei giovani…

 Si tratta solo di un miglioramento troppo generico, in cui nessun dirigente ha idee concrete attuative su una funzionale base per il proprio Istituto! 

* No, no, professore. Il testo afferma invece che noi abbiamo già iniziato a fare passi in quanto – si rilevi il noi maiestatico sotteso! -. Abbiamo anche incaricato Indire di avviare una formazione ad hoc per i docenti, stanziando oltre 3 milioni di euro… Abbiamo reperito altri 13 milioni di euro per le attività in classe con gli studenti. Si conclude, affermando: Sono risorse che prima non erano mai state destinate per queste finalità. Inoltre l’educazione al rispetto, alle relazioni e all’empatia è prevista ora pure nei nuovi «programmi scolastici», anzi …è la prima volta che lo si prevede obbligatoriamente.

Sembra, comunque, un manifesto non eufemistico e non enfatico: noi di solito, come cristiani condizionati da caritas, tendiamo a servirci dell’eufemismo e aumentiamo aggiungendo qualcosina ai fatti operando sugli attori più che sulla vicenda e per evitare ad esempio di dire morte, intesa come porta per il paradiso, indichiamo morto, nel corso di un funerale, a sollievo per i parenti, dicendo che è persona passata a migliore vita

*No. Nel testo sono composti, quasi funzionali! infatti si precisa e si motiva la necessità della educazione sessuale in quanto oggi non c’è controllo familiare ed esiste libero accesso ai telefonini e alla scoperta del sesso tramite internet, nella convinzione che i femminicidi non si combattono con l’educazione sessuale, ben sapendo che l’educazione sessuale si fa da decenni nei Paesi del Nord Europa (che, però, nel mondo occidentale sono in cima alla lista per femminicidi e violenze sessuali, con tassi di molto superiori all’Italia) …L’educazione sessuale è importante per una corretta conoscenza del corpo e della sua evoluzione biologica, per una protezione dai rischi di malattie sessualmente trasmissibili e per una consapevole gestione della sessualità, marcando che …Al riguardo è falso affermare che il ddl sul consenso informato abbia eliminato l’educazione sessuale. Al contrario, il testo precisa proprio: Fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali. Poi, nelle nuove Indicazioni, nel corso di scienze è previsto fra l’altro lo studio delle differenze sessuali fra maschio e femmina, della evoluzione sessuale del corpo, della riproduzione, del concepimento e della procreazione, delle caratteristiche della pubertà, dei rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmesse. Naturalmente, sorta discussione con contrasti tra chi accetta e chi non accetta la proposta, ora, noi genitori dovremmo aver la parola definitiva prima di demandare allo Stato l’educazione sessuale dei figli!

Marco, io, come nonno, mi rifaccio all’articolo 30 della Costituzione che attribuisce l’ordine dell’educazione alla famiglia e in primis ai genitori dei minori che devono, però, dare consenso informato senza generare ulteriore confusione in materia di educazione sessuale quando già non c’è distinzione reale tra la normalità definita maschile e femminile ed altre identità di genere, che non sono né maschili né femminili!

*Noi, genitori, siamo orientati a stabilire, comunque, in generale, di consentire a seconda dei casi e in precisi ambiti e termini, che i nostri figli abbiano possibilità di autonomia per una scientifica Educazione sessuale, controllata, preferibile rispetto ad una libera, computerizzata!

Marco, questa… è storia attuale, connessa col progresso scientifico, con le tecniche nuove computerizzate, con Intelligenza artificiale, coi pericoli incontrollabili di una cultura… non naturale e non umana! Le tribù aramaiche, invece, già da secoli seguivano le loro tradizioni, in cui la donna, soggetta all’uomo, era emblema ed oggetto di piacere, che dava piacere sessuale all’uomo, e che, comunque. pur creata per lui da Dio, aveva precise prescrizioni da seguire a seconda delle regioni, in relazione all’età e alle occasioni, variabili a seconda della religio e dei periodi storici. Infatti, non esistendo una normalità standard di vita sessuale, essendoci grande confusione di davardocsa/opinione, diverse erano le theorie sessuali e tutte erano accette nel paganesimo!

*Quindi, per lei queste sono forme differenti da quelle del cristianesimo e da quelle delle altre confessioni religiose?

Certo. Esse seguivano le tendenze tradizionali ancora nel periodo romano, sotto gli antonini, che, volendo orientare il sistema sessuale, sulla scia dei noeokoroi-aeditui, peggiorarono la situazione sacerdotale, di origine ebraica, influenzante le già numerose sette cristiane – che comunque, accettavano un Christos indefinito nella sua natura umano-divina – anche se la controllavano, pur dando possibilità di espansione ai culti siriaci solari di Emesa, già operativi coi Sampsigeramidi, specie con Gaio Giulio Sampsigeramo e poi con Bassiano, padre di Giulia Domna, moglie dell’imperatore Cesare Lucio Settimio Severo Pertinace Augusto 193/211 d.C.! -.

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Mausoleo di Gaio Giulio Sampsigeramo ad Emesa

 
*Professore, in questa ambiguità ed equivocità religiosa, dopo la vittoria di Aureliano su Zenobia e la sua morte nel 275 d. C., un freno ai culti mistico /misterici e alla proliferazione di nuove divinità, viene dato da Diocleziano, impegnato ad assimilare l’autokratoorimperator col Sol invictus e con la propria divinizzazione in modo da aver la sicurezza almeno coi militari – costretti a giurare fedeltà a Roma e al dio imperatore, da cui avevano un’attestazione di adorazione imperiale con un Libellus (cfr. I sabelliani e i due Dionigi) -, prima di iniziare la persecuzione coi Cristiani, obbligati alla proskunhsis di fronte alla statua del deus et pontifex maximus, in una ripresa estirpatoria della religio illicita m cristiana, praticata da viri che, renitenti alla leva, disertavano davanti al nemico, dichiarandosi cives di una patria celeste ultraterrena?

Questa è la risposta cristiana di soldati martiri come Sebastiano o Nereo ed Achilleo, come il nostro Benedetto, che preferiscono la morte all’obbedienza all’imperatore-dio!

*Professore, ma, poi, con il cristianesimo, reso religio licita da Costantino e Licinio, ed infine religio triunphans con gli editti di Teodosio, inizia un nuovo sistema di educazione sessuale in un quadro riformistico generale e in una nuova concezione della donna stessa secondo una tipologia di vergine madre e di una preferenza della verginità rispetto al matrimonio, divenuta predominante anche a corte a Costantinopoli con Pulcheria, quando anche l’Occidente è christianizzato in lingua latina, dai padri della Chiesa, a seguito della vulgata geronimiana sotto Papa Damaso – che ha preso il titolo con funzioni di Pontefice massimo, abbandonato dall’imperatore Graziano (Girolamo, Ambrogio Agostino) -! E quindi? Cosa diciamo in conclusione, riprendendo l’episodio di Dina e di Sichem?

Marco, io ho sotto lente di ingrandimento ed esame specifico ciò che accade in Genesi nel 1500 a.C. e so cosa ho tradotto e leggo cosa scrive Giuseppe Flavio, che, da sacerdote, commenta, 1600 anni dopo circa!

*Mi dica, allora, e mi faccia capire qualcosa dall‘esempio della storia di Dina e Sichem! 

Noi dobbiamo capire cosa realmente fece Dina, trovandosi con lo stupratore, in una stanza con bagno, dopo la violenza subita, tanto da cambiarlo totalmente, da farlo innamorare follemente e da andare dal padre Comor/Emor, sollecito a chiedere a Giacobbe un capo tribù nomade, a cui è stata concessa la sosta vicino alla città, la mano della figlia bambina, desideroso di fare un trattato coi beduini pecorai per farli stabilizzare col consenso dei suoi amici, anche loro smaniosi di impalmare una vergine ebraica, anche con l’obbligo della circoncisione!

*Cosa fece di tanto speciale la ragazzina da poter ottenere tanto? 

Marco, la ragazza fece ciò che la madre, la nonna e tutte le loro ascendenti avevano fatto, cioè quelle azioni secondo la tradizione del sistema aramaico! 

*Mi dica, professore, il suo reale esatto pensiero, seguendo il testo di Genesi, 34 1-31, nella versione ebraica

Marco, prima rilevo il fatto, ora, nel chiuso di mura (e non di un recinto e di tende), dopo la violenza subita, quando i due sono in condizioni igienico-sanitarie mutate, e poi rilevo una dodicenne che fa quello che sa fare secondo la sua tradizione, rimanendo ligia alla prescrizioni ataviche – non quelle mosaiche ancora inesistenti – cioè di non far perdere mai lo sperma del maschio! Leggiamo, perciò (Ibidem, 3-4) il testo tratto da Bibbia ebraica (a cura di Rav Dario Disegni, Giuntina, Stabilimento Poligrafico Fiorentino, Calenzano, Firenze 2010-5770) Attenzione alle parole tradotte 15 anni fa (quando oggi siamo all’anno ebraico 5785), dopo che Dina fu vista da Scechem, figlio di Camor, principe del paese, rapitore, che giacque con lei e la violentò. Dal testo risulta che il principe subito si affezionò a Dina, figlia di Giacobbe, l’amò, le parlò al cuore! Poi disse a suo padre Comor: prendimi questa fanciulla/hayyaldah hazzot

*Improvviso cambiamento di sentimento, che parte da לֵב/cuore, sede della coscienza e del pensiero – cfr. Oralità e scrittura dei Vangeli -!

 Certo, troppo improvviso! improvvise le azioni di padre e di figlio e di popolo!

*Me lo mostri con le parole Bibliche!

Ecco il discorso di Comor (ibidem, 10): Mio figlio Scechem si è invaghito della vostra figlia, dategliela per moglie! Imparentatevi con noi; dateci le vostre figlie e voi prendete le nostre! venite a stare con noi!, il paese è a vostra disposizione: abitatelo, percorretelo, e acquistatevi possesso! 
Ecco quello di Scechem ai fratelli di lei, alla presenza del loro padre: pur di esservi gradito, vi darò quel che mi chiederete! Imponetemi un premio nuziale più rilevante del dovuto, e molti regali ed io ve li darò nella misura che mi chiederete, ma datemi in moglie la fanciulla!

*Ho capito le parole masoretiche e ora rilevo esattamente la risposta ingannevole dei fratelli, rancorosi per l’affronto del disonore di Dina, niente affatto soddisfatti della proposta riparatrice per la violenza subita ed indifferenti ad una richiesta di pacificazione generale con un legame di reciproca coesione, convivenza, compartecipazione e condivisione dei beni, sulla base di una societas comune!

Infatti, le loro parole sono tipiche di nomadi, di cultura inferiore, succubi della tradizione mesopotamica (Ibidem, 13-17): Non possiamo far questo; (non possiamo) dare ad un uomo che abbia il prepuzio, che è per noi ignominia! Soltanto a questa condizione potremmo consentire con voi, se diveniste come noi, circoncidendo tutti i vostri maschi, daremmo a voi le nostre figlie e noi prenderemmo le vostre, abiteremmo insieme con voi e saremmo un popolo solo! Ma se non consentirete a circoncidervi, prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo!

*Professore, si è di fronte ad un periodo ipotetico irreale, la cui apodosi, al condizionale, sottende una volontà di sterminio non solo di chi ha disonorato la sorella, ma di tutto il popolo eveo, stanziale! 

Marco, Comor e il figlio vogliono formare un solo popolo, facendo sorgere proprio dal peccato un beneficio, dalla violenza su una bambina la non violenza, dall’offesa il riscatto con la fratellanza, in un’accettazione della penitenza della circoncisione dolorosa da adulti. Infatti ecco il loro proclama, fatto in piazza davanti a tutti: questa gente sono (è) in buoni rapporti con noi: possono abitare e percorrere il paese che si estende ampio davanti a loro; noi potremmo prendere per mogli le loro figlie e dare loro le nostre ma essi consentiranno abitare con noi, diventare un solo popolo, se circoncideremo tutti i nostri maschi, come essi sono circoncisi! I loro armenti, i loro beni, tutto il loro bestiame sono a nostra disposizione, ma consentiamo loro sì che rimangano con noi! 
Hai capito?

*Ho capito tutto, anche poi la reazione con strage di re e figlio e popolo eveo, destinato a subire ratto delle donne e vergini, saccheggio della città e del territorio, passaggio dallo stato stanziale a quello nomade, tramite la deportazione fino a Betlemme. Resto sempre incerto e non capisco cosa abbia fatto davvero la bambina Dina di tanto speciale per scambiare la ferocia in amore del principe stanziale e per tramutare l’odio per i nomadi pastori di passaggio in un decreto regio di societas?

Marco, per me il testo ebraico è copia conforme al sistema contrattuale matrimoniale come quello di Nefertite e di Amenofis IV/ Akenaton, di Tell el Amarna – un corpus di 360 tavolette, tra cui quella del mitanno Tushratta a Tiy (cfr. Angelo Filipponi, Vita di Giuseppe, KDP, 2022) -.

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“Lettere di Amarna”, lotto di circa 380 documenti redatti in cuneiforme su tavolette di argilla

 

*Capisco, professore quello che mi vuole dire circa il sistema ebraico aramaico, comparato con quello quasi coevo di Tell el Amarna, rimasto incontaminato nella concezione matriarcale e nella consacrazione del matrimonio con precise prescrizioni, divenute operative nel corso secoli dal periodo di Mosè fino ai davididi e alla divisione in Regno di Israele e di Giuda e fino alla loro caduta sotto gli assiri e sotto i babilonesi, fino a Ciro il grande e al predominio medo-persiano (amore di Assuero ed Esther, simbolo per secoli fino all’epoca romana di una educazione sessuale alla maternità e non alla verginità!).

Attento Marco! Non è facile capire, il passaggio dal culto della maternità aramaica a quello della verginità cristiana, congiunta con la maternità, a seguito di un evento mitico della nascita di un bambino-dio, venuto per la redenzione umana da un peccato originale, concepito miracolosamente da una vergine ad opera dello Spirito Santo all’epoca di Augusto nella pienezza dei tempi, al fine di stabilire, dopo oltre quattro secoli, al concilio di Efeso il dogma della Theotokos/vergine-madre di Dio!

*Quindi, da Dina al concilio di Efeso sono passati oltre 1900 anni, invano, essendo passati secoli solo per formare un mito quello di madre vergine, che è morale tipica di un’aramaica e poi di ebree, tipo Tamar, Esther e Maria, la madre di Gesù, donne soteriche!

 Si Marco. Tutto rimane immutato! L’educazione sessuale aramaica non è una bella morale, positiva, perché copre la voglia di maternità, nascondendo le emozioni sentimentali /cordiales dei puberi, che imparano l’arte della bugia, non facendo la loro opera alla luce del sole, ma facendo nascostamente nelle tenebre, tenendo comportamenti riservati, apparentemente puri e virginei, in effetti, subdoli!

 *È brutta questa cultura di hapyru aramaici, della stirpe di Abramo, Isacco Giacobbe, che predica verginità e purezza anche per maschi, sacerdoti levitici, che non possono eiaculare facendo cadere lo sperma, per maschi e per femmine, convinti che non si debba contaminare il proprio corpo, perdendo il sacro seme! Perciò la bambina Dina fece quello che fece secondo i precetti della sua tradizione piacendo molto all’eveo Scechem!

Marco, l’eveo ha forse ha un’altra morale, quella della sodomia maschile rispetto a quella femminile aramaica cfr. Genesi, 19, 1 e Giudici, 20, ed è preso dal sistema amoroso sessuale della bambina Dina, proprio di una comunità tribale, poi divenuto costume comportamentale di un’ebrea ed infine di una cristiana, disdegnato dai pagani, appreso nel periodo della pubertà, in modo da non incappare nei rigori delle legge e da non essere madri prima del tempo stabilito postmatrimoniale! Ricorda che Dina è sorella germana di Ruben, Simeone, Levi e Giuda, oltre ad Issacar e Zabulon e che i suoi nipoti sono i figli di Giuda, Er e Onan, prototipi di peccatori onanici, puniti da Dio con la morte. anche perché non soggetti al levirato!

 *Mi spieghi meglio il suo pensiero!

Marco, la storia di Er, figlio di Giuda (Genesi 38), primo marito di Tamar è squallida perché il figlio primogenito di Giuda invece di fare figli, lasciando il suo pene col seme stesso entro il corpo della donna, fa cadere la ieculazione a terra, volutamente, non volendo fecondarla! Alla sua morte Giuda ordina al secondogenito Onan, vivente con altra donna, di fecondare Tamar e dare, tramite lei, un figlio ad Er! Questi, stranamente come il fratello, non volendo dare alla cananea (Evea?!) figli per il fratello, fa cadere il seme per terra e Dio lo punisce con la morte. Allora, Giuda che non vuol che il suo terzogenito, prediletto, muoia, non lo dà a Tamar, che si allontana dalla tenda nomade! Succede poi che Giuda rimane vedovo e Tamar con uno stratagemma adesca il patriarca e da lui ha due gemelli Zerac e Perez, e da quest’ultimo inizia la dinastia della stirpe regia davidica, tramite Booz di Racab di Perez, che sposa Ruth. dalla quale nasce Obed, padre di Jesse, padre di Davide! 

*Brutta storia, brutta morale, con uomini hapyru, peggiori delle donne astute e diaboliche

Marco, Marco! Calma, frena la tua emotività e ragiona! Rifletti anche sulla nostra stessa tradizione pastorale marchigiano-abruzzese, ben mostrata da Gabriele D’annunzio in La figlia di Iorio!

La figlia di Iorio, la tragedia in tre atti di D’Annunzio realista e naturalista, descrittore di vicende reali pastorali, viste accadere in paesi come Tocco di Casauria dove un certa Mila, bella donna in carne, fuggiva ed era inseguita fino nella piazza centrale da mietitori, vogliosi, allupati, che la volevano violentare?!

Io vi ricordavo solo le Novelle della Pescara, prima di leggere la tragedia!

*Lei ci fece leggere Terra vergine, Libro delle vergini e S. Pantaleone poi ce le fece commentare per sentire i nostri pareri, formulati da ognuno, prima di farci entrare in merito alla tragedia dannunziana per farci concludere sulla novità e semplicità del racconto, in cui tutto era violenza ma contemporaneamente pacatezza secondo la morale del pastore, dell’uomo primitivo, in una natura immutabile, capace, però di parlare il linguaggio delle passioni elementari...e ci diceva che c’era qualcosa di omerico che si diffondeva su certe scene di dolore e finiva col dirci che per rappresentare una tale tragedia erano necessari attori vergini, rifiutanti la teatralità scenica, pieni di vita raccolta… in quanto tutto era canto e mimica… mentre ora lei ci parla di Dina stuprata rilevandone le azioni intime per mostrarci la sua educazione e formazione sessuale arcaica, alludendo forse a manipolazioni clicoridee fatte dal suo stesso stupratore, che sodomizza lei consenziente, che ne ha anche lei piacere? 

Marco, ancora devo dire il mio pensiero reale sulle azioni concrete, pastorali, di Dina aramaica, educata alla fellatio e al coitus analis e tu salti a sodomia e ad operazioni sul clicoride femminile, anticipandomi! Anni fa, coi tuoi compagni e coi genitori andavi dal preside a lamentarti dello strano professore… ed io poveretto venivo richiamato dalle autorità scolastiche, venivo bollato… come persona che non insegnava secondo i programmi ministeriali!

*Allora io ero ragazzo e i miei compagni anche loro giovani e non la comprendevamo, ma ora, adulto, non rimprovero la franchezza di linguaggio perché so bene che i nostri figli e nipoti hanno a disposizione i telefonini ed hanno accesso a migliaia id immagini pornografiche! Chiarisca, a me, che ora so che per un aramaico l’onore di una donna ha meno valore del dovere sacro dell’ospitalità secondo l’episodio biblico di Lot che, per non far sodomizzare i due angeli concede le sue figlie vergini e mi dica, dunque, quel che fece Dina bambina col suo stupratore nei giorni di prigionia, senza concedersi totalmente di nuovo a lui! Sembra che lei pensi ad un periodo lungo di mesi, prima che i due si conoscano veramente sessualmente e si amino. Davvero passarono tanti giorni e mesi prima dell’affermazione dell‘invaghimento di Sechem e del decreto regio di Comor? 

Certo. Passò molto tempo, in cui i due si conobbero e il re coi suoi consiglieri, dopo varie consultazioni coi vecchi aramaici, nomadi, fece decreto forse approfittando del fatto che parlavano la stessa lingua in quanto Giacobbe era rimasto a Canaan fino a quando Esaù, suo fratello, a causa dell’usurpata primogenitura, non lo perseguitò, e che, ora, lo aveva di nuovo accolto nella zona, dove ancora abitavano i genitori, non più nomadi, ma stanziali!

Dunque, Dina e Sechem si conobbero e convissero come promessi sposi in attesa di matrimonio legittimo e quindi la ragazza si comportò come si comportava un’aramaica in tale situazione: non voleva la penetrazione vaginale, ma faceva fellatio e coitus analis, godendo della masturbazione clicoridea e vaginale, facendo contento il compagno di giochi amorosi!

*Ho capito che l’uomo cominciò a godere di quanto offriva la ragazzina e si affezionò a lei, datrice di piacere maggiore di quello che aveva con la penetrazione dell’ano di altri maschi, tanto da decidere di accettare perfino di circoncidersi e da propagandare agli amici la sua scoperta che il coitus analis in corpore di femmina è preferibile a quello di maschio!

Marco, tutti siamo stati condizionati da questa falsa morale sessuale ebraico- cristiana in quanto la donna per restare vergine, crede di rimanere illibata e pura col soddisfare in altro modo il proprio uomo, ben sapendo del generale disprezzo di chi si concede totalmente, come se fosse pubblica peccatrice! Potrei dire forse che l’eredità prescrittiva ebraica necessaria per la legge del levirato e dell’onanismo ha autorizzato la Chiesa a considerare il sesso maledetto e demoniaco e a condannare la donna figlia del demonio per la sua duplice funzione di dare piacere sessuale e fare figli.

*Lei mi ha fatto capire il condizionamento secolare religioso nella formazione sessuale, inadeguata, di ognuno di noi cristiani! Ora mi esamini il caso di Maria vergine, che convive in una tenda di qainiticostruttori, uomini che si spostano di luogo continuamente, per il lavoro, col suo ragazzino, datogli dal capoclan, Giuseppe figlio di Jakobos, di Mattan 13-14 anni! Se lei mi autorizza potrei tirare io stesso le conclusioni, tenendo presente un clima di guerra antiromana, il periodo finale di Erode il grande, inviso ad Augusto negli ultimi anni di regno – cfr. A. Filipponi, Giudaismo Romano I, eBook, 2012, oltre a Il regno di Antipatro e l’ultimo Erode: Giulio Erode, il filelleno, Libro V, KDP, 2022, intorno all’anno 7 a.C., durante l’anagraphh/la registrazione dei cittadini – considerati dai farisei, una volta censiti, schiavi dei romani -, origine dei tumulti galilaici nella zona di Sephoris cfr. La nascita di Gesù, tratto da Jehoshua o Iesous?, Maroni, 2003.

Se vuoi, sono contento che chiuda tu il paradigma illustrativo su Dina, figlia di Giacobbe e di Lia!

 *Io rilevo prima che probabilmente Giuseppe, puer inesperto, certamente meno scaltro della ragazzina – che fa le sue operazioni secondo la normativa indicata da mamma e nonna, cara a tutte le donne del clan, cercando di non disperdere mai lo sperma maschile e di sopportare il coitus analis con penetrazione graduale e limitata del pene maschile, dando prescrizioni al compagno di giochi erotici di eiaculare dentro con la raccomandazione di fare massima cautela ed attenzione durante l’estrazione, come tutela della propria verginità – preso dai movimenti sessuali femminili e coinvolto troppo nell’orgasmo a causa del suo stesso armeggiare sul bottoncino del clicoride e su tutta la vulva, è maldestro nel ricacciare il suo uccello gocciolante, non subito pulito dalla vergine, ancora estasiata dal rapporto amoroso! Subito i due per evitare schiaffi e rimproveri, consci di aver sbagliato qualcosa, consapevoli del peccato commesso, veniale, perché cosa che poteva capitare a tutti, inventano scuse: la bambina è pronta a mentire e ad inventarsi angeli che annunciano straordinaria nascita, e il bambino subito sogna che tutto è opera di spirito santo secondo l’angelologia sumerico-accadica, assiro- babilonese, medo-persiano. La bambina dice bugia onorata vedendo l’angelo Gabriele, il bambino un daewa, birbone satanico, in un’epoca romano ellenistica, molto più progredita in materia sessuale rispetto a quella aramaica: si è vicino al falso anno O nel DCCLIII ab urbe condita, tra la centonovantanovesima olimpiade e la duecentesima, anno ebraico 3753 forse, quando Maria e Giuseppe puberi, ora sposati, a Betlemme, in epoca erodiana, vedono Jehoshua/IesousIesusGesù detto Christos/Messia, nato in una stalla, tra tripudi di angeli e doni di pastori e… di magi, mentre voci divine cantano allelulia e inneggiano al figlio di Dio! Poi, rilevo, riprendendo l’episodio di Dina biblico, circoscritto al periodo dei Patriarchi e alla loro morale, antivirginea, perciò preciso affermando che in epoca arcaica vale la maternità e non la verginità, che invece è valore cristiano, utile già nel terzo secolo per la divinizzazione dell’eroe aramaico Jehoshua messia, figlio di Dio venuto sulla terra a redimere il mondo col suo sangue umano con la sofferenza del suo corpo, forgiato da una vergine madre, grazie all’opera dello Spirto Santo (cfr. Giorgio Sincello e I sabelliani e i due Dionigi) divenuto problema nello scontro coi monofisiti, bisognoso di soluzione: il concilio di Efeso sancisce il dogma della Theotokos nel 431, secondo la volontà di Pulcheria vergine sposa di Maurizio imperatore, coppia senza figli! Dire christokos o dire theotokos è ora un busillis perché tutti devono riconoscere che Maria è Christokos e madre di Dio/Theotokos, anche se vi sono altri che riconoscono la donna madre del Christos, ma non di Dio!

Bravo Marco! Io non aggiungo niente. Posso dirti grazie per aver fatto questa coerente conclusione con questo unitario paradigma, non certamente facile per la retorica dei tre cappadoci, che hanno speso migliaia di termini sulla verginità e maternità di Maria, meglio definita poi da Teofilo e Cirillo di Alessandria, per essere maestri dei Padri occidentali, anche loro abili retori nel commentare i fatti – cfr. Epistula XLVII ad Desiderium, di Girolamo e Il “Verbum-auriga” in De virginitate di Ambrogio e nel “Fedro” di Platone -.