Il francescano Girolamo de Ascoli (1227-1292)

Non conosci Girolamo de Maxio/Masci, nobile de Lixano/Lisciano, zona di confine tra Patrimonium Sancti Petri et Pauli e Regno di Napoli, passata agli Angioini dopo la battaglia di Benevento e la morte di Manfredi, divenuto frate francescano tanto noto nel Piceno che nel 1272 a 45 anni, già a Perugia magister Theologiae dello studium di Perugia insieme a Currado di Ascoli, suo compagno nel convento di San Lorenzo in Carpineto/Sancti Laurentii de Carpeneta, è inviato a Parigi?

*S. Lorenzo di Carpineto sul colle san Marco, la grotta del Beato Corrado?

Si, sul colle S. Marco, c’erano benedettini ed anche sulla Montagna dei Fiori, nella zona teramana di Valle Castellana e in quella di Civitella sorgevano conventi benedettini, dapprima come rifugi di eremiti, isolati, dopo la caduta dell’Impero romano di Occidente, del 476 d.C., grazie a S Benedetto da Norcia e alla sua regola, come quello di San Lorenzo de Carpineta nella grotta del beato Currado, divenuto poi possesso farfense, o come l’eremo di Sant’Angelo in Volturino che si trova sul versante ovest della Montagna dei Fiori a 1430 metri a Ripe di Civitella – divenuto, dopo la presa della rocca di Civitella ad opera di Piemontesi, alla fine di marzo del 1861, rifugio dei briganti che combattevano con disertori napoletani contro Il Generale Pinelli, cfr. Ferdinando Pinelli – o come quello dell’abbazia di Montesanto di Civitella, destinati a trasformazioni dopo che Francesco d’Assisi venne in Ascoli nel 1215, quando molti benedettini, divenuti seguaci del santo, furono chiamati bizzochi, specie dopo la sconfitta degli svevi e la morte di Manfredi!
Fra Gerolamo Masci, un bizzoco francescano, focolarino fervido di amore, come poi forse anche Cecco d’Ascoli, Francesco Stabili, fa carriera tanto che Bonaventura di Bagnoregio, all’epoca impegnato a riscrivere la vita di Francesco, lo invia in Slavonia/Illirico e Dalmazia come provincialis minister con incarichi segreti da parte di papa Gregorio X (1272 – 1276) per risolvere le questioni circa la riunione della chiesa ortodossa con quella cattolica, riforma del clero e proposta di Crociata prima del concilio di Lione del 1274, con l’imperatore Michele VIII Paleologo, e poi, dopo la morte di Bonaventura, come minister generalis dell’ordine francescano, eletto da Innocenzo V a discutere di questioni teologiche liturgiche con Giovanni XI Bekkos, patriarca costantinopolitano, scortato da Carlo d’Angiò fino a Brindisi (cfr. La Verna, Il Mito di Francesco e A. Filipponi, Il Mito di Roma e di Augusto in Monarchia di Dante, KDP, 2023).

*Professore, conosco questo periodo come un tempo travagliato per i papi che si sono trasferiti a Viterbo o zone vicine – cfr. Abulafia e Dante – e so che ci sono guerre di religione, anche se si cerca la pace specie con l’ascesa al trono con elezione papale di Alfonso X re di Leon e Castiglia, quando il frate ascolano è nominato nominato patriarca dei latini e cardinale da papa Niccolò III Orsini ed infine cardinale di Palestrina, da Martino IV.

Marco, conosci bene questo periodo in cui, morto misteriosamente Onorio IV, c’è vacantia papae?

*So qualcosa su un mandato al cardinale ascolano!

Marco, bisogna dire che nel periodo di elezione papale il cardinale Masci sembra aver potere da parte degli altri colleghi, convenuti a Viterbo per il conclave, compreso quello di accogliere il monaco mongolo Arghun e lo stesso patriarca Bekkos e di stipulare un’alleanza christiana per arginare l’ascesa dei Mamelucchi, che avanzano in territorio asiatico.

*Professore, la vacantia è lunga e i viterbesi stanchi dopo quasi sei mesi di rinvii nell’elezione papale, esasperati chiudono a chiave l’edificio in cui i cardinali superstiti, sfuggiti a pesti, malattie e contagi – sono solo sette cardinali coi loro segretari, tutti filoangioini – decidono di eleggere Papa Niccolò IV il cardinale Masci, che, da politico navigato, rifiuta a lungo!

Marco, so che fra Girolamo è deciso a non accettare anche perché impegnato a sedare li contrasti tra francescani spirituali e francescani conventuali, oltre che a condannare le “proposizioni eretiche” riformistiche di Olivi e, perciò, rifiuta, non volendo aver impegni politici, ma, poi, forse su suggerimento di Carlo di Angiò II e di Sancia sua moglie, accetta la nomina del giorno 15 febbraio, presentandosi al popolo il giorno 22 del 1288.

*Professore, è il primo papa francescano, quindi, desideroso di pacificare il suo ordine e il mondo intero, quello occidentale e quello orientale, come politico di vera pietas, dedito solo al bene di Santa Romana, Apostolica Chiesa e non ai propri familiari interessi come i papi Orsini e Caetani, essendo lui di Lixano frate bizzoco di San Lorenzo, intenzionato comunque, ad imporre il suo dictatus secondo i principi gregoriani in quanto florensis di Gioacchino da Fiore, amicus di Pietro da Morrone cfr. Filone e Gregorio VII www.angelofilipponi.com, impegnato nella guerra contro i Mamelucchi.

undefined
Eremo Abazia di Santo Spirito (Roccamorice)


*Chi sono?

Sono uomini ex schiavi dei califfi abbasidi, divenuti militari fidati, quasi come guardie del corpo, simili ai pretoriani, che ben guidati avevano abbattuto i vari regimi islamici locali in Egitto, in Siria e perfino quelli ottomani. Quindi sotto il pontificato, pur breve di Niccolò IV (1288-92) risultano inarrestabili e turbano non solo l’equilibrio della Chiesa occidentale ma anche quello della Terrasanta!

Il papa, certo dell’appoggio militare degli angioini, opera bene politicamente anche in Italia, in un tentativo di pacificazione generale servendosi di collaboratori, come l’amico Berardo Berardi da Cagli, da lui eletto cardinale di Palestrina che, comunque, ha l’ordine drastico di sradicare, distruggere, dissipare, disperdere, edificare e piantare e fare qualsiasi cosa ad honorem Dei et ecclesiae prosperum statum, specie dopo l’incoronazione di Carlo II d’Angiò a Rieti, quando già ha al suo servizio il bizzoco focolarino, già laureato in Artibus, Chico de Asculo, oltre alle famiglie potenti romane dei Colonna col cardinale Pietro e degli Orsini col cardinale Benedetto Caetani, poi Bonifacio VIII, tanto da potersi imporre anche ai signori ghibellini ascolani, i Guiderocchi, costretti ad inchinarsi e a cedere i castelli di Montecalvo e Colloto, che sono al confine.

*Si conosce il suo pensiero dal suo Epistolario?

Certo. Ti indico qualche testo, da me letto per una personale ricerca – cfr. Les Registres de Nicolas IV, a cura di E. Langlois, Parigi, 1886-1993; R. Neumann, Die Colonna und ihre Politik von der Zeit Nikolaus IV. bis zum Abzuge Ludwigs des Bayers aus Rom (1288-1328), Langensalza, 1916; A. Mercati, Frammento di un registro di Nicolò IV, in Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, XLVI (1931), pp. 109-128; Dictionnaire de théologie catholique, XI, 1, Parigi, 1931, s.v., coll. 536-54.

*Dalle sue lettere e dalla bolla  Supra montem del 1289 , viene fuori il suo animo e, quindi, un preciso disegno con le linee essenziali del suo pontificato, forse contraddittorio in quanto la sua azione diverge dalla parola in un mondo in cui  è necessario preparare la guerra, se si vuole la pace?

Marco, grandissima è la sua premura per la Terrasanta in quanto il papa ha coscienza di non essere adeguatamente seguito dai principi cristiani, che con diverse motivazioni si eclissano e tanto meno dalle avide repubbliche marinare di Pisa, Genova e Venezia, pur se pagate profumatamente per i trasporti. Doloroso è per il papa dover ricorrere anche a sovrani cinesi, tartari o perfino ai monarchi dell’Armenia e del Marocco per potere formare una forza militare antimamelucca, nonostante il sicuro apporto degli ordini cavallereschi riuniti secondo il subdolo consiglio di Carlo II d’Angiò, pressato da Filippo il Bello. Da papa,  Niccolò IV, comunque,  cerca di curare il  male sistemico della  guerra con uno strumento giuridico  grazie all’istituzione del Terzo Ordine, pur conoscendo  il “clima bellico” così pervasivo da assorbire il francescanesimo: la imposizione ai frati di non portare armi e a non giurare  fedeltà a nessuno se non a Dio  e ad essere arbitri di pace, sono parole in un contesto di predominio militare , di lotte comunali e di guerra religiosa! 

*È vero professore, che il papa è legato molto al francescano Fidenzio da Padova, scrittore di Liber recuperationis Terrae sanctae, che è fiducioso nell’aiuto militare di Edoardo di Inghilterra, disposto anche a finanziare a spese proprie l’impresa antislamica?

Non so rispondere perché conosco superficialmente il liber; comunque, so che all’epoca il re inglese si indebita con la banca lombarda dei Bardi e Peruzzi, proprio quando giungono notizie sulle vittorie mamelucche, della conquista del Libano e della caduta di S Giovanni d’Acri (cfr. G. Bordonove, Le crociate e il regno di Gerusalemme, Bompiani, 2001; A. Musarra, Acri 1291: la caduta degli stati crociati, Il Mulino, 2017).

Pianta di S. Giovanni Acri nel 1291: mostra la disposizione degli Ordini cavallereschi e dei quartieri Pisani, genovesi e veneziani nell’area portuale

 
*Il papa ha anche il problema della riforma degli studia medievali, in cui predomina ora il diritto a scapito della Sapienza teologica, tipica delle Scholae precedenti episcopali caroline?

Niccolò IV è il primo a dare rilievo alla cultura teologica sapienziale salomonica, desideroso di limitare gli studia francesi e quello stesso napoletano-salernitano federiciano, secondo l’indirizzo concordato anche coi domenicani Alberto magno e Tommaso d’Aquino oltre che con Bonaventura e Fidenzio, francescani, in una volontà di impedire il sopravvento di Avicenna ed Averroè e degli ebrei, inclini al diritto romano e canonico e ad una visione laico-umana culturale: la licentia ubique docendi, concessa ai maestri francescani e domenicani, diventa segno di una nuova sapienza in un piano di riorganizzazione cristiana, anche se non intacca il riconoscimento dei privilegi già accordati alle Università di Montpellier, Bologna e Parigi (cfr. A. Franchi, Nicolaus papa IV, 1288-1292 (Girolamo d’Ascoli), Ascoli Piceno, 1990).

*So che Papa Nicolò invia Giovanni da Montecorvino in Cina/Catai nel 1289 presso il khan in un momento propizio per le missioni occidentali, in cui sembra presente anche Marco Polo (1254-1324) veneziano scrittore poi del Milione, viaggiatore, già incontrato lungo la via della Seta, negli anni 1274-1294!

Vero! Il compito del missionario francescano è connesso con la ricerca di aiuti militari per la campagna antimamelucchi, di cui Nicolò non vede i frutti perché muore pochi mesi dopo la conquista di S Giovanni d’Acri, mentre la missione di cristianizzazione del frate procede tanto che diventa nel 1307 il primo vescovo di Pechino/Khambaliq e come tale invia denaro a Papa Clemente V, che ha già abolito le bolle bonifaciane Unam sanctam e Clericis laicos, ha arrestato i Templari, succube agli ordini di Filippo il Bello, e fissata la sede ad Avignone (cfr. G. Buffon, Khanbaliq. Profili storiografici intorno al cristianesimo in Cina dal medioevo all’età contemporanea (XIII-XIX secolo), Edizioni Antonianum, Roma, 2014). Dall’epistolario del papa viene fuori anche un’ansia di pacificazione specie dopo il turbamento della disfatta crociata a seguito della conquista del Libano e della presa di S Giovanni d’Acri per cui si modifica la sua politica interna in una volontà di tenere unito il collegio cardinalizio e specie i cardinali italici -che inclinano ora verso la monarchia inglese e si allontanano da quella angioina e napoletana e da quella francese-, considerare preziosi gli ordini cavallereschi. Anzi sembra perfino che Niccolò rinunci per il momento ad suscipiendum crucis signum, a causa delle tante spese militari, in una richiesta pressante finanziaria ai sovrani, ai patriarchi e ai nobili con la bolla Coelestis altitudo in cui tende a tenere legato il collegio di cardinali a cui cede per quanto riguarda le entrate in Roma una metà di quanto dovuto al papa, pur di imporre un blocco commerciale economico – finanziario agli islamici di Egitto, al fine isolarli economicamente, mentre rinsalda i rapporti finanziari con Edoardo di Inghilterra, che ora si propone al posto di Filippo il bello, intenzionato solo ad estirpare il potere economico dei Templari nel suo regno.

*Professore, con questo suo tentativo finanziario di porre ordine e di avere l’appoggio cardinalizio il papa s’inimica molte comunità fuori d’Italia, che considerano le sue «exationes» tipico esempio di molestia e di gravame fiscale.

Certo, Niccolò seguita in questo proposito anche perché è intenzionato a risolvere il problema dei penitenti, anch’essi tassati, se vogliono avere il perdono.

Il papa ora deve regolamentare il movimento penitenziale allora vasto, già sviluppatosi spontaneamente in Europa a partire dalla fine del XII secolo sotto l’influsso di congregazioni religiose. specie cistercensi. Niccolò dà una regola unica e comuni finalità pretendendo ortodossia e obbedienza a Roma, facendo riferimento esplicito a quanto stabilito e concordato con Bonaventura, in relazione alla figura di Francesco, il fondatore del Terz’ordine, concepito come uomo penitente, modello per tutti come alter Christus (cfr. La Verna: il mito di Francesco)!

*Non tutti riconoscono questo, specie i domenicani, che sono concorrenti ed aspirano ad avere supremazia culturale! 

Certo Marco Infatti la bolla Supra montem ha suscitato generale malcontento in tutti ed anche tra i penitenti, che sono sempre più legati a comunità religiose, che si vedono in un qualche modo relegate in una situazione di eccessiva subalternità rispetto al prepotere francescano e cardinalizio.

*Professore, forse ho capito dalle sue parole qualcosa su Niccolò IV. Chiedo, comunque, se si può dire che il papa ascolano è davvero un filantropo, uomo che, seppure francescano, di nobile nascita, tende già al mecenatismo, oppure se è solo un politico che ha riguardo verso alcune comunità che gli sono affezionate e riconoscenti come quella reatina, premiata con la costruzione della loggia antistante l’aula maggiore del palazzo episcopale, ancora oggi ricordato come palatium papale?

Non credo che si possa dire che Fra Girolamo d’Ascoli sia un papa mecenate poiché non ha fatto opere tipiche di un papa mecenate cinquecentesco, non avendo tesoro finanziario tale da permettergli di essere munifico e magnifico e non ha, comunque, fatto celebrazioni francescane, come fece il fascismo con don Paolo Ardali – scrittore di S. Francesco e Mussolini, un libretto con intenti di parallelomania plutarchiana, nel 1926, in cui definì Francesco simbolo della cristianità militante, essendo prete già allineato ai Patti lateranensi o come hanno fatto Cazzullo che lo considera il primo italiano e come Barbero, che lo vede come santo scomodo nel clima festaiuolo delle celebrazioni dell’Ottavo/VIII centenario della sua morte!

Marco, ognuno celebra come vuole, seguendo Stato e Chiesa, avendone ricompensa immediata! Niccolò IV, papa francescano, non ne ha bisogno e risulta piuttosto fiscale e duro nel tassare, pur di aver denaro nelle casse papali. Comunque, lascia, come segni della sua munificenza, molti pregevoli oggetti liturgici – tra cui uno splendido piviale per la cattedrale di Ascoli Piceno, fatto secondo le raffinate tecniche angliche – destinati a molte Chiese della Cristianità, e provvede ad alcuni restauri (cfr. V. Brancone, Le domus dei cardinali nella Roma del Duecento. Gioielli, mobili, libri, Roma, 2010). Infatti, a S. Giovanni in Laterano porta a termine l’opera di restauro, intrapresa già dai suoi predecessori, e fa precisi interventi migliorativi a S. Maria Maggiore, chiesa prediletta, in cui è sepolto, alla sua morte, il 4 aprile del 1292.