A Pietro Andolfi, mio amico, atleta della nazionale italiana
salto in lungo, mt 7,70
Anno 1960
Vitaque mancipio nulli datur, omnibus usu (Lucrezio, De rerum natura III, 971)
Marco, Si cogito, non… credo, si credo… non cogito è un parallelismo simmetrico con inversione di termini di due protasi e di due apodosi, in cui distinguo Cogito scolastico–tomistico da Puto, connesso con phroneoo/phronhsis, prudenza, saggezza contadina, disciolta dal pensiero astratto medievale!
*Allora? Che fare?
Marco, non bisogna pensare medievalmente e tomisticamente, né credere, ma …vivere, da contadino – che fa calcoli quotidiani -, realisticamente, il nostro giorno, minuto dopo minuto, concretamente, facendo, sbagliando ed imparando continuamente …facendo esperienza, utile solo per il momento successivo, senza mete… senza fini… cogliendo il fiore del presente, schiettamente, senza dicere ille secrita a bboce, che sono inesistenti, che risultano mysterium …absurdum!
*Non capisco bene, ma… ricordo che lei, negli anni Novanta, era al centro dell’aula, seduto su una sedia e noi, alunni, intorno a lei, in circolo, ad ascoltare quello che diceva, scritto come paradigmi in 4 mini frasi, alla lavagna, base della sua lezione, di cui faceva precisa e funzionale decodificazione per circa 7 minuti, a cui seguivano le nostre domande per altrettanto tempo, secondo una individuale formulazione scritta, per poi seguitare con altri 7 minuti per i nostri interventi, fino alla mezzora, per riprendere con altri 7 minuti, intervallati dalle nostre domande, e con gli ultimi 7 minuti, da noi commentati!
Ti ricordi?
*Allora, lei, mentre noi eravamo intenti a formulare, si alzava e diceva a chi pensava: “Che pensi?! Lavora, fai, sbaglia!“. Ed io pensavo che lei fosse… un matto! E davo ragione ai bidelli, che dovevano risistemare sempre la nostra aula per il professore che veniva dopo, e al preside che veniva ad invitare a fare la normale lezione di un insegnante, che doveva seguire il programma scolastico ministeriale! Ero d’accordo anche coi genitori, che si lamentavano di un professore che, seppure intelligente e preparato, turbava la coscienza dei figli, dando un orientamento non certamente tradizionale. Ora, invece, mi sono riletto attentamente Agli amici e parenti, cristiani ed ho capito… specie dopo lo studio su Giacomo e Paolo, un articolo del 2015 – dove mostra lo scontro, quasi dopo 8 anni dalla morte di Jehoshua barnasha, tra i seguaci giudeo-aramaici del Malkut ha shamaim e quelli giudeo-ellenistici di H basileia tou Theou (cfr. Novità dell’opera).
Allora, hai capito anche la mia personale sofferenza nei confronti di voi alunni, degli altri professori, del preside e del personale Ata!
Si. Certo. Da poco tempo ho capito che lei insegnava a fare, mostrando le operazioni da fare per capire una parola, un enunciato semplice, composto e complesso, e che soffriva perché cosciente di saper operare insegnando all’altro- alunno come comprendere struttura e sistema, al fine di leggere correttamente una poesia (cfr. Leggiamo insieme… Ungaretti e L’altra lingua l’altra storia, Demian 1995), indicando pure come si faceva il riassunto o il tema, come si arrivava coerentemente ad una pertinenza conclusiva o ad una sintesi critica mediante paradigmi operativi, abituandoci a fare formulazioni tecniche ed abilitando a fare valutazione e a fare Historia per dare risultanze storiche.
Marco, davvero hai capito!
*Ho capito quasi tutto e specie a fare Historia, in un rifiuto del credo quia absurdum di Tertulliano! Ho compreso finalmente il suo metodo, le regole della Historia e quindi la necessità di cambiare e fare Nuova Historia con altre regole, non quelle giudaico-cristiane, ma quelle romano-ellenistiche, senza il militarismo aristocratico romano-barbarico-arimannico del deus sebaoth, che concede nikh, secondo norme naturali di un Dio universale naturale, razionale – che è phusis! – in un recupero della storia, magistra vitae, come vivere razionale e naturale, in un universo pacifico, in una necessaria nuova ridistribuzione dei beni, senza popoli privilegiati o razze dominanti in nome di un Dio creatore, padre eterno provvidente!
Non accetti più il cristianesimo a cui bisogna credere quia absurdum, quia mysterium, perché vana tautologia?
*Non so neanche se non accetto più la mia Fede, vista la forza secolare del condizionamento cristiano e considerata l’impossibilità di un decondizionamento!
Quindi, ancora pensi e… non sai vivere se non romanticamente, spostandoti nel passato come memoria tràdita e sperando in un futuro migliore,…paradisiaco, senza saper utilizzare l’attimo che fugge!
*Professore, non so esattamente se ancora cogito/penso, ma so che leggo attentamente e criticamente la frase di Tertulliano, un integralista apologista cristiano in lotta con i docetisti, scritta in De carne Christi, 5, 4: Crucifixus est Dei Filius, non pudet, quia pudendum est; et mortuus est Dei Filius, prorsus credibile est, quia ineptum est; et sepultus resurrexit, certum est, quia impossibile. So fare rilievi tecnici e comincio a non credere a Tertulliano e ai Padri della Chiesa, che, poi, erigono monumenti di parole retoriche sulla crocifissione paolina – di cui non bisogna vergognarsi in quanto skandalon/ostacolo con insidia, che fa cadere! – sulla credibilità della morte del Christus, sull’impossibilità di una certezza di Resurrezione!
Marco, quindi, ora sai fare contestualizzazione dell’evento di crocifissione e morte e resurrezione di un giudeo galilaico aramaico, antiromano, nominato maran – re di Gerusalemme dai Parthi contro i decreti tiberiani che, imponendo la basileia romana con nomina romana, avevano creato come sorveglianti della capitale giudaica e del suo Tempio, Ponzio Pilato praefectus Iudeae e Pomponio Flacco, ths Surias epitropos!
*Lei mi sta dicendo, che se ho capito realmente l’evento del Cristo crocifisso devo capire anche il docetismo per entrare in merito alla irrazionalità di Tertulliano apologista.
Certo. Marco. Senza sapere che il docetismo è eresia del II secolo, che prende il nome da dokeoo/sembro e phainomai/appaio per indicare che la persona di Christos uomo e dio, come uomo non poteva redimere il mondo e come dio non poteva morire e quindi realizzare la salvezza umana in quanto ϕάντασμα,/visione spettrale sognata, che ha forma apparente, umana non reale, perché carne non vera, in quanto immagine spirituale non concepita né nata da madre, per cui neppure è possibile la morte con passione-sofferenza, essendo lo spectaculum fenomeno/un qualcosa che sembra essere, ma non è!
*Quindi, Paolo ha iniziato lo spectaculum della crocifissione in epoca neroniana – cfr. Crucis ofla/pendaglio da forca -, poi Tertulliano, facendo apologia contro il docetismo, ha marcato il fenomeno del Christus crocifisso ed infine i grandi Padri cappadoci e i loro discepoli Occidentali (Girolamo, Ambrogio e Agostino) hanno definitivamente fissato l’assurdo evento della Croce come realtà di morte e di salvezza per il genere umano!
Stai facendo sintesi critica o stai valutando il cristianesimo, la tua fides? Dalle tue parole sembrerebbe che sei entrato nella logica realistica, avendo abbandonato quella fantastica! Ma non so cosa tu, cristiano, in effetti pensi poiché non mi sembra di riuscire a rilevare il tuo animo umano, davvero un mysterion di parole!
*Professore, per prima cosa io ormai dico e non parlo avendo da tempo fatto la distinzione illuminista, per cui potrei dire che l’apologista cristiano va contro i doceti/docetisti attaccando le loro affermazioni su Christus–Deus che non muore in croce perché come Dio non può morire ma che muore come uomo, ma riscatta il genere uomo in quanto uomo-logos con doppia natura, che utilizza la natura umana (che potrebbe solo essere quella di eroe!), con la sua divinità, che noi creature mortali dobbiamo credere anche se cosa assurda/absurdum, in quanto mysterium!
Per seconda, accetto quanto da lei detto su Jeshosua barnasha e la sua ricostruzione storica con crocifissione e morte del ribelle aramaico, avendo ancora dubbi su Resurrezione su Ascensione al cielo! Cfr. Novità dell’opera e A. Filipponi, Jehoshua o Iesous?, Maroni, 2002.
Per terza, accetto che dire essere “persona autentica”, è già rifiutare il cristianesimo, e che esserepersona tipicae funzionale significa non seguire la corrente, ma solo Sé stessi e che l’altro non è il prossimo, ma è ogni altra creatura vivente, in quanto naturale!
Infine concludo col dire che porsi come paradigma operativo senza parlare e fare spettacolo è operazione umana esemplare di un vivere quotidiano faticoso, tormentato, proprio di chi ricerca un’autenticità personale e, contemporaneamente, un Dio nascosto.
Marco, ma… sei Marco o Angelo Filipponi, il professore?
*Si. Sono Marco, Marco Cinciripini! Anch’io ho cercato vie alternative, fatto tortuosi percorsi ed ho girovagato, prima di orientarmi verso una salita zigzagata, facendo un’apparente, inutile, fatica sisifea, degna, comunque, di essere ripetuta in quanto prodotto di una reale esperienza, funzionale, senza pretesa alcuna di essere profeta e senza una missione sacerdotale! Anch’io posso indicare una mia methodos come un’altra via per un altro, essendo autentico in quanto uomo, animato, animale vivente in natura, rispettoso di sé, degli altri, e di ogni altro vivente esistente!
Hai studiato faticosamente Storia umana e naturale, liberamente! Sei contento di aver seguito il tuo professore… matto… revisore di Storia e di Storia del cristianesimo?
*Si. In questo mio essere uomo, senza il Christos, senza la legge vivente di Gesù, faticosamente, ho trovato una via, non facile, per essere me stesso, secondo ragione e natura, alla ricerca di valori, non solo umanistici, e, in un distacco dei beni, ho cercato in me, essere naturale, creatura, il kosmos stesso e nel kosmos la divina natura!
Non hai cercato più la via spirituale, terapeutica christiana, nelle sue molteplici forme?
*No. Tendo all’adrepebolon cercando il sublime/upsos, che è meta umana, tipica di un mortale che, avendo un breve percorso vitale, spera di rimanere nella mente e nel cuore dei propri simili, perché ha poco pensato a sé e molto agli altri!
Allora, hai avuto bisogno di silenzio e di solitudine, senza essere Barsanufio esuchiasta! Cfr. Barsanufio.
*Rifiutando denaro e competizione, senza cercare di prevalere sugli altri, senza tendere ad un ruolo, in una società, conformata sul piacere individuale e condizionata dall’apparire, necessariamente compromessa dalle lotte per il conseguimento di tale fine – che rende famelico ed aggressivo ogni uomo -, ho fatto il mio mestiere, ho seguito la mia famiglia e i miei ideali, conscio di essere una creatura, che vive in società, conformata da secoli secondo i principi di un’apparente democrazia e secondo la tradizione religiosa! Lei non solo mi ha orientato, ma mi ha dato l’esempio per una mia individuale gestione in un ritiro, in solitudine, lontano dagli altri, senza sfuggirli, e senza alcuna forma di superiorità, ma indicandomi anche come scostarmi per non essere contaminato dalle pulsioni emotive e giovanili, volgari! ed ho cercato di trovare “un mio francescanesimo”.
Marco, vuoi dire che hai seguito il mio paradigma operativo e che hai tentato anche tu di costruire come ho realmente fatto io con le mie costruzioni murarie, vera espressione di un sistema euristico, tecnico, ben evidenziato in Mastreià – uno pseudo romanzo, Libreria Universitaria, eBook, 2012 -!
*Anch’io quindi, sono un uomo che, senza essere un filosofo o teologo, sente il peso di essere creatura mortale, che vive cosciente della fatica di essere nel mondo e di esserci lì dove la sorte mi ha posto. Non sono, dunque, un saggio, né un vecchio sapiente, ma un “povero uomo” che ha coscienza di essere capace di capire se stesso, “l’altro, l’oikonomia naturale e storica”, senza avere rivelazioni, ma solo di saper fare ciò che dico, e di cercare di fare con i mezzi umani e grazie ad una continuità critica, in relazione al quotidiano errore e alla fatica giornaliera, all’esame scrupoloso dei fenomeni: insomma, “sono un vivente qualunque, mortale”, vigile nella sua attenta e meticolosa osservazione dall’alto, fuori della mischia, quasi indifferente, ma sensibile ai problemi umani, sociali e naturali!
Allora si può vivere se non si ragiona e se non si crede! C’è un altro modo!
*Per me si, professore! Senza essere, dunque, Zaratustra, calato dalla montagna per rivelare la sua sapienza, si può dire che è bene essere creatura mortale come milioni di uomini, attenta nella vita, capace di vivere effettivamente ogni istante del proprio esistere, libera e laica, pur essendo “in una sfera sublime”, sempre disposta a comunicare realmente con chi aspira ad innalzarsi veramente e che lavora, senza parlare!