Guarda a Roma e a Cicerone, non alla Fede!

*Marco, formiamo un vero Manifesto laico del Messaggio del professore, per chi, come noi, ha una concezione secolare, non clericale! Può forse attirare il pubblico questo titolo “Guarda a Roma e a Cicerone, non alla Fede!“?

Ne sarei onorato, Andrea. Tu, come me, hai individuato il nucleo del messaggio del professore in Noi siamo romano ciceroniani, non giudaico cristiani, un saggio storico (KDP, 2025), e nell’articolo del suo sito Si cogito non credo, si credo non cogito. Allora?.
Lo ritieni utile per un lettore?

*Si. Per me, il professore ci ha dato precise indicazioni per essere cittadini europei di un nuova Europa da costituire su basi latine classiche precristiane, sottolineando l’inconciliabilità tra il pensiero critico razionale (cogito) e l’adesione fideistica (credo), ponendola come base per la sua tesi sull‘identità dell’Occidente, in un rifiuto delle teorie tomistico-cartesiane. Nel suo lavoro, LUI invita ad una rilettura laica della storia, sostenendo che le radici culturali autentiche dell’Europa siano da rintracciare nella tradizione classico-romana e nelle strutture della lingua stessa latina, piuttosto che in quella giudaico-cristiana, scolastica, secondo un “modello” umanistico-rinascimentale, rinnovato, “modernizzato”.
Marco, noi sappiamo che Noi siamo romano ciceroniani, non giudaico cristiani è saggio storico-filosofico, che risulta un “manifesto di liberazione intellettuale“, che analizza l’identità dell’Occidente, con proposta di un percorso, che parte dall’esame del primo cristianesimo per arrivare alla modernità, sostenendo un’identità, legata alla tradizione classica repubblicana ciceroniano-varroniana, piuttosto che a quella giudaico-cristiana!

Andrea, noi capiamo i termini “di una epocale rinascita”, avendo seguito lezioni dirette del professore ma gli altri che non hanno seguito – italiani, inglesi, spagnoli, francesi, tedeschi e tutti gli altri – comprendono esattamente il vero suo messaggio di Historia senza upourgia/omaggio ai potenti e senza panourgia/raggiro ecclesiale.

*Non penso. Possiamo, comunque, spiegarlo! Tu lavori sul saggio, ed io sull’articolo! e tutti operiamo ad una reale attualizzazione a seconda delle competenze, in relazione alle situazioni specifiche! Proviamoci! Proviamo, allora, e cessiamo di parlare! Facciamo e vediamo cosa esce dal nostro operare concreto, finalizzato ad una reale pubblica diffusione di quanto effettivamente capito da noi “vecchi” alunni, già orientati ed esercitati!

Per me, Andrea, col saggio, il professore rilegge l’identità civile occidentale non come un ibrido, ma come un’eredità romana, repubblicana, che deve essere “de-colonizzata” dalle sovrastrutture giudaico-cristiane, perché estranee al sistema pagano, materialistico-meccanicistico! In questa prospettiva, la civitas romana, intesa come “Catholica” nel senso etimologico e civile, è svincolata dalla confessione religiosa, per riportarla alla sua radice reale di “universale”. La civitas romana è l’unica vera forma di universalismo, perché basata sul diritto, sulla ragione ciceroniana e sulla partecipazione civile, capace di integrare popoli diversi sotto un’unica legge senza annullarne le specificità. Essa contrasta in quanto incompatibile con la “colonizzazione” giudaico-cristiana teodosiana di una Chiesa che si è storicamente sovrapposta alle istituzioni civili. Ha usurpato la missione della civitas humana, connessa con la paideia, poiché tesa alla conversione delle anime, avendo copiato la struttura della stabilità politica e della giustizia sociale attraverso l’humanitas ciceroniana! Per me, l’Occidente ritrova se stesso, se smette di considerarsi l’erede di una “sintesi” (quella difesa da Benedetto XVI!) e torna a essere consapevolmente erede del diritto e della logica romana! Per me Il saggio si configura come una chiamata a una “liberazione intellettuale” per restaurare un’identità laica e civile che preceda e prescinda dall’innesto religioso, identificando nella Chiesa romana un’istituzione che è rimasta “sovrana”, occupando proprio lo spazio civile che appartiene alla tradizione romano-ciceroniana!

*Anch’io ritengo che per il professore la civitas romana non è una religione, ma un ordinamento, che si pone come “storia senza potere divino“, mentre essa è stata adattata cristianamente nei secoli fino al Novecento, come privilegio biblico di eletti, principi della terra, e poi come teoria delle élites (cfr. A. Filipponi, L’altra lingua l’altra storia, Demian, Teramo, 1995, attualmente non disponibile alla vendita) per giustificare la guida della società attraverso gruppi, che incarnano questa razionalità ordinatrice, rilevata, però, nell’eredità classica come fondamento della legittimità del comando, usando perfino la lingua latina. Perciò, il professore sostiene che la Chiesa romana abbia usurpato l’auctoritas celeste per mantenere un malkut/regno temporale. In questa ottica, la “teoria delle élites” del Novecento, come già quella dei due soli dantesca (cfr. A. Filipponi, Il mito di Roma e di Augusto in Monarchia di Dante, KDP, 2023) può essere perfino letta come l’ultimo tentativo di restaurare un’autorità puramente civile e laica, quasi fosse sganciata dalla mediazione giudaico-cristiana, per restituire alla “civitas” il compito di governare il mondo attraverso la legge e l’humanitas ciceroniana, seguendo la politica antonina pragmatica e universale (cfr. Predicazione di morte e resurrezione del Christos e politica antonina).

Andrea, non ti sembra che l’articolo Si cogito non credo, si credo non cogito Allora? preceda il messaggio sull’identità europea e ne anticipi il pensiero con la proposta di recupero del latino, come lingua ufficiale?

*Marco, per me Essere europei significa essere cives/cittadini latini, nuovi in relazione al moment e al milieu contingente, dopo la liberazione dalle strutture cristiano-dogmatiche per un’identità europea, non intesa come un dato statico o puramente geografico, ma come un processo di emancipazione intellettuale e civile, in una volontà di superare le sovrastrutture dogmatiche del cristianesimo (la “schiavitù” delle verità rivelate e del potere temporale della Chiesa!) per recuperare la libertà di pensiero tipica della cultura classica di civis romano-ciceroniano, concepito come “modello” – non come “fedele” (sottomesso a un’autorità trascendente!) – secondo humanitas di Cicerone, basata sulla ragione, sul diritto e sul senso del dovere verso la comunità umana universale, senza un ritorno nostalgico al passato (arcaismo!), sentito come una risposta alle sfide del presente: Il “nuovo civis” deve agire nel suo tempo e nel suo contesto socio-politico utilizzando gli strumenti della razionalità classica mediante il latino per governare la complessità del mondo contemporaneo e dell’economia universale, in un europeismo che aspira a un’etica universale senza la mediazione giudaico-cristiana in quanto la Romanitas è vista come il fondamento di un diritto e di una civiltà che possono dialogare con il mondo intero extraeuropeo, su basi razionali e non confessionali o ideologiche. In sintesi, il professore vuole dire che l’Europa ritrova se stessa nella stessa lingua latina, solo se ha il coraggio di dichiararsi figlia della sapienza greco-romana, definendo la propria cittadinanza come un esercizio di ragione e libertà, svincolandosi dai condizionamenti teologici in un’apertura davvero universale!

Andrea, il professore coglie un aspetto fondamentale della metodologia didattica e umana, intendendo e sottendendo la pedagogia dell’errore come strumento di libertà! Il suo insegnamento non è mai stato una trasmissione passiva di dogmi, ma un’operazione in situazione, profondamente legata al contesto vissuto e al dialogo con noi studenti, come valore euristico in quanto operazione tesa ad un processo di costruzione del civis attraverso il dubbio. “Costruire sul positivo mediante l’errore” significa utilizzare la fallibilità umana non come un limite, ma come un trampolino per la ricerca della verità. L’errore, una volta analizzato razionalmente, diventa la prova del superamento del dogma, inaccettabile come “verità rivelata” o verità calata dall’alto (siano esse religiose o ideologiche!) di fronte alla visione romano-ciceroniana, dove la ratio prevale sulla fede cieca, in una trasformazione della critica alle strutture cristiane, in una spinta creativa verso una nuovo forza viva per interpretare il presente, permettendo agli allievi di liberarsi dalle “strutture” predefinite per diventare architetti del proprio pensiero.

Fondamentale in tal senso è, dunque, l’articolo Si Cogito, non credo, si credo non cogito. Allora?
L’articolo rappresenta il manifesto epistemologico di Angelo Filipponi e il fondamento della sua critica radicale al sistema dogmatico.

In questa sintesi, Filipponi stabilisce un’incompatibilità ontologica tra l’atto del pensare (cogitare) e l’atto del credere (credere), traendone conclusioni fondamentali per la formazione del nuovo civis: per Filipponi, il cogito (la ragione critica di matrice ciceroniana e illuminista, connessa con prudentia e phronhsis!) esclude il credo (l’accettazione passiva del dogma). Se l’uomo esercita pienamente la sua facoltà razionale, non può sottomettersi a verità rivelate che non passino per il vaglio dell’analisi storica e logica. Questa dicotomia serve a “liberare” l’europeo dalle strutture cristiane. Se l’Europa vuole essere “romano-ciceroniana”, deve privilegiare il cogito/phroneoo! Il credere è visto come una rinuncia alla libertà intellettuale, mentre il pensare è l’atto fondante della cittadinanza attiva e consapevole di precise azioni.

La congiunzione “Allora?” risulta presa di coscienza del dubbio, indispensabile all’avvio della costruzione del “positivo”. Questo cambiamento avviene proprio nel momento in cui l’alunno – o il cittadino – smette di credere e inizia a pensare, quando l’errore non è più un “peccato” da evitare, ma un passaggio necessario del ragionamento! L’errore è la prova che il cogito è in funzione, ma non come esercizio filosofico! Se non si “crede” più ciecamente nelle strutture di potere (il malkut o l’autorità dogmatica), si diventa civis capaci de analizzare il proprio milieu socio-economico in modo oggettivo, senza i filtri deformanti della religion! In conclusione l’identità dell’uomo occidentale moderno si gioca tutta in questa sceltarecuperare la sovranità del pensiero per uscire dalla minorità del dogma!