Appendice “congiunta” a Per una lezione su Ulpio Traiano e su Adriano

Appendice congiunta a Per una lezione su Ulpio Traiano (e su Adriano)

*Professore, lei, storico, che procede storicamente in linea con Charles Guignebert – Iesus (Einaudi, 1972) e Le Christ (Albin Michel, 1969) – con Samuel Brandon (Gesù e gli zeloti, Rizzoli, 1965) e con Rudolf Bultmann (Origini del Cristianesimo, 1967) ed ha fatto rilievi tecnici sui testi di Filone e di Flavio, oltre che sugli autori latini, cosa vuole dire a me, cristiano, su Plinio il giovane (Epistulae, X, 96)?

Marco, mi rivolgo a te e agli altri miei alunni, cristiani, per chiarire insieme come, nel 112 d.C., Plinio il giovane, governatore di Bitinia e Ponto, in un momento di guerra antiparthica di Traiano, scriva una lettera perché incerto su come procedere nei confronti dei cristiani/christianoi, seguaci di “Christos”, definiti da lui, uomini di una superstizione stortamente malvagia e smodata/superstitio prava et immodica!

*Da cristiano, so quel che sanno gli altri cristiani, secondo la lettura degli Apologisti e dei Padri della Chiesa e penso ancora cristianamente, seppure suo vecchio discepolo.

 Marco, Plinio il giovane, amico di Tacito, storico, è uomo zelante italico, un funzionario imperiale che non sa se punire il semplice nome di “cristiano”/nomen ipsum o i crimini a esso associati/flagitia coherentia nomini e, perciò, interroga gli accusati tre volte, in modo da vedere nei rei contraddizioni e su quella base fare interventi retti e correttivi e in caso di persistenza, caparbia nella loro fede, dice che li condanna a morte per la loro ostinazione. Se però sono cives, li invia Roma, dopo la prova reale che non incensano alla statua dell’imperatore-dio, pontefice massimo!

*Professore, lei ci ha detto che Plinio ha già fatto il Panegirico di Traiano e, quindi, è a lui fedele, desideroso di essere giusto, intenzionato anche a fare interrogatori e perfino a torturare due donne, che si professano come ministre, che svolgono diakonia/servitium, per ordine dei sacerdoti, di norma non affidabili, perché di sesso femminile! 

 Si, ho detto che il governatore da queste diaconesse sa che i cristiani si riuniscono all’alba per cantare inni a Cristo,come a un dio, e si impegnano solennemente a non commettere furti, adulteri o frodi e che dalla loro deposizione scopre che non venerano l’immagine dell’imperatore perché onorano il loro signore divino, Christos/Messia, avendo un’altra patria nel cielo. a cui anelano “tornare“!

*Le donne confermano, quindi, quello che dicono e fanno gli uomini. Certo. Il governatore, comunque, rileva che esiste un contagio cristiano, che ha colpito città e campagne, causando l’abbandono dei templi pagani.

 Marco, Plinio scrive a Traiano, che non è in Occidente, ma è in Oriente, ed è in ispezione come dux nella zone limitrofe ciseufrasiche, stando per iniziare la campagna parthica, con Lusio Quieto e con Adriano ed altri legati. Traiano potrebbe aver rilevato lui stesso la diffusione e il contagio cristiano, che è fenomeno comune anche alla provincia di Asia e che è già radicato in Osrhoene, Cappadocia, Sophene, Commagene e Cilicia (cfr. Bardesane).

*Certo.

Hai letto, oltre a Bardesane, anche Il re saggio degli Ebrei di Mara bar Serapion?

*Si. Ma… Traiano cosa riscrive?

La sua risposta è che i cristiani non devono essere ricercati dalle autorità/conquirendi non sunt e, quindi, sembra che l’imperatore non sia preoccupato della cosa, anche se conosce che questi sono di radice giudaica, aramaici di cultura, ostili a Roma, da oltre un secolo e mezzo!

*Io so, però, che aggiunge che devono essere puniti solo se denunciati regolarmente e legalmente riconosciuti colpevoli, e che se rinnegano il cristianesimo dimostrando di sacrificare agli dei romani e all’imperatore, devono essere assolti, indipendentemente dalla precedente fides! So anche che conclude dicendo che le accuse, prive di firma, devono essere ignorate, poiché rappresentano un pessimo esempio, indegno del tempo!

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Dunque, da Plinio – confermato poi da Tertulliano – si sa che il cristianesimo col Christos Messia, aramaico, si sta diffondendo in zone portuali, lungo le coste asiatiche e nell’interno anatolico, arrivando forse a giungere con la colonizzazione oniade economico-finanziaria, grazie alle trapezai e agli emporia giudaici, in zone africane, ìspaniche e galliche, ben precise (cfr. Un sistema economico-finanziario: Tzedaqah!) – Alessandria, Cirene, Cartagine, Nuova Cartagine, Marsiglia, Lione, Vienne -.
La diffusione cristiano-antiochena avviene, quindi, nel bacino del Mediterraneo (dove in epoca antonina e poi severiana ci sono gli Apologisti, latini ed Ireneo, che sono della stessa voce asiatica siriaco-osroenica) ed anche sul Mar Nero (Marcione di Sinope ed altri) avendo qualche piccolo frutto, con pochi adepti ellenistici, anche a Roma, capitale dell’impero.

*Professore, l’imperatore “vede” il contesto orientale, che è sotto osservazione in quanto intenzionato alla spedizione parthica, dopo l’annessione della nabatea, e nota la preoccupazione giuridica del suo funzionario in Bitinia – Ponto, regione non lontana dai territori della Cappadocia, di Sophene, di Commagene, dell’Osroene e della Piccola Armenia, interessati direttamente alla guerra Parthica imminente!

Marco, l’imperatore è costretto a dare orali disposizioni, non essendoci lex contro il nomen christianum, il cui Messia/Christos ha ancora valenze aramaiche, e perciò, comanda di vietare le denunce anonime e di cercare di far abiurare i christianoi senza andare alla caccia, temendo gli aramaici transeufrasici (cfr. Per una lezione su Ulpio Traiano, oltre a Filopappo, Ibidem): per me il carteggio tra Plinio e Traiano è da inserire in una cornice geopolitica e strategica ben definita, legata alle imminenti ambizioni militari dell’imperatore in Oriente.

*Professore, lei mi vuole dire che Traiano non agisce solo come legislatore, ma come un comandante/dux, che sta preparando la guerra contro i Parthi (114-117 d.C.). Dopo l’annessione del regno Nabateo, la stabilità delle province orientali (Bitinia, Cappadocia, Armenia) è fondamentale per non avere focolai di ribellione alle spalle del fronte bellico: per l’imperatore il termine Christos -Messia/unto conserva ancora forti valenze aramaiche, essendo legato a comunità che hanno legami oltre l’Eufrate!

Marco, Il timore di Traiano è che una persecuzione sistematica giudaica o giudaico-cristiana possa spingere queste popolazioni a solidarizzare con i nemici Parthi o a creare disordini interni proprio mentre le truppe sono impegnate in Mesopotamia; perciò, in mancanza di una lex specifica contro il nomen christianum, l’imperatore opta per un compromesso burocratico per cui il divieto di denunce anonime con l’ordine di non “andare a caccia” risulta una manovra per mantenere l’ordine pubblico, senza legittimare un movimento potenzialmente sovversivo! D’altra parte, ha a corte Filopappo (l’ultimo erede dei sovrani di Commagene), che funge da raccordo tra l’élite greca-orientale e il potere romano ad Atene, evidenziando come la gestione dei “christianoi” sia parte di una più ampia politica di controllo delle province di confine, in quanto re ellenizzato, sicuro filoromano, conoscitore di tutti i punti di diffusione cristiano-aramaica in Asia, in Siria, nel Ponto Eusino e nel Mare nostrum – specie la colonia giudaico-efesina e quella alessandrina e quella di Cilicia, patria di Paolo di Tarso! 

*Forse in Filopappo c’è già contraddizione tra il servizio ai romani e a quello agli dei patri (e forse anche all‘eroe Jehoshua meshiah– collegato già con Iesous Christos kurios-) e alla sua dipendenza da trapezai ed emporia oniadi, presenti in Commagene come in Atene! .

 La lezione dei primi apologisti, specie di Melitone di Sardi in Lidia e di Atenagora di Atene non ci è chiara, e ci risulta equivoca – come si vedrà in Appendice a Per una lezione su Marco Aurelio e Lucio Vero- : le comunità cristiane della Bitinia e delle regioni limitrofe parlavano aramaico o erano legate in qualche modo all’aramaico, la lingua franca dei territori contesi con i Parthi. Questo le rendeva, agli occhi di Roma, potenziali “quinte colonne” del nemico: il termine Christos non era percepito solo in senso religioso, ma come l’equivalente del Messia liberatore e quindi era una minaccia per l’imperium. In un clima di preparazione alla guerra parthica, un movimento che riconosceva un “Re” diverso da Cesare, era un pericolo per la sicurezza nazionale (maiestas)!

*Per lei, la figura di Filopappo rappresenta il tentativo romano di integrare le aristocrazie orientali per stabilizzare il confine! Inoltre la tolleranza, condizionata di Traiano verso i cristiani, serve a evitare che il rigore eccessivo di Plinio crei martiri e, di conseguenza, rivolte popolari in territori strategicamente vitali. Di conseguenza il monito di “Non andare a caccia” dei cristiani significava evitare di scoperchiare un calderone di tensioni etniche e religiose proprio mentre le legioni si spostavano verso l’Eufrate ed iniziavano l’invasione. Perciò, devo dire di aver capito finalmente bene la lettera di Plinio e la risposta di Traiano nel contesto della guerra parthica; non ho, invece, chiaro il Rescritto di Adriano a Minucio Fundano, governatore della Provincia di Asia dieci anni dopo circa. Me ne può parlare?

Certo. Sotto Adriano la situazione è diversa perché il nuovo imperatore ha fatto un trattato di pace coi Parthi ed ora, dopo la punizione, inflitta ai giudei da Lusio Quieto e dopo la morte dei quattro consolari e l’allontanamento di Attiano dalla corte, fa viaggi in Occidente, dove riceve la richiesta da Serenio Graniano sul come trattare i christianoi della sua provincia.

*So da Giustino Martire, Apologia, LXVIII, 3-5, e da Eusebio, StoriaEcclesiastica, IV, 9, 1-3, oltre che da Melitone di Sardi, che Adriano non risponde a lui ma al suo successore Minucio Fundano nel 122.

È vero. Ecco il testo! Ho ricevuto una lettera scrittami dal vir clarissimus Serenio Graniano, al quale tu sei succeduto. E non mi sembra opportuno lasciare il caso senza esame, perché gli uomini non siano turbati e ai delatori non sia dato agio di agire malvagiamente. Se, dunque, i provinciali sono in grado di sostenere apertamente questa richiesta contro i Cristiani, in modo che possano anche replicare in tribunale, ricorrano solo a questa procedura, e non ad opinioni o clamori. È infatti assai più opportuno che tu istituisca un processo, se qualcuno vuole formalizzare un’accusa. Allora, se qualcuno li accusa e dimostra che essi stanno agendo contro le leggi, decidi secondo la gravità del reato; ma, per Ercole, se qualcuno sporge denuncia per calunnia, stabiliscine la gravità e abbi cura di punirlo!

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Cartina del Mediterraneo/Mare internum – Mare nostrum e della provincia di Asia

 

*Professore, so che la Provincia d’Asia, posta nella Turchia occidentale attuale era una delle regioni più ricche, urbanizzate e prestigiose dell’Impero Romano. 

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È vero. Essa mantenne il suo status di provincia senatoria, governata da un proconsole di rango consolare ed era una provincia “pacata” cioè non aveva bisogno di uno stazionamento permanente di legioni, in quanto amministrata dal Senato, tramite un proconsole. Efeso era la capitale, centro amministrativo principale e sede del governatore, nel 122, piena di christianoi, seguaci di Giovanni evangelista.

*Quali sono esattamente le regioni comprese nella provincia di Asia?

L’Asia comprendeva le regioni storiche di Misia, di Lidia, di Caria e di Frigia, oltre a numerose isole dell’Egeo. Adriano nei suoi numerosi viaggi nelle province orientali, visitò l’Asia almeno due volte (nel 123-124 d.C. e nel 129-131 d.C.), lasciando un’impronta profonda in quanto promosse la costruzione di templi, acquedotti e teatri: ad Antalya, in Panfilia è ancora visibile la celebre Porta di Adriano! Così facendo, intensificò la concessione della cittadinanza romana alle élite locali, favorendo l’integrazione tra la cultura greca e l’amministrazione romana, incrementando i culti locali come quello di Artemide in Efeso, valorizzando anche Smirne, celebre per le scuole di retorica, oltre a Pergamo, antica capitale attalide e importante centro culturale e medico, famosa per asclepion/ospedale con cure termali, oltre per trattamenti elioterapeutici e per l’uso medico di fanghi e di acqua fredda, dando rilevo anche a Sardi e ad Afrodisia, centri di grande prestigio economico e artistico durante tutto il periodo imperiale antonino e severiano!

*So che lei conosce quelle zone, avendole visitate con la sua famiglia.

Marco, io conosco bene la zona, avendo visitato Pergamo e mi sono fermato giorni per vedere il famoso Asclepeion e poi sono arrivato anche a Faselide e Kemer e ad Antalya dove ho ammirato la Porta di Adriano – cfr. immagine seguente –

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che ho messo in relazione con l’Arco di Adriano, trionfale, eretto nel 129 d.C. per la visita dell’imperatore, a tre fornici, situato all’ingresso sud, come entrata, a Gerasa, in Giordania – dove finiva la via adriana antonina con la Piazza di forma ellittica di 90×80 metri, contornata da 56 colonne ioniche, che fungeva da centro commerciale e religioso -.

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Arco di Adriano

 

*Sono davvero opere maestose che hanno funzione deterrente, da una parte, per i nemici e di ostentazione di magnificenza, da un’altra, per i cives.

Marco, ricorda che si vive ancora in clima di belligerenza tra aramaici filoparthici e Roma imperiale ora considerata dea insieme a Venere.

 

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Tempio di Venere e Roma, a Roma – ricostruzione –

 

Professore, dopo la sconfitta di Traiano, e dopo la punizione agli ebrei di Quieto, Adriano decide di estirpare il cancro aramaico in Oriente e lo fa vincendo Shimon bar Kokhba (cfr. Giustino, LXVIII, 3.5 ed Eusebio, Storia ecclesiastica, IV, 9, 1-3), come abbiamo detto in Per una lezione su Cesare Traiano Adriano Augusto

*Dunque, possiamo dire che, nonostante la “rabbia” di Adriano contro gli ebrei, sembra che l’imperatore ordini di lasciare da parte i christianoi di Asia, distinti dai giudei aramaici a causa della mescolanza degli episkopoi con i giudei ellenisti e specie coi banchieri oniadi.

Marco, Adriano vede l’invidia popolare per il benessere dei christianoi comunitari e, perciò, non volendo ladrocini nelle province, protegge il clero cristiano, che paga le tasse solo come privato cittadino, come se lui fosse patronus della comunità di fedeli-clientes nullatenenti.

*Da qui, professore, la sua volontà di vietare le denunce calunniose e di garantire, nel caso, un processo regolare!

Bravo. Hai capito bene.