*Perché mi vuole parlare di Marcione di Sinope (85-160 d.C.)? Io so che è stato, a detta di U. Eco, il primo a porre ordine alla congerie di testi circolanti tra i fedeli, con l’intenzione di indicare esattamente quelli sacri contro le dicerie dei 4 Vangeli canonici, dei Protovangeli, dei Vangeli dell’Infanzia e dei tanti Atti, detti di Pietro, di Luca, di Bartolomeo, di Giuda ecc. e delle Lettere di quasi tutti gli apostoli, oltre a quelle paoline?
Marco, per me la figura di Marcione di Sinope è centrale per un’altra storia del “primo cristianesimo! come poi Pelagio il britanno (360-420), che combatte una guerra per un “secondo cristianesimo”, occidentale, contro Girolamo e Agostino, di cui ho parlato spesso. Cfr. Lo “storico” “cristiano”?! e Epistula XLVII ad Desiderium, di Girolamo.
*Bene, allora, mi parli di Marcione, mostrandomi un suo bios specifico!
Marco, prima di parlarti del pensiero christianos, ti do alcuni dati necessari per conoscere la sua figura umana e la sua città di origine, Sinope della provincia di Ponto e Bitinia, nel Ponto Eusino! Marcione nasce christianos in quanto suo padre è un ricco armatore di navi e vescovo della città, che scomunica il figlio per aver sedotto una vergine, a detta di Epifanio di Salamina (310-403), e che si dibatte in mezzo a tanti eretici (Ebioniti, Nazarei, Giudeo-cristiani, gnostici, simoniani (seguaci di Simone mago), Menandriani, Saturniani, Cainiti, Ofiti e Nicolaiti. Il giovane, diventato ricco, come armatore, arriva a Roma sotto Antonino il Pio, nel 140 e dona alla comunità romana 200.000 sesterzi, una bella cifra – se un viandante paga ad una stabularia/ostessa meno di 4 sesterzi per mangiare, scopare e dormire, lui e l’asino! Cfr. Un curioso, spiritoso epigramma – per entrare come christianos! Probabilmente nell’Ecclesia romana, siriaca, vige l’uso comunitario dei beni – cfr. Anania e Saffira -.
Forse. Comunque, il giovane ricco vive insieme anche a Cerdone, uno gnostico, ha dubbi sulla figura del Christos e non ritiene opportuno dipendere come fa Paolo, dalla Bibbia, testo ebraico, in cui c’è un Dio crudele e spietato non un Dio Pater provvidente, rivelato dal logos–verbum, Christos/messia! Questo determina la sua cacciata dalla comunità nel luglio del 144 d.C., dopo aver riottenuto la cifra data, e dopo aver sostenuto un dibattito pubblico sulla base di due passi del testo di Luca (5, 36; 6,43).
*Me li può citare?
Marco, il primo è il punto in cui il Christos dice, dopo la questione del digiuno: nessuno strappa un pezzo di vestito nuovo per attaccarlo ad un vestito vecchio, altrimenti, si trova col vestito nuovo strappato e al vestito nuovo non si adatta il pezzo preso da quello nuovo/Οὐδεὶς ἐπίβλημα ἀπὸ ἱματίου καινοῦ σχίσας ἐπιβάλλει ἐπὶ ἱμάτιον παλαιόν· εἰ δὲ μήγε, καὶ τὸ καινὸν σχίσει καὶ τῷ παλαιῷ οὐ ⸂συμφωνήσει τὸ ἐπίβλημα⸃ τὸ ἀπὸ τοῦ καινοῦ; l’altro tratta del Christos che dice – dopo il discorso della montagna, a seguito della parabola del cieco che guida un cieco e dopo l’enunciato circa l’albero che si riconosce dai frutti/Οὐ γάρ ἐστιν δένδρον καλὸν ποιοῦν καρπὸν σαπρόν, οὐδὲ πάλιν δένδρον σαπρὸν ποιοῦν καρπὸν καλόν/infatti non l’albero buono produce frutti cattivi, né l’albero cattivo produce frutti buoni.
*Quindi, Marcione non riesce a persuadere i suoi denigratori e viene espulso come eretico?
Si, Nel 154, però, sembra che ritorni a Roma, nel periodo di papa Igino e discute con Policarpo, da cui è confutato.
*Ci sono testimonianze di questo incontro?
Certo. Ireneo – caput XXXV -, Tertulliano – caput LIII -, Ippolito – caput LXI -, Eusebio – caput LXXXI – ed Epifanio di Salamina – caput CXIV -, tutti uomini celebrati in De viris illustribus, da Girolamo!
*Ci sono anche altri che non riconoscono tale confutazione ed io so che lei che segue A. von Harnack, con tanti altri ritiene la cosa poco credibile anche perché il ricco armatore fa vari viaggi prima di morire nel 160!
Mi dica, dunque il pensiero di Marcione vissuto sotto Antonino ll pio, che forse ha sotto mano anche l’Apologia di Giustino ed anche quella di Taziano, che fa una sintesi dei Vangeli nel suo Diatesseron?
Marco, per Marcione il Dio veterotestamentario è un demiurgo rozzo e vendicativo, mentre la divinità del nuovo testamento rivelata dal Christos è buona e provvidente, e quindi, secondo lui è necessario differenziarsi dal giudaismo. Marcione allora impone astinenza sessuale, propugnando preghiera oltre ad una alimentazione sobria e rigorosa; richiede al fedele, indifferenza nei confronti dello stato romano, in quanto è cittadino di un’altra patria, spirituale, celeste, cosciente di dover predicare fratellanza universale cfr. Tertulliano, adversus Marcionem, I libro!
*So da letture dei suoi articoli precedenti, che Marcione, scrittore di un suo vangelo definito Antitesi, testo introvabile mai letto da nessuno -, è connesso con Luca e con Paolo. Sembrerebbe che Marcione sappia cogliere del messaggio di Gesù solo quello che è direttamente insegnato da lui nel corso del suo Regno in logia, profetici apoftegmi, tipici di Luca o rintracciabili in una selezione di lettere paoline, basate sul costruire ed edificare! Seguiti a dirmi qualcosa di nuovo.
Marco, qualcosa forse si sarebbe potuto trovare in sue Ecclesiai, attecchite al di fuori dell’Impero romano, in terre di Mesopotamia e in Arabia, dove sopravvissero fino all’avvento dell’Islam. Forse Tertulliano, che pur scrive Contra Marcionem, divenuto alla fine della vita seguace del frigio Montano – che ha molti punti in comune con Marcione – avrebbe potuto testimoniare qualcosa di nuovo in quanto uomo di fede cristiana incerta, acceso nemico deo docetisti! Qualcosa di più poteva dire Ireneo, originario di Smirne, divenuto vescovo di Lione, nel suo trattato Adversus haereses, mentre controbatte il pensiero di tanti eretici ma è preso dalla volontà di mostrare l’urgenza di fissare i fondamenti strutturali della nuova religione, di cui è apologista. Il processo di formazione dottrinaria cristiana è solo orientale e non ha documenti, come prove, se non testi bruciati in occasione della visita di Paolo a Efeso, se non un Vangelo aramaico di Bartolomeo apostolo trovato in India da Panteno, poi scomparso, se non notizie vaghe sul doctrina Christi un messia galilaico, mastro – architetto – come suo padre Josip, suo nonno Jakob e Mattan, suo bisnonno, imprenditori edili qainiti – che non ha scritto niente e lasciato niente in aramaico, eccettuato forse qualche slogan in greco/logion nel quinquennio, da me ipotizzato come Regno/Malkut, con un maran-basileus di una Sion/città -asilo, acclamato e celebrato dopo l’ingresso in Gerusalemme, nella Pasqua del 32 d.C, finito tragicamente a causa dell’impresa vittoriosa di Lucio Vitellio su Artabano III, fautore del Messianesimo!
*Professore, io ho letto da suoi precedenti articoli (I due canoni del 2015 e Io sono la via, la verità, la via. Giovanni, 14.6, del 2024, Tiberio ed Artabano III) dove lei parla di una frammento del Codice muratoniano – del Muratori erudito modenese settecentesco – della Biblioteca Ambrosiana, contenente un abbozzo del canone neotestamentario in cui un ignoto autore distingue i libri sacri da quelli profani!
Marco, l’ignoto scrittore del Codice muratoniano, forse un romano, considera sacri alcuni testi ed altri no. Infatti io, allora, dieci anni fa, affermavo dopo aver mostrato le tante eresie già agli inizi del III secolo: per quanto riguarda il Canone cristiano biblico, definito entro il II secolo d.C., ci sono controversie notevoli a partire dall’inizio dello stesso secolo.
Esso trova una sua codificazione ufficiale solo nel IV secolo e, grazie ai sinodi di Laodicea, Ippona e Cartagine, pur con molte incertezze ed accesi contrasti, su molte opere contestate.
Il canone cristiano per il Vecchio Testamento risulta, comunque, fissato da Atanasio nel 367 in una lettera ai fedeli di Alessandria, in cui fu accettato in sostanza il canone masoretico, a cui si aggiunsero la Sapienza e il Siracide, Tobia, Giuditta, I e II Maccabei e Baruc (oltre agli altri profeti) e passi aggiunti in Daniele ed Ester: tutti questi libri e passi aggiuntivi furono chiamati Deuteronomici.
Per quanto riguarda il canone del Nuovo Testamento, dunque, furono ritenuti canonici dal patriarca di Alessandria: i quattro Vangeli, Atti degli Apostoli e le Lettere di Paolo (Ai romani, I, II; ai Corinti; ai Galati; agli Efesini; ai Filippesi; ai Colossesi, I, II; ai Tessalonicesi, I, II; a Timoteo; a Tito; a Filemone; agli Ebrei), le lettere cattoliche (Lettera di Giacomo, I, II; Lettera di Pietro, I, II, III; Lettera di Giovanni; Lettera di Giuda) ed Apocalisse.
*Lei, infatti, all’epoca, affermava: la costituzione del canone è una storia molto lunga e complessa ed è in relazione alle eresie, che anzi determinano la sua formazione: in effetti il canone ha come centrale il pensiero di Paolo.
In base alle divergenze da tale pensiero il canone si costituisce mano a mano, direi, progressivamente, per aggiunzioni a cominciare da contrasti con eretici.
Marco, nel 2015, io lavoravo su Basilide e Valentino e poi su Cerdone e Marcione, gnostici.
*Ecco perché lei dice chiaramente: Basilide, uno gnostico che insegna in Alessandria tra il 117 e il 138 d.C., parla per primo di ispirazione divina dei libri del Nuovo testamento e crea la base di un intervento divino nella Sacra Scrittura Neotestamentaria, anche se non sancita da alcuno concilio.
Su questa base di rivelazione, eretica, Marcione, altro gnostico, determina una reazione nella Grande Chiesa quando, trattando del vangelo di Tommaso e del vangelo della Verità, implicitamente fa sorgere il problema della canonicità del testo e dei codici stessi (il codice Alessandrino e quello Sinaitico includono, oltre ad opere canoniche, altre che sono discusse come il Pastore di Erma e l’Epistola di Barnaba!).
Marco, io aggiungo che contemporaneamente si sviluppa ad opera di Clemente Alessandrino e di Tertulliano, poi di Origene, la teoria che considera il canone neotestamentario come entità variabile, che può includere opere varie come i Vangeli apocrifi e i Detti del signore, purché abbiano un fine edificatorio, anche se c’era stato Giustino, che aveva sostenuto la necessità di dare rilievo solo ai quattro Vangeli, poi ripreso e sostenuto da Ireneo (Contro le Eresie, 3, 11, 8) che sancisce sulla base delle quattro regioni del mondo e dei quattro venti, la necessarietà di quattro vangeli come colonne e sostegno della Chiesa! Comunque, da Eusebio (Storia Ecclesiastica, 4, 23, 11) si sa che a Corinto si leggono le lettere di Clemente papa e che altrove si leggono Didaché, La Lettera di Barnaba, Il pastore di Erma, L’Apocalisse di Pietro (questione già posta da Clemente Alessandrino) e quindi non c’è univocità di lettura. Per me, comunque è Eusebio che determina il reale corso cristiano.
*È vero! Infatti lei dice: Eusebio, però, risulta lo storico che con le sue scelte determina il corso del Cristianesimo nell’età di Costantino, indirizzando in un solo senso, condannando all’oscurità e alla dimenticanza ogni altra forma cristiana o giudaico-cristiana, seguendo (per nostra fortuna) il controverso indirizzo origeniano – cfr. Lo “storico” “Cristiano”!? e Prefazione al III libro di Giudaismo Romano, opera inedita -.
Lei, allora, affermava: Dal Codice muratoniano si rileva che a Roma esiste, però, una lista datata tra il II e il IV secolo, che comprende i libri del Nuovo Testamento, senza la Lettera di Giacomo e quella di Paolo agli Ebrei. Inoltre si sa che ci furono molte controversie sul Vangelo di Giovanni, che fu incluso solo nel 170 da Taziano e sembra che le lettere pastorali di Paolo (a Filemone e a Tito), la prima di Pietro e l’Apocalisse (seppure con molte contestazioni e ripensamenti), entrarono nel Canone solo agli inizi del regno dei Severi.
Marco, quindi, oggi, posso con certezza dirti che l’operazione è durata secoli in Oriente. Immagina quanto tempo ci vuole in Occidente dopo la predicazione congiunta di Girolamo, Ambrogio ed Agostino!
*Professore, per noi occidentali Agostino (354-430) è l’elaboratore principale del corpus dottrinario con De doctrina christiana e con De Civitate dei insieme a Girolamo e ad Ambrogio. Immagino quanto tempo sia stato necessario per la cristianizzazione latina occidentale, fatta sul mito di Roma, eterna, e di Augusto divino!