Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio/La Grecia, conquistata, conquistò il selvaggio vincitore e le arti portò nel Lazio agreste
Orazio Epistulae, II, 1, 156
Appendice
Tiberio ed Artabano III
*Professore, è vero che il padre di Caligola, Germanico è pianto, alla sua morte nel 19 d.C. anche dal re dei re Artabano III, un sovrano ostilissimo a Tiberio per tutto il suo regno, durato oltre un venticinquennio, pur con gravi momenti in cui è cacciato dal suo popolo? I due sono sempre ostili per tutto il loro regno quasi contemporaneo, in quanto hanno due culture opposte anche se ambedue amano la giustizia; Tiberio è duro ed inflessibile ma giusto e per gli autori ebraici e per quelli latino-greci; Artabano ha nel nome stesso il culto di arta-iustitia, secondo il costume iranico-mesopotamico-aramaico.
Marco, sappiamo da Svetonio (Caligola, v), che si tramanda che perfino i barbari, come colpiti da un lutto domestico e comune abbiano fatto una tregua e che stessero combattendo tra loro e che fossero in guerra contro di noi; e che alcuni piccoli re si tagliarono la barba e fecero radere i capelli alle mogli in segno di gravissimo lutto e persino il re dei re si astenne dall’andare a caccia e dall’invitare i magnati del regno, cosa che per i Parthi significa sospensione delle udienze/quin et barbaros ferunt, quibus intestinum quibusque adversus nos bellum velut in domestico communique maerore consensisse ad indutias, regulos quosdam barbam posuisse et uxorum capita rasisse ad indicium maximi luctus; regum etiam regem et exercitatione venandi et convictu megistanum abstinuisse, quod apud parthos iustiti instar esse.
*Artabano, feroce nemico di Tiberio onora, dunque, Germanico, figlio adottivo e nipote dell’imperatore, morto avvelenato ad Antiochia e compiange la morte di uno che pur aveva vinto il re di Armenia filoparthico ed aveva ridotto a provincia la Cappadocia.
Marco, non solo Svetonio, ma anche Tacito mostra il rispetto del gran re – che ordina lo iuris stitium cioè edicere iuristitium/far sospendere la giustizia, chiudendo i tribunali – verso il padre di Caligola amato da tutti, anche dai nemici (cfr. Angelo Filipponi, Caligola il sublime, Cattedrale, Ancona 2008, ripubblicato con KDP).
*Come mai, allora, esiste tanto odio tra Tiberio e Artabano III, che aumenta dopo la morte di Germanico e il ritorno di Gneo Calpurnio Pisone a Roma, che si suicida, dopo che è condannato a morte dal senato ed è quasi sbranato dalla folla? Perché diventa casus belli l’arrivo ad Antiochia di Pomponio Flacco, il nuovo governatore di Siria – che muore nel 33 d.C. – specie dopo l’invio in Iudaea di Ponzio Pilato, inviato nel 26 d.C. da Elio Seiano come praefectus, che scatena una stasis/rivolta messianica nella regione?
Marco, bisogna ricercare le ragioni di una tale guerra a causa dei confini incerti sulla area dell’Eufrate fra i due grandi imperi: tutti gli storici, che dipendono da Giuseppe Flavio – direttamente o indirettamente, Tacito, Svetonio, Plutarco e Cassio Dione – mostrano chiaramente che Artabano si inimica con Tiberio, perché intollerante della romanizzazione e ellenizzazione del suo regno, avvenuta sotto Augusto e nel periodo di Fraate IV, che dà ostaggi all’imperatore nel 20 a.C. a seguito di una campagna militare del giovane Tiberio in Armenia, quando, secondo noi, inizia l’inimicizia dei due uomini: l’uno, aramaico, barbaro del Daghestan, scita, considera un male la corruzione dei parthi, che devono accettare un re da Roma, come Vonone prima e poi Tiridate, perché i nobili/i megistanes come Abdo e Sinnace, impostisi al sovrano, da filoromani, hanno voluto l’alleanza con Roma come se la Parthia fosse uno stato semindipendente, nonostante le vittoriose compagne militari contro Licinio Crasso e Marco Antonio, snaturando così il sistema della cultura/musar aramaica, con tutte le tipiche tradizioni, basate sull’esercizio della caccia e della iustitia, seppure barbariche, di derivazione zaratustriana mesopotamico-medo-persiano; l’altro, è espressione della aristocrazia romana austera repubblicana, tesa alla rapina militare e alla distruzione dell’identità di ogni popolo al fine di formare una universale cultura romano-greca, alessandrina.
*Professore, i due sono i campioni esemplari della propria stirpe, che esprimono due diverse civiltà, uno quella romano-ellenistica vivente in un territorio di quasi 3.200.000 km quadrati con oltre 50.000.000 di abitanti, l’altro quella mesopotamico medo-persiano-armeno-parthica, formante una federazione di stati autonomi con una stessa popolazione, vivente su un territorio di oltre 2.200.000 km quadrati, i cui confini vanno dall’Eufrate fino all’Indo. Artabano, dopo che è stato eletto re come puro esemplare della razza arsacide/Arsacidarum e sanguine, apud Dahas adultus/cresciuto tra i Dai, inizia il suo regno con una provocazione nei confronti dei romani reclamando i beni e le proprietà terriere di Vonone, inglobati nel fisco imperiale in Cilicia e in Siria e poi con una rivendicazione territoriale simile a quella fatta da Orode e suo figlio, Pacoro – vinti da Ventidio Basso nel 38 a.C. a Gindaro – in una volontà di arrivare al possesso dei territori litoranei del Mediterraneo, dell’antico Regno persiano e di quello seleucide, considerati ancora proprietà arsacide (cfr. A. Filipponi, Antichità Giudaiche, XVIII, 310 e sgg, KDP, 2025).
Marco, vedo che hai seguito i miei lavori, però, forse, è necessario precisare meglio per far intendere ad altri la volontà antiromana di Artabano, uno scita di cultura differente rispetto a quella tiberiana, tramite Tacito, Annales, VI, 31-3
*Lei mi vuole dire che i due, avendo una formazione opposta, si scontrano in quanto Tiberio impone un re romanizzato, Fraate, su richiesta di nobili procedendo in politica estera diplomaticamente ed astutamente, volendo evitare le armi/consiliis et astu(tia) res externas moliri, arma procul habere (Tacito, ibidem, 32), Artabano, invece, ardendo dalla smania di vendicarsi, pur temendo le armi romane ritiene che temporeggiare sia servile e che l’agire sùbito sia regio/cunctatio servilis, statim exequi regium (ibidem).
*Artabano, allora, fa uccidere l’eunuco Abdo, avvelenandolo e, poi, mette Sinnace in condizione di non nuocere, colmandolo di doni, mentre muore di malattia il re romanizzato, abituato a vivere nel lusso, dopo il cambiamento di regime di vita, essendo patribus moribus impar/incapace di sopportare i rigidi e virtuosi costumi patri. Una volta ripreso il potere, Artabano deve affrontare un altro concorrente, nominato da Tiberio nella figura di Tiridate, un arsacide e di padre e di madre, mentre l’imperatore affida l‘incarico di riconquistare l’Armenia a Mitridate, re di Iberia che viene riconciliato col fratello Farasmane e contemporaneamente dà un mandato proconsolare a Lucio Vitellio contro i Parthi col preciso compito di coordinare i re caucasici contro il re dei re, che inizia la propaganda nei territori di confine lungo l’Eufrate, popolati da gentes aramaiche giudaiche di costumi parthici, intenzionato a voler affacciarsi al Mare Mediterraneo!
Marco, Artabano ha ora nella guerra contro Lucio Vitellio al suo fianco i re federati di Adiabene e di Nabatea, avendo forse nominato maran-basileus il nostro Messia/Christos – che, dopo la morte di Elio Seiano, ha preso Gerusalemme ed è stato accolto come soothr/salvatore dal popolo nella città alta di Sion, nella Pasqua del 32 d.C. anno septingentesimo octogesimo quinto ab urbe condita – la cui storia si conclude tragicamente con la crocifissione, dopo il trattato di Zeugma della primavera dl 36 d.C. -.
*Professore, solo allora viene ripristinato l’imperium romano in tutta la regione ciseufrasica, compresa la Iudaea, a seguito della sconfitta parthica?!
Si. Poco dopo, nel 38 d.C., muore Artabano III ed inizia la lotta per la successione tra i parthi, quando già a Capri è morto da quasi un anno Tiberio e Caligola, figlio di Germanico, è il neos sebastos, il puer optatissimus, sovrano che sembra rinnovare il mondo con una nuova età dell’oro.