Marco, l’incipit del III libro del De rerum natura è come quello del I e del V: tutti e tre mostrano il problema del testo e della composizione dell’opera del De rerum natura di Lucrezio.
*Non sorprende, quindi, che nel I si parli di Venere e della vita e nel III e nel V di colui che dà filosoficamente la vita, Epicuro (341 a.C.-270 a.C.), operando secondo ragione/logos e secondo natura/phusis!
Lucrezio, iniziando con Epicuro nel III e con Epicuro nel V, vuole dire e significare che Epicuro è via/odòs, è verità/alhtheia e vita/zoh’ in quanto insegna che, dopo la morte, anche l’anima svanirà nell’aria e perirà (vv. 425.458) e che la morte è niente e che non riguarda affatto noi mortali come fenomeno (nìl igitùr mors ést // ad nòs / neque pértinet hìlum, v. 830) perché la natura dell’animus è considerata mortale (quàndo quidém / natùra animì / mortàlis habétur, v. 831)
*La morte, non avendo ousia/sostanza non riguarda noi uomini perché, quando noi siamo, la morte non è, e quando la morte/thanatos è, noi non siamo, in quanto ciò che è stato disgregato è insensibile e ciò che è insensibile non ci riguarda ed è nulla/pros hmas!
Marco, Lucrezio, trattando della teoria atomistica, mostra che l’animus, la nostra anima cristiana, è costituito da elementi più sottili e leggeri dell’acqua, del fumo e della nebbia, e, quindi, perché non dobbiamo pensare che, se acqua, fumo e nebbia si disperdono e svaniscono per qualche causa o fenomeno, non avvenga lo stesso per l’animus?
Lucrezio, dunque, dice: Il corpo è recipiente contenente l’animus, finché vive, in quanto ha coesione, ma quando tutto si infrange con la morte l’anima non può sopravvivere, e quindi, l’animus, se ragioniamo, nasce cresce e decade col corpo e perisce insieme ad esso, decomponendosi. È così ?
Certo. Marco, io esamino attentamente gignere, crescere e senescere in Lucrezio ed esamino me stesso per cui rilevo anche come il corpus talora infermo sappia mostrare la propria fragilità specie quando si è piccoli in certe fasi della vita e come lo evidenzi ancora di più quando si è vecchi come me, che mi sento vecchio-bambino, in quanto la mente e l’animo (endiadi e chiasmo di mens animi / animi vis) hanno perso la forza a causa dell’aetas, che fiacca naturalmente ogni cosa col tempo!
*Lei mi vuole dire che Lucrezio mette in relazione l’indebolimento delle membra col fiaccarsi del vigore fisico adolescenziale, opponendo robustis adolevit aetas viribus a obtusis ceciderunt viribus artus.
Complimenti ! Mi segui perfettamente!
*Io vedo anche lei, che invecchia coi suoi amici, e che progressivamente si indebolisce, evidenziando il declino di un corpo che invecchia: claudicat ingenium, delirat lingua, labat mens / omnia deficiunt atque uno tempore desunt (453-4).
Quindi, è ovvia la conclusione naturalistica lucreziana che, come il corpo, anche l’anima si dissolva comekapnos/fumo completamente e muoia, come già affermato da Omero, Iliade, XXIII, 100-101 Psuchée de katà chthonòs eeute kapnos/fumo / oocheto e da Platone (Fedro, 70) oosper pneuma h kapnos diaskedastheisa?
*Certo professore. È un monito per me cristiano che credo che l’anima, anche se fumo, non si dissolva ma vada in altas aeris auras, dimentico della lezione epicurea e lucreziana che, invece, dice espressamente che pariter pariterque/anima e corpo, stremati dall’età/aevo fessa, periranno insieme!
Marco, io seguito ad orientarti perché temo che tu, condizionato da religio, preso da phobos thanatou, ancora desideroso di apparire per naturale egoismo giovanile possa staccarti da me, maestro.
*Io?!
Tanti, in questi ultimi decenni, mi hanno abbandonato, pur essendo amici che hanno visto la coerenza di un lavoro di mano e di mente, continuativo per 57 anni, immemori della promessa di testimoniare la grandezza dell’opera del ricercatore, loro compaesano, segnalatosi per competenze plurime… a livello internazionale!
*Quelli, forse, sono uomini che parlano e che vogliono apparire e non essere!