Aqua Salmacina di Castel Trosino, Ascoli Piceno

A mia zia Enrica Canala e ai figli Loredana e Giovanni Filipponi, miei cugini

Aqua salmacina a Castel Trosino

Marco, In epoca romana, sotto i Flavi sembra che Gaio Licinio Muciano (15 d.C. – 76 d.C.), si costruì una Villa, in zona castrense e vi fece thermae sotto una rupe, da dove sgorgava l’aqua di Salmaci/e – nome di una ninfa italica – presso le rive del Castellano/Suinum/Tesuinum.

*Professore, in lei, un maestro autentico, suona male il dire “sembra”: lei è ricercatore e lei dice solo quando ha trovato realmente qualcosa, altrimenti tace! Specie se si tratta di storia locale, non l’ho mai sentito parlare!

Marco, hai ragione, ma su questo ho qualche cosa che forse mi autorizza a dire su (Te)suinum. Trovo in Rolando Perazzoli, Note di esegesi dantesca, Dalle lettere di C. Galanti, Edizioni universitarie FERGIA, Ancona, 1966, a pagina 63, una citazione circa una questione dantesca su versi di Purgatorio, III, 131 e di Paradiso, VIII, 63.

*È fonte sicura?

 L’autore è stato mio preside negli anni sessanta e Il letterato Carmine Galanti (1821-1889) è un canonico di Cossignano, che, innamorato di Dante, difende la sua tesi su Castellano/Suino-Verde, fiume al confine tra Marche ed Abruzzo, affluente del Tronto, che scorre proveniente da Valle Castellana in territorio pontificio e si congiunge proprio ad Ascoli, sotto il ponte di Porta Maggiore, dietro il Forte Malatesta.

 *Là dove c’è il ponte di Cecco e, sopra, si vede la sua statua, che non è lontana dallo Squarcia, il vecchio stadio?!

 Si, Marco. Il canonico, essendo in contrasto con critici di fama nazionale (Scartazzini, Del lungo ed altri) che lo contestano in quanto dicono che il Liri o Garigliano sia il Verde dantesco, si difende, citando Purgatorio, III, 131, di fuor dal Regno quasi lungo ‘l Verde, ricordando come Manfredi, sconfitto nel 1266 a Benevento da Carlo d’Angiò, fu sepolto in co’ del ponte presso a Benevento/ sotto la guardia de la grave mora e che fu poi dissotterrato e trasportato per ordine del vescovo di Cosenza a lume spento, perché scomunicato da Urbano IV, in territorio piceno.

*Come Galanti può pensare una simile cosa, essendo lungo il viaggio da Benevento ad Ascoli, di oltre 300 km, un cammino di più di 12 giorni, a piedi!? 

Marco, il canonico, oltre a citare il Paradiso, VIII, 63 da ove il Tronto e il Verde in mar sgorga quando Dante indica il confine del Regno destinato a Carlo Martello, riporta che il Liri da Strabone è detto Clanis mentre l’affluente del Tronto è ipotizzato come Verde non solo da contemporanei come Pietro di Dante, Boccaccio e Buti, ma anche da Landino, Vellutello e perfino da Tommaseo, per cui sostiene anche che il trasporto in terra ascolana, zona nemica, è dovuto al fatto che Manfredi aveva devastato quel territorio poco prima.

*Professore, il canonico non ha, comunque, documenti probanti?

 No. Non ci sono documenti, ma solo una notizia di una informazione ricevuta da Carlo d’Angiò dal vescovo di Cosenza, Pignatelli Bartolomeo, che dice di una sepoltura avvenuta onorifica, ma non con onorificenza cristiana e di questo fa cenno anche il Villani in Cronaca VII, 9, …il corpo del re fu trasportato dai piedi del ponte beneventano fuori del regno – anch’esso è terra della Chiesa – e sepolto lungo il fiume del Verde ai confini del Regno e della Campagna. 

*Cosa, dunque, obietta il canonico di fronte a questa esplicita affermazione?

L’ipotesi del Galanti è collegata con un notizia tratta dal testo di F. Tanursi (Epitome delle storie ripane, Roma, 1781) dove si dice di un Olivierus Boccablanca, ripano, che, venuto in soccorso degli ascolani contro i fermani, con 200 uomini, muore/ occubuit… prope Suinum amnem, quem multi Viridem vocant Anno domini MCCCLXII post Christum natum 

*La data, però, è di circa un secolo dopo la morte di Manfredi. 

 Certo il canonico conosce esattamente la data della morte, avvenuta il 26 febbraio del 1266 (quarto die ante kalendas martias anno domini Millesimo ducentesimo sexagesimo sesto post Christum natum, dal De casibus virorum illustrium, di Boccaccio, libro IX, 18, a cura di P. G. Ricci e V. Zaccaria, Mondadori), dove parla di spiriti piangenti tra cui Federico II, che si lamenta della ecclesia venerabilis et sacrosanta e della saevitia in filium, di cui rileva nequitiam, mostrandolo che andava davanti insuper e che disperatissimo affermava che era stato spogliato della vita e del regno per la perfidia dei pugliesi/se perfidia apulorum regno ac vita privatum, mestisiimus, asserebat!

 *Posso anche accettare la versione del Galanti – abate che conosce tra l’altro che in questa zona, sul colle S.  Marco, sulla Montagna dei Fiori, e nella zona teramana  di Valle  Castellana e di Civitella ci sono  conventi benedettini, sorti come rifugi di eremiti isolati dopo la caduta dell’Impero romano di Occidente,   come quello di San Lorenzo de Carpineta  nella grotta del beato Currado divenuto poi possesso  farfense,  o  l’eremo di Sant’Angelo in Volturino che  si trova sul versante ovest della Montagna dei Fiori a 1430 metri  o quello  dell’abbazia di Montesanto di Civitella,  destinati a trasformazioni  dopo che S Francesco viene in Ascoli nel 1215,  quando   molti benedettini, divenuti seguaci del santo, sono chiamati  bizzochi, specie dopo la sconfitta degli svevi e la morte di Manfredi – ma …che c’entra questo con Muciano e la fabbrica di una villa in Castel Trosino? 

È vero. C’entra poco con la vicenda del castrum, che ha altra storia, comunque c’è qualcosa circa i luoghi in cui forse fu portato Manfredi, reggente di Napoli e re, figlio naturale di Federico II e Bianca Lancia, a lume spento, fuori del regno, lungo il Verde detto (Te)suino, (cfr.  Plinio il vecchio – 36 d.C./81 d.C.- nella sua Historia naturalis dove scrive, parlando dei marmi, di salmacidarum aqua… in cui Castrum Tesuinum balneum cernitur aqua salmaria, citato anche da Oribasio – Pergamo,325/Costantinopoli, 403- scrittore di  70 libri  di Synagogai Iatrikai  e del compendio di Synopsis – che, in Euporista, trattando dei rimedi facili da mettere in pratica, afferma che il console Placo recupera la salute in Castrum Tesuinum! ).

*Professore, sono ancor di più sorpreso della sua memoria e  cultura: lei porta come prova di un domicilio in zona castrense di un personaggio storico di rilievo come Muciano, un semplice manoscritto locale, corredato da autori noti: sinceramente mi sembra un ripiego, non proprio della sua personalità di studioso!

Marco, sul nome di Castellano sembra che ci sia relazione stretta con Castel Trosino, la cui storia longobardica, oggi lo valorizza e caratterizza in un solo senso, grazie ai ritrovamenti, in zona santo Stefano, fatti da don Emidio Amadio e dal suo contadino Pignoloni, che scavano il terreno per una vigna in cui tra l’altro c’è anche presenza della figura di Manfredi – che ha nelle vicinanze un vero suo castello detto Manfrino, in zona Macchia da Sole. valle Castellana (Teramo) e perfino una sua casa nell’interno del paese medievale-.

 

Castel Manfrino

 

 Professore, lei (che mai ha voluto parlare e fare conferenze), ora, ad 87 anni si presenta ad un pubblico, seppure in maggioranza di ex alunni, e si svende facendo lezioni gratuite e dando le risultanze storiche circa la figura di Christos e degli imperatori romani della casata giulio/claudia, inviando un messaggio di riforma scolastica, di costituzione di un’altra Italia e di una nuova Europa: eppure lei sa bene che non è possibile la comunicazione tra chi ha un codice personale tecnico e scientifico, linguistico e un altro che non può saper fare operazioni di denotazione e connotazione ai fini della decodificazione, e tanto meno di una contestualizzazione e che necessariamente interpreta secondo il proprio pensiero, in relazione alla cultura di profano -. Lei, ora, mi sorprende davvero, volendo vedere reali rapporti storici sulla base di Castel Trosino e del Verde, tra un dux romanus, i longobardi del secolo VI e Manfredi, morto nel 1266: mi sembra che lei vada su un piano mitico, come ha fatto la Chiesa per secoli!

Marco, mi stai dicendo che mi sto confondendo e snaturando perché sono cambiato e diventato un vecchiobambino e che, quindi, sono… farneticante!.

 *Sinceramente, io dico che sono sorpreso per il suo mancato silenzio in situazione e per la novità che non riesco a decifrare e, perciò, chiedo ulteriori spiegazioni di tale comportamento tanto differente dalla sua normalità: non vedo attinenza tra la villa di Muciano del 70/71 d.C. e i ritrovamenti longobardici di una necropoli, risalente alla fine del VI secolo – da cui vennero fuori circa 239 tombe con 240 scheletri, di cui e 33 erano tombe con oggetti funebri ricchi, 14 con oggetti funebri poveri, 92 senza oggetti, che poi sono stati raccolti e sistemati parte nel Museo dell’altro medioevo all’Eur Roma, parte a Londra al The british Museum e parte al Museo dell’alto medioevo di Ascoli Piceno presso il Forte Malatesta -!

Marco, hai ragione circa l’attuale comportamento di uno che vuole far conoscere a più persone il messaggio, pubblicando le risultanze storiche, frutto di tanti anni di fatiche, ma non devi sorprenderti se voglio supporre, senza pretese di verità, un tale rapporto, avendo io conoscenza diretta di questi luoghi della zona picena, essendo nato a Folignano ed avendo parenti e amici nella frazione stessa di Castel Trosino e di Mozzano, frazioni del comune confinante di Ascoli Piceno. 

*Mi vuole dire che il suo procedere è emotivo e non tecnico-scientifico, in quanto è dettato da amore verso il proprio paese di origine?

Marco, forse faccio confusione fra storia e geografia, ma so che il Verde/Castellano, meglio il suo corso è in territorio teramano-ascolano, un tempo romano, noto come parte della Regio V ed è citato da Plinio il vecchio nei suoi remedia, trattando delle droghe derivate da vegetali da animali anche acquatici e da minerali in Nat. Hist., XXVIII-XXXII, dove spesso cita le memorie mirabili di Muciano, governatore di Siria, console nel 67 nel 70 e 71, autore come Apione di Mirabilia (cfr. G. Traina, Athenaeum, LXV, 1987).
Plinio, citando i marmi di Rodi e le 3.000 statue, esistenti nelle città insulari di Ialiso, Camiro e Lindo, poi, nel XXXVI libro parlando delle pietre, del marmo, delle costruzioni con calce e dell’uso del cocciopesto, utilizzato per le cisterne, visibili ancora in territorio piceno, tratta anche delle arti e dei materiali nobili, all’epoca più usati, quello del bronzo e del marmo, e degli scultori famosi, dei pittori noti e degli statuari greci… Ora… io conosco le località nella zona picena, dotate di marmo, come quello di S. Marco o di Acquasanta ed anche quello di S. Vito di Valle Castellana – e di Mozzano/Muciano e perfino una zona Mccià, in contrada Castel Folignano di Folignano, dove ci sono acque salmastre e acque fredde, che si collegano, tramite ruscelli e torrenti, quali Verde e Marino col (Te)suino – Castellano, su cui confluiscono anche le attuali sorgenti castrensi. È ipotizzabile, perciò, una zona termale di una grande villa- data la presenza in Folignano di toponimi come Capolavilla, Trapasso, Pièlavilla, e di Palazzo – ad opera di uno che conosce bene la Siria, l’Egitto e la Iudaea, la zona di Madaba e dello Zarca – fonte Calliroe – non dissimile morfologicamente da quella picena, posta tra i monti Gemelli. Muciano, quando venne a Roma dall’Oriente, probabilmente passò attraverso la via Salaria, alla fine del 69 d.C., in appoggio alle milizie, inviate da Vespasiano, un sabino di Cotilia, condotte da Antonio Primo, partito dalla Mesia, e, forse, svernò nella zona dove oggi esistono Mozzano e Acquasanta. Finita la guerra contro Vitellio (cfr. Vespasiano e il regno), non potrebbe essersi stanziato nel Piceno, dopo il trionfo dell’imperatore del 70 d.C.?!

*Le acque della zona erano già note ai romani, che le consideravano terapeutiche in quanto scaturenti dalla roccia, oggi in zona Cascatelle o come quelle sulfuree dell’attuale Lu vurghe di Acquasanta Terme!

Marco, sappi che c’è rimasto anche un acquedotto romano di metri 2.500, che ha una volta a botte, con muratura in opus incertum, legata da malta di calce ed arena e che ha una pendenza del 1%!

 

*Non ne sapevo niente.

Sappi anche che oltre Cascatelle di Castel Trosino, che sono di un colore verdissimo, esiste una cava di salgemma a Mozzano, di cui forse ti parlerò!

*Mi meraviglio. Mi parla di un territorio… delle meraviglie, a me ignoto!

Marco, è probabile, dunque, che Muciano rimane in zona picena anche perché fedele a Vespasiano, che è a Cotilia, dove ci sono altre terme, ed è eletto console due volte, una nel 71 ed un’altra nel 72, premiato dall’imperatore per aver domato anche i Daci, che imperversavano sulla Mesia, dopo la partenza di Antonio Primo, e ritardarono la sua marcia per collegarsi a Bedriaco col collega. Di lui Tacito (Historiae, 1, 10) ha lasciato una testimonianza, in cui viene mostrata la sua arroganza con altri vizi, per arrivare a dire che, in sostanza, non avendo doti da primeggiare, risultava un buon gregario!: Luxuria industria, comitate adrogantia, malis bonisque artibus mixtus: nimiae voluptates, cum vacaret; quotiens expedierat, magnae virtutes: palam laudares, secreta male audiebant: sed apud subiectos, apud proximos, apud collegas variis inlecebris potens, et cui expeditius fuerit tradere imperium quam obtinere/ un misto di dissipazione e intraprendenza, di gentilezza ed arroganza, di arti distruttive e costruttive; intemperante nei piaceri durante le fasi di inattività, le sue doti si esaltavano sempre nell’azione; rispettabile il comportamento esterno, non rassicuranti le voci sul suo mondo privato; ricca di fascino l’influenza esercitata su sottoposti, intimi amici, colleghi; insomma tagliato più per far giungere altri al potere, che per assicurarlo a se stesso!

*Mi scusi, professore, per non fraintenderci, in questo articolo, lei ha detto o ha solo parlato?! Noi, di norma, facciamo insieme storia!

Marco, confesso di aver solo parlato!