Totum igitur in eo est, ut tibi imperes/in questo è tutto, che tu comandi a te, Cicerone, Tusculanae disputationes, II, 53.
Ἐν ποίᾳ ἐξουσίᾳ ταῦτα ποιεῖς; καὶ τίς σοι ἔδωκεν τὴν ἐξουσίαν ταύτην;/Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato tale autorità – Matteo, 21, 23 -?
La storia di Claudio si intreccia con tutti i membri della sua famiglia, con quella di Germanico, di Livilla, fratelli, figli di Druso maior ed Antonia Minor e quindi con quella di Livia ed Augusto, padre adottivo di Tiberio e Druso e padre naturale di Giulia, fratello di Ottavia, moglie di Claudio Marcello e madre di Marcello Cesare e di Antonia Maggiore e Antonia Minore, che è amica e tutrice di Berenice, figlia di Salome, sorella di Erode il grande, madre di Giulio Erode Agrippa. Perciò il mio lavoro di storico parte dal momento della morte di Caligola, suo nipote, il 24 gennaio del 41 d.C., quando viene scoperto, nascosto dietro una tenda, da un pretoriano, che lo riconosce come fratello di Germanico e lo fa portare a castra pretoria, dove si accorda col re Giudaico, presente con le sue guardie a Roma, che ha già seppellito il corpo del morto imperatore, quando nessuno sa niente (cfr. Angelo Filipponi, Caligola il sublime, Cattedrale, 2008, eBook Giudaismo romano, II, Streetlib/Narcissus, 2011).
In questi libri ho mostrato il subbuglio, in cui versa Roma, ed ho evidenziato la paura dei romani, che temono la teatralità e la probabile ricomparsa di Caligola – Dio e la sua vendetta, mentre gli autori del delitto, palesi o nascosti, già inneggiano alla fine della tirannide e al ritorno della Repubblica, essendosi riuniti in senato per trattare sul nuovo governo da dare all’impero, quando il popolo e l’esercito reclamano subito un sovrano. Il re giudaico Erode Agrippa, civis e praetor romanus,contattato Claudio, suo fratello di latte, considerato da tutti, compresi i parenti, uno scherzo di natura, si presenta in Senato e propone l’elezione di Claudio ad imperator, come alternativa ad una guerra civile, imminente.
Claudio, pur essendo un letterato di rilievo – avendo scritto libri di Storia -interrotta per intervento di Livia, sua nonna, che ha proibito il racconto vero dei fatti contemporanei – saggi sugli Etruschi, sui Punici e su erudite questioni lessicali con introduzione nell’alfabeto latino di tre lettere nuove (Digamma inversum, H Acca dimidia e Antisigma) – anche se è disabile nell’ambulare e nel parlare, è per tutti i cives un inetto! Comunque, anche se non ha mai ricoperto incarichi politici perché ritenuto incapace da Augusto e da Tiberio, diventa console grazie a suo nipote Caligola, che pur lo considera innocuo personaggio, spesso bersagliato dai feroci scherzi (cfr. A. Filipponi, L’eterno e il Regno, KDP, 2022), deriso anche dalla madre Antonia minor! Eppure è uomo di mediazione capace di essere patrono e portavoce degli equites presso il senato e i consoli! Eppure essendo capofamiglia dei Claudi, ha l’ammirazione interessata di Elio Seiano, anche se è mal sopportato dalla sorella Livilla, che, comunque, lo deve rispettare per aver l’approvazione di vivere more uxorio col pretoriano! Eppure Claudio è considerato dal senato come Sacerdote del divus augustus tanto da fargli ricostruire la casa, distrutta da un incendio, ed è molto amato dall’esercito per la memoria di Germanico suo fratello (cfr. A. Filipponi, Per un bios di Ponzio Pilato, KDP, 2022).
Claudio, dunque, pur disprezzato per essere succube di liberti e delle mogli, Urgulanilla, Messalina e Agrippina minor è uomo, invece, che sa governare in quanto interprete della volontà popolare e dell’esercito, avendo sempre il consenso del Senato. Da uomo incerto nel camminare, balbuziente, goffo in ogni manifestazione, deve fidarsi di chi lo accompagna, di servi, di clientes adulatori e degli equites suoi patrocinati e perfino dei liberti di sua madre, abili viri finanziari, ministeriales capaci di guidare con successo il fisco e l’erario pubblico senatorio, uomini del tipo di Pallante, Felice e Callisto, e perfino di Cenide, amante di Flavio Vespasiano e fa costruire un apposito edificio coperto – Porticus Minucia frumentaria – con molti uffici, dove ricevere il popolo, plebeo, per iscriverlo e dare una tessera, con cui poter ritirare le razioni di frumento – circa 40 kg annui a persona! – in uno dei 44 sportelli che sono aperti per 200.000, censiti cives: l’imperatore conosce la furia popolare avendola sperimentata inizialmente, quando la folla affamata gli tira, alla sua apparizione, tozzi di pane! Inoltre fa opere di bonifica per avere terre coltivabili e inviarci i poveri della capitale, quando impiega 30.000 uomini per quasi 11 anni per bonificare il lago Fucino (cfr. Alba Fucens, la patria di Quinto Nevio Sutorio Macrone).
La sua costruzione del porto di Ostia, con un gran numero di depositi pubblici, è opera grandiosa che imita quello di Cesarea Marittima e quello di Alessandria: Claudio, lo dota di un Faro, avendo come costruttori architetti ebrei alessandrini e forse anche aramaici palestinesi, e di un Museo, pieno di scienziati come quello alessandrino! Cosa dire del sistema fognario, ancora oggi esistente, con tante vasche di decantazione, cloacae, con addetti cloacarii addetti alla manutenzione e impiegati per la riscossione del tributo per lo spurgo, fino ad allora sotto il controllo di privati!?
Già abbiamo trattato dell’approvvigionamento di acqua, quando abbiamo parlato del nipote Caligola, anche lui sensibile a realizzare i sogni dei populares, accontentati con l’aqua claudia nel 52!
Claudio, anche se disabile, ha a cuore l’esercito, desideroso di conquistare nuove terre e colonizzare sia la Mauritania che la Tracia, ma soprattutto – scartata l’idea di invasione parthica, su suggerimento di Vitellio e di Erode Agrippa -, riprende i disegni cesariani e i piani caligoliani per la conquista della Britannia, e organizza la spedizione, al momento opportuno, col legatus Aulo Plauzio, di sua nomina, operando militarmente dalla sua patria Lugdunum, lasciando Roma sotto il controllo di Lucio Vitellio, suo amico personale. L’imperatore in breve tempo conquista l’isola e forma la provincia britannica, avendo subito integrato i britanni meridionali, nonostante la forte opposizione dei druidi, che vengono sterminati. Al suo ritorno, dopo il trionfo, vincendo l’opposizione senatoria, ingloba nel Senato come senatori i protoi della Gallia Comata, suoi concittadini, ritenuta provincia la più romanizzata tra tutte.
Certo la storia infantile e puerile di Claudio, nato male, con handicap, è segnata da traumi: il bimbo, dopo il rifiuto materno, affidato a nutrici ebree tra cui Berenice, madre di Erode Agrippa – che seguita l’allattamento a lungo, senza svezzarlo, abituandolo a succhiare, a leccare miele, dolci, padelle – circondato da decine di domestiche, schiave, che lo seguono dappertutto, per ordine delle due nonne Ottavia, vedova, e da Livia, oltre che dalla madre, Antonia, anche lei vedova, dal 9 a.C., interessata, comunque, alla crescita del figlio infelice – di cui ha orrore, traumatizzata dal momento della nascita – il bambino, che, giocherellone, fa progressi anche nello studio, se assecondato in tutti i capricci, specie nel fare bagni in comune, e che mostra inclinazione per lo scrivere e per il leggere, nonostante le disgrafie e i balbettamenti, se seguito da maestre – più che da maestri – che, condiscendenti, gli dànno rinforzi, facendosi toccare e palpare, leccare, pur sbavandole, vedendolo, appena divenuto adolescente, come ossessionato dal sesso, furioso e turbato davanti alle tante sue badanti, che permettono ogni cosa e fanno per lui ogni cosa, pur di vederlo felice ed accontentato!
È chiaro che su Claudio c’è un’immensa letteratura sulla sua eterosessualità, unica tra gli imperatori romani, e sulla scelta delle donne, di cui sembra essere succube, come anche su quella dei servi-ministri, che credono di dominarlo tanto da renderlo una ridicola marionetta: non si riesce a capire se l’imperatore fa lo scemo o lo è! Comunque, secondo noi, con Elio Seiano è lui, capofamiglia claudio, che fa i suoi affari, con Cenide e Vespasiano ha certamente la meglio e con altri, amanti di Messalina è lui che, alla fine, si burla di loro.
Solo con Agrippina minor, sua nipote, non sembra in grado di competere alla pari, data l’invadenza politica e la scaltrezza della nipote-moglie, favorita dalla femminile astuzia e dalla complicità di tante donne che cooperano a soddisfare sessualmente l’infelice e bavoso zio libidinoso! Claudio, comunque, è per noi un vero o politikos, un vir civilis ciceroniano e lo dimostra nella gestione della rivoluzione istituzionale e religiosa ereditata da Gaio Caligola, con la sua moderazione e col suo pacato riformismo, pur rimanendo collegato al geniale nipote rivoluzionario. Caligola è drastico, vieta e condanna il giudaismo alessandrino, abolendo, da una parte, la loro cittadinanza – scaduta per lui, legge vivente – e fa stragi in città durante il culto interrotto illecitamente di Drusilla/Panthea, comandando, da un’altra, in terra giudaica, la guerra contro i parthi – ora in grave crisi interna a causa della successione da Artabano III a Petronio Turpiliano, governatore di Siria, e la deportazione degli ebrei perché disobbedienti a porre il suo colosso dentro il Tempio. Claudio, invece, scrive la Lettera agli alessandrini, di cui parla Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, XVIII, 257 ed anche in XIX, 285) quando cerca di pacificare gli animi di greci e giudei, invitati a non opporsi gli uni agli altri, ordinando loro di onorare ognuno la propria divinità, vietando agli ebrei ogni riunione e il proselitismo, perfino all’amico re socius, Erode Agrippa.
Personalmente ho avuto molti dubbi, nel corso degli studi, sulla politica filoromana di Erode Agrippa, che, una volta divenuto re, si mostra troppo pietoso nel Tempio, troppo zelante di fede con i sacrifici fatti a Dio e all’imperatore, come se fosse un puro aramaico, specie dopo avere suddiviso il sacerdozio in sadduceo ed essenico, a seconda dei riti da celebrare, secondo una computazione con calendario lunare o solare, in date diverse. Inoltre, rilevo che la condotta di Vibio Marso, governatore di Siria, successore di Petronio sia ligia al dovere di magistrato e non dettata da invidia personale o da ripicche di cerimoniale! Marso giudica anche neoterismos il fatto che Erode Agrippa riunisca i re limitrofi attirandoli con le festività o con giochi gladiatori e talora interviene di persona facendo interrompere il sunodos/convegno, rinviando i singoli re nelle loro circoscrizioni: i romani non vogliono koinonia tra i barbaroi – cfr. Gaio Vibio Marso –. Flavio, infatti, scrive circa la riunione a Tiberiade di Erode Agrippa con alcuni re – Ant. Giud., XIX, 338 -: Venne a visitarlo Antioco, re di Commagene,Sampsigeramo di Emesa, Kotis re della piccola Armenia, Polemone signore del Ponto e Erode di Calcide, suo fratello… Quando ancora si tratteneva con loro, si presentò Marso, governatore di Siria… Si è probabilmente agli inizi dell’estate del 44 d.C. ed Agrippa si mostra ligio al dovere di andare incontro al governatore a sette stadi dalla città, ma ci va, non a piedi, in processione, insieme al popolo, che in festa lo segue, ma sul cocchio e con gli altri re, anche loro su cocchi! Agrippa, malato di cuore, potrebbe aver fatto ciò per timore di affaticamento!
Comunque, il gesto sembra sfida ai romani e vale per gli integralisti zeloti un’adesione al loro pensiero: il re sa che in terra galilaica non comanda Roma e che esiste solo un padrone, JHWH! Comunque, Claudio punisce, alla morte del re, il comportamento ostile del popolo di Cesarea e di Sebaste, dimentico dei benefici ricevuti (Ant giud., XIX, 357), per le offese alla memoria del re e all’onore delle figlie, fatte dai soldati, che portano le loro statue al lupanare (ibidem) e fa una nuova costituzione per la Giudea, in relazione alle epistulae del governatore di Siria: la decisione imperiale è a seguito di una convocazione del senato e del gruppo ristretto del consilium principis, presieduto da Lucio Vitellio, il vincitore di Artabano III! Siccome Erode Agrippa II, figlio del re morto, è un diciassettenne e non dà affidamento per mantenere il regno del padre, si crea la nuova provincia e viene nominato governatore Cuspio Fado, il cui potere, però, è in dipendenza dal nuovo governatore di Siria, Cassio Longino, che sostituisce Vibio Marso, nella primavera del 45 d.C.
Scrittori di Satire, come Giovenale ed anche storici hanno deriso Claudio e perfino il filosofo Seneca nel suo Ludus divi Claudi apotheosis/Apokolokyntosis/Trasformazione in zucca del divino Claudio, dove lo prende in giro, facendo una feroce parodia dell’imperatore, il quale, salito all’Olimpo, subito dopo la morte, ne è scacciato, in quanto appare un barbaro, bavoso, un omone deforme, claudicante, non riconosciuto dal poliglotta Ercole e neppure da Augusto, che lo considera stupidus. Il filosofo argutamente mostra poi Claudio, che, nell’Ade, è condannato anche da Eaco a giocare a dadi in una zucca, sfondata, stando al servizio in eterno di un liberto, tra il compianto di causidici e di giocatori: Seneca fa dell’imperatore il simbolo della stupidaggine, deridendolo anche nel momento della morte, quando lo fa piagnucolare, come timoroso di essere punito!: vae me, puto, concacavi me/guai a me, penso, mi cacai addosso! Il filosofo è rancoroso per essere stato mandato in esilio in Corsica nel 41 d.C. a causa di Messalina, adolescente all’epoca, che dominava Claudio con la sua grazia e con l’aiuto dei liberti Callisto e Polibio! Il filosofo è ingrato nel 54 d.C – basta leggere la lettera a Polibio! – verso chi lo ha richiamato a Roma dall’esilio e l’ha fatto precettore acclamato di Britannico, suo figlio, scrivendo il suo parodistico ludus, in quanto risulta opportunista/eukairos, desideroso di favorire l’ascesa di Agrippina, ora moglie dell’imperatore, e di suo figlio Domizio Nerone, nato dal precedente suo matrimonio con Domizio Enobarbo!
È Seneca davvero un provinciale, un cortigiano, come Pallante, che ha fatto vincere la competizione di bellezza alla nipote imperiale e fatto perdere la gara a Lollia Paolina, ex moglie di Caligola, pronto a guidare l’impero con la regina, reggente per il figlio – fatto sposare con Ottavia, l’erede al trono! – insieme al capo pretoriano Afranio Burro, sicuro di instaurare per un quinquennio la pace neroniana, secondo paradigmi nuovi, dettati dalla filosofia! Per noi quella senecana è utopia filosofica stoica! Se Messalina, fatta uccidere a 23 anni, per i suoi amanti (Appio Silano, l’attore Mnestere, specie Gaio Silio) e per i suoi grandi vizi, è donna da condannare pure per lo stratagemma puerile di far credere al marito, babbeo, che lei ha sognato di essere vedova e tra le lacrime gli suggerisce di farla sposare con Silio, conclamato amante, tra le acclamazioni popolari a Roma, mentre lui sta con le sue amanti ad Ostia, così che il destino di morte colga il nuovo marito, cosa bisogna dire di Agrippina, che approfitta della minore età di Britannico, legittimo erede rispetto al figlio, ora maggiorenne, e che, conoscendo suo marito, ghiotto di funghi, lo avvelena, a tempo opportuno, con l’approvazione di tutta la corte?! La storia di Claudio, narrata dagli storici Flavi ed Antonini e Severiani, non è Historia, ma Upourgia ! Così non si può leggere un imperatore giulio-claudio, che è abile statista, politico scaltro, non alonato di gloria come il fratello Germanico, non forte ed austero come Tiberio, ma certamente teatrante come Augusto e capace perfino di conquiste come Cesare, nonostante l’infermità fisica e l’apparente meteooria, stato tipico di chi sembra vivere tra le nuvole, distratto ed assente dal reale, mentre è perspicace ed acuto, molto più degli altri!
Noi abbiamo cercato di riscrivere la storia romana giulio claudia, dopo aver ben contestualizzato e letto le fonti a seguito di lunghe e faticose traduzioni, cercando di essere fedeli nella lettura degli scritti, coscienti che è difficilissimo non interpretare i segni grafici, specie in mancanza di fatti, omessi o oscurati o scomparsi, perché sottratti da… mano sacerdotale, interessata più al mito che alla storia, al fine di un proprio utile!
..