Per una lezione su Tiberio Giulio Cesare Augusto

Vìtaque màncipiò //nullì /datur, òmnibus ùsu /la vita a nessuno è data in proprietà assoluta, a tutti in uso come un prestito – Lucrezio De rerum natura, III, 970 -.

La Sua produzione supera in quantità e temo anche in qualità le mie possibilità di apprendimento e valutazione. Saluti. FC

Per una lezione su Tiberio Claudio Cesare Augusto.

*Professore, perché non mi parla criticamente e storicamente di Tiberio, figlio di Tiberio Claudio Nerone e di Livia, divenuto Caesar Augustus, nel 14 d.C. a 56 anni, dopo un lungo periodo di attesa del principato, meritato, da parte di un uomo, il migliore condottiero romano di tutti i tempi, dopo Cesare – considerati i due trionfi e il consolato e l’unanime riconoscimento dei militari, operanti con lui nelle numerose campagne, armene, germaniche, pannoniche e dalmatiche -, messo sempre da parte da Augusto, desideroso di lasciare il trono ad elementi giuli?

 Marco, tu ancora leggi la storia, da cristiano – che la divide in Prima e Dopo Cristo, in relazione alla figura di Augusto e della pax augusta, considerata epoca della pienezza dei tempi – e consideri Tiberio, un dux Claudio, come una pedina di Augusto e forse non sai operare bene sul bios di un uomo, nato il 16 novembre 42 a. C. da Livia – figlia di M. Livio Druso Claudiano, coscritto, morto a Filippi – e da Tiberio Claudio Nerone, pompeiano prima ed antoniano poi,- rapita al marito, quando era incinta di Druso maggiore, dopo il ritorno a Roma da Sparta -, a seguito di un’amnistia successiva alle liste di proscrizioni triumvirali – da Ottaviano triumvir -.

*Professore, forse non ho fatto bene il cronotopo. Non conosco i tempi precisi e gli spostamenti della coppia, in Sicilia presso Sesto Pompeo e in Grecia, prima del ritorno a Roma e dell’innamoramento del Triumviro, fortunato ad avere una consorte partoriente dopo tre mesi, bollato con un verso dal popolo: La gente fortunata riesce ad avere dei figli in tre mesi, riportato da Svetonio, Claudio, 1.

Marco, Tiberio, asceso al potere, nel 14 d.C., in età quasi senile, è un nobile, salvatore dello stato per due volte, un dux/imperator, ligio al dovere, rassegnato al ruolo di suddito, rispetto ad un princeps di ordine equestre, suo patrigno, suo suocero, suo padre adottivo, un politico teatrante fino alla morte!

*So bene la storia di Tiberio, avendo seguito ogni suo lavoro, specie le traduzioni di Filone (In Flaccum e Legatio ad Gaium, De Monarchia, I e II) e quelle di Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, XVIII e XIX) – dove si tratta anche della figura ambigua di Giulio Erode Agrippa, arrivato a Capri per relazionare sull’impresa di Lucio Vitellio e sulla cattiva amministrazione di suo zio/cognato Giulio Erode Antipa, poi divenuto pedagogo di Tiberio Gemello – designato successore diretto -, passato subito alla parte di Gaio Caligola, designato successore adottivoastro nascente rispetto all’imperatore astro tramontante – legatosi con l’onnipotente capo del pretorio Nevio Sutorio Macrone, dominante a corte, in quanto marito di Ennia Trasilla figlia del mago Trasillo -, avendo cooperato anche al lavoro sulla prima parte di Caligola il sublime (Cattedrale, Ancona, 2008).

Marco, vedo che tu hai un’ottima considerazione militare di Tiberio, aristocratico claudio, erudito e pioeusebhspius, grande generale, figura austera di civis/poliths e di dux prudens, invincibile, strategicamente, perfetto nei suoi piani, definito dagli ebrei ari(eh)/leone, non solo per i capelli biondi e lunghi, per la forza fisica, per la severità di costumi, per la ferocia nei pochi istanti di ira, improvvisa ed inaspettata, tipica dei Claudi, stoicamente sempre contenuta, comunque, in quanto vir virtuoso, teso al bene dello stato, secondo l’etica del dovere, anche se per te, cristiano, un vir sessualmente immorale!

*Lei mi ha mostrato un Tiberio ben descritto in A. Filipponi, Per un bios di Ponzio Pilato (KDP, 2022) come legatus e dux disciplinato sempre agli ordini del suo imperator, Augustus, che pur non lo desidera come successore, nel suo lungo principato (27 a.C.-14 d.C.), dal primo servitium militare in Hispania e poi come imperator voluto dagli dei, come rassegnato alla sua sorte di uomo, il cui compito è quello, datogli dal destino di reggere il mondo, scrupoloso pontifex maximus nel seguire i sacerdoti e i maghi, specie Trasillo egizio, che lo guidano nel suo reale regno dal 14 al 26 d.C., quando ancora tiene sotto controllo i giuli e Germanico, formali e popolari, ed Elio Seiano, capo pretoriano, prima di decidere di andare in pensione, senexpresbus, tormentato da malattie della pelle e da foruncolosi facciale, stanco della politica e della vita convulsa cittadina della capitale, desideroso di tranquillità, strameritata, in Campania e poi a Capri. So bene che Tiberio è uomo patiens, di una pazienza infinita e che è paganamente pio e quindi, io, pur cristiano, giustifico perfino le spintrie, senza accusarlo di immoralità, d’altra parte propria dell’epoca augustea.

Sai, dunque, che Tiberio caprino indulge ai vizi dell’epoca sfogando i vizi che fino allora aveva dissimulato, come amare smoderatamente il vino tanto che i soldati lo chiamavano Biberio (Svetonio, Tiberio, XLII), vedere ragazzine nude come serve ad un convito, creare la magistratura dei piaceri, arredare a Capri un locale come sede delle sue libidini segrete dopo aver messo insieme ragazze ed invertiti con quegli inventori di accoppiamenti mostruosi da lui chiamati spintrie, facendoli unire in triplice catena, costringendoli a prostituirsi fra loro, in ogni modo, in sua presenza, per rianimare col loro spettacolo, la virilità in declino (Ibidem, XLIIIl), chiamare “pesciolini” i bambini educati in tenerissima età a scherzare tra le sue gambe mentre nuotava, disporre camere da letto adornate con statue estremamente lascive imponendo ai partecipanti una precisa posizione in relazione alle pose descritte nel libro di Elefantide e porre nella stanza, dove lui dormiva, un quadro di Parrasio, dove era raffigurata Atalanta che offriva la bocca al piacere di Meleagro. 

*Per questo, dopo la morte di Mallonia, che non aveva voluto aver rapporto con lui di nessun genere, il popolo diceva una frase delle atellane: hircum veterum capreis naturam ligurire/il vecchio capro con la lingua seduce le caprette!

Certo Marco ma… Tiberio faceva come Ostio Quadra dell’epoca augustea, un miliardario eques, assassinato dai suoi schiavi, disgustati dal comportamento osceno del padrone che, usando specchi con lenti di ingrandimento, si mostra nudo quando fa lui fellatio ad un maschio e al suo membro la fa una donna mentre un uomo dal pene enorme glielo mette in podice (Seneca, Naturales quaestiones, 1, 16)! Conosci anche che Augusto, anche se vecchio, dedito ai piaceri sessuali, fa cunnilingus in quanto libidinoso, per Svetonio (Augustus, 51) essendo vir promptiorad vitiandas virgines, sotto lo sguardo della moglie che gliele procura da ogni luogo – quae sibi undique etiam ubique conquirentur -: lei, Livia, augusta consorte del venerabile moralizzatore, modello di virtù – che porta sempre la stola, una tunica di lana, lunga fino ai piedi, con cintura alla vita, e con palla, un mantello ampio, che copre le spalle ed anche la testa fa da mezzana!

*Conosco bene l’immoralità romana specie in ambiente campano, dove i ricchi romani hanno ville e vivono da pervertiti in epoca imperiale, che hanno il culto del dio Priapo e di Libero-Dioniso.

Marco, quindi, hai operato con me sui costumi ed hai ben studiato i termini di moderazione/metriooths, di mitezza/praoos e di gentilezza/epieikoos giulia rispetto alla durezza/sklhroths e ferocia/trachuths claudia, seppure stoica, come ho mostrato nelle figure dei due eroi romani, nuovi Dioscuri, Castore e Polluce – Germanico di Druso maggiore e Druso minore di Tiberio, dopo un lavoro secondo il miei paradigmi operativi decodificatori per una reale conoscenza in relazione a famiglie ed aree lessicali e semantiche sul testo di Filone e di Flavio, da me tradotto e tu, nonostante l’orientamento specifico da cristiano, dovresti aver visto il Christos ucciso dai romani secondo ordini di Tiberio, tramite un Ponzio Pilato, reintegrato come praefectus, dopo l’impresa di Lucio Vitellio e ricondotto in Gerusalemme, da cui era stato cacciato dal nostro mite predicatore Gesù – cfr. A. Filipponi, Giudaismo romano, II, KDP, 2022 (ripubblicato) -.

*Professore, allude all’impresa del Christos in Gerusalemme e alla cacciata del governatore romano e alla elezione a maran/re da parte di Artabano III, aiutato da Izate di Adiabene, da Asineo ed Anileo di Babilonia e da Areta IV dopo la morte di Elio Seiano, ben evidenziato da lei in Tiberio ed Artabano III, in Per un bios di Ponzio Pilato e in L’eterno e il regno.

Marco, solo in questi ultimi tempi ho ben rilevato col reciproco odio tra Tiberio e Artabano III, la reale possibilità di un aramaico giudeo, come Jehoshua barnasha, di ribellarsi a Roma, a seguito della propaganda del re dei re che, dopo aver ripreso l’Armenia ed averla data a suo figlio Arsace aspira alla riconquista delle terre già possedute da Ciro e poi da Alessandro volendo tornare agli antichi confini dei Persiani e dei Macedoni/simul veteres Persarum ac Macedonum terminos, seque invasurum possessa Cyro et post Alessandro per magniloquentiam ac minas iaciebat (Tacito, Annales, VI, 31), come già avvenuto con Paconio ed Orode! Non ho mai potuto ben comprendere Tacito, che dipende da Flavio, a causa delle manipolazione del testo – cfr. Il buco storico – e quindi non ho avuto nemmeno il coraggio di fare qualche probabile supposizione.

Mi vuol rimproverare per qualche mia incauta affermazione e, perciò, mi sta dicendo che io non seguo più il suo preciso orientamento storico, basato su una buona contestualizzazione in relazione al cronotopo e che liberamente interpreto, cosa che lei ha sempre vietato se non si fa prima opera di decodificazione con denotazione e connotazione, secondo funzione metalinguistica! Mi vuole suggerire che devo mostrare un’altra figura di Tiberio, di un colto dux stoico, che agisce secondo pratiche divinatorie, convinto che il favore degli Dei si ottiene con la pietas, cosciente di essere creatura di fronte al numen, di essere un mortale, terrestre, che cerca di interpretare quanto gli viene dall’alto, cioè il messaggio divino, certo che non può essere augustus/sebastos! Lei mi ricorda che mi trovo davanti ad un uomo sempre accompagnato da saggi, non solo studiosi di mito, ma anche grammatici, filosofi, astronomi, poliglotti come lui, raffinati latinisti, grecisti ed aramaisti! Tiberio è uomo che ha un seguito di saggi quando è in guerra in campagne militari, quando è a Rodi o quando è a Roma o quando è a Capri.

Marco, Tiberio non è un dilettante – che ha bisogno della consulenza greca di Didimo Ario – è uomo di profonda cultura ellenistica, vissuto per oltre un settennio a Rodi, isola ponte tra Oriente ed occidente, esperto anche del mondo aramaico, seconda lingua orientale!

*Mi devo quindi decondizionare dalla lezione cristiana su Tiberio, seguendo la sua lezione sulla vita del futuro imperatore sotto Ottaviano Augusto dal 27 a.C. al 14 d.C. e su quella del periodo di autonomo regno dal 14 al 26 d.C., di un dodicennio, seppure tipico di un aristocratico repubblicano, incline a riconsegnare i poteri dittatoriali al senato e al popolo, anche se poi negli ultimi 11 anni, caprini, indulge a fare scelte dinastiche, dopo aver punito Elio Seiano – uomo teso a congiurare per la costituzione di una personale dinastia con Livilla, moglie di suo figlio Druso – tra suo nipote Tiberio Gemello e Germanico Caligola, ambedue adottati al fine del principato.

Certo. Marco, tu hai sicuramente rilevato il carattere aristocratico austero di Tiberio, patiens e sostenitore di una democrazia repubblicana senza dominus, tanto da marcare la sua affermazione in quadam civitate libera linguam mentemque liberas esse debere (Svetonio, Tiberio, XXVIII), uomo sempre rispettoso ed obbediente all’auctoritas paterna del patrigno imperator e del suocero Agrippa ed infine del padre adottivo e suocero Augustus, giorno dopo giorno incattivito e sempre più austero per le difficili situazioni in cui si trovava, innervosito dalla predilezione imperiale per altri meno meritevoli di lui, pur desideroso di restare nei limiti della subordinazione e dell’obbedienza verso il princeps – seguito fino alla sua morte e ligio ancora ai suoi ordini anche durante il suo autonomo regno, fino a quando non decide di vivere nel periodo caprino secondo il suo capriccio, come ogni altro patrizio e di godersi, da pensionato, i benefici del suo stato, dopo aver lasciato il potere in mano di Elio Seiano, capo del pretorio, sicuro della forza del senato, capace ora di imporre il suo volere ad un delegato ministro e di ripristinare la costituzione repubblicana! -. 

Professore, io ho seguito ogni parte del suo lungo lavoro su Tiberio, e vorrei dividere il periodo di vita sotto Augusto in 4 partes (27 a.C.-14 d.C.) e in due quello di suo personale regno (14 d.C.-37 d.C) in quanto avrei domande da fare su ogni singola parte e precisamente:
A. il suo comportamento dopo il servitium come soldato e tribuno, in Spagna e la missione in Armenia, quando viene inviato in supporto a M.Vipsanio Agrippa, suo suocero, attivo in Illiricum;
B. la sua reazione all’imposizione di sposare Giulia, quando, dopo la morte del suocero, fa la campagna in Germania col fratello Druso dal 12 al 9 a.C. e poi da solo con l’aiuto di Gneo Calpurnio Pisone ed altri, dopo la morte del fratello, nel 9 a.C., tanto da avere il consolato e trionfo con la tribunicia potestas, pur essendo già rotto i vincoli matrimoniali con la moglie e già deciso ad abbandonarla;
C. il suo stato di animo quando si
ritira a Rodi;
D. il suo contenuto trionfo al ritorno a Roma e alle sue vittorie insieme al nipote e collega Germanico, figlio di suo fratello quando ha di nuovo ornamenta triumphalia oltre alla doppia investitura di legatus con ius proconsulare maiustribunicia potestas equivalente al titolo di successore unico nel principato!

*Questa divisione mi occorre per comprendere esattamente l’intenzione di un vecchio aristocratico, figlio di repubblicani nobili, incerto circa la volontà di succedere al principe o di abolirlo: io sono sconcertato dalla lettura di Tacito incline a considerare falso Tiberio pencolante nella scelta da fare al momento della morte di Augustus e molto confusionario nella guerra contro Artabano III in Annales, VI, 31-36, avendo fuso due campagne militari. Per me perfino la costruzione della domus tiberiana sul Palatino di un palazzo imperiale diverso dall’abitazione modesta di Augusto che si era appropriato delle aree adiacenti per il ricevimento delle rappresentanze diplomatiche straniere, suona strano e non conforme ad un Claudio!

Tu parli del Palatium, la domus tiberiana, di cui è rimasto solo un criptoporticogalleria con resti di pittura, stucchi e pavimento a mosaico, poco conosciuto, che dovrebbe essere sotto gli horti farnesiani, forse per essere memoria della sua casa natale, che era sul versante occidentale del Palatino tra il tempio di Cibele e il Foro?

*Si, quella che poi Caligola avrebbe voluto come vera e propria reggia da collegare col Tempio dei Dioscuri nel Foro, poi riadattata da Nerone, dopo l’incendio, per essere trasformata e sfigurata in epoca domizianea! Tutto forse avviene nei primi anni del suo regno, quando Tiberio forma come una diarchia col nipote Germanico adottato come figlio, a cui sono dati i suoi stessi poteri in Germania, rimanendo, però, lui a Roma.

Tiberio, avendo avuto gloria militare per aver riportato già vittorie sui Germani, domato la rivolta pannonica nel 6/9 d.C., ottenuto un secondo trionfo da Augusto, dopo aver vendicato la sconfitta di Teutoburgo, patita da Quintilio Varo, suo cognato, e recuperate le stesse insegne perdute, avendo preso più volte nella strategia della tenaglia Arminio, dall’urbe coordina le strategie del nipote, che vince ad Idistaviso il re dei Cheruschi e lo richiama per tributargli il trionfo del 26 maggio del 17 d.C. e per inviarlo in Siria contro i parthi. Questo richiamo è la prima delle due domande circa il regno reale di Tiberio: il ritorno a Roma del nipote e la spedizione antiparthica sono stati criticati dagli storici e valutati come invidia di Tiberio per i successi di Germanico, che, celebrato eroe popolare, oscura le sue imprese e quelle del figlio Druso minore, coetaneo del cugino! qual è il suo giudizio con valutazione?

Marco, tu sai bene che io non giudico essendo da tempo arrivato all’epoché sospensione del giudizio e che la mia valutazione critica di fatti è contraria a quella degli storici di età flavia ed antonina, che pur sapendo che Tiberio è vincolato dagli ordini di Ottaviano di non oltrepassare il Reno in Germania e di contenere il pericolo parthico sull’Eufrate, seguono i rumores /dicerie popolari sulla rivalità tra Tiberio e Druso maior, mai esistita, e tra Germanico e lui e infine quella tra il figlio di Druso maggiore e Druso minor, inventata, essendo noto l’amore tra i due duces claudi e famosa l’amicizia tra i loro due figli, celebrati secondo il mito della battaglia del lago Regillo, in cui i Dioscuri-figli di Giove apparvero nel 498 a.C., a difesa di Roma.

 

Campidoglio – Dioscuri all’alba. Fonte Wikipedia

 

*Lei ne ha parlato a lungo quando tratta della morte di Germanico ad Antiochia e del giuramento di Agrippina, sua moglie e dei suoi legati ed io ho seguito le traduzioni di Filone e di Flavio, dove lei rileva l’inimicizia di Gneo Calpurnio Pisone, nominato governatore di Siria, sottoposto, però, all’auctoritas del nipote di Tiberio che ha, oltre alla tribunicia potestas, lo ius proconsulare maius in quanto rappresentante in Asia dell’imperatore: lei mostra la mal disposizione del governatore e della moglie Plancina, amica di Livia, invidiosa della coppia augusta (Germanico ed Agrippina maior)!

Marco, dalle traduzioni non trovo segni di veneficio, da imputare a Tiberio, che, all’epoca, appare lui, sempre austero, perfino felice per il buon rapporto coniugale tra il figlio e la moglie Livilla, sorella di Germanico e di Claudio, autorizzante anche il viaggio a Petra e quello ad Alessandria in Egitto, precluso a tutti i senatori da Ottaviano!

*Lei mostra anche come le ceneri di Germanico, portate da Agrippina siano accolte a Brindisi e come Tiberio invii Claudio che, in processione, giunge a Roma e le depone insieme a Druso Minore, nel Mausoleo di Augusto. Lei precisa anche come l’imperatore condanni, nonostante la vecchia amicizia, Calpurnio Pisone, il quale, anche lui richiamato, si toglie la vita, dopo il processo, forse per salvare i suoi beni che altrimenti in caso di colpevolezza comprovata, sarebbero stati inglobai nel fisco imperiale e sottratti ai suoi discendenti: lei, quindi, ritiene estraneo l’imperatore alla vicenda e non vede Tiberio impelagato in una congiura antigermanico e rileva solo la sua felicità di un nonno poi al momento della nascita dei gemelli a Druso minore, Germanico iunior e Tiberio iunior, ignaro delle successive chiacchiere sulla relazione adulterina di Livilla col capo pretoriano – cfr. A Filipponi, Per un Bios di Ponzio Pilato, cit. -. Infatti lei mostra Tiberio imperatore ancora desideroso di regnare e convinto di poter creare una propria dinastia con Druso minore e figli.

 Marco, avuto il consolato insieme a Druso nel 21 d.C., l’imperatore lascia al figlio il compito di amministrare lo stato e si ritira temporaneamente a Nola. Al suo ritorno, a seguito del richiamo del senato, morto Druso, per avvelenamento ad opera di Livilla, sua moglie, legata all’amante Elio Seiano, decide di nominare eredi i figli maggiori di Germanico, Nerone Cesare e Druso III Cesare in quanto i suoi nipoti diretti sono bambini.

*Professore, qui viene spontanea la seconda domanda perché Tiberio, nella sua austerità, essendo sofferente tanto che inizia ad evidenziare una volontà di lasciare Roma e di ritirarsi a vita privata, fidando molto in Elio Seiano – che ha riorganizzato i castra praetoria -, lascia circolare allora i rumores/le chiacchiere su suoi ordini di controllare Agrippina, la vedova di Germanico – che difende i diritti dei figli alla successione, aiutata dalla suocera Antonia -, facendo sorgere un partito Giulio, per cui si rinfocolano gli odii, specie quando la donna, accusata di complotto, si sente spiata e destinata all’eliminazione fisica?

Marco, non è facile rispondere! Si può forse dire che Se Agrippina è logorata psicologicamente e stressata, Tiberio, nauseato dalla corte e dagli intrighi non sa più controllare la situazione ed allora decide di ritirarsi definitivamente a Capri e lascia il governo a Seiano, che invia perfino governatori nelle province ed ha un grande potere, essendo considerato non solo amico, ma parente – vive more uxorio con Livilla illegittimamente! – dell’imperatore, tanto che il popolo dice che Seiano è re dell’ecumene e Tiberio re di un isolotto!

*In assenza di Tiberio, muore l’augusta madre nel 29 d.C. e a Roma la situazione precipita, dopo la morte di Sabino, un amico di Germanico, spiato, accusato di lesa maestà ed ucciso, quando Agrippina, accusata di volere uccidere il capo pretoriano e Tiberio stesso, per mettere sul trono il figlio maggiore Nerone Cesare, è presa e relegata a Ventotene – dove muore nel 33 d.C. – e quando suo figlio Nerone, esiliato a Ponza, viene ucciso e l’altro figlio, Druso Cesare, fatto morire di fame in città: solo Caligola si salva, che è rimasto sotto la protezione della bisnonna a lungo, poi è stato inviato da Tiberio a Capri, lontano da Seiano!

Marco, io ho trattato in molti miei scritti della potenza e del sogno di regno del pretoriano ed anche della sua morte, dietro accusa di Antonia, che invia Cenide con Pallante a Capri, che svela il disegno eversivo di Livilla e dell’amante, per cui Tiberio provvede, facendo apparentemente promesse al capo pretoriano, ma, in effetti, lo accusa davanti al senato, dando una lettera per il console, portata da Nevio Sutorio Macrone, nominato capo del pretorio con poteri eccezionali.

*Io conosco bene come Tiberio elimina Seiano, che viene fatto a pezzi il 18 ottobre del 31 d.C., quando aspetta il conferimento della tribunicia potestas mentre Livilla viene fatta morire di fame dalla madre Antonia!

A Roma si scatena il terrore e molti si uccidono, temendo di essere inquisiti: Tiberio, a Capri, si ammala e vive nel mutismo più assoluto, solitario in mezzo ad una natura incontaminata e sfogando la sua lussuria senile, lontano dagli adulatori e da occhi indiscreti, mentre Macrone dirige l’impero al posto di Seiano con l’aiuto di C. Gaio Caligola divenuto amante di sua moglie Ennia, col suo consenso e con l’approvazione del padre, il mago Trasilllo. tutti ora seguono l’astro nascente di Caligola ed abbandonano l’astro tramontante del vecchio imperatore!

*Professore, in un tale clima di stragi e di sanguinose violenze, di tradimenti la vita immorale di Tiberio, vecchio e malato, segna gli ultimi atti di un aristocratico prossimo alla morte, che cerca consolazione secondo i costumi quiritari pagani e in perversioni sessuali, proprie del tempo: è un militare vissuto in mezzo al sangue, definito, secondo Svetonio, da Teodoro di Gadara, suo maestro di retorica, melma intriso di sangue/phlon aimati pephuramenon!

Marco, sono anni, comunque, fortunati politicamente e militarmente: a lui giungono buone notizie dall’Oriente.

*Certo. Dalla Galilea gli vengono notizie della decapitazione di Giovanni battista e dalla Giudea quella della vittoria di Ponzio Pilato sui Giudei rivoltosi e della crocifissione di un maran, basileus Christos,Jehoshua Barnasha, e dalla Siria quella della vittoria di Lucio Vitellio sui Parthi e sul nemico Artabano III, costretto ad arrendersi e a fare un trattato a Zeugma, un isolotto sull’Eufrate, in attesa della testa di Areta IV, il ribelle re nabateo,

Tiberio, dopo che ha nominato eredi Gaio Cesare Caligola e Tiberio Gemello solo gli ultimi giorni di vita, sembra desideroso di tornare a Roma, ma ormai si collassa continuamente. Mentre fa le sue peregrinazione tra Lazio e Campania, è colto da malore a Miseno ed è portato in una sua villa e tutti alzano grida festose…, ma l’imperatore si risveglia e cerca di alzarsi… ed allora, Macrone e Caligola lo aiutano a morire, soffocandolo con cuscini, lanciati sopra di lui, abbandonato da tutti, il 16 marzo del 37 d C….! 

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo