Tsàggara, mh pro toon krepìdoon/sutor, ne ultra crepidam/Ciabattino, non (andare) oltre le scarpe! è una locuzione latina usata per dissuadere dall’esprimersi coloro che tendono a parlare di materie o argomenti su cui non hanno alcuna competenza, riportata da Plinio il Vecchio, St. Nat., XXXV, 10, 36 (episodio del calzolaio critico circa l’upodhma/krhpis/la scarpa, nell’episodio del pittore Apelle, che esponeva i quadri alla Stoa poikilh/colonnato-loggiato coperto di Atene!)
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Dio è inconoscibile ed ineffabile: se Dio fosse conosciuto, Dio non sarebbe Dio!
Congiungere Cielo e Terra è dovere sacerdotale medievale!
Alessandro di Afrodisia – De principiis, 3 – scrive: il cielo è dotato di anima e molteplice; dunque, ognuno dei cieli – nove in tutto – è dotato di anima o meglio di un intelletto immateriale! L’aristotelismo medievale, compreso quello del nostro Cecco d’Ascoli, aggiunge l’intelletto agente, che dà la forma alle cose terrene ed, allora, tutti e dieci, pur separati dalla materia, sono intermediari tra Dio e il mondo, per cui, tramite loro, Dio esercita la sua azione sull’uomo mortale, terreno (Ibidem, 4)!
Prefazione a Vita di Mosè
Per un bios di Mosè secondo Giuseppe Flavio
Marco, vorrei mostrare come Giuseppe Flavio, sacerdote ebraico, ha visto e letto in epoca domizianea, Mosè, tenendolo separato dalla Vita di Mosè/Peri tou Mouseoos Biou di Filone alessandrino, opera scritta in epoca caligoliana, spiritualizzata, anche se amplia il suo disegno, pur seguendo la Bibbia, poi, nel XX libro, dove sembra intenzionato a fare una lettura su base theologica, desideroso di attirare e meravigliare il lettore col paradosso, in una volontà di manifestazione del divino e del sovrannaturale!
*Professore, ho letto tutti i suoi lavori su Filone, compreso Il “cristianesimo” di Filone alessandrino e so del suo disegno di far opera congiunta, per scrivere un Bios, mai portato a termine, a causa della mancata identificazione del personaggio ebraico-egizio e del suo personale tentativo di ripiego verso due distinte Vite di Mosè, a seguito di due avvenimenti traumatici per il popolo ebraico!
Per prima cosa rilevi, quindi, che Filone ha coscienza di vivere ta eschata– novissima/le ultime cose, la fine del mondo, dopo l’eccidio ebraico, esaminato in In Flaccum, a seguito della deificazione di Drusilla Panthea e dopo il decreto di porre il Colosso di Caligola nel Tempio di Gerusalemme. Rilevi, poi, che Giuseppe Flavio è certo che, col dominatus, Domiziano sottenda la fine della cultura ebraica sacerdotale, già chiara nel momento della distruzione del Tempio nel 70 d.C!
*Ho ben capito l’ektheoosis di Caligola (cfr. A. Filipponi, Caligola il sublime, Cattedrale, 2008) e, quindi, il suo culto divino, ma non ho chiaro il dominatus di Domiziano, già deificato nel 94 d.C., anno dell’inizio dell’opera di Antichità giudaiche, quando è evidente il suo assolutismo monarchico, con una politica fastosa e megalomane.
I termini dominatio, dominatus, dominator sono tutti della famiglia ed area lessicale e semantica di dominor, aris/ sono signore, domino, in quanto esercito realmente la sovranità, come essere divino, come deus–theos, legge vivente, il quale ha potere effettivo a seguito delle vittorie celebrate del padre e del fratello – esposte nell’Arco quadrifronte trionfale, con raffigurazione di Tito trasportato in cielo da un’aquila – e di quelle personali daciche dell’anno 88 d.C., a seguito dell’inaugurazione del Colosseo/anfiteatro flavio ai piedi del colle Capitolino, e del collocamento del Colosso neroniano coi raggi solari sulla testa, disposto a fianco, dopo l’erezione nel Foro di un’altra statua colossale a cavallo del sovrano, dedito ai culti egizi e ellenistici!
*So che Domiziano fa costruire un tempio magnifico ad Iside, accanto al quale erige un tempio minore circolare a Minerva-Pallade calcidica, di fronte all’Arco flavio!
Da tutto questo monumentale lavoro puoi capire il grande disegno domizianeo di Signoria universale su una base egizia e greco-ellenistica, in Roma, capitale dell’imperium universale, sede sul Palatino della sua domus flavia, destinata al potere!
*Dunque, ora devo capire che, a questa operazione domizianea, lo scrittore Flavio, ebreo e sacerdote, contrappone il potere sovrano di Dio-JHWH, che mostra la sua elezione e predilezione per l’etnia ebraica, concedendo una guida temporale ed una spirituale, mediante segni che indicano con fenomeni maestosi, naturali, il suo intervento nella storia, facendosi conoscere nel Sinai, al fine della liberazione dal Faraone, manifestandosi nel corso di un esodo di quaranta anni, passati nel deserto, da un popolo, rifornito di acqua, sfamato ora di manna, ora con altri cibi, protetto dalle insidie di altri popoli, perché figlio, amato dal padre, sempre presente e provvidente, con cui è stato fatto un patto di alleanza: viene cioè opposta all’epopea flavia quella divina provvidenziale mosaica biblica!
Aggiungo che a questa opposizione occidentale-orientale, romano/italica-giudaica, mortale-immortale, naturale-spirituale, creatura-creatore, Giuseppe Flavio, ebreo apostata e traditore, da sacerdote, dice nel XX libro, tra le ultime parole, di aver in mente di scrivere un trattato di theologia in quattro libri, di cui non si conosce esattamente il telos, anche se si intuisce lo skopos immediato, in quanto lascia intuire la volontà apologetica dottrinale, quella sua personale e quella del suo popolo. in senso religioso, seguendo forse l’esempio filoniano (cfr. Palinodia in Filone)!
*Quindi, posso dire che l’esodo del popolo ebraico, figlio di Dio, è voluto da Jhwh, che lo guida, lo sfama, lo protegge, lo rifornisce di acqua e di altro, dopo aver dato la legge, creato il sacerdozio, destinato ad avere la supremazia sulla terra di Canaan, simbolo dell’Universo, secondo la rappresentazione, visibile nell’Efod sacerdotale.
Capisci, allora, la sottesa contestazione del dominatus domizianeo, quando già era chiara l’opposizione repubblicana senatoria, che porterà Stefano ad uccidere l’autocrator -imperator e favorirà l’ascesa al trono del senatore Cocceio Nerva, vir moderato e probo, che si associa come collega l’ispanico Elvio Traiano, nominato Caesar contro i Daci? Comprendi che Flavio, nei 15 anni successivi l’inizio della scrittura della sua opera di Antichità Giudaiche, potrà vedere realizzata la theoria del migliore, voluta dagli antonini, che rompono la formula di dinastia ereditaria maschile giulio claudia e flavia, convinti di saper attuare sulla terra un regno di giustizia su basi militaristiche imperiali, secondo un sistema di equità, in cui ogni popolo, mantenendo la propria tradizione culturale e religiosa, possa integrarsi nella civitas romano-ellenistica e formare un’unica civiltà col contributo di tutte le altre genti! Alla sua morte, intorno al 109 d.C., ancora, comunque, l’ebraismo aramaico, insiste nella sua cieca ostilità a Roma in nome di Jwhw, padre, datore di vittoria, sicuro nel Patto di alleanza e nei vincoli di sangue coi Parthi, andando verso il suo stesso annientamento e alla galuth adrianea!
*Comprendo le due ideologie contrapposte, quella ebraica, voluta da Dio e quella flavia, costituitasi grazie al soterismo di Vespasiano, che, da soothr venuto dall’Oriente a pacificare l’Occidente e a riportare l’ordine nell’universo romano, dopo la battaglia di Bedriaco! Rilevo anche la profonda divisione ebraica di potere sacerdotale e di potere temporale, che poi passa nei giudeo-cristiani e cristiani, data la comune radice biblica!
La battaglia ideologica sulla base del meraviglioso e del paradosso, risulta elemento fondativo, retorico, anche per la nuova dinastia quella antonina, che si basa sulla invincibilità militare di Traiano nikeths/victor con tribunicia potestas e con ius proconsulare maius perpetuo, universale, princeps iustus, unico Dio/theos sulla terra, visto da tutti in Occidente e in Oriente, pagani, ebrei e cristiani come eroe, uomo-dio, comunque, mortale – a cui obbediscono per i giudei solo i corpi, non le anime, che hanno un unico Dio Padre immortale! Solo il theos unico JHWH è sovrano immortale, signore per il giudeo ed anche per il christianos! -.
*Ora che ho chiaro il dominatus domizianeo, posso comprendere meglio l’opera scritta da Flavio come apologia dell’ arcaicità giudaica – non compresa nel dominatus, anzi esclusa, essendo chiare le due componenti essenziali, quella di una romanitas italica ellenizzata occidentale, congiunta con la cultura ellenistica, e con quella egizia orientale – ed intendere esattamente gli articoli su Vespasiano e il Regno e Cenide e Vespasiano, utili per comprendere anche il principato antonino ispanico e la sua prodigiosa ascesa al potere imperiale!
Se hai compreso che Caligola prima, e poi, Domiziano – che sono due giovani che disdegnano un’impostazione giudaica, ritenuta ininfluente nel mondo romano rispetto alla cultura ellenistica egizia – puoi, da solo, capire il tentativo di un sacerdote ebraico, osannato e premiato inizialmente per la narrazione di Guerra giudaica in sette libri (in quanto storia celebrativa, upourgica del soterismo flavio, utile per la pacificazione dell’Occidente dopo la vittoria sui Vitelliani), poi inascoltato, però, a lungo, dopo il ritorno in patria del dux sabino, vincitore, intenzionato a costruire una nuova casata imperiale dopo quella fondativa giulio-claudia, e tenuto in disparte sotto il regno di Domiziano, specie nel suo ultimo triennio!
*Riassumendo, questo ho capito: Domiziano vuole essere il simbolo vivente dell’impero, in quanto deus–theos secondo gli archetipi dell’antica civiltà faraonica, tolemaica, pur se creatura con pretese di culto divino personale, in una volontà di assoluta signoria, come fosse un dio sincretico, nato dalla fusione ipostatica di Iside con Pallade Minerva, datrici di perenne victoria!
Posso ora inserire, in questo contesto imperiale romano, la cultura ebraica arcaica e con essa la figura filoniana di un Mosè legislatore, sacerdote, re e profeta?! Posso pensare che l’opera del sacerdote ebraico possa avere il minimo successo, quando Domiziano sa che i focolai aramaici ancora sono pericolosi nella guerra secolare tra Ebrei e romani, anche dopo la distruzione del Tempio, ben cosciente del cancro giudaico esistente!?
*Flavio scrive dopo circa sessanta anni, e non ha le stesse competenze egizie filoniane, se non quelle comuni degli archivi templari di epoca persiana e poi seleucide-lagide ed asmonea, repubblicana romana, ma intuisce che ormai esiste solo il potere universale romano e, perciò, vorrebbe riconfigurare in senso teologico e spirituale, sull’esempio filoniano, l’esercizio sacerdotale sadduceo, ormai tramontato con la fine del Tempio, in una nuova visione romano-ellenistica, occidentale.
Comprendi che Flavio vive a Roma, nella stessa casa, abitata un tempo da Cenide e Vespasiano prima dell’ascesa al potere imperiale e che ha possibilità di fare ricerca negli archivi romani anche esistenti in case romane, dopo la distruzione Templare, e pur essendo riverito ancora a corte, non ha più l’influenza di un tempo, quella sotto Vespasiano e Tito, anche se è libertus ricco e potente tra i giudei romani, che, però, avvertono il cambio di rotta domizianeo, filoegizio!
*Professore, ora, forse comincio a capire le ragioni per cui lei, che ha tradotto Antichità Giudaiche, nel decennio 1980-1990, non l’ha mai pubblicata, compresa la I decade, coi tre libri di Vita di Mosè, e posso rilevare il suo disagio a dover confessare che non vi sono prove d’esistenza reale del personaggio Mosè, come visto da Filone, il Platone giudaico, che ha creato una complessa figura di re-sacerdote con capacità profetiche e legislative.
Marco, io ho lavorato a lungo sugli ebrei in Egitto, operando su La vita di Giuseppe – cfr. A. e M. Filipponi, Antichità giudaiche, II (1-200); La vita di Giuseppe, eBook 2012, di Giuseppe Flavio; De Iosepho, vir civilis o Il politico, eBook 2010, di Filone, ma poi mi sono bloccato, incapace di procedere nel descrivere l’esodo ebraico, non avendo trovato tracce storiche reali di Mosè né di Giosuè di Nun! Neanche seguendo la lezione biblica o quella dell’Arkaiologia Ioudaikh, ho potuto rilevare i passaggi di carovane più o meno numerose di hapiru, che, dal periodo degli Hycsos (oi Ycsoos) e di Ahmose I fino a quello di Meremptah e alla conquista dell’Egitto di Cambise, a distanza di decenni e a volte di secoli, occupano gradualmente l’Idumea, parti della Giudea, e dell’antica Samaria, oltre che porzioni delle zone transgiordane, fino alla Perea, assegnate alle singole tribù, forse da Giosuè, ancora, comunque, terre con popolazioni miste, indefinite sotto la dinastia di Davide e perfino dopo la costituzione postsalomonica del Regno di Giuda e di Israele, a seguito della separazione di Geroboamo-grido del popolo, intorno, forse, al 950 a.C., n epoche di difficile datazione col solo libro della Bibbia!
*Ecco il motivo per cui lei non ha mai pubblicato: lei voleva mettere insieme i tre libri di Filone con quelli di Flavio e fare una vita unitaria di Mosè in relazione alle risultanze dei due autori congiunti, seppure di ebrei viventi in epoche diverse!
Hai letto anche tu Israel Finkelstein e Neil A. Silberman Tracce di Mosè, la Bibbia tra Storia e mito, Carocci, 2002? Sai bene che ne condivido le risultanze, tanto da archeologo quanto da storico!
*Professore, io ora tengo presente i due contesti diversi dei due scrittori ebraici e, quindi, lei mi può parlare tranquillamente del Mosè secondo la lezione flavia, per come le sembra il personaggio di cultura egizio-ebraica, visto da un’angolazione sacerdotale, contraria alla dinastia Flavia seppure benefattrice, già allineata, secondo le direttive della politica antonina!
Ti evidenzio quanto poi ho esaminato nel corso della traduzione della seconda parte del secondo libro, del terzo e del quarto, quando mostro il modo di scrivere, apparentemente serio e teso alla verità dello scrittore, ebraico, che mira ad avere l’adesione dei fruitori con mezzi paradossali, cosciente della grandezza della sua stessa opera sacerdotale!
*Mi vuole dire che il sacerdote non solo segue i modelli ellenistici, servendosi dell’aiuto di retori greci, tesi a meravigliare e a dilettare, ma aspira ad educare e formare, insegnando, in quanto è abile come gli evangelisti cristiani a innestare la cultura giudaica, seguendo l’indirizzo ellenistico, pronto, comunque, ad evidenziare la tipica storia ebraica, secondo la sua formazione eclettica e sincretica sacerdotale, utilitaristica, tesa a docère/didaskein! Perciò mi consiglia di vedere direttamente la prefazione e le note ai libri sul bios/vita di Mosè, di Flavio!
Il bios di Mosè di Flavio – una pars, un settimo circa dell ‘opera di Antichità giudaiche – oltre ai meriti letterari, ha valore culturale e storico perché l’autore rivela che la romanitas, avendo giudicato il giudaismo una peste per l’impero, un cancro in Oriente, dopo aver tentato interventi chirurgici sapienti con drastici cambiamenti politici, entra con Domizio Nerone nella logica della necessitas di estirpazione del male ebraico, in una ripresa del pensiero di Caligola, che si realizzerà con Adriano, un venticinquennio circa, dopo la sua morte! L’autore, che ha capacità profetiche, quasi anticipa la fine della guerra aramaica. che si conclude prima con la guerra di Kitos ed infine con l’insurrezione e morte di Shimon bar Kokba e di Rab Aqiva con l’annientamento dell’etnia e con la fondazione di Colonia Aelia Capitolina: il sacerdote rileva nella sua opera l’elemento popolare giudaico di lingua aramaica (Demos e Plethos/okhlos, oi polloi), che, da oltre un secolo, non sa sopportare il dominio romano, e, credendo di essere il popolo eletto in quanto figlio unico di Dio, da lui autorizzato a reagire continuamente con sedizioni, viene istigato da farisei a prepararsi segretamente alla guerra e a fare ribellioni istintive e barbariche, unendosi ai popoli della Confederazione parthica (adiabeni, armeni, osroeni e mesopotamici)!
*Avendo operato per quasi tutta la vita sulla storia narrata da Flavio, lei rileva col disegno sacerdotale l’oikonomia tou theou e i fenomeni di messianesimo e i tanti tentativi di opposizione all’impero romano dell’etnia giudaica nel sue varie anime e vede il mancato trionfo di predominio universale ebraico, poi ridimensionato e punito severamente dagli antonini.
Io rilevo che il sacerdote ebraico ha creato un corpus scrittorio da essere poi utilizzato dai Padri della Chiesa occidentale, i quali, sulla sua base, costituiscono la civitas Dei in una volontà di fondare sulla terra una civitas humana tra la fine del IV ed inizio del V secolo, desiderosi di propagandare una grande Chiesa universale tra i barbari conquistatori ariani, invasori di Italia, di Gallia, di Penisola Iberica e di Africa, destinati a fondare il regnum dei Visigoti e dei Vandali e poi anche degli Ostrogoti. Per me nel nome di Flavio e del soterismo flavio, assimilato a quello messianico, nasce la Chiesa Apostolica, stanziata a Roma (non più capitale dell’impero occidentale, sostituita da Treviri e poi da Milano e Ravenna, comunque urbs per antonomasia/eccellenza!) in un recupero delle funzioni sacre e sacerdotali di Sion davidica, centro dell’ebraismo, destinata ad essere Nuova Gerusalemme, centro di fede per l’ecumene cristiano, unitaria fonte di vita, luce nelle tenebre, guida per tutti gli uomini vivificati e nutriti dal Christos risorto, legge vivente!
*Quindi, professore, nel bios di Mosè c’è una lezione messianica, più o meno nascosta sotto la lettera ambigua, equivoca, dello scrittore, sacerdote e profeta, Iosip ben Mattatia, divenuto Giuseppe Flavio, storico ufficiale della corte Flavia, traditore del suo popolo, eukairos – opportunista, pronto a salire sul carro degli imperatori antonini, provinciali ispanici!
Nel terzo libro di Antichità giudaiche, 81, Flavio, mentre vede, nell’iter desertico, un Dio, che assiste il suo popolo quando ci sono fenomeni atmosferici portentosi (venti impetuosi, lampi spaventosi, saette furibonde) congiunti a manifestazioni celesti (colonna di nube, colonna di fuoco, nube oscura) secondo Esodo, 20, 18-20, 40, 34, confessa: e su queste cose, poi preparate ad arte, chiunque di coloro che le leggeranno per caso/ekastos toon enteuksomenoon, giudichi come a lui piace, io, però, sono costretto a narrare nel modo in cui si trovano scritte nei Sacri Libri.
*Professore, a distanza di secoli, prima in Oriente e poi in Occidente, lettori non casuali, ma letterati maestri di retorica come i cappadoci e come Girolamo, Ambrogio ed Agostino sapranno leggere, interpretando, da professionisti cristiani, a loro arbitrio ed edificheranno, cristianamente, chi neppure sa leggere aramaico, né greco, né latino, un corpus letterario comune neotestamentario, congiunto con la Bibbia, credendo di formare col Christos–logos figlio del Pathr, uomo-dio risorto, grazie all’ispirazione dell’Agion Pneuma, un vero corpus ecclesiale vivente di fedeli, l’Ecclesia-corpus Christi!
Sei arrivato anche tu a leggere Flavio in chiave cristiana e a seguirlo nella sua visione sacerdotale, specie nella vita di Mosè, mentre narra i paradossali fatti, accaduti secondo la Bibbia?!
*È chiaro per me che gli ebrei, alla vista di tali fenomeni naturali, congiunti a celesti apparizioni/epiphaneiai sono infantilmente presi da phobos/paura e storditi e confusi dal paradossale credono che Dio stesso scende dal cielo e che Mosè, loro capo, possa morire scomparendo nei bagliori di luce del Sinai!
Sappi questo: Flavio deve narrare secondo quanto è scritto nelle pagine sacre, in quanto sacerdote, ma lascia che ognuno pensi ciò che vuole degli avvenimenti, che sono stati costruiti ad arte in seguito; lui, di illustre famiglia sacerdotale, è scettico, come ogni sadduceo, e non crede, come fariseo, a quanto scrive di favoloso, anche se da storico narra quello che è scritto nella Bibbia, consapevole della manipolazione già avvenuta della costruzione sacerdotale a tavolino, atta a turbare e sbigottire l’animo della massa, che ascolta e segue Dio e i suoi vicari terreni, che sono tramite tra cielo e terra anche cosciente che il mondo giudaico è un mondo di sacerdoti, seppure non unitario, neppure come casta! Il sacerdotium con le 24 famiglie sacerdotali era stato sempre in contrasto non solo con la massa popolare ma anche con le classi inferiori di leviti, che erano al servizio del Tempio, diakonoi/ministri di secondo livello, servi svolgenti funzioni di ostiari, di cantori e di addetti ai riti, mai ammessi a condividere il tesoro del Tempio, anche se alcuni erano preposti a sigillare i sacchetti del gazophilakion, come custodi del Korbonas (quanto dovuto a vedove e bimbi), in quanto c’era stata un’insanabile frattura interna a causa del divario economico – finanziario tra i protoi sommi sacerdoti e i semplici leviti, i poveri sagrestani, nella spartizione, mai equa, dei proventi templari, specie quando bisognava dividere col vincitore romano (cfr. Maimonide, La guida dei perplessi, a cura di Mauro Zonta, Utet, 2013).