IL REGNO DEI CIELI
1. Jehoshua, Christos Messia/unto, entrò tra gli osanna popolari nella Pasqua del 32 d.C. in Gerusalemme bassa come un re davidico, seduto su un asino e accompagnato da una folla festante che agitava rami di palma e stendeva per terra fronde e mantelli, al grido di maràn, athà/vieni, signore! Cfr. Matteo, 21, 1-11; Marco, 11, 1-11; Luca, 19, 28-44; Giovanni, 12, 12-29.
La città contava 50.000 abitanti circa, ma era triplicata per l’arrivo dei pellegrini da ogni parte del mondo, venuti per i sacrifici, e il Messia proclamò l’amnistia per chi, ebreo, di qualsiasi classe sociale, si arrendeva, prima di iniziare l’occupazione della città alta e del Tempio, affermando solennemente che era finita la preghiera al Signore di Te’té Malkutak/venga il tuo regno! Si arrendevano alcuni erodiani, sollecitati da Giulio Erode Agrippa, nipote di Erode il grande, agoranomos/ispettore del mercato di Tiberiade; si arrendevano molti sadducei, tra cui Kaifas il sommo Sacerdote in carica con Anano I, il predecessore, suo suocero e i suoi 5 figli Eleazaro, Gionata, Mattia, Teofilo ed Anano I, oltre ad alcuni elementi del Sinedrio, come Nicodemo e Giuseppe di Arimatea e quasi tutti i leviti (ostiari, cantori, macellai, sacrestani del Tempio, che si genuflettevano ed avevano salva la vita; si arrendevano anche lo strategos templare coi suoi soldati, e il tamias che portava le chiavi del gazophulakion/tesoro; tutti questi, facendo genuflessione, avevano salva la vita, mentre chi era irriducibile avversario andava incontro alla morte!
2. Per la resa della guarnigione romana di circa 200 uomini, arroccati sulla fortezza Antonia si incaricava Agrippa ben Aristobulo che, entrato, come ambasciatore, trattava col phrourarchos, capo del presidio, prometteva salva la vita a tutti, se si allontanavano abbandonando il phroùrion, e consegnavano i registri del censimento e la stola sacerdotale con l’efod. Cfr. J. Jeremias, Gerusalemme al tempo di Gesù, EDB, 2020 e A. Filipponi, Jehoshua o Iesous?, Maroni, 2003. Avuto il consenso, fuggiti i romani, la città era libera e il Tempio poteva essere purificato, dopo che era stato eletto Sommo sacerdote Giacomo il giusto/tzadik, fratello di Jehoshua per votazione degli esseni, congiunta a quella degli oniadi, che facevano riti con calendario solare, mentre era nominato un altro sommo sacerdote, Teofilo, per votazione dei sadducei, che officiavano secondo calendario lunare per dar così al popolo possibilità doppia di sacrificare, a seconda del tempo della loro tradizione e per ricostituire l’ordine delle 24 famiglie, che si alternavano nel servizio templare coi relativi leviti!
3. Per la politica interna, Jehoshua, conscio di avere un Regno minuscolo e di controllare un 1/5 del territorio della Iudaea (Samaria, Giudea ed Idumea) – una piccola provincia, che era già 1/132 dell’impero romano – fece un decreto per fare di Gerusalemme una città – asulos (da a privativo, con significatro di “non” e sulaoo/saccheggio) cioè un luogo di rifugio e di accoglienza, libero da tasse, amplificando il valore del Tempio e la presenza del Deus sebahot/degli eserciti (Padre, comunque, misericordioso), cercando di fare riconoscere tale funzione religiosa ad Artabano III e ai re della confederazione parthica – che già inviavano la doppia dracma come tributo degli ebrei a Gerusalemme, scortata da milizie -. Ottenuto questo privilegio, il maran-basileus mantenne stretti i rapporti con tutti gli aramaici del suo regno e con quelli della Confederazione parthica che potevano venire indisturbati per i dovuti sacrifici al Tempio, annualmente, nelle tre feste di Pasqua/Pesah, memoria dell’esodo dall’Egitto -, di Pentecoste/Shavu ‘ot – una festa agricola primaverile detta anche della mietitura o delle primizie –, e dei Tabernacoli/sukkot in autunno – periodo di raccolta (frutti, cereali, uva, olio ecc), in cui gli ebrei dovevano vivere in capanne per sette giorni e sette notti per ricordare la vita fatta per 40 anni nel deserto -! Dopo il ritorno in patria delle truppe nabatee e di quelle adiabene, ora proteggevano il Malkuth/regno le milizie di Asineo, satrapo giudaico di Mesopotamia, il cui fratello Anileo era comandante, mentre veniva dato mandatum di ambasciatore a Roma da Jehoshua all’erodiano Agrippa, inviato a trattare sui rapporti diplomatici con l’imperatore e col senato romano al fine di perorare la richiesta di neutralità gerosolomitana, data la centralità e sacralità del Tempio per una popolazione mista di aramaici palestinesi di 600.000 persone e di parthici, quasi 1.400.000, e di giudei ellenisti di 2.500.000, sparsi in tutto il bacino del Mediterraneo, di censo equestre (emporoi/commercianti, naucleroi/armatori, banchieri/trapezitai, cambiavalute/methoroi), i dominatori del commercio internazionale!
4. Jehoshua, dopo circa 5 anni di regno, fu consegnato dai capi giudaici sadducei a Lucio Vitellio, governatore di Siria, e fu crocifisso, come reo di lesa maestà per ordine di Tiberio, nella Pasqua del 36 d.C, essendo stato Ponzio Pilato reintegrato nel suo potere, anche a Gerusalemme, città asulos che, assediata, aveva aperto le porte, condannando così a morte il suo Re – illegittimo per i romani! -. Prima, però, di arrivare alla denuncia/endeicsis e consegna/paràdosis di Jehoshua – cfr. Denuncia e consegna di Gesù in www.angelofilipponi.com avveniva che Tiberio, scovati i tanti congiurati seianei con l’aiuto di Sutorio Macrone, nuovo capo pretoriano, di Alba Fucens, marito di Ennia Trasilla, figlia del mago egizio Trasillo, cfr. Il buco storico in www.angelofilipponi.com regolata la successione al trono, secondo il volere di Augusto, con l’adozione di Gaio Cesare Caligola, figlio di Germanico di Druso I, suo pronipote dal lato fraterno e di Tiberio Gemello, figlio di Livilla e di Druso II, suo figlio, pronipote naturale, decise la soluzione della guerra contro Artabano III (cfr. Tiberio ed Artabano III) ed Areta IV – che avevano eletto il Messia e turbato l’ordine provinciale romano ciseufrasico – dando un mandato antiparthico ed antinabateo a Lucio Vitellio, nominato epitropos ths Surias, legatus di un esercito di 120.000 uomini, che aveva auxilia/truppe ausiliarie dei re di Albania/Azerbaigian e di Iberia/Georgia e di Armenia maior, alleati, obbligati ad attaccare frontalmente la pericolosa cavalleria catafratta parthica, comandata da Arsace, figlio del sovrano parthico, comandante supremo di un esercito di 100. 000 uomini. La vittoria dell’esercito romano – pronto a seguire gli alleati, nella pianura di Arbela, non lontana dalle rovine di Ninive – la morte del figlio del re dei re e l’invasione della zona mesopotamica determinavano subito la resa di Artabano III, a cui seguiva un foedus iniquum/trattato sfavorevole per il vinto, a Zeugma (cfr. A. Filipponi, Giudaismo romano II, Streetlib, 2012): l’ordine romano, ristabilito in tutta la zona ciseufrasica, e la notizia della sconfitta parthica determinavano una controrivoluzione sadducea, che riuniva i filoromani e deponeva il maran-re aramaico, creando un nuovo Sinedrio, che faceva massacrare i fedeli di Christos/Messia, che veniva imprigionatoe consegnato ai romani vincitori. Veniva decretato che Giuda Iscariota fosse il consegnatario/prodoths – per indicare più uno che si era accordato (anche per danaro!) a consegnare l’uomo al nemico – del maran ai romani e fosse tolto l’assedio alla città asulos, mentre una parte dell’esercito seguitava la spedizione punitiva contro Areta IV, passando nel territorio sacro giudaico, contro ogni convenzione giuridica! Tutti questi avvenimenti erano fatti reali propri della figura aramaica di Jeshoshua Barnasha, un kain/qainita costruttore di città, di un kanah/zelota – partigiano aramaico, detto Messia/Christos, eletto Maran/basileus da Artabano III re dei re di una conferaderazione di oltre 2.000.000 di Km quadrati, perché aveva vinto i romani e si era ribellato a Roma – potenza occidentale che aveva invaso la Ioudaea dal 63 a.C. e preso Gerusalmme anche nel 38 a.C. – ed aveva governato autonomamente dalla Pasqua del 32 fino alla Pasqua del 36 d.C., quando, assediato da Lucio Vitellio, epitropos ths surias vincitore di Artabano, era stato consegnato ai Romani dal nuovo sinedrio filoromano sadduceo, e crocifisso come reo del crimen di lesa maestà. La guerra non si concluse con la morte di Jehoshua BarNasha, eroe nazionale, ma seguitò fino al 133-135 d.C. quando l’mperatore Adriano, distrusse l’intera etnia ebraica dopo aver vinto Shimon bar kokba, eletto Messia da rab Aqiva – ultimo atto di guerra dopo la distruzione del tempio di Tito Flavio nel 70 d.C., la ribelllione della guerra di Kitos del 116 d.C. – e costruita al posto di Gerusalemme, cancellata dalla cartina geografica, rinominata Colonia Aelia Capitolina – cfr. La storia di Colonia Aelia Capitolina e Nonno, raccontami! –.