Non è stata la religione a cambiare l’Impero, ma l’Impero a usare la religione per diventare eterno”

Nella vita non c’è nulla da temere, solo da capire! Margherita Hack

 

Marco, se vogliamo veramente farci capire,  dobbiamo far intendere  esattamente ad uomini, come te,  educati secondo  il catechismo cristiano, che “Non è stata la religione a cambiare l’Impero, ma l’Impero a usare la religione per diventare eterno!” e che i tempi  di passaggio da  cristianesimo religio illicita  a  religio licita sono stati lunghi  e che quello da religio licita a triumphans   è durato quasi un ottantennio, in un clima di contrasti ereticali tra ariani e cattolici, dopo la fine di Gerusalemme aramaica e la costituzione di Colonia Aelia Capitolina! Per Marco Cornelio  Frontone, che segue Cicerone  e Varrone reatino,  il culto tradizionale/ il mos maiorum è parte integrante della tradizione imperiale, le cui  cerimonie, sacrifici e  feste religiose servono a cementare l’unità dello Stato, a garantire la pax deorum /la benevolenza divina e, specie, a consolidare il culto imperiale, che rafforza la figura dell’imperatore.

 *Per lei Frontone è un fervente sostenitore delle tradizioni repubblicane e un oppositore perfino di ogni forma pagana  letteraria e religiosa, compresa quella christiana. Nei frammenti del suo perduto Discorso contro i cristiani – citato nell’Octavius di Minucio Felice (Il problema storico e letterario del testo è affrontato da Paolo Frassinetti, L’orazione di Frontone contro i Cristiani, in Giornale italiano di Filologia, II, 1949, pp. 238-254!) – egli attacca il cristianesimo non solo per presunte immoralità, ma perché percepito come una minaccia alla religio tradizionale e al tessuto sociale romano. Per lui Il sistema romano tende ad assorbire o ad usare le forme e strutture  religiose!.

 Marco,  perciò,   quando il cristianesimo diventa la religione di Stato, in epoca teodosiana,  l’Impero continua a usare la religione per la propria legittimazione, col risultato che, come sostenuto da alcuni storici, “non solo l’Impero Romano a un certo punto si è cristianizzato, ma anche la Chiesa stessa si è romanizzata” in quanto la pietas religiosa funzionale alla res publica, snaturatasi,  risulta  potere politico che si serve del culto per mantenere l’ordine come  forma spiritualis.

*Noi abbiamo il pregiudizio cristiano che l’impero  romano, secondo la datazione  di Dionigi il Piccolo ante e  post Christum natum,  abbia accettato il verbum evangelico al tempo perfino di Ottaviano Augusto e Tiberio,  al suo primo annuncio in aramaico, quando, invece, c’è  una guerra di 200 anni  dal 63 a.C al 135 d,C., tra Roma e Gerusalemme! Per lei  è basilare che si comprenda come  il principato stesso  augusteo non è cosa latina, mecenatea, oraziano- virgiliana e liviana, come inteso da Antonio la Penna,  ma elaborazione di un pensiero greco- ellenistico, basato sulla Basileia asmonea, di cui Erode è maestro per Ottaviano, tramite Nicola di Damasco, Dionigi di Alicarnasso   ed Arieo Didimo,  congiunti anche con Strabone,  secondo una linea  aramaica tipica del re dei re parthico, erede della dinastia seleucide  e secondo un’altra, quella di  Marco Antonio,  che, imitando Cleopatra erede  della stirpe  lagide,  ne  segue lo sviluppo regio, in  un  adattamento  in senso romano per le suoi fautori, opposti a quelli occidentali, ottavianei pseudorepubblicani, formanti la coniuratio .

 Marco, sta attento! io ti ho insegnato  che Ottaviano, vincitore ad Azio, non è  ancora princeps, nonostante la linea giulia divina cesariana e non  ha idea alcuna su come regnare su  un Occidente latino ed un Oriente greco  e, perciò, già al momento del suo incontro di Samo ,  vede come  turannodidaskalos Giulio Erode –  che ha fatto esperienza  di cultura aramaica  prima e poi  ellenico -ellenistica, uomo di sicura fede romana  che ha già saputo  ben regnare sotto la guida di un romano  come Antonio ellenizzato,  Basileus accanto alla regina egizia,  avendolo preferito  all’aramaico  Antigono, legittimo erede asmoneo!-.  

*Quindi, lei mi sta dicendo che la lezione erodiana ad Ottaviano Augusto, centrata su “sacerdotium e imperium”,  funzione sacerdotale e regia, congiunti già nella monarchia asmonea,  è fondamentale, prima per il  sebastos /augustus  e poi per  il contributo sublime di Caligola (cfr. Incitato, Il cavallo di Caligola, www.angelofilipponi.com  e La morte di Un Dio/ The death of a God,  ibidem ),   esemplare per Domiziano, Commodo e per i severiani che, comunque,  lo rifiutano,  anche se  si assimilano ad Augusto secondo Dione  Cassio il quale- pur conoscendo il valore della lezione  asmoneo-erodiana  sacerdotale e regia su Ottaviano Augusto, pur definendo cruciale il contributo di Caligola per l’evoluzione del dominatus  romano di Domiziano, e del Commodianesimo di Commodo  e  del culto severiano  del Sol invictus assimilato  ad El gabal/upsistos accetta la valutazione storica di Seneca, di Flavio, di Svetonio  e Tacito per la scelta del princeps Augustus

Marco, questa contraddizione esalta la memoria della figura di Ottaviano Augusto, visto come chi divide la storia – poi tipica del Messia –  e condanna quella di Caligola che, invece, è il vero fondatore teorico dell’ impero secondo la lezione giudaica  di Filone Alessandrino, utilizzata poi da Giuseppe Flavio per il soterismo di Vespasiano (Per una lezione sul soterismo di Vespasiano www.angelofilipponi.com) per cui diventa netta la celebrazione di Augusto e la damnatio memoriae di Caligola utili  a proteggere il modello di potere assoluto, di cui Caligola è il vero fondatore teocratico.9788895449555

* Per questo il soterismo teocratico viene poi trasferito da Giuseppe Flavio alla dinastia dei Flavi, permettendo a Vespasiano di legittimarsi attraverso una metabolizzazione della struttura politica caligoliana?!. Resta, comunque, il fatto che Caligola Imperatore e Pontifex dà il via ad una funzione sacra del potere civile, palese coi severiani e coi cristiani siriaco-romani, poi perseguitati da decreti di Decio e di Valeriano ed infine di Diocleziano, perché non veneranti il Caesar come Dio e renitenti alla leva in quanto uomini fedeli ad un “re celeste”, nonostante godessero della civitas antoniniana. Per lei , quindi, la figura di Caligola rappresenta il vero spartiacque ideologico del Principato, come il principe che trasforma,- dopo il rifiuto umano di Tiberio, cosciente aristocraticamente di essere mortalis non augusto/divino-  la natura stessa del potere romano. Per  questo lei ha letto  Gaio Caligola non  come un folle, ma come un teorico raffinato che applica il modello orientale unendo  Sacerdotium e Imperium  secondo tradizione,  in una funzione sacra varroniana  inscindibile in un superamento del  “compromesso” di Augusto,  istitutore di  una monarchia di diritto divino, creando  così, tramite gli esempi di Domiziano e di Commodo il terreno per la “sacra funzione” del potere civile tipica dei Severi.

Marco, da qui, specie con la peste antonina e con le catacombe callistiane  inizia un conflitto tra  Cesare imperator e El gabal/Upsistos -sol Invictus  siriaco- cristiano, unico   dominus /padrone della Storia (Verità , via,  vita) , un Theos  celeste, datore di paradiso  dopo la morte a chi vive nella sofferenza e nel dolore!   

*Professore, questa evoluzione del potere imperiale in senso divino crea lo scontro inevitabile con le comunità siriaco-romane e i primi cristiani a Roma, capaci di creare una Ecclesia già sotto gli antonini  ben articolata come sistema finanziario bancario e commerciale e  comunità religiosa  anche se sotterranea,  grazie  all’attività di fossores callistiani  che, cristiani,  non possono venerare l’Imperatore-Dio perché fedeli esclusivamente a un Re non umano secondo la tradizione giudaica “oniade”, da cui  deriva la struttura finanziaria alessandrina.

 Marco, ora ti è chiara  la renitenza cristiana e siriaca  alla leva dei cesari in quanto la fedeltà a Cristo si traduce in un’obiezione di coscienza che mina la struttura militare dell’Impero, specie nel momento della peste e dell’infiltrazione di barbaroi entro i  limites adrianei ed ancora di più come ricerca del martirio di fronte agli editti  di Decio, Valeriano e Diocleziano, che  non sono semplici atti di odio religioso, ma tentativi politici di preservare l’integrità del sistema imperiale contro una “lealtà fedeistica antiromana”.

*Lei sottolinea come questo scontro segni il passaggio dalla Roma classica a quella tardo-antica ed evidenzia  il ruolo del soterismo caligoliano e vespasianeo, come se ci fosse un  legame tra Caligola e Vespasiano. 

Marco io ti ho parlato  a lungo della funzione  di mediazione di Giuseppe Flavio uomo di fede romana giulio-claudia, sacerdotale, poi combattente,  ed infine,  divenuto prigioniero/captivus, si fa profeta e diventa  Storico ufficiale  dei Flavi. 

* Ora capisco meglio la figura  di Giuseppe Flavio e posso cogliere la differenza tra la persecuzione politica e quella religiosa nei decreti di Decio e di Valeriano  ed andare  oltre la transizione dal culto imperiale alla teocrazia cristiana. Per lei,  il soterismo imperiale di Caligola risulta  fondazione di una teocrazia esplicita, importata da Alessandria,  col concetto di monarca salvatore, successivamente adattato da Vespasiano per legittimare il potere imperiale come missione divina, tramite lo storico ebreo. Lei legge  Le persecuzioni di Decio e Valeriano  non come semplice fanatismo, ma come difesa dello Stato contro una struttura, quella cristiana, percepita come concorrente. Infine, la transizione teocratica è vista come una continuità di forme, in cui, secoli dopo,  Costantino “battezza” il modello di potere sacro caligoliano, dando il via per  trasformando il culto imperiale nel cesaropapismo cristiano bizantino.   Professore, io ed altri suoi alunni stiamo propagando “la  sua logica fattuale” ed abbiamo bisogno di chiarezza per essere veramente utili a chi non conosce affatto  l’opera  ed è stato educato cristianamente (cfr. La morte di un Dio/The death of a God www.angelofilipponi.com ): Angelo Filipponi’s “factual logic” reinterprets Christian concepts by highlighting their underlying political structures, shifting the focus from spiritual narratives to historical power dynamics [www.angelofilipponi.com]. The framework recontextualizes the savior concept through Roman political developments and shows how Christian state religion inherited, rather than destroyed, earlier theocratic power models [www.angelofilipponi.com]. For more details, explore the analysis at www.angelofilipponi.com  Per noi non è chiaro l’articolo “La morte di un Dio” in quanto lei  interpreta la divinità imperiale romana non come entità spirituale, ma come una funzione giuridica e politica di “soterismo” /salvezza, destinata a crollare di fronte all’avvento di un nuovo modello  cristiano di sacralità. La “morte” in questione segna il passaggio dal potere teocratico dell’imperatore-uomo alla gestione del sacro da parte della nascente istituzione cristiana, che ne eredita la struttura, trasformando l’imperatore da dio a mortale  e vede  il passaggio dalla morte di un imperatore, uomo Dio – che ha voluto l ‘ektheoosis per far neoteropoiia/ rivoluzione politica desiderando trasferire la capitale da Roma ad Alessandria, centrale per l’universalismo,  a seguito della progettata conquista della Parthia – a quella del Christos Dio uomo, venuto per la redenzione umana, poi divenuta,  solo nel quarto secolo,  concezione cristiana vincente e trionfante sull’impero stesso! Secondo la sua logica fattuale, il passaggio tra queste due “morti” non è una semplice evoluzione religiosa, ma un trasferimento di tecnologia politica e metafisica per cui  L’Ektheoosis di Caligola risulta fatta per scopi politici per quel momento storico, mentre noi lo abbiamo  letto   in questo modo, solo dopo gli editti di Teodosio  E così?

Marco, se i fatti si leggono in un dato momento e in un dato luogo hanno un valore, ma, se letti in altri momenti  e luoghi, hanno altro rilievo: il cristianesimo, solo nel 532 d. C. con Dionigi il piccolo  – il quale stabilisce su ordine papale romano la nascita di Christos  nell’anno che precede 1   ed è posto tra il 1 a.C e il il 1 d C- e fa Historia  ante  e post Christum natum, anche se sa di vivere  nell’ anno  Millesimo ducentesimo octagesimo quinto/ MCCLXXXV ab Urbe condita  cfr. Anno MCCLXXXV ab Urbe condita  www.angelofilipponi.com9786050312850

* Perciò lei considera  sublime imperatore Caligola che  persegue l’ektheosis /divinizzazione in vita non per vanità, ma come strumento di neoteropoiia /innovazione radicale eleggendosi  a Dio, assimilandosi a Zeus /Iuppiter  per  sganciarsi dal Senato di Roma, esautorato, volendo  trasferirsi ad Alessandria. ritenuta  Capitale, per  guardare all’Oriente e alla conquista della Parthia, in una volontà di  perseguire  un universalismo imperiale, convinto di essere un “Uomo-Dio”  capace di  governare un impero universale, che unisca Occidente e Oriente sotto un’unica legge sacra!.

 Attento, Marco! I christianoi, considerando, invece,  Christos/Dio redentore dell’umanità,   si appropriano del pensiero  caligoliano, cosa impossibile all’epoca  38 – 41 d.C./ DCCLXXXXI-DCCLXXXXIV,  in cui non esiste cristianesimo  che, quindi, non può essere minaccia per l’impero!.

 *Ora mi spiego  tutto: l’Imperatore-Dio di Caligola  è realtà/ factum/ res  e la sua morte fa fallire il suo progetto politico immediato, mentre poi, sotto gli antonini,  la figura del Christos,  morto, introduce una novità rivoluzionaria grazie al pensiero neoplatonico  per  cui  Dio si fa uomo non per regnare materialmente, ma per morire e redimere l’ umanità dal peccato originale. Allora  la morte del Cristo, a differenza di quella violenta e “fallimentare” di Caligola, viene interpretata come una vittoria metafisica, causata dai sadducei  ebraici, non dai romani!.

*Per lei si verifica Il trasferimento  solo nel IV Secolo, che è Il punto di rottura e di sintesi,   quando l’Impero  con la “religio triumphans” capisce che il modello di Caligola di unire potere civile e sacro  può funzionare meglio, se applicato al Cristianesimo. L’Impero, allora,  si appropria del Soterismo, per cui lo Stato romano smette di combattere il “Re Celeste” e lo adotta come legittimazione del potere terreno!.

 Marco,  c’è, allora,  la vittoria del Modello Teocratico: Il progetto di Caligola e la sacralizzazione del potere vincono  paradossalmente attraverso la Chiesa. Il sovrano non è più “Dio“, ma governa per grazia di Dio!. Roma diventa la Nuova Gerusalemme:  si consegue quell’universalismo, cercato da Caligola ad Alessandria, infine,  realizzato a Roma (e a Costantinopoli)!


Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo