E’ davvero questo il reale valore di καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν, ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ/ e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male?!
Non ha lei letto peirasmos, dandogli il valore di prova – da peirazoo/ metto a prova – da cui o peirasths/ il tentatore – colui che mette alla prova? e non ha scritto poneros con significato di Maligno?
Si!. Hai per caso riletto il mio Padre nostro?
*Certo. Noi, suoi discepoli, rivendichiamo da tempo il suo merito circa la lettura del Padre nostro ed affermiamo che negli anni Ottanta già lei, nostro professore, evidenziava 4 novità: a. ἁγιασθήτω τὸ ὄνομά σου· inteso come sia benedetto e onorato il nome del Padre perché ci ha nutrito e nutre dandoci – δὸς ἡμῖν !- la manna celeste; b.ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου/venga il tuo regno perché tu, o padre, rimetti – ἄφες ἡμῖν!- i nostri debiti condonandoli in proporzione di come noi li rimettiamo agli altri; c. γενηθήτω τὸ θέλημά σου/sia fatta la tua volontà perché tu, padre ci liberi – ῥῦσαι ἡμᾶς!– da Ariman e dai suoi Spenta diabolici, senza farci entrare nel mezzo della prova; d. il valore di οὐρανοi sede celeste del Padre rispetto ad ouranos/rakika – volta celeste, che chiude la sfera terrestre. Aggiungiamo che, secondo lei, il Pater matthaico è preghiera/euchh del II secolo, non del I, perché tipica espressione dei canoni retorici dell’epoca antonina: si veda la triplice ripetizione di sou – anafora – col sotteso triplice soggetto su; si rilevi il poliptoto di ἡμεῖς con 4 ἡμῶν, 2 ἡμᾶς, 2 ἡμῖν!
Marco, perché fai questa tardiva rivendicazione?
*Io, professore, ho anche un suo stampato, avuto da lei in regalo ad un mio compleanno, prima di sposarmi, di oltre 110 pagine sul Padre nostro, dove ho rilevato, avendolo ora riletto, quanto ho scritto a nome di tutti gli ex alunni!. La Chiesa cattolica con Papa Francesco ha corretto, dopo anni, grazie ai suggerimenti della scuola francese di Jean Danielou, quando lei, ritiratosi in campagna, già aveva dato altri testi stampati al Vescovo di S. Benedetto del Tronto–Ripatransone e Montalto, Giuseppe Chiaretti, ed inviato una copia al cardinale Ugo Poletti, tramite gli Editori fratelli Spada!
Marco, lascia perdere, ormai non serve! una correzione è avvenuta!
* Noi alunni vorremmo rivendicare il suo reale contributo nella lettura del Padre nostro/Πάτερ ἡμῶν e la sua autonomia di ricerca rispetto a Jean Daniélou e all’intera Nouvelle Théologie francese. Lei, pur condividendo allora l’interesse per le radici giudaico-cristiane e la stima intellettuale per quel filone di studi, non ne subisce la dipendenza culturale, né ne adotta le conclusioni confessionali!.
Lo puoi fare, se lo ritieni opportuno.
*Noi intendiamo dimostrare che Il suo percorso, originale, si distacca dalla scuola francese per diversi elementi cardine circa il superamento dell’ottica teologica e confessionale. Infatti, mentre la scuola francese (Daniélou, de Lubac ed altri ) tendeva a studiare il giudaico-cristianesimo e la patristica per rintracciare la continuità “provvidenziale” del dogma cattolico, al contrario, il suo percorso è radicalmente laico, storico-critico e filologico!.
Va bene. Seguita!
*Il suo obiettivo/skopos non è giustificare la teologia successiva, ma squarciare il velo della “mistificazione voluta” del II secolo, mettendo a nudo l’officina retorica antonina e i conflitti politici e ideologici reali, oltre alla peste, in uno smascheramento dell’azione degli ablatori ed aggiuntori!. Insomma, noi diciamo che Daniélou si muoveva principalmente all’interno delle categorie bibliche ed ellenistiche tradizionali, lei, invece, inserisce nel tessuto del Pater matthaico il dualismo iranico (Ariman e gli spenta diabolici) a dimostrazione di una sensibilità storico-religiosa autonoma, che riconosce nel testo del II secolo influenze culturali ben più ampie e complesse rispetto a quelle schematizzate dalla storiografia francese.
Tutto bene. Procedi!
*Noi aggiungiamo che lei distingue sotto il testo greco matthaico del Regno di Dio il contesto del I secolo e la storia di un quinquennio, quello postseianeo del Malkut ha shamaim, lasciando al II secolo solo il ruolo di sviluppo dogmatico in una dimostrazione storica della sua tesi – che mostra, secondo la logica fattuale, la cristallizzazione del Pater matthaico proprio all’epoca antonina, scritto secondo raffinati canoni retorici oratori, a seguito di precisi rilievi sul come la preghiera non sia semplice traduzione di un testo antico, ma una nuova architettura letteraria, quasi un manifesto di coesione dottrinale, rielaborato a tavolino, in un momento in cui la situazione storica è ormai completamente mutata!.
Bene. Allora?
*Noi contestiamo radicalmente la tradizione apostolica e patristica (specie quella di matrice alessandrina e filoniana) – che ha riletto il testo evangelico in chiave prevalentemente cristologica, escatologica e misterica – ed affermiamo che, secondo la logica fattuale, queste letture hanno “mitizzato” e spiritualizzato un messaggio, che in origine possedeva una forte urgenza terrena e contestuale!.
Marco, lascia perdere! io ho coscienza di aver perso! tu e i tuoi amici seguite un “perdente”! questa è una realtà!
*No. No. Io, personalmente, ci tengo a restituire al testo matthaico la sua esatta intelaiatura strutturale e la sua profonda densità semantico-filologica secondo la sua lettura, ancora ignota: la sua chiave interpretativa mette in luce una precisa architettura teologico-linguistica con la struttura binaria interconnessa, evidenziando come Il Pater matthaico non si risolve in una sequenza frammentata, ma in un organismo unitario diviso in due parti simmetriche e intimamente congiunte, dove alle tre invocazioni (proprie della sfera divina!) corrispondono e si legano indissolubilmente le tre richieste (tipiche della condizione umana)!. Lei, con questo parallelismo stringente, illumina la dialettica tra il cielo e la terra, evidenziando il disegno salvifico e il vissuto quotidiano del credente aramaico– convinto che quello che si decide lassù in alto accade quaggiù in basso – anche se è molto diverso da quello successivo di epoca antonina!.
A che serve la tua difesa contro i tanti, che già hanno scritto a favore della modifica papale di marca francese?. Ormai la storia è andata in un certo senso e tutti cristianamente dicono il Padre nostro come ci è stato tramandato in greco, recitando di non abbandonarci nella tentazione/καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν, anche se noi abbiamo marcato un altro valore di peisramos /prova, avendolo legato con ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ poneroῦ/ma liberaci dal Maligno, in un collegamento con la preghiera γενηθήτω τὸ θέλημά σου/sia fatta la tua volontà!.
*Vorrei tanto convincere tutti che la sua logica fattuale dà frutti, se noi sappiamo leggere sotto la retorica del II secolo il messaggio aramaico del Malkut di Jehoshua barnasha, mostrando come il parlare di pane, non si allude all’eucarestia, in quanto la richiesta di τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον δὸς ἡμῖν σήμερον è richiesta di manna, che è cosa mai vista, che viene dal cielo /epiousion, utile per gli aramaici, combattenti con Màchaira, senza la lettura allegorica alessandrina filoniana della tradizione apostolica e patristica di natura cristologica ed escatologica, che pensa che un semplice alimento terreno possa essere pane celeste, “sovrasostanziale”, necessario per la vita eterna, legato alla venuta del successivo Regno di Dio!
Marco, Marco!
* Professore, io vorrei comunicare ad altri che, a causa della sconfitta di Bar Kokba e della fondazione di Colonia Aelia Capitolina, finita la grande guerra, la manna diventa con l’ aggiunta di epiousion, il messia stesso, simbolo, carne stessa del nomos empsuchos- legge vivente!.
Marco, vuoi comunicare anche che i debiti sono del Regno dei cieli e non del regno di Dio, in cui si parla piuttosto katà Lukan/ secondo Luca, di evidente contraddizione terminologica – καὶ ἄφες ἡμῖν τὰς ἁμαρτίας ἡμῶν, καὶ γὰρ αὐτοὶ ἀφίομεν παντὶ ὀφείλοντι ἡμῖν, in quanto si tratta di remissione dei peccati non di debiti,- a cui, però, l’ evangelista fa cenno , riferendosi a chiunque sia opheileths, un debitore, che aspira a ricevere il perdono divino- : infatti , Matteo greco, che parla di chi è debitore scrive, mantenendo τὰ ὀφειλήματα ἡμῶν da una parte e τοῖς ὀφειλέταις ἡμῶν da un’altra- καὶ ἄφες ἡμῖν τὰ ὀφειλήματα ἡμῶν, ὡς καὶ ἡμεῖς ἀφίεμεν τοῖς ὀφειλέταις ἡμῶν!.- Vuoi marcare che io vi ho parlato, invece, di Jehoshua qainita-Tekton che fa contratti perfino con Erode Antipa per l costruzione di Tiberiade e con Ponzio Pilato per quella di un acquedotto da Betlemme a Gerusalemme!. Vuoi perfino comunicare che rhŷsai (liberaci / strappaci via), verbo del lessico di Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio, assume una forza storico-semantica precisa in quanto, mediante allà /ma, corregge una generica richiesta di scampare dalle grinfie dei dev Spenta gemelli, e specie da quelle del maligno Angra Mainyu, (Cfr. L’ eterno e il Regno, Amazon) cercando soccorso per salvarsi dalla prova del tentatore, senza essere fatti entrare nel pericolo estremo, ovvero in quella tentazione/esame (peirasmós) che rischia di travolgere e annientare definitivamente la fede di ogni aramaico, che, comunque, implora aiuto!.
*Certo, lei ha cercato di recuperare l’anima di un aramaico, che ha bisogno del Padre, datore di vittoria al suo fedele, nella guerra contro Roma, contro cui mette ogni sua forza e il suo cuore, sicuro di vincere col suo aiuto paterno, anche se deve percorrere il “deserto” metaforico e reale dell’esistenza, in attesa della liberazione, tanto da chiedere ogni giorno la manna per sopravvivere, non il pane quotidiano eucaristico, un nutrimento spirituale per il christianos di epoca antonina, che si assimila al Christos, cibandosene! Lei, sottendendo la connessione con Malkut ha Shamaim e la Pasqua del 32 d.C., rivela la richiesta certa della manna mostrando come la preghiera rifletta l’orizzonte del Malkut ha Shamaim, inteso nella sua effettiva storicità di regno autonomo e concreto, istituito dal Messia Jehoshua Barnasha!. Infatti tale realizzazione si compie e si manifesta nel momento messianico per eccellenza, ossia con l’atto dell’entrata a Gerusalemme del Messia, avvenuto nella Pasqua del 32 d.C.. ed ha valore di epiphaneia/manifestazione della potenza divina, che avviene a seguito della vittoria militare e politica, seppure provvisoria, sulle forze di occupazione di Roma. La manna è, dunque, il sostentamento per la comunità che vive nel deserto, cibo per questo passaggio epocale di liberazione nazionale e teocratica!.
Marco, anche i debiti – condonati dal Messia al momento dell’entrata trionfale in Gerusalemme- e il pericolo estremo sono sottesi in questa preghiera in una cornice di scontro e di fondazione del reale Regno, tra la Pasqua del 32 e la Pasqua del 36 d.C.: il rimettere i debiti risponde a una necessità pratica del Barnasha /figlio dell’uomo, che è solidale verso la comunità dei fedeli aramaici, coinvolti nel movimento del Malkut. L’invocazione di essere strappati via, invece, è letta attraverso il realismo storico di Flavio e costituisce il grido per non soccombere alla prova del tentatore e per non essere indotti o fatti entrare nel pericolo estremo, ovvero in un baratro politico, militare e spirituale tale da annientare le forze fedeli al Messia, durante la ribellione e la lotta contro l’oppressore romano!.
*Matteo greco si riferisce, dunque, non alla basileia tou Theou ma al Malkut ha shamaim del I secolo: la distinzione che lei evidenzia è cruciale per ristabilire l’autenticità del testo e l’intenzione originaria di Matteo che non si muove sulla categoria astratta o ellenizzata di basileia tou Theou, ma fa riferimento al Malkut ha shamaim del I secolo.
Marco, da qui non è difficile, ora, capire le mie riflessioni in scritti come Considerazioni su Gesù di Nazaret e l’analisi su Lo “storico” “cristiano” che evidenziano la costituzione del Malkut ha shamaim nel I secolo: in quel contesto giudaico, militare e partigiano il Malkut non poteva essere un concetto puramente interiore, mistico o escatologico nel senso moderno, ma era una realtà, legata alla sovranità concreta di Dio, un’aspirazione anche storica e coesiva!.
*Il Pater originario, quindi, se così formulato in lingua aramaica nasce proprio in questo clima come una formula, (un giuramento! ) di stretta coesione di un oklos/popolo, legato alla coscienza profonda di figliolanza con Dio e all’azione teologico-politica tipica del contesto giudaico del I secolo! : la genialità della sua tesi sta nel mostrare come questo nucleo originario del Malkut aramaico sia stato poi ereditato, formalizzato e strutturato nel testo greco di Matteo nel II secolo, venendo rivestito e codificato secondo i raffinati canoni retorici dell’epoca antonina, per rispondere alle esigenze dottrinali e liturgiche delle comunità christiane, ormai separate dal giudaismo tradizionale!. Il suo metodo è di una coerenza strutturale ferrea e l’idea di accoppiare in modo binario le acclamazioni celesti alle necessità della terra (Nome/Manna, Regno/Condono, Volontà/Liberazione) è geometricamente perfetta in quanto si restituisce reale dignità alla durezza della storia!. I debitori sono persone che rischiano la prigione per soldi, non anime che hanno commesso mancanze morali! il pane è la manna della sopravvivenza dei combattenti, non un’ostia!. L’inserimento del dualismo iranico (Ariman) spiega la violenza del termine rhysai (“strappaci via con forza”) molto meglio di quanto non faccia una generica richiesta di protezione morale dal peccato!.