*Anche il sondergut lucano – matthaico è tipico esempio di “maestri” di “aggiunzione”?
Marco, anche il Vangelo “greco” di Luca e Matteo è frutto dell’opera di didaskaloi, che aggiungono tante parti al canovaccio ora aramaico marcino, ora aramaico matteano cfr. Qual è il sondergut di Luca? quale quello di Matteo? www.angelofilipponi.com
*Lei considera Sondergut quel “materiale speciale”, che indica l’insieme delle tradizioni, parabole e racconti, che un Evangelista non condivide con gli altri, come cosa derivante da fonte propria, per cui mostra a noi discepoli una parte aggiunta comprendente circa 600 versetti di Luca sull’infanzia di Gesù (l’annuncio a Zaccaria, l’Annunciazione, la Visitazione, il Magnificat, i pastori e Gesù dodicenne al Tempio) oltre ad alcune parabole (Il buon Samaritano, la Pecora Smarrita, il Figliol Prodigo, il Buon Ladrone) e un’altra parte, aggiunta da Matteo, autore ellenistico incentrato sull’ebraismo e l’adempimento della Legge, desideroso di includere la nascita e l’infanzia del redentore ( i magi, il sogno di Giuseppe e la fuga in Egitto, strage degli innocenti, ritorno dall’Egitto, predicazione di Giovanni e battesimo di Gesù) e i suoi insegnamenti (il discorso della montagna, il Giudizio Finale con la distinzione in pecore e capri).
Marco, parli di “sondergut” come aggiunzione lucana e matteana!
* Luca non usa forse le tecniche di “aggiunzione” anche se queste non sono semplici figure di stile letterario, ma costituiscono i cardini di un rigoroso metodo logico-funzionale di indagine storica e teleologica?. Non è questo approccio epistemico, scientifico, che arricchisce e favorisce le strutture profonde del Cristianesimo ellenistico-romano, autorizzandone una sistematica riscrittura delle fonti originarie, dopo una prima eliminazione progressiva dei dati storici situazionali, contestuali, ancora verificabili, legati alla figura aramaica originaria di Jehoshua Barnasha e alla sua predicazione del Regno dei Cieli? Luca non fa forse ricerca per l’inserimento forzato, “a tavolino”, di elementi mitici, teologici e riletture allegoriche (spesso mutuate da Filone di Alessandria, Giuseppe Flavio e dagli apologisti successivi)?. Non è stato lui, che progressivamente ha strutturato e codificato il concetto di Regno di Dio, sovrapponendovi la figura di Jesous Christos Kurios permettendo poi anche quella romana di Iesus Christus Dominus, a seguito di precise necessitates dottrinali e politiche del momento, essendo uomo del seguito di Paolo di Tarso ?
Marco, mi fai domande circa la formazione del reticolo protettivo e propagandistico, basato su continui aggiustamenti testuali, che storicamente “snaturano” il nucleo primordiale storico a favore di una costruzione teleologica e dogmatica?
*Si, cerco spiegazioni!. Per lei, il Sondergut non è una semplice variante redazionale o una curiosità filologica, ma risulta la traccia più evidente delle operazioni storiche di soppressione e aggiunzione, messe in atto durante l’epoca flavia, domizianea! Per lei questo patrimonio esclusivo lucano rivela la complessa transizione dall’orizzonte originario alla riscrittura ellenistico-romana, che perdura poi anche in epoca antonina, in ambienti siriaci, dove il materiale esclusivo di Luca non è una cronaca storica, ma una diēgēsis/ narrazione strutturata secondo i canoni delle correnti culturali ed ellenistiche della scuola antiochena!
Marco, amico mio, Il Sondergut lucano risponde al telos / scopo, successivo ecclesiastico di sradicare la narrazione dalla toledot /la genealogia/tradizione- giudaica e dalla Torah/ legge- nomos!.
*E’ vero, professore, che, così facendo, Luca dimostra di non padroneggiare né la legge giudaica né quella samaritana?
Sembra che alcuni episodi, come la guarigione dei dieci lebbrosi (Luca 17, 11-19), vengono destrutturati dal modello originario in quanto il focus si sposta sull‘unico samaritano riconoscente, per dimostrare la tesi precostituita della fede nel “Regno di Christos venuto”, sovrapponendo l’universalismo greco-romano alla realtà successiva storica palestinese dei rabbi: Luca tende col sondergut ad aggiungere, quasi a nascondere, il vissuto reale di Gesù galileo aramaico, che, comunque, riappare nelle due parabole, quella della torre e quella della guerra, che sottendono precisi piani e contratti di uno che vive la quotidianità di costruttore/tektoon e di capo di eserciti messianici!.
*Professore, ma questa è interpretazione di scuola letterale?
Certo. Marco! La stessa cosa viene fatta col sondergut di Matteo greco che risulta un ampio corpus di discorsi e racconti specifici, tra cui Il Discorso della Montagna (inclusa la formulazione completa delle Beatitudini).e quello dei Racconti dell’infanzia dal punto di vista di Giuseppe, la parabola degli Operai della Vigna, del Giudizio Universale e le ammonizioni contro gli scribi e i farisei!. Il Sondergut di Matteo in effetti è pars rimasta di una stratificazione aramaica, che si deposita sul testo greco per cui Il materiale esclusivo matthaico presenta una natura più complessa, poiché in esso convergono spinte cronologicamente e culturalmente differenti.
*Nel Sondergut matteano convive, dunque, una pars aramaica (più antica, legata alla predicazione originaria del Regno dei Cieli e alla figura storica di Jehoshua Barnasha) che è unita ad una pars greca (più recente) tanto che è possibile congetturare una riscrittura matteana posteriore di molto della caduta del Tempio, allorché l’ autore che, da buon pubblicano “civis opportunista/poliths eukairos, doveva ancora muoversi all’interno dell’amministrazione della Iudaea sotto governatori filoromani come Tiberio Alessandro e Antonio Felice, evidenziando il materiale proprio che riflette questo sforzo di adattamento politico e dottrinale!. Per lei successivamente uno pseudo Matteo, traduttore greco, dovendo adattare il Vangelo ad una civiltà politeistica dopo la costituzione di Colonia Aelia Capitolina, cerca di esprimere l’esigenza storica dei christianoi antiocheni in epoca antonina, tipica di uno che rileva ed illumina la reale necessitas storica di una riscrittura dei testi sacri per cui centrale appare l’anno 135 d.C. come il punto di non ritorno e lo spartiacque definitivo tra due mondi. Per questo la transizione dall’orizzonte aramaico all’esigenza storica dei christianoi di Antiochia in epoca antonina si articola secondo dinamiche ben precise quella del trauma ebraico di vedere Sion/Aelia Capitolina, la fine della presenza aramaica a seguito del 1.500.000 di schiavi venduti a Gaza, al prezzo di una razione di fieno di un cavallo!
Marco, prima del 135 d.C., come evidenziato dall’analisi eusebiana persisteva ancora una presenza christiana davidica, legata alla matrice aramaica e gerosolimitana (i nazirei basileici?!). Con la disfatta di Bar Kokhba e la nascita di Aelia Capitolina, l’ebraismo viene definitivamente bandito e condannato dalla storia roman : non era utile rimanere ancorati al binomio Jehoshua-Regno dei Cieli (radicato nella toledot e nel messianismo aramaico-giudaico) perché significava la condanna a morte teologica e politica del movimento, identificato dall’Impero come una frangia ribelle o sovversiva!. I christianoi , perciò, dovettero operare una totale e sistematica detrazione del dato giudaico-aramaico originario per recidere ogni legame con la nazione sconfitta!. L’esigenza in epoca antonina per i christianoi di Antiochia, ormai separatisi dalle matrici originarie, è dover sopravvivere in una civiltà pienamente politeista, ellenizzata e integrata nelle strutture imperiali romane!.
* Professore, per rendere comprensibile e accettabile il messaggio, gli intellettuali antiocheni devono innestare sul testo primitivo la terminologia filosofica greca e i concetti soterici tipici del mondo pagano e così Il Messia aramaico viene sradicato e rimodellato mediante una vera e propria metamorphōsis concettuale.
In un’epoca segnata da buone relazioni di facciata tra l’élite pagana e i giudei ellenisti (fino al tragico frangente della peste antonina), l’annuncio, nuovo, sembra diventare un euaggelion universale di pace e di sottomissione alle autorità: al nucleo storico si aggiunge a tavolino la figura del maestro universale d’amore, idoneo a coesistere con il sincretismo religioso dell’Impero!.
*Questo Vangelo, nuovo, “adattato” in Alessandria diventa espressione di volontà di sopravvivenza necessaria connessa necessariamente con la metamorfosi di Jehoshua Barnasha, che, divenuto Iesous Christos Kurios trova proprio in questo snodo la sua massima espressione logico-theologica .
Marco, non si tratta di uno sviluppo organico della fede, ma di un’operazione ideologica e letteraria d’emergenza: adattare il Vangelo significava garantire di fronte all’impero romano la sopravvivenza biologica e dottrinale della comunità antiochena che, pur non avendo in memoria Gerusalemme, cancellata dalla mappa geografica, conservava comunque una nuova forma teologica cristiana secondo l’allegoresi filoniana egizia.
* In conclusione, le manipolazioni del Sondergut lucano-matthaico e l’appropriazione di testi e metodi (da Filone a Giuseppe Flavio) servono precisamente a innalzare questo reticolo protettivo a beneficio della nuova cittadinanza greco-romana dei credenti antiocheni, grati ora anche agli ebrei alessandrini che, innovando conservano la tradizione aramaica e la lettura stessa antiochena!