In Italia ci sono mai stati “Maestri”? In Europa, forse!?
*Professore, lei ci ha trattato della logica fattuale e del Primo cristianesimo– che è una risultanza sincretica di testi con parti soppresse e con altre aggiunte alla figura reale umana aramaica di Jehoshua barnasha e al suo Malkuth ha Shemaim, nel quadro di un megistos polemos e specie, dopo la fondazione di Colonia Aelia Capitolina, del 135 d.C.- ma non ci ha mai precisato i tempi e i “maestri” della tecnica “soppressiva ed aggiuntiva”.
Marco, io lavoravo, allora, a specifici campi ed eseguivo precise operazioni tecniche e filologiche, mirando a distinguere prima gli aramaici, popolari, antiromani, aizzati dai farisei ed esseni, dai gerosolomitani sadducei ellenizzati, templari e dagli erodiani-che erano prootoi, cives filoromani,- poi dai giudei ellenisti alessandrini, al fine di distinguere le sette ebraiche nei loro credi (sadducei, farisei, esseni, zeloti) e, quindi, a mostrare il vero aspetto del Malkuth ha shemaim rispetto alla successiva Basileia tou theou antiocheno – efesino – alessandrina, a seguito della costituzione della Trias /trinità con le tre Upostaseis/persone.
*Lei, applicando la sua logica, proposta come modello/paradigma per distinguere la figura storica e aramaica di Jehoshua Barnasha, legata al concetto originario di “Regno dei Cieli”, dalle successive elaborazioni teologiche greco-ellenistico-romane di Jesous Christos Kurios e il suo “Regno di Dio”, rileva facilmente la tecnica della soppressione /ablatio ed dell’aggiunzione/sublatio, che rappresenta il “modulo operativo” con cui i redattori antichi, i copisti, gli apologisti o i detentori del potere hanno progressivamente codificato e ricodificato i testi a seconda delle necessità politiche o dottrinali del momento, secondo necessitas temporis, obbedendo a precise esigenze storiche, per cui inseriscono elementi estranei, fanno interpolazioni testuali, immettono glosse o anacronismi teologici all’interno di un nucleo narrativo originario, per giustificare una dottrina successiva o per legittimare un potere già cristianamente acquisito in un impero ancora pagano.
Marco, ho lavorato anni per mostrare e dimostrare come alcuni passi evangelici risultano riscritti a tavolino per ragioni teleologiche o per marcare specifiche condanne politiche/teologiche (cfr. Commenti ai Vangeli www.angelofilipponi.com), volendo far conoscere ad altri seri ricercatori esattamente la figura aramaica di un ebreo del I secolo, fondamentalmente un partigiano antiromano zelota e sicario, ben descritto da Giuseppe Flavio/Iosip ben Mattatia (cfr. Flavio, Bios ed Antichità Giudaiche XVIII;XIX,XX oltre a Guerra giudaica II-VII) un opportunista sadduceo, sacerdote, culturalmente farisaico, celebratore del soterismo dinastico flavio (cfr. Per una lezione sul soterismo di Vespasiano www.angelofilipponi.com).
*Lei ci ha parlato di uomini intenzionati ad essere falsari, seguendo l’esempio dei falsari grammatici prezzolati dell’epoca, aprendo una via per la falsificazione dei dati anche theologici, specie dopo la fine di Gerusalemme e fondazione di Colonia Aelia Capitolina, fino alla scuola di Apollinare di Laodicea (315- 390) e alla sua influenza sui Padri della Chiesa orientale e su quelli della Chiesa subalterna occidentale.
Marco, ho fatto vedere esempi di falsari latini e greci ed ho mostrato la falsificazione degli apollinaristi condannati come eretici dallo stesso Gregorio di Nazianzo, loro amico e seguace (cfr. Falsificazioni cristiane apollinariste www.angelofilipponi.com)
* Non ci ha fatto, comunque, mai i nomi, anche se leggendo la sua immensa opera, si possono ben individuare i maestri falsificatori come “soppressori ed aggiuntori”.
*Marco, mi stai chiedendo espressamente i tempi, i luoghi e i nomi di chi ha fatto “soppressioni ed aggiunte”. Io, oggi, da vecchio, non fatico a dirteli con onestà professionale: posso davvero indicarti i nomina dei magistri didaskaloi che eliminano intenzionalmente i dati situazionali in precise coordinate geografiche ed usano termini linguistici nuovi rispetto a quelli originari, che avrebbero potuto smentire la narrazione ufficiale o l’universalità del mito, che si intendeva costruire!. Con la mia logica fattuale ho potuto rilevare la progressiva eliminazione del contesto concreto della Res, del fatto che viene de-storicizzato e trasformato in dogma o mito: secondo me, l’ applicazione retorica e storiografica avviene, nelle tre sedi patriarcali del II secolo, di Antiochia, di Gerusalemme/ Colonia Aelia Capitolina e di Alessandria, operative in epoca antonina e poi anche in quella severiana, oltre che in quella degli imperatori illirici del III secolo.
*Nelle sue analisi la dinamica fattuale agisce anche su base retorica e metaforica, per cui i Padri della Chiesa e gli storici antichi si sono spesso “copiati e favoriti a vicenda”, strutturando un reticolo protettivo impenetrabile, basato proprio su procedimenti retorici di soppressione e aggiunzione: la sua logica fattuale si propone di “tagliare il nodo gordiano” della metafisica per far riemergere l’Historia come ricerca laboratoriale, scientifica e critica, liberandola dal servizio cortigiano (Upourgia) smascherando i dogmatismi storici ed ecclesiastici.
Marco, noi abbiamo già indicato tra i tanti maestri, oltre a Panteno, Clemente ed Origine, anche i patriarchi alessandrini Demetrio e Dionigi il grande messi in relazione con Ippolito e col “papa” Dionigi romano (cfr. I sabelliani e i due Dionigi www.angelofilipponi.com ) e specificamente Gregorio di Nazianzo e Girolamo di Stridone, impegnati al riconoscimento di un’unica Chiesa Santa Catholica ed Apostolica al fine di dire e di far dire di pisteuein/ crédere Εἰς μίαν, Ἁγίαν, Καθολικὴν καὶ Ἀποστολικὴν Ἐκκλησίαν / Unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam!
*Questa precisazione è fondamentale e coglie perfettamente l’applicazione operativa del suo binomio metodologico nell’attribuzione di specifici ruoli a Demetrio e a Gregorio di Nazianzo, permettendo, pur nella distanza temporale tra i due, di comprendere come si teorizzi l’idea di “soppressione” e l'”aggiunzione”, in una identificazione dei nodi storici e degli attori politici della transizione dottrinale.
Marco, l’analisi di questi due “maestri” mi ha autorizzato a dire qualcosa e poi ad evidenziare la dinamica con cui il fatto originario è stato manipolato tanto da poter definire Demetrio (vescovo 189-237 ) maestro della soppressione e Gregorio (329-390) maestro dell’aggiunzione.
*Professore, mi spieghi meglio il suo modo di operare in relazione anche alla diversità dei tempi e dei luoghi e della situazione generale cristiana, passata dalla fase di religio illicita a quella di religio licita e triunphans !
Certo. Demetrio, vive prevalentemente sotto i siriaci imperatori bassianidi e subisce perfino la persecuzione di Caracalla, per cui la logica fattuale, impegnata nella ricerca della Res /il fatto concreto, situazionale e contestuale, tende ad evidenziare il sistema sottrattivo del santo che elimina deliberatamente le coordinate aramaiche, storiche e geopolitiche originarie, legate all’ambiente di Jehoshua Barnasha e al nucleo del “Regno dei Cieli” non più attuali nella città egizia.
* Così facendo, secondo lei, il prelato alessandrino cancella le tracce e i dettagli che avrebbero potuto ancorare il racconto alla sua reale materialità storica, e così riesce a crea un vuoto documentale, scientificamente necessario per far perdere le tracce della Res e preparare il terreno alla successiva fase di riscrittura.
Marco, se questa è la condizione in cui opera Demetrio, quella del Patriarca costantinopolitano Gregorio, invece, è necessariamente quella di maestro dell’aggiunzione, che vive nel clima convulso del Concilio di Costantinopoli del 381 in un momento di controversie ereticali e in mezzo a fazioni, in cui c’è necessità di precisare le incomplete voci sulla Trinità, nicene, sul Pathr, su Logos e su Pneuma agion. Di conseguenza se Demetrio “svuota”, Gregorio un secolo e mezzo dopo “riempie”, attraverso l’addizione ideologica e teologica, costretto a dare anche indizi storici sui tempi di Tiberio – in riferimento al battesimo di Gesù dell’anno XV- sul governatore di Iudaea, Ponzio Pilato, con cenni sul patire e morire del Figlio di Dio, Logos, venuto in terra per la redenzione dell’uomo dal peccato biblico originale di Adamo.
Dunque, operando nel suo laboratorio politico-retorico del Primo Concilio di Costantinopoli ancora sul credo cristiano dovendo precisare il credo atanasiano il santo fa una professione collettiva col noi /hmeis pisteuomen/crediamo al fine di un riconoscimento di una santa cattolica ed apostolica Chiesa pensando di aver avuto la vittoria sull’ arianesimo: egli opera per aggiungere gli elementi mancanti, intenzionato a strutturare e stabilizzare la dottrina trinitaria e a definire in modo stringente la consustanzialità e processione dello Spirito Santo: questo processo di innesto teologico non è una semplice evoluzione del pensiero, ma una vera e propria aggiunzione di categorie filosofiche greco-ellenistiche poste su un corpo testuale precedente!
*Questa massiccia operazione retorica e dottrinale, secondo lei, serve a dare forma e legittimità giuridico-spirituale alla formula dogmatica dell’“unica Chiesa, santa catholica ed apostolica”?!
L‘aggiunzione non solo diventa lo strumento d’impero per eccellenza ma serve anche ad unificare le fazioni, eliminare le varianti, considerate “eretiche” (ossia i fatti o le interpretazioni concorrenti) e a blindare l’istituzione ecclesiastica universale sotto l’egida imperiale teodosiana, per cui il quadro assume una precisione e una radicalità storiche del tutto specifiche!.
*Per lei, dunque, la “tecnica della soppressione e dell’aggiunzione” non è un semplice esercizio di varianti testuali per filologi da biblioteca: essa è lo strumento operativo centrale con cui è stata compiuta un’operazione storica monumentale: la disumanizzazione e la spersonalizzazione del Cristo storico, l‘estirpazione metodica delle sue radici giudaiche e la sua riconfigurazione all’interno delle strutture politiche e culturali dell’Impero Romano (in particolare nelle fasi costantiniana e teodosiana, attraverso il lavoro di figure come Eusebio e Girolamo).
Con la logica fattuale – radicata nello studio rigoroso delle fonti come l’aramaico, l’orientalistica e la traduzione minuziosa delle Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio e di Filone alessandrino, si cerca di guardare ai fatti storici e geografici concreti (la provincia romana di Siria, la sotto provincia di Iudaea) piuttosto che alle sovrastrutture teologiche, nate in seguito per scopi di potere. In quest’ottica, l’aggiunzione e la soppressione servivano a “difendere una figura già santificata e idealizzata“, occultandone l’autentica dimensione umana e il legame inscindibile con il giudaismo in un’epoca fondata sul principio rigoroso di “fatti e non di “parole” e sul rifiuto dell’atrofia critica , nella coscienza di possedere ancora il sistema emporistico Oniade e nella convinzione della nascita di un’«Economia della Salvezza» christiana- agape /nuova tzedaqah-. !
Secondo lei, dunque, la storiografia tradizionale trascurando l’humanitas del Christos cancella il ruolo economico dell’ebraismo ellenistico scismatico per sostituirlo con l’astrazione teologica.(Cfr. Un sistema economico-sociale: Tzedaqah, www.angelofilipponi.com ) mentre la logica fattuale rimette al centro la struttura oniade di Alessandria e Leontopoli, guidata dall’alabarca, cfr. L’alabarca www.angelofilipponi.com, poi ripresa dai patriarchi christianoi alessandrini ed infine dalla scuola di Eusebio, erede della biblioteca di Panfilo origeniano e dai cappadoci e da Girolamo, in una risistemazione sacerdotale del pensiero filoniano oniade da parte di politai – cives, che costituivano l’élite finanziaria e logistica globale del mondo romano in quanto gestori di banche (trapezai), dogane, commerci marittimi (naukleroi) e l’esazione del fisco per conto dell’impero!.
*Secondo lei, questo sistema poggiante sulla pratica della Tzedaqah (la carità intesa come redistribuzione e diritto legale), in epoca teodosiana era utile a creare comunità coese, autosufficienti e ramificate in ogni porto dell’ecumene, specie se si applicava il pensiero giuridico-filosofico filoniano, che già aveva fuso il platonismo con la legge ebraica, offrendo la vera impalcatura dottrinale a quello che diventerà il cristianesimo greco.
Marco, il cristianesimo imperiale (da Alessandria ad Antiochia, fino a Roma) ha ereditato ed interiorizzato in blocco questa straordinaria rete logistica, amministrativa ed emporistica, rendendo attuale la stessa predicazione pubblica filoniana. Tuttavia, per occultare questa matrice capitalistica e giudaica “mondana”, il potere ecclesiastico successivo è costretta a fare una colossale aggiunzione ideologica: infatti ha trasfigurato una formidabile macchina di gestione socio-economica territoriale in una astratta «economia della salvezza» spirituale in cui la Tzedaqah (atto di giustizia economico-sociale tra confratelli) è stata riscritta e aggiunta nei testi come caritas/agape mistica, de-politicizzando il messaggio originario dopo aver definitivamente disumanizzato, nel quadro dialettico di contesa con gli ariani, il Cristo/messia aramaico.
*Ora, forse, professore, capisco la vera acquisizione ecclesiale del sistema oniade/alessandrino greco, ben integrato commercialmente con Roma, e il rifiuto nella Palestina post adrianea, del progressivo fenomeno che andava radicalmente sopprimendo, per rendere il cristianesimo digeribile all’Impero, la figura storica originaria di Jehoshua,- un giudeo galilaico di cultura aramaica, integralista, kayin (costruttore/artigiano) e kanah (zelota/indomito) incoronato maran-re dai parthi per costituire il Malkuth (il Regno dei Cieli aramaico), un progetto politico-religioso nazionale, anti-romano!-.
Marco, non è più proponibile già dal II secolo d C. la figura del Christos /Messia acclamato Mashiah, dopo la morte di Seiano, dai suoi contribuli ed operai ed eletto Maran re da Artabano III, in quanto dal punto di vista del diritto romano, è uomo reo di un palese crimen maiestatis contro Tiberio e il Senato, datori e concessori di titoli di sovranità in una sotto provincia sottoposta al Governatore di Siria, ratificatore dei titoli concessi in Palestina: la crocifissione di Jehoshua è esecuzione politica esemplare pubblica seppure comune a tanti altri ribelli all’imperium, ora ,dopo oltre un secolo, predicata non opera dei romani , ma dei “perfidi” capi giudaici!
*Perciò, professore, nella transizione verso il cristianesimo imperiale di epoca costantiniana e teodosiana, l’apparato storiografico di Eusebio di Cesarea e il lavoro esegetico di Girolamo compiono una metodica epurazione, in un’applicazione della soppressione totale di tutti i tratti umani, politici e materiali del Gesù aramaico: vengono cancellati i legami con l’Impero Parthico, con le rivolte anti-fiscali e con l’integralismo giudaico di Iudaea, per cui Il Malkuth aramaico (Regno dei Cieli concreto e imminente in terra) viene sradicato e sostituito con il “Regno di Dio” teologico, universalista e deterritorializzato, compatibile con la sopravvivenza dello Stato romano!
Marco, la logica fattuale dimostra che la nascita del cristianesimo imperiale non è un miracolo spirituale, ma il risultato di un’operazione di potere, condotta per via testuale e poliziesco ed io sottolineo, analizzando il passaggio dall’anarchia di Commodo alla “polizia del mondo” dei Severi, che si arriva fino al trionfo costantiniano, quando si passa dall’indagine storica/ Historia alla storia intesa come mero servizio /Upourgia al sovrano assoluto divino romano: i testi sacri e le cronache storiche (comprese le alterazioni operate già sulle Antichità Giudaiche) sono stati sottoposti a questa asfissia storiografica in una volontà di sopprimere l’uomo aramaico e l’eversione anti-romana, di aggiungere la sovrastruttura provvidenziale per giustificare l’unione tra la cattedra episcopale e il trono imperiale, costantiniano e teodosiano!.
*Per la logica fattuale filipponiana, dunque, la transizione dal giudaismo oniade al cristianesimo imperiale non è avvenuta in un colpo solo, ma si è strutturata attraverso due gigantesche operazioni storiche e filologiche sequenziali, coordinate da menti eccezionali. Ognuna di esse ha applicato la metodica dell‘aggiunzione e della soppressione a seconda della necessitas del proprio momento storico.
Marco, ecco come si articolano, l’operazione “origeniana” e l’operazione “geronomiana”: tramite la mitizzazione platonico-alessandrina, collocata storicamente nella grave crisi che segue la fine della dinastia degli Antonini e l’ascesa dei Severi, in cui l’operazione iniziale fa capo a Origene di Alessandria, che rappresenta il primo colossale intervento di aggiunzione mitica e teologica in una trasfigurazione della Res (la realtà storica e materiale del Jehoshua aramaico, l’indomito kayin o kanah) elevata ad un piano puramente ideale, filosofico e cosmico. Origene, attingendo a piene mani dalla precedente speculazione di Filone Alessandrino, applica il sistema dei quattro sensi della Scrittura (letterale, allegorico, morale, anagogico) autorizzando un’operazione sistematica di sopprimere il valore letterale, geografico e situazionale dei testi originari (giudicati “puerili” o politicamente pericolosi se letti secondo la cruda realtà dei fatti) e di aggiungere la lettura allegorico-platonica.
*Si può, quindi, dire che la lettura origeniana trasforma il progetto politico-nazionale del Malkuth (il Regno dei Cieli aramaico e terreno) nel Muthos del Logos universale, creando così una “economia della salvezza” astratta e adatta all’ambiente pagano ed ellenistico, sterilizzando l’eversione anti-romana del Giudaismo originario?.
Si. lo si può affermare, ma il suo completamento avviene più tardi in epoca teodosiana!
*Per lei, la latinizzazione dell’Occidente, comunque, è operazione successiva di definitivo completamento, “geronomiana”, connessa con la codificazione burocratica e imperiale, dopo il fenomeno di mitizzazione origeniano ed eusebiano con l’ausilio dei vescovi Ambrogio e di Agostino gerarchicamente superiori, in un momento di attesa millenaristica!
Marco, questa grande operazione si compie nel IV secolo, nel momento del definitivo trionfo del cristianesimo di Stato con la svolta costantiniana e teodosiana. Qui entra in gioco il lavoro di Girolamo che ,seguendo la regia storiografica di Eusebio di Cesarea, risponde alla necessitas politica del momento, di dare cioè all’Impero Romano ormai capovolto una struttura evangelica testuale unificata, indiscutibile e funzionale all’apparato burocratico della Chiesa imperiale. Se Origene aveva lavorato di allegoria, Girolamo lavora di codificazione e traduzione poliziesca con la Vulgata: viene attuata un’asfissia storiografica definitiva, si sopprimono le ultime varianti testuali “scomode”, ancora mostranti le contraddizioni storiche, i legami parthici o l’identità zelotica del nucleo gerosolimitano, e, al contempo, si aggiungono glosse, termini giuridici latini e rimandi teologici utili a blindare l’ortodossia anti-ariana e a sancire la fusione tra trono e cattedra episcopale.
* Per lei, dunque, Girolamo e i suoi contemporanei creano un vero e proprio “reticolo protettivo” testuale. Infatti copiandosi e favorendosi a vicenda, i Padri della Chiesa sigillano il testo, dopo che è scomparso qualsiasi dato contestuale o situazionale essendo la storia sostituita dall’Upourgia!
Marco, la risultanza della logica fattuale con l’esame dell’operazione origeniana prima e di quella geronomiana poi, rappresenta le due ganasce di una morsa storiografica di cui la prima ha fornito il mito ideale (il Christos-Kurios platonico) e la seconda ha fornito la legge col codice imperiale giungendo di conseguenza all risultato combinato della cancellazione metodica del fatto storico originario, sostituito da un sistema teologico perfetto, blindato e inattaccabile per secoli!.
*Per lei, quindi , l’operazione di Gregorio e poi quella congiunta di Girolamo, Ambrogio e di Agostino, il sapienziale triumvirato occidentale, determinano il definitivo salto di scala della tecnica manipolatoria, in senso occidentale, come latinizzazione del processo necessario tra i barbari, nella paura dell’ attesa del ritorno del Christos!.
Marco, se Gregorio opera un’aggiunzione teologica in lingua greca per blindare l’impero d’Oriente sotto la formula di un’unica Chiesa cattolica, il blocco occidentale compattamente realizza un’operazione geopolitica e linguistica radicalmente diversa con la latinizzazione del processo attraverso la sottomissione ideologica dei barbari. (cfr. Amici cristiani, perché diciamo Credo? Ebook 2022)
*Professore, non le sembra il caso di meglio spiegare questo passaggio ultimo dall’ellenizzazione alla latinizzazione evangelica?
Marco, secondo me, l’analisi di questo passaggio svela la transizione dalla pura elaborazione dogmatica alla costruzione di un’infrastruttura di potere romano-barbarica rilevando in un certo senso il fallimento strutturale dell’ellenismo, in una evidenziazione della necessità della “Res” latina in quanto l’ellenismo produceva astrazioni teologiche ad altissimo tasso speculativo restando politicamente fragile di fronte alla pressione migratoria e militare delle popolazioni germaniche: io in molti articoli ho marcato il fenomeno della latinizzazione barbarica occidentale!
* Professore, secondo lei, per preservare l’edificio imperiale universale, non bastava più aggiungere dogmi filosofici al testo, ma occorreva tradurre, strutturare giuridicamente e militarizzare il dogma. e dividere i compiti di un grandioso epocale lavoro affidato ad uomini eccezionali capaci di rispondere alla necessitas temporis, avendo ognuno una propria sfera di azione secondo la propria professionalità
Marco, i tre grandi occidentali, pur combattendo contro le teorie naturali e razionali di Pelagio britanno, risultano vincitori e consolidano il sistema cristiano con le strutture latine modellate su quelle ellenistiche. Per me Girolamo sembra avere il mandato della soppressione filologica e della riscrittura della Vulgata e così facendo il santo compie la più monumentale operazione di soppressione ed aggiunzione controllata della storia occidentale. Girolamo, traducendo la Bibbia in latino, sopprime definitivamente le sfumature e i contesti semantici dell’aramaico e del greco delle origini: la Res originaria viene racchiusa e sigillata nella rigida griglia del latino. che non è lingua neutra in quanto è la lingua del diritto, dell’esercito e dell’amministrazione imperiale di Roma!. La Vulgata standardizza il testo sacro rendendolo uno strumento burocratico assimilabile dai nuovi popoli;
*E …gli altri due che funzione hanno ?
Ambrogio ha un compito di ingegneria politica che realizza facendo l’innesto statale a Milano, capitale della tetrarchia occidentale con Treviri, essendo un tedesco ex funzionario imperiale, che applica la logica del potere romano alla struttura ecclesiastica, in un concezione universale del corpus Christi, che comprende anche l’imperatore, membro eguale ad ogni altra creatura umana, soggetta all’ autorità ecclesiastica! Ambrogio agisce per via di aggiunzione istituzionale, procedendo con l’organizzazione burocratica delle diocesi civili romane Perciò, lui sacerdote, ha potere divino davanti a sovrani germanici o generali barbari (spesso ariani o pagani), per cui non si oppone con sottili dispute teologiche greche, ma con la maestà del rito latino e col potere politico della cattedra milanese: è lui a piegare l’imperatore Teodosio e imporgli penitenza, dimostrando che la Chiesa latina è la vera erede della forza coercitiva di Roma; Agostino, invece, ha il mandato maggiore quello dell’ aggiunzione teologica della “Civitas Dei” e della giustificazione della Storia della Chiesa, corpus Christi: l’africano fornisce la giustificazione filosofico-storica definitiva a questo processo di transizione di fronte al Sacco di Roma del 410 d.C. da parte dei Visigoti di Alarico: egli sgancia il destino della Chiesa dal crollo fisico dell’Impero romano d’Occidente e teorizza che la fine delle istituzioni romane non è la fine del disegno divino!. Al contrario, lo spazio lasciato vuoto dall’Impero deve essere riempito dalla Chiesa!. I barbari non sono più i distruttori di Roma, ma la nuova materia prima da evangelizzare, disciplinare e inserire all’interno della Civitas Dei, attraverso la sottomissione alla lingua e al dogma latino favorendo un processo di assimilazione giuridica tra i barbari!
*In conclusione, professore, secondo lei, questo sforzo congiunto non è l’innocente diffusione di un messaggio spirituale, ma un preciso processo ingegneristico di sottomissione culturale attraverso la latinizzazione: lei vede che viene soppressa l’identità culturale e religiosa originaria dei popoli barbari (spesso legata all’Arianesimo, che manteneva una distinzione gerarchica tra Padre e Figlio più comprensibile per le loro strutture tribali) e rileva che viene aggiunta la gabbia concettuale del cattolicesimo romano, niceno e latino, che impone ai re barbari il riconoscimento dell’autorità morale e giuridica di Roma (e successivamente del Papato)!.
Marco, il risultato finale è la metamorfosi della Res storica in un dispositivo di controllo euro-occidentale: i barbari smettono di essere una minaccia esterna per diventare i bracci armati della nuova configurazione imperiale destinata in Occidente ad evolversi secondo processi sacerdotali cristiani che prevalgono su quelli pagani dopo la fine dell’ impero romano d’Occidente e la restituzione delle insegne imperiali (cfr. A Filipponi, Il mito di Roma e di Augusto in Monarchia di Dante, Amazon 2023) al legittimo imperatore Orientale, Zenone, avviato a costruire la Storia bizantina orientale, cesaropapista, dissociata da quella medievale occidentale fino al 1453 conquista islamica di Costantinopoli …