Chi sa fa, sa fa: se lu vredètte vu magnà, diva trevà chi lu sa fa!
*Professore, Cleopas è desposunos/ uomo del sovrano assoluto, del Christos, greco, ora divenuto pane/artos, acqua/udoor, legge vivente / nomos empsuchos in quanto essere divino, risuscitato, asceso al cielo, ideale esemplare di vita eterna, alla destra del Padre, essendo dotato di anagkai desposunai/ mezzi di coercizione divini, ora Theos, Dio uno e trino, in quanto uios theou logos, col Pathr e con Pneuma agion?! Cleopas lucano non è, però. Clopha aramaico?!
Marco, stai parlando di Cleopas, uno dei due discepoli di Emmaus, che incontrano, strada facendo, uno sconosciuto, che niente sa degli avvenimenti accaduti in Gerusalemme, nella Pasqua del 36 d.C.
*Si. Io vorrei capire se Cleopas greco è Qlopha aramaico?
Nel Vangelo katà Lukan, Jehoshua è riconosciuto come Ihsous, dopo una breve cecità, come quella di Paolo, nel momento dello spezzare il pane: l’evangelista parla di Iesous Christos Kurios, anche se rievoca la figura di Jehoshua Barnasha e della sua crocifissione, morte, resurrezione e ascensione al cielo!
* Lei, che ha certamente selezionato e rivisto il testo (Lc 24,13-35) secondo la logica fattuale, questo mi dice con sicurezza! Allora vediamolo insieme e riassumiamo.
Ecco il testo … Καὶ ἰδοὺ δύο ἐξ αὐτῶν ἐν αὐτῇ τῇ ἡμέρᾳ ἦσαν πορευόμενοι⸃ εἰς κώμην ἀπέχουσαν σταδίους ἑξήκοντα ἀπὸ Ἰερουσαλήμ, ᾗ ὄνομα Ἐμμαοῦς, καὶ αὐτοὶ ὡμίλουν πρὸς ἀλλήλους περὶ πάντων τῶν συμβεβηκότων τούτων. καὶ ἐγένετο ἐν τῷ ὁμιλεῖν αὐτοὺς καὶ συζητεῖν καὶ ⸀αὐτὸς Ἰησοῦς ἐγγίσας συνεπορεύετο αὐτοῖς, οἱ δὲ ὀφθαλμοὶ αὐτῶν ἐκρατοῦντο τοῦ μὴ ἐπιγνῶναι αὐτόν. εἶπεν δὲ πρὸς αὐτούς·/ed ecco che in quel medesimo giorno, due discepoli se ne andavano verso un villaggio, chiamato Emmaus, distante 60 stadi da Gerusalemme, e, mentre discorrevano fra loro di tutti questi avvenimenti, si avvicinò a loro Gesù e si unì a loro: i loro occhi non avevano possibilità di riconoscerlo e lui disse a loro.
*Noi, conformi alla logica fattuale, vediamo la res /il fatto e rileviamo che qui si tratta di due uomini che si allontanano da Gerusalemme all’inizio della settimana postpasquale, in cui è avvenuta la crocifissione del Messia ad opera di romani che, col prefetto Ponzio Pilato, ha, comunque, concesso il corpus da seppellire cfr. Per un Bios di Ponzio Pilato, Amazon, 15 aprile 2022. Mentre i due stanno facendo il cammino di 60 stadi – circa 11.100 metri in quanto uno stadio vale 0, 185 metri – si unisce a loro uno sconosciuto, che qui viene indicato come Ἰησοῦς/Gesù, stranamente non riconosciuto da loro! Professore, noi rileviamo il giorno dopo il sabato – lo stesso giorno in cui le donne vanno al sepolcro corrispondente alla domenica cristiana!- precisamente qualche ora dopo, II o III hora del dies, in quanto marchiamo che i due partono per אמאום /Emmaus, anche se già conoscono la versione risibile femminile ed anche quella di Pietro sul non ritrovamento del corpo (posto sotto custodia militare da Ponzio Pilato su richiesta dei prootoi gerosolomitani del nuovo sinedrio, filoromano, dopo il decadimento di quello precedente antiromano!). E’ questa una ricostruzione lucana dei fatti della Pasqua del 36!
Marco, tu vuoi indicare ai profani che la Pasqua del 36 d.C. è caratterizzata da un assedio romano da parte di Lucio Vitellio che, vincitore di Artabano III, fatto il trattato di Zeugma, ripristina lo status quo in Iudaea, dopo la stasis messianica, ed ha dalla cittadinanza filoromana – sadducei ed erodiani – il Messia Maran aramaico, arresosi per salvare la città dal saccheggio cfr. Paradosis /Consegna ed endeicsis /Denuncia di Gesù www.angelofilipponi.com?. Parli così perché conosci l’oralità aramaica e la riscrittura greca post domizianea!
*Si. Per me il passo del Vangelo lucano di epoca postdomizianea sottende la morte, la sepoltura e la resurrezione avvenuta secondo le donne, di cui si fa il nome, – quelle stesse (ἡ Μαγδαληνὴ Μαρία καὶ Ἰωάννα καὶ Μαρία ⸀ἡ Ἰακώβου καὶ αἱ λοιπαὶ σὺν αὐταῖς/ Maria di Magdala e Giovanna e Maria di Giacomo e le altre con loro) che hanno deposto il corpo dalla croce insieme a Giuseppe di Arimatea che, ottenuto il cadavere da Pilato, dopo averlo avvolto in un lenzuolo, l’aveva messo, e, profumatolo alla meglio a causa dei vincoli sabatici, in un sepolcro, scavato nella roccia, dove mai nessuno era stato deposto!.
Tu, Marco, vuoi dire che le donne, cessate le prescrizioni del sabato, il giorno primo della settimana, di buon mattino, vanno al sepolcro per completare l’opera incompiuta del venerdì, ma, giunte al sepolcro sono apostrofate da due uomini in vesti splendenti, che dicono loro che Gesù non è lì, ma è risorto, ricordando loro che lui aveva predetto che il Figlio dell’uomo/barnasha sarebbe risorto il terzo giorno!. Le donne raccontano ogni cosa agli undici e agli altri, che non credendo alle loro allucinazioni, non prestano fede, tanto che Pietro, alzatosi, corre al sepolcro, si china per guardare e vede solo i panni per terra, e torna indietro, meravigliandosi di quanto successo!.
*Tra le donne c’è pure Ἰωάννα, moglie di Cusa/ Cuza, amministratore di Erode Antipa?
Si, Ἰωάννα, una discepola di Gesù, menzionata esclusivamente in Luca come figura chiave del seguito del Signore e poi come testimone della sua Risurrezione, quale femmina che, guarita da spiriti cattivi e da infermità, risulta persona che assiste il Messia e i Dodici con i propri beni e che porta gli aromi al sepolcro vuoto e ne annuncia il risveglio dai morti / egersis – a Dio niente è impossibile!.- agli apostoli/inviati alla bandizione evangelica/kerugma!
* Professore, Luca, medico, non dice, però, niente della resurrezione-egersis, ma fa parlare i discepoli di Emmaus, redarguiti dallo sconosciuto per la loro incredulità? Turra la narrazione appare sospesa, appesa a memorie, a ricordi lontani, a celebrazioni rituali, liturgiche, tipica espressione di un racconto fabulistico con dati reali!
Marco, tu rilevi un qualcosa di inventato nella narrazione lucana, che io invece ti riporto come testo in lettura, come prova, per farti comprendere i discorsi di due viandanti, che vanno verso una località vicina a Gerusalemme, senza indicazioni precise storiche, mostrati in uno stato ansioso come uomini incupiti nel dolore per un funerale, a seguito di un Pasqua ebraica, densa di avvenimenti messianici…Τίνες οἱ λόγοι οὗτοι οὓς ἀντιβάλλετε πρὸς ἀλλήλους περιπατοῦντες; καὶ ἐστάθησαν σκυθρωποί. ἀποκριθεὶς δὲ εἷς ὀνόματι⸃ Κλεοπᾶς εἶπεν πρὸς αὐτόν· Σὺ μόνος παροικεῖς Ἰερουσαλὴμ καὶ οὐκ ἔγνως τὰ γενόμενα ἐν αὐτῇ ἐν ταῖς ἡμέραις ταύταις; καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Ποῖα; οἱ δὲ εἶπαν αὐτῷ· Τὰ περὶ Ἰησοῦ τοῦ ⸀Ναζαρηνοῦ, ὃς ἐγένετο ἀνὴρ προφήτης δυνατὸς ἐν ἔργῳ καὶ λόγῳ ἐναντίον τοῦ θεοῦ καὶ παντὸς τοῦ λαοῦ, ὅπως τε παρέδωκαν αὐτὸν οἱ ἀρχιερεῖς καὶ οἱ ἄρχοντες ἡμῶν εἰς κρίμα θανάτου καὶ ἐσταύρωσαν αὐτόν/.Quali discorsi fate, strada facendo? essi, malinconici, allora, stavano tristi e fermi ed uno di loro, di nome Cleopas, rispondendo, gli disse: Sei tu, dunque, l’unico forestiero/paroikos, in Gerusalemme, che non sappia gli avvenimenti che vi sono accaduti in questi giorni? poia/Quali? Quelli gli dissero il fatto di Gesù di Nazaret, uomo che fu /ἐγένετο (aoristo) un profeta, potente nelle opere e nelle parole davanti a Dio e a tutto il popolo e come i grandi sacerdoti e i nostri magistrati lo consegnarono per una condanna a morte e lo crocifissero!.
*Professore, lei mi marca il termine σκυθρωποί da skuthrazoo /sono di malumore, in uno stato luttuoso, cupo e melanconico, proprio di chi è triste perché partecipe di un funerale!. Lei, che ha tradotto il XVIII libro di Antichità Giudaiche, certamente rileva conformità e somiglianze tra testo lucano e il Testimonium flavianum che hanno in comune anche l’accusa rivolta ai sommi sacerdoti e ai magistrati / οἱ ἀρχιερεῖς καὶ οἱ ἄρχοντες ἡμῶν colpevoli della denuncia e della consegna del Messia Jehoshua barnasha nel 36 d.C. eis krisma thanatou, come se lo crocifiggessero loro!
Marco, io so che questa affermazione è normale solo dopo la vittoria flavia del 70 d,C., e siccome procedo per fatti, leggo il seguito di Luca – anche lui ora cristianamente certo della necessità della crocifissione – come Paolo inventore del sintagna Christos shandalon staurou !- per Il Messia, che, pur destinato a compiere la lutroosis /liberazione di Israele, è morto e i suoi hanno assistito alla sua stauroosis!
*Professore, per lei il racconto lucano è un segno di incertezza circa la resurrezione che ora si cerca, a distanza di anni, dopo la distruzione del Tempio, di rievocare al fine di propagandare il fatto incredibile di un uomo che è risvegliato dal sonno della morte e torna alla vita!.
Marco, io non parlo di uno, non risorto, ma di uno che scrive dopo anni dal fatto e che cerca di condizionare gli altri con un racconto, in cui due viandanti, funerei nell’ aspetto, incontrano uno sconosciuto , che è subito mostrato col suo nome reale,greco, Ἰησοῦς/Gesù, uomo risorto, che cammina e che spiega la necessitas della morte per il Messia venuto (di cui già sono note la crocifissione e la resurrezione) ad uomini, che credono nella redenzione, umana, ad opera di un Dio, capace di invertire ogni legge terrena, perché Theos!
Lei mi vuole far capire che uno scrittore, sovrapponendo i fatti, comunque, determina con una narrazione/dihghsis equivoco con confusione tra la fine del Messia, la distruzione del Tempio e le successive rivolte antiromane, per cui risulta centrale la predicazione dello scandalo paolino della croce, che è ora vittoria sulla morte, grazie alla propagandata resurrezione/risveglio del Christos, destinato ad essere soother e Theos in una magnifica progressiva mitizzazione, nonostante la sconfitta militare aramaica! Nel racconto lucano, che segue, non si assiste solo al crollo delle speranze di loutroosis, ma alla vittoria romana su Israel, finita con la distruzione del Tempio e con la coscienza di imminente sradicamento dell’etnia ebraica, nonostante i tentativi di illusione collettiva…. ἡμεῖς δὲ ἠλπίζομεν ὅτι αὐτός ἐστιν ὁ μέλλων λυτροῦσθαι τὸν Ἰσραήλ· ἀλλά γε ⸀καὶ σὺν πᾶσιν τούτοις τρίτην ταύτην ἡμέραν ⸀ἄγει ἀφ’ οὗ ταῦτα ἐγένετο. ἀλλὰ καὶ γυναῖκές τινες ἐξ ἡμῶν ἐξέστησαν ἡμᾶς, γενόμεναι ⸀ὀρθριναὶ ἐπὶ τὸ μνημεῖον καὶ μὴ εὑροῦσαι τὸ σῶμα αὐτοῦ ἦλθον λέγουσαι καὶ ὀπτασίαν ἀγγέλων ἑωρακέναι, οἳ λέγουσιν αὐτὸν ζῆν. καὶ ἀπῆλθόν τινες τῶν σὺν ἡμῖν ἐπὶ τὸ μνημεῖον, καὶ εὗρον οὕτως καθὼς καὶ αἱ γυναῖκες εἶπον, αὐτὸν δὲ οὐκ εἶδοv /noi speravamo che egli sarebbe stato colui che avrebbe liberato Israele, ma invece oltre tutto questo, siamo già al terzo giorno da quando sono avvenuti questi fatti. Tuttavia, alcune donne che erano fra noi, ci fecero meravigliare perché essendo andate di buon mattino al sepolcro, non avendo trovato il suo corpo, erano tornate a dire che degli angeli erano loro apparsi annuncianti che egli era vivo. Allora anche alcuni di quelli che erano con noi si recarono al sepolcro e constatarono che le cose stavano come avevano detto le donne, ma lui non lo videro .
Forse questa volta, tu, christianos, mi hai capito bene perché hai dato rilievo all’aoristo, un tempo specifico del passato, ben fissato!
*Professore, noi christianoi, anche se suoi discepoli, proviamo ripugnanza a credere che Jehoshua sia un lhisths – partigiano antiromano, avendo avuto un’educazione religiosa su Gesù/Theos rabbi, predicatore itinerante secondo il modello antonino e neanche siamo sfiorati dal pensiero reale che invece, aveva il destino di liberare Israele ὁ μέλλων λυτροῦσθαι τὸν Ἰσραήλ!·Noi viviamo ancora nella convinzione di doverci cibare eucaristicamente ogni giorno del Christos, vivente, che, risorto il terzo giorno, asceso al cielo, è esemplare modello di vita per noi destinati ad un Paradiso eterno, celeste, ricompensa per la nostra vita di sofferenza! Le donne che dicono di non aver trovato il corpo e parlano di optasia / vista – visione di angeli, nonostante lo scetticismo dei maschi, poi vinti dalle testimonianze dirette o da successive apparizioni, sono ormai entrate storicamente come autentiche testimonianze di resurrezione vera nel quadro di rumores/voci amplificate dalla retorica del II secolo, ribadite tramite aggiunzioni successive dei padri apostolici, degli apologisti e Padri della Chiesa, riconosciute da Dogmi, sulla base proprio di Luca evangelista, medico greco, letterato sui generis!.
Marco, ti comprendo, ma ora ti propongo di nuovo il seguito del testo, con cui Luca mostra come Gesù si fa maestro di scritture e chiama i due di Emmaus stolti e tardi d’intelletto, di cuore non caldi, non riscaldati dai moniti dei profeti che hanno previsto la sofferenza del Christos, necessaria per la sua gloria… καὶ αὐτὸς εἶπεν πρὸς αὐτούς· Ὦ ἀνόητοι καὶ βραδεῖς τῇ καρδίᾳ τοῦ πιστεύειν ἐπὶ πᾶσιν οἷς ἐλάλησαν οἱ προφῆται· οὐχὶ ταῦτα ἔδει παθεῖν τὸν χριστὸν καὶ εἰσελθεῖν εἰς τὴν δόξαν αὐτοῦ; καὶ ἀρξάμενος ἀπὸ Μωϋσέως καὶ ἀπὸ πάντων τῶν προφητῶν ⸀διερμήνευσεν αὐτοῖς ἐν πάσαις ταῖς γραφαῖς τὰ περὶ αὐτοῦ; /uomini stolti e fiacchi di intelletto e di cuore non acceso incapaci di di credere quello che i profeti predissero che era necessario che il Christos patisse tutto questo ed entrasse così nella sua gloria, poi cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro quanto lo riguardava in tutte le le scritture.

Resti di Basilica di Emmaus Nicopolis
*Professore, lei vede qui chiaramente che Luca parla da narratore greco come uomo vivente tra Flavi ed Antonini, quando già è avvenuta la separazione tra sette cristiane e giudaismo, epoca in cui ci sono forme di rievocazione del Messia crocifisso, “l’appeso” ebraico, già visto secondo lo schema paolino e pronto per la deificazione come logos figlio-uios Theou Uno e Trino, assimilato con Sophia / sapienza divina stessa!
Marco, procedi con calma e seguita a leggere i fatti secondo Luca per meglio valutare! Infatti, i due discepoli, vedendo lo sconosciuto, desideroso di andarsene lo sollecitano e pressano per restare … perché si fa sera: l’evangelista procede al fine della anagnorisis/riconoscimento tramite la klasis/frazione del pane e all’apertura del velo d degli occhi cfr. Oralità e scrittura dei vangeli www.angelofilipponi.com
*Professore, i discepoli di Emmaus , convinto il paroikos a restare, scoprono che è Gesù, quando spezza il pane!. Questa azione è fissata tradizionalmente già al giovedì pasquale, come tipica della cena pasquale christiana secondo Luca che scrive… Καὶ ἤγγισαν εἰς τὴν κώμην οὗ ἐπορεύοντο, καὶ αὐτὸς προσεποιήσατο πορρώτερον πορεύεσθαι. καὶ παρεβιάσαντο αὐτὸν λέγοντες· Μεῖνον μεθ’ ἡμῶν, ὅτι πρὸς ἑσπέραν ἐστὶν καὶ κέκλικεν ⸀ἤδη ἡ ἡμέρα. καὶ εἰσῆλθεν τοῦ μεῖναι σὺν αὐτοῖς./Quando furono vicino al villaggio, a cui erano diretti, e lui fece finta da andare oltre, essi lo costrinsero a rimanere icendo: rimani con noi perché si fa sera e il giorno sta già per finire. Ed egli entrò per restare con loro!.
Marco, io ho tradotto molti passi di Flavio come questo, in cui c’è l’ invito a non seguitare il viaggio di notte e da soli!
*Professore, Luca, quindi, racconta quello che Gesù, fece il giovedì sera, quando prese e benedisse il pane/ τὸν ἄρτον, e dopo averlo spezzato / κλάσας lo diede ai discepoli ed ora ripete la stessa azione ad Emmaus; da qui gli occhi di Cleopas e dell’altro discepolo isi aprirono e lo riconobbero/αὐτῶν δὲ διηνοίχθησαν οἱ ὀφθαλμοὶ καὶ ἐπέγνωσαν αὐτόν… come si può leggere ….καὶ ἐγένετο ἐν τῷ κατακλιθῆναι αὐτὸν μετ’ αὐτῶν λαβὼν τὸν ἄρτον εὐλόγησεν καὶ κλάσας ἐπεδίδου αὐτοῖς .αὐτῶν δὲ διηνοίχθησαν οἱ ὀφθαλμοὶ καὶ ἐπέγνωσαν αὐτόν· καὶ αὐτὸς ἄφαντος ἐγένετο ἀπ’ αὐτῶν. kαὶ εἶπαν πρὸς ἀλλήλους· Οὐχὶ ἡ καρδία ἡμῶν καιομένη ἦν ⸂ἐν ἡμῖν⸃ ὡς ἐλάλει ἡμῖν ἐν τῇ ὁδῷ, ⸀ὡς διήνοιγεν ἡμῖν τὰς γραφάς;/ora mentre si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedì e spezzandolo. lo porse ai due. Allora i loro occhi si aprirono e lo riconobbero, e lui stesso si fece invisibile a loro. Essi si dissero l’uno l’altro non ci sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre ci parlava per la via e quando ci spiegava le scritture?
Marco, io ritengo questa parte certamente un’aggiunzione di epoca antonina o severiana, interpolata in ambiente alessandrino, quando ormai si credeva come avvenuta la resurrezione e già era in uso il rito eucaristico – spia evidente è αὐτὸς ἄφαντος ἐγένετο ἀπ’ αὐτῶν, che richiama alla mente un autore come Filostrato, che mostra spesso l’improvvisa scomparsa di Apollonio di Tyana!. Perciò, Luca chiude il discorso mostrando come i due, essendo Gesù scomparso, tornano a Gerusalemme a testimoniare Il Christos RISORTO a conferma che il signore si era risvegliato ed era stato visto da Pietro/ ὄντως ἠγέρθη ὁ κύριος καὶ ὤφθη Σίμωνι ed era apparso in seguito anche ad altri – cfr. Angelo Filipponi Per un Bios di Ponzio Pilato, Amazon 2022-.
*Professore, devo considerare, quindi, aggiunta questa parte finale di Luca sui discepoli di Emmaus sulle apparizioni e sull‘ascensione al cielo?
Frammento di Mappa, su cui è il nome di Emmaunta/אמאום (Lienhart Hol,1482).
*Dunque, riassumendo, i due discepoli che camminano verso Emmaus allontanandosi da Gerusalemme sono la perfetta personificazione del dramma vissuto dai giudeo-cristiani superstiti sotto il consolato e l’impero di Domiziano e poi di di Nerva Traiano ed infine di Adriano, che prendono reale coscienza del fallimento politico messianico dall’epoca tiberiana: I viandanti dicono chiaramente: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israel”. Questa frase per me è lo specchio della fine delle speranze zelotiche e messianiche nazionaliste, non solo tiberiane, ma a anche quelle spazzate via dal trauma del 70 d.C. e dalla successiva dura repressione domizianea (che puniva severamente il reato di “costumi giudaici” e il messianismo politico). Fuggire da Gerusalemme ed allontanarsi dalla città santa per andare a Emmaus (luogo che storicamente, al tempo di Giuda Maccabeo, era stato teatro di gloriose battaglie di liberazione nazionale) assume in epoca domizianea e post domizanea un sapore amaro!. È la ritirata strategica della storia!.
Marco, specie dopo la fondazione di Colonia Aelia Capitolina è chiara la realtà geopolitica – che ha decretato la sconfitta del Gesù storico, l’eroe tragico e politico, quella degli aramaici del 70 e quella dei seguaci di Shimon bar Kokba – occorre per far sopravvivere la comunità christiana, erede dei logia messianici, una metamorfosi letteraria con applicazione del metodo allegorico di Filone d’Alessandria!.
*Professore, lei ci ha insegnato che per Filone, il testo sacro possiede un corpo (la lettera, la storia) e un’anima (l’allegoria, il senso spirituale). Quando la lettera diventa insostenibile o scandalosa — e per i cristiani dell’epoca domizianea lo scandalo era la sconfitta storica e la crocifissione del loro leader — l’allegoria interviene per salvare il testo e l’ideologia!. Perciò, nel racconto di Emmaus, Luca mette in scena una vera e propria “scuola di allegoresi filoniana” guidata da Gesù stesso, in cui Il cammino è paradigma di cecità spirituale, L’incapacità di riconoscere Gesù non è un dato biologico, ma un espediente letterario in quanto viene rappresentato l’uomo fermo al “senso letterale” della storia. che comunque vuole comunicare che chi cerca il Gesù in carne e ossa- il leader politico che doveva sconfiggere Roma,- è cieco. e che l‘esegesi allegorica delle Scritture, in senso filoniano rappresenta un nuovo cammino: Gesù stesso senza cambiare i fatti storici (la sconfitta e la morte rimangono!), ma cambia la chiave di lettura dei testi veterotestamentari. La sofferenza e la morte non sono più il fallimento di un ribelle, ma la necessità cosmica e teologica divinamente profetizzata (“Non bisognava che il Cristo patisse…”). La Scrittura viene forzata allegoricamente per giustificare il presente!. E così si attua lo sdoppiamento del Logos in quanto Gesù cammina invisibile e sconosciuto accanto ai discepoli come personificazione del Logos filoniano – Verbum, come intermediario divino, uomo animato da istanza razionale e spirituale, capace di guidare l’anima umana nel deserto del mondo!. Rivelatrice risulta la frazione del pane– il mistero dell’eucarestia che è una rivelazione di una ‘interiorizzazione con de-politicizzazione del Messia, culmine del racconto che si consuma a tavola, quando Gesù spezza il pane: i due vedono riconoscono e lui scompare! Per Luca 24,31 si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista!.
Marco, da Luca inizia il processo di aggiunzioni e soppressione, che si conclude poi nella scelta dei Vangeli canonici e nella distinzione tra il IV e V secolo di questi da a quelli apocrifi fissandosi in dogmi nei Concili di Nicea, di Costantinopoli e di Efeso.
*Professore, mi vuole dire che il cristianesimo, rimasto religio illicita a lungo, anche perseguitato, poi divenuto religio licita, assume un suo preciso valore, una volta collegatasi con l’imperium costantiniano, per dominare come religio triumphans con Teodosio e coi suoi figli!
Marco, da Luca , iniziata la nuova era cristiana, greca i christianoi, trovato il punto di contatto con la religio pagana, vivono tra i gentili politeisti in Occidente e in Oriente con un loro sistema di vita flessibile e modificabile a seconda dei tempi e di luoghi, cambiando la figura umana aramaica del Messia, trasformata in Persona della SS. Trinità in Alessandria, per cui Gesù, diventato figura spirituale risulta Ihsous Christos Kurios, ed infine in Occidente, in epoca teodosiana, è Iesus Christus Dominus geronimiano!.
*Professore, per lei il racconto dei discepoli di Emmaus, dunque, ha valore centrale nella decostruzione storica, in quanto risulta colpo di genio mitopoietico della teologia lucana di fine I secolo: il medico, seguace di Paolo, autorizza a fare ricollegamenti tra il Messia aramaico e Marcione di Sinope, ufficializzando Il passaggio dalla storia alla liturgia (o al simbolo)
Marco, hai capito bene?! Gesù scompare come entità fisica e storica proprio nel momento in cui viene riconosciuto!. Luca che sta dicendo alla sua comunità di epoca domizianea: Non cercate più il Gesù storico nella carne, perché non c’è più ed è politicamente pericoloso cercarlo!. Ora lo trovate solo nella dimensione simbolica, comunitaria e interiore dello spezzare il pane!.
* Professore, lei mi vuole dire che avviene la pacificazione con l’Impero col trasformare Gesù in un’entità spirituale, che “fa ardere il cuore” durante la lettura allegorica delle Scritture e che tale operazione cristiana determina la collateralità successiva tra imperator e sacerdos!
Marco, Luca neutralizza qualsiasi potenziale sovversivo del movimento facendo emergere da Emmaus, città dalle acque dolci, una nuova odos che non è più una minaccia per l’ordine pubblico domizianeo ed antonino ma i è una filosofia di salvezza interiore, universale, perfettamente digeribile dal mondo ellenistico-romano. Per la nostra methodos fattuale la pericope evangelica tradizionale di Emmaus è l’atto di nascita del cristianesimo teologico moderno!.
*Professore, lei mi vuole dire che Luca ha preso il cadavere politico di una rivoluzione giudaica fallita e, usando il bisturi allegorico di Filone, lo ha trasfigurato nel Logos risorto, rimpiazzando la fallimentare liberazione della terra con la consolazione immortale dello spirito!.
Marco, non so se veramente è così, ma penso che tuzioristicamente si possa dire che i christrianoi nell’epoca domizianea ed antonina, segnata dalla fine delle speranze geopolitiche giudaiche e dal terrore imperiale, utilizzano l’allegoresi filoniana come strumento d’elezione per trasmutare la storia in simbolo!.
*Quindi, noi dal racconto lucano possiamo rilevare una perfetta personificazione del dramma vissuto dai giudeo-cristiani superstiti sotto il consolato e l’impero di Domiziano con confessione del fallimento politico, come specchio della fine delle speranze zelotiche e messianiche nazionaliste, spazzate via dal trauma del 70 d.C. e dalla successiva dura repressione di Domiziano (che puniva severamente il reato di “costumi giudaici” e il messianismo politico) intenzionato ad essere lui stesso theos soothr!
Marco, allontanarsi dalla città santa per andare a Emmaus (luogo che storicamente, al tempo di Giuda Maccabeo, era stato teatro di gloriose battaglie di liberazione nazionale) assume, allora, in epoca domizianea un sapore amaro come di ritirata strategica della storia: la realtà geopolitica ha decretato la sconfitta del Gesù storico (l’eroe tragico e politico) e, perciò, ora, per far sopravvivere la comunità, l’evangelista deve operare una metamorfosi letteraria, applicando ll metodo allegorico di Filone d’Alessandria.
*Noi, che sappiamo che per Filone, il testo sacro possiede un corpo (la lettera, la storia) e un’anima (l’allegoria, il senso spirituale), riteniamo che, se la lettera diventa insostenibile o scandalosa il christianos deve, rilevando lo scandalo della croce come sconfitta storica servirsi dell’allegoria che salva il testo e l’ideologia. Nel racconto di Emmaus, Luca, perciò, mette in scena una vera e propria “scuola di allegoresi filoniana” guidata da Gesù stesso rabbi, logos personificato che procede mostrando Il cammino come cecità spirituale, incapacità di conoscenza non come dato biologico, ma come espediente letterario.
Marco, attento! Rappresentar l’uomo fermo al “senso letterale” della storia è dire che hi cerca il Gesù in carne e ossa, il leader politico che doveva sconfiggere Roma, è cieco! bisogna procedere solo con l‘esegesi allegorica delle Scritture: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,27). Questa è la chiave di volta filoniana. Gesù non cambia i fatti storici (la sconfitta e la morte rimangono), ma cambia la chiave di lettura dei testi veterotestamentari; La sofferenza e la morte non sono più il fallimento di un ribelle, ma la necessità cosmica e teologica divinamente profetizzata (“Non bisognava che il Cristo patisse…”). La Scrittura viene forzata allegoricamente per giustificare il presente!.
*Questo è il monito lucano: Gesù cammina invisibile e sconosciuto accanto al cristiano, suo familiare, come personificazione del Logos filoniano, l’intermediario divino, essendo istanza razionale e spirituale che guida l’anima nel deserto del mondo ma che non si concede alla pura carne ! Il culmine del racconto si consuma a tavola, nel momento in cui Gesù spezza il pane quando “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista” (Lc 24,31).
Marco, il riconoscimento è di breve durata, ma la sparizione improvvisa si allunga nel tempo ed ora bisogna riempire quello spazio temporale
* Professore, nella decostruzione storica, questo è il colpo di genio mitopoietico della teologia lucana di fine I secolo: Il passaggio dalla storia alla liturgia (o al simbolo): Gesù scompare come entità fisica e storica proprio nel momento in cui viene riconosciuto!. Luca sta dicendo alla sua comunità di epoca domizianea: Non cercate più il Gesù storico nella carne, perché non c’è più ed è politicamente pericoloso cercarlo. Ora lo trovate solo nella dimensione simbolica, comunitaria e interiore dello spezzare il pane.
Luca, con questa operazione, trasformando Gesù in un’entità spirituale che “fa ardere il cuore” durante la lettura allegorica delle Scritture, neutralizza qualsiasi potenziale sovversivo del movimento, evidenziando , come emersa da Emmaus, non una minaccia per l’ordine pubblico di Domiziano, ma una filosofia di salvezza interiore, universale, perfettamente digeribile dal mondo ellenistico-romano!. Dunque, in conclusione il Cleopas lucano non è solo un personaggio letterario utile all’allegoresi , ma è il punto di sutura tra il nucleo storico-familiare (la dinastia davidica di Gerusalemme) e l’operazione teologica di fine I secolo, che doveva traghettare quel legame di sangue, divenuto politicamente reietto e perseguitato ad una nuova funzione. Perciò , per lei, la pericope di Emmaus è l’atto di nascita del cristianesimo teologico moderno non un espediente puramente allegorico che valorizza lo stesso prezioso fossile politico e genealogico!.
Marco , ora, hai compreso come luca sia l’iniziatore di certe dinamiche dinastiche del primo giudeo-cristianesimo, l’uomo che dà plurime possibilità alla storiografia successiva di Eusebio di Cesarea (che attinge a sua volta a Egesippo, II secolo)!
*Concludo da solo, se lei permette, con la ricostruzione filologica del dato familiare circa l’identità di Cleopas e la dinastia di Davide e Il legame coniugale di Jooanna con l’amministratore di corte di Erode Antipa|
Sono felice che tu concluda autonomamente e che metta in evidenza un rabbi predicatore itinerante, rappresentante di una forte trasgressione rispetto ai costumi sociali del tempo, mostrando come nelle comunità giudaiche del I secolo, la legittimazione di un movimento messianico passa necessariamente per i legami di sangue con la stirpe regale di Davide!.
*Professore, ecco la mia conclusione sul racconto dei discepoli di Emmaus. Il movimento christianos strutturato come una vera e propria dinastia familiare (Desposyni, i “parenti del Signore”, figli nipoti e parenti del greco Kleōpas -Cleopa- corrispondente all’aramaico Qlopha /Clofa, secondo i frammenti di Egesippo, conservati da Eusebio (Historia Ecclesiastica, III, 11), ha capi legittimi da Clofa, il fratello di Giuseppe, il padre legale di Gesù, il capofamiglia!. Questo rende Cleopas lo zio paterno di Gesù. e padre di Simeone cugino di primo grado del Christos, secondo la tradizione storica uomo di riguardo, la cui parola ha valore tanto che poi suo figlio diventa il secondo capo della comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme, succedendo a Giacomo il Giusto (fratello del Signore nella carne!) dopo il suo martirio nel 62 d.C. Luca inserendo Cleopa come testimone oculare del Risorto, che cammina verso Emmaus, opera una precisa legittimazione politica: sta ancorando la nascita del “Cristo spirituale” alla cerchia dei membri della famiglia regale davidica, gli unici che per il mondo giudaico hanno l’autorità di trasmettere l’eredità del leader scomparso. Questa dinastia di Gerusalemme è sotto al controllo imperiale (fino ai Severi) secondo la tradizione cristiana. Simeone, infatti, succede come capo comunitario secondo il principio davidico e tribale a Giacomo, nel 62 d.C., e si mantiene sulla linea antiromana, anche se condivide coi romani le decime templari, fino a quando non è sloggiato dal Tempio da Menahem con cui deve avere incerti rapporti, considerato l’integralismo dei figli di Ezechia, che attaccano frontalmente l’imperium e gli eserciti di Tito Vespasiano, che, sconfitti i giudei, preso il Tempio, lo distrugge dando uno speciale mandatum, appena diventato Augustus, a suo fillio Tito e a Tiberio Alessandro, oniade epitropos di Egitto.
Marco, la situazione per Simeone, figlio di Cleopas, davidico è veramente complessa tra le tante forme di integralismo antiromane di quell’anno fatale. Comunque, mantiene il primato nella comunità messianica aramaica gerosolomitana, anche se costretto ad emigrare a Pella / oggi Tabaqat Faḥl -una ricca ed antica città situata nell’attuale Giordania, nella valle del Giordano, celebre per essere stata una delle dieci città della Decapoli romana.- servendosi della mediazione culturale, anche lui, dei Terapeuti egizi.

Pella Decapoli Giordania

Rovine romane di Pella/Tabaqat Fahl
Simeone, comunque, non rimane neutrale nel corso della grandissima guerra/megistos polemos, dopo il ritorno a Gerusalemme da Pella, in epoca di Traiano, perché viene da lui fatto crocifiggere, pur vecchio di 120 anni, forse nel 114, quando l’imperatore è già in partenza per la spedizione contro i Parthi, nonostante il parere contrario di Filopappo cfr. Filipappo www.angelofilipponi.com
Marco, questa rete di legami di sangue non fu solo una questione teologica interna, ma una vera e propria preoccupazione geopolitica per gli imperatori romani, che vedevano nei parenti di Gesù dei potenziali sobillatori politici, in quanto pretendenti al trono davidico. Eusebio di Cesarea, infatti, documenta una persecuzione sistematica di questa dinastia davidica da parte degli imperatori Flavi, che si protrae fino all’epoca della dinastia dei Severi (inizi del III secolo) secondo Egesippo, il quale riferisce che dopo la caduta di Gerusalemme, Vespasiano ordinò di ricercare tutti i membri della stirpe di Davide. Sotto Domiziano (l’epoca di redazione di Luca), i nipoti di Giuda (altro fratello di Gesù) furono condotti davanti all’imperatore perché considerati pericolosi pretendenti politici. Furono rilasciati solo dopo che Domiziano vide le loro mani callose, comprendendo che erano semplici contadini e non leader di una stasis militare!. Lo stesso Simeone di Clofa (figlio del Cleopas di Emmaus) venne denunciato come discendente di Davide e cristiano. Fu torturato per molti giorni e infine crocifisso all’età di 120 anni sotto il consolato di Attico. Fino ai Severi (Settimio Severo, Alessandro Severo) secondo Eusebio e le fonti coeve (come Giulio Africano) confermano che i Desposyni (i parenti del Signore) rimasero una presenza identitaria forte e strutturata, spostandosi dai villaggi di Nazaret e Cocaba per diffondere il loro albero genealogico. La loro importanza politica svanisce progressivamente solo nel III secolo, quando la trasformazione del cristianesimo in religione catholica/ universale ed ellenistica (ormai integrata nelle strutture dell’Impero sotto gli ultimi Severi e poi con Costantino) rese obsoleta e politicamente irrilevante la legittimazione dinastica e giudaica basata sul sangue di Davide.
Professore, la nascita della concezione teologica della resurrezione e della divinità, connessa col rito eucaristico, non sorge immediatamente a Roma, bensì in ambiente alessandrino!. Essa è vista come un’operazione retorico-filosofica, successiva (protrattasi fino al IV secolo) a dimostrazione dell’incapacità storica di accettare la morte reale del Christos! Viene, allora, creato un sistema di verosimiglianza che, da una parte, mostra l’azione incerta e titubante di un magistrato romano eques ed ex pretoriano, inviato in Giudea da Seiano per contenere il potere erodiano e sacerdotale del Tempio – la cui biografia viene esaminata al di fuori dei condizionamenti dell’economia della salvezza cristiana al fine di un ribaltamento dei valori morali catholici costantiniani e teodosiani – e dall’altra mette in luce l’universalismo cristiano ormai dominante in nome del Christos risorto, base di auctoritas comune per il sacerdotium e per l’imperium!
Marco, in un’ epoca mitopoietica tutto è musteerion /doctrina segreta: il graffito della catacomba di Commodilla ha valore, allora, non solo perché ha importanza linguistica (prima testimonianza del volgare italiano!) ma anche perché connota, denotando la natura stessa del cristianesimo in quanto iscrizione evocante l’obbligo liturgico altomedievale di pronunciare le preghiere della consacrazione ( “secrita”) a bassa voce o a mente!.
*Professore, lei legge, dunque, in Cleopas e l’altro discepolo di Emmaus – un davidico anche lui !- una testimonianza della tendenza storica del cristianesimo a preservare il mysterium e a nascondere la verità dottrinale profonda (to mh ekpherein eis mh menuhménous!), applicando la rigida prescrizione dei misteri di non divulgare nulla ai non iniziati. Noi, suoi discepoli, vediamo chiaramente come il patrigno Clofa del Messia/ Christos sia davvero desposunos, un capofamiglia che, con la sua testimonianza, avvalora la Resurrezione del Christos, despoths in senso filoniano, secondo la lezione di Luca evangelista!.