Il ponte di Costantino del 328 sul Danubio

L’ingratitudine è Figlia di Mancanza di memoria storica!  

 

*Cosa è il Ponte di congiunzione /géphura zeukthria di Costantino, ritrovato sotto il Danubio, in questi giorni di secca del grande fiume?

E’ un ponte in legno, lungo 2437,  di cui 1137 attraversano l’alveo del Danubio al confine tra Bulgaria e Romania,  alto 10 metri, costruito nel 328 ed inaugurato solennemente il 5 luglio dello stesso anno!. 

*E’ vero, professore,  che tale ponte  rimane  per  quasi 40 anni intatto, dalla inaugurazione fino ai valentiniani, esattamente  fino a Valente nel 367?

Marco, niente dice di questo ponte  Eusebio, che  scrive Vita Constantini,  ma  dice qualcosa solo  Sesto Aurelio Vittore (De Caesaribus, 40)  – un militare laico che tratta della disfatta a Saxa Rubra di Massenzio ad opera di  Costantino nel 312  e  non parla cristianamente neppure del crollo del Ponte MiIvio e della scelta christiana costantiniana! –  mentre ne parlano genericamente altri militari, che hanno lasciato frammenti,   e un bizantino, anonimo scrittore  di un Kronikon Paschale

*Professore,  Aurelio Vittore non è  uno storico africano , laico ? e il kronikon paschale non tratta forse della Pasqua  christiana in relazione alla Pesach? lei  ci ha parlato  spesso della Pasqua e della sua oscillazione, in relazione alla pesach ebraica,   celebrata tra marzo ed aprile, fissata al giorno 14  di Nisan  secondo un calendario lunisolare,  oscillante,  a  partire dell’equinozio di primavera 21 marzo fino  al primo plenilunio!  non è strano che proprio un computista paschale,  come Ippolito romano  o come  Dionigi il piccolo,   ci  dia   informazioni sul Ponte di Costantino? 

Marco, il  kronikon e’  una cronaca universale basata sul calcolo dei cicli pasquali e astronomici  per cui l’inserimento del ponte in questo catalogo non è casuale  e neppure  puramente burocratico!. Per il cronografo bizantino, le opere di Costantino,  definito piissimo, si inseriscono nel disegno della storia della salvezza e della sottomissione del cosmo al sovrano cristiano!. La datazione al 5 luglio, inserita nel testo,  si sposa con i rilievi geometrici, eseguiti sul campo, confermando che l’infrastruttura viene inaugurata in concomitanza con il culmine delle festività solari. Questo testimonia come il mensor costantiniano calcoli lo spazio e i tempi edilizi in stretta sincronia con il movimento degli astri!. L’opera, composta a Costantinopoli durante il regno dell’imperatore Eraclio (610-640), rielabora materiali d’archivio precedenti andati perduti e descrive i primi anni del trionfo di Costantino non come una cronaca di guerre provinciali romane, ma come l’avvento di una nuova era cosmica, in cui persino i ponti e le fortezze sul Danubio vengono tracciati secondo l’armonia geometrica celeste. Perciò, sappi che Costantino, come pontifex maximus,  dà mandato ufficiale ad un mensor siriaco, pur avendo tanti mensores occidentali pagani  per le costruzioni, -che, poi,  in epoca cristiana,  risultano  funzionari statali, che hanno competenze multiple ed anche tecniche  astronomiche-!

*Professore,  non conosco le funzioni e le tecniche di un mensor. Me ne può parlare?

Nella tradizione classica romana, il termine mensoragrimensor è legato prevalentemente alla centuriazione dei terreni, alla logistica militare o alla misurazione del grano.  Il mensor, in epoca costantiniana, invece,  è inteso come  un progettista geometrico-teologico dello spazio sacro, un uomo ora ricco anche di una cultura  con  radici storiche  della Siria proto-cristiana e dell’Oriente ellenizzato!.  Dopo la vittoria su Massenzio nella battaglia del 312 d.C., Costantino si trova di fronte alla necessità di inventare da zero una tipologia edilizia monumentale per il culto cristiano (le basiliche) e cerca di non avere legami formali con i templi pagani. Per farlo, recluta  maestranze d’élite siriane e palestinesi, abili nelle misurazioni, nelle leiturgiai pubbliche!. Gli architetti/misuratori siriaci portano con sé competenze avanzate nella modulazione dello spazio in funzione della liturgia, del simbolismo della luce e dell’orientamento astronomico (aspetti centrali nelle prime Chiese della Siria del IV secolo), applicando queste regole geometriche alle nuove fondazioni romane, come il Laterano e San  Pietro!.

*Con l’innesto di tecnici orientali  Costantino  scavalca le rigide tradizioni delle corporazioni edili romane (collegia), rimaste fedeli ai modelli architettonici della Roma pagana, importando una nuova specializzazione,  capace di piegare il legno e la muratura alle nuove esigenze monumentali e spirituali della Chiesa nascente.  Cfr. Di una probabile centuriazione nel Piceno www.angelofilipponi.com 

Hai capito la novitas di costruzione  di Costantino e di sua madre Elena a Gerusalemme?!

*Professore,  certo!.  Lei  mi vuole dire che Costantino, che già pensa ad una nuova capitale ed ha pronto maestranze siriache, capaci di fare misurazioni alla latina, ma ormai altamente specializzati in grandiosi costruzioni  di città quasi fossero discepoli dei  qainiti, fa prove col Ponte sul Danubio   e col  nuovo  Santo Sepolcro?!

Marco,  l’imperatore è ingegnoso, ma non so se fa davvero prove! So solo che la figura del mensor,  integrata da Costantino  nei grandi cantieri basilicali romani, è  personalità eminente  di cultura orientale e siriaco-palestinese, e non occidentale-romana!.

*Questa impostazione teorica getta una luce completamente nuova sulle dinamiche costruttive post-312 d.C. e sulla rottura dei canoni tradizionali a seguito della svolta  Costantiniana anche nella ricostruzione di Gerusalemme  ad opera della madre Elena  cfr. Eusebio di Cesarea e la Gerusalemme cristiana in” Vita di Costantino” www.angelofilipponi.com

Il viaggio, infatti, di Elena   a Gerusalemme  e  per le province orientali dell’impero  avviene nello stesso  tempo della costruzione del Ponte sul Danubio ed  è descritto da Eusebio, il quale ne fa un pellegrinaggio in Terra Santa sui luoghi della passione di Gesù, con atti di pietà cristiana da parte dell’Augusta,  che costruisce varie Chiese, servendosi di maestranze  locali che usano il materiale lapideo del Golgota, utilizzato già da fabri adrianei per la costruzione di Colonia Aelia Capitolina cfr, La storia di Colonia Aelia Capitolina  www.angelofilipponi.com 

*Professore, Costantino, dunque,  procede secondo l’ orientamento astronomico  dei mensores siriaci ?

L’applicazione dell’orientamento astronomico e delle geometrie di scuola siriaca alle grandi infrastrutture imperiali trova un riscontro straordinario nel colossale Ponte sul Danubio  (inaugurato il 5 luglio del 328 d.C.), i cui storici pilastri in muratura sono riemersi di recente a causa dei livelli minimi d’acqua registrati sul fiume. Marco,  Il mensor  si serve  dell’asse solstiziale  e del simbolismo del Sol invictus, secondo le indicazioni di Costantino pontifex maximus, facendo un tracciato  che veniva calcolato per allinearsi col sorgere del sole, nei giorni del solstizio, proiettando visivamente l’autorità dell’imperatore come riflesso terreno dell’ordine cosmico

*Cosa fa esattamente il mensor ?

Il ponte è solennemente inaugurato alla presenza di Costantino  il 5  luglio in quanto  questa datazione è strettamente legata alle celebrazioni pagane del Solstizio d’Estate, momento cardine per la teologia imperiale costantiniana, ancora fortemente intrisa del culto del Sol Invictus,  combinato con i nuovi simboli cristiani della luce!. Le misurazioni dell’infrastruttura (lunga ben 2.437 metri – all’epoca  è il ponte più lungo !-  evidenziano come la linea di collegamento tra la colonia di Ulpia Oescus in Bulgaria e la fortezza di Sucidava in Romania,  non segua una traiettoria puramente perpendicolare alla corrente del Danubio,  ma Il  suo tracciato è  calcolato per allinearsi con il sorgere del sole nei giorni del solstizio, volendo significare che l‘imperator, sommo sacerdote,  è riflesso terreno dell’ordine cosmico!.

*C’è un qualche collegamento coi fossores callistiani, anche loro siriaci,  di epoca severiana, abili nell’ uso delle murature e del legno?

 Marco, non lo so e non ho reali prove per dirlo,  ma so che i fossores callistiani, pur  non introducendo nuove tecniche ingegneristiche per le grandi strutture in elevazione, come le volte delle basiliche civili,  le quali restano saldamente ancorate alla tradizione monumentale romana dell’opus caementicium e delle carpenterie in legno sviluppate dagli ingegneri imperiali, seguono un indirizzo ebraico ed  hanno un ruolo eminentemente legato allo scavo sotterraneo e alla gestione dei cimiteri!   Comunque,  all’interno del sottosuolo romano e nella gestione callistiana la corporazione dei fossores (addetti allo scavo) sviluppa nel IV secolo una straordinaria maestria tecnica unendo  geologia, carpenteria provvisionale in legno e murature di consolidamento, tanto che i fossori non risultano semplici manovali, ma sembrano  veri e propri artigiani-ingegneri (guidati dalla figura del mensor, un direttore dei lavori) capaci di mappare i banchi di tufo granulare romano per evitare crolli e ottimizzare lo spazio ipogeo: essi col loro lavoro  garantiscono la sicurezza durante lo scavo delle gallerie  e la creazione di grandi stanze /cubicoli, utilizzando complesse strutture provvisionali di puntellamento in legno, indispensabili per armare le pareti instabili prima della posa delle murature definitive!. 

 Per lei,  quindi,  i fossores siriaci già in epoca severiana dimostrano che là dove il tufo friabile minaccia di cedere sotto il peso del terreno sovrastante, sanno  applicare  tamponature e archi di scarico in opus testaceum /mattoni laterizi o blocchetti di tufo, creando sbarramenti strutturali integrati nelle pareti delle gallerie,  a dimostrazione delle grandi competenze ingegneristiche nello scavo dei lucernari, grandi condotti verticali che collegano le catacombe con la superficie al fine di  garantire il ricambio d’aria e la luce naturale profonda. Perciò, secondo lei, quando Costantino  legalizza il Cristianesimo, la corporazione dei fossori assume  un ruolo amministrativo e tecnico d’élite nella gestione dei terreni sacri e passano sotto il patronato del pontefice massimo. Molti di questi artigiani, abituati a lavorare in contesti strutturali critici, mettono le proprie competenze di carpentieri e muratori al servizio dei grandi cantieri delle prime basiliche cristiane, integrandosi con le maestranze statali per la realizzazione delle imponenti capriate in legno dei tetti basilicali!.

 * Professore, per me ingegnere, è importante  capire questo ma ancora di più  come un così grande  ponte crolli dopo circa  quaranta anni  intorno al 367-369 d.C.,  durante le campagne militari dell’imperatore Valente contro i Goti,-  accolti parzialmente entro i limites romani,- rivelando i punti deboli  intrinseci di questa grandiosa opera ibrida,  in muratura e legno!.

 Marco, i dati archeologici e le fonti storiche (in particolare lo storico Ammiano Marcellino) ci indicano che il collasso non fu strutturale nei piloni, ma fu un cedimento catastrofico della sovrastruttura lignea, causato da una combinazione di fatica dei materiali, mancata manutenzione e stress ambientali estremi!. Secondo me, un profano in materia,  questa l’analisi tecnica del crollo è  suddivisa per fattori ingegneristici, che tu certamente individui meglio di me!

 A mio parere, professore, la vulnerabilità è intrinseca all’impalcato in legno!. Infatti Il punto debole dell’opera progettata dal mensor siriaco risiede nella sua stessa concezione: i piloni sono eterni, ma la via di scorrimento (l’impalcato lungo oltre 2,4 chilometri) essendo interamente in legno, si deteriora! A nulla serve l’uso di legni duri (come la quercia) pre-trattati con pece e sostanze impermeabilizzanti,  se  ci sono quaranta anni di esposizione continua all’umidità perenne del Danubio e alle piogge che provocano il deterioramento biologico delle fibre lignee!. Il ponte, subendo per decenni il passaggio continuo di legioni, di carriaggi pesanti e  di rifornimenti militari per le guerre, avendo  continue vibrazioni e i carichi dinamici,  risulta necessariamente stressato nelle giunzioni e nei nodi della carpenteria siriaca, per cui si  allentano gli incastri.

Marco,  aggiungici il fatto dell’azione termica e della spinta annuale dei ghiacci!. 

*Certo, il Danubio, nel suo basso corso, è soggetto a un clima continentale estremo in quanto il territorio ha inverni più rigidi, per cui  la superficie dell’acqua è congelata. In primavera, poi,  il disgelo, liberando enormi masse di ghiaccio galleggianti, che scendono a forte velocità, danneggiano la struttura lignea, anche se i piloni in mattoni idraulici resistono all’impatto grazie alla loro forma a cuneo, anche se l’innalzamento improvviso del livello del fiume durante le piene, spinge i blocchi di ghiaccio direttamente contro la parte inferiore delle travi in legno. Questo crea una spinta laterale (carico d’impatto orizzontale) – non calcolata!-  per cui si provoca lo scalzamento delle travi dai loro alloggiamenti sui piloni.

  Se ci aggiungi, poi, la carenza di manutenzione  si capisce l’improvviso  crollo strutturale,. 

*Un’opera così lunga avrebbe richiesto  una manutenzione costante che solo la stabilità economica dell’era costantiniana poteva garantire, ma nei decenni successivi (sotto i figli di Costantino e poi con Giuliano l’Apostata), l’impero entra in una grave crisi economica , civile e militare e  I budget statali per le opere pubbliche vengono  tagliati e il corpo dei mensores e dei carpentieri specializzati non riceve più i fondi per sostituire periodicamente le travi malandate Per tutte queste ragioni, dunque, il ponte  costantiniano crolla e lei seguendo Ammiano Marcellino – Rerum gestarum XXXI-  , ci ha informato anche sull’esatto anno del crollo sotto Valente. 

Marco, quando l’imperatore Valente arriva sul Danubio  perla seconda volta nel 376 d.C. per attaccare i Goti Tervingi, trova il ponte di Costantino ormai inutilizzabile e parzialmente crollato nella sua parte centrale!. L’imperatore, non potendo riparare in tempi brevi un’opera lignea così complessa e mancando delle maestranze siriache originali, è costretto a rinunciare al ponte fisso, Lo storico  racconta che Valente dovette ordinare la costruzione di un ponte di barche temporaneo (un ponte di navi collegate) poco più a monte per far attraversare l’esercito ed anche i goti dediticii, accolti, seppure non ancora consociati !Questo conferma che la via fissa del Ponte  è strutturalmente compromessa in modo irreparabile!.

*Cosa rimaneva in piedi?

I piloni in muratura/opus testaceum e la malta idraulica,  che erano così robusti che sopravvissero al crollo del legno per secoli!. Sono rimasti lì, come giganti mozzi,  sommersi dall’acqua, fino ai giorni nostri, a testimonianza del fatto che la chimica della malta siriaca aveva funzionato perfettamente, mentre l’ingegneria del legno aveva ceduto al tempo e alla natura!.

E‘ sfortunato Valente che, considerato il non utilizzo del Ponte e l’inefficienza dei valichi,  che  bloccano la gestione ordinata dei profughi, rilevata la corruzione dei comandanti romani  che mal gestiscono l’accoglienza dei Goti,  che si trasforma in un disastro logistico tanto da far degenerare  la situazione rapidamente e  da portare  alla rivolta generale gotica e alla tragica disfatta di Adrianopoli nel 378 d.C.!

 

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo