Chi ti ha indicato la strada non si dimentica! – Enrico Alfonsi
Ancora sul Ponte di Costantino sul Danubio
*Avendo noi già trattato del Ponte di Costantino del 328 d.C,, desideriamo conoscere anche la storia del Ponte di Traiano (105 d.C.) sullo stesso fiume, per capire la differenza di costruzione, fatta secondo metodo occidentale, rispetto a quella orientale dei mensores siriaci.
Marco, vuoi in effetti sapere come costruiscono i mensores occidentali latini, avendo conosciuto qualcosa del sistema costruttivo siriaco astronomico, chiaro oggi nei resti del Ponte di Costantino (328 d.C.) sul Danubio e, quindi, vorresti mettere in evidenza un cruciale passaggio epocale, rilevando la transizione dall’ingegneria pragmatica romana occidentale alla visione geometrico-cosmologica di matrice siriaca, avvenuta nel III secolo in epoca severiana, espressa dai fossores, intermediari!.
*Professore, vorrei anche mostrare contemporaneamente come funzioni la logica fattuale, che demolisce le narrazioni teologiche e i miti letterari della storia antica, concentrandosi esclusivamente sulla concretezza economica, amministrativa e filologica delle fonti storiche- anche cronachistiche successive -.
Marco, io, comunque, sono e resto un letterato, che ha fatto qualche costruzione da mezza cucchiara, privo di reali competenze tecniche!
* Per noi, professionisti ancora in attività, lei ha esperienza notevole, mista, e può orientarci anche in questa specifica operazione, su cui noi ingegneri potremmo prevalere, data la nostra formazione. Noi, concordi, vediamo in lei un maestro mastro, non una modesta “mezza cucchiara“!
Marco, ti ringrazio per la “promozione“!. Oso, quindi, dire che queste sono le differenze strutturali, concettuali e ingegneristiche tra l’ opera di Traiano e quella di Costantino sul fiume Danubio, dopo avervi dato notizie circa la progettazione e il lavoro. Il Ponte di Traiano è di Apollodoro di Damasco (58-130 d.C), un siriaco qainita, di origine nabatea,- grande architetto costruttore a Roma del Foro e della Colonna traianea, dell’ Arco di Benevento, del Molo di Ancona con l’Arco traianeo e di molte altre opere – : un vero genio non utilizzato, stranamente, da Adriano (117-138 d.C.)!. Il suo ponte sul Danubio
Ritratto di Apollodoro
Arco di Traiano ad Ancona
risponde alla pura razionalità militare e idraulica romana, in quanto l’architetto sceglie il punto, in cui il fiume si stringe per ridurre la lunghezza dell’opera, avendo come obiettivo la massima efficienza strutturale ed idrodinamica per resistere alla spinta della corrente! Perciò, esattamente lo costruisce tra Drobeta -Turnu Severin in Romania e Kladovo in Serbia.
Colonna traianea
*Quindi, professore, l’opera di Traiano è a fini non celebrativi, ma a scopi militari e il costruttore esegue secondo un preciso mandato tecnico, scientifico e logistico, diverso da quello costantiniano, liturgico, astronomico, esaltante la funzione di sacedotium ed imperium! L’architetto del Ponte di Costantino sembra, invece, essere un mensor della scuola siriaca che privilegia, dopo oltre due secoli, la geometria sacra e l’orientamento cosmico, per cui l’asse dell’infrastruttura si piega all’allineamento astronomico solstiziale: Il ponte non sfida solo il fiume, ma connette la terra all’ordine celeste del Sol Invictus, facendo un capolavoro che connette cielo /ouranos e terra/gh!.
Secondo me, letterato, così si possono leggere le due opere!
*Professore, posso, dunque, dire che il ponte di Costantino è notevolmente più lungo (circa 2.437 metri) rispetto a quello di Traiano (circa 1.135 metri) e che l’imperatore christianos sceglie un tratto di fiume molto più ampio, proprio per assecondare i calcoli geometrici e astronomici della sua scuola di progettazione!.
Marco, Apollodoro di Damasco utilizza 20 piloni monumentali in pietra cementizia per il ponte di Traiano, il mensor di Costantino utilizza invece un numero inferiore di piloni, ma di proporzioni colossali, realizzati in solida muratura di mattoni (opus testaceum) e nucleo cementizio, collegando le sponde di Ulpia Oescus e di Sucidava!. Traiano, da militare, si serve di archi ribassati in legno (capriate ad arco), progettati da Apollodoro per scavalcare luci enormi (circa 50 metri tra un pilone e l’altro!).
*Professore, quella di Apollodoro è ingegneria meccanica pura e standardizzata, volta a minimizzare l’impatto del vento e del peso, mentre
le maestranze orientali e i carpentieri di Costantino applicano una tecnica derivata dall’articolazione delle grandi strutture provvisionali di scuola siriaca in modo che l’impalcatura in legno possa unire la flessibilità della carpenteria orientale alla robustezza delle murature romane, così da creare una via di comunicazione stabile, modulata sulle variazioni stagionali del fiume!. Perciò, posso dire che l’opera traianea rappresenta la sottomissione fisica della Dacia e il ponte è segno di vittoria tanto che viene persino parzialmente e stranamente smantellato da Adriano per ragioni di sicurezza, a dimostrazione della sua funzione puramente strategica, momentanea!. L’opera costantiniana, invece, rappresenta la rinascita dell’Impero sotto la guida della luce divina e il ponte, che rimane in funzione per quasi quarant’anni, si configura come un monumento perenne alla vittoria cosmica e politica di Costantino, celebrata e inaugurata non a caso nei giorni, legati al trionfo del Sole!.
Marco, non è, poi, tanto strano, se pensi che Apollodoro è aramaico, un nabateo, che dovette vedere la fine di Gerusalemme, la galuth, la vendita a Gaza di 1.800.000 contribuli, a due assi!
*Per questo forse Adriano non si serve di Apollodoro nei 21 anni di regno ed è contrario alle sue misurazioni architettoniche tanto che il grande architetto lo bolla, già all’epoca di Traiano, tu, di queste cose, non capisci niente! cfr. Cassio Dione, Storia Romana LXIX, 4.
Marco, il bitino Dione Cassio (155-235), un funzionario severiano e militare di professione, un secolo dopo circa, la pensa come Apollodoro ma… voi, oggi, tecnici che potete rilevare dalle foto e dalle dichiarazioni degli architetti bulgari e rumeni, il sistema applicato dai matematici e dai mensores di scuola siriaca, e vedere la struttura dei piloni in mattoni, emersi a Sucidava e i segreti della loro straordinaria malta idraulica ed anche fare comparazioni tra i due ponti, oltre che tra l’edilizia adrianea e quella traianea, forse date una valutazione diversa!.
*Professore, mentre gli ingegneri romani occidentali, come Apollodoro, preferiscono blocchi di pietra massiccia squadrati (opus quadratum), legati da grappe metalliche, i tecnici orientali di Costantino scelgono una combinazione di nucleo cementizio e paramento esterno in mattoni /opus testaceum.
Sono due metodi diversi che sottendono tecniche e procedure differenti?
* Professore, certo!. Oggi si possono rilevare facilmente dai resti! I rilievi archeologici sui piloni, superstiti di Sucidava (l’avamposto nord sul Danubio), rivelano l’uso di un modulo geometrico preciso, basato sul piede siriaco leggermente diverso da quello romano standard – l’uno è quadrato con le prime tre dita di uguale lunghezza, mentre quello siriaco non indica una forma di dita, ma fa riferimento al piede siriaco-giudaico /‘ammàh garmida, (un’antica unità di misura di lunghezza pari a circa 0, 35 cm.)!-. Ogni pilone non era un semplice rettangolo, ma aveva una forma a cuneo, idrodinamica, studiata geometricamente per dividere il flusso dell’acqua e ridurre la turbolenza a valle, e questo perché nelle zone orientali come la Siria, la carenza di grandi cave di pietra da taglio, aveva reso i costruttori dei maestri assoluti nella produzione e nella posa dei mattoni cotti. Questa tecnica si rivela vincente sul Danubio: i mattoni permettono una velocità di posa impressionante e una capacità di assorbire i micro-assestamenti del terreno alluvionale di gran lunga superiore ai blocchi di pietra rigida. Inoltre, per resistere alla forza erosiva del fiume e alle infiltrazioni perenni, i muratori siriaci non usano una malta comune, ma applicano la tecnologia della malta idraulica, a base di cocciopesto e pozzolana: Il nucleo interno dei piloni è costituito da un getto di opus caementicium /un calcestruzzo antico, miscelato con frammenti di laterizi frantumati (cocciopesto)! La silice e l’allumina- un composto inorganico solido e bianco- contenute nel cocciopesto e nelle argille cotte, legano chimicamente con la calce spenta, avviando un processo di indurimento, che avviene anche in totale assenza di aria, sott’acqua!. Questo segreto occidentale è già noto ad Erode, che se ne serve per la sua attività costruttiva per cui i giunti di malta tra i mattoni esterni sono estremamente sottili e regolari cfr. A Filipponi, Giulio Erode il Filelleno, Amazon 2022. Questo dimostra che c’è il controllo rigoroso del mensor, che esige una posa perfetta per evitare che l’acqua del fiume trovi fessure o punti deboli in cui infiltrarsi durante le gelate invernali!.
Io, da profano e letterato, so come operano i fossores in epoca severiana e perciò penso di aver capito come operino i muratori siriaci che fanno uso dei cassoni stagno.
*Ci illustri come operano i fossores severiani christianoi, da oltre un secolo operativi a Roma?! .
Marco, per permettere ai muratori di stendere la malta e posare i mattoni direttamente sul fondo del fiume, gli ingegneri dovettero compiere un miracolo di carpenteria provvisionale in legno, una tecnica in cui i fossori e gli artigiani orientali erano, già da tempo, specializzati: venivano piantati nel letto del fiume cerchi concentrici di pali di legno di quercia, uniti strettamente tra loro. Lo spazio intermedio tra i pali veniva riempito di argilla pressata per impedire il passaggio dell’acqua!. L’acqua, rimasta all’interno del cilindro di legno, veniva svuotata manualmente (tramite viti di Archimede o ruote idrauliche): Una volta raggiunto il terreno solido sul fondo del fiume, i muratori scendevano nel “cilindro” asciutto e iniziavano a innalzare il pilone in mattoni. Questo sistema richiedeva una precisione millimetrica nel calcolo delle spinte laterali dell’acqua sulle pareti di legno, un calcolo geometrico che solo un mensor esperto di idraulica e carpenteria poteva coordinare.
Vite di Archimede, manuale
*Mi sta dicendo che Costantino , avendo conosciuto i fossores romani siriaci e visto la loro opera sotterranea sull’Appia, li usa poi sul Danubio e, grazie a loro, realizza il ponte romano più lungo!
Marco, io, vedendo le catacombe di S. Callisto, sono giunto a tali conclusioni sul ponte del Danubio costantiniano cfr. Non è stata la religione a cambiare l’impero, ma l’impero ad usare la religione per diventare eterno! www.angelofilipponi.com e Per una lezione su Antonino Commodo, ibidem,- oltre La Roma costantiniana è urbs christiana o pagana? Ibidem –