La sacra famiglia: un modello di reale amore!?

Per Nicolas ed Andrea Grandoni

Dopo anni di comunicazione, io e te, Marco, dovremmo conoscere la storia umana e terrena di un galileo aramaico, che vive lavorando come qainita, stando pericolosamente come methorios tra due imperi, quello parthico arsacide e quello romano giulio-claudio! Eppure… nonostante questa conoscenza di fatti reali… ancora ci segniamo col segno della Croce e non comprendiamo che così facendo, diciamo in Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ripetendo la formula del Credo niceno-costantinopolitano del 381 d.C., imposto da Teodosio e voluto da Gregorio di Nazianzo, che crede nel musterion trinitario, che cioè il Padre conosca se stesso in quanto generante il Figlio, che Figlio e Padre si amino, essendo la stessa cosa, e che da loro proceda lo Spirito Santo: Il santo cappadoce, infatti, riprendendo il Vangelo di Giovanni, 16, 13-15 (opera di Bardesane, secondo molti, che distingue nella Trinità la potenza del Pathr dalla sapienza del Figlio-logos e dall’amore dello Spirito Santo), vedendone il musterion/Orazione, 31, 1-18 (Tutte le orazioni, a cura di Claudio Moreschini, Bompiani, 2000), ben connessa con Orazioni, 39, 40, 41 (Giornata delle luci, del Battesimo e della Pentecoste), oltre che con 29 e 30 sul Figlio, scrive: Palin Ihsous o emos kai palin musterion …allà musterion upshlon te kai theion ths anoo lamprothtos procsenon/Ritorna il mio Gesù e il mistero di nuovo…un mistero sublime, divino, che preannuncia lo splendore superno (ibidem, 39.1)!

*Noi, dunque, siamo ecclesia christiana cioè, entriamo a far parte di una comunità, sorta in una relazione di comunicazione teologica, che unisce Padre e Figlio e Spirito Santo, rivelata da Gesù di Nazareth, venuto in epoca augustea per annunciare all’uomo che i tre insieme hanno creato il mondo, hanno redento insieme l’uomo, glorificando uomo e kosmos!

Marco, per questo, ciò che lo Spirito annuncia è del Figlio, ciò che il Figlio affida allo Spirito è del Padre. Questo è il pensiero di Giovanni-Bardesane: quando verrà lui, lo spirito della verità …mi glorificherà perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio, per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà: tra il Padre e il Figlio e lo Spirito santo c’è una comunicazione di essere e di vita, di conoscenza e di comunicazione, di amore e di azione.

*Da qui l’impossibilità sua, professore, di spiegare e di orientare me cristiano che, segnandomi con la Croce, neanche sento le sue parole, anche se storiche Comunque, mi proclamo suo discepolo e desidero conoscere veramente la verità e, pur con questa contraddizione, faccio domande.

a. Vita dell’infanzia di Gesù Christos, un messia aramaico cristianizzato alla fine del II secolo ( 7-6 a.C. Betlemme – Gerusalemme Pasqua, 23 aprile 36 a.C.): una biografia attendibile di un qainita divenuto maran-basileus, in Iudaea, sottoprovincia di Siria, con una sua costituzione autonoma-politeia dal 6 d.C.

*Professore, a lei risulta esistente in terra giudaica, in epoca augustea e tiberiana una sacra famiglia, composta da un padre putativo, Giuseppe, figlio di Giacobbe-Eli di Mattan, tektoon/carpentiere, con un solo bambino, di nome Gesù, figlio di Maria, madre-vergine? Può risultare registrata a Betlemme nell‘apohraphh/registro, una tale famiglia, poi fuggita in Egitto ed al ritorno, stanziata a Nazareth, in Galilea? Io chiedo a lei, che ha fatto studi seri per decenni sul Cristianesimo, e che ha tradotto fonti giudaiche?

Marco, io non so niente di preciso e di sicuro se non quel poco che ho tradotto o letto in iscrizioni e appreso da fonti giudaiche circa il sistema di fare storia-generazioni e di scrivere genealogie. Posso dire ben poca cosa, anche se posso rilevare dalla mia esperienza diretta che nel mondo giudaico, arabo-nabateo, se lontano dalla città, è possibile la probabilità di un’esistenza di un clan familiare patriarcale, che vive in tende, una o più, specie se si tratta di un famiglia di qainiti-carpentieri, tektones/teknitai, in generale di dhmiourgoi/costruttori, accampata fuori dalle mura cittadine, in una zona di proprietà tribale.

*Per lei, quindi, un’ideale famiglia, con padre, madre e figlio, non può essere esistita, in Iudaea, in epoca augustea-tiberiana?

In Giudea, all’epoca, esiste una famiglia patriarcale con un pater familias che, di norma, abita in una grande tenda o nella migliore di tante tende tribali, ma, se è in città, può risiedere in palazzi fortificati a Gerusalemme, a Gerico o ad Ascalona come quelli di famiglia regia aramaica asmonea o di quella erodiana. La famiglia giudaica è tribale come quella dei patriarchi, se leggiamo attentamente Filone (ed anche Giuseppe Flavio) e lo seguiamo nella vita di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Giuseppe. Nel sistema semitico si tratta non di una vita ideale, ma di una vita reale concreta di gruppi, che si formano nell’ambito delle scelte patriarcali – specie circa la donne, Lia e Rachele – con le loro stesse schiave Zilfa e Bilhà, prestate per avere figli -, degli umori femminili, dei rapporti acrimoniosi tra sorelle stesse, con ripicche gelosie e strategie operative per il controllo del capo famiglia, condizionato e vincolato dal sentimento amoroso per le donne, consorti, legittime o illegittime, ed, ogni sera, dalla scelta per un rapporto sessuale.

*E Maria, una dodicenne, avute le prime mestruazioni e divenuta donna, entrata a far parte del clan di qainiti, in quanto promessa a Giuseppe, designato suo sposo, come vive, prima del vero matrimonio, per circa un anno, insieme alle altre donne, sotto il controllo della suocera?

Marco, è una donna-bambina, che cerca di adattarsi e di integrarsi nel nuovo gruppo sociale, vedendo di tanto in tanto il suo promesso sposo, impegnato nella vita della famiglia tribale, consueta, stando lontano in mezzo alle altre donne, che le insegnano le regole tribali. Per secoli per familiadomus/oikos si intende questa tipologia mesopotamica tribale, anche in epoca lagide e seleucide, asmonea ed erodiana, anche dopo l’assedio e presa di Gerusalemme ad opera Pompeo: la Pax romana, dopo un sessantennio, impone apographh e apotimeesis cioè iscrizione di ogni famiglia col nome del capofamiglia, agli uomini del clan con le rispettive mogli e figli, di indicare attività e proprietà, dichiarate perché soggette a un pagamento di tasse all’atto dell’apotimhsis dopo anni di accertamenti e di registrazioni fondiarie di controllo, da parte di esattori-publicani/dioichetai!

*Quindi, dobbiamo aver un’altra idea di Gesù bambino e di un’altra famiglia? quella nostra christiana è una successiva costruzione, a seguito dei Concili circa la figura della madonna theotokos-deipara, un’ideale madre-vergine?

Marco, si tratta di un bambino aramaico, che vive in Tenda, circonciso dal nonno, 8 giorni dopo la nascita – non in una casa, tipo Loreto! – in una famiglia patriarcale, nomade, in cui c’è l’autorità assoluta di Giacobbe/Eli – in quanto Eli è morto senza figli e un fratello per la legge del levirato deve fare figli con la vedova, per cui Giuseppe, nato da questa coppia è figlio naturale di Giacobbe, ma per legge è figlio di Eli -. Al nonno di Giuseppe, Mattan, era capitata le stessa cosa per cui essendo lui morto, il fratello di nome Elchi, deve sposare la vedova, di nome Esta, da cui nasce Eli, che per legge è figlio di Mattan.

*Da qui le incongruenze nelle genealogie ebraiche?

Se si confronta la genealogia matthaica 1.15-16… Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, sposo di Maria dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Christo con quella di Luca, 3.23-24, si rileva che Gesù è considerato figlio di Giuseppe – che è, figlio, per legge, di Eli, figlio di Mattat. Se si esamina quella di Giuseppe Flavio – Bios, incipit – si conosce il suo bisnonno Simone Psello-balbuziente, che ha 9 figli tra cui Mattia di Eflio, che sposa la figlia di Gionatha, asmoneo, da cui ha Mattia kurtos/gobbo, dal quale nasce Giuseppe e da Giuseppe nasce Mattia  nel decimo anno di Regno di Archelao, infine, da Mattia nasce lo storico il primo anno dell’impero di Gaio Cesare.

*Mi sto sfasando! Mi sta parlando della genealogia di Gesù, comparata con quella del sacerdote Giuseppe Flavio, nato sotto Caligola ?

Ho voluto di proposito farti vedere come sono complicate le genealogie-generazioni per dire chiaramente che Simone Psello ha tra i suoi figli un figlio naturale, legittimamente registrato come figlio di Eflio, suo fratello: a me preme che tu sappia che si vive promiscuamente in una comunità di tipo aramaico. Aggiungo che in una tenda grande, comprensiva di altre tende, vive un gruppo di almeno 300 persone, che pregano e mangiano insieme ad uno stesso desco, ad un enorme piattone di rame, al centro della tenda, da cui i capi famiglia prendono con le mani il cibo quotidiano per la propria famiglia, disposta in circolo in spazi ben delimitati, assegnati dal patriarca, garante di un positivo tenore per la numerosa famiglia col suo lavoro di costruttore, che ha competenze sacerdotali tanto da commentare i comandamenti divini i logia del signore, le prescrizioni orali farisaiche – 613 – e da filosofare sulla Bibbia nelle 38 ore di ozio, che intercorrono tra il venerdì, ore 16:00 circa, e il giorno dopo il sabato, giorno festino (ore 6). Sono commenti brevi che invitano i maschi (uomini e bambini, che sanno scrivere e leggere) a seguire la tradizione di padri, ad osservare le prescrizioni igieniche, compreso l ‘uso della paletta per le buche per i bisogni quotidiani, a fare le rituali preghiere, ad essere saggi, a dire la verità, ad essere giusti e a non giudicare perché è compito dei giudici e di Dio alla cui viva presenza avvengono i fatti. Per le donne, comprese le bambine, considerate merce di scambio, tra i contribuli (zii, cugini, parenti) c’è la tradizione femminile mesopotamica, assiro-babilonese, medo persiana-parthica (Sara, Rachele Lia, Ruth, Esther): il patriarca fa assegnazioni delle donne e sancisce i matrimoni.

*Professore, noi christianoi non possiamo capire il suo pensiero, avendo l’idea di un bambino che vive con una madre-vergine, angelicamente asessuata, e con vecchio padre putativo nel monolocale lauretano, trasportato dagli angeli (De Angelis, parenti dei Leopardi!), in epoca medievale, dalla Palestina alle Marche – Ancora oggi accendiamo le fochere la notte del 10 dicembre! -.

Marco, noi cristiani, a distanza di secoli, poco comprendiamo della realtà giudaica. Io mi so districare in questo ginepraio di vita ebraico-arcaico e di sistema operaio qainita, di contratti, fatti anche con re e boulai/cittadine, sotto lo sguardo vigile del patriarca, che riunisce il clan familiare, per assemblee/ecclesiai, perché ho tradotto Filone Alessandrino, Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche e Bios), conosco bene Erodoto, Senofonte, Ktesia, Plutarco (Artaserse) ed ho conoscenza di Chorografia di Sesto Giulio africano (170-240) amico di Bardesane, che ha stimato l’età del mondo in soli 5.500 anni fino alla nascita di Cristo più gli anni della Storia imperiale fino alla morte di Alessandro Severo – 5.740 anni sono pochini per il genere umano! -. Gesù visse in questo clan in un momento bellico tragico con due rivolte – una nel 4 a.C. quando, alla morte di Erode, Sabino fa le prove di apotimhsis– fase successiva al censimento con apographh per l’annessione della regione all’imperium, ritenuta ormai sottomessa ed integrata, scatenando sollevazioni dovunque, ricordate anche da Tacito – Historiae – l’altra del 6 d.C. (anno dell’esautorazione di Archelao e di una manifestazione popolare antiromana, capeggiata da Sadok e Giuda il gaulanita, che determina stragi, specie in Galilea, e la distruzione con incendio della capitale Sephoris e dispersione dei qainiti), quando Gesù diventa bar mitzvah/figlio del comandamento ed entra, all’età di 13 anni ed un giorno, nel gruppo di 10 preganti, in cui rimane per un quinquennio, evento magico-sacro per un bambino che, insieme agli altri, recita Shema Israel, Adonai eloenu, Adonai ekad!/ascolta israele, il Signore è mio signore, il Signore è unico!, vissuto, secondo me, da Gesù, in Egitto, a causa della precedente fuga dei costruttori dalla capitale galilaica, assediata da un legatus di nome Gaio, senza essere pagati!

b. Giovinezza e professione qainita.

Prima di trattare della fuga in Egitto di una esigua famiglia (un bambino neonato, la madre-vergine e il padre putativo con un asino, improponibile ai tempi!) mi sembra opportuno fare vedere come sia necessario un lasciapassare, per la circolazione in un territorio romano di 250 km da Gaza a Pelusio, da consegnare alla pattuglia di guardia, in precisi passi del percorso (cfr. Nascita di Gesù e fuga in Egitto in Jehoshua o Iesous, Maroni, 2003 – qui formato eBook) e sulla frontiera con L’Egitto – territorio romano anch’esso amministrato da un governatore equestre, Gaio Turranio Gracilis, i cui militesconcedono il passaggio e l’accoglienza ad ebrei, che sono ricevuti nelle proprie case da contribuli, come gli oniadi, emporoi e trapezitai, ricchi e potenti commercianti e banchieri di Heliopolis, un demo, oggi alla periferia del Cairo. Non è difficile capire che gli ebrei abbiano avuto contatti tra loro per non essere respinti e che gli oniadi abbiamo garantito per le tante famiglie di profughi, secondo l’esempio dell’asmoneo Hyrcano II, di Antipatro, padre di Erode e poi di Erode stesso, che tra il 55 e 40 a.C., corrompendo i governatori, pagano profumatamente per fare entrare indisturbati gli ebrei, in fuga (cfr. Antipatro, padre di Erode, KDP, 2022 e Erode basileus, KDP, 2022).

*Professore, perché noi cristiani, allora, crediamo in mitiche ricostruzioni?

Marco, non lo so! So, però, che Gesù stesso in Luca, 14, 28-33, nella parabola della Torre incompiuta ci mostra il sistema assembleare giudaico con voto, applicato anche tra i qainiti, e quello regio del concilium principis in cui i sumboleutai/consiglieri dicono il loro parere circa l‘impresa militare da compiere. Vengono usati, in due diversi contesti, quello dell’edificazione di una torre e quello di un scontro tra un re, che ha 10.000 uomini ed un altro che ne ha 20.000, i seguenti termini ouchi kathisas prooton, pseephisei thn dapanhn nel primo, mentre nel secondo ouchi kathisas, bouleutai…, che servono a mostrare l’ecclesia/assemblea in cui ogni membro consiliare vota per la spesa, dopo che il capo ha mostrato di sedersi in assemblea plenaria, per una discussione e per una decisione poi votata a maggioranza.

Secondo lei, quindi, il clan fa assemblea prima di iniziare un vero lavoro, che comporta il trasferimento dei nuclei familiari?!

Si immagini quanto fu accesa l’assemblea per la fuga in Egitto dell’intero gruppo dei costruttori di Archelaide, intorno al 5 d.C., perché non pagato da Archelao, in ansia trepidante per l’accoglienza da parte oniade, anche se promessa! Ogni altro atto o contratto fatto dall’impresa dei qainiti, se firmato dal patriarca, sottende una seduta plenaria assembleare; così avviene per i lavori con Filippo in Batanea e a Betsaida nuova; così per quello con Erode Antipa per la costruzione nel 28 d.C. della nuova capitale di Tiberiade; così anche per la missione di un gruppo qainita per la costruzione della grande sinagoga di Alessandra, voluta dall’alabarca Alessandro, che paga agli operai anche il viaggio di andata e ritorno per mare; così anche per l’acquedotto del pagano Ponzio Pilato!

*Ho letto la storia di Erode, sposo di Doris, in Giulio Erode il filelleno (collana KDP, 2022), dove lei, la giovane madre ventenne col figlio Antipatro, settenne, in Idumea, è ripudiata per sposare l’asmonea Mariamne, in un clima di guerra con i parthi – quando è profugo anche lui dalla patria ed ho pensato a Maria vergine con Gesù, che vive senza… padre?

Marco, Doris, ripudiata da Erode, sistemata in Idumea col figlio bambino -affidato ad un padrino – a cui ha dato la possibilità di andare nelle festività a Gerusalemme a vedere il padre, vive educando il figlio all’odio, al rancore per un venticinquennio, persistente anche dopo il richiamo a corte, nonostante gli onori ricevuti.

*La figura di Gesù, cristiana, dovrebbe essere quella di un figlio rancoroso tipica di chi è ingrato anche se riceve i benefici verso… il padre! Ma …che sto dicendo? Gesù …è Gesù, figlio di Dio, Patros uios, logos, la parola che crea il mondo, la sapienza assoluta! O povero me! La sua fuga in Egitto – fatto storico o mitico! – è voluta dal Padre, che così ha suggerito ai profeti, di cui noi abbiamo bibliche testimonianze!

Marco, tu parli a caso,  per parlare, secondo i Vangeli! per me, Gesù, venuto in Egitto, è accolto con la famiglia naturale in un ambiente cittadino, alla periferia di Heliopolis, assegnato dagli oniadi ai costruttori del clan Mattan, che si pagano col loro lavoro la costruzione di case stabili in mattoni, modificando il loro sistema di vita di profughi nomadi, ora stanziali, in dimora, dove, comunque, hanno un luogo di preghiera comune, sinagoga/proseuchh, con un hazan/cantore che è capo della sinagoga, vivendo accanto ad altri contribuli giudaici, parlanti greco, già ellenizzati, capaci di avere rapporti anche con politeisti non ebrei (cfr. Vangeli apocrifi, a cura di Marcello Craveri, 2014) in Egitto ci sono anche didaskaloi ellenici che insegnano secondo la paideia dove sono accetti anche gli ebrei che hanno già una loro formazione grazie ai koomogrammateis/scritturali di villaggio, come ho mostrato in Giulio Erode il filelleno, cit. Il corpo del ragazzo/paidion si muta in quello di giovinetto-meirachion mentre si modifica la mente con una nuova cultura quella della paideia ellenistica filoniana, condizionata, però, dalla necessitas di non contaminarsi/ameicsia! Ben altra cosa è detta da Matteo (2, 13-14) che tratta di una mitica fuga in Egitto in tempo erodiano e di un ritorno, alla morte dei persecutori del Christos, la cui storia è secondo l’oikonomia divina, profetizzata già da Osea – ho richiamato mio figlio dall’Egitto! – e da Geremia – Pianto di Rama – con apparizioni di angeli in sogno, che avvertono di fuggire e che, poi, richiamano, invitando al ritorno in gh Israel/terra israelitica ordinando di fissare la dimora a Nazareth, perché, secondo innominati profeti, il messia sarà chiamato nazareno! – Per contrasto si legga anche la versione di Celso (cfr. Discorso vero di Origene, a cura di G. Lanata, Adelphi, 1987) – in cui si dice di una povera donna operaia- filatrice-venuta col figlio in Egitto dove ha imparato l’arte della mistificazione magica!

*Il ritorno storicamente dovrebbe essere avvenuto dopo l’esautorazione di Archelao e la costituzione della Sotto Provincia di Iudaea a seguito dell’applicazione dell’apotimhsis di Quirinio ths Surias epitropos, che seda la rivolta di Sadok e di Giuda il gaulanita, i fondatori della setta degli Zeloti, in un momento tragico della storia giudaica, con focolai gravissimi in Galilea a Sephoris.

Marco, non è un normale ritorno, data la difficile situazione in cui versa la Iudaea, considerato lo stato di agitazione tumultuosa in Gaulanitide e in Galilea, fuso con gli aneliti patriottici dei contribuli giudaici gerosolomitani. È chiaro che il ritorno è graduale, e a scaglioni – non tutti i tecnitai-qainiti tornano in patria! -. Ci vogliono i lasciapassare da parte egizia e da parte giudaica, specie ora che l’ex regno erodiano è stato smembrato in una pars romana annessa all’imperium come Iudaea (Idumea, Giudea e Samaria), mentre Galilea e Perea restano tetrarchia di Erode Antipa e la zona ituraica è di Filippo, e quella costiera di Salome. Ora chi parte dall’Egitto sa che bisogna fare i preparativi e ricambiare sistema di vita secondo la tradizione aramaica in un mondo ormai dominato da Roma! Al di là della scelta, fatta ora da Giacobbe, padre di Giuseppe, di ritornare e di riprendere il sistema tradizionale qainita, in Galilea – per alcuni a Gamla in Gaulanitide – e di avere accanto molti gruppi di qainiti-dhmiourgoi per fare contratti in relazione alle richieste, il nuovo stanziamento è connesso con qualche lavoro galilaico, commissionato da Erode Antipa. Alla morte di Giacobbe tra 7-8 d.C., Giuseppe, il patriarca di famiglie riunite di qainiti in attività in Galilea, ha 5 figli maschi, Gesù di Pneuma/PANTERA, Giuda, Simone, Giacomo e Giuseppe iunior, e due femmine Asia e Asha ed è capo di una comunità di oltre 10.000 persone, utilizzabili a seconda della grandezza del lavoro ed è censito solo in IUDAEA, ma non nelle altre tetrarchie erodiane. Quando Gesù era ancora seguace di Giovanni il battista, che favoriva la fuga di Dasha, figlia di Areta IV dalla corte, Giuseppe, capomastro, anche lui si staccò dall’erodiano e aiutava Dasha, repudiata, nel suo viaggio fino a Macheronte, da dove i suoi lo portarono dal padre Areta IV a Petra, essendo unanime l’esecrazione con condanna aramaica per Erode Antipa, marito della figlia del re nabateo, per 25 anni, ed ora, tornato da Roma, sposato con una donna-nipote, moglie del fratello Erode Filippo, di Mariamme, figlia del sommo sacerdote alessandrino, già madre di Salome! Con la morte del padre, Gesù, dopo aver inviato, un gruppo di qainiti ad Alessandria e di una sua personale revisione del lavoro con l’alabarca e con Erode Agrippa, l’agoranomos di Tiberiade – cfr. l’Eterno e il regno, KDP, 2022- ferma i lavori di costruzione di Tiberiade (un contratto già fatto da suo padre e da Erode Antipa) e contesta due punti, del piano di lavoro, uno riguardante la posizione orientale della città dove c’erano, un tempo, tombe – le prescrizioni legalistiche halakiche aramaiche imponevano di non costruire accanto né sopra, precisando di star lontano almeno 50 passi! e l’altro circa le fortificazioni cittadine, opere ora proibite dai romani. All’epoca il tektoon, noto per la sua attività, dimostra anche perizia magio-egizia (Discorso vero di Celso, cit.) ed ha molto seguito in Perea in Iturea, in Gaulanitide, in Auranitide, in Decapoli, in Batanea! Quando già i contrasti con Erode Antipa circa il cimitero e le fortificazioni si sono chiusi e la costruzione è a buon punto, Gesù riceve lettere da Ponzio Pilato per la costruzione di un acquedotto per le purificazioni nel Tempio dei giudei della diaspora parthica, che sempre più numerosi vengono nella Città Santa, più bisognosi rispetto agli ebrei ellenistici, che hanno già l’acqua nelle loro case gerosolomitane e nei loro alberghi /csenodochia! le lettere sono consegnate da Erode Agrippa, fratello di Erodiade, moglie del sovrano galilaico, garante del contratto! Gesù prende tempo perché conosce l’avidità romana, il non rispetto dei tempi di riposo dei giudei, che esigono libertà di ore per l’intervallo delle preghiere mattutine e vespertine e che non lavorano nelle 38 ore del sabato in quanto timorosi dello sfruttamento del banausos-operaio, ritenuto come lo schiavo, che deve lavorare ininterrottamente dall’alba al tramonto. Nel frattempo, grazie alla mediazione di Erode Agrippa si ottiene anche che i qainiti che lavorano, devono avere guardie proprie per la protezione dei loro attrezzi, delle machinae e delle tende – dove sono donne e bambini – dei contribuli aramaici, tra cui arcieri adiabeni e traconiti, nel tratto di lavoro di 50 stadi (9 km circa abbondanti), da stabilire all’inizio dell’opera dopo il pagamento dell’anticipo. La città di Tiberiade nella primavera del 30 d.C. è terminata e il pagamento di fine lavoro avviene regolarmente, mentre si iniziano i preparativi degli operai, destinati al lavoro dell’acquedotto, che porta acqua da Betlemme a Gerusalemme da 784mt a 756mt. Prima di iniziare i lavori, necessitano operazioni preliminari condotti da magistri idraulici sullo specus/antro, che impegnano gli operai nell’asfaltatura dell’ingresso della grotta con cocco pesto idraulico, nel livellamento del terreno, nelle costruzioni di tubi di coccio maschio-femmina, di corti raccordi di piombo, in erezione di edifici di depositi per le machinae, ed attrezzi professionali. Fatto questo, un esercito di 2.000 uomini è pronto per il lavoro: si è alla fine di luglio del 31 d.C. e tutto procede bene, sotto la sorveglianza degli arcieri di contribuli locali, adiabeni e traconiti, aramaici della stessa lingua, fede e stirpe….

c. 18 ottobre 31 d.C., morte di Elio Seiano – cfr. Per un bios di Ponzio Pilato, KDP, 2022.

I lavori di ingegneria idraulica erano quelli fondamentali in qualsiasi opera ma, in un acquedotto, erano operazioni di tecnici altamente specializzati che iniziavano sulla sorgente stessa, specus, deviata per fare un percorso di base iniziale impermeabile di coccio pesto idraulico dove far defluire bene l’acqua sorgentizia. Il loro lavoro era fare il progetto in relazione alla morfologia del territorio montagnoso, fissare i punti dei castella, delle gallerie, delle tubazioni sotterranee e con tubi in terra cotta e stabilire i punti in cui potevano essere necessarie le arcate per mantenere il gradiente immutato: il gruppetto di ingegneri idraulici precedeva la massa di operai-muratori, di carpentieri, falegnami, scalpellini, sterratori, squadratori di rocce, con le famiglie sistemate alla meglio! Insomma quando già i lavori sono iniziati, alla notizia della morte di Elio Seiano si aggiunge quella di una sospensione per fenomeni atmosferici in un autunno tempestoso, per cui si decide di accamparsi in zone riparate tra Betlemme e Gerusalemme… Ora a Roma il 18 ottobre del 31 viene ucciso Elio Seiano e la notizia della sua tragica fine giunge qualche giorno dopo, ed è subito nota anche agli erodiani e sadducei filoromani, costretti a rivedere la loro politica in senso filoclaudio-tiberiana e agli aramaici, sobillati dagli esseni e dai farisei, che iniziano le staseis popolari cittadine in Gerusalemme e si mettono in rapporto con gli operai -tektones impegnati nell’acquedotto, i quali iniziano le ostilità sabotando i lavori, ed entrando nel vivo operazioni antiromane, al momento della richiesta di anticipo nel pagamento.

*Pilato, professore, si trova in difficoltà finanziaria non potendo chiedere finanziamenti a pomponio Flacco, governatore di Siria ne tanto meno a Tiberio che sta facendo un ripulisti di cives seianei, mediante processi o invio di lettere, minaccianti morte e confisca di beni, specie ora che ha l’appoggio certo di Macrone, di sua moglie Trasilla, figlia del mago Trasillo, della classsis misenensis e del senato e degli equites.

Pilato, ora abbandonato anche da Erode Antipa e da Filippo, tiene a bada i capi dei tektones con promesse di pagamento e alla fine cerca una soluzione, l’unica possibile, per pacificare la massa dei costruttori, per lui pericolosa, cin quanto ha anche una forza armata, seppure limitata parthica. do consultazioni coi sui consiglieri chiede autorizzazione ad accedere ai fondi templari al sadduceo Kaifas, sommo sacerdote, che permette il prelievo del Korban-Corban-korboonas/offerta – cfr. Levitico, 27.1-8, e specificamente Marco, 7, 11 – voi dite invece che se uno dice al padre o alla madre korban, cioè sia offerta sacra ciò che da parte mia dovresti ricevere – Flavio, Ant giud., IV, 73 – Ancora coloro che si dedicano a Dio come corban che in greco vale dono, quando devono liberarsi da questo obbligo, devono pagare a sacerdoti una somma fissa, trenta sicli… Guerra giudaica, II, 175, dove è scritto: tempo dopo Pilato provocò un altro tumulto/tarachhn eteran prelevando/ecsanaliskoon per un acquedotto il sacro tesoro/thesauron ieron detto korboonas)

*Kaifas, sadduceo, secondo lei, non può non concedere al governatore, che è in difficoltà finanziarie, in quel particolare momento storico, e perciò lo autorizza con qualche clausola che fissa una restituzione a breve termine.

Marco, quanto viene dato a Pilato è nel gazophulakion/tesoro del tempio ed è in sacchetti di zuz e di sicli, che non hanno immagini imperiali, sotto la protezione del tamias/tesoriere e dello strategos/comandante ebreo templare, timbrati coi loro sigilli, facilmente riconoscibili perché monete non correnti, destinate alle vedove e ai poveri.