il mito platonico di Minosse e quello paolino-origeniano di Gesù Christos Kurios

E’ malvagio chi non sta bene con se stesso e vuole, inconsciamente, il male altrui!

*Professore, i termini oarisths e sunousiasths, propri della paideia platonica, possono essere stati adottati dai christianoi per Gesù Christos, kurios, nel clima alessandrino di fine II secolo e d’inizio III secolo, da Origene, neookoros, evirato sacerdote, didaskalos/sophisths, basilare magister, poi, per i padri cappadoci e per i padri latini nel IV e V secolo?

Marco, con questa domanda, cosa veramente vuoi sapere? tu nascondi sotto le parole tante cose! Vuoi conoscere se la terminologia platonica del Minosse/ della legge, – opera incerta di Platone, molto nota in epoca antonina- è usata dai Padri della Chiesa, che, avendo intuito che l‘eroe Minosse con le leggi, scritte a Creta, prima di ogni altro, era figura chiave, in cui erano fusi il legislatore di Filone alessandrino e quello di Platone, li considerarono istitutori di un sistema di governo giusto e duraturo, così da legittimare la secolare talassocrazia cretese, di un’isola sul mar Mediterraneo e donarle un’economia fiorente, messa in relazione con quella ebraica mosaica in Palestina? o vuoi sapere se il cretese davvero sia il legislatore ideale, educato da Zeus per dieci enneadi, come l’ebreo, educato da JHWH, ad incarnare la legge in quanto nomos empsuchos? o specificamente vuoi operare su Dios pais, letto come figlio di Zeus, sommo Dio, datore di leggi durature, necessariamente giuste, in quanto divine, e vuoi fare operazioni lessicali su anhr sophos/sophisths, su παραδόξων ἔργων ποιητής, su un διδάσκαλος ἀνθρώπων τῶν ἡδονῇ τἀληθῆ δεχομένων, καὶ πολλοὺς μὲν Ἰουδαίους, πολλοὺς δὲ καὶ τοῦ Ἑλληνικοῦ ἐπηγάγετο/ che attrasse a sé e molti giudei e molti greci per dire che egli era il messia /ὁ χριστὸς οὗτος ἦν Testimonium flavianum Ant. giud. XVIII, 63- secondo lettura origeniana? Dovrei fare molte operazioni circa l’autenticità dell’opera platonica e ricercare anche in Origene l’uso di gar e di oti esplicativo, come ho fatto, in altri tempi, sul Vangelo di Marco! cfr. Ossequio formale-upourgia e Vangelo di Marco in www.angelofilipponi.com

*Professore, io chiedo solo di capire i due termini secondo la lettura platonica e quella neoplatonica, origeniana, nell’ ambiente pagano alessandrino, al momento del passaggio dinastico dagli antonini ai severi, nella grave crisi, succeduta alla morte di Commodo nell’anno 193 d.C.

Marco, quindi, tu attendi da me una precisa risposta sui termini, essendo tu interessato al momento storico pagano e a quello specifico della funzione del didaskaleion giudaico – cristiano, dominato dalla cultura platonica, neoplatonica e gnostica, oltre che dal culto dei cesari –neoocoria, legato a quello solare, connesso a quello di Serapide e al mito di Europa, madre di Minosse, rapita da Zeus: oar/oarismos, e sunousia, sono seemeia-segni di una intimità familiare comunicativa tra due amanti (la figlia di Agenore, re di Tiro, vacca, e il dio-toro), in cui è centrale una giovenca -vergine, abbindolata dal dio, che si congiunge con lei, dopo comunione-comunicazione verbale misterica (oar/coniuge deriva da eiroo/congiungo!): il successivo ampliamento ad un rapporto tra un pais, futuro legislatore, meirachion, secondo una lettura allegorica platonica pagana, omerica, utilizzata anche dai sophistai /didaskaloi cristiani, in Alessandria, e un pathr divino, non è una novità di origine cretese!

*Professore, lei va oltre il mio pensiero ed arriva alla pederastia cretese. La mia richiesta viene invece da un’ esigenza reale di traduzione del testo greco, tratto proprio dal Minosse di Platone, dato, agli esami di Maturità, ad un liceale, mio parente, che ha trovato difficile il brano ministeriale proposto, che è, in sostanza, un’ interpretazione platonica del verso dell‘Odissea, XIX,179, secondo la traduzione di Paolo Scaglietti, Minosse o della legge, La vita felice, 2015, inserita come post -Testo.

Marco, scusami tanto. Io ho allargato l’orizzonte in senso cretese, a causa del mito di Europa, rapita da Zeus, pedofilo e pederasta, vir maturo, protagonista nella leggenda di Ganimede!. Se vuoi una traduzione del solo testo, per me è questa! Eστιν οὖν τοῦτο Ὁμήρου ἐγκώμιον εἰς Μίνων διὰ βραχέων εἰρημένον, οἷον οὐδ ̓ εἰς ἕνα τῶν ἡρώων ἐποίησεν Ὅμηρος. Ὅτι μὲν γὰρ ὁ Ζεὺς σοφιστής ἐστιν καὶ ἡ τέχνη αὕτη παγκάλη ἐστί, πολλαχοῦ καὶ ἄλλοθι δηλοῖ, ἀτὰρ καὶ ἐνταῦθα. Λέγει γὰρ τὸν Μίνων συγγίγνεσθαι ἐνάτῳ ἔτει τῷ Διὶ ἐν λόγοις καὶ φοιτᾶν παιδευθησόμενον ὡς ὑπὸ σοφιστοῦ ὄντος τοῦ Διός. Ὅτι οὖν τοῦτο τὸ γέρας οὐκ ἔστιν ὅτῳ ἀπένειμεν Ὅμηρος τῶν ἡρώων, ὑπὸ Διὸς πεπαιδεύσθαι, ἄλλῳ ἢ Μίνῳ, τοῦτ’ ἔστιν ἔπαινος θαυμαστός. Καὶ Ὀδυσσείας ἐν Νεκυίᾳ δικάζοντα χρυσοῦν σκήπτρον ἔχοντα πεποίηκε τὸν Μίνων, οὐ τὸν Ραδάμανθυν· Ραδάμανθυν δὲ οὔτ ̓ ἐνταῦθα δικάζοντα πεποίηκεν οὔτε συγγιγνόμενον τῷ Διὶ οὐδαμοῦ. Διὰ ταῦτά φημ ̓ ἐγὼ Μίνων ἁπάντων μάλιστα ὑπὸ Ὁμήρου ἐγκεκωμιάσθαι. Τὸ γὰρ Διὸς ὄντα παῖδα μόνον ὑπὸ Διὸς πεπαιδεῦσθαι οὐκ ἔχει ὑπερβολὴν ἐπαίνου/È, dunque, questa la lode-encomio/ egkoomion di Omero a Minosse, detta con poche parole, quale Omero fece per nessun eroe. Infatti mostra, in molti punti e libri, ma anche qui, che Zeus è maestro e che la stessa arte è bellissima. Dice infatti che Minosse ogni nove anni s’incontrava, intrattenendosi in discorsi con Zeus e lo frequentava per essere educato, come da un maestro che era Zeus (come se Zeus fosse maestro). Che, dunque, Omero non attribuisca a nessuno degli eroi, se non a Minosse, questo onore privilegiato di essere educato da Zeus, questo è una lode meravigliosa!. Inoltre, nell’Odissea, nella Discesa agli Inferi, Omero ha fatto giudice con lo scettro d’oro, Minosse e non Radamanto – Radamanto né qui è fatto giudice, né mai, comunicatore intimo di Zeus. Per questi motivi io affermo che tra tutti Omero ha elogiato specialmente Minosse. Infatti l’essere educato da Zeus non è lode retorica iperbolica non ha valenza di iperbole elogiativaper chi è unico figlio di Zeus.

*Professore, lei mi mostra chiaramente il pensiero dell’autore di Minosse, ed io so come lei opera, per cui mi è facile capire il significato del messaggio platonico, nascosto sotto la lettera, dopo aver fatto esercizi linguistici e semantici, ma per uno, maturando, come mio nipote, ci sono oggettive difficoltà lessicali, nonostante il post-testo, accluso.

Marco, per la traduzione io ho fatto la solita divisione secondo il nostro sistema operativo lessico- morfo-sintattico, applicato, in modo esemplare da Sadinoel /Leonida Ricci, mio genero, per Hard Rain /Gianluigi Bastia, 16 anni fa, in Studi sul cristianesimo primitivo, al di là del pensiero filosofico e del contesto di Alessandria, in epoca severiana, dopo l’avvento al trono di Eliogabalo e il suo insediamento a Roma (218-222 d.C.), in un momento di siriacizzazione, nel tentativo di orientalizzare la Capitale! . Certo!. Ho diviso il brano in parti. Ho rilevato la struttura del I periodo, come enunciato complesso, costituito da proposizione principale e da proposizione subordinata comparativa tramite oion, connesso al prolettico touto egkomion, detto in breve/dià bracheoon eirhmenon– perfetto participio di legoo-, ben sapendo che l’autore sottende lo stichos Omerico di Odissea, XIX, 179 enneooros basileue Dios megalou oarisths/regnava nove anni, intimo confidente di Zeus!. Ho rilevato quella del secondo periodo, che presenta una ridondanza dichiarativa con gar ed oti, congiunzione che introduce due proposizioni oggettive rette da dhloi per evidenziare il magistero di Zeus e l’eccellenza della arte magistrale non solo in molti punti, ma anche in quel preciso punto del libro. Nel III periodo viene colta l’insistenza dello scrittore su legei, congiunto a gar, che regge due frasi oggettive, il cui soggetto è legato ad un futuro passivo participio con valore finale per precisare la figura di Zeus precettore e maestro ( si rilevi il poliptoto sophsths-sophistou e di Dii /Dios !).Il IV periodo è parzialmente conclusivo con un oti congiunzione dichiarativa per precisare che l’epos omerico touto to ghras/questo premio sia tout’ estin epainos thaumastos una lode meravigliosa, la quale, considerata l’ anadiplosi di touto, risulta allegoria, in quanto pepaideusthai -essere educato (poliptoto con paidesthsomenon) vale per il solo eroe Minosse, che può dare logia-oracoli e fare nomoi-leggi . Il V periodo è aggiunta, visibile in kai, in quanto l’autore mostra Omero che ha fatto giudice solo Minosse (anadiplosi di dikazonta e di pepoike), che ha scettro d’oro nella discesa in Ade omerica di Odisseo, e non Radamanto, che non è né giudice intimo di Zeus. La conclusione definitiva del VI periodo si compone di una proposizione principale con phem’egoo più forte di amhn legoo umin /amhn dico vobis!- dopo dià tauta, in una personale affermazione che Minosse, fra tutti quanti, ha avuto uno specialissimo encomio da Omero, per cui il gar dell’ultimo periodo risulta soluzione di un problema pagano sulla base grammaticale di un infinito soggettivo passivo, che fa da soggetto ad ouk echei uperbolhn epainou al fine di negare il procedimento retorico dell‘iperbole elogiativa, in quanto nell’area nominale soggettiva l’essere educato da Zeus comprende l’unicità di figlio, che è di Zeus (anadiplosi di Dios e poliptoto epainos-epainou! ),e sottende altri valori semantici, connessi con l’area sintagmatica predicativa.

*Professore, il Minosse di Platone può essere, quindi, uno scritto per una lettura allegorica per dire che la celebrazione di Minosse, figlio unico/monos di Zeus, sophisths, sia una realtà intima comunicativa familiare di un oarisths, condivisore di segreti logoi col pathr e non gioco retorico iperbolico, cioè che la paideia impartita a Minosse sia fatto reale, capitato davvero ad un eroe, educato dal padre alla legge, alla giustizia e al dovere?

Bravo!. Marco. I tanti esercizi grammaticali e sintattici ti rendono abile in fase denotativa a vedere esattamente gar, tre volte usato, e a rilevare nell’alternanza di frasi infinitive oggettive 1e di proposizioni dichiarative introdotte da oti + indicativo, la volontà dell’autore di evidenziare la realtà, tramite la lettura omerica, tanto da dare il preciso valore di giudice, di giustizia, di legge e di politica cfr. Platone, a cura di G. Reale, Bompiani, 2000 e Platone, Minosse o della legge, traduzione e cura di Ciro Sbailò, Liberilibri, Macerata 2002 e Il giudice di Filone alessandrino in www.angelofilipponi.com Aggiungo per te che forse sarebbe il caso di dire che la spiegazione ministeriale di Scaglietti su oaroi logoi e su oarisths non è certamente precisa e che non aiuta chi traduce: la sua traduzione di “oaroi infatti sono i discorsi e l’oaristes è colui che è ammesso a condividere i discorsi ” non è accettabile perché è inesistente l’aggettivo oaroi/ coniugali, mentre esiste il sintagma oaros logoi / discorsi di coniuge-consorte.

*E’ sicuro, professore?

Marco, prendi L. Rocci, cerca oar/ oaros, h e vedi che il significato è consorte o coniuge non trovi oaros,a,on! Se non ti fidi, cerca su K. Schenkl- F.Brunetti o su T. Sanesi o G. Gemoll o altri.

*Mi scusi, a casa sua, ho visto tanti dizionari greci, anche antichi, compreso Vocabolario greco-italiano ed Italiano-latino del prete Francesco Fontanella e quelli etimologici come E. Boisacq, Dictionnaire étimologique de la langue grecque 1907!

Marco, tu ti sorprendi di questo, cioè della presenza di un termine che non è in nessun vocabolario! nel mio lavoro di traduttore, oltre ad aver trovato apacs legomena/ termini detti una sola volta, mi sono imbattuto in lemmi composti o inesistenti – un emblema in latino è busillis/die(bus illis)!- ed ho compreso che di norma c’è imperizia dell ‘amanuense, specie cristiano, a cominciare dai primi amanuensi di Vivarium, che commisero gravi errori cfr. Circa l’orthografia, pp.Li-Lv Cassiodori senatoris Institutiones, R.A.B. Mynors, Oxford 1937.

*Professore, potrebbe essere, quindi, un caso di adulterazione di un amanuense cristiano, che cuce insieme mito di Europa, pederastia cretese, figlio di Zeus e figlio di Dio, fondendo nel significato di oarisths l’intimità di una comunicazione tra amanti (Europa e Zeus) e quella di un sophists -maestro con matheeths-discepolo, in quanto non sa che è inesistente il sintagma aggettivo – nome /oaroi logoi, anche se conosce quello di genitivo singolare + nome plurale/ oaros logoi, semanticamente equivalente, derivato non solo da eiroo e da arariskoo, ma anche connesso con oarizoo, per mostrare il rapporto carnale sotteso tra maestroerasths ed alunno/eromenos, educato all’ areth, nella fase efebica, dall’adulto.

Marco, potrebbe essere una svista di amanuense che, invece, ha conoscenza precisa sulla pederastia cretese avendo caro, oltre al mito di Europa e Zeus, anche quello di Ganimede e Zeus e ha presente lettere di amore /epistulai erotikai di Filostrato cfr. Alcifrone, Filostrato, Aristeneto, Lettere di amore, BUR a cura di F. Conca e G. Zanetto, 2010. Da qui la pederastia cretese, l’inventio del mito di Ganimede connesso con quello di Minosse secondo quanto tramandato Eforo di Cuma (400-330 a.C. ) riportato da Strabone, Geografia,10,21.4, che dice: l‘usanza peculiare cretese nei riguardi delle storie d’amore è di non vincolare l’oggetto d’amore a sé con la costrizione, bensì con la persuasione, attraverso un rapimento rituale. Qualche giorno prima, l’amante va ad informare la famiglia del ragazzo, che questi sarà presto rapito… la cosa più indecorosa per un giovane è infatti quella di essere non degno d’acquisire un amante…

*Questo, però, sembra essere tipico di un periodo successivo- a seguito dell’acquisizione del pensiero aristotelico commentato da Alessandro di Afrodisia, convinto che la verità sia celata nel mondo concreto– di cui lei ha parlato in www.angelofilipponi.com La chiesa nel secolo IV e V, quando sono visibilmente ammirati e comuni gli exempla di amori pederastici, derivati dalla conoscenza del mito di Zeus e Ganimede, da quello di Mecenate e di Batillo, da quello di Adriano e di Antinoo, quando sono di moda gli scandali circa le agapete- spose del signore, quando i sacerdoti fanno sesso, proibito, coi meirachia/giovinetti, e predominano, specie nella corte bizantina.

*Bene, professore, ma io, che seguo da anni la sua ricerca su Christoa, figlio unico di Dio, divenuto da anhr sophos (qainita, costruttore, crocifisso in epoca tiberiana per lesa maestà come maran -re, nominato da Artabano III, senza consenso romano, illegittimamente), sotto gli ultimi antonini, sophisths e didaskalos /mashiach in ambiente alessandrino- dove è riportato in auge il pensiero di Paolo di Tarso, cfr. A. Filipponi, Ma, Gesù, chi veramente sei stato? Hoepli.it, 2012- grazie al suo insegnamento, riesco a leggere allegoricamente eil platonismo e il neo platonismo – avendo rilevato con lei la lezione di Filone alessandrino, tanto da poter comparare il culto di El Gabal con quello christianos/giudaico e con quello pagano di Zeus – dovrei, ormai, saper valutare da solo e dire che tutto vien fuso e confuso nel platonismo alessandrino d’ inizio III secolo, in un’ Alessandria (che fu punita, oltretutto, da Caracalla, non celebrato dai neokoroi cittadini, anzi vilipeso nella sua volontà di imitazione del grande macedone, conquistatore di tutto l’Oriente !). Forse non ho ancora la sua perizia filologica e neanche la capacità di ricercare con pazienza i rapporti che determinano altre letture, specie nei commenti aristotelici circa la felicitàeudaimonia, nelle allegorie di tipo omerico e nell’ inventio del Christos, uios -logos, congiunto col Pathr e con l‘ Agion Pneuma.

Marco, tu fai tutto bene ed ora hai un tuo modo di valutare. Poco giova ai fini docimologici, se si sa che il termine oar è anche nell’Iliade V,486 – usato al dativo plurale con valore di per le donne -oaressi con forma contratto in omega- e in Iliade, IX,327 …oaroon eneka spheteraoon /(combattendo) per le donne di altri! Poco importa se, quindi, oarisths vale intimo consigliere, che, condividendo anche il letto, ha rapporti di confidenza muliebre col Dio pathr!

*Comunque, professore, bisogna dire che, anche se non ci sono prove di forma attributiva in autori classici coevi o successivi, il termine, connesso, ha valore generico di donna! Perciò, è facile denigrare le commissioni di esami, preposte alla scelta testuale, e rilevare che non operano perfettamente e non fanno tutte le debite operazioni. Il compito di greco, come lo ha trovato difficile il mio parente, anche gli altri hanno avuto problemi nel tradurre!. Non è possibile operare su un’aporia pagana, commentata ed accolta secondo il sistema allegorico cristiano, teso al mysterium, per un alunno, poco esercitato nella lettura dei testi, specie, oggi, in un’Italia computerizzata ed anglosassonizzata, comunicante solo per cellulare, inferiore culturalmente di molto a quella dei loro genitori, pur sessantottini, seppure distruttori dell’auctoritas paterna, imparagonabile con quella dei loro nonni, di tradizione gentiliana– che pur hanno subito lezioni frontali indecorose-!

Marco, la vecchia cultura italiana, pur gentiliana, ancora ha presente la lezione severiana, conosce la monetazione di Eliogabalo, la progressiva orientalizzazione di Roma del secolo III, la successiva tradizione cristiana bizantina e medievale!. Tutto, invece , si è complicato dal lato semantico ad un alunno, che ha avuto una formazione lessico-morfo-sintattica lacunosa e non ha ricevuto una preparazione letteraria e culturale romano- ellenistica, filologicamente adeguata, dopo un lungo lavoro di contestualizzazione storica! Dare un compito simile suona come scolastico fallimento, specie se c’è bisogno di una spiegazione, per di più non certamente esatta, nel Post -Testo, quando bisogna misurare la formazione generale, tipica di un percorso ginnasiale-liceale, classico, sulla base anche di un’operazione tecnico formale testuale.

Professore, per lei, dunque, è vergognoso dare un simile compito di greco nel 2024, in Italia!

Moneta aurea dell’Imperatore Eliogabalo 218-222 e del betilo trasportato senza auriga

Marco, non so se bisogna parlare di vergogna o di fallimento, ma a me sembra che tu ti ricordi ancora delle lezioni su Eliogabalo e del mio lavoro su Antonin Artaud (Eliogabalo o l’anarchico incoronato a cura di A. Galvano, Amazon 2017), fatto contemporaneamente a letture antologiche su testi di autori del III secolo d.C. ?!

*Fui impressionato dal suo racconto, che teneva conto dello studio di una grande mente come quella di Antonin Artaud (1896-1948), che si era documentato e sui testi e sulla moneta dell’epoca!. Io, diciottenne, ricordo bene il carro tirato da sei cavalli, che trasportava la divinità, la grandezza dei singoli cavalli con i finimenti in oro e con ricchi ornamenti e la non presenza paradossale di un auriga della biga, che viaggiava autonoma, come se il dio stesso la guidasse. Lei ci leggeva sui testi che Eliogabalo camminava all’indietro davanti alla biga, rivolto verso il dio, reggendo le redini dei cavalli, compiendo tutto il viaggio in questo modo inverso, guardando in faccia il suo dio!. Mi è rimasto impresso il termine betilo (da βαίτυλος/ baetylus con valore di bēt el, parole semitiche che significano “casa del dio”, e dio stesso cfr. Filone di Biblo, fragmenta, 19,i,7) una pietra nera conica, aniconica, una stele eretta , che ha figura animata, quasi forma vivente,– un probabile meteorite caduto ad Emesa/Homs (Sanliurfa cfr. Bardesane in www.angelofilipponi.com) e venerata come divinità nel tempio del Sol Invictus di El -gabal, di Eloi signore della montagna/ gebal in Pessinunte!-. Io ho capito seguendo il maestro, studiando ed esercitandomi sui testi greci e latini!

In Oriente, nel terzo secolo, ci sono molti culti, specie in Cappadocia, in Cirrestica, in Osroene e in Siria dove massebe- massebot, alte steli, sono venerate, come fonti di riproduzione in quanto rappresentano sesso maschile o anche femminile, di origine arcaica, sumerica, visibilI anche in Nabatea e in Idumea e Perea.

*Professore, il culto del Sol invictus esiste già in epoca domizianea, ma è attivo cultualmente, specie in Asia e Siria, dove prospera a Pessinunte e ad Emesa, in santuari, dove è infinito e sacrosanto il potere sacerdotale dei Sampsigeramidi e poi di Bassiano e dei galla, su cui si creano le basi mistiche per la monarchia militaristica di Settimio Severo, marito di Giulia Domna, la cui sorella Giulia Mesa, dopo la vittoria su Macrino, impone a Roma stessa il numen del nipote Eliogabalo, insieme con sua madre Giulia Soemia. Lei, dunque, vede un rapporto in questo fosco periodo mistico-misterico, di un sacerdozio muliebre di evirati, col mitico oarisths Minosse, figlio unico di Zeus, e lo stesso nostro Signore Gesù Cristo, anche lui venerato a corte?!.

Marco, per me, è probabile che la phoithsis di Minosse para ton Dia, è simile ad un andare eis didaskaleioon (oikian) ellenistico, per essere educato secondo platonismo e neoplatonismo per dieci cicli di nove anni in relazione ad una lunga vita da saggio-sophos (cfr. I terapeuti in www.angelofilipponi.com), dopo la quale si diventa dikasths nella Nekuia dell’Ade, in quanto elemento oarisths e sunousiasths, ammesso nell‘intimità comunicativa col Dio supremo.

*Questo, dunque, per lei significa il detto-epos,   enneoros/ chi per nove anni regnava  come oarisths, ha commercio intimo (cfr. oarizoo) col grande Zeus, cioè Minosse, suo unico pais, sunousiasths in quanto ha sunousia frequentazione abituale,  poiché il re cretese si recava  ogni nove anni  nell’antro divino  e per imparare e per mostrare quelle cose, già apprese nei  precedenti nove anni, cosa che lei ha scritto circa l’Aggiunta del signore/kuriou prostheekh nel commento a Filone di Alessandria in de Ioseph (cfr. Il politico o Giuseppe , 2009, ora Amazon 2021)!.Questo essere virtuoso, secondo una ricerca della felicitas, direi, sillana, era risultato un magistero in senso aristocratico, in Roma repubblicana, tanto da autorizzare una tipologia di uomo,  nobile, idoneo ed abile per virtù e per qualità e, quindi,  di dux- hgemoon, capace di conseguire  merito,  grazie anche a prudenza  militare, più che morale, e di abrogare la costituzione tradizionale consolare ed ergersi, rispetto al popolo, come supremo dictator, autokratoor assoluto!.

Marco, io, da lavoratore, ho altra visione educativa, che parte da un’ angolazione di felicità  per la valutazione  in senso virtuoso, avendo  studiato il termine secondo criteri naturali e razionali non idealistici platonici e neppure misti di tipo aristotelico-stoici,  ed ho una risultanza  molto più complessa e completa, in quanto vado oltre il valore di areth (cioè di  arescoo e di arescomai  di sono contentomi accontento,  perché mi piace) tanto da  connettermi   anche con areioon – uno dei tanti comparativi  di agathos/buono-   che vale più valoroso  e più forte, collegato con aretaoo prospero/ ho fortuna/ sono fortunato  e giungo, con sacrificio, al  grado di eccellenza  e di perfezione, perfino  con la propria opera di artigiano e di contadino  (faber suae quisque fortunae), che riduce a reale concretezza ogni ideale, polverizzato continuamente dalla coscienza della miseria della condizione umana, mortale! .

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