Nìl igitùr fierì // de nìlo pòsse faténdumst/bisogna confessare, dunque, che niente può nascere dal nulla.
Lucrezio, De rerum natura, I, 205.
Lucrezio riprende la polemica della scuola platonica sul tema della natura e del Kosmos che, pur essendo ritenuto divino da Democrito e da Empedocle, non può, comunque, avere avuto inizio, anche se è uscito perfetto dalle mani del Theos.
*Professore, si parte, dunque, da una concezione divina e provvidenziale?
Epicuro, in effetti, ha una visione non divina e né provvidenziale, ma tragica della vita dell’uomo, sulla terra, in quanto elemento solo, privo di felicità, e senza conforto, mentre il numen lontano ed assente, vive beato negli spatia intermundia!
*Professore, lei non rileva affatto il divino della ratio umana in questa tragica visione dell’uomo, che vive in natura e che neanche potrebbe cercare hdonh/piacere perché il male naturale lo sovrasta, essendo oppresso, oltre tutto, dalla gravis religio, da lui stesso costruita a causa del phobos/paura.
Marco, Epicuro e Lucrezio mandano un messaggio negativo, apparentemente contraddittorio in relazione alla iniquitas rerum, alla natura matrigna, ma vogliono mostrare che la natura, in quanto beata/makaria può perfino dare la charis dell’hdonh e dell’ataracsia. Tu, però, pensi ed interpreti che per Epicuro la natura sia atechnos, priva di atechnia e, quindi, incapace di fare/poiein ta euporista/le cose ordinarie facili a procacciarsi… come se fossero ta anagkaia/le cose necessarie alla vita e ta dusporista/le cose difficili a procacciarsi… quali ta ouk anangkaia/le cose non necessarie alla vita?!
*No So bene che Epicuro è promotore della charis mediante la phusis che è makaria/beata.
Ed allora, perché hai differenti docsai/opinioni?
*Professore, pur se rilevo una qualche discrepanza nel pensiero epicureo, da christianos, concordo nel ritenere che la doctrina epicurea sia theoria liberatoria in quanto fede nella felicità dell’uomo anche se povero disgraziato e non principe sulla terra, in cui deve saper mantenere moderato ed imperturbato se stesso e l’ambiente, sua dimora, nonostante i cataclismi naturali.
Condividi, quindi, la missione di Epicuro e quella di Lucrezio che tendono a smascherare quanto è panourgia sacerdotale, che dogmatizza la religio, e a far opera di razionalizzazione al fine di una migliore vita sulla terra tanto da fare l’uomo compos sui/padrone di Sé, sapiente, come i tanti che hanno seguito il messaggio epicureo, come i redattori di lettere e frammenti ercolanensi e i tanti scrittori oscurati e quanti sono morti andando contro la Chiesa cristiana stessa, compreso il nostro Cecco d’Ascoli, bruciato vivo davanti a S. Croce il 16 settembre del 1327 (cfr. A. Filipponi, Il mito di Roma e di Augusto in Monarchia di Dante, KDP, 2022).
*Professore, lei così condanna l‘indirizzo filosofico morale di Aristotele e di suo nipote Teofrasto, che credono in una culpa della natura terrena, di quaggiù, contrapposta alla natura makaria divina, di lassù, celeste?
Marco, io ho lottato invano e lotto contro il pregiudizio aristotelico- teofrasteo cristiano-medievale-ecclesiastico, della doctrina cristiana cattolica connessa alla cultura sumerico-accadico-mesopotamica, ebraico-aramaica, biblica, che vede l’uomo come principe della terra nonostante la cacciata dal Paradiso terrestre e non rivela che, invece, la storia umana è passata da uno stato ferino, in cui l’uomo pur combattendo con gli altri animali, vivo entrava nelle viscere degli esseri animati più forti, mangiato da loro, prima di arrivare ad una fase razionale e ad un progresso, che non lo migliora, ma può risultare, anche in caso di panico collettivo, un male peggiore dello stesso stato selvaggio bestiale – cfr. De rerum natura, VI, 1282-86 -.
*Per lei questo è massima sventura per l’uomo!
Marco, cosa ci può essere di peggiore di un progresso razionale dell’homo sapiens sapiens che risulta ritorno alla ferinità, exousia christica, a causa del phobos/paura, che sconvolge l’animus!?
*Professore, lei mi vuole far vedere e far capire che l’opera lucreziana si chiude con scene di violenza, di fuoco, di sangue, come uccisione nuova del christos, in cui ci si uccide per mettere i corpi dei parenti sul rogo, nel corso della peste periclea, in Atene, città simbolo della razionalità!
Marco, ma prima forse avrei dovuto farti rilevare l’episodio del sacrificio della vergine Iphianassa (I, 62-101) che è segno di una polemica biblica esmelare nella filgia di Jefte di epoca del bonzo, contro la gravis religio, che impone all’uomo, che teme gli dei, soggezione, perfino a giudici soterici e ad Agamennone, il capo dei duci achei, il padre, hgemoon, obbligato a sacrificare la figlia per aver vento favorevole in Aulide per il viaggio fino a Troia per uccidere altri per arricchire la Grecia depredando l’Asia! Anzi avrei dovuto farti meditare sull’elogio di Epicuro, graius homo, esaltato perché anhr theios capace di orientare l’uomo razionalmente a liberarsi dalla folle doctrina religiosa e abituarti a guardare acutamente le caeli regiones per capire le res e la natura degli dei – la cui potenza si manifesta con fulmina e col caelum minitanti murmure, che soggiace i mortali con l’horribilis aspectu – ma specialmente a guardare, come Chicus ascolano, la terra, che è sotto i nostri piedi, il mondo in cui si vive, per essere non solo padrone di sé, ma anche di ogni cosa terrena, sottostante e prossima, nel rispetto degli altri simili, degli animali, dei vegetali e perfino delle pietre, fino ad arrivare ad equilibrio, in un riscatto totale della natura umana, pur esaminata nella sua mescolanza caotica di bene e male, nei suoi stessi limiti naturali di creatura, mortale, immonda.
*Professore, ma già Epicuro in Lettera a Meneceo, 123, diceva chiaramente che non è empio chi distrugge gli dei, che l’uomo si finge per paura, ma chi attribuisce agli dei le opinioni dell’uomo!
Bravo! Marco, sei arrivato alla mia stessa conclusione – chiaramente espressa in Età dell’oro e Lucrezio Caro -! Sappi però, che tutto inizia nel momento in cui l’altro/alter interpreta l’altro/alter, equivocando volutamente il fratello/frater suo fratello/frater, per raggirarlo al fine di un personale guadagno! A nulla è servito il capire che tutto ciò che nasce si apre alla vita, quando a giusto tempo si fondono insieme gli atomi tipici di ciascuna cosa/tempore semina rerum, per cui vediamo vere rosam/in primavera la rosa, d’estate il grano/frumenta calore e d’autunno l’uva/autumno vites!
*Caino ed Abele! Il fratello uccide il fratello!