varrone (116-27 aC.) e la theologia

Per Varrone Dio è anima motu ac ratione gubernans, cioè kosmos greco, in quanto anima che governa il mondo con il movimento e con la ragione e perciò mundus ipse est deus

Varrone, quindi, professore, considera sostanzialmente theos/deus non oggetto di religio, ma entità che riceve culto.

Marco, l’erudito reatino è cosciente che verità e religione, conoscenza razionale ed ordine cultuale sono su due piani del tutto differenti perché il mondo della religione, della pietas religiosa non appartiene alla res ma è quello dei costumi mores.

Professore, mi vuole dire che non sono gli dei /theoi che hanno costruito lo stato, ma lo stato ha istituito gli dei, venerati per suo ordine e per la buona condotta dei cives e che, quindi, la religione è un fenomeno politico.

Certo, Marco, ma aspetta a parlare ed ascolta ancora, non essere frettoloso.

Varrone in Antiquitates rerum humanarum et divinarum (41 libri, non tramandati, ma letti sinteticamente da Agostino De civitate dei, VI,5) distingue tre theologie, dopo aver definito la theologia ratio quae de deis explicatur in quanto scienza che comprende e spiega il divino: theologia mytica, theologia civilis, theologia naturalis.

Mi dica di quella mythica ! per Varrone essa è quella dei poeti, che sono i veri teologi pagani, che, componendo poesie, celebrano e cantano le loro lodi, inventando ognuno qualcosa di quello che ogni individuo pensa su un essere superiore, estraneo al mondo.

E quella civilis ? è una costruzione ideale di quelli che sono il popolo, elementi ignoranti che, analfabeti ed agricoltori , hanno una propria concezione irrazionale del theos ed hanno un disprezzo dei ciarlatori non lavoratori, filosofi, mentre acclamano i poeti, sognatori, che hanno un linguaggio figurato.

Scommetto, professore, che quella naturalis sia quella naturalis/ fisica costituita dai filosofi che indagano sulla res, sulla realtà etimologica come verità, essendo alla ricerca di sostanze reali, che sono globalmente la phusis /natura. E’ dunque una ricerca linguistica popolare e teatrale, filosofica

Lei torna ai tempi in cui scriveva Compendium theologicae veritatis e De autore operis censura e lavorava sulla ekporeusis /processio dello pneuma e sulla vergine madre/theotokos deipara e su S. Bernardo, epoca in cui era avvilito, debole e si sentiva spiato, quando leggeva di Joannes de Combis, che inneggiava alla veritatis theologicae sublimitas, anche se mostrava la natura, i suoi compiti e le funzioni proprie della filosofia, secondo una lettura ciceroniana e varroniana, secondo gli schemi agostiniani sulla concezione dell’uomo e della creazione del mondo e mi parlava anche di Dante e lo valutava coma clericus ignorante, un tapino non invitato alla mensa dei dotti- un tipo come lei, mai invitato ai meeting accademici dei cristiani, uno che raccoglie le briciole di banchettanti , desideroso di far partecipare, da illuso, come lei, chi è profano, uno che è davanti al tempio rispetto a quelli che sono fanatici di essere uomini che sono dentro il tempio!.

Marco, al di là della mia vicenda di studioso isolato e senza titoli, sconfitto e copiato, sappi che la lingua è veicolo di teologia e il teatro greco-latino è la sede in cui si crea la mens popolare, che ha la religio superstizione, secondo Platone ed Aristotele, Epicuro, Zenone.

Varrone in De lingua latina V,11 rileva che intende mostrare i termini relativi al concetto di spazio e a tutto ciò che racchiuso in esso, ma anche quello di tempo, connesso ai fatti che si svolgono e, alla fine, chiude con le due categorie spazio-temporali, con specifico riguardo al linguaggio poetico.

Professore, Varrone tratta di termine-codice e di referente come contesto spazio-temporale e situazionale per la tecnica individuazione di res e per dare significato al significante convenzionale astratto e quindi concretizza lo stesso theos come entità fissa, arborea, comunque, con connotazioni astratte celesti, ultraterrene in relazione alla realtà fisica? E’ così?

Non mi sembra.

Comunque Varrone e, con lui, Cicerone dipendono anche da Pitagora circa i principi fondamentali della realtà, che sono binari finito/ infinito, buono/ cattivo, vita/ morte, giorno /notte, oltre alle due cognizioni essenziali di stato/ movimento. Infatti Il reatino, da pompeiano, concreto, rispetto agli alessandrini cesariani, astratti e divini, precisa i termini, prima, di corpus – quello che è dotato della capacità di star fermo e di muoversi-, poi, locus -dove avviene il movimento -ed infine, tempus – quando avviene l’ azione, come forma essenziale del movimento-. aggiungendo come spiegazione che il corpo è corridore, il luogo è lo stadio in cui si corre, il tempo il periodo in cui si corre e l’azione è la corsa.

La sua conclusione, Marco, è che tutti i fatti si svolgono secondo questo procedimento quadruplice : si presentano sempre in questa forma in quanto non si ha tempo senza movimento -il tempo segna le tappe di sviluppo- né movimento senza spazio e senza corpo, essendo questo ciò che si muove e quello il luogo dove si muove, convinto che neppure esiste movimento senza spazio e senza corpo.

Dunque, professore, esiste nella ideologia pagana la theologia naturalis non le altre theologie, che sono muthos e politica? non ci può essere dunque, neppure una theologia stoica posidoniana, che è quella stessa varroniana, poi agostiniana ed infine tridentina.

Prima di parlare in modo tanto asseverativo conviene intendere se la definizione di religio mytica, che differisce da quella civilis, che ha nel teatro il luogo oltre che nell’urbs, pur nelle ricerca del numero degli dei, nella coscienza naturalis della divinitas animante il mondo, anche se sussiste il problema della sua natura ignea, numerica o atomistica

Quindi, professore, già il paganesimo aveva fatto una demitologizzazione come razionalizzazione di un processo ridotto a stato fisico, grazie alle scienze naturali, in una separazione di culto e conoscenza, in quanto il culto, necessario per la politica, non è, comunque, oggetto di conoscenza, che distrugge la forma religiosa,

Certo, Marco, questo è il pensiero reale di Varrone reatino, di Taruzio fermano e di Cicerone e di altri pompeiani, compreso Bruto: la theologia naturalis pur tendendo alla conoscenza degli dei che non esistono, si distingue dalle altre due teologie che trattano di divina instituta hominum in una separazione di campi, in quanto quella mytica popolare e civilis politica non hanno niente di religioso se non la superstizione/religio mentre quella naturalis avrebbe una divinitas, la natura, ma non si può avere reale comunicazione con un dio fuoco o numero o atomo anche se si può trovare, comunque, la sua giustificazione nella politica in quanto stato e popolo hanno bisogno della religio, che però non può arrogarsi il diritto, col culto, di misurare secondo verità e secondo giustizia, l’attività concreta dell’uomo.

Professore la cultura pagana sostanzialmente non ha né pregiudizi divini, né pretese, ma solo una religiosità naturale più epicurea che platonico-stoica?

Marco, in epoca romano imperiale, comincia a predominare anche in Occidente la concezione divina del potere con l‘ektheosis del sovrano già, comunque, presente da secoli in Oriente in senso assiro-babilonese persiano, arsacide e poi macedone, secondo un preciso schema di basileia, che si precisa alla fine del regno dei flavi e si attua sotto gli antonini: il neoplatonismo interrompe la linea pompeiana varroniana ciceroniana pagana, sulla base unitaria della vittoria cesariana ed ottavianea giulio-claudia e crea in un primo tempo una struttura nuova civile religiosa, in cui il cristianesimo primitivo, grazie all’allegoresi di Filone alessandrino, ben si inserisce, specie nel periodo della peste (165-190) anche se si oppone all’idea del princeps Dio; in un secondo tempo, superato il periodo di anarchia militare con gli imperatori illirici, vincendo Costantino e ricomponendo l’unità imperiale dopo la tetrarchia dioclezianea, viene legittimata l’ auctoritas con potestas, del nikeths / il vincitore, inviato da Sebaoth dio degli eserciti, capace di dare unità religiosa e pace, al kosmos romano, infine, dopo un cinquantennio di lotte tra ariani e cristiani.

Professore, ma è Teodosio da una parte ed Agostino da un’altra a costituire le strutture portanti del cristianesimo in una confusa mistione theologica, che poi storicamente si suddivide in due forme culturali una latina accidentale teocratica ed una orientale bizantina cesaropapista?.

Certo. E’ Teodosio che sfrutta la vittoria militare, concessa dal theos a Roma e al suo autokrator sull’usurpatore Eugenio così da legittimare il suo ruolo di supremo signore degli uomini e come regolatore del mondo, inglobando la spiritualità nella corporeità statale secondo l’ispirazione celeste di Ambrogio, che annulla definitivamente la theologia varroniana anche restaurata da Giuliano l’apostata, santificando il mito cristiano di unione mistica dell’uomo con Dio, della terra col cielo, a seguito della sconfitta di Valente ad opera di goti, riunendo l’impero e sancisce la vittoria cristiana dando potere immenso al clero, che cristianizza con la forza ogni segno pagano per poi suddividere in due partes la romanitas.

Quindi, professore, è il neoplatonismo che legge il cristianesimo come theologia naturalis interpretando a suo modo Varrone in nome di una razionalità filosofica, mettendo insieme cielo e terra, connotando i filosofi di spiritualità! Agostino, neoplatonico, avvalorando la Lettera ai romani, paolina , convinto dell’Esistenza di una religione vera perché ormai il Dio rivelato, vincitore, verbo incarnato, venuto sulla terra per redimere l’uomo dal peccato originale, morto sulla croce, divenuto segno vivente di Roma ha dato nuovo vigore all’imperatore- il tredicesimo apostolo per Eusebio- , alla sua sovranità imperiale romana cristiana, catholica/universale. Dunque, per lei, laico, ebraismo, cristianesimo e islamismo, come ogni altra religio, sono forme di fanatismo religioso di una casta clericale, in quanto è fanatico, chi è dentro al tempio/fanum e vive bene grazie al dogmatismo conciliare, rispetto al profano che è davanti al tempio, ossequioso e servile, e che guarda da fuori lo spectaculum, seguendo le cerimonie, ammirato e stupito dalla sontuosità sacrale ed è preso nel mysterion.