Per una “lezione” sul matrimonio per gli esseni

*Professore, lei che conosce bene Genesi, che ha tradotto Quod omnis probus di Filone ed Antichità giudaiche di Flavio, mi può chiarire storicamente come ragiona un esseno, di formazione farisaica circa il matrimonio, convinto di essere simile ad uno spartano che è fratello, discendente nato da Qetura e da Abramo.

Marco, tu sai che l’esseno è anche di formazione spartana e che deve sposarsi quando è nel massimo vigore fisico/en akmais toon somatoon (Senofonte, costituzione degli spartani, a cura d Guido D’Alessandro, Oscar Mondadori, 2009) per avere una sana generazione. Sai pure, dunque, che dall’epoca asmonea, nel corso della lotta tra farisei e sadducei, preferisce vivere da celibe in gruppi, nella zona del Mar Morto, dopo la persecuzione d’Alessandro Iamneo (103-76 a.C.) e che pochi sono quelli che vivono come coniugati – cfr. I manoscritti del Qumran, a cura di Luigi Moraldi, Tea, 1994; ESSENI: Quod omnis probus, testo greco a fronte, a cura di Angelo Filipponi, KDP, 2012; A. Filipponi, Asmonei, Antichità giudaiche, XIII, testo greco a fronte, KDP, 2022).

*Io conosco bene il libro di Luigi Moraldi ed ancora meglio la sua opera di traduttore di Filone e di Flavio. 

Sono contento che mi leggi e mi aiuti nella revisione.

*È vero che un esseno ritiene che chi non si sposa risulta come uno che si amputa la parte principale della vita/megiston…apokoptein… tou biou meros e la propria propagazione/thn diadochhn? La frase mi sembra troppo forte per un esseno, i cui fratelli, 4.000, vivono da decenni come celibi, felici del loro stato

Marco, Flavio riporta la frase di un esseno coniugato, in un’epoca, in cui forse gli esseni si sono trasferiti in città e si sono ammogliati, dopo un terribile terremoto sotto Erode il grande. Comunque, l’esseno coniugato, posterodiano, sembra convinto che, se così facessero tutti, si estinguerebbe la natura umana e perciò, lui, per conto proprio, è sposato – mentre gli altri tornati sul mar Morto, restano celibi fino al loro annientamento ad opera di Vespasiano – e concede un tempo di tre anni, come prova, per una donna vergine, per rimanere incinta, prima di contrarre reale matrimonio e farla entrare nel clan familiare!

*L’esseno chiede, quindi, tre anni per verificarne la fertilità? L’esseno è preoccupato più dalla fertilità della donna che della verginità, valore secondario.

 Si. tre anni. Per l’esseno, come per ogni ebreo, quel che conta è il valore primario della prolificità della donna. Una volta che la donna è gravida, non bisogna avere più rapporti carnali! Infatti essi dimostrano che non si sono sposati per il piacere, ma per aver figli/to mh dià hdonhn, allà teknoon chreian gamein. Non per nulla quando fanno bagno, le donne sono coperte di una veste e gli uomini hanno una fascia – cfr. Giovanni Vitucci (a cura di), Guerra giudaica, II, 8, 13 160-161, Fondazione Lorenzo Valla, 1974 -. 

*Da qui le prescrizioni mosaiche del Deuteronomio e di Numeri, che sono di origine mesopotamica, di derivazione sumerico accadica, poi applicate in epoca persiana, sulla verginità della donna ed anche di quella dell’uomo stesso, prima del matrimonio. Perciò, vorrei che mi dicesse qualcosa per capire bene la verginità di Maria, madre del Christos e di una sua entrata nel clan aramaico di qainiti davidici, anche se so che noi cristiani ne valorizziamo la verginità ai fini della divinità della nascita del figlio e della sacrosantità del miracoloso rapporto tra donna umana e Dio-Spirito Santo, sancito ad Efeso nel 431 d.C. (dopo che nel 420 d.C. il celibato viene imposto al clero da una legge dell’imperatore Onorio).

Marco, lascia stare il problema cristiano del celibato specie nel IV e V secolo, periodo controverso tra chi vuole il sacerdote celibe e chi sposato, specie nel clima ascetico imposto da Girolamo col libellus de custodia verginitatis, sotto il pontificato di Damaso – impegnato nella soluzione dello Scisma di Antiochia e nella questione delle agapete – a seguito della morte di Blesilla, nobile ventenne, incapace di sostenere il rigore delle regole di penitenza e di astinenza per conseguire la gloria celeste; e resta attento al mondo aramaico, in cui la donna e l’uomo devono essere vergini prima di contrarre matrimonio, istituto voluto da Mosè per la procreazione e non per il piacere, in quanto è vietata anche la pratica della masturbazione maschile (e femminile!), che prende il nome di onanismo, da Onan, figlio di Giuda, quarto figlio di Giacobbe e di Lia. È, comunque, prescrizione basilare mantenere integro e puro il corpo dell’uomo e della donna: lo stesso rituale della circoncisione/brith milà ha valore di purificazione e sottende una volontà di miglioramento della prestazione sessuale, connesso con le regole igieniche!

 *Ha ragione, professore! Devo rimanere attento al nostro tema. Mi può, comunque, parlare dell’onanismo?

Certo. È prescrizione, connessa con la legge del levirato! Infatti in Genesi, 38, 9 si dice che Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, di nome Tamar, ma Er, in quanto perverso, fu fatto morire da Dio ed allora Giuda disse ad Onan: accostati alla moglie di tuo fratello, fa il dovere di cognato nei suoi riguardi e fa sussistere così una posterità per tuo fratello. Il patriarca per il levirato parla così al figlio secondogenito, volendo dare posterità al defunto tramite il fratello, cosa legittima in Israele secondo gli usi mesopotamici, attenti al mantenimento del patrimonio della stirpe. Accadde, però, che Onan, sapendo che la posterità non sarebbe stata sua, ogni volta che si univa alla moglie di suo fratello, disperdeva per terra il seme, per non dare posterità al fratello, secondo la legge del levirato. Perciò, Dio fece morire anche lui.

 *Per questo, noi cristiani cattolici riteniamo peccato l’onanismo ed anche la pratica anticoncezionale. Per questo, noi non ci serviamo della circoncisione.

Marco, gli aramaici, pur barbaroi, hanno, comunque, conoscenze mediche e si servono dell’opera dei chirurghi/mohelim, prevista da Abramo, che fece il patto dedicatorio con Dio, mentre noi cristiani riteniamo che la donna, naturalmente, avrebbe partorito il bimbo senza prepuzio se Dio lo avesse voluto!

*Certo. È giusto il ragionamento cristiano, ripreso poi durante il IV Concilio Laterarense del 1215, regolatore del celibato sacerdotale! È migliore di quello ebraico: Dio fa nascere il maschio col prepuzio, secondo natura! Comunque, che fine fa la povera Tamar?

 Tamar è donna scaltra, che si concede, a sua insaputa, a Giuda, che, vedovo, pur non avendo voluto dare a lei il terzo figlio per paura che morisse, ha da lei Zara e Fares, da cui nasce Esrom e dopo varie generazioni Booz, che, unitosi a Ruth, vedova senza figli, di un parente ebreo, ha Obed, padre di Jesse, che ha Davide, come settimo figlio, da cui deriva dopo molte generazioni il Christos (cfr. Genealogia di Davide, Samuele, 1, 16, 10-11) e quella di Gesù di Matteo (1, 1-17), di 42 generazioni, suddivise in 14 da Abramo a Davide, 14 da Davide alla deportazione di Babilonia, e 14 da Babilonia fino alla nascita del Christos, nel 7 a.C.

*Professore, si rilevano contraddizioni nelle genealogie ebraiche, e perfino in quella dello storico Giuseppe Flavio in Bios, e specialmente se si confrontano quella del Christos di Matteo e quella di Luca messa, dopo il battesimo del Signore, riconosciuto come figlio di Dio in III, 23-38. 

Marco, nelle genealogie ci sono discordanze notevoli – di cui ora non parliamo – mentre cerchiamo di rilevare che un clan qainita, davidico, ha nel suo seno qualche elemento che, nato da un padre naturale, è considerato per il levirato figlio del fratello defunto, comunque, facente parte della stessa stirpe e quindi avente diritti alla successione patrimoniale. Noi conosciamo come si fa rinuncia da parte di chi non è fedele alla legge del levirato e come la vedova debba andare a sciogliere, secondo la legge, la calzatura e sputare in faccia/apolusai …ptuein eis to prosoopon a chi la rifiuta e pretende di mantenere l’eredità del marito, da consegnare, invece, a chi la sposa realmente – cfr. Antichità Giudaiche V. 9, 308-337 -, quando Rut, su suggerimento di Noemi, diventa moglie di Booz, lontano parente di suo marito, che si è rivolto al sinedrio.

*Professore, la comunità aramaica col levirato mantiene il possesso dei beni dei suoi componenti maschili, respingendo le istanze di estranei al clan, mai accettati per una vedova, data come moglie al familiare più vicino per parentela. Il figlio di Maria,( Christos, nato da un davidico) è moglie legittima di Giuseppe, figlio di Iakobos, nipote di Mattan – ambedue forse figli naturali, legittimati per levirato – come se fosse una vedova?

Marco, in altra sede abbiamo parlato di questo. Ora, qui, abbiamo accennato solo al matrimonio di Booz.

*Professore, ma anche nella vita di Davide ci sono strane contraddizioni, in relazione al matrimonio con Michol, quando il giovane arpista placa l’animo del re ed è prediletto da Saul, ed anche in relazione a philia con Gionata, e alla sottomissione al re, già accusato di pederastia con Agag e condannato da Samuele alla perdita del Regno. Non mi è chiaro neanche come Davide possa fare morire, dopo una peste, i figli Michol, avuti da Adriel 5 figli – lui non ne aveva avuto nessuno da lei, che lo beffeggia perfino mentre, in modo smodato, danza e canta -, favorendo i gabaoniti e annientando la stirpe del suo predecessore, ad eccezione di Memphibosth, figlio del suo amico cfr. Ant giud. VII, 89 (Flavio, sacerdote, non spiega, anche se afferma che Micol non generò figli a David, ma partorì cinque figli a colui, a cui fu maritata da suo padre, che l’aveva presa da David – dei quali a suo luogo parleremo! – volendo forse sottendere che Dio non poteva volere la mistione di sangue dei due re, avendo prestabilito ab aeterno l’estinzione della stirpe di Saul!).

Cosa vuoi dire? Tu fai lettura cristiana di Samuele, 2, 21, 8 e, da curioso, vuoi sapere su paiderastia di Saul e su philia tra Davide e Gionatha e sull’ira di Dio, che si abbatte anche sugli innocenti figli di Michol!

*Professore, chiedo spiegazione tecnica e storica su o eroomenos/amato, che mi sembra Davide meirachion, appetito da Saul e forse da Gionata, paiderastai/uomini che amano passionalmente i giovinetti, vista anche la mancata prole con Micol, sposa fortunata e prolifica col nuovo marito, dopo la fuga di giovane arpista dalla corte!

Marco, Flavio Filostrato in Epistolai erootikai/lettere erotiche tratta della prostituzione di meirakia /giovinetti e del loro costo di eroomenoi/amati pueri delicati, deliciae per gli adulti adescatori – cfr. Un curioso, spiritoso epigramma -.

*Dunque, professore, posso dire da quanto abbiamo detto circa il matrimonio essenico-farisaico, che vi sono molte prescrizioni e che il levirato è una pratica che, tutelando la donna vedova, impone che lei stessa rimanga come possesso del clan e che il patrimonio non passi in mani estranee, in quanto la donna ha discendenza dal fratello del marito morto, che risulta padre legittimo, i cui beni sono non divisibili con quelli dei fratellastri, figli dello stesso padre naturale, pur vivendo nella stessa tenda familiare. Posso pure dire che un esseno, spartanamente considera vergognoso che uno possa desiderare il corpo di un ragazzo ed approfittare della sua bellezza, senza ammirarne l’anima e segue la legge di Licurgo, che condanna l’adulto, al pari di un padre erasths dei figli e di un fratello delle sorelle.

Marco, hai ben capito tutto, senza spiegazione e penso che hai capito anche il significato di paiderasths, che è o eroon/l’amante, bramoso di corpo efebico, e di o eroomenos/l’amato, termini ambedue derivati dal verbo eraoo/amo con passione. Giuseppe Flavio, che ben conosce l’uso di Phileoo/diligo latino, rispetto ad amo/eraoo in Antichità giudaiche mostra di conoscere esemplari invaghiti di paidia-giovani ! Forse hai capito anche la frase matthaica 19, 10-12 sul celibato per il Regno di Dio, certamente detta, in epoca diversa, non dal Messia, Jehoshua Barnasha, ma da Iesous Christos dopo la fondazione di Colonia Aelia Capitolina ai suoi fautori: se tale è la condizione dell’uomo non conviene sposarsi.

*Io ho capito, professore, la risposta vera del Christos ai suoi fautori: il messia non voleva indicare all’epoca del Regno dei cieli (32-36), la via del celibato – percorribile per gli eunuchi, imbelli, nati così dal seno della madre e per gli eunuchi resi tali dagli uomini – ma quella dello zelota, di chi rifiuta il matrimonio, temporaneamente, per amor di patria, per avere famiglia dopo la vittoria sul nemico e il trionfo del Regno dei cieli.

Marco, sei sicuro!?

 

 

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo