Per una datazione di “Vita di Caligola” di Svetonio

Fin qui su un principe; ora devo narrare altre cose come su un  mostro/Hactenus de principe, reliqua ut de monstro narranda sunt –  Vita di Caligola 22-.

 

*Professore, la Vita di Caligola (Libro IV del De vita Caesarum) è scritta da Gaio Svetonio Tranquillo (70-128) durante il regno dell’imperatore Adriano, intorno al 121 d.C., periodo in cui l’autore ricopre l’incarico di Ab epistulis,  prima di cadere in disgrazia?. 

Marco, come fai a dire esattamente il 121? io… propenderei per un  generico  secondo decennio del II secolo, quando è segretario  addetto alla corrispondenza epistolare, incarico tenuto  dal 117,  per un quinquennio, fino alla sua esautorazione nel 122 d.C, avvenuta anche per Septicio Claro, prefetto del Pretorio,   sostituito con Quinto Marcio Turbone, un militare di carriera, non legato ai circoli letterari.!

Iscrizione di Cyrrhus

*Non ho sbagliato di molto!. I critici sono tutti concordi con la data della esautorazione del  122, quando il segretario  ab epistulis con le cariche congiunte  di responsabile delle pubbliche  biblioteche (a bibliotecis)  e  dell’archivio imperiale (a studiis) e il prefetto del pretorio non hanno più il mandatum scritto  da Adriano, assente!

 Io  penso che sia necessario rettificare in quanto credo  per la  prima volta in un christianos, bizantino,  di epoca giustinianea,  Giovanni Lido,  che ha scritto  l’opera de magistratibus/Περὶ ἀρχῶν τῆς ‛Ρωμαίων πολιτείας (De magistratibus populi Romani, libri tres, ediz. R. Wuensch, Lipsia 1903)  e che registra esattamente le parole imperiali  in II,5 (eccessiva familiarità con l’imperatrice!) quando l’imperatore viaggia in Britannia ed ha diviso in due tronconi  le comitive,  quella sua personale sotto la protezione di Turbone e quella della moglie sotto  la vigile e familiare assistenza di Septicio Claro e  del “segretario” Svetonio!.

 *Professore,  lei ribadisce che la datazione potrebbe  essere del periodo  dell’ incarico ab epistulis, quando lo storico  ha anche  la possibilità di fare le ricerche archivistiche da cui poi è autorizzato a scrivere la breve vita imperiale di Gaio Cesare Germanico e a dividerla  in due partes, una  “De principe“, influenzato dalla scrittura filoniana ebraica di Legatio ad Gaium ed una “De monstro”, condizionato dalla drastica epurazione adrianea, a corte, del 118.  Lei, dunque, operando secondo logica fattuale, vuole datare precisamente, qualche anno prima,  e poi mostrare cosa lo storico  intenda con De principe e cosa con De monstro e come,  infine,Adriano cambi registro operativo, rilevando la sua metanoia !   

Marco, per me lo scriptorium antonino, subito dopo il ritorno a Roma di Adriano, da Selinunte,  imperator Caesar  neoeletto da donne con la complicità del capo pretoriano (cfr Per una lezione su Cesare Traiano Adriano Augusto, www.angelofilipponi.com),  ha il compito di legittimare  la figura imperiale e, quindi, di tracciare le linee essenziali del nuovo principato, sulla base degli atti flavi, nerviani e traianei, in senso elettivo!. 

*Quindi,  per lei,  l’inizio della Vita di Gaio Cesare Germanico Caligola è da porsi tra gli ultimi  mesi del 118 e i primi del 119, quando Adriano sta partendo  per la Britannia,  e volendo centralizzare il controllo dell’apparato amministrativo, toglie potere all’aristocrazia tradizionale ed affida la burocrazia di Stato al rango equestre, trasformando la cancelleria imperiale in un corpus di funzionari di carriera, direttamente dipendenti dal sovrano: è il momento che coincide  con la feroce repressione attuata da P. Acilio Attiano, che con mandato congiunto del principe e del senato, fa morire i congiurati consolari,  in cui è chiaro il dispotismo  anche dalla nomenclatura della funzione  cesariana  iniziale congiunta con quella augustea successiva:  la pars caligoliana  di De principe è connessa con Filone alessandrino, specie per la celebrazione del sovrano giulio  come Neos Sebastos,  portatore di un‘ era saturnia, mentre l’altra  de monstro  è memoria della epurazione adrianea,  compresa quella stessa di Attiano, scomparso dalla corte anche lui poco dopo,  nel 119!.  

*Professore,  ma poi, appena  Tranquillo Svetonio  inizia ad operare come segretario ab epistulis,  sotto la protezione di Septicio Claro,  capo del pretorio,  da poco eletto, fortemente caldeggiato da Plotina, Sabina e  da Matidia  maior, morta nel 119 (cfr. E. Cizek, Structures et idéologie dans Les vies des douze Césars de Suétone, Bucarest-Parigi 1977; B. Baldwin, Suetonius, Amsterdam 1983; L. Perelli, Storia della letteratura latina, Milano, Paravia, 1996 Cfr. Appendice a Per una lezione su Cesare  Traiano Adriano Augusto e Per una lezione su Cesare Traiano Adriano Augusto www.angelofilipponi.com), comincia a vedere e ad esaminare anche i delitti di Adriano, che fa strage in absentia dei congiurati consolari, lontano dalla capitale,  dando mandato a P. Acilio Attiano (a Baia sono uccisi  Lusio Quieto e Publilio Celso;  Cornelio Palma  a Terracina, e a Faventia/Faenza,  Nigrino!).

Marco, la notizia è sicura  in quanto è in Historia Augusta, (Vita Adriani, 4) e in Cassio Dione, ( Storia romana  LXX,2) che sembrano  voler rilevare in Adriano lo stesso sistema repressivo, in absentia,  di Augusto e di Caligola! Quindi, non dovrebbe meravigliare affatto il comportamento crudele  e mostruoso  di Gaio Germanico, dopo la malattia, come ben evidenziato in Caligola il Sublime (Cattedrale, Ancona 2008), visti gli eccessi del momento!.

 Ara degli scribi

*Professore,  lei ci ha parlato di due raccomandati,  Septicio  Claro  e di Tranquillo Svetonio come famigliari di Vibia Sabina, per cui sorprende l’imputazione nei loro confronti da parte di Adriano, che li conosce come  uomini che trattano familiarmente Sabina (Elio Sparziano, Adriano 143 ) essendo viri, vicini alla maestà dell‘augusta!

Marco, i due sono uomini della corte imperiale con specifici compiti, caldeggiati come raccomandati da Matidia,  nipote di Traiano,  e da Plinio il giovane(61-114),  che scrive lettere a Septicio Claro  e che favorisce anche  Svetonio – il quale, grazie  a lui,  ha una bella cifra in denarii per  lo ius trium liberorum – ! I due sono amici  stretti di Plinio il giovane  – che è a lungo già  corrispondente dello storico sotto Traian – : Svetonio e Claro operano congiuntamente a corte nella propria orbita  e vanno  in rovina nel 122 con  accusa di famigliarità eccessiva con Vibia Sabina,  ma in effetti sono  allontanati per un’epurazione  voluta da Adriano per riforme specifiche sulla pubblica istituzione fiscale, adombrate 4 secoli dopo,  proprio dal Catholikos Giovanni Lido (490-557)!.

* Lei ci ha parlato nel V secolo della figura di Giovanni Primicerio,  prefetto della  cancelleria  a Ravenna, fatto imperatore inizialmente da Teodosio II!  Ben sapendo il significato del termine (da  primus /primo e  da cera /cera con valore di chi è il primo iscritto sulle tavolette di cera,  di uno che apre l’elenco ufficiale dei membri di un gruppo o di un ufficio!) chiedo:  Svetonio raggiunge  quello stesso grado di primicerio  quando congiunge le varie cariche  e risulta l’uomo più importante  all’interno di un corpus  di funzionari amministrativi, quando scrive La vita  di Caligola?. 

Marco, ci sono anche, in epoca antonina,  caterve di scribi, di squadre di oratores come Quintiliano, di storici come Giuseppe Flavio, di archivisti,  di ingegneri  e di architetti,  tutti  liberti, ex schiavi non italici – raccolti forse  intorno  ad italici come i galli cisalpini  Plinio il giovane e   Cornelio  Tacito e   come il romano Aulo Gellio, scrittore di 20 libri di  Noctes atticae – di origine siriaca, in maggioranza!  

*Per lei, dunque, la vita di Caligola nasce col favore di questi scribi, che portano il contributo della  comunità ebraica, come Giuseppe Flavio di Antichità Giudaiche,  oltre che a fonti  romane,  vicine agli eventi, offrendo il racconto più dettagliato  dell‘assassinio di Caligola, secondo la narrazione di Giulio Erode Agrippa I (cfr. Per una datazione di Consolatio ad Marciam www.angelofilipponi.com)

*Professore, è per lei  chiaro che la vita di Caligola svetoniana sia una raccolta  di fonti multiple con rumores del registro  senatorio, posteriori alla morte del turannos, educato da re orientali alla monarchia divina, invisa al senato!

Marco, Svetonio è scrittore  aneddotico, semplice, uno scriba cortigiano, che fa traspirare l‘invidia delle dinastie successive,  Flavia ed Antonina, che, sorrette dal senato, aspirano alla moderazione e alla creazione dell’ottimo principe, pur imitando Gaio Cesare Caligola, che comunque, viene bollato come pazzo quando si fa una sistematica costruzione del “mito negativo” di Caligola, come operazione ideologica mostruosa – cosa non gradita dall’imperatore Adriano,  che si vede connesso  in qualche modo col monstrum  giulio – claudio!-.

*Professore, lei ha considerato la valutazione storica di Tacito inadeguata,mentre ha condannato  quella di Cassio Dione, intenzionato a  proporre  per i Severiani il modello di Augusto principe! Ed ora mostra come  Adriano possa adombrarsi davanti al giudizio negativo  su Caligola monstrum di Svetonio,  tanto da operare anche  una trasformazione personale comportamentale ! 

Marco, Tacito scrive da esponente dell’aristocrazia senatoria, la classe che Caligola aveva progressivamente esautorato per accentrare il potere. Per lui, ogni tentativo di trasformare il principato in una monarchia di stampo ellenistico e sincretico, doveva essere bollato come tirannia e deviazione morale! Nei suoi Annales, la parte specifica sul regno di Caligola è andata perduta e lei ha rilevato un preciso  buco storico … Di conseguenza, l’approccio tacitiano ci giunge riflesso e condizionato dal medesimo schema ideologico applicato a Tiberio e Nerone, riducendo la complessità politica a una mera questione di degenerazione etica!. Cassio Dione invece  scrivendo  all’inizio del III secolo d.C., in piena età severiana, un’epoca di profonda crisi del ruolo del Senato e di militarizzazione del potere, nella sua Storia Romana, idealizza il principato di Augusto come l’equilibrio perfetto tra imperatore e classe senatoria, facendo un colossale errore!. Nel fare questo, utilizza la figura di Caligola come il perfetto anti-modello programmatico, per cui  deformare Caligola serve a Dione per lanciare un monito politico ai sovrani del suo tempo (come Caracalla o Eliogabalo),  in una esortazione  a non imboccare la via dell’autocrazia assoluta e del disprezzo per l’ordine senatorio, mostrando anche la fine esemplare  di Domiziano e Commodo. Adriano uomo intelligente e colto, temendo la condanna dei posteri,  cessa le stragi e fa una politica moderata pacata mansueta 

*Lei, perciò, con questa datazione  vuole mandare un nuovo  messaggio circa la Vita di Caligola, mettendo sotto accusa  la  mostruosità  caligoliana, evidenziata da   Svetonio filoantonino,  segretario cortigiano ed  archivista,  che, ben collegato col pretoriano Septicio Claro,  uomo garante della figura fisica dell’imperatore col suo corpus militare scelto – che, però,  ha  visto reprimere la congiura di consolari e rilevato la scomparsa  dello stesso prefetto Attiano ( prefetto  del pretorio nel 118 in sostituzione di Servio Sulpicio Simile),   esautorato nel 122 per  rapporti con Sabina  poco formali rispetto all’etichetta della corte, specie nel corso di un viaggio!

Marco, ricorda che Caligola è ucciso  da una congiura ebraica, anticipata dai pretoriani di Cassio Cherea il 25 Gennaio del 41, non liquidati finanziariamente,  quando già  sono in servizio effettivo  i  Germani,  che stanno preparando il trasferimento dell’imperatore ad Alessandria,  intenzionato a non pagare il corpus pretoriano, licenziato in tronco durante la festa dei Saturnalia!

*Septicio Claro,  quindi,  per lei è l’uomo chiave per la datazione precisa della vita svetoniana di Caligola? Il viaggio in Britannia del  122 ha particolare valore? Secondo le testimonianze della Historia Augusta, durante il viaggio o al ritorno da esso, Adriano rimuove bruscamente dal loro incarico Septicio Claro e Svetonio Tranquillo, cambiando strategia operativa, non più facendo stragi, ma accantonando e privando del potere  quelli che potevano  essere incommodi per il regime antonino!.

Marco,  dall’epistolario di Plinio forse  e dallo scritto dello storico, si può ricavare che il pretoriano conosce bene la repressione  feroce di Adriano,  anche se  non la mette in evidenza, come , invece,  Svetonio da archivista fa per Caligola monstrum!.

*Per lei, – che tiene presente, in  una visione generale imperiale,  Giulio Erode il Grande  il tyrannodidaskalos /maestro del potere di Augusto, colui che ha fornito i modelli di gestione per un impero universale  e suo nipote  Giulio Erode Agrippa con  Antioco di  Commagene,  pure loro  turannodidaskaloi di Caligola, figlio di Germanico,-   è chiaro  che Gaio Cesare   neos sebastos  porti la parabola politica al suo compimento,  da  Sublime, come  raffinato sublime riformatore, politico, che tenta di realizzare pienamente il modello divino monarchico ellenistico (cfr. Incitato, il cavallo di Caligola; The death of a God/La morte di un Dio; e Caligola il Sublime secondo Maria Elisa Redaelli – Quotidiano.it, 15/10/2010): lei rileva positivamente il principato di Caligola, livellando  quello troppo esaltato di Adriano, ottimo principe, quasi senza macchia  (cfr. M. Yourcenar, Mémoires d’Hadrien, nuova edizione riveduta, Paris, Editions Gallimard, 1971)!.

Marco, così mi sembrava nel 2008 ed ancora oggi ragiono allo stesso modo!: il carattere estroverso, opportunista e conformista di Septicio Claro – descritto da Plinio il giovane in epoca traianea ( cfr. Epistolario I, 15)  che  rileva lo sgarbo  a lui fatto dall’amico che preferisce altra compagnia ed altri pasti,  nonostante il precedente  invito a cena  e la sua promessa di presenza – è  spia di  un comportamento  vivace, troppo  invasivo, anche  per un imperatore lascivo ed  impudente come Adriano, non certamente legato a sua moglie Sabina! 

*Mi precisa la lettera di Plinio per meglio entrare nella sua logica fattuale?

Marco, Plinio, nella lettera,  mostra Septicio  vir civilis/politico  libero, indipendente ed autonomo, spregiudicato nel suo agire. in quanto, pur   invitato non l’ onora  con la sua presenza, ma  fugge verso altri lidi, disinvoltamente dando buca, per cui si lamenta affermando di aver diritto ad un risarcimento di spese  Heus, tu, promittis ad cenam nec venis! dicitur ius: ad assem impendum reddes nec id modicum/ o tu, che prometti di venire a cena e non ti fai vedere, io ho  diritto  che  tu  mi paghi le spese fino all’ultimo asse – e non sono certamente piccole!– . Plinio mostra ciò che avrebbe offerto: Paratae erant lactucae singulae, cochleae ternae, ova bina, halica cum mulso et nive- nam hanc quoque computabis, immo hanc in primis quae perit in ferculo -, olivae, betacei,  cucurbitae, bulbi, alia mille non minus lauta. Audisses comoedos vel lectorem vel lyristen vel — quae mea liberalitas — omnis /erano state preparate lattuga  a testa, tre lumache e due uova ciascuno, una foccacia di spelta  con vino mielato e  neve (dovrai mettere,  infatti, in conto  anche questa, che si è consumata  nel vassaio), olive,  barbabietole,  zucchine,  cipolle  ed altre mille portate (iperbole); avresti ascoltato attori che interpretavano scene di commedia, o un lettore o un suonatore di lira-guarda come sono splendido!-  tutti questi insieme; e poi mostra il comportamento di Septicio: At tu apud nescio quem ostrea, vulvas, echinos, Gaditanas maluisti./ tu, invece, hai preferito,  in casa di uno sconosciuto, le ostriche, vulve di scrofa ,  frutti di mare,  ballerine di Cadice. Ed infine soggiunge con durezza:  Dabis poenas, non dico quas. Dure fecisti: invidisti, nescio an tibi, certe mihi, sed tamen et tibi. Quantum nos lusissemus risissemus studuissemus!/  me la pagherai, non ti dico come, ancora; mi hai trattato proprio male, hai fatto un dispetto non so se anche  a te, a me certamente,  ma certo anche a te!. Quanto avremmo  scherzato, riso, discusso  seriamente.  E chiude: Potes apparatius cenare apud multos, nusquam hilarius simplicius incautius. In summa experire, et nisi postea te aliis potius excusaveris, mihi semper excusa. Vale/  tu puoi cenare con maggior sfarzo in case di molti, ma da nessuna parte  con  maggiore giocondità naturalezza e spontaneità Insomma prova,  e se in seguito non presenterai le tue scuse agli inviti altrui, presentale, comunque, sempre ai miei  Ciao.  

*Lei, perciò, professore, mi vuole dire  che Adriano, cosciente di essere stato, al ritorno da Selinunte,  sovrano monstrum,  comprende il clima di ostilità senatoria,  dopo la firma del trattato iniquo per Roma – che  deve riconsegnare  ai Parthi  un territorio di oltre un 1.000.000  di km quadrati  con  le tre province di Armenia,  di Assiria e di Mesopotamia-  e si vede circondato dai suoi legati, che  si sentono vincitori   in quanto convinti di potersi impadronire  facilmente  di tutto l’impero parthico, secondo il piano traianeo,   vede traballare lo stesso titolo imperiale, illegittimo nonostante le chiacchiere femminili e le affermazioni di Attiano!.

 Marco, pur in un clima di trattato e di generale pacificazione per Adriano ora  è necessario soffocare i rumores dei senatori dissidenti. punire con l’eliminazione fisica i legati consolari che non riconoscono come legittima la sua acclamazione  imperiale, ed instaurare un clima di terrore in Roma stessa, mentre  inizia il viaggio con la corte verso Britannia.

*L’esempio esecrato  di Caligola monstrum, scritto da Svetonio, da una parte è utile per avere saldo il suo regno, ma da un’altra  risulta inizio feroce di una epurazione sanguinosa che può diventare memoria storica simile a quella caligoliana! 

Adriano è vir intelligente abile a d adeguarsi in situazione; ritiene convenient , dopo aver fatto fuori i consolari,  allontanare dalla corte chi è oppositore o dissidente,  senza ricorrere alle maniere forti, secondo clementia, usando  moderazione e mansuetudine!.  Solo, allora,    si libera,  inviando in campagna, nelle loro ville, lontano dalla politica attiva uomini di valore come l’architetto  Apollodoro di Pergamo, lo storico Svetonio, il prefetto del pretorio Septicio Claro, oltre ad Attiano  e al suo predecessore Servio Sulpicio Simile!. 

*E’ vero, professore, l’episodio,  riportato da  Cocceio Dione (Storia romana, LXIX-LXXIII)  e da  Historia augusta  (Adriano, 69,2 ) di  Servio Sulpicio Simile,  che, chiesto ed  ottenuto di ritirarsi a vita privata, trascorre gli ultimi anni in pace, dopo la prefettura impegnativa di Egitto e quella del Pretorio, e fa incidere sulla propria tomba che visse per un tot di anni, ma di aver “vissuto” davvero solo per pochissimi di essi– 7! -, trascorsi in completo riposo, lontano dalle cariche pubbliche!

 Si Marco ! Adriano, temendo   Hactenus de principe, reliqua ut de monstro narranda sunt-  (Vita di Caligola, 22) frase ormai  familiare  a molti, cambia sistema di vita e di governo  e fa propagandare l’esempio di  Simile, come prototipo di uomo, che vive sereno gli ultimi anni di vita sine negotio! 

* La tradizione  storica solo negli ultimi decenni ha rivisto la  figura  di Adriano, l’antonino  del Vallum, l’imperatore che visita l’impero, il grande costruttore, l’amante di Antinoo, ed ha scoperto anche altro della sua humanitas,  qualcosa di simile al Genio sublime di Gaio Cesare Germanico, tipico di chi si sa adattare in situazione e lascia una precisa orma di sé, autentica, anche se  di creatura mortale, nonostante il tentativo di divinizzarsi, secondo la cultura  greco – romana naturale,  razionale, funzionale! 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo