…Mens omnibus una est (Virgilio,Georgiche, IV, 212)
*Professore, chi è Giuliano d’Eclano!
Giuliano d’Eclano (380 – 455), figlio del vescovo irpino Memore /Memorio.- amico dapprima di Paolino di Nola e di Agostino – entra con loro in contrasto, quando è seguace di Pelagio (cfr. Pelagio www.angelofilipponi.com).
*Dove si trova, oggi, Eclano?
Eclano, oggi, si identifica con Ceglie Messapica, anche se non è proprio come si dice, ma è località in Comune di Mirabella Eclano di Avellino, municipio irpino, saccheggiato da Silla, ma poi divenuto Colonia sotto Adriano, chiamata, perciò, Aelia Augusta Aeclanum, sede diocesana, infine, sotto Teodosio, di cui è vescovo Memorio, che celebra le nozze del figlio con Tizia, figlia del vescovo di Benevento, nel periodo in cui imperversa Alarico, che prende perfino Roma (cfr. Melania iunior e i pelagiani www.angelo filipponi.com).
*Quindi, si vive un tragico momento della Stora romana, quella di cui lei ci ha parlato della cristianizzazione dell’Occidente e delle venuta in Italia di Pelagio britanno, quando dopo la presa di Roma di Alarico, anche l’Italia meridionale è saccheggiata dai goti, ariani, sobillati dai vescovi eretici, poveri, che vedono la disparità con quelli ricchi Katholikoi, che agiscono come viri preclari dotati di Privilegium Fori , in quanto giudici, praefecti!
Marco, siamo nel V secolo, l’epoca della cristianizzazione latina dell’Occidente, dominato e formato in vario modo da uomini privilegiati di episcopalis audentia, come Agostino afer, come il tedesco trevirense Ambrogio e l’illirico stridonense Girolamo, che si oppongono al britanno Pelagio (cfr. Melania iunior e i pelagiani www,angelofilipponi.com)!. Siccome si vive in una situazione storica difficilissima in Occidente, in quanto i barbari si contendono porzioni del territorio germanico-gallo- italico ed afro- ispanico, esiste anche nel caos generale un clima di lotte religiose tra ariani (Visigoti, Burgundi, Alani, Vandali) e catholikoi imperiali, dòmini praeclari, per cui esplode una guerra ideologica anche tra i seguaci di Agostino afer (unito a Girolamo e ad Ambrogio) e quelli di Pelagio Britanno, predicatore senza privilegi, quando il papato romano è incerto e la corte ravennate è sotto reggenza di Galla Placidia, per il figlio di sei anni, Valentiniano IIl: si discute se per l‘uomo, peccatore, segnato dal peccato originale di Adamo, sia necessaria la venuta del Christos o se, invece, non sia necessaria, in quanto l’essere umano, perfetto per natura, è già perfetta creatura di un Dio, padre creatore!
*Professore, io so di questo problema teologico biblico, congiunto ad una scelta imperiale orientale traumatica: all’incertezza di scelta politica di Teodosio II nel 423,segue una guerra perché Giovanni Primicerio, come imperatore occidentale, successore di Onorio, morto senza eredi, inizialmente eletto dal basileus, si ribella, convinto della sua legittimità, certo di avere aiuti dagli unni e sicuro delle difficoltà militari bizantine contro i Sasanidi.
Il basileus, invece, risolta la guerra sasanide grazie ad Ardaburio, magister militum, decide di difendere i diritti dei parenti onoriani e di Valentiniano III, dando mandato al magister militum, scita, e al figlio Aspar, di punire il ribelle mentre il cristianesimo già con la romanizzazione e con ellenizzazione avviava un processo di indebolimento fisico e di ammollimento morale, di decadenza tale da non distinguere più le etnie antiche di italo- germano-gallici e di ispanico- afri, dominate dalle orde barbariche che, ad ondate. invadono il territorio romano!.
*Lei sta facendo, a suo modo, il cronotopo, contestualizzando la situazione Italiana, al tardivo arrivo di Aezio con 60.000 unni, a Ravenna, quando già Primicerio, il decano dei funzionari civili, era stato preso, mutilato e beffeggiato ad Aquileia, allorché Teodosio II, favorendo Galla Placidia, sua zia, ne accoglieva l’istanza di fare diventare imperator romano occidentale il piccolo Valentiniano III – fidanzato con Licinia Eudossia- ed inviava una flotta e truppe bizantine, comandate da Aspar e da suo padre Ardaburio magister militum orientale, contro l’usurpatore, nel 425!. 
Monete di Giovanni Primicerio.
Bravo Marco!. Conosci pure la storia del successivo trentennio e i capi occidentali, che dominano fino al momento dell’arrivo di Attila, che, sconfitto in Oriente da Marciano, si dirige verso la pars occidentale convinto di sposare Onoria, sorella di Valentiniano III che, come promessa sposa, avrebbe portato, come dote, a lui, metà dell’ impero romano?!.
La notizia di Procopio di Cesarea (490-560) scrittore di Storie in 7 libri (Cfr. La guerra gotica, traduzione di Filippo Maria Pontani, Newton Compton, Roma 1974 ) su Onoria – la quale, per sfuggire a un matrimonio forzato, aveva chiesto aiuto ad Attila, inviandogli un anello – non sembra vera!
*Professore, vera o non vera la notizia, comunque, l’Unno inizia l’invasione!. Come suo discepolo, conosco anche i magistri militum occidentali, di cui lei ci ha parlato varie volte e specie la storia del bulgaro, Flavio Aezio, un sarmato- pannonico, nato da una scita, che è il protagonista storico dell’epoca tanto che viene considerato, nonostante la barbaries, l’ultimo romano, che salva la romanitas da Attila (cfr. Michelle Loi, Attila mon ami: memoires d’Aetius, Editeurs Berg International,1997).
Bravo! Allora sai anche della rivalità che sorge subito dopo la vittoria su Giovanni e dopo la presa di Ravenna, tra Bonifacio, comes di’ Africa e Flavio Aezio magister militum per Gallias, – che ha già eliminato Costanzo Felice-?
*Certo. So che il comes è amico di Galla Placidia, per cui opera inizialmente contro Aezio, ma, poi, divenuto hostis dell’impero romano, secondo le Storie di Procopio, chiama in Africa i Vandali i quali – spinti dagli unni – disperati, dopo aspri combattimenti, vincono Aezio e poi i visigoti per stanziarsi in territori afri, nel 429. So, inoltre, che Bonifacio, amico di Agostino di Ippona – con cui scambia lettere- si scontra con Flavio Aezio e muore nel 432.
Marco, Bonifacio ha uno strano rapporto con Galla Placidia, con cui si riappacifica, dopo scontri contro legati imperiali, inviati da lei contro di lui, e viene eletto patricius, ma, poi, affrontato da Aezio nei pressi di Ravenna, pur ottenendo la vittoria, muore poco dopo per le ferite riportate.
Allora la situazione si capovolge, le truppe eleggono capo generale Aezio, che sposa la vedova, Pelagia, ed assume i titoli di Bonifacio, restando unicus magister militum occidentale 
Flavio Aezio e Pelagia, la scita!
*Professore, so anche che Agostino muore 2 anni prima circa e che Genserico si stanzia in Africa e fa una scaltra politica per anni tanto da impossessarsi di tutta l’Africa romana, ed, infine, conquista la stessa Roma con la sua flotta nel 455!.
Bene Marco!. La questione fra Agostino e Giuliano d’Eclano, pur avendo risvolti politici, nel complesso è religiosa e va dal 412 poco dopo l’elezione a vescovo, ad opera di papa Zosimo, fino al 430. Il contrasto religioso dura anche dopo la morte di Agostino ed anzi si accende per l’adesione marcata al pelagianesimo dell’italico, che dopo la battaglia di Ravenna, essendo connesso con Pelagia, vedova di Bonifacio, ora moglie di Aezio, apparente ultimo baluardo contro i barbari – che formano il suo esercito personale, in cui hanno scarso valore i legionari romani imperiali – opera forse indisturbato in Sicilia, come eretico, sotto la protezione del nuovo patricius, che risulta vero oppositore al predominio alano- vandalico!
*Quindi, lei mi dice che la diatriba religiosa tra Agostino e Giuliano è solo una fase iniziale di un conflitto in cui si evidenzia chiaramente la decadenza imperiale onoriana, rispetto alla forze barbariche visigotiche prima e poi alano- vandaliche dominanti sul Mediterraneo, dopo lo stanziamento in Africa e il successivo potere in tutto il bacino mediterraneo occidentale.
E’ un momento tragico per l’Africa romana, di cui ci sono testimonianze di devastazioni ed eccidi compiuti dai barbari, specie nella presa di Cartagine, che diventa nuova capitale per gli alani e vandali, che distruggono anche i segni della grandezza romana (l’Odeon, il teatro e gli acquedotti): si conoscono da retori africani le stragi avvenute realmente, la distruzione delle strade e della maggior parte degli edifici pubblici romani della città, comprese le thermae, rase al suolo, anche se da poco ben restaurate ed ampliate: comunque, sorgono nuovi centri di produzione all’interno delle mura cittadine e non cessano le esportazioni- come dimostra la grande quantità di anfore e vasellame nordafricano appartenente alla dominazione vandalica diffuso in tutto il Mediterraneo!-.
Cartina di Africa romana occidentale al momento della conquista alano – vandalica.
Cartina dei territori oggetto dei trattati tra Genserico e l’impero romano del 435 e del 442
*Nella diatriba accesa tra il maestro e l’ex allievo, ora pelagiano, in un clima di incertezza politica, si rileva la vacuità delle menti romane dell’epoca, tese più al credo religioso che alla difesa patria, pur nell’imminenza di un assedio ad Ippona, sede episcopale!
Resti di Ippona
Marco, le forme religiose se dominano, rovinano il sistema sociale ed economico, specie se applicano la Tzedaqah ebraica (cfr. Un sistema economico- finanziario: Tzedaqah www.angelofilipponi.com) privilegiando i prootoi e indebitando sempre più gli umili: secondo la teologia ebraica l’uomo non è il proprietario assoluto dei suoi beni, ne è solo il custode per conto di Dio!. Dall’esame di testi mi risulta che sono profonde le ripicche personali e le rivalità clericali, evidenti già dopo il concilio di Costantinopoli, nelle Orazioni di Gregorio di Nazianzo e nell’epistolario geronimiano ed ora in modo maggiore nella disputa pelagiana tra Agostino e Giuliano.
* E’ vero!. Lei, in quanto pelagiano, poi, valuta, seguendo il discorso riformistico di Giuliano, che confuta ogni tesi agostiniana, sulla base della ragione naturale perfetta!
Marco, al di là del mio pensiero, partigiano, la lotta tra pelagiani ed agostiniani è momento storico in cui i vincitori catholikoi, prevalendo, grazie a Marciano e a Pulcheria, giungono al concilio di Calcedonia, imponendo ogni asserzione agostiniana e la legittimano, procedendo secondo le linee già fissate nel Concilio di Efeso!
*Dunque, per lei, Giuliano, pur risultando il difensore della ratio classica, della cultura umanistica, del libero arbitrio perfetto, è condannato in senso christologico, come fosse un nestoriano, mentre Agostino può costruire e lasciare ai posteri col favore imperiale teodosiano un modello teocratico e sacerdotale in quanto l’afer può impunemente dimostrare quanto sia necessaria la sottomissione dell’ uomo alla mediazione salvifica della Chiesa catholica orientale!. Secondo lei, più da morto che da vivo, l’ afer Augustinus risulta vincitore, ad opera dei padri conciliari del 431 e del 454, con le sue opere, connesse con quelle di Girolamo e Ambrogio
Marco, l’opus imperfectum di Agostino sintetizza da una parte il suo pensiero antipelagiano , pur nella sua imperfezione ed incompletezza, e dall’altra risulta riscrittura storica evangelica con imposizione di una visione provvidenzialistica e dogmatica: a me sembra che, comunque, nel reale dibattito, Agostino abbia solo rancori, oltre alla volontà di predominare nel suo rapporto con l’ex discepolo, un tempo considerato quasi figlio – nel periodo in cui si incontrano a Cartagine, quando l’afer, avendo ancora cara la memoria di suo figlio Adeodato, vede nell’italico qualcosa di lui!- Eppure sono già morti Girolamo e Pelagio! Lo scontro ideologico perdura dovunque in Oriente e in Occidente in quanto non c’è soluzione vera tra i due incattiviti nella loro stolida opinione tanto che neanche vedono il male vandalico: l’Italico, da pelagiano, sostiene che il peccato di Adamo ha danneggiato solo lui stesso e non si è trasmesso ai suoi discendenti, essendo l’umanità nata pura; l’afer, invece, considera ereditaria la colpa di Adamo, i cui figli nascendo dalla copulazione di genitori in una condizione di corruzione sono dannati inclinati al male e, senza l’intervento divino, non possono non peccare!.
*Professore, a questo punto, forse è il caso che lei proceda in modo che noi possiamo veramente capire questa strana situazione ideologica confusa con una decadenza morale, politica e socio-economica!
Marco, mi richiami ad un altro esame, quello culturale latino, contrapposto a quello orientale, desiderando tu capire la classica visione sincretica mista dei patres catholikoi che leggono secondo una prospettiva naturale virgiliana epicureo-stoico aristotelica, e contemporaneamente mi inviti ad esaminare prima le due lettere dell’epistolario di Bonifacio con Agostino – la 189 e 220 – e poi quelle che sono del carteggio tra l’afer e l’italico Giuliano, (all’epoca, forse stanziato in Sicilia) al fine di valutare le risultanze generali non solo dottrinali ma storico-fattuali fino al Concilio di Calcedonia 454 e alla successiva questione acaciana! Tu, in effetti, vuoi sapere prima come venga imposto il munus militare con l’officium in relazione al sistema religioso, da parte di Agostino, che consiglia il comes afer circa il bellum iustum e il dovere militare del dux di difesa patria, connessa con la publica pax! Poi vuoi capire come poi nel clima bigotto di Pulcheria si giunga alle formulazioni del Concilio di Calcedonia ed infine, dopo la fine dell’impero romano d’Occidente, a seguito della questione acaciana successiva, alle connessioni tra politica e religione dei figli di Teodosio I.
* Professore, Augustinus afer esprime la volontà divina, che accorda la vittoria come segno non di vendetta feroce, ma di perdono catholikos, in quanto mostra che tutto si armonizza, se si sa sottomettere la propria passione umana e naturale: cielo e terra sono unicum! la voluntas dei si attua creando la civitas terrena simile a quella divina, celeste: Il comes Bonifacio deve rifiutare Pelagia, la moglie ariana, scita!
Marco, Augustinus che si crede profeta … non vede che Pelagia l’ex moglie scita, di Bonifacio, oggetto della provvidenza divina che fa la storia… diventa legame tra la corte e Flavio Aezio, nuovo marito! Dopo la battaglia di Ravenna e la morte di Bonifacio, Pelagia si sposa con Aezio che, da sconfitto, diventa vir eccellentissimo a Ravenna, e Patricius abile a ricostituire un grande esercito coi i resti delle proprie legioni, costituite da unni e sciti, mescolati con quelle miste dell’afer vincitore, defunto, in una nuova composizione militare per affrontare gli unni di Attila ancora impegnato sul fronte orientale dai legati imperiali!
*Dunque, Augustinus ha rilievo anche dopo la sua morte, perché fa ricostituire l’apparato militare come se i due eserciti non si fossero scontrati in una guerra civile, unificando romani e barbari, pronti ad obbedire alla volontà del senato e al monarca legittimo catholikos mentre Giuliano e i pelagiani, eretici, si spostano in Oriente, dove sono sotto il controllo Teodosiano quando i vandali ormai premono sulle isole e sull’ Italia con la loro flotta!.
Marco, Giuliano pelagiano, invece, non risulta vincitore, ma è costretto a vedere gli altri pelagiani soccombere all’ atto del tentativo di ripristino di una parvenza di potenza imperiale sulla base di truppe barbariche, guidate da magistri barbari, mentre si stabilizza il potere vandalico ed è crescente il pericolo unno, allorché il papato romano, pur non avendo alcun potere fa tentativi religiosi innovativi postzosimiani, con Innocenzo I, Sisto III e Leone I.
Iscrizione di Leone che incontra Attila
*Conosco i tentativi di conciliazione di Leone I in Gallia e quelli fatti ad Aquileia nei confronti dei pelagiani che, riottosi all’abiura, alla fine, cedono e fanno piena confessione di fede! So bene dall‘agiografia leonina e del papa che risulta il salvatore dell’Italia e di Roma da Attila che, distrutta Aquileia, si ritira davanti alla processione papale per l’apparizione di Pietro e Paolo con spade sguainate!
Tu sai che Giuliano, scomunicato, è esiliato, ma è ospitato insieme a Celestio da uomini come Teodoro di Mopsuestia (350-428 ) che era stato condiscepolo di Giovanni Crisostomo, e come Nestorio patriarca di Costantinopoli (386- 451) sostenitore di Christos uomo dio con due nature distinte, secondo la lezione antiochena (cfr. Nestorio e Cirillo www.angelofilipponi.com).
Conosco la storia privata di Giuliano che, perdute le terre in Campania, date a favore dei contadini, rovinati dall’invasione gotica, si rifugia, dopo la condanna di papa Zosimo, nel 418 in Africa, e dopo un breve soggiorno in Oriente presso Teodoro di Mopsuestia, e poi a Costantinopoli presso il patriarca Nestorio, torna di nuovo in Occidente, senza, però, riavere la diocesi in quanto ancora in polemica con Agostino e che, perciò, si ferma e si stanzia, avendo timore dei Vandali ,che con la flotta imperversano tra Africa e Sicilia, forse sulle coste tirreniche ancora sotto i bizantini!.
Augustinus, pur in un momento storico tanto grave seguita nella polemica antipelagiana, insistendo in momenti tragici come quello dell’assedio di Ippona, in Contra Iulianum pelagianum, in sei libri (Patr. Lat. 44, 461) e in Opus imperfectum, opera incompiuta (Patr. Lat. 45, 104), mentre Giuliano è sollecitato alla risposta da vescovi pelagiani, che ben conoscono l‘equivoco delle agapete, l’immoralità dei monaci e la condizione ecclesiastica (cfr. La chiesa nel IV e V www.angelofilipponi.com, oltre ad Anacoretismo giudaico e cristiano ed Epistula CXXXIV ad Augustinum, Ibidem).
*Professore, l’italico risponde all‘afer con 8 libri di Ad Florum,- un vescovo esule a Costantinopoli, che lo esorta a scrivere contro il De nuptiis et concupiscientia di Agostino, scritto nel 419 sui problemi sul matrimonio, poi ripresi anche altrove – e col De bono constantiae (Patr. Lat. 91) in cui l’irpino difende la capacità del libero arbitrio umano, convinto di perseverare nel bene senza la necessità della grazia divina.
Marco, Giuliano risponde ad Agostino con altre opere e, specie, coi 4 libri Ad Turbantium, dove difende il libero arbitrio, la bontà della natura umana e della creazione (compreso l’atto sessuale nel matrimonio), in un netto rifiuto della visione agostiniana del peccato originale, come una colpa ereditaria che corrompe totalmente l’essere umano. L’irpino fa in effetti una precisa dimostrazione biblica con commenti biblici ai Profeti minori, con l’ Expositio del libro di Giobbe, oltre alla traduzione latina del commento ai Salmi di Teodoro di Mopsuestia, ben connessa con una lettera a papa Zosimo e ai suoi seguaci, in un tentativo di trarre il papa romano dalla sua parte!.
*Professore, Giuliano segue Pelagio – che si oppone a Girolamo e alla sua Vulgata con la sua scrittura efficace e brillante -, uomo di formazione antiochena non alessandrina, e ne fa la difesa, persuaso che il britanno ha ragione quando afferma che l’uomo non si salva con la grazia e col battesimo, ma secondo legge naturale!. Lei questo ha affermato in molti articoli e l’ha evidenziato, desideroso di mostrare come i catholikoi imperiali siano parolai, che discutono, inerti e disarmati di fronte ai barbari, in prevalenza ariani, che conquistano e si dividono il territorio romano, del tutto indifeso!.
In questa situazione di decadenza, grande è il contributo di Giuliano nella difesa di Pelagio, naturale e razionale, quando bolla il pensiero agostiniano secondo la morale comune di un uomo sposato, che ritiene naturale il desiderio sessuale di unirsi ad una donna!, Ancora più grande è il suo monito a essere viri romani, dòmini, ad armarsi piuttosto che fare diatribe religiose sul peccato originale di Adamo, uomo mitico, che ha contaminato l’uomo mediante generazione (Giuliano ad Florum I, 61 in Opus imperfectum)!
*Professore, la risposta di Giuliano al pensiero agostiniano è secca e mostra che non si può condannare il matrimonio stesso, concepito come copulazione diabolica in quanto opera del diavolo se da essa nasce vita!. per Giuliano i rapporti sessuali sono necessari nel matrimonio, altrimenti il mondo muore in quanto non nascono figli: la sua conclusione è una sferzata all’afer che, da insensato, dichiara che il matrimonio appartiene al diritto del demonio, di cui la donna è simbolo espressivo (Ibidem, I, 62 –Tu dici che quanti nascono da un rapporto sessuale appartengono al diavolo-)!
La donna, fonte di piacere sessuale, è elemento demoniaco, anzi diavolo stesso!
*Professore, per Giuliano l’afer è in errore (Tu, evidentemente, senza esitazione, definisci diabolica la natura come la donna!) perché se è nella natura o viene dalla natura ciò per cui l’uomo è posseduto dal diavolo, è certamente del diavolo ciò per cui il diavolo ha potuto rivendicare a sé l’immagine di Dio!. Anzi, non è nemmeno immagine di Dio una natura che è per nascita, nel regno del diavolo!. (Ibidem, I, 63) (cfr. Pelagio www.angelofilipponi.com e Pelagio e i pelagiani www.angelofilipponi.com).
Marco, sappi che Agostino non demorde di fronte alla razionalità e funzionalità e coerenza di Giuliano, ma lo incalza affermando che quanti nascono dal matrimonio contraggono il peccato originale, e di essi, quali che siano i genitori da cui nascono, noi non neghiamo che siano ancora sotto il diavolo, se non rinascono nel Cristo e, liberati per la sua grazia dal potere delle tenebre, sono trasferiti nel regno di Colui “che non volle nascere dalla medesima unione dei due sessi”!
*Agostino, qui, è sulla stessa strada di Teofilo e Cirillo, alessandrini, che anticipano il concilio di Efeso, in una proclamazione di Maria theotokos, la panagia! Allora, l’italico chiude bruscamente :… Ti sei sforzato di far credere così esecrabili i rapporti sessuali da voler far intendere che il Cristo… per condannare il congiungimento dei sessi… abbia voluto nascere da madre vergine!. Cosa, dunque, qualcuno può aver detto di più improprio e di più impudente di questo? (Ibidem, I, 64)! Il contributo di Giuliano è, dunque, quello di un uomo sposato che, non vedendo la trasmissione del peccato originale, ritiene la natura del concepimento norma naturale in quanto Il peccato di Adamo ha danneggiato solo lui stesso e non si è trasmesso ai suoi discendenti: per lui, pelagiano l’umanità nasce pura!
Si. Marco. Giuliano, però, finita la polemica con Agostino, deve vedere come il pelagianesimo soccomba per volere di Marciano e di Pulcheria, che comunque, non sembrano ostacolarne il ritorno in Campania, dove muore poco dopo la presa di Roma, da parte di Genserico vandalo, la cui sovranità è indiscussa sul Mediterraneo, ora riconosciuta anche da Valentiniano III fin dal 442, perfino sulle terre e sui popoli da lui conquistati – cioè la Mauritania Tingitana, la Numidia Cirtensis, la Zeugitana e la Byzacena / l’Algeria orientale e la Tunisia attuali -.
*E’ vero che esiste un trattato/foedus – foederis pactum tra Genserico e Valentiniano?
Certo. Esiste un trattato fatto ab Augusto Valentiniano Cum Genserico come pax confirmata e come certis spatiis Africa inter utrumque divisa est , in cui non si parla di hospitalitas romana, ma di alani e vandali che, come foederati, hanno piena sovranità sul territorio conquistato, in una formale rinuncia imperiale già dal 425 (cfr. A. Saitta, Civiltà medievale, Laterza 1973) In effetti i Vandali approfittano, poi, della morte di Aezio e dell’assassinio di Valentiano III, per prendere Roma stessa, da cui vengono deportate la vedova Licinia Eudossia, le figlie Eudocia e Placidia, oltre al figlio di Aezio, Gaudenzio, venduto schiavo come gli altri nobili, appena giunti a Cartagine (cfr. Catherine Conybeare, Agostino l’africano. Una biografia, Libreria Editrice Vaticana 2026): l’impero romano di Occidente è uno sfacelo, essendo uno stato smembrato e in completa dissoluzione, a seguito del prepotere di Flavio Ricimero, uno svevo- visigoto magister equitum per un sedicennio!
*Per lei, l’Occidente è in agonia sotto Flavio Ricimero, che segue le orme di Flavio Aezio – che, pur vincendo gli Unni a Chalons e poi definitivamente Attila ai Campi Catalaunici non riesce ad interrompere il flusso dell’immigrazione barbarica-: il nuovo magister militum, non sarà, però, capace di frenare i barbari stanziati a Ravenna ed anche a Roma, anche se limita il potere di imperatori come Avito, Maioriano, Libio Severo ed Antemio, e li depone a suo arbitrio, avendo a sua disposizione nuclei militari barbarci fedelissimi, con cui può perfino assediare l’urbs aeterna e prenderlal. Ormai la sorte della pars occidentale dell’Impero è segnata: l’elezione di un imbelle Romolo Augustolo ad opera del padre Oreste, e la sua deposizione ad opera di Odoacre sono segni del tramonto di Roma, il cui senato rinvia le insegne imperiali a Zenone, imperatore di Oriente, chiedendo che il regulo straniero possa governare come patricius in Italia, quando già è pronta un’altra disputa religiosa a causa della questione acaciana (484-519), a dimostrazione dì un’ urbs che ha potere religioso, in quanto filocalcidonese !
*Professore, mi vuole dire che la funzione di Roma è ora solo religiosa mentre l’Oriente cerca di ricompattarsi e di consolidarsi secondo l’Henoticon di Giustino, augustus dal 518 al 527, un basileus ambizioso, desideroso di riconquistare la pars occidentale barbarica!
Marco, i papi romani, specie poi gli anici, avranno presente solo la lezione virgiliana secondo la lettura agostiniana provvidenziale e sacerdotale e si distaccheranno dal sistema bizantino: ... rege incolumi, mens omnibus una / se il re è salvo, tutti hanno una sola mente e …a tutti il riposo dai lavori è uno, ed una sola fatica per tutti/omnibus una quies operum, labor omnibus unus (Ibidem184): la virgiliana mens divina del mondo delle api, non è più una descrizione zoologica, ma una vera e propria allegoria della società umana ideale, dove il bene comune è il fine umano, dove esiste la communitas christiana, come Corpus Christi, dove è presente il superamento dell’individualismo con la presenza eucaristica del Signore! E… il pelagianesimo razionale e naturale, immagine reale della società animale, rimane arido ramo secco, destinato al taglio!