Giuliano d’Eclano

 

…Mens omnibus una  est (Virgilio,Georgiche, IV, 212)

 

*Professore, chi è Giuliano  d’Eclano!
 Giuliano d’Eclano (380 –  455), figlio del vescovo irpino  Memore /Memorio.- amico  dapprima di Paolino di Nola e di Agostino –   entra con loro in contrasto,  quando è seguace di Pelagio (cfr. Pelagio www.angelofilipponi.com).

*Dove si trova, oggi,  Eclano?

 Eclano, oggi, si identifica  con  Ceglie Messapica, anche  se non  è proprio come si dice,  ma è località in Comune di Mirabella Eclano  di Avellino, municipio irpino, saccheggiato da Silla, ma poi divenuto Colonia sotto Adriano, chiamata, perciò,  Aelia Augusta Aeclanum,  sede diocesana, infine, sotto Teodosio,  di cui è vescovo  Memorio,  che celebra le nozze del figlio con Tizia, figlia del vescovo di Benevento, nel periodo in cui imperversa Alarico, che prende perfino Roma  (cfr. Melania iunior e i pelagiani www.angelo filipponi.com).

*Quindi,  si vive un tragico momento  della  Stora romana, quella di cui lei ci ha parlato della  cristianizzazione dell’Occidente  e delle venuta in Italia di Pelagio britanno, quando dopo la presa di Roma di Alarico, anche  l’Italia meridionale è saccheggiata dai goti, ariani, sobillati dai vescovi eretici, poveri, che vedono la disparità con quelli ricchi Katholikoi, che agiscono come viri  preclari dotati di Privilegium Fori , in quanto giudici, praefecti! 

Marco, siamo nel V secolo, l’epoca della cristianizzazione latina dell’Occidente, dominato e formato  in vario modo da uomini  privilegiati di    episcopalis audentia,  come Agostino afer, come il tedesco trevirense  Ambrogio e l’illirico stridonense Girolamo, che si oppongono al britanno Pelagio (cfr. Melania iunior  e i pelagiani www,angelofilipponi.com)!. Siccome  si vive in una situazione storica difficilissima in Occidente, in quanto i barbari si contendono porzioni del territorio  germanico-gallo- italico ed afro- ispanico,  esiste anche nel caos generale  un clima di lotte religiose tra ariani (Visigoti, Burgundi, Alani, Vandali) e catholikoi  imperiali, dòmini praeclari,  per cui esplode  una guerra ideologica  anche  tra i seguaci di Agostino afer (unito a Girolamo e ad Ambrogio)  e quelli di Pelagio Britanno, predicatore senza privilegi, quando il papato romano  è incerto  e la corte ravennate è sotto reggenza di Galla Placidia, per il figlio di sei anni, Valentiniano IIl:  si discute se per l‘uomo, peccatore, segnato dal peccato originale di Adamo, sia necessaria la venuta del Christos o se, invece, non sia necessaria, in quanto l’essere umano,  perfetto per natura,  è già perfetta creatura di un Dio, padre creatore!

*Professore, io so di questo problema teologico biblico,  congiunto ad una scelta imperiale orientale traumatica: all’incertezza di scelta  politica di Teodosio II  nel 423,segue una guerra  perché Giovanni Primicerio, come imperatore occidentale, successore di Onorio, morto senza eredi, inizialmente eletto dal basileus,  si ribella, convinto della sua legittimità,  certo  di avere aiuti dagli unni e  sicuro delle difficoltà militari bizantine contro i Sasanidi.

Il basileus, invece, risolta la guerra sasanide grazie ad Ardaburio, magister militum, decide di difendere i diritti dei parenti onoriani e di Valentiniano III,  dando mandato al magister  militum, scita, e al figlio Aspar,  di punire il ribelle  mentre il cristianesimo già con la romanizzazione  e con ellenizzazione avviava un processo di indebolimento fisico e di ammollimento morale, di decadenza tale da non distinguere più le etnie antiche di italo- germano-gallici e di ispanico- afri, dominate dalle orde barbariche che, ad ondate. invadono il territorio romano!.

*Lei sta facendo,  a suo modo,  il cronotopo, contestualizzando la situazione  Italiana, al tardivo arrivo di Aezio con 60.000 unni, a Ravenna, quando già  Primicerio, il  decano dei funzionari civili, era stato preso,  mutilato e beffeggiato ad Aquileia, allorché Teodosio II,  favorendo Galla Placidia, sua zia,  ne accoglieva l’istanza di fare diventare imperator  romano occidentale  il piccolo Valentiniano III –  fidanzato con Licinia Eudossia- ed inviava una flotta e  truppe bizantine,  comandate da  Aspar e  da suo padre  Ardaburio  magister militum  orientale, contro l’usurpatore,  nel 425!.   

Monete di Giovanni Primicerio. 

 

Bravo Marco!. Conosci pure la storia del successivo trentennio  e i capi occidentali,  che dominano  fino al  momento dell’arrivo di Attila, che, sconfitto in Oriente  da Marciano, si dirige verso la pars occidentale  convinto di sposare Onoria, sorella di Valentiniano III che, come promessa sposa, avrebbe  portato, come dote, a lui,  metà dell’ impero romano?!. 

 La notizia di Procopio di Cesarea (490-560) scrittore di Storie in 7 libri  (Cfr. La guerra gotica, traduzione di Filippo Maria Pontani, Newton Compton, Roma 1974 ) su  Onoria – la quale, per sfuggire a un matrimonio forzato, aveva chiesto aiuto ad Attila, inviandogli un anello – non sembra vera! 

*Professore, vera o non vera la notizia, comunque, l’Unno inizia l’invasione!.  Come suo discepolo, conosco anche  i magistri  militum occidentali, di cui  lei ci ha parlato varie volte e specie la storia del bulgaro, Flavio Aezio, un sarmato- pannonico, nato da una scita, che è il protagonista storico dell’epoca  tanto che viene considerato, nonostante la barbaries, l’ultimo romano, che salva la romanitas da Attila (cfr. Michelle Loi, Attila mon ami: memoires d’Aetius, Editeurs Berg International,1997).

Bravo! Allora sai  anche della rivalità che sorge subito dopo la vittoria su Giovanni e dopo la presa di Ravenna,  tra Bonifacio, comes di’ Africa e Flavio  Aezio magister militum per Gallias, – che ha già eliminato Costanzo Felice-?

*Certo. So che il comes è amico di Galla Placidia, per cui opera inizialmente contro Aezio,  ma, poi, divenuto hostis dell’impero romano, secondo le Storie di Procopio, chiama in Africa  i  Vandali  i quali – spinti dagli unni – disperati, dopo aspri combattimenti,  vincono  Aezio e poi i visigoti per stanziarsi in territori afri, nel 429.  So, inoltre, che Bonifacio,  amico  di Agostino di Ippona – con cui scambia lettere-  si scontra con Flavio Aezio  e muore nel 432.

Marco, Bonifacio ha uno strano rapporto con Galla Placidia, con cui si riappacifica, dopo scontri contro legati imperiali, inviati da lei  contro di lui, e viene eletto patricius, ma, poi,  affrontato da Aezio nei pressi di Ravenna, pur ottenendo la vittoria, muore poco dopo per le ferite riportate.

Allora la situazione si capovolge, le truppe eleggono capo generale Aezio, che sposa la vedova, Pelagia, ed assume i titoli di  Bonifacio, restando unicus magister militum occidentale

 Flavio Aezio e Pelagia, la scita!

 *Professore,  so anche che Agostino muore 2 anni prima circa e che Genserico si stanzia in Africa e fa una scaltra  politica per anni tanto da impossessarsi di tutta l’Africa romana, ed, infine, conquista la stessa Roma con la sua flotta nel 455!.   

Bene Marco!. La questione fra Agostino e Giuliano d’Eclano, pur avendo   risvolti politici, nel complesso  è religiosa e va dal 412  poco dopo l’elezione a vescovo, ad opera di papa Zosimo,  fino al 430. Il contrasto  religioso dura anche dopo la morte di Agostino  ed anzi si accende  per l’adesione  marcata al pelagianesimo dell’italico, che  dopo la battaglia di Ravenna, essendo   connesso con  Pelagia, vedova di Bonifacio,  ora moglie di Aezio, apparente ultimo baluardo contro i barbari –  che  formano il suo esercito personale, in cui hanno scarso  valore i  legionari romani imperiali –  opera forse indisturbato in Sicilia, come eretico, sotto  la protezione del nuovo patricius,  che  risulta  vero oppositore  al predominio alano- vandalico!

*Quindi, lei mi dice che la diatriba religiosa tra Agostino e Giuliano  è solo una fase iniziale di un conflitto  in cui si evidenzia chiaramente la decadenza imperiale onoriana,  rispetto alla forze barbariche visigotiche prima  e poi alano- vandaliche  dominanti sul Mediterraneo, dopo lo stanziamento in Africa e il successivo potere in tutto il bacino mediterraneo occidentale.  

E’ un momento tragico per l’Africa romana,  di cui ci sono testimonianze di devastazioni ed  eccidi compiuti dai barbari, specie nella presa di Cartagine, che diventa nuova capitale per gli alani e  vandali,  che distruggono anche i segni della grandezza  romana (l’Odeon, il   teatro  e  gli acquedotti): si conoscono da retori africani le stragi avvenute  realmente, la distruzione  delle strade e della maggior parte degli edifici pubblici romani della città, comprese le thermae,  rase al suolo, anche se da poco  ben restaurate ed ampliate: comunque, sorgono  nuovi centri di produzione  all’interno delle mura cittadine  e  non cessano  le esportazioni- come dimostra la grande quantità di anfore e vasellame nordafricano appartenente alla dominazione vandalica diffuso in tutto il Mediterraneo!-.

 

 Cartina di Africa  romana occidentale al momento della conquista alano – vandalica.

 

 

Cartina dei territori oggetto dei trattati  tra Genserico  e l’impero romano del 435 e del 442

 

 

*Nella diatriba accesa tra il maestro e l’ex allievo, ora pelagiano, in un clima di incertezza politica,  si rileva  la vacuità delle menti romane dell’epoca, tese più al credo religioso che alla difesa patria, pur nell’imminenza di un assedio ad Ippona, sede episcopale!  

Resti di Ippona

 Marco, le forme religiose se dominano,  rovinano il sistema sociale ed economico, specie se applicano la Tzedaqah ebraica (cfr. Un sistema economico- finanziario: Tzedaqah  www.angelofilipponi.com) privilegiando i prootoi e indebitando sempre più gli umili: secondo la teologia ebraica l’uomo non è il proprietario assoluto dei suoi beni, ne è solo il custode per conto di Dio!. Dall’esame di testi  mi risulta che sono profonde le ripicche personali  e le rivalità  clericali, evidenti già dopo il concilio di Costantinopoli, nelle Orazioni di Gregorio di Nazianzo e  nell’epistolario geronimiano ed ora in modo maggiore  nella disputa pelagiana tra Agostino e Giuliano.     

* E’ vero!.  Lei, in quanto  pelagiano, poi, valuta, seguendo il discorso riformistico di  Giuliano,  che confuta ogni tesi agostiniana, sulla base della ragione naturale perfetta!   

Marco,   al di là del mio pensiero, partigiano, la lotta tra pelagiani ed agostiniani  è momento storico in cui i vincitori catholikoi, prevalendo,  grazie a Marciano e a Pulcheria,  giungono al concilio di Calcedonia, imponendo ogni asserzione agostiniana e la legittimano, procedendo secondo le linee già fissate nel Concilio di Efeso!

*Dunque,  per lei, Giuliano, pur risultando il difensore della ratio classica, della cultura umanistica,  del libero arbitrio perfetto, è condannato in senso christologico,  come fosse un nestoriano, mentre Agostino può costruire e lasciare ai posteri  col favore imperiale teodosiano un modello teocratico e sacerdotale  in quanto l’afer può impunemente  dimostrare quanto sia necessaria la sottomissione dell’ uomo alla mediazione salvifica della Chiesa catholica orientale!. Secondo lei, più da morto che da vivo,  l’ afer Augustinus risulta vincitore, ad opera dei padri conciliari del 431 e del 454, con le sue opere, connesse con quelle di Girolamo e Ambrogio    

 Marco, l’opus imperfectum di Agostino sintetizza da una parte il suo pensiero antipelagiano , pur  nella sua imperfezione ed incompletezza, e dall’altra risulta  riscrittura storica evangelica  con  imposizione di  una visione provvidenzialistica e dogmatica: a me sembra  che, comunque, nel  reale dibattito,  Agostino abbia solo rancori,  oltre alla volontà  di predominare  nel suo rapporto con l’ex discepolo,  un tempo considerato  quasi figlio – nel periodo in cui  si incontrano a Cartagine, quando l’afer, avendo ancora cara la memoria di suo figlio Adeodato, vede nell’italico qualcosa di lui!-  Eppure sono già morti  Girolamo e  Pelagio!  Lo scontro ideologico perdura dovunque in Oriente e in Occidente   in quanto  non c’è soluzione vera tra i due incattiviti nella loro  stolida opinione tanto che neanche vedono il male vandalico: l’Italico, da pelagiano, sostiene che  il peccato di Adamo ha danneggiato solo lui stesso e non si è trasmesso ai suoi discendenti, essendo l’umanità nata pura;  l’afer, invece, considera  ereditaria  la colpa di Adamo, i cui figli  nascendo dalla copulazione di genitori  in una condizione di corruzione sono dannati  inclinati al male  e, senza l’intervento divino, non possono  non  peccare!.

*Professore,  a questo punto, forse è il caso che  lei  proceda in modo che noi possiamo veramente capire questa strana situazione ideologica confusa con una decadenza morale, politica  e socio-economica!

Marco, mi richiami ad un altro esame, quello culturale latino,  contrapposto a  quello orientale, desiderando tu  capire la classica visione sincretica mista dei patres catholikoi che leggono  secondo una prospettiva naturale virgiliana epicureo-stoico aristotelica, e contemporaneamente mi inviti ad  esaminare   prima le due lettere dell’epistolario di  Bonifacio con Agostino – la 189 e 220 –  e poi quelle che sono del carteggio tra l’afer e l’italico  Giuliano, (all’epoca, forse stanziato in Sicilia) al fine di  valutare  le risultanze generali non solo dottrinali ma  storico-fattuali fino al Concilio di Calcedonia 454 e alla successiva questione acaciana! Tu, in effetti, vuoi  sapere  prima come  venga imposto il munus militare con l’officium  in relazione al sistema religioso, da parte di Agostino, che consiglia il comes afer circa il bellum iustum  e il dovere militare del dux  di  difesa patria,  connessa con la publica pax! Poi  vuoi capire come poi nel clima bigotto  di Pulcheria si giunga alle formulazioni del  Concilio di Calcedonia ed infine, dopo la fine dell’impero romano d’Occidente,  a seguito della  questione acaciana successiva, alle  connessioni tra politica e religione dei figli di Teodosio I. 

* Professore, Augustinus afer esprime la volontà divina, che accorda la vittoria come segno  non di vendetta feroce, ma di perdono catholikos, in quanto mostra che tutto si armonizza, se si  sa sottomettere la  propria passione umana e naturale: cielo e terra sono unicum! la voluntas dei si attua creando la  civitas terrena simile a quella divina, celeste: Il comes Bonifacio deve rifiutare  Pelagia, la moglie ariana, scita!

Marco, Augustinus che si crede profeta … non vede che Pelagia l’ex moglie scita, di Bonifacio, oggetto  della provvidenza divina che  fa la storia… diventa  legame tra  la corte e  Flavio Aezio, nuovo marito! Dopo la battaglia di Ravenna e la morte di Bonifacio,  Pelagia si sposa con Aezio che, da sconfitto,  diventa vir eccellentissimo a Ravenna, e  Patricius  abile a  ricostituire  un grande esercito  coi i resti delle proprie  legioni, costituite da unni e sciti, mescolati con quelle  miste dell’afer vincitore, defunto,  in una nuova composizione militare per affrontare gli unni  di Attila ancora impegnato sul  fronte orientale dai legati imperiali!

*Dunque, Augustinus  ha rilievo anche dopo la sua morte, perché fa ricostituire l’apparato militare come  se i due eserciti non si fossero scontrati in una guerra civile, unificando romani e barbari, pronti ad obbedire alla volontà del senato e al monarca legittimo catholikos  mentre Giuliano e i pelagiani, eretici,  si spostano in Oriente, dove sono sotto il controllo Teodosiano quando i vandali ormai premono sulle isole  e sull’ Italia  con la loro flotta!.

Marco,  Giuliano pelagiano, invece,  non risulta vincitore, ma è costretto a vedere  gli altri pelagiani soccombere all’ atto del tentativo di ripristino di una parvenza di potenza imperiale sulla base di truppe barbariche, guidate da magistri barbari, mentre si stabilizza il potere vandalico ed è crescente il pericolo unno, allorché il papato romano, pur  non avendo alcun potere fa tentativi religiosi innovativi postzosimiani,  con Innocenzo I, Sisto III e Leone I.

 Iscrizione di Leone che incontra Attila

 

*Conosco i tentativi di conciliazione  di Leone I in Gallia e quelli fatti ad Aquileia nei confronti dei pelagiani che, riottosi all’abiura, alla fine, cedono e  fanno piena confessione di fede! So bene dall‘agiografia leonina e del papa che  risulta il salvatore dell’Italia  e di Roma da Attila che, distrutta Aquileia,  si ritira davanti alla processione papale  per l’apparizione di Pietro e Paolo con spade sguainate!  

Tu sai che Giuliano, scomunicato,  è esiliato, ma è ospitato insieme a Celestio  da uomini come  Teodoro di Mopsuestia  (350-428 ) che era stato condiscepolo di Giovanni Crisostomo, e  come Nestorio patriarca di Costantinopoli (386- 451) sostenitore di Christos uomo dio con due nature distinte, secondo la lezione antiochena (cfr. Nestorio e Cirillo www.angelofilipponi.com). 

Conosco la storia privata di Giuliano che, perdute le terre in Campania, date a favore dei contadini,  rovinati dall’invasione gotica, si rifugia, dopo la condanna di papa Zosimo, nel 418  in Africa, e dopo un breve soggiorno in Oriente presso Teodoro di Mopsuestia, e poi a Costantinopoli presso il patriarca Nestorio, torna di nuovo in Occidente, senza, però, riavere la diocesi in quanto ancora in polemica con Agostino  e che, perciò,   si ferma e si stanzia,     avendo timore  dei Vandali ,che con la flotta imperversano  tra  Africa e Sicilia, forse sulle coste tirreniche ancora sotto i bizantini!.  

Augustinus, pur in un momento storico tanto  grave  seguita nella polemica antipelagiana,  insistendo in momenti tragici come quello dell’assedio di Ippona,  in  Contra Iulianum pelagianum,  in sei libri (Patr. Lat. 44, 461) e in Opus imperfectum, opera incompiuta (Patr. Lat. 45, 104),  mentre Giuliano è sollecitato alla risposta da vescovi pelagiani, che ben conoscono l‘equivoco delle agapete, l’immoralità dei monaci e la condizione ecclesiastica (cfr. La chiesa nel IV e V  www.angelofilipponi.com, oltre ad  Anacoretismo giudaico e cristiano ed  Epistula CXXXIV ad Augustinum, Ibidem). 

*Professore, l’italico risponde all‘afer  con  8 libri  di Ad Florum,- un vescovo  esule a Costantinopoli, che lo esorta a scrivere contro il De nuptiis et concupiscientia di Agostino, scritto nel 419 sui problemi sul matrimonio, poi ripresi anche altrove – e col De bono constantiae (Patr. Lat. 91) in cui l’irpino difende la capacità del libero arbitrio umano, convinto  di perseverare nel bene senza la necessità della grazia divina.

Marco,  Giuliano risponde ad Agostino  con  altre opere e,  specie, coi 4 libri Ad Turbantium, dove difende il libero arbitrio, la bontà della natura umana e della creazione (compreso l’atto sessuale nel matrimonio), in un netto  rifiuto della visione agostiniana del peccato originale, come una colpa ereditaria che corrompe totalmente l’essere umano. L’irpino  fa in effetti  una precisa dimostrazione biblica  con  commenti biblici ai Profeti minori, con l’ Expositio del libro di Giobbe, oltre alla traduzione latina del commento ai Salmi di Teodoro di Mopsuestia, ben connessa con  una lettera a papa Zosimo e ai suoi seguaci, in un tentativo di trarre il papa romano dalla sua parte!.

*Professore, Giuliano segue Pelagio  – che si  oppone a Girolamo e alla sua Vulgata con la sua scrittura  efficace e brillante -, uomo  di formazione antiochena non alessandrina,  e ne fa la difesa, persuaso che il britanno ha ragione quando afferma che l’uomo  non si salva con la grazia e col battesimo, ma secondo legge naturale!. Lei  questo ha affermato in molti articoli  e l’ha evidenziato, desideroso di mostrare come i catholikoi imperiali  siano parolai, che discutono, inerti e disarmati di fronte ai barbari, in prevalenza ariani, che  conquistano  e si dividono il territorio romano, del tutto indifeso!.

In questa situazione di decadenza,   grande  è il contributo di Giuliano nella  difesa di Pelagio, naturale e razionale,  quando bolla il pensiero agostiniano secondo la morale comune di un uomo sposato, che ritiene naturale il desiderio sessuale  di unirsi ad una donna!, Ancora più grande è  il  suo monito a essere viri romani, dòmini,  ad armarsi piuttosto che  fare diatribe religiose sul peccato originale di Adamo, uomo mitico, che ha contaminato l’uomo mediante generazione  (Giuliano ad Florum I, 61 in Opus imperfectum)!

*Professore,  la risposta di Giuliano  al pensiero agostiniano è secca e mostra che non si può condannare il matrimonio stesso, concepito come copulazione  diabolica  in quanto  opera del diavolo  se da essa nasce vita!. per Giuliano i rapporti sessuali sono necessari nel matrimonio, altrimenti  il mondo muore in quanto  non nascono figli: la sua conclusione è una sferzata all’afer che, da insensato, dichiara che il matrimonio appartiene al diritto del demonio, di cui la donna è simbolo espressivo (Ibidem, I, 62 –Tu dici che quanti nascono da un rapporto sessuale appartengono al diavolo-)!

La donna, fonte di piacere sessuale, è elemento demoniaco, anzi diavolo stesso! 

*Professore, per  Giuliano  l’afer  è in errore (Tu, evidentemente, senza esitazione,  definisci diabolica la natura come la donna!)  perché   se è nella natura o viene dalla natura ciò per cui l’uomo è posseduto dal diavolo, è certamente del diavolo ciò per cui il diavolo ha potuto rivendicare a sé l’immagine di Dio!. Anzi, non è nemmeno immagine di Dio una natura che è per nascita, nel regno del diavolo!. (Ibidem, I, 63)  (cfr. Pelagio www.angelofilipponi.com e Pelagio e i pelagiani www.angelofilipponi.com). 

 Marco, sappi che Agostino non demorde  di fronte alla razionalità e funzionalità e coerenza di Giuliano,  ma lo  incalza   affermando che quanti nascono dal matrimonio contraggono il peccato originale, e di essi, quali che siano i genitori da cui nascono,  noi non neghiamo che siano ancora sotto il diavolo, se non rinascono nel Cristo e, liberati per la sua grazia dal potere delle tenebre, sono trasferiti nel regno di Colui “che non volle nascere dalla medesima unione dei due sessi”!

*Agostino,  qui,  è sulla stessa strada di Teofilo e  Cirillo, alessandrini,  che anticipano  il concilio di Efeso,  in una proclamazione di Maria theotokos, la panagia! Allora, l’italico chiude bruscamente :… Ti sei sforzato di far credere così esecrabili i rapporti sessuali da voler far intendere che il Cristo… per condannare il congiungimento dei sessi… abbia voluto nascere da madre vergine!. Cosa, dunque, qualcuno può aver detto  di più improprio e di più impudente di questo? (Ibidem, I, 64)!   Il contributo di Giuliano è, dunque,  quello di un uomo  sposato che, non vedendo la trasmissione del  peccato originale,  ritiene la natura del concepimento norma naturale in quanto Il peccato di Adamo ha danneggiato solo lui stesso e non si è trasmesso ai suoi discendenti: per lui,  pelagiano l’umanità nasce pura!

Si. Marco. Giuliano, però, finita la polemica con Agostino, deve  vedere  come il pelagianesimo  soccomba per volere di Marciano e di Pulcheria, che comunque, non sembrano ostacolarne  il ritorno in Campania, dove muore poco dopo la presa  di Roma, da parte  di Genserico vandalo, la cui sovranità è indiscussa sul Mediterraneo, ora riconosciuta anche da  Valentiniano III  fin dal 442, perfino sulle terre e sui popoli da lui conquistati – cioè la Mauritania Tingitana, la Numidia Cirtensis, la Zeugitana e la Byzacena / l’Algeria orientale e la Tunisia attuali -.

*E’ vero  che esiste un trattato/foedus – foederis pactum tra Genserico  e Valentiniano? 

 Certo. Esiste  un trattato fatto   ab Augusto Valentiniano Cum Genserico come pax confirmata e come  certis spatiis Africa inter utrumque divisa est ,   in cui  non si parla di hospitalitas romana, ma di  alani e vandali che, come  foederati, hanno piena sovranità sul territorio  conquistato, in una formale rinuncia imperiale già dal 425  (cfr. A. Saitta, Civiltà  medievale, Laterza 1973) In effetti i Vandali approfittano,  poi, della morte  di  Aezio e  dell’assassinio di Valentiano III,  per prendere Roma stessa,  da cui vengono deportate la vedova Licinia Eudossia, le figlie Eudocia e Placidia, oltre al figlio di Aezio, Gaudenzio, venduto schiavo come gli altri nobili, appena   giunti a Cartagine (cfr. Catherine Conybeare, Agostino l’africano. Una biografia,  Libreria Editrice Vaticana 2026): l’impero romano di Occidente è uno sfacelo, essendo uno stato smembrato e in completa dissoluzione,  a seguito del  prepotere di  Flavio Ricimero, uno svevo- visigoto magister equitum per un sedicennio!

*Per lei, l’Occidente è in agonia sotto Flavio Ricimero, che segue le orme di Flavio Aezio – che, pur vincendo  gli Unni a  Chalons   e poi definitivamente Attila ai Campi Catalaunici  non riesce ad interrompere il flusso dell’immigrazione barbarica-: il nuovo magister militum, non sarà, però, capace di frenare i barbari stanziati a Ravenna ed anche  a Roma,  anche se limita il potere di imperatori come  Avito, Maioriano, Libio Severo ed Antemio, e   li depone  a suo arbitrio, avendo a sua disposizione nuclei militari barbarci fedelissimi, con cui può perfino assediare l’urbs aeterna  e prenderlal. Ormai la sorte della pars occidentale dell’Impero è segnata:   l’elezione di un imbelle  Romolo Augustolo ad opera del padre Oreste, e la sua  deposizione ad opera di  Odoacre sono segni del tramonto di Roma, il cui senato  rinvia  le insegne imperiali a Zenone, imperatore di Oriente, chiedendo  che il regulo straniero possa governare  come patricius in Italia, quando  già  è pronta un’altra disputa  religiosa a causa  della  questione acaciana  (484-519), a dimostrazione  dì un’ urbs che ha potere religioso, in quanto  filocalcidonese !

*Professore,  mi vuole dire che la funzione di Roma è ora solo religiosa  mentre l’Oriente cerca di ricompattarsi e  di consolidarsi secondo l’Henoticon di Giustino, augustus  dal 518 al 527, un basileus ambizioso,  desideroso di  riconquistare la pars occidentale barbarica! 

Marco, i papi  romani, specie poi gli  anici,  avranno presente solo  la lezione virgiliana secondo la lettura agostiniana provvidenziale e sacerdotale e si distaccheranno  dal sistema bizantino: ... rege incolumi, mens omnibus una / se il re è salvo, tutti hanno una sola mente e …a tutti il riposo dai lavori è uno,  ed una sola fatica per tutti/omnibus una quies operum, labor omnibus unus (Ibidem184):  la virgiliana  mens divina  del mondo delle api, non è più  una descrizione zoologica, ma una vera e propria allegoria della società umana ideale, dove il bene comune è il fine umano, dove  esiste la communitas christiana, come Corpus Christi,  dove  è presente il  superamento dell’individualismo con la presenza eucaristica del Signore! E… il pelagianesimo razionale  e naturale, immagine reale della società animale,  rimane  arido ramo secco, destinato al taglio!

 

 

 

 

 

 

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo