Non dicere ille secrita a bboce
Non dicere – ne dicas/dixeris – noli dicere
ille secrita/quei detti segreti
a bboce-ad vocem/a voce

*Professore, lei si occupa di questo graffito per quale ragione? Non penso che lei, sempre funzionale, scriva per diletto: lei avrà motivazioni precise per comunicare che non bisogna dire cose secrete a voce, ben conoscendo che lei sostiene che il cristiano specialmente ci tiene al mysterium e che nasconde di norma la verità. Lei conosce to toon musteerioon toonde epitagma/la prescrizione dei misteri?
Marco, certo. To mh ekpherein eis mh menuhménous/non divulgare nulla ai non iniziati!
*Mi sembra che spieghi esattamente il motivo Plotino, il quale afferma che sia proibito di manifestare il divino e di volgarizzarlo se non a quelli che già hanno avuto per se stessi la fortuna di contemplare/ idein eutucheetai.
Bene, Marco. A me piace parlare delle Catacombe di Commodilla sulla via Ostiense, alla Garbatella, perché intendo ricordare la figura di padre Camillo Bellarmino Bagatti (1905-1990), che ci fece la sua tesi di laurea, prima di andare in Terra santa e in Giordania, lasciando preziose orme, specie negli scavi del Dominus Flevit, (Monte degli Ulivi) e a Nazareth, sotto l’attuale Basilica dell’Annunciazione, dove riportò alla luce i resti di due chiese precedenti, una bizantina e una crociata, e qualche rudere del primitivo edificio giudeo-cristiano. Sulla sua scia molti fecero le loro esperienze archeologiche, come padre Virgilio Canio Corbo (1918-1991) e padre Michele Piccirillo (1944-2008). Inoltre come linguista, desidero mostrare, come già nel IV secolo, il latino volgare, militare, abbia iniziato un suo processo, come il volgare greco (cfr. Il crocifisso nel Graffito del Palatino), e, cambiando, si trasforma in latino medievale, prima di arrivare alle lingue romanze (Lingua del si, oc, oil) – cfr. De vulgari eloquentia di Dante -.
*Dunque, da una parte, fa memoria con un elogium per un frate francescano e per tutti i francescani, che hanno operato in zone palestinesi per quasi 7 secoli e, da un’altra, vuole dire il suo parere su un piano discorsivo elementare per noi, suoi ex alunni, circa la trasformazione del latino popolare e militare in sermo vulgaris, secondo i documenti della nostra tradizione medievale.
Certo Marco. Mi sembra doveroso ricordare i tanti francescani che, avendo avuto il permesso dalla Chiesa e le autorizzazioni musulmane, hanno dato il loro contributo alla conoscenza della zona palestinese insieme ad altri religiosi di fede copto-ortodossa e melchita siriaco-armena, vivendo cristianamente e facendo esemplari opere buone.
*Lei ammira chi opera e costruisce e denigra chi parla e cerca di apparire di fronte agli altri , distinguendo alter da alius e da ceterus!
Birbone, ancora ricordi il valore di alter, l’uno fra due e l’altro fra due, di pari grado, in reciprocità, tesi a costruire qualcosa di nuovo mediante il rapporto comunicativo per farsi un reciproco dono-munus, ponendo come una nuova pietra per una nuova costruzione, sorta dalla loro parola operativa, non retorica! Ancora ricordi la distinzione da alius/l’altro fra più e da ceterus/l’altro in competizione col parlante-emittente!
*Le sue lezioni sono state fruttifere! Prima di parlarmi, comunque, dei francescani e della loro opera, che mi sembra sia iniziata nel XIV secolo, mi dice qualcosa su melchiti, per me termine ignoto?
Melchita come termine deriva da malik o melek/re o regio, tradotto dai monofisiti di Alessandria in basileus–basilikos per intendere elementi cattolici di rito bizantino e di lingua siriaco-araba, divisi, poi, nel corso del secoli in melchiti di etnia e lingua greca e in melchiti di etnia e lingua siriaca, che hanno avuto periodi di fedeltà alla Chiesa romana ed altri di grande avversione! I francescani, invece, dal XIV secolo sono amati e stimati in Terrasanta non solo per l’aiuto alle popolazioni con ospedali e con assistenza materiale, ma anche per la qualificata professione di archeologi. Pensa che alla morte di Camillo Bellarmino Bagatti, al suo funerale, c’è una partecipazione numerosa e commossa di sacerdoti, religiose, religiosi, laici, amici arabi e israeliani con la concelebrazione del Patriarca emerito di Gerusalemme, Sua Beatitudine Mons.GiacomoBeltritti, assistito dal Vescovo ausiliare di Amman, Mons. Selim Saye-gh. e con la presenza dell’Arcivescovo melchita Lutfi Laham, e di prelati di diverse Comunità cristiane e rappresentanti delle scuole bibliche e archeologiche di Gerusalemme.
*È stato un bravo archeologo, che si è esposto anche con Pio XII, contrastandolo sulla sua inflessibile ricerca di Pietro sotto la basilica Vaticana, opponendosi, a madre Pascalina Lehnert (1894-1983), assistente, perpetua, infermiera segretaria, grande elemosiniera, invadente caporale tedesco, suora, politica dominatrice per 41 anni della persona di Eugenio Pacelli dal 1917, dal periodo della Nunziatura di Monaco!
Padre Bagatti è stato un grande archeologo, che ha avuto contrasti con la Santa sede a causa del suo ritrovamento di corpi del I secolo d.C. e di un presunto possibile corpo di Cefa–Petrus-Petros, sotto la chiesa del Dominus flevit e quindi di vivaci alterchi anche con l’onnipotente suora, perpetua vaticana! Egli, come padre francescano, ha svolto con zelo la sua professione non solo in senso caritativo, ma anche come ricercatore di rovine storiche, ben catalogate e studiate negli anni cinquanta sul Getsemani e a Nazareth.
*Professore, è vero che nel 1333 Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca ebbero dal Sultano di Egitto il Cenacolo e il diritto di svolgere celebrazioni al Santo Sepolcro e che incaricarono i frati minori di tale compito?
Si. Ti aggiungo che nel 1342 Papa Clemente VI, con le bolle Gratias agimus e Nuper carissimæ, approvò l’operato del re di Napoli e diede precise disposizioni per la Custodia di Terra Santa!
*Vedo che lei ha molto stimato questo frate archeologo! Mi può dire qualcosa circa la sua vita ed opera?
Marco, te la sintetizzo, anche se non è facile rendere con poche parole la vita e l’opera di un grande uomo, che è stato di esempio a tanti altri, pur propugnando una propria idea, contraria a quella di papa Pio XII, circa la figura di Pietro-Cefa, a suo parere, mai venuto a Roma! Camillo Bellarmino Bagatti, nato a Lari (Pisa) in data 11 novembre 1905. Nel 1922 diventa Francescano sul Monte della Verna, dove rimane fino all’Ordinazione sacerdotale. Nel 1931 è inviato al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana in Roma, dove, nel 1934, consegue brillantemente il titolo di Dottore in Archeologia Cristiana con una tesi su «Il Cimitero di Commodilla o dei Martiri Felice ed Adautto, sulla via delle Sette chiese», pubblicata nel 1936, come I numero della serie dell’Istituto «Roma sotterranea cristiana. Nuova Serie»! Dal 1935 è Professore di topografia e di archeologia cristiana presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, dove arriva nella primavera dello stesso anno, mentre già ci sono fermenti ebraici che cominciano a minare la convivenza pacifica con gli islamici palestinesi, a causa di massicci acquisti di terreni da parte di nuovi venuti americani, emigranti, di origine lituana ed estone. Con Padre Sylvester Saller (1895-1976), direttore del Museo, professore di archeologia, già noto per il Memoriale di Mosè sul Monte Nebo, per gli studi sulla città di Nebo e di Betania, sulla tomba gebusea, oltre che per gli scavi sulla basilica del Dominus Flevit, nel 1941, padre Bagatti dà inizio alla serie «Studium Biblicum Franciscanum Col-lectio Maior». In seguito, nel 1951, insieme al Padre Donato Baldi (1888-1965) – direttore dello studium (1950-63), noto per l’incremento dello S.B.F e la sua riapertura dopo la Seconda Guerra mondiale, autore di Enchiridion Locorum Sanctorum (1935) e di Atlante storico della Bibbia (1955), oltre che consultore del Concilio Vaticano II -, fonda anche la rivista «S.B.F Liber Annuus». Divenuto, dopo padre Baldi, direttore dello Studium, per oltre un decennio, è insegnante nello Studio Teologico Internazionale della Custodia di Terra Santa e risulta guida per generazioni di studenti nelle escursioni in Terra Santa e fuori, conseguendo molti riconoscimenti per i suoi indubbi meriti con decorazioni e nomine diverse: Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1955), Commendatore (1966), Commissario Corrispondente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (1977), Membro Corrispondente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (1977), Membro Corrispondente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia (1979),ed infine anche Membro Corrispondente della Pontificia Accademia Teologica Romana (1982).
*Grazie per avermi fatti conoscere qualcosa del contributo di padre Bagatti in Medio Oriente, uomo vissuto in zone, dove la lotta tra ebrei e palestinesi è feroce per anni, specie dopo l’occupazione della Cisgiordania e la graduale trasformazione di uno Stato socialista, che, fondato secondo la dottrina comunista di Ben Gourion e di Golda Meir, è andato verso radicali soluzioni integraliste messianiche, imperialistiche, che, essendo proprie di estrema destra (Neturei Karta e Sikirim ecc.) irrigidiscono il rapporto con al Fatah, di Arafat – che rivendica il diritto di una sovranità palestinese anteriore a quello ebraico, e la promessa della costituzione di un proprio Stato ai fellahim palestinesi, cacciati dalle loro case e campi, divenuti coloni sottopagati nelle loro terre, ora possesso dei ricchi ebrei, vincitori, data la superiorità militare e l’aiuto dalle potenze occidentali cristiane! -. Grazie. Ma, per quanto riguarda il graffito delle catacombe di Commodilla, mi può meglio erudire, essendo io rimasto attardato, ancora al primo documento, quello del Rogito di Cassino.
Marco, oltre al rogito cassinese detto anche Placito capuano, che recita sao co kelle terre per kelle fini que ki kontene trenta annili possette parte sancti benedicti, datato 963, ci sono tanti altri documenti, che ti elenco: Indovinello veronese, iscrizione del S. Salvatore sul monte Amiata, l’iscrizione di S. Clemente e il Ritmo bellunese.
*Professore, son rimasto indietro! Se mi dice qualcosa anche di questi documenti, mi completa così il quadro del passaggio dal latino classico a quello medievale nel corso degli avvenimenti storici prima di arrivare al giuramento di Strasburgo germanico, in epoca carolingia.
Marco è il caso che io ti parli diffusamente? Io ti dirò, in breve, qualcosa ma senza addentrarmi nei problemi lessicali, sorvolando sul piano formale morfosintattico.
*Mi dica quel che vuole. A me importa di conoscere almeno il valore di ogni documento e l’età di scrittura in modo da avere una qualche possibilità di lettura, seppure superficiale.
Allora ti dico, circa il graffito delle catacombe di Commodilla che esso forse è dell’epoca di Diocleziano, quando è in atto la persecuzione e si teme di mostrare ad alta voce i misteri cristiani e non del VII o VIII quando la religione cristiana è professata, secondo padre Bagatti, che, avendo rilevato la passione di S. Felice, segnalava che l’altro martire – un tale, ignoto, che passava e che si dichiarò cristiano – era denominato Adauctus/aggiunto, screditando la tradizione di papa Damaso, celebrante due presbiteri! Per quanto riguarda l‘indovinello veronese ti basti ricordare le parole, che sembrano alludere alla scrittura in cui permane ancora il suffisso ba dell’imperfetto indicativo con apocope della consonante finale:
Se pareba boves – spingeva avanti i buoi/dita
alba pratalia araba/bianchi prati/fogli arava
et albo versorio teneba – e teneva un bianco aratro/penna d’oca
et negro semen seminaba – nero seme/inchiostro seminava
Per quanto riguarda l’iscrizione amiatina della chiesa di S. Salvatore mi sembra che questa possa essere la sua traduzione: Codesta cartula è di Capocotto; quello che mise in corpo il mal consiglio, aiuti da quel ribaldo /Ista cartula est de caput coctu – ille adiuvet de illu rebottu – qui mal consiliu li mise in corpu. Sul piano formale c’è da rilevare che già il volgare ha preso il sopravvento sul latino, testimoniato da est (che vale è) e dai pronomi dimostrativi iste, ille ed illu/d, essendo palese il predominio della vocale u finale, ancora tipico di dialetti dell’Appennino tosco-umbro-marchigiano (coctu, illu, rebottu consiliu, corpu) dove la proposizione relativa, introdotta da qui – che sottende la dicitura chi – ha perso la posizione princeps con funzione prolettica, mentre spicca il congiuntivo presente adiuvet destinato a perdere la dentale per apocope compensata con i, che, aggiunta ad e, infine risulta per crasi i, caratteristica del presente congiuntivo della I coniugazione, distinta dalla a delle altre due.
* Grazie, professore, del Ritmo bellunese cosa mi dice?
Questo è il testo:
Di Castel dart avi li nostri bona part;
j lo getà tutto intro lo flumo d’Ard
e sex cavaler de Tarvis li plui fer
con se duse li nostre Cavaler
da rendersi così:
I nostri ebbero buon partito di Casteldardo
e lo gettarono tutto entro il fiume Ardo
e sei cavalieri di Treviso, tra i più fieri,
con sé condussero i nostri cavalieri
Si tratta di una vicenda militare tra il vescovo di Belluno ed alcuni feudatari. Per l’iscrizione di S. Clemente e Sisinnio ecco il testo:
- SISINIUM: “Fili de le pute, traite”/figli di puttana, trascinate
- GOSMARIUS: “Albertel, trai”/Albertello trascina
- ALBERTELLUS: “Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!”/fagliti da dietro col palo, Carboncello
- SANCTUS CLEMENS: “Duritiam cordis vestri, saxa traere meruistis/avete meritato di trascinare pietre vista la durezza del vostro cuore
Si tratta di una serie di ingiurie fra servi, che dovevano portare al patibolo, per ordine del governatore Sisinnio, il santo che, invece, liberatosi, ha messo al suo posto una statua, difficile da trascinare! Da rilevare sono trai e traite da trahi(s) e da trahite e traere per trahere senza l’aspirazione, oltre all’uso di un faglite, in cui è caduta la gutturale, in cui gli valeva a lui.
*Grazie, professore.