Filone e la Palma

S Benedetto del Tronto è chiamata  ed  è nota in Italia  come Riviera delle Palme.

La palma è,  da oltre un sessantennio, caratteristica della costa adriatica  picena.

La città è piena di palme (8.000 circa) e i sambenedettesi ne sono giustamente fieri sia per il numero che per la varietà (Phoenix, Phoenix canariensis,Phoenix reclinata, Washingtonia filifera e robusta, Chamaerops humilis ecc).
I sambenedettesi sono circondati da palme, ma ne conoscono il valore e il significato?!.
Non credo: per loro la palma è  una pianta, bella, ma come ogni altra pianta:  un albero!.
I cittadini, miei compaesani, hanno infiniti interessi: pensano come tutti gli italiani, al proprio fisico, a fare  passeggiate e corse,  essendo dediti allo sport in genere, al calcio; si dedicano alla cucina, alla politica, al ballo, al denaro, al sesso, al piacere; sono impegnati nel commercio, nella pesca e nel turismo e in diverse altre attività; sono presi da qualsiasi tipo di benessere, dati la ricerca di clienti, l’impegno e il dovere dell’accoglienza dei turisti, ma un po’ meno portati  alla cultura e… alla spiritualità!.

Con questo non voglio minimamente usare parole di biasimo verso i concittadini, come un censore, e nemmeno toccare la suscettibilità dei politici, impegnati nella campagna elettorale a presentare programmi di rinnovamento cittadino e  di cambiamento sociale e culturale  e tanto meno desidero entrare nel merito delle coalizioni: sono persona schiva,  lontana  da sempre dal negotium/attività politica  e da ogni circolo cittadino: preferisco fare più che parlare, amo l’opera, non la parola!.

Anche se non sono del Rotary Club o dei Lions  mi piace, però,  fare qualcosa per l’altro.

Mi sembra, comunque,  utile evidenziare il significato di Palma-Tamar, che ha un preciso valore  giudaico con rimandi specifici alla bellezza femminile ed anche al  sistema  economico-finanziario e mostralo ai miei concittadini sottraendolo al mondo ebraico e, comunque, ingiustamente se ne appropria, come  la Chiesa Cattolica che indebitamente se ne sono appropriati come simbolo: ritengo, da maestro,  che la corretta spiegazione possa essere di qualche giovamento per l’orientamento  dei giovani.
Filone in Vita di Mosé I ,188-190 parla dell’ arrivo degli Ebrei, vaganti nel deserto del Sinai (quello di Sur a nord, quello di Paran al centro e quello del Sinai al sud),  nella località di Elim, dopo la partenza da Mara.

Già il termine  Elim è  per Filone  simbolo di un’ascesa conoscitiva verso Dio. Infatti,  Elim significa cancelli cioè ingressi, di solito portoni  in ferro o bronzo  a due ante,  che introducono   ad una proprietà privata o  ad una casa, recintata da mura, o ad un tempio.

Per Filone Elim  indica allegoricamente accesso alla virtù, in quanto barriere, che, aperte,  permettono  di entrare  nella  casa divina!.
Mosè a Elim, dunque,  fece fare agli ebrei  una sosta, vista la bellezza del luogo, ricco di acqua e di alberi, irrigato da dodici fonti ed ordinò  di accamparsi.
Filone dice esattamente: Presso le fonti erano tronchi di palma ben slanciati in numero di 70, e poi precisa, secondo la sua lettura platonica: questi per chi è capace di esercitare lo sguardo acuto del pensiero (per ogni esegeta) erano chiari segni ed esempi dei benefici ricevuti dal popolo/tois ocsu thi dianoiai blepein dunamenois agathoon toon ethnikoon enargh seemeia kai deigmata.
Il teologo  afferma: il popolo è composto da dodici tribù, ciascuna delle quali, se è devota, è come una fonte, che fa sgorgare continue ed infinite buone azioni.
I capi sono in tutto settanta, ben a ragione paragonati alla palma.
Infine l’ Alessandrino tratta specificamente della palma, come simbolo di perfezione , avendo sotteso il valore aramaico di Tadmor: è l’albero più nobile, bellissimo a vedersi, ricco di frutti, una pianta, che ha la forza vitale non nelle radici, come le altre, ma nella parte alta, quasi un cuore (kardias tropon) posto al centro esatto dei rami, che la circondano e difendono all’intorno, come una vera condottiera (oia hgemonis ontoos).
Da qui Filone deriva il paragone tra la Palma e la natura della mente, che gusta la santità e chiude così il  discorso con un invito a cercare mete alte  secondo la sua visione sacerdotale: essa ha imparato a guardare e a tendere all’ alto, si libra sempre sopra le cose terrene e ricerca la bellezza divina; reputa risibili le cose terrestri e le ritiene gioco da bambini, considerando che le cose veramente serie siano le altre, di cui occuparsi.

Bella, veramente bella la lezione di Filone!

Palmira-Tadmor