Dina, figlia di Giacobbe e di Lia

Marco, tu non conosci Dina, figlia di Giacobbe e di Lia?

*Giacobbe non ha 12 figli maschi? Non sono 12 le tribù?

Certo. Giacobbe  ha 12 figli  e le tribù sono 12, ma ha anche una figlia, di nome, Dina.  La vita  amorosa del patriarca è movimentata dal lato familiare: Giacobbe vive con le due figlie di Labano,  che,  per averle  deve lavorare per il padre sette anni per ognuna, prima, per Lia , poi,  per  l’amata Rachele altri 7 anni, ed infine, lavora altri 6 anni, facendo un complessivo servizio pastorale  per 20 anni. Per Giacobbe la vita non è facile, mai,  e per i rapporti col suocero-zio e con le mogli, rivali tra loro, tanto da avere due tende separate, una col clan di Lia,  l’altra col clan di  Rachele, che, pur preferita, non avendo figli- al contrario della  sorella che, invece, ha partorito nel settennio  prima del  nuovo  matrimonio del marito,  già 4 figli, Ruben, Simeone, Levi e Giuda- deve ricorrere a stratagemmi per tenere legato il suo uomo.

* Rachele,  dai grandi occhi neri,  alta e  bella di forme,  non avendo figli, prova  odio ed invidia  crescente per la sorella prolifica, trascurata,  per cui è nemica  e rivale tanto da dare la sua schiava Bilà al marito per  tenerlo nella sua tenda e da aver figli,  tramite un’altra:  si è in un mondo tribale  aramaico ancora mesopotamico, di cultura sumerico-accadica, incerto tra politeismo e monoteismo, in un periodo  mitico tra età del  bronzo e del ferro,  quando  ci sono epiphaneiai/apparizioni  divine  e perfino lotte tra uomini e divinità sconosciute, misteriose, gigantesche. 

 * L’ ostilità fra le due sorelle, con conseguente separazione di tende  e con  continui litigi, menoma la figura del patriarca, che è già compromessa in quanto claudicante, anche per la decisa preferenza verso Rachele donna di cultura mesopotamica  legata ad un ebreo- Hapiru, padre di Giuseppe  cfr,A,Filipponi,  Vita di Giuseppe,  vizir,  d’Egitto, ebook 2015 .

 Questa,  pur più giovane,  non potendo dare figli, non vuole dare altre opportunità di maternità alla sorella maggiore e  concede la sua schiava  Bilà al marito, da cui nascono Dan e Neftali,    per cui Lia, offesa,  stabilisce di dare Zilfa, sua schiava, che poi  ha  due figli  Gad  e  Aser.  Il letto di Giacobbe/Israele è movimentato… appetito e il patriarca è sempre sessualmente attivo, anche se ligio… alla preghiera e al timore di Dio !

*Le forme di inimicizia tra donne si moltiplicano con i litigi  e con le ripicche femminili. 

 Essendo  Giacobbe  da tempo lontano dal giaciglio patriarcale, posto nella tenda di Lia,  dove i figli sono 6  e grandicelli, tanto che  Ruben il maggior porta  dentro anche i frutti di  mandragola per sua madre e la sua schiava, suscitando la voglia di Rachele e forse anche di Bilà, facendo stabilire tra le donne una tregua con un patto: si concorda una prestazione amorosa per avere le mandragole da Ruben, che può undefined  Frutti di mandragora 

entrare dentro,  in campo…avversario

*Giacobbe ha, quindi, figli ancora da Lia?

 Si. La donna  ha due figli maschi  Issacaar (che significa contraccambio)  e Zabulon (che vale garanzia ), ed una femmina  Dina, la protagonista  betullah, vergine- bambina della vicenda, di cui stiamo parlando, il cui stupro evidenzia una sproporzionata ritorsione dei fratelli oltranzisti, crudeli  vendicatori, capaci di fare un genocidio, assertori della purezza della razza  e della infinita superiorità ebraica sugli altri uomini,  in quanto loro soli progenie divina,  agenti col silenzio assenso del padre, che ha tradito anche il contratto col re sichemita cittadino –  un civilis/inurbato stanziale, rispetto a nomadi mesopotamici sulla base di un matrimonio,  riparatore dell’offesa! In questo contesto  e in questo periodo  anche Rachele, in un momento  familiare di pacifica convivenza,  ha il suo unico figlio  Giuseppe (cfr. Flavio, Ant  giud. I,308 ).

* Professore, questo silenzio assenso patriarcale mi ricorda tanto la politica di Netanyahu con l’Occidente e  con la Russia! ?

Marco, sai bene che io non metto mai in relazione  passato  e presente. Comunque,  la politica di estrema destra israeliana  è quella atavica,  patriarcale, mosaica, samuelica, davidica ancora, aramaica,  che mai è cambiata, in quanto ideologia religiosa di una cultura arcaica agricolo-pastorale,  mesopotamica, nonostante le temute stragi persiane di Aman, la profanazione del Tempio di Antioco IV,  le due prese di Gerusalemme romane nel 63 a C. e nel 38 a.C. ,  l’eccidio di avvertimento caligoliano ad Alessandra nel 38 d.C.,  il genocidio aramaico ad opera di Adriano  nel 135 con la costruzione di Colonia Aelia Capitolina ad opera romana, e quello recente ..hitleriano ( cfr.  Flavio, Genesi, Antichità giudaiche I, a cura di A.F. Amazon 2022!).

 * La storia, dunque,  non  ha ammaestrato Israele! Mi racconti bene questa storia di Dina!. Io,  a modo mio,  la comparo  secondo i miei criteri ancora cristiani, a  quella di Israele e di Hamas del 7 ottobre 2023! dunque, professore capisco che non posso comparare lo  stupro di Dina con il sequestro di ostaggi fatto da Hamas e  che non è la stessa cosa parlare dello sterminio di una città  del secolo XIV a.C., paragonato  col genocidio odierno di Gaza!?

  Marco, sei padrone di quello che dici e  fai: tu sei prudente nel tuo giudizio, frutto di lunghe riflessioni, segno di micro valutazioni e di risultanze oggettive ed  io procedo,  facendo storia, pur su  fatti così antichi, anche se non ci sono fonti reali.

*Quindi, non c’è nemmeno certezza di verità storica su Dina, che potrebbe essere anche un mito femminile ebraico,  per conservare memoria di una vendetta  fraterna, spietata e  necessaria contro chi offende l’onore di Israele tanto da risultare un monito per gli aggressori!.    

Marco, la storia di  Dina  è una brutta vicenda a causa dello stupro, avvenuto quando la  ragazzina è   sui 12 anni, in un momento difficile per la famiglia che,  partita da Harran , inseguita da Labano, timorosa di entrare nella terra di Canaan,  perché  abitata  da  Esaù,  fratello del  patriarca,  che gli ha sottratto con l’inganno  la  progenitura  si stanzia,  finalmente,  in  Canaan, terra promessa, in un campo, su concessione fraterna, non lontano da Sichem. 

*Quindi,  Giacobbe,  fatto atto di sottomissione al fratello, con servi e serve,  con greggi, con mogli e concubine  e figli,  è un  pastore nomade  vicino alla città di Sichem?  

 Io narro la vicenda, tramite la lettura di Flavio,  che, da sacerdote,   si sofferma, come la Bibbia, a  parlare dell‘eccidio dei sichemiti.  Flavio,  Antichità giudaiche  1,337,  scrive: raggiunto il  luogo oggi detto ancora Boot, avanzò per Sichem,  città dei cananeiMentre i sichemiti  tenevano una festa,  Dina, l’unica figlia di Giacobbe, andò in città per vedere i vestiti delle  donne della regione e fu vista da Sichem, figlio di Emmor, che la portò via, fece violenza,  se ne innamorò  e supplicò suo padre di  prendergli in moglie  quella bambina/ha-יַלדָהיַ yaldah

 *Professore, si tratta di  un giovane focoso che, vista la ragazzina, stupidamente  la rapisce, ci fa l’amore, con qualche ritrosia iniziale della bambina, immatura, che poi consente ed è felice  del rapporto specie perché l’altro, innamorato,  già è disposto al matrimonio riparatore del disonore, tanto da esigerlo  subito dal padre, re della città, che va  di persona a trattare col padre di Dina!.

Non aggiungere di tuo,  ascolta  Flavio, che scrive: Emmor  acconsentì,  andò da Giacobbe  e gli chiese di dargli Dina per il proprio figlio, Sichem, in legittima  moglie!.

*Un regolare contratto di matrimonio con richiesta  ufficiale di  un pater cittadino  all’altro, pater nomade

Giacobbe non può rifiutare,  data la  dignità  del  richiedente e considerata  la sua condizione di  pastore nomade,  anche se vincolato da  prescrizioni legalistiche,  che vietano di far sposare una figlia a stranieri incirconcisi! Allora  prende tempo per una unanime decisione  familiare. 

*Professore,  cosa decide l’accorto Giacobbe, prototipo di Israele?

 Giacobbe, essendo uomo che ha coscienza della sua elezione a figlio di Dio, sicuro di non essere come gli altri, certo che  Dio è con lui, perché padre  suo e signore, che concede a lui vittoria, è, comunque  indeciso sulla risposta e perciò, nella indecisione, resta silenzioso, lasciando ad altri la parola che  sarà poi, operativa, che saranno  impulsivi responsabili della strage! il patriarca, comunque,  avendo le sue certezze mesopotamiche,  che vietano fraternità  e perdono,   scaltramente ed infidamente  accetta la proposta, in silenzio,  di  Simeone e di Levi -che,  sostituendosi al padre,  da padri veri,  esigono  dai sichemiti il matrimonio,  a patto di  farsi  prima circoncidere- _: lui ben conosce il loro animo spietato, avido di vendetta!.  

*Professore, è un pater familias scaltro che pensa al bene della propria comunità  ed, imitando Dio Padre che prediligendo chi predilige,   sacrifica tutti gli altri,  salvando, comunque,  il suo personale interesse e nome, restando silenzioso!. 

Simeone e Levi,  infatti, approfittano della menomazione della  circoncisione, imposta  ai sichemiti, che sono a casa  e che non temono  alcun pericolo, apparentemente senza consenso paterno!. Secondo  Genesi ( 34, 25-29) avvenne  che al terzo giorno quando essi erano sofferenti… i fratelli di Dina, presero ciascuno la propria spada , assalirono la città, che si teneva sicura ed uccisero tutti i maschi. Passarono così a fil di spada  Camor e suo figlio Sichem, portarono via  Dina  dalla casa di Sichem ed uscirono. I  figli  di Giacobbe  si buttarono sugli uccisi e saccheggiarono la città perché quelli avevano disonorato la sorella. Presero  così i loro greggi,  i loro armenti,  i loro asini e tutto quello che  era in città e nella campagna. Portarono via, come bottino, tutte le loro proprietà, tutti i loro piccoli e le loro donne e saccheggiarono tutto quanto vi era nelle loro case

 *  E Giacobbe?

Giacobbe ora rimprovera i figli e dice (Ibidem ,30) :voi mi avete messo in affanno, rendendomi odioso  agli abitanti della regione,  ai cananei e ai Perizziti, mentre io ho pochi uomini!.

*L’ ebreo è preoccupato che si è scatenata la guerra e che lui non ha forze necessarie contro il nemico! E’ così?

Marco,  il patriarca teme una coalizione contro di lui   e dice ( Ibidem ) sconsolato : essi mi vinceranno, e sarò annientato io e la mia famiglia! non c’ è in Giacobbe pentimento per l’accaduto o  pietà per i morti,  né commiserazione alcuna per i sentimenti dell’unica figlia!  Pensa solo a sé e alla salvezza del suo  clan in pericolo, e alla purificazione per essere degno di Dio ! La sua decisione istantanea  è di trasferirsi a  Betel, lontano dal luogo dell’eccidio  ma così facendo e vivendo sempre legato al gruppo di Rachele, specie ora che  predilige Giuseppe  e  la sua amata sta per partorire  Beniamino, sente la necessità, su consiglio di Dio,  di andare oltre e di  raggiungere Betel  ad una settantina di chilometri, in territorio ostile, una diecina di giorni di viaggio circa!.

*Giacobbe fugge, è uomo  sempre in cammino! E’ un nomade, un hapiru, ( cfr.  Angelo e Mirko   Filipponi,. Vita di Giuseppe, Antichità giudaiche II)   un fuggiasco, ancora alla ricerca di stabilità, seppure  puro osservante! 

In questo stato di uomo in fuga  Giacobbe  si aliena  e si separa nettamente dai figli di Lia (Simeone e Levi),  che commentano amaramente i fatti accaduti, coscienti di aver agito per l’onore  della famiglia, come giustificazione della propria cattiva azione: Si doveva forse  trattare nostra sorella come una meretrice!

 *Professore, anche se si fugge,  il fatto tragico di un genocidio resta come macchia perenne  per gli autori  che lo hanno attuato, ma anche  per chi è rimasto silenzioso e per…  il misterioso divino ispiratore!

 Sembra che  Genesi e Flavio vogliano marcare il peccato di Giacobbe e segnare la sua vita  di sofferenze e di dolori, a punizione della  sua non autorevole gestione familiare  e del suo non giusto  prediligere sempre qualcuno,  specie dopo la morte di Rachele di parto, a Betlemme,  dopo  che Ruben andò a giacere con Bilà – Genesi, 35,21-  dopo la morte di Isacco e  la vendita di Giuseppe ad  opera dei  fratelli!.

*Ho scoperto un altro Giacobbe e forse ho capito  il vero animo di un popolo, che prende il nome proprio da lui, Israele (cfr. Genesi 32,29… Non più Giacobbe sarà il tuo nome, ma Israele perché hai combattuto con Dio e con gli uomini ed hai vinto!) “chi vince combattendo contro gli uomini e  Dio“!

Beato te! Hai davvero scoperto e capito l‘animo/lev -cuore del popolo ebraico? Io non so valutare un popolo  nomade che, dopo trattato di federazione, annienta i sichemiti sedentari, (che si sono perfino circoncisi),  vendicando l’onore di Dinah – violentata dal figlio del re, che, innamorato,  l’ha richiesta ed ottenuta in matrimonio legittimo- in nome di  Dio e della Legge !

 

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Resti di Betel

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Tomba di Rachele- localizzata nel IV secolo fra Betlemme e Gilo  – schizzo del 1585