Iscrizione di Anonimo ascolano MDXXVIIII
Chi po non vo, chi vo non po; chi fa non sa, chi sa non fa/ Et così il mondo male va! – chi può non vuole, chi vuole non può; chi fa non sa, chi sa non fa. E così il mondo va male! –
Professore, noi sappiamo che Gesù si fece sorprendere da Ponzio Pilato, mentre era armato e con seguaci, davanti a Gerusalemme!
Marco, tu ti riferisci a quanto ho scritto, parlando di Robert EISLER in Ihsous Basileus ou Basileusas, che ipotizza un archetipo aramaico (o uno greco dal Titolo Alosis toon Ierosolumoon), di cui ci sarebbe traccia nella traduzione di Guerra giudaica, in lingua slava. Tu ti ricordi che in essa, tra l’altro, si dice che i gerosolomitani, vedendo la potenza di Gesù, che era nel Getsemani con 150 armati e con molto popolo, gli chiesero di entrare in città, di massacrare le truppe romane e Pilato, e di regnare, ma lui non se ne curò; allora Pilato, informato, lo prevenne … e lo prese.
Si, professore, io mi riferisco a questa frase, ma sapendo dai Vangeli di un’entrata trionfale in Gerusalemme di Gesù, ragiono che i fatti non accaddero così! Anzi, ritengo vero il contrario che, cioè, avvenne, invece, che Gesù fece l’impresa messianica militare con l’aiuto di Areta, re di Petra e di Izate re di Adiabene e di Artabano, il re dei re, dal quale ebbe il titolo di maran/ Basileus , e che, quindi, conquistò la città Santa e il Tempio e stabilì il Malkuth, federato col regno parthico, avendo avuto l’appoggio militare del popolo, che spalancò le porte!. Si suppone perfino che Gesù massacrò la guarnigione romana della Torre Antonia, favorito anche dal tamias e dallo strategos templare, che aderirono all’impresa messianica!. Ci fu, quindi, il distacco del territorio giudaico dalla Siria (la Iudaea ne era una sotto provincia, dal 6 d.C!.) e da Roma, con proclamazione del Regno e con l’unzione del Messia da parte del sacerdozio essenico, subentrato a quello sadduceo!.
Marco, il tuo ragionamento è frutto di una personale ricostruzione dei fatti, che non ha basi reali storiche, ma solo una coerenza logica, derivata da una coscienza di non integrazione degli aramaici con la classe dirigente sacerdotale ed erodiana filoromana, profondamente ellenizzata da tempo! Io lo condivido e lo ritengo giusto perché gli aramaici, essendo ancora fautori della dinastia asmonea, non si erano integrati con i giudei ellenisti, non rispettavano i sadducei filoromani ed erano ostili ad Erode Antipa, tetrarca di Galilea e Perea e a Filippo tetrarca di Traconitide, Auranitide, Paneas, Batanea ed altre regioni! Dalla traduzione di Antichità giudaiche di Flavio mi deriva, inoltre, la certezza che gli aramaici, rifiutando l’ellenizzazione sadducea e quella alessandrina, costituiscono un enclave mesopotamico, irriducibile nel rigore fideistico legalistico, ancorato alla lingua, fede e stirpe comune, in quartieri di Gerusalemme stessa e in punti chiave della Iudaea, in specifiche zone dell’Idumea e del deserto giudaico, oltre che in Galilea e Perea ed in Iturea – e sono puri integralisti, pronti alla morte- nonostante il precedente buon governo di Erode il grande, filelleno, anche se i primi prefetti, fino a Ponzio Pilato, non hanno mal governato, in nome di Roma – poiché hanno approfittato delle occasioni di repressione romana militare e fiscale, e soffiato sulla situazione critica degli operai e dei servi agricoli del tempio, sulla condizione declassata economica del basso e medio clero, avendo il potere romano imperiale privilegiato l’amicizia dell’alta casta sacerdotale e degli erodiani!
Quindi, professore, si può affermare che in Iudaea l’alta classe sacerdotale e gli erodiani – che sono stati limitati, comunque, nel potere e parzialmente sostituiti, essendo stato esautorato Archelao nel 6 d.C.- essendo già ellenizzati e romanizzati, godono dei vantaggi di essere cittadini romani, partecipi della gestione templare e dello sfruttamento stesso delle classi popolari filoparthiche, vessate e gravate da tributi, riscossi dai milites e dai pubblicani, in quanto la choora era stata censita da oltre un trentennio! Posso anche aggiungere che essi seguono, dopo la morte di Seiano, il messaggio di Salvezza del Messia, avendo avuto il battesimo sul Giordano da Giovanni e posso sostenere che l’impresa di Gesù, messianica, avviene perché il popolo aramaico non si è integrato, nonostante il censimento augusteo, dopo quasi cento anni dalla presa del Tempio di Pompeo nel 63 a. C ?
Certo, Marco, l’impresa messianica di Gesù avviene in un momento critico per l’imperium romano, quello della morte di Elio Seiano, 18 ottobre del 31 d.C. , durante la reazione tiberiana alla politica orientale seianea, che aveva provocato gli animi di uomini, mai domi nel loro integralismo religioso, sempre pronti alla rivolta/stasis, convinti di avere un solo Signore, celeste, ed un solo padrone, non mortale, quotidianamente pregato con lo Shema, fiduciosi nella sua assistenza paterna: la politica imperiale di attendismo e di non intervento immediato illuse gli aramaici che, pensando di approfittare di una pur momentanea impotenza romana, cullarono il sogno di redenzione e di liberazione, nella speranza della cacciata definitiva dei soldati romani, che arrogantemente calpestavano il suolo sacro della patria e profanavano con le armi Gerusalemme e il Tempio, feudo divino, centro in cui palpitava la presenza stessa di Jhwh!.
Dunque, professore, tutti i tentativi di conciliazione di circa un secolo di politica di democratizzazione, di koinonia e philanthropia romano- ellenistica non erano stati stati sufficienti perché la cultura aramaica, musar, aveva intatti i centri di predicazione nelle sinagoghe e nelle sedi degli esseni e dei farisei, che, invece, bandivano il formalismo sadduceo e il cerimonialismo sacrificale templare, fonte di ricchezza per l’alto clero e per i romani e preparavano rivolte /staseis con una cadenza quasi quarantennale, fiduciosi nella presenza ed aiuto del Signore, che aveva stabilito di inviare il Messia, come detto dai profeti, che era attivo, essendo già venuto, secondo l’annuncio di Giovanni il Battista.
Le azioni di Ponzio Pilato, dettate da Elio Seiano, erano state una sfida all’integralismo giudaico aramaico, che si era ricompattato e riconnesso con tutti gli altri giudaismi aramaici della Provincia di Siria e con quelli adiabenici, peraico- galilaici, solidali con quelli nabatei, ed era esploso con la manifestazione entusiastica messianica, facendo traballare il potere degli erodiani tanto che Filippo e Erode Antipa si erano asserragliati rispettivamente nella fortezza di Masada e Macheronte.
Ora la proclamazione ufficiale del Messia da parte essenica e la sua trionfale accoglienza in città, nella Pasqua del 32 d.C., sono atti che sottendono la piena padronanza di Gerusalemme (città alta e bassa) e il controllo del tesoro del Tempio e di tutta la popolazione anche dei giudei ellenisti, sopraggiunti per la festa. Ponzio Pilato, quindi, non potendo intervenire in nessun modo, perché relegato a Cesarea, probabilmente venne a sapere della capitolazione della Torre Antonia e della strage dei romani, che sorvegliavano il tempio, dopo il cambio di costituzione sinedriale, cittadino, non più dominata da sadducei e da erodiani, ma da farisei, esseni e popolo, in rivolta, credenti nel Messia, predicanti che era giunto il momento dell’ira divina.
Professore, anche Pomponio Flacco, governatore di Siria fu sorpreso dall’ avvento del Messia in Gerusalemme? Gli erano sfuggiti i controlli delle truppe di cavalleria di Izate e quelle di Artabano che erano già avanzate in Commagene, per cui tardivo fu il suo intervento per frenare la cavalleria catafratta parthica, che, al solo vederla, aveva terrorizzato i milites, che si diedero alla fuga in Cirrestica. Per questo i rivoltosi delle tetrarchie erodiane poterono fondersi con quelle nabatee ed idumee, in appoggio al Messia, che avanzava, come in processione, chiedendo la resa delle singole città, prima di fermarsi davanti alle porte, chiuse, della città santa, ancora incerta sulla sua adesione: l’arrivo del supporto anche della cavalleria sebastena samaritana, passata dai romani alle forze consociate messianiche e l’unione fraterna con le altre truppe indussero i gerosolomitani, incerti, alla resa e all’apertura delle porte, dopo aver cambiato il governo della città! .
In conclusione, Marco, si può dire che l’impresa messianica avvenne perché al momento le forze romane non avevano alcun collegamento, ma erano sparse o bivaccavano convinte delle avvenuta integrazione culturale della Siria ed anche della Iudaea, ormai ellenizzate e viventi secondo i costumi romani. Invece il Messia aveva fatto esplodere la comune fede legalistica e il desiderio di libertà comune a tutte le popolazioni filoparthiche, transeufrasiche, ed aveva dato unità alle tante tribù, inneggianti a Dio e al suo Inviato tanto atteso per l’instaurazione del Regno dei Cieli, che avrebbe sterminato gli eserciti romani e i loro simboli pagani.
Il fenomeno messianico fu di breve durata e durò il tempo necessario a Tiberio per stanare i fautori di Seiano a Roma e nelle province e per riorganizzare la riconquista della Siria e della Giudea, di riordinare gli eserciti e di inviare un comandante abile come Lucio Vitellio, col mandato di fare trattati con i re caucasici, di invadere con loro la Parthia settentrionale e di esautorare il re dei re, di punire con la morte Areta IV, socius traditore, – che, entrambi avevano fomentato disordini e provocato rivolte, col messianesimo, per ampliamenti territoriali, sulla base di un vecchio diritto alla eredità seleucide-. Ristabilito l’ordo provincialis, crocifisso il Messia, accolto per ben due volte in Gerusalemme il governatore di Siria dal nuovo Sinedrio, costituito ora da filoromani sadducei ed erodiani, si celebra dapprima la Pasqua del 36 d.C. in un clima di amnistia e di generale pacificazione, poi quella del 37 d.C. per festeggiare l’annuncio della salita al trono di Gaio Germanico Caligola, il neos sebastos, che inizia un kronikos bios, un’era saturnia nel tripudio universale di Roma, dell’Italia e delle province.
Lei, ha mostrato in La morte di un Dio che non la crocifissione e morte del Messia ha valore nell’epoca, ma l‘era saturnia iniziale del regno di Caligola con la sua neooteropoiia ed ektheoosis e con lo stupore dei contemporanei per la sua morte!?
Certo, storicamente è vero questo, non la costruzione successiva christiana antiochena, tipica espressione del pensiero di un civis Romanus, Paolo di Tarso, un sincretico visionario, celebrante la mitica morte e resurrezione di un eroe nazionale aramaico, ripresa in epoca antonina, nelle sedi di Efeso e di Alessandria, in un un clima teorico medio platonico e gnostico per la formazione di un‘ecclesia, imitante strutturalmente quella aramaica, ellenizzata, grazie al magistero di uomini come lo pseudo Giovanni evangelista apocalittico, Panteno, Clemente alessandrino ed Origene, che diffondono il nuovo vangelo, greco, basato sulla paideia, propria del didaskaleion alessandrino, sul dogma dell’ Agia Trias, sulla redenzione umana ad opera del Christos-uios, logos, inviato dal padre /pathr, secondo l’oikonomia divina dello Pneuma/spirito!.
Marco, essendo falliti i tentativi nuovi aramaici di stasis in Giudea – avviata già con Claudio ad una normalizzazione religiosa alla pari di ogni altra etnia, obbligata a vivere conformemente alla lex romana, che impegnava ogni popolo al rispetto e timore del proprio dio, senza derisione per il credo altrui, dopo gli interventi traumatici e tragici di Caligola – già assimilato a Zeus olimpio, desideroso di un culto divino uniforme in tutto l’impero, in Occidente e in Oriente – in Alessandria, minaccianti annientamento etnico per la provincia giudaica- in caso di opposizione aramaica all’ordine di installare il suo colosso nel Tempio di Gerusalemme- la nuova costituzione della prefettura di Iudaea era anch’essa un provvedimento provvisorio, data la natura stessa dell’integralismo aramaico, impossibile da sradicare!
Eppure, professore, i romani avevano accontentato i giudei concedendo la veste sacerdotale ad un ebreo, seppure erodiano, Erode di Calcide, nominato designatore del sommo pontefice! E Claudio aveva fatto re di tutta la Giudea, ricostituendo l’antico regno di Erode il grande, l’amico e fratello di latte, Erode Agrippa I, anche se poi non lo aveva sostituito col figlio, un adolescente di 17 anni, troppo immaturo per reggere un regno, diviso tra filoromani ed antiromani , lacerato per gli odi religiosi al suo interno e non ben amalgamato con le altre popolazioni dell’impero, ellenizzate e ben integrate! Comunque, Claudio prima e Nerone poi sono decisi, seguendo la consulenza di consiglieri come Vitellio e Marso, e di altri come Corbulone, a sradicare il cancro aramaico, facendo una politica di graduale annientamento dell’etnia aramaica, secondo le direttive giulio-claudie, già fissate da Gaio Germanico Caligola, – la cui morte, provvidenziale, aveva ritardato il tragico epilogo -, provocata continuamente tanto da indurla ad abbandonare la strategia della atavica guerriglia, ed andare ad una guerra suicida, come, di fatto, avvenne nel 66-73 d.C..
Finita la guerra e distrutto il tempo, sono cambiati i vertici ad opera dei Flavi, che, divenuti con l’impresa giudaica i sooteres tou kosmou, mantengono tutto il territorio, da poco riconquistato, in una condizione di pacifica convivenza con le altre etnie limitrofe e coi Parthi, vincolati con trattati- anche se ora iniziano i rapporti e le collusioni con l’elemento ebraico ellenistico della diaspora, non più dominante economicamente e finanziariamente rispetto ai greci e ai latini – e sono costretti a frenarli e così facendo li avviano ad una coalizione con i fratelli correligionari aramaici, sempre feroci oppositori al sistema romano, specie, in epoca antonina, con Traiano desideroso di romanizzare tutto il Mediterraneo, come mare nostrum, che aveva ripresa la politica espansionistica anche in Oriente, annettendo prima la Nabatea e poi invadendo Il regno dei Parthi, incurante della generale opposizione giudaica!
Allora, professore, la distruzione del Tempio e la Galuth sono due sequenze di una stessa tragedia, successive alla morte del Messia/ christos, due momenti della secolare tragedia ebraica intervallati dall’episodio della guerra di Kitos che risulta evento contemporaneo alla invasione parthica traianea, come un altro fronte antiromano, per favorire i confratelli parthici! Ormai è vicino l’epilogo dell’ultima impresa messianica di Shimon bar kokba e di Rab Aqiva, lo sconfitto ed ucciso figlio delle stelle e il santo maestro della legge, ultra novantenne, spellato vivo, con cui si sancisce la dispersione definitiva del seme giudaico con la cancellazione da parte di Adriano, dei nomina stessi di Sion/Gerusalemme e di Giudea, divenute rispettivamente Aelia Capitolina e Palestina, e con lo sterminio di massa, ultimo atto dell’eccidio di circa un ventennio prima di giudei ellenisti ciprioti e cirenaici, ribelli a Traiano e rei di efferati delitti contro gli altri isolani e i corregionali afri?
Professore, lei ha mostrato facendo ricerca storica, la vera figura aramaica di Gesù ma non ha potuto neanche avere la soddisfazione di un riconoscimento ufficiale da parte ebraica anche se storici ed archeologi ora rivendicano giustamente un Gesù, vero ebreo! Essi dovrebbero, a mio modesto parere, seguire le indicazioni di una lettura aramaica, quella del Regno dei Cieli, distinta da quella romano- ellenistica, del Regno di Dio, in un rilievo del suo Malkuth a Gerusalemme, in una scoperta della vicenda umana e terrena di Jehoshua Messia, ben separata da quella di un Iesous Christos Kurios, un christianos, figlio di Dio, unigenito uios patros, logos /verbum, upostasis dell’ Agia Trias, propagandata da pneumatikoi, che, ispirati dallo Pneuma, operano mediante fede, non mediante opere e credono così di salvarsi.
Il Mondo va così per l’anonimo cinquecentesco ascolano, non degenere seguace di Cecco d’Ascoli! Lei ha capito e scritto poiché ha tradotto direttamente fonti e specie Antichità Giudaiche , Filone di Alessandria, studiato i Vangeli, gli autori alessandrini e i cappadoci e gli autori bizantini oltre a quelli latini e ai padri medievali ed ha allora scritto la vera storia di Giudea, rilevando un popolo che non poteva integrarsi, data la sua fede in un unico Dio ed ha compreso che due secoli non furono sufficienti per l’ellenizzazione di barbaroi, condizionati fin da bambini dalla predicazione essenica e da quella farisaica sinagogale e che lo stesso Augusto, pur abilissimo politico, si lasciò ingannare di potervi riuscire col Regno più che trentennale di Erode il grande e con quello dei suoi fedeli figli, filelleni! Lei, davvero, ha capito la Storia del cristianesimo primitivo e l’ha scritta, facendo un’altra lettura in opposizione a quanto predicato dalla Chiesa Romana cristiana, che certamente nel corso dei secoli ha evidenziato infinite contraddizioni ed incertezze, dubbi, nonostante la certezza dell’ assistenza divina e la coscienza di non poter mai sbagliare essendo ispirata dallo Spirito Santo!.
Marco, ho fatto quello che ho potuto nel corso di una breve vita umana! La chiesa cristiana non può non sapere, data che ha negli archivi vaticani la maggior parte di testi antichi, anche se frammentari, che una cosa è la Storia aramaica di Jehoshua ed una cosa la storia ellenistica di Iesous Christos Kurios, ma non potrà mai dirlo perché tradirebbe il pensiero fondante paolino, basato sulla theoria di morte e resurrezione del MESSIA/CHRISTOS aramaico, senza la quale non può esistere il cristianesimo e tanto meno può rilevare la crudeltà barbarica del sistema aramaico integralista, avendo parlato per secoli di Gesù, assimilato al martire aramaico, che predica koinonia ed agape, che invita i discepoli a porgere l’altra guancia, a dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio e che desidera premiare il povero col premio eterno paradisiaco se, però, sopporta con pazienza il male naturale di vivere e i soprusi dei potenti! Il mondo è andato così e va ed andrà sempre così, Marco! Chi vince, giustifica politicamente il proprio potere, ma non può dire mai la verità/alhtheia, nascosta, anche se sa che non bisogna nasconderla!