Professore, è vero che il Papyrus Rylands 470 sia un testo, greco, alessandrino, dell’Ave Maria? Papirologi di fama mondiale hanno operato a lungo per leggere i frammenti del Papyrus, ritrovato nel 1919. Lei cosa dice? 
Questi sono i frammenti: ..(u)po …( thn shn)
eusplagkh(nian)
kataphe(ugomem)
Theotoke t(as hmoon) ikesias mh paridhis en peristasei,
all’ek kindunoon lutr)roosai hmas
monh,(agnh),(monh)
euloghmenh
Marco, io accetto il testo, così formato da tanti studiosi, esperti, che certamente hanno lavorato al meglio, per come hanno potuto fare in relazione alle proprie competenze, per la definizione e ricostruzione di ogni lemma. Perciò, fiducioso, leggo:
upo thn shn eusplagkhnian katapheugomen, Theotoke. Tas hmoon ikesias mh epidhis en peristasei/ all’ek kindunoon lutroosai hmas. Monh agnh, monh euloghmenh/ Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν καταφεύγομεν, Θεοτόκε/ o madre di Dio, noi ci rifugiamo sotto la tua protezione amorosa (viscerale), τὰς ἡμῶν ἱκεσίας μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ᾽ ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς/non trascurare (sdegnosamente) le nostre preghiere nell’avversità (che ci circonda), ma liberaci dai pericoli, μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη / o sola veneranda vergine, o sola benedetta!
*Questa è anche la sua traduzione di un testo trascritto, da lei accettato?!
Questa è la mia traduzione in relazione alle due parti costitutive della preghiera mariana. Nella prima sottolineo εὐσπλαγχνία, che vale misericordia in quanto termine biblico, connesso ad amore viscerale, di chi è protettivo, oltre a Θεοτόκos – che indica specificamente il patriarcato christianos di Alessandria e può orientare anche cronologicamente! – Nella seconda, rilevo la stessa richiesta del Padre nostro matthaico. Infatti faccio corrispondere a καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν, ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ /non portarci nella prova, ma strappaci dal maligno la frase papiracea dell’Ave Maria τὰς ἡμῶν ἱκεσίας μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ᾽ ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς /non trascurare le nostre preghiere, ma liberaci di pericoli, mettendo in evidenza μὴ παρίδῃς e la sostanziale differenza lessicale tra πειρασμόs/prova e περιστάσιs/avversità contestuale, mentre rilevo il significato diverso di ῥῦσαι del registro flaviano e di λύτρωσαι biblico, oltre alla congiunzione avversativa coordinante allà e all’uso in anadiplosi di μόνη, unita con Ἁγνή (Odissea,V,123) e con εὐλογημένη lucano (I,41).
*Professore, per la datazione, come possiamo orientarci?.
Marco, io tengo in considerazione Theotokos, termine decretato nel concilio di Efeso del 431, pur tenendo presente che in Egitto e nel patriarcato di Alessandria il culto mariano, chiaro già con Alessandro di Alessandria, in epoca di Costantino e del concilio di Nicea 325, è attestato in zone egizie per circa 106 anni.
*So da sue lezioni che in Alessandria il culto mariano è congiunto con quello di Iside ed Horus – di cui lei ha visto statuina di Iside che allatta al Museo egizio di Torino – come in Efeso con quello di Artemide dal II secolo, anche se rilevo una grande oscillazione temporale essendo molti i patriarchi alessandrini fedeli al culto mariano, tra cui Atanasio, Teofilo e Cirillo, che ben conoscono la differenza di tituli postcostantiniani, di casa di preghiera e di adunanza.
*Professore, cosa sono i Tituli ?
Marco, prima della pace costantiniana, i tituli erano semplici abitazioni private /domus ecclesiae adattate clandestinamente al culto, nel periodo postcostantiniano si trasformano in veri e propri centri monumentali e amministrativi della Chiesa, capillarmente distribuiti nel tessuto urbano imperiale, specie efesino, romano, alessandrino, antiocheno e gerosolomitano, poi, anche a Costantinopoli, nuova capitale.
*Grazie. Tutto mi è chiaro!
Quindi, conosci bene la loro lettura ebraico-egizia circa 1. Bet Knesset/ la casa dell’assemblea. che tecnicamente rappresenta lo spazio orizzontale, il luogo del raduno, della gestione comunitaria e della socialità, legata alla fede, circa 2. Bet Tefillah/ la “casa della preghiera”, che rappresenta l’asse verticale, lo spazio sacro per l’orazione, la liturgia e il dialogo interiore con il Divino. e circa 3. Bet Midrash/ la “casa dello studio“. che è il laboratorio ermeneutico, il luogo della ricerca, dell’esegesi e del confronto intellettuale sui testi. Vuoi dire che conosci anche la domus ecclesiae di Dora Europos,- di cui ti mostro una foto secondo ricostruzioni!-.
Dora Europos
* Professore, tuzioristicamente posso dire, quindi, che il Papyrus Rylands 470 (risalente al III-IV secolo o V!) è storicamente riconosciuto come il più antico modello superstite, in cui i cristiani si rivolgono direttamente a Maria, definendola Theotokos /Madre di Dio, lessico tipico alessandrino per oltre un secolo, prima ancora della sua dogmatica definizione mariana del concilio di Efeso!.
Marco, su Atanasio io sono incerto su due momenti, quello, in cui è in esilio a Treviri 336-337, dopo la scrittura di De incarnatione e quello in cui è fuggiasco da Alessandria e si nasconde in Mareotide, nel 366/7, all’epoca della morte di Antonio centenario – di cui scrive la vita/Bios-: non escludo la scrittura del Papyrus in terra egizia in uno di questi due periodi, mentre non posso datarlo sotto il patriarcato di Teofilo (350-412 ) e nemmeno di Cirillo (370-444 ) per le eccessive contestazioni, che sarebbero state oggetto di negazione al momento stesso del Concilio tra i vescovi africani. Dopo il 431, invece, il papyrus potrebbe essere normalmente datato, essendo Maria celebrata theotokos e panagia/tutta santa!
*Professore, concludendo, posso dire che – al di là delle domus ecclesiae di Paolo di Tarso (casa di Narciso, di Aquila, di Aquila e Prisca) dei Tituli e dei battisteri di epoca medievale – il papyrus Rylands 470 è certamente prodotto del Patriarcato/papato di Alessandria.
Se così ti sembra di aver capito, mi va, pure, bene !