Gloria a Padre e Figlio e Spirito Santo

*Professore, è vero che Gloria a Padre e Figlio e Spirito santo  è preghiera basiliana  trinitaria,  posteriore al Concilio Niceno ed anteriore a quello di Costantinopoli?

 

Grottaferrata – Veduta

Grottaferrata  Chiostro dell’abbazia basiliana 

Marco,  la preghiera è basiliana, tipica dei monaci basiliani, che vivono  in Italia  centrale e  Meridionale e che recitano Δόξα Πατρὶ καὶ Υἱῷ καὶ Ἁγίῳ Πνεύματι καὶ νῦν καὶ  ἀεὶ εἰς τοὺς αἰῶνας τῶν αἰώνων. Ἀμήν/  Gloria a Padre e Figlio e  Spirito Santo e  ora e sempre nei secoli dei secoli.  Così sia !  secondo la tradizione Trinitaria orientale  del  puro Credo niceno,   mentre in  tutto l’Occidente  esiste ancora  il credo ariano  della  cultura visigotica  fino al III Concilio di Toledo del 589, che vale Gloria a Padre  tramite il Figlio/dià tou uiou, nello Spirito Santo!.

* Professore, ho sempre pensato che la Vulgata geronimiana abbia tradotto conformemente  anche il Gloria a  padre/ gloria patri, essendo Girolamo discepolo di Gregorio di Nazianzo,  che ha fatto aggiunzioni alle tre persone della  Trinità nel Concilio  di Costantinopoli del 381 (cfr. Amici cristiani perché diciamo Credo?, Ancora sul Credo Cristiano  www.angelofilipponi.com)

Marco,  c’ è una falsa lettera medievale di Damaso con richiesta di traduzione in latino di “Δόξα Πατρὶ καὶ Υἱῷ καὶ Ἁγίῳ Πνεύματι καὶ νῦν καὶ ἀεὶ εἰς τοὺς αἰῶνας τῶν αἰώνων. Ἀμήν”  e c’è pure una risposta di Girolamo quasi  conforme Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto, Sicut erat in princípio, et nunc et semper, et in sǽcula sæculórum. Amen,   ma… è spuria e non è databile! 

*La formulazione trinitaria  basiliana Δόξα Πατρὶ καὶ Υἱῷ καὶ Ἁγίῳ Πνεύματι καὶ νῦν  καὶ ἀεὶ εἰς τοὺς αἰῶνας τῶν αἰώνων. Ἀμήν… comunque,  è certa?! Da dove, allora,  viene sicut in principio? Da Genesi biblico, Bereshit/ בראשית? dall’incipit del Vangelo giovanneo? E’.. un’ aggiunta?!

 Certo. il Gloria  è preghiera trinitaria postorigeniana, diffusa già in Oriente nel  terzo secolo e  poi nel quarto  dai Padri cappadoci  e, specie da Basilio, che la immette nella Regola, poi diffusa anche in Italia nel corso dei secoli !. 

*Professore,  secondo lei, nel IV secolo, i sostenitori dell’arianesimo usano una dossologia subordinazionista  dove  si recita così: Gloria a Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo  e contro questa formulazione occidentale, specie dopo la presa di Roma,   i basiliani difendono la Trinità in un clima di invasioni barbariche e di fine dell’Impero romano occidentale, in una lotta feroce religiosa tra ariani e Catholikoi, ortodossi! 

Nel trattato su Spirito santo, Basilio il grande  difende la formula  tradizionale trinitaria “Gloria al Padre, a Figlio e a Spirito Santo”, dimostrando l’uguaglianza di onore e dignità delle tre Persone divine, quando ancora non esiste il nostro Gloria Patri,  latino, che   nasce in ambiente visigotico ed è palese, dopo la  conversione di Recaredo (cfr. Filioque e Concilio di Toledo  www.angelofilipponi.com), in cui gli ariani ancora sostengono che lo Spirito santo procede dia tou uiou  in  Homilia de triumpho ecclesiae di Leandro di Siviglia!

* Professore, lei considera falso il Gloria damaso-geronimiano?

Marco, io  non trovo scritto da  nessuna parte  e da nessun scrittore occidentale qualcosa   sull’esistenza di  un Gloria Patri  simile a quello orientale, fino all’epoca di Gregorio I (cfr. Domus anicia  www.angelofilipponi.com)  che sia  storicamente  e  lessicalmente  di origine geronimiana, anche se si conosce una leggenda medievale, che, invece, associa la sua introduzione nella liturgia proprio al nome di  Girolamo  e di papa Damaso: la falsa lettera di Damaso (366-384) con la richiesta di invio di un Gloria patri  a Girolamo betlemita è contro gli ariani, ma di epoca carolina!. Lei, infatti,  ha scritto che Leone III si oppone a Carlo Magno,  vietando l’inserimento nel Credo  niceno  della formulazione di  Spiritus Sanctus  qui procedit ex patre filioque, diventato  normale nel Credo niceno-costantinopolitano, tradotto in latino!.

*Per questo, ritiene  falsa la lettera di Damaso a Girolamo  del periodo  carolino? 

 Non ho mai scritto una simile cosa, anche se la posso considerare probabile, non avendo trovato conferme al fatto, se non in qualche affermazione di Alano di Lilla (1128-1203).  

  *Comunque, lei ha scritto  che nell’809-810, i missi di Carlo Magno premono per imporre il Credo “franco/ispanico” con il Filioque, scontrandosi con la linea romana, difesa da Leone III, che non accetta la riproposizione della  questione del Filioque – radicata originariamente a Vaison e,  poi,  riproposta,  60 anni dopo,  nel III Concilio di Toledo del 589,” riletta” tra Oriente e Occidente,  rimasta in sospeso per decenni!-.

 Marco, io allora operavo per dimostrare  l’esistenza di  una frattura dottrinale profonda,  che,  esplosa,  avrebbe portato  allo scisma nel 1054 tra Michele Cerulario e Leone IX, e che poi sarebbe riaffiorata  nei tentativi di ricongiunzione  dottrinale durante  Concilio di Firenze del 1439 o i colloqui del XIV secolo tra Andronico III e i mediatori cattolici  (cfr.  Filioque e Leone III www.angelofilipponi.com): Leone III, all’epoca, è fermamente trinitario secondo la regola basiliana, e vieta l’inserimento nel credo niceno della processione dello Spirto santo dal Padre e dal Figlio  e si oppone a Carlo Magno, convinto di dover rimanere secondo la vecchia formulazione trinitaria nicena, in opposizione alla correzione stessa  gregoriana, ὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον /qui ex patre filioque procedit!.

*Professore, Leone III fa un’operazione inutile scrivendo i due credo niceni nell’anno 810, in lingua latina e in lingua greca: due secoli  circa dopo,  infatti nel 1014, la Chiesa di Roma cede definitivamente alle pressioni  liturgiche germaniche ottoniane e introduce  ufficialmente il Filioque nel proprio Credo, rendendo, così, inevitabile lo scisma del 1054!

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo