Marco, Egesippo (107-180) è definito da Girolamo compositore di Atti ecclesiastici – opera in 5 libri – , uomo vicino /vicinus all’età apostolica, abile a tessere una cronologia completa della Chiesa dalle origini fino all’epoca dell’imperatore Marco Aurelio, e a riunire molte parti, congregandole, di qua e di là, all’intorno, utili per i lettori, come se raccogliesse pecore di greggi sparsi!.
*Il bios geronomiano di Hegesippus per la nostra sessantennale ricerca e per la logica fattuale filipponiana è molto importante perché si tratta di un aramaico, vicino ai tempi apostolici, compositore di Actus ecclesiastici, a detta del Santo, che scrive alla fine del IV secolo in epoca teodosiana ed anche secondo Eusebio, scrittore di epoca costantiniana. Non è il caso di operare, professore, come ha fatto con Bardesane cfr. Cosa scrive esattamene Girolamo su Bardesane? www.angelofilipponi.com e con Panteno cfr. Cosa scrive esattamente Girolamo su Panteno? ibidem?
Bene. Operiamo, dunque, sul testo della I pars del XXII caput! Traduciamola e facciamo qualche rilievo grammo – morfo- sintattico e semantico!
Hegesippus, vicinus Apostolicorum temporum et omnes a passione Domini usque ad suam aetatem Ecclesiasticorum actuum texens historias, multaque ad utilitatem legentium pertinentia hinc inde congregans, quinque libros composuit sermone simplici, ut, quorum vitam sectabatur, dicendi quoque exprimeret characterem/ Egesippo, affine ai tempi apostolici compose cinque libri con un linguaggio semplice tanto da esprimere anche lo stile/ Dicendi… characterem, di quelli di cui seguiva la vita, tessendo anche tutte le storie degli Atti ecclesiastici dalla Passione del Signore alla sua età e riunendo da ogni parte, di qua e di là, all’intorno, molte cose relative alla utilità di chi legge.
Marco, ho messo in grassetto quanto deve essere meglio esaminato ai fini di una buona contestualizzazione e di una buona traduzione del brano, costituito da un enunciato complesso, in cui c’è la proposizione principale, seguita da una subordinata consecutiva e da una relativa, oltre a due proposizioni implicite texens … e congregans…/ participi presenti.
*Mi precisi, professore, in modo che io possa seguirla sintatticamente e semanticamente!
Marco, Girolamo appare dotato di sermo simplex – di cui fa partecipe Hegesippus / Ioseph aramaico, desposunos della stirpe di Clopha – e pur essendo un eremita, vivente a Betlemme, è tuttavia ciceronianus, infarcito di doctrina e di retorica, in quanto discepolo di Gregorio di Nazianzo e di Apollinare di Laodicea: noi rileviamo, per prima cosa, l’uso dell’iperbato (omnes… historias; multaque…pertinentia con parallelismo simmetrico dei due participi presenti; dicendi …characterem). Ti aggiungo, poi, che leggo vicinus col genitivo o col dativo, notando la stessa costruzione di similis patris/ somigliante perfetto al padre, diverso da similis patri, che indica somiglianza incerta con dubbi sulla paternità e sulla fedeltà della donna, e che ritengo che Girolamo faccia allusione ad un Hegesippus depsosunos, in quanto usa il genitivo Apostolicorum temporum per cui ho tradotto vicinus come propinguus /familiare e parente alla primitiva chiesa pura apostolica, finita con la galuth adrianea!.
*Professore, per lei, Girolamo fa capire che Egesippo scrive con lo stile semplice di coloro di cui imita la vita in quanto eremita a Betlemme che, conoscendo l’ebraico e l’aramaico, può alludere ad un membro della ecclesia giudaica originaria, capace di comprendere le dinamiche parentali e semitiche che i successivi Padri di lingua greca avrebbero perso, sottendendo anche Clopha -/kleopatros /Alphaios, che sono traslitterazione greca del nome aramaico חַלְפַאי /Chalphai, il cui unico significato legittimo è quello semitico di cambio/scambio- successore, non distante come significato da gloria del Padre/Kleopatros, apocopato in Cleopas, come Antipas da Antipatros!. Semanticamente anche rilevo che l’ autore con omnes .. texens historias actuum ecclesiasticorum, mette insieme termini dell’arte del tessere con quelli della transumanza del bestiame per rilevare un movimento di passaggio, autorizzato, avvenuto nelle ecclesiai, grazie agli oratori, che fanno esposizione orale, con precisi gesti, in una rappresentazione di una comunità di fedeli operosi e virtuosi, prima di iniziare la traduzione!.
*Cosa esattamente mi vuole dire, professore?
Voglio dire che si fa storia secondo Quintiliano come se un aramaico seguisse la retorica di rappresentazione vocalica e gestuale quintilianea per una comunità messianica agricola, per indicare lo spingere il bestiame da tiro, fatto da uomini che giuridicamente hanno diritto a passare per qualche luogo, e che si servono di un sermo simplex, volendo significare con actus il mettere in moto gli ecclesiastici amministratori di una chiesa /ecclesia aramaica -cristiana dei tempi apostolici, ancora pura prima della fondazione di Colonia Aelia Capitolina!.
*Chiaramente mi vuole dire che Hegesippus è storico ellenizzato già condizionato, secondo Girolamo, dalla retorica quintilianea, in quanto anche lui ciceronianus, come chi scrive – che è un discepolo di Gregorio e di Apollinare -!
Procediamo, allora, nella lettura del testo con gli stessi criteri adottati:
Asserit se venisse sub Aniceto Romam, qui decimus post Petrum episcopus fuit et perseverasse usque ad Eleutherum eiusdem urbis episcopum, qui Aniceti quondam diaconus fuerat/ egli afferma di essere andato a Roma sotto Aniceto, che fu il decimo vescovo dopo Pietro, e di esservisi fermato fino ad Eleutero, vescovo della medesima città, il quale, a suo tempo, era stato diacono di Aniceto.
Marco, grammaticalmente possiamo dire che si tratta di enunciato complesso che ha “asserit” come proposizione principale che regge due infinitive oggettive con una proposizione relativa ognuna, che ha significato di asserire, di fare azione dopo aver preso per mano uno, accostandolo a sé, dopo aver posto la mano in testa e pronunciato precise formule rituali assertorie!.
*Professore, asserit, presente storico, quindi, evoca e sottende un uso sacrale, liturgico, mentre le notizie sono storicamente lineari e di facile lettura.
Marco, per me il testo latino non ha difficoltà come anche la notizia storica di una venuta a Roma di Hegesippus, di un suo domicilio prolungato dall’ultimo periodo di Antonino il Pio fino all’epoca di Commodo – quasi 35 anni! – : meraviglia il silenzio sugli incontri con eretici e con grandi patriarchi orientali, oltre il mutismo sulla peste antonina, che miete migliaia di vittime al giorno in Roma nel 167 d. C.!
*Professore, lei esclude la venuta di Pietro pescatore a Roma e perfino nega la presenza una comunità romana christiana in città all’arrivo di Paolo, alla sua ripartenza e anche alla sua morte nel momento ultimo neroniano, anche se rileva una colonia attiva di ebrei, aumentati in epoca flavia ed antonina, ma non segue la tradizione circa il Papato romano e i suoi primi papi, ritenuti non pontefici, ma solo vescovi siriaci, che sono amministratori di una succursale antiochena, in quanto l’urbs ha nel secondo secolo numerosi christianoi orientali, confusi con gli aramaici venuti come schiavi nella capitale dopo la vendita a Gaza ad opera di Adriano nel 135 e poi, dopo la vittoria di Lucio Vero sui Parthi. Posso, quindi, dire che il cristianesimo è religio illicita presente in Roma in epoca antonina, commodiana, quando inizia una sua storia sotterranea catacombale a seguito degli scavi dei fossores sotto l’Appia prima sotto Commodo e poi durante il dominio dei Severi, allorché si predica di appartenere ad un’altra patria, quella celeste e di avere un solo Dio,in un rifiuto del culto imperiale e di quello politeistico?
Marco, Egesippo di Girolamo sembra convalidare questa tesi in quanto parla della sua venuta come aramaico a Roma, in quanto venduto schiavo ( venisse da veneo /sono venduto sembra forma sincopata come perseverasse!) citando due vescovi dell’epoca antonina, Aniceto ed Eleutero, sottendendo anche Sotero, che ha potere tra i due, in quanto soggiorna nella capitale dal periodo di Aniceto, funzionario dal 154 al 166, e che vi rimane anche sotto Sotero (166-176) e sotto Eleutero (176 -189).
*Dunque, Hegesippus capita a Roma nel corso delle venuta di Marcione e dello gnostico Valentino, e conosce Policarpo di Smirne (69-167 d.C.) che tratta infruttuosamente della questione Paschale quarta decimana con Aniceto, in quanto addetto al suo scriptorium !. Lo storico è a Roma dove vengono sotto Sotero i montanisti quando inizia la peste e comincia lo scontro contro Marco Aurelio, la cui autorità imperiale non è venerata dai christianoi illirici, uomini convinti di avere un’altra patria e di venerare un solo Dio, quello celeste. Per lei, che segue Eusebio, Storia ecclesiastica, V, 24, 16-17 e passi vari ) Hegesipuus è presente ancora a Roma sotto Commodo, all’epoca del vescovo Eleutero e della vicenda burrascosa tra il dominus di banche, Carpoforo, e il suo banchiere fraudolento, Callisto, che, ripreso dopo la fuga, è condannato ad metalla in Sardegna, ma, poi, richiamato per interessato intervento di Marcia , concubina dell’imperatore, sistema i cimiteri e diventa Vescovo di Roma, per tutto il regno di Eliogabalo (217-222), nonostante l’opposizione di Ippolito di Roma (165-235) cfr, Ippolito, Confutazione di tutte le eresie a cura di Aldo Magris, Brescia, Morcelliana, 2012.

Callisto magister
Bene Procediamo col terzo enunciato:
Praeterea adversum idola disputans, ex quo primum errore crevissent, subtexit historiam ex qua ostendit, qua floruerit aetate/Inoltre disputando contro gli idoli per mostrare da quale errore essi iniziarono a svilupparsi compose un storia in cui rivela in quale epoca fiorì.
* Professore, sembra che Hegesippus dica che a Roma ci sia predominio di una cultura politeista per cui lui, aramaico monoteista polemizzal disputando contro chi è costruttore di idoli.
Marco, sembra che per questo Girolamo dia rilievo alla proposizione implicita, usando disputans, che regge l’interrogativa indiretta ex quo primum errore crevissent, anche se subito precisa la proposizione principale subtexit / coprì sotto, intessendo ed inserendo historiam, a cui fa seguire una subordinata relativa con l’aggiunta di un’ interrogativa indiretta volendo mandare il messaggio di un Hegesippus disputante contro l’idolatria, intenzionato a condannare l’operato dell’imperatore Adriano non solo per il culto di latria imperiale , ma anche per quello per il suo amasio Antinoo, onorato con fondazioni di città e costruzione di statue da venerare con precisi culti idolatrici e con collegia sacerdotali.
Museo del Louvre Parigi
Museo del Louvre Parigi
*Io ho seguito le sue lezioni sugli Antonini e specie su Adriano
Marco, sono contento che segui le mie lezioni Ora procediamo nella lettura del quarto periodo in cui Girolamo puntualizza il dire di Egesippo con ait enim e coi due punti esplicativi, seguiti da un’altra proposizione principale congiunta ad una frase asseverativa attualizzante la reale situazione, mediante videmus, seguita da una proposizione relativa per indicare Antinoo quale servo di Adriano Cesare e da un’altra relativa per evidenziare i ludi ginnici in onore del meirachion – giovinetto bitinio nella città egizia, chiamata Antinopolis dal suo nome fino a precisare che si stabilisce per lui anche un culto con sacerdoti /prophetae – termine biblico-!
Ecco il testo della IV pars
Ait enim : tumulos mortuis templaque fecerunt , sicut usque hodie videmus: e quibus est et Antonous servus Hadriani Caesaris, cui et gymnicus agon exercetur apud Antonoum civitatem, quam ex eius nomine condidit, et statuit prophetas in Templo/ infatti dice: fecero sepolcri e templi ai morti, come vediamo anche oggi, e tra questi c’è Antinoo, un servo dell’imperatore Adriano, per il cui onore si celebrano giochi ginnici chiamati antinoei in una città fondata col suo nome , in cui stabilì anche sacerdoti
* Professore, per Girolamo, chiaramente Hegesippus, aramaico, vedendo il culto dovuto a Dio, attribuito ad un mortale lo condanna come grave peccato puntando il dito contro lo stesso imperatore, del quale lui ebreo non può venerare la statua in quanto anche lui thneetos, come ogni uomo.
Professore, vediamo come chiude Girolamo il bios di Hegesippus. Ecco il testo.
Antinoum autem in deliciis habuisse Caesar Hadrianus scribitur/ eppure si scrive che l’imperatore ebbe trai suoi favoriti Antinoo
Marco, ho segnato in grassetto autem e ho rilevato in corsivo in deliciis habuisse
*Mi vuol spiegare i due termini secondo una visione corretta aramaica di massima condanna dell’omophilia greco-latina?!.
Per me è opportuno tradurre l’avversativa autem come eppure per farti capire il disgusto di un aramaico per Adriano Caesar, dimentico dei doveri coniugali, amante di un puer delicatus, la cui natura di meirachion effeminato è violentata per proprio piacere: in latino habere aliquem in deliciis vale possedere un puer delicatus come eroomenos da sodomizzare!