Qual è il “sondergut” di Luca e quale quello di Matteo?

Qual è il sondergut di Luca e quale quello di Matteo?

Sondergut vale secondo Adolf von Harnack bene proprio come base culturale e fondo personale, patrimonio proprio, utilizzato per la scrittura del Vangelo da parte di Luca e da parte di Matteo in greco, che pur si rifanno ad un testo originario Quelle fonte, non conosciuta da Marco.
Ora, se Quelle (Q) è l’insieme di detti che sono comuni a Luca e a Matteo, sconosciuto a Marco, Sondergut diventa espressione tipica e di Luca e di Matteo, patrimonio e bene loro personale.

Ne consegue che, come già abbiamo spiegato in altre occasioni, Cfr. www.angelofilipponi.com, Giacomo e Paolo ed Amici cristiani, perché diciamo Credo), la fonte Q è più antica di Marco, datato tra le due grandi opere di Flavio (Guerra Giudaica del 74 ed Antichità giudaiche del 94): potrebbe essere quel gruppo, se si accetta la testimonianza di Papia di Ierapoli, di Logia del Signore matthaici, conosciuti fino al periodo di Panteno, portato da Alessandria in India e poi scomparso, su cui gli apostoli scrissero aggiunte  biografiche.

Quindi da Marco greco per buona parte dipendono  Matteo greco e Luca greco, che, inoltre, fanno riferimento a Quelle, i detti oracolari del Signore in aramaico del pubblicano Matthaios.

Ne deriva che Matteo e Luca scrissero, in greco, sempre nel ventisettennio flavio (69-96), in modo indipendente, una parte di vangelo, personale, servendosi  di un materiale proprio, estraneo a Marco, tipico frutto della propria formazione culturale, in senso pubblicano e in senso medico.

Ora qual è dunque il Vangelo di Luca?

Una parte derivata da Quelle, una da Marco ed una specifica  Sondergut, quella in cui ci sono le novità lucane, che risultano invenzioni,  mitiche,  proprie della fantasia  di fine  I  secolo e primi decenni del II secolo, comuni ad Apuleio e a Luciano di Samosata e ad altri (I, 1-3, 1-10)cioè Prologo, Annuncio della nascita del Battista, Annunciazione alla vergine, Visitazione della vergine ad Elisabetta, Magnificat, Nascita del Battista, Nascita di Gesù, Annuncio ai pastori Adorazione dei pastori, Circoncisione di Gesù, Presentazione al tempio, incontro con Simeone e con Anna, Vita nascosta a Nazaret,  Gesù tra i dottori, Inizi della predicazione di Giovanni Battista.

A questa parte mitico-fantastica, scritta anche per collegare varie figure tra loro di grande valore per la tradizione giudaica, Luca medico, aggiunge il paradoxon secondo un lettura medica, narrazioni e parabole  della cultura gentile ellenistica filantropica, dimostrando perizia retorica e doti di affabulazione.

La resurrezione del figlio della vedova di Nain, le donne guarite da spiriti maligni e Maria la maddalena, la parabola del Buona Samaritano, Marta e Maria di Betania, Parabola dell’amico importuno, il ricco stolto con un riferimento ad Erode Agrippa agoranomos, Necessità della penitenza, Parabola del fico sterile, Guarigione  di sabato di una donna dominata da uno spirito che la faceva andare curva, le insidie di Erode, Guarigione di un Idropico, la scelta dei posti in un banchetto, Invitare i poveri a pranzo, le parabole della torre, della guerra e del sale, Parabola della pecorella smarrita, Parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, Esortazione all’umiltà, guarigione di Dieci lebbrosi, il regno di Dio è già venuto, parabola del giudice iniquo, parabola del fariseo e del pubblicano,  Gesù ospite di Zaccheo, il pianto di Gesù su Gerusalemme, Gesù appare ai due discepoli sulla strada di Emmaus formano un corpus speciale lucano in cui il messaggio, basato sull’uso della parabola in modo esemplare e parenetico  e sull’amore per il prossimo, secondo l’etica stoica di fratellanza universale, è esclusivamente del  periodo flavio, collegabile ad Epitteto e ad Apollonio di Thiana (cfr. Gli esseni e la cultura ellenistica paradossografica in Esseni  Quod omnis probus).

Il Pater noster lucano, secondo l’insegnamento di Gesù, è dipendente probabilmente da quello di  Matteo greco come tutti i seguenti  capitoli: la guarigione del domestico del centurione, predicazione alle folle di Giovanni, guarigione di un indemoniato, ambasciata di Giovanni Battista  con le lodi a Gesù e con i rimproveri ai contemporanei, i veri parenti di Gesù e la tempesta sedata, alcune vocazioni con frasi di Gesù apoftegmatiche – le volpi hanno le tane, gli uccelli del cielo i nidi, ma il figlio dell’uomo non ha dove poggiare la testa; lascia ai morti che seppelliscano i morti. Tu invece va e annuncia il regno di Dio; nessuno che pone mano all’aratro e guarda indietro, è atto per regno dei cieli-, efficacia della preghiera insistente, fiducia nella provvidenza, parabola del servo che gode della fiducia del padrone, Gesù portatore di divisione, il tempo della salvezza, apostrofe a Gerusalemme, parabola della grande Cena, distaccarsi dai parenti e rinnegare se stessi, parabola della dracma smarrita, Parabola del figliol prodigo, parabola del fattore infedele, nessuno può servire due padroni, il regno di Dio e la legge, abolizione del divorzio,  il perdono fraterno, manifestazione del figlio dell’uomo, incuria della gente, l’ultimo giudizio,  parabola delle mine, Gesù sale al cielo.

Noi conosciamo i medici del I secolo e del II secolo e il loro servizio nelle metropoli e nelle città (cfr. Tecnicismo ellenistico), nei santuari (Dodona, Efeso) e negli Asclepeia/ospedali (Epidauro, Pergamo) e il grado di attendibilità scientifica, specie della scuola medica di Alessandria e di Cos; rileviamo pochi casi di serietà professionale e molte forme di confusione, dovute alla competizione dei medici con goetes specie barbari, taumaturghi  misteriosi e miracolosi.

Luca, seguace di Paolo di Tarso, nell’ultima fase della vita, in patria, a Filippi, sembra essere uomo simile al medico, credulone, Antigono di Philopseudhs H Apistoon/l’amante della menzogna o l’incredulo di Luciano di Samosata – 120-192 circa d.C. (a cura di Fr. Albini, introduzione di U. Albini, Marsilio 1993).

Antigono col suo paziente  mostra la statua di Ippocrate stesso che va in giro  di notte a guarire e fa apparire  Ecate che fa vedere l’Ade  coi condannati e parla in prima persona di un risorto, dopo venti giorni  dalla sepoltura (egoo gar oida tina metà eikosthn hmeran hs etaphh anastanta) affermando di averlo avuto in cura e  prima che morisse e dopo il ritorno in vita (therapeusaskai protou tanatoukai epei anesthton anthroopon).

Antigono con gli altri si bevono tutte le fandonie di taumaturghi come il siro palestinese, che caccia i diavoli dal corpo degli ossessi, come l’iperboreo, il babilonese o il mago di Memfi.

Medici, filosofi, pitagorici, accademici, peripatetici, scettici, tutti sono derisi da Tichiade, cioè da Luciano stesso, che conclude così, alla fine: allà tharroomen, o philoths, mega toon toioutoon alekspharmakon echontes thn alhtheian kai ton epi pasi logonorthon, ooi khroomenous hmas ouden ou mh taracshi toon kenoon kai mataioon toutoon pseumatoon/ma facciamoci coraggio, o amico, in quanto abbiamo un grande antidoto: la verità è la capacità di ragionare rettamente su tutto, se ce ne serviamo, nessuna di queste vuote e vane  menzogne ci potrà mai turbare.

Se sondergut di Luca riflette il suo punto di vista e quello del suo tempo, quello di Matteo, dovrebbe essere invece quello dell’epoca di Gesù il Christos, cioè del malkuth ha shemaim/Regno dei cieli, che noi abbiamo ipotizzato secondo  la datazione corrente, tra la Pasqua del 32 e quella del 36.

Personalmente per anni ho ricercato i logia matthaici, credendo in un Gesù, rabbi, ma scoperta la non veridicità di un magistero di Gesù (cfr. Ma, Gesù, chi veramente sei stato?) ho seguito un’altra pista quella della ricerca degli slogans (o come frasi esemplari o come decreti ufficiali, o prostagmata, leggi sintetiche, come comandamenti  di un Gesù maran/basileus), trascritti da un tachigrafo, il pubblicano Matteo. Questa sarebbe la parte originaria dei logia del Signore di cui parla Papia di Ierapoli, specifico patrimonio e bene di Matteo, condiviso  poi da Luca come abbiamo mostrato nel suo sondergut. 

Matteo di proprio ha:  la genealogia, la concezione verginale, la vista dei magi, fuga e ritorno dall’Egitto, che costituiscono la pars iniziale del suo Vangelo ebraico-aramaico (1-2).

A questa si può aggiungere la parte della prima predicazione coi primi discepoli e i miracoli (4, 18-25), il compito dei discepoli, il compimento della legge e dei profeti l’adulterio, il ripudio, il giuramento, il digiuno, l’elemosina, i veri tesori, le cose sacre  guarigione di due ciechi e di un muto, il significato della parabola della zizzania, parabola del tesoro e della perla,  parabola della rete e la conclusione dell’insegnamento in  parabole.

Solo Matteo parla del tributo per il tempio 17, 24-27. Questo passo per me è stato sempre un nucleo del Malkuth: venuti a Cafarnao quelli che riscuotevano il didramma  si avvicinarono a Pietro e gli dissero: il vostro maestro non paga il didramma? Questi rispose loro. Si. Mentre egli rientrava in casa, Gesù lo prevenne e gli disse: Che te ne pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono i tributi e le tasse? dai loro figli o dagli estranei? Avendo questi risposto dagli estranei, Gesù disse: Dunque, i figli ne sono esenti.

È probabile che questa parte sia quella di Matteo aramaico, mentre quella successiva sia quella di Matteo greco: …Tuttavia per non scandalizzarli, vai al mare getta l’amo e prendi il primo pesce  che verrà su, poi aprigli la bocca e vi troverai uno statere (uno statere = quattro dracme), prendilo e consegnalo a loro, per me e per te.

Paradoxon,  profezia e miracoloso sono fusi, come in Luca.

Una parabola è tipica di Matteo aramaico: gli operai della vigna dove si parla di operai assunti a diverse ore della giornata – ma non la sua  conclusione che è christiana, lucano-paolina: così avverrà che gli ultimi saranno i primi e i primi saranno ultimi.

Anche il fico sterile è del periodo del malkuth, poco prima del momento dell’assedio a Gerusalemme  ad opera di  Lucio Vitellio : Gesù Maran  vuol che i suoi siano ancorati a lui ed abbiano cieca fiducia:  anche se direte a questo monte: levati  e gettati nel mare – sarà fatto… È un parlare escatologico, di chi non razionalizza  bene  e non afferra la lezione della  sconfitta di Artabano III  e non accetta il trattato di Zeugma e non prende coscienza della fine della sua illegittima auctoritas/ecsousia.

Di Matteo aramaico dovrebbe essere anche La Parabola dei due figli: uno che, all’ordine del padre di andare nella vigna, risponde subito no come netta insubordinazione e l’altro che dapprima dice no e poi va nella vigna: è una parabola di Gesù, ormai  chiuso da  Vitellio in Gerusalemme, che riflette sulla precedente accettazione del Regnum da parte dei pubblicani e delle meretrici, dei gentili insomma, e della non fede dei  figli del Regno, che hanno tradito il padre e la sua auctoritas.

Un’altra parabola matthaica da me sempre ritenuta basileica, è quella delle dieci vergini che attendono lo sposo  anche se la conclusione è di altra epoca.

Il giudizio finale è anch’esso del Malkuth ed ha valore escatologico ed apocalittico..

Il  suicidio di Giuda è un altro racconto matthaico  ed è sicuramente aramaico   ma la  conclusione  è di un altro momento storico specie per la  la riunione del Sinedrio, per l’acquisto del campo del sangue e per l’adattamento alla parola del  profeta Geremia.

Si tratta di un’aggiunzione forzata per condannare uno considerato nel tempo di scrittura traditore, quando prima, nel tempo di accadimento reale, invece, era stato solo uno che aveva consegnato – per dovere – al nemico  il Messia, vinto.

È a mio parere, un passo scritto a tavolino per giustificare l’esacrata memoria di un apostolo, responsabile di aver consegnato a Lucio Vitellio quello ormai ritenuto figlio di Dio,  messia crocifisso.

Dunque Matteo  è da una parte personaggio tipicamente aramaico, che manda un preciso messaggio riferito alla realtà dei  fatti 32-36, ma accanto a lui c’è un altro Matteo (potrebbe essere anche lui stesso, che  ancora vivente ha visto la trasformazione l’imprevista peripeteia del Messia crocifisso, creduto risorto, divenuto ad Antiochia una figura divina) che, essendo un ebreo  ellenizzato, condivide ora il racconto evangelico con Luca in molte parti specie nel discorso della montagna con le beatitudini, il quinto comandamento, la legge del taglione, l’amore dei nemici, l’occhio e la luce, i due padroni, Il non giudicare e la provvidenza, la regola d’oro – connessa con la tradizione giudaica di rabbi Hillel, le due vie, i falsi profeti, le parole e i fatti, la casa fondata sulla roccia.

Dov’è il kerdos/guadagno  del pubblicano in questa trasformazione  imprevista del Christos? Non l’ho capito 35 anni fa, quando scrivevo il Pater di Matteo e neppure oggi.

Per me un aramaico resta sempre irriducibile, barbarico, integralista, a meno che non abbia avuto vantaggi dalla nuova amministrazione in Iudaea da  giudei filoromani come Tiberio Alessandro ed Antonio Felice.

Matteo da buon pubblicano potrebbe  aver servito due padroni ed essere stato un civis opportunista/eukairos.

Difficile sarebbe stata poi la situazione negli anni neroniani, con i nuovi governatori, inviati per spingere alla ribellione una provincia, già condannata allo sterminio, perché giudicata cancro dell’impero romano.

Ancora più traumatica, se viveva ancora, la situazione, dopo la distruzione del Tempio.

Insomma il sondergut di Matteo è più complesso di quello di Luca perché in esso confluisce una pars aramaica ed una greca una di epoca più antica ed una di epoca più recente.