*Perché, professore, lei scrive che per i Feziali ogni bellum… iustum est?
Marco, il corpus sacerdotale dei Fetiales è un collegio di 20 sacerdoti – istituito in difesa del diritto internazionale per consacrare con determinate cerimonie, trattati di pace, armistizi, alleanze – che ha il compito/ officium (katheekon) di appianare discordanze e malintesi riguardo i forestieri, per impedire guerre e contrasti religiosi /bella… impia!. E’, dunque, un’ istituzione arcaica, d’origine greco-arcadica, tipica di re Numa Pompilio, funzionante già con Tullo Ostilio! Cicerone parla di questo antico collegio in De republica 3,22, trattando di quattro feziali, inviati come legati/ambasciatori ad impedire guerre a nazioni, che, avendo rotto i patti – foedera, offendono o danneggiano i romani e a dichiarare guerra, in caso di diniego, col dare mandatum ad un oratore, addetto, chiamato pater patratus (di cui si rileva la funzione anche in De legibus 2, 21 e in De officiiis1,36 e 3,108!), garante per lo Stato della protezione dei numi, che assicurano la Pax!. Per i feziali ogni bellum iustum est perché è celebrato secondo il corretto formale rito religioso e giuridico non perché sia “giusto” in senso morale! Nel mondo romano antico, il collegio sacerdotale dei Feziali ha il compito di garantire la pace e di dichiarare la guerra seguendo, però, una procedura rigidissima. Se i riti vengono eseguiti alla perfezione, gli dèi sono favorevoli e la guerra diventa automaticamente iusta!. Per la mentalità romana, iustus deriva direttamente da ius (diritto/legge). Perciò, viene considerata giusta una guerra se è semplicemente una guerra conforme alle regole prescritte del diritto sacro e internazionale.
*Professore, c’è, dunque un iter procedurale nel caso di dichiarazione di guerra/ belli indictio?
Certo , Marco, perché una guerra sia dichiarata iusta, i Feziali devono richiedere formalmente la riparazione del torto subìto al nemico, concedendo 33 giorni per rispondere/rerum repetitio, poi, invocare gli dèi come testimoni del torto subìto, se la richiesta è rifiutata/ testatio deorum, infine, incaricare il pater patratus di scagliare una lancia con la punta di ferro ( o di legno bruciato) nel territorio nemico -o in un terreno simbolico, a Roma- per dare il via alle ostilità. belliche!. Fatti tutti questi atti secondo ius fetiale i cives si sentono protetti degli perché non sono aggressori che violano la legge ma sono iusti!. Per i feziali, quindi, la “giustizia” della guerra risiede interamente nella correttezza del processo formale e non nelle motivazioni politiche o morali! Si conosce il sistema feziale da Cicerone, da Varrone e da Frontone… ed anche da Cristiani.
Marco, ti riferisci a Storie, I, 24,3 e sgg. ed anche a IX,11,8 e in IX.11,11 (cfr, Storie, a cura di Luciano Perelli, UTET 1974) in occasione dello scontro tra i tre Curiazi Albani e i tre Orazi Romani sotto Tullo Ostilio e nell’episodio del bellum romano-sannitico, in cui riporti il sacrificio di Spurio Postumio per dimostrare che procedi, comunque, secondo il rituale feciale (foedera alia aliis legibus, ceterum eodem modo omnia fiunt/ nei trattati variano le condizioni, ma tutti vengono conclusi con la stessa formula!).
*Certo. Conosco i fatti, genericamente! ora vorrei sapere come Tito Livio, scrittore augusteo, allineato, definisca il sistema di foedus romano, mostrando il compito del patrator e come sorga la coscienza di vincitore, nel corso dei secoli, dei romani, convinti sempre di imporre una pax iusta, avendo fatto un bellum iustum, voluto da un Dio provvidente – secondo i parametri cristiani !- che concede sempre la vittoria a chi si regola secondo ius romano!
Marco, i passi di Tito Livio sono da considerare, in un primo tempo, una propaganda ottavianea, che si basa su antichi riti, fatti rifiorire a favore dell’ imperium universale del vincitore di Azio, Cesare Augusto, padrone della storia in quanto vir divino, venuto a dividere la Historia in prima di lui e dopo di lui, e poi, in epoca teodosiana, un’ investitura per i cristiani cattolici, che, rilevando i facta, li considerano archetipi di questo meccanismo di razionalizzazione storiografica della vittoria, già predicato in età repubblicana e poi imperiale, attualizzato sotto Teodosio, secondo ius fetiale, fino a Girolamo, destinato, poi, a “cristianizzarsi” con papa Ormisda, nel 532 d.C., poco prima dell’inizio del bellum gotico-bizantino.
Mi vuole dire che ante e post Christum natum di Dionigi il piccolo è frutto della traduzione di Girolamo del termine Poihths con Patrator? mi vuole fissare il ruolo di Girolamo, traduttore, come condizionante e determinante per la Historia Christiana katholica!
Marco, io ho scritto Anno millesimo ducentesimo octogesimo quinto MCCLXXXV Ab urbe condita, in cui parlo di Dionigi il piccolo e dell’inizio della datazione cristiana in www.angelofilipponi.com!
*Professore, lei scrivendo quell’articolo vuole mostrare che la Historia viene divisa in prima di Cristo e dopo Cristo nell’anno MCCLXXXV ab Urbe condita nel 532 d.C, mentre Livio nel I libro di Storie si trova a descrivere il più antico trattato, di cui l’Urbe conservi memoria (nec ullius vetustior foederis memoria est!) cioè circa 50 anni dopo la morte di Romolo. Lei vuole mostrare a noi alunni che lo storico, pur a fronte di patti che cambiano nelle clausole specifiche, a seconda dei rapporti di forza, sottolinei, come già abbiamo detto, da una parte, la solennità immutabile del rito (ceterum eodem modo omnia fiunt /per il resto tutti si svolgono nello stesso modo), ma anche la possibilità formale di variarla, da un’altra!. Nella sua funzione arcaica con Albalonga, infatti, nel racconto liviano, il feziale Marcus Valerius nomina Spurio Fusio come pater patratus, investendolo col tocco della sacra verbena (herba pura capitolina!).incaricando il patrator- che ha pure la selce, le cui scintille simboleggiano il fulmine di Giove, e lo scettro!- deputato a patrare, cioè ad sanciendum … foedus /portare a compimento, ossia sancire il patto, pronunciando i giuramenti che legano i popoli davanti agli dei!.
Marco, Livio riporta esattamente come si conchiude, aggiungendo che il feziale chiede al re Tullo di essere autorizzato lui, verberarius, a stringere il patto insieme col delegato specifico pater patratus . Hai ben capito? non credo, però, che tu sappia come i romani rompono, secoli dopo, i patti, subito dopo una sconfitta e il foedus successivo, pur vincolati dalla pietas religiosa!
*Per questo, lei non accetta la traduzione di Poihths con patrator di Girolamo? Lei sa cosa avviene dopo la maledizione del territorio nemico! lei scrive che Girolamo con la Vulgata fonde sacralità giuridica romana e messaggio teologico cristiano, operando una vera e propria “transustanziazione istituzionale”, in cui i concetti legali, politici e rituali dell’Impero Romano diventano i canali per esprimere la iustitia divina e l’autorità successiva della Chiesa! Da qui il suo impegno contro il traduttore Girolamo che oltre Poihths -patrator e ad Epiousios -supersubstantialis traduce altri termini in modo improprio, secondo precisi interessi ecclesiali, come dikaioo con iustifico, musterion con sacramentum, lutroths con redemptor, diathhkh con testamentum ecc: secondo lei, Girolamo opera a favore della Chiesa come Tito Livio per Augustus!
Marco, per lo scrittore di età augustea, questa precisione formale serve a radicare nell’antichità più remota, quella regia, il principio che ogni espansione romana è legittima perché fondata sullo ius!. Se la formula è corretta, il patto è iustum e la successiva sottomissione di Albalonga riceve un sigillo sacrale indiscutibile!. Così, sotto Tullo Ostilio si sancisce la vittoria romana con la supremazia di Roma su Albalonga grazie all’unico superstite Orazio, che uccide i tre Curiazi ed … anche la sorella, che piange il fidanzato curiazio morto! Guarda, invece, come opera Tito Livio, nelle Guerre Sannitiche nel periodo tra il 343 e 280 a,C. .dopo l’ umiliazione delle Forche Caudine (321 a.C.) nella seconda guerra sannitica?.Roma, sconfitta, non può accettare la sottomissione fattuale, ma deve trovare un espediente giuridico per denunciare la pace imposta dai Sanniti senza passare per spergiura davanti agli dei!.
*Allora?
Allora, il console Spurio Postumio Albinone, firmatario della convenzione d’armistizio/ sponsio,(responsabile di un’obbligazione tra la pars contendente romana e quella sannitica) propone di farsi consegnare ai Sanniti dai feziali, come capro espiatorio, sciogliendo così il popolo romano da ogni obbligo religioso!
*Serve un espediente! E’ utile un espediente per giustificare …la pietas dei romani, destinati al dominio del mondo perché dotati di pietas come il pius Aeneas virgiliano!? e lo si trova?
Marco, la cosa avviene non al momento degli eventi ma …in seguito, ad opera di uno storico successivo, che, dopo secoli, conosce il prosieguo storico e… la fortuna romana! L’espediente è scritto da Tito Livio: nel momento della consegna ai samnites di Spurio Postumio, questi da romanus diventa samnis e… tutto è regolare secondo lo ius fetiale, in quanto si compie, da parte samnita, sacrilegium, l’ atto formale decisivo che cambia ogni cosa: Spurio colpisce col ginocchio la coscia del feziale romano e grida di essere ormai un cittadino sannita e di aver violato il diritto delle genti con quell’azione empia!. Di conseguenza, Roma può muovere una guerra “giusta” , e rompere la tregua contro i Sanniti, perché formalmente offesa da un cittadino, che appartiene ora alla controparte!.
*Dunque, professore, con questo stratagemma, c’è la rottura dei patti! Attraverso il sofisma rituale del patrator, lo storico Livio riesce a capovolgere la realtà del fatto storico: è truffa giuridica che viene nobilitata a rigore morale!.
Il compito del patrator è proprio questo: blindare l’azione di Roma affinché, nel corso dei secoli, il vincitore conservi intatta la convinzione di imporre una pax iusta con un foedus aequum!.
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