Perché Girolamo traduce ποιητής con patrator?

*Perché, professore, Girolamo  traduce ποιητής con patrator?  non conosce, forse,  il termine  del didaskaleion alessandrino λύτρωσαι /Libera (cfr Il papyrus Rylands 470?  www.angelofilipponi.com ) e quello del Padre nostro Matthaico  rusai / strappa?

Birbone, tu vedi le ombre di Apollinare di Laodicea e di Gregorio di Nazianzo alle sue spalle!

*Certo, dopo 350 anni  circa dalla morte di Jehoshua Barnasha, dopo la lettura di Giuseppe Flavio,  Girolamo legge la figura del Messia-redentore  in modo diverso rispetto al Sacerdote ebraico, che ha visto, da prigioniero di guerra,  la distruzione del  Tempio e  ha parlato di un altro soterismo, ecumenico,  quello di Tito Flavio Vespasiano, avendone vantaggi e privilegi come Storico ufficiale della Domus Regnante (cfr.  Per una lezione sul “soterismo” di Tito Flavio Vespasiano, www.angelofilipponi.com e Cosa esattamente scrive Girolamo su Giuseppe Flavio?  ibidem)

Marco, io vedo una linea  precisa tra poihths  e patrator in quanto Girolamo  in De viris illustribus (cap. 13), traduce ποιητής con il termine latino patrator (patrator mirabilium operum) volendo indicare colui che esegue, compie o porta a termine un’azione concreta,  di solito anche negativa  come chi  pèrpreta  truffa, (furto, delitto, abuso di potere)  anche se  sposta l’accento dal significato classico di ποιητής “creatore/ facitore” a quello di “esecutore materiale/attore di prodigi ( παραδόξων ἔργων ποιητής) desideroso di ridurre il rischio di interpretazioni gnostiche o eccessivamente demiurgiche della figura di Gesù, da parte dei lettori latini!.

*Professore,  lei mette anche  in chiaro  nel Padre nostro matthaico,  lutroosai – da cui o lutrooths /redentore.liberatore –   e  rusai – da cui o Ruthr/Custode-difensore,  mostrando due diverse figure con funzioni differenti, connesse con quelle di poihths/  Dio trinitario (Padre  creatore   col logos -uios e con lo Pneuma) ,  di Verbum/messia redentore e di patrator /’esecutore ed autore, che strappa al nemico e riscatta la preda!. Con  questa  puntualizzazione  le sue operazioni,  secondo logica fattuale, risultano  analisi di varianti lessicali e delle loro radici etimologiche non come  mero esercizio accademico, ma come chiave per scardinare le letture teologiche tradizionali e far emergere la concretezza della storia!.

Marco, io metto a confronto queste radici per delineare due modelli antropologici e politici differenti, incarnati da figure con funzioni precise e semanticamente leggibili!.

 *Professore,  lei intende  col  binomio lutrotēs / Poiētēs Il Messia Redentore, dunque,  come  evidenziato nel Papyrus Rylands 470, dove  non indica una liberazione astratta o puramente spirituale, ma  sottende  lùtron /il prezzo del riscatto  mettendo in luce  la figura di  o λυτρωτής/ il Redentore/Liberatore,  inteso  come colui che interviene attivamente per pagare un prezzo o compiere un atto di rottura per sottrarre al nemico  una comunità da una condizione di schiavitù o di imminente pericolo! Così facendo, lega alla definizione greca di Flavio Giuseppe nel Testimonium  Flavianum  “paradóxōn érgōn poiētēs”- dove il Messia è visto come l’autore/creatore di opere straordinarie,  figura ideale,  il progettista e l’iniziatore di un riscatto storico e nazionale,  con   l’altro  binomio Rhŷthr -rhutoor/ Patrator (L’Esecutore e Difensore) già espresso  nella formula del Padre Nostro (alla rhŷsai hēmas apo tou ponērou / “ma strappaci dal maligno “da ruomai ) che ha diverso valore da lytróomai!. Significa , infatti strappo con forza, traggo a  me per mettere in salvo, difendo sbarrando il passo al nemico e di ὁ ῥύτωρ/ il Custode, il Difensore, colui che fa scudo e protegge la preda!

 Marco, per me la traduzione geronimiana di patrator non indica  uno che fa qualcosa  teoricamente, ma un  esecutore materiale,  che compie l’azione drastica di “strappare la preda” dalle mani del nemico per metterla in sicurezza  come braccio operativo. In sintesi  cerco di mostrare  come i testi cristiani primitivi (e le loro successive traduzioni o ricezioni liturgiche) nascondano in realtà una terminologia fortemente concreta, quasi militare e politica e svelo la teologia successiva, che  ha visto concetti spirituali ed eterei (la ” spirituale salvezza dell’anima”!): l’analisi linguistica, secondo me,   rivela la memoria di una figura messianica, vissuta come un eroe nazionale o un leader protettivo, un uomo d’azione, in definitiva,  capace di riscattare la sua comunità tramite un’azione antiromana filoparthica.

*Professore,  lei  allude  a pater patratus,  per come afferma in articoli (Non dicere illa secrita a bboce www.angelofilipponi.com e Ab Iove principium, ibidem?). Lei, nelle note della traduzione di Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche, XVIII, 63), nel passo del Testimonium Flavianum,  accetta il testo greco che  definisce Gesù come paradóxōn érgōn poiētēs, cioè “operatore/facitore di opere straordinarie” avendo già scritto sui compiti dei Feziali e sul valore  dello  ius  / diritto, legato ai trattati di alleanza e all’atto della guerra.

Marco, io, nel lunghissimo articolo Ab Iove principium, cerco di mostrare il reale modo di vivere romano,  menzionando espressamente i rituali come quello della rerum repetitio / la richiesta di riparazione, di un corpus sacerdotale guidato dal capo del collegio, il pater patratus, citando  le fonti classiche, che ne parlano, tra cui Polibio, Cicerone,  Livio e Aulo Gellio!

* Professore,  lei  rileva i fatti e il sistema giuridico romano  mostrando come il pater patratus  lanciando l’asta insanguinata indice guerra a nome del senato e del popolo romano,  inizia un bellum iustum, dopo aver maledetto il  nemico, ricordando perfino le maledizioni contro i nemici e  contro  il territorio, destinato alla rovina!

Marco,  ora ti aggiungo che i fetiales, andavano a due a due,( uno arava a nome del  popolo romano e si chiamava  Pater patratus, mentre l’altro  era chiamato Verberarius perché portava una zolla di terra come portafortuna  simbolica della patria!)  e, quando arrivavano in territorio straniero ed entravano in città,  facevano gli scongiuri e uno lanciava la lancia, oppure affermava che rimetteva  la  questione al senato!.

*Perciò,  professore, nel 393 quando  Girolamo scrive  il bios di Flavio, teme   le “ombre” di Apollinare di Laodicea e Gregorio di Nazianzo,- cosa da lei fatta in Girolamo e la traduzione www.angelofilipponi.com-:  per lei  il santo   si trova al crocevia, essendosi formato secondo la retorica  apollinarista  – da cui eredita la severità  della logica antica, ma si porta dietro anche una cristologia controversa con la tendenza a sminuire l’anima umana di Cristo a favore del Logos –  e   secondo la lezione  di Gregorio di Nazianzo,  suo maestro di greco a Costantinopoli,  da cui  apprende la finezza teologica e l’uso del vocabolario dogmatico greco,  in quanto aggiuntore di termini per il Figlio  e per lo Spirito Santo al concilio di Costantinopoli del 381 (Cfr. A Filipponi, amici cristiani perché diciamo Credo? ebook., 2022). Dunque,  per lei, la scelta di  patrator riflette questa tensione ideologica, che, comunque, serve a Girolamo per blindare in latino i concetti greci appresi dai suoi maestri, evitando, così,  derive dottrinali!.

Marco,  probabilmente Girolamo- vivendo a  Betlemme, dopo essere stato   anche in Egitto,  conoscendo  il culto mariano  della comunità egiziana (come si può rilevare  nel  Papyrus Rynalds 470  in cui già ci si si rivolge alla Theotokos) chiedendo un atto di liberazione e salvaguardia dai pericoli (λύτρωσαι ἡμᾶς),  è portato a rilevare insieme alla funzione del patrator anche quella del λυτρωτής!.

 *Mi vuole dire,  dunque, che  il santo, con la traduzione di ποιητής con Patrator, titubante,  si interroga su come l’azione divina e salvifica venga espressa attraverso verbi di “azione pura” ed “efficacia concreta”, opposti alle speculazioni puramente astratte, in una visione cristiana, ancora legata alla tradizione pagana?!   .

Ma… è così!

 

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo