Gli esseni secondo Filone e secondo Flavio

 

Quod liber sit quisquis virtuti studet 

FILONE ALESSANDRINO

ESSENI  e la cultura giudaica

QUOD OMNIS PROBUS LIBER SIT

PERI TOU PANTA SPOUDAION ELEUTHERON EINAI

Filone alessandrino

Ai miei amici Alighiero Massimi e Niceta Cosi,

Ciro Bove, Damiano De Angelis, Paolo De Maio

Emilio Di Vito, Enrico Gabrielli, Vittorio Norici ed Emilio Palermo

 

 

Gli esseni secondo Filone e secondo Giuseppe Flavio

Filone  di Alessandria  è il primo  a parlare  di Essaioi e a dare una sua spiegazione  del nome.

Egli ne parla in Quod omnis probus 1nella parte centrale di  un trattato sull’ o  asteios il cittadino che, in quanto sophos, è giusto dikaios, e libero  eleutheros, mentre per contrasto tratta di o phaulos stolto che, in quanto  malvagio, essendo l’opposto del kalokagathos,  non avendo le  virtù del  buono,  non  è libero né consegue la eudaimonia.

Filone ne parla anche   agli inizi di De vita contemplativa mettendo in relazione la vita degli esseni e quella dei terapeuti, proponendo due sistemi positivi, uno  prapticos ed uno theorikos, mettendo in evidenza  ESSAIOON1, in  prima  sede e facendo l’anastrofe di peri: Essaioon  peri dialekhtheis, oi ton praptikon  ezhlosan kai dieponhsan  bion en apasin…autika kai peri toon theoorian aspasamenoon…  ta prohkonta lecsoo / Finora abbiamo parlato degli esseni  che,  in gara praticano meglio di tutti  la vita attiva…ma ora dirò quelle cose che bisogna dire  sugli uomini dediti alla contemplazione…

In questa opera chiaramente l’alessandrino vuole mostrare due diversi tipi di vita, l’uno esclusivamente giudaico praptikos, l’altro, theorikos ,  katholikos, universale mettendo, dunque, i principi ideali pratici e contemplativi in opposizione2.

Il suo è un metodo filosofico  sincretistico ed eclettico3 che sottende una coscienza civile romano-ellenistica,  ben fusa con  quella ebraica  alessandrina.

La  fusione perfetta  tra  paideia ellenistica e musar giudaica comporta una scelta politica di integrazione nel kosmos imperiale romano del giudaismo, che ha conseguito nel corso del regno della  domus giulio-claudia, una supremazia commerciale  sui greci e sugli stessi latini tanto da risultare dominante sia in Oriente che in Occidente, odiosa per lo strapotere marittimo, coloniale, trapezitario.

Filone, dunque, esprime l’elitarismo della cultura giudaico-ellenistica  che ha nella sua famiglia oniade  la massima rappresentanza sia per la relazione  fruttifera con gli erodiani,  figli e nipoti di Erode il Grande 4 che con i sadducei del tempio di Gerusalemme .

La famiglia degli oniadi  concorre per il primato sacerdotale coi sadducei   in quanto erede di Onia IV figlio di Onia III, ultimo legittimo sommo sacerdote5,  ed ha  dalla propria parte  gli esseni stessi6 , che pure aspirano a sostituire il sacerdozio templare indegno e corrotto.

Infine  il giudaismo scismatico e sincretistico filoniano  ha connessioni profonde anche con gli aramaici gerosolomitani e con quelli di Adiabene e di Mesopotamia e con la corte stessa di Artabano,  che accorda la  sua protezione al commercio interno del suo regno e che protegge ed autorizza  i contatti, tramite il mare persico, con  India , raggiunta da navi romane-  su decreto di  Augusto stesso- di proprietà di naucleroi alessandrini  giudaici  con la tratta  Clisma/Arsinoe- Baricaza7

La persecuzione di Gaio Caligola  mette a rischio non solo l’economia giudaica ma anche la stessa stirpe, senza distinzione tra aramaici ed ellenisti.

Il  metodo filoniano, perciò, passa in secondo ordine rispetto alla priorità apologetica  e alla polemica rispetto ai greci, ora preminenti nella città di Alessandria e in Roma stessa8.

 A ciò si aggiunge la  personale depressione di Filone dopo il progrom descritto in  in Flaccum, che  congiunge l’ esperienza  della atimia  giudaica  universale al declassamento sociale  e familiare, specie dopo l’imprigionamento dello stesso fratello Alessandro Alabarca e al minacciato sterminio della etnia giudaica, dopo la proclamata volontà di profanazione del Tempio e l’ektheosis caligoliana9.

Il phobos  delle eschata e della fine giudaica fa da sottofondo a questa opera, in cui l’autore  cerca, comunque, di evidenziare la sua superiorità oniade e la propria integrazione nella coscienza della libertà  di sophos e di greco, in una denuncia dei barbari  aramaici, integralisti, mostrando la sua appartenenza alla megalopolis, civilis: Filone fa quello che farà un trentennio dopo, la boulè alessandrina che condanna a morte  i sicari, venuti in cerca di protezione, dai confratelli, in ossequio alla volontà di Vespasiano vincitore.

La sua è, da una parte, rivendicazione con adesione  all’areté e all’idea  platonica, come personale  dichiarazione  di filoromanità, fusa con quella degli elementi greci,  che sono avversari ed oppositori alla sua etnia e, da un ‘altra è condanna degli esseni e degli zeloti  antiromani , smodati nel loro integralismo ma contemporaneamente è tentativo di mostrarli come uomini pii, pacifici agricoli, non portatori di armi, tesi al puro esercizio, spirituale, come tanti altri uomini  romano-ellenistici  e stranieri, che tendono però  alla libertà  e all’eudaimonia e a Dio10 secondo un triplice schema prefissato  quello di Philòtheos, philàretos, philanthroopos.

E’ dunque, un voluto equivoco, che si esprime proprio nelle antinomie e nelle antitesi, nelle opposizioni di termine, secondo processi  retorici per una giustificazione, improponibile secondo la ratio latina11.

E’ lo scontro di due culture  volutamente non evidenziato per phobos, data la superiorità militare romana e conosciuto il pericolo di una debacle  con  la dialettica greca: c’è dunque in Filone e poi in Flavio un dire e non dire,  un tacere, un omettere, un marcare valori non universali,  che risultano in seguito a seconda delle letture,  utili per altre propagande.

L’opposizione al kosmos romano ellenistico è sottesa o velata  nella disarmonia  e nella non unitarietà dei gruppi essenici  e  nella loro varietà operativa,  di cui si hanno prove  nella coscienza profonda della superiorità  dell’eletto da Dio e dei suoi diversi ed opposti valori rispetto all’etica dominante, derisa e condannata.

La rivendicazione  sommo sacerdotale, poi vittoriosa  sotto Erode Agrippa, con l’uso del sistema solare contro quello lunare templare, la scelta tradizionale agricola e comunitaria col rifiuto del commercio e dell’uso della moneta,  la resurrezione dei corpi connessa con quella farisaica, la ricerca  dell’eudaimonia  terrena tramite  l’askesis  ed infine  l’unione mistica con Dio non sono segni che possano conciliarsi in un animo che cerca la pietas/Threscheia religiosa, che tende alla perfezione divina in una volontà di sublimarsi continuamente, pur mantenendo l’animus barbarico immitis parto-mesopotamico,  espressione di una contraddizione profonda aramaica  radicale e integralista che trova  la forza di vivere nella cieca fiducia in Dio, nella gretta obbedienza al legalismo mosaico e nella santificazione del nome di Dio, in una giustificazione settaria  del proprio martirio, in una selvaggia aggressione  all’armonia cosmica dell’impero romano, pacificato in Occidente e in Oriente e  quasi già fuso grazie al dominio illuminato della domus Giulio-claudia, che ha  conseguito sulla terra  la vita saturnia12 .

Comunque , il sistema adottato da Filone  sia in De vita contemplativa che in Quod omnis probus potrebbe  essere stato un  geniale tentativo di anticipazione  di  autocondanna giudaica  che si autopunisce per  l’eccessivo grado di  progresso economico e trapezitario conseguito a scapito delle altre etnie, in una revisione della propria storia,  in una intuizione della necessità di ridimensionamento del proprio sistema emporico, in una volontà  di ritorno alla società agricola secondo un modus  graduale imposto forse dalla corte  stessa, su pressioni  di Antonia Minor13.

Insomma Filone, giudeo alessandrino oniade , ellenizzato  capisce che il giudaismo ellenistico da una parte ha sconvolto ed ammalato il mondo occidentale, contaminandolo con la sua egemonia travolgente, esempio invidiato di ricchezza, data l’avidità giudaica , l’aischrokerdeia  e l’immensa fortuna accumulata, grazie alla predilezione di Dio verso i suoi fedeli ma specie alla superiore organizzazione  imprenditoriale.

Filone sa,  da un’altra,  che l’aramaismo, predicato da Esseni e farisei,  è un cancro per la romanitas, date le continue sedizioni nel territorio romano di Iudaea, refrattaria ad ogni integrazione, nonostante la filoromanità dei sadducei e degli erodiani, la classe dominante, che schiacciano, insieme con i pubblicani, gli agenti del fisco imperiale, il piccolo e medio sacerdozio e il popolo gerosolomitano e palestinese  intenzionati da sempre a federarsi col regno partico di Artabano14.

Filone, cioè,   in Quod omnis probus vuole mostrare a tutti gli altri popoli, facenti parte del kosmos imperiale,   non l’aspetto militaristico e l’integralismo di corpuscoli aramaici di Iudaea, ma la spiritualità essenica come garanzia di  un equilibrio e di una purezza del popolo, mentre in Vita contemplativa  vuole manifestare il fenomeno terapeutico come unico al mondo per l’ascesi graduale  a Dio e la congiunzione con la divinità stessa, come un sistema unico di vita, nonostante il numero dei terapeuti sparsi non solo in Egitto ma in tutto il mondo,  per meglio marcare la  peculiarità giudaica ellenistica di conseguimento del massimo grado di  teleiosis/ perfezione.

Dunque,  il theologos rassicura il mondo romano che la Iudaea ha esempi di purezza e di libertà proprio in quegli stessi  esseni,  che sono esempio di virtù per tanti popoli,  e  non possono essere considerati dai romani come santoni che aizzano il popolo alla guerra,  fomentano  il fenomeno degli zeloti , incrementano il numero,  addestrandoli militarmente in nome di una patria, mesopotamica di origine, in una decisa volontà di unione con la federazione di stati partici, di lingua aramaica.

C’è in Filone una riflessione sulla necessità di  ridimensionamento  della fortuna giudaica, quasi una proposta alla boulè cittadina di frenare il progressivismo ellenistico commerciale  e di lasciare  spazio alla concorrenza delle altre etnie, visto il monopolio  emporistico  giudaico odioso agli altri popoli – come la fede nel Dio unico – nel quadro della lex imperiale romana universale?.

Insomma Filone, già sotto Caligola, comincia  anticipatamente ad allinearsi verso le direttive che poi saranno definite  nel decreto di  Claudio con la lettera gli alessandrini  quando ripristina il sistema giudaico, azzerato dal nipote, e vieta il proselitismo, fonte di eccessivo arricchimento per la stirpe giudaica, minacciando  dure pene in caso di  oltraggio alla fides altrui.15

Ora l’opera di Filone, se non viene ben inquadrata in questa situazione, da precisarsi in ogni termine, diventa estremamente equivoca, e il pensiero filoniano risulta volutamente offuscato, essendo di fronte ai problemi contingenti, incerto, ambiguo, falso, titubante, pencolante tra la sua filoromanità e la sua ebraicità, proprio perché  evidenzia la dilacerazione dell’anima ebraica, da una parte, e la difficile ricerca, da un’altra, di conciliare ellenismo romano e giudaismo farisaico, in quanto la prassi contraddice la parola.

E’ inconciliabile il soggettivismo romano-ellenistico con l’oggettivismo aramaico collettivistico: solo con la costruzione della figura umano-divina  di Christos, si è cercato di fondere l’inconciliabile, di conseguire l’ineffabile, precluso all’uomo creatura, grazie alla intermediazione dell’uomo-dio.

Noi dobbiamo staccarci dalla tradizione cristiana, erede della cultura classica soggettivistica, perché, seguendo Clemente, Origene e specie Eusebio,  seguitiamo a cristianizzare un ebreo: è nostro dovere di storici  mostrare la vera natura di giudeo di Filone, seppure oniade, ellenista e sincretista.

D’altra parte Alessandria del periodo 26-44 d.C. è, in effetti, città, dove l’elemento greco, riesce, grazie alla nuova politica imperiale, a limitare la supremazia giudaica, dapprima, e poi ad avere il sopravvento, definitivamente.

Dall’ esempio dei greci alessandrini viene un monito di ribellione a tutti i greci dell’ecumene romano, che aggrediscono selvaggiamente il giudaismo e ne scuotono  la supremazia, come ben evidenzia Giuseppe Flavio nel XVIII, XIX e XX di Antichità Giudaiche e nel V, VI e VII libro di Storia Giudaica e In Apionem, dimostrando come, in ogni città ellenistica, i greci attaccano e limitano il potere giudaico, facendo stragi  e come, perfino nel regno partico, contagiato, inizi lo stesso processo di annientamento, in un crescendo inarrestabile di massacri e di stermini.

La sua lettura, dunque, dell’ essenismo è in relazione  non solo alla storia ebraica ma anche al kosmos romano e alla sua armonia, alla ricerca di una sua collocazione ora nel momento tragico caligoliano, quando la barca giudaica va a fondo, dopo l’atimia16.

La lettura dei due testi richiede una particolare  competenza delle cose ebraiche, altrimenti si rischia di usare i termini solo filosoficamente .

Per prima cosa perciò , dato il presunto valore di venerabile ad Essaios,  si deve chiarire e  rilevare le varie letture fatte a seguito della specifica citazione di Filone Alesandrino che ha di mira esattamente la situazione storica caligoliana ed alcuni episodi tragici mostrati sia in in Flaccum che in Legatio ad Gaium, che in tutta opera di Peri toon aretoon 17. Fatta questa premessa,  necessaria su Filone, si può seguire come Flavio consideri gli esseni in due epoche diverse in relazione all’episodio della sconfitta bellica e della distruzione del tempio prima e poi un ventennio dopo sotto Domiziano, che sembra seguire l’esempio dispotico di Caligola, imitato anche nell’ektheosis18.

Gli esseni, al tempo di  scrittura di Storia Giudaica nel 74, sono stati sterminati, il tempio  è stato distrutto  e Vespasiano ha trionfato sulla Iudaea capta ed ha imposto ai giudei di versare la doppia dracma al tempio, ora invece  al fisco imperiale, a Roma: lo storico – scrittore aulico della famiglia flavia, sacerdote  sadduceo, fariseo per scelta,  fatto prigioniero ad Iotapata dopo una resistenza di 7 settimane all’esercito  romano – liberato dalla schiavitù, mutato il nome di Giuseppe ben Mattatia in Giuseppe Flavio, dà una sua  soggettiva versione  utile per  la costruzione dell’imperium flavio, facendo una operazione di compromesso storico, di elogio del principato nuovo di Vespasiano e  di nobilitazione, anche religiosa,  della sua domus di origine sabina, servile.

Guerra giudaica è opera ancora zeppa  delle lotte, sorte nel seno dell’ebraismo, stordito ed  incapace di capire ancora la sconfitta militare e la fine del tempio,  risuonante dei contrasti tra i superstiti per  le reciproche accuse tra le diverse fazioni filoromane, compromesse a vari livelli19.

La prigionia personale, il periodo  quasi quadriennale della schiavitù  e l’affrancamento sono momenti contemporanei alla scrittura della varie fasi della disfatta giudaica  esaminata da schiavo   e da liberto, libero e   riconoscente verso il suo ex padrone : c’è, comunque, la fierezza sacerdotale  con il fanatismo, nonostante la sconfitta di un incaricato dal sinedrio gerosolomitano  a proteggere e a  governare militarmente la Galilea20.

Accanto a lui sono altri ebrei che accusano  ed invidiano il suo presente stato di favorito e protetto   dalla corte flavia, altri che hanno una visione opposta  della storia giudaica o hanno dato una lettura  apocalittica come Giusto di Tiberiade e suo padre Pistos, lesthai patrioti come Giovanni di Giscala, che pagano, dopo la detenzione in prigione,  con la vita,  la loro fede alla torah e a Dio.

All’ epoca della scrittura, dopo la distruzione del Tempio e il massacro degli stessi esseni ad opera di Vespasiano, i fatti non possono essere narrati secondo verità per come sono avvenuti né possono essere valutati oggettivamente essendo in gioco il favore dei vincitori che fanno scrivere la storia  a loro vantaggio : Giuseppe Flavio è servo fedele del suo padrone Vespasiano e dei suoi figli, non può non spendere una parola a loro favore,  non può non nascondere quanto di negativo hanno fatto in terra di Giudea col loro esercito: l’elogio prevale sulla  serietà di racconto, la reticenza in caso di  dubbio, c’è silenzio quanto  si può nuocere al nomen imperiale.

Compito dello storico deve essere quello stesso degli scrittori augustei , (Livio e  Nicola damasceno)  in una celebrazione della dignità della domus Flavia al pari di quella, divina, Giulio-claudia.

Scrivendo, perciò, Guerra Giudaica, opera  autorizzata dalla  monarchia flavia,  Flavio  considera martures gli esseni, ma sottende  al termine greco oltre alla testimonianza di fede religiosa  anche un‘aureola di santità  per uomini che hanno predicato la rivolta, la stasis, che  hanno combattuto per la libertà giudaica dalla sopraffazione romana21.

La sua opera è molto criticata dai giudei  che vivono a Roma come Giusto di Tiberiade  anche lui storico, ma di fede diversa e seguace ora anche lui dei figli di Erode Agrippa I, cittadino di rango pretorio, oltre che re di Iudaea,  la cui figlia Berenice è amante di Tito e  il cui  erede Agrippa II  è uomo di grande rilievo nell’impero.

Perciò  i due  filoromani ben inseriti a Roma, pur se in diversi ruoli,  Flavio come storico ufficiale,  Giusto come segretario personale del figlio di Agrippa I, servono  l’uno l’imperatore l’altro un principe ebreo, uno dei più fedeli alleati ed amico personale dei flavi, pur accapigliandosi per ragioni di difficile comprensione a distanza di secoli, anche se  non lasciano capire gli stessi motivi del loro litigio e di uno scontro ideologico.

Probabilmente  il diverso grado di reticenza e il silenzio su certi episodi tragici  sono alla base delle questioni tra i due.

Pur avendo lavorato per anni su di loro  non mi sembra di aver capito esattamente le ragioni dell’ aspra contesa fra i due  che si risolve forse  a tarallucci  e vino specie perchè Flavio chiama Giusto un suo figlio20.

Comunque Flavio, scrittore aulico, non può non  celebrare il martirio degli esseni anche se lo sottende con chiarezza e perfino ne ammira la morte  nelle poche righe del  II, 8.11,152, quando, senza nominare i carnefici Flavi,  mostra  i venerabili /augusti/sebastoi   felici  di morire per  la patria, coscienti di essere poi onorati dalla toledot 22.

Perciò Flavio santifica gli esseni,  ma considera lesthai gli zeloti,  che insieme ai farisei e ai sicari e al popolo  hanno voluto la guerra, a lungo scongiurata dai sadducei e dagli erodiani e l’hanno persa .

Sembra accomunare ai lesthai anche il gruppo nazireo di Giacomo il giusto, fratello di Gesù, fatto uccidere da Anano II, dopo un periodo di comando  essenico di circa 26 anni.

Il parlare di Gaicomo, fratello di CHRISTOS , un giusto, un recabita, un baluardo del popolotamias del  tempio in quanto custode del  gazophulakion e  forse un prostates  di una metà di sacerdoti e leviti,  addetti al servizio templare, è per lui una necessitas, quasi un dovere che però aumenta al confusione, aggroviglia a matassa   ebraica da districare.

Anche se la figura di Giacomo descritta  da Flavio23  è stata ritoccata,  rimaneggiata varie volte,  in tempi diversi, resta  il fatto certo che i suoi seguaci secondo alcune frasi spurie, espulse dal testo, determinano con il loro integralismo,  la distruzione del Tempio e  che per il loro colpevole integralismo si arriva alla sconfitta nella guerra coi romani.

Al di là del reale pensiero di Flavio su Giacomo  e i suoi naziroi o ouranioi24  in Guerra Giudaica manca la condanna degli esseni, anche se noti per l’antiromanità e per la  loro predicazione avversa ai filoromani ai sadducei e agli erodiani.

Eppure Flavio, ex governatore di Galilea, conosce bene gli zeloti e i loro educatori  esseni e perfino il luogo dove vive il gruppo ascetico dei  4000  e il rapporto culturale  tra questi e gli aramaici di oltre Eufrate 25

Flavio non parla degli esseni, come maestri di pancrazio, ma lo sottende in quanto essi, avendo l’educazione dei giovani a loro assegnati come  neofiti, ne facevano prima  abili atleti abilitandolo inizialmente nel primo anno di attesa  alla conoscenza del corpo, come  difesa  personale e come esercizio continuato. Probabilmente, specie nell’ imminenza della guerra, l’arte del pancrazio era basilare per la formazione fisica del giovane, destinato all’essenismo.

In Regola della guerra  è  scritto che nei tre anni di attesa si dia ancora valore al sacrificio e all’esecizio tecnico, ma solo il giorno precedente il sabato,  vista la guerra secolare tra Roma e  considerato il culto del sabato per i pii giudei del Qumran26.

Flavio, dunque, nasconde molto circa il reale significato dell’opera degli  esseni: li ammira  come comandante militare, li teme dopo il suo tradimento e il passaggio  nell’ esercito romano che lo utilizza come interprete, li compiange alla loro morte, ma rimane saldo nel suo amore servile per i Flavi, al cui carro trionfale si è  stretto, fiducioso nella clemenza e nella munificenza imperiale.

La romanitas e l’ellenizzazione vincono  su una coscienza dilacerata e spingono all’eukairia/opportunismo congiunta con l’amor proprio sacerdotale elitario,  che rinuncia all’ideale messianico e sposa il messianesimo vespasianeo, cioè quello  di un messia venuto da Oriente per pacificare l’occidente nel caos della guerra civile tra Galba ed Otone tra Otone e Vitellio ed infine tra Vitellio e il vincitore dei Giudei.  Vespasiano è il soter salvatore del mondo romano: questo lo storico aveva visto in sogno a Iotapata quando insieme ad un altro ebreo si arrese, proprio allora che dominava ancora Nerone, dopo il suicidio di massa dei  difensori della fortezza, suoi concittadini.

La descrizione della morte degli esseni tradisce il narratore flavio, che ha commozione nel seguire  le fasi della tortura  e nel notare l’eroismo dei  compatrioti, che sicuramente lo bollano come traditore.

La stessa commozione, mista ad ammirazione, è mostrata quando i sicari muoiono uccisi dai loro stessi parenti alessandrini  che timorosi di incorrere nell’ ira dell’imperatore,  sacrificano i fratelli per la loro incolumità e  salvezza.

Non è una rinuncia alla sua  fides ebraica , ma è un compromesso per sopravvivere,  pur nel dolore della schiavitù: non c’è più il comandante, né il sacerdote ma c’è l’ebreo che tradisce anche la fides, pur di salvare se stesso, i propri figli e la propria stirpe di fronte alla romanitas vincitrice destinata da Dio all’impero universale, senza però flettere nella propria  adesione al patto eterno con Jhwh, sempre cosciente della propria elezione27.

Dunque, la storia degli gli esseni, descritta da Flavio subito dopo la distruzione  del tempio è quella che ora viene proposta  come lettura da fare  da questa angolazione del trauma ebraico  e risulta molto diversa  da quella successiva di epoca domizianea di Antichità giudaiche.

Quindi  Filone in epoca caligoliana mostra due diversi esempi di perfezione di vita giudaica  ed associa al contemplativo l’esseno  evidenziando unitariamente  il saggio giudeo libero, data la sua cultura spirituale, rispetto  a chi stolto,  senza la vera cultura filosofica, è schiavo  perché  è  preda  delle passioni.

Perciò, vede gli esseni come un exemplum non solo per l’ecumene greco-ellenistica ma anche per le altre culture come quelle del regno partico e  di quello indiano  dei Satavahana 28.

Flavio invece  indica  una sola via essenica ma la legge in modo diametralmente opposta, a seconda del  momento storico che vive.

Ne parla  sia in Guerra Giudaica che in Antichità giudaica  XVIII,18-22 e chiama esshnoi  quelli definiti da Filone essaioi

In Guerra Giudaica Giuseppe Flavio ne parla dopo una premessa obbligatoria   sulla politeia romana nella sotto provincia di Iudaea (Giudea, Samaria ed Idumea) dipendente dalla provincia di Siria, anche se con un proprio prefetto, di rango equestre, Coponio, definito epitropos 29 stabilita da Augusto stesso dopo l’esautorazione  di Archelao.

Questi ha il mandato di restaurare l’ordine in Giudea, di  punire i capi della stasis rivolta  cioè un certo Sadoc e  Giuda il gaulanita, un dottore  galilaico  che  ingiuria  i connazionali   perché pagano il tributo ai romani   quando essi hanno   un solo padrone, Dio e non  un  mortale.

Dopo questo preambolo, Flavio  tratta delle 3 sette (aireseis)  giudaiche preesistenti e  considera  Giuda  fondatore della quarta airesis  e specificamente, dopo aver trattato dei sadducei e dei farisei, parla degli esseni in questi termini:

  1. 8.2 Tre sono infatti presso i giudei le sette29 filosofiche, ad una appartengono i farisei – di una sono partigiani faziosi politici (airetistai) i Farisei – alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode fama di particolare  santità 30 quelli che si chiamano esseni, i quali sono giudei di nascita  legati da mutuo amore (philallhloi)  più strettamente  degli altri. Essi respingono i piaceri  come un male, mentre considerano virtù la temperanza ( then ..enkrateian) e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato31 e perciò adottano i figli degli altri  quando sono disciplinabili allostudio32, li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi;non è che condannino in assoluto il matrimonio e l’aver figli , ma si difendono dalla lascivia 33 delle donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele ad unosolo34

8,3. non curano la ricchezza ed è mirabile il modo come attuano la comunità di beni35 giacché impossibile trovare presso di loro uno che possegga più degli altri; la regola è che chi entra, metta il suo patrimonio a disposizione  della comunità  sì che in mezzo a loro  non si vede né lo squallore della miseria,né il fasto delal ricchezza  ed essendo gli averi di ciascuno  uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli36

Considerano l’olio una sozzura 37 e se qualcuno involontariamente si unge pulisce il corpo: infatti hanno cura di tenere la pelle  asciutta  e di vestire sempre di bianco. Gli amministratori38 (epimeletai ) dei beni comuni vengono scelti mediante elezione e così pure da tutti  vengono designati gli incaricati dei vari uffici.

8.4 Essi non costituiscono una sola città, ma in ogni città ne convivono molti39. Quando arrivano degli appartenenti alla setta da un altro paese essi  mettono loro a disposizione  tutto ciò che hanno come se fosse loro proprietà e quelli si introducono presso persone mai viste  prima come se fossero amici di vecchia data40: perciò quando viaggiano, non portano con loro assolutamente niente, salvo le armi contro i briganti; in ogni città viene eletto dall’ordine un curatore dei forestieri, che provvede alle vesti e al mantenimento.

Quanto agli abiti e all’aspetto della persona  somigliano ai ragazzi educati con rigorosa disciplina41 . Non cambiano né abiti né calzari se non dopo che i vecchi siano completmente stracciati o consumati dal tempo42. Fra loro nulla vendono o comprano43, ma ognuno offre quanto ha  a chi ne ha bisogno e ne riceve ciò di cui ha bisogno lui:  anche senza contraccambio è lecito a loro di prendere da chi vogliono.

8.5. Verso la divinità sono di una pietà particolare ; prima che si levi il sole  non dicono una sola parola su argomenti profani, ma soltanto gli rivolgono certe tradizionali preghiere  come supplicandolo di sorgere44.  Poi ognuno vien inviato dal suo superiore al mestiere che sa fare  e dopo aver lavorato con impegno  fino alla quinta ora45  di nuovo si riuniscono  insieme  e, cintosi i fianchi,  di una fascia di lino, bagnano il corpo in acqua fredda  e dopo questa purificazione  entrano in un locale riservato  dove non è consentito entrare  a nessuno  di diversa fede, ed essi in stato di purezza  si accostano alla mensa come ad un luogo sacro 46.

Dopo che si sono seduti in silenzio  il panettiere 47 distribuisce in ordine  i pani e il cuciniere 48 serve ad ognuno solo un piatto con una sola vivanda . Prima di mangiare il sacerdote  pronuncia una preghiera  e nessuno può toccare i cibo prima della preghiera ; così al principio e alla fine  essi rendono onore a Dio come dispensatore della vita49

Quindi, deposte le vesti da pranzo, come paramenti sacri, tornano al lavoro fino a sera50. Al rientro mangiano allo stesso modo in compagnia di ospiti, se  ve ne sono.

Mai un grido o un alterco disturba la quiete della casa , ma conversano  ordinatamente, cedendosi scambievolmente la parola 51.

A quelli di fuori il silenzio di là dentro dà l’impressione  di un pauroso mistero, mentre esso nasce da una continua sobrietà  e dall’uso  di mangiare e di bere  fino ad non aver più fame o sete.

8.6 ogni cosa essi fanno secondo l’ordine dei superiori salvo due, in cui sono liberi di regolarsi da soli, l’assistenza  e l’elemosina52. Infatti possono soccorrere  a piacimento una persona degna  che sia nel bisogno  come pure dar da mangiare ai poveri (aporoumenois), ma non si può fare regali ai parenti senza autorizzazione dei superiori54.Tutto ciò che essi dicono vale di più di un giuramento, ma si astengono dal giurare  considerandolo cosa peggiore  che lo spergiurare ; dicono infatti che è già condannato chi non è creduto senza invocare Dio. Hanno uno straordinario interesse per le opere degli autori antichi specie quelle che giovano all’anima e al corpo55  ivi per la cura  delle malattie  essi studiano le radici medicamentose e la proprietà dell pietre56

8.7 A chi desidera far parte dello loro setta  non viene concesso di entrare immediatamente  ma lasciandolo fuori  per un anno gli fanno seguire la lor stessa norma di vita dandogli una piccola scure e la predetta fascia  per i fianchi e una vesta bianca57.

Dopo che in questo periodo di tempo egli abbia dato prova  della su temperanza58 viene ammesso ad un più completo  esercizio della regola ed ottiene acque più pure  per la purificazione, ma non ancora è introdotto nella comunità. Infatti dopo aver dimosrato la sua fermezza  per altri due anni viene sottoposto ad un esame  del carattere 59 e solo allora se appare degno  viene ascritto alla comunità.

Ma prima di toccare il cibo della comunità egli presta a loro terribili giuramenti 60: in primo luogo di venerare Dio poi di osservare la giustizia verso gli uomini e di non far danno ad alcuno né di propria volontà né per comando di combattere contro gli ingiusti e di aiutare i giusti di essere sempre obbedienti  verso tutti , specie verso coloro che esercitano un potere, perché nessuno può esercitare un potere  senza la volontà di Dio e se poi tocchi a lui di esercitare un potere  di non approfittarne per commettere abusi e di non distinguersi  da quelli a lui sottoposti per splendori di vesti  o per qualche altra insegna  di superiorità; di amare sempre la verità e di smascherare i bugiardi di trattenere la mani dal furto e di serbare l’anima incontaminata  da un empio guadagno e di non tenere  nulla celato ai membri della comunità e di non svelare  ad altri  nulla delle loro cose, anche se torturato fino alla morte. Inoltre egli giura di non trasmettere ad alcuno  le regole in forma diversa  da come le ha ricevute,  di astenersi dal brigantaggio e di custodire i libri della loro setta con la stessa cura che i nomi degli angeli  Tali sono i giuramenti con cui gli esseni si garantiscono dei proseliti61.

8.8 Quelli che sono trovati colpevoli di gravi crimini) li espellono dala comunità 62Chi subisce tale condanna spesso fa una fine assai miseranda. Infatti, vincolato dai giuramenti  e dalle abitudini non riesce nemmeno a mangiare  ciò che mangiano gli altri  e cibandosi di erba  e consumando il corpo con la fame finisce col morire. Perciò gli esseni ne riammisero molti per la compassione quando erano in fin di vita giudicando castigo  sufficiente  per le loro colpe  un tormento che li aveva  portati sull’orlo della morte.

8.9 Nelle liti giudiziarie  sono assai precisi e giusti e celebrano i processi  adunadosi in numero non inferiore a cento e le loro sentenze sono inappellabili 63. Presso di loro dopo Dio è tenuto in onore il nome del legislatore  e se uno lo bestemmia è punito con la morte64. Si fanno un pregio l’obbedire ai più anziani e al volere della maggioranza 65. Se stanno insieme ad esempio 10 persone nessuno parlerebbe, se gli altri (Nove) preferiscono il silenzio.  Si guardano dallo sputare  in mezzo alla compagnia o voltandosi verso destra  e con più rigore  di tutti gli altri giudei si astengono dal lavoro il settimo giorno66, non solo infatti si preparano da mangiare  il giorno prima per non accendere il fuoco quel giorno, ma non ardiscono  neppure di muover un arnese  né di andare di corpo67 Invece negli altri giorni scavano una buca  della profondità di un piede  con la zappetta  – a questa infatti assomiglia la piccola scure  che vien consegnata da loro ai neofiti- ed avvolgendosi nel mantello(to himation)  per non offendere i raggi di Dio, vi si siedono sopra , poi gettano sopra nella buca la terra scavata, e ciò fanno scegliendo i luoghi  più solitari. E sebbene l’espulsione degli escrementi sia un fatto naturale la regola impone  di lavarsi subito dopo, come per purificarsi da una contaminazione68

8.10 Si dividono in quattro categorie  a seconda dell’anzianità  nella regola69

E i neofiti sono di tanto al di sotto dei vecchi adepti  che se per caso questi li toccano si lavano come se fossero venuti a contato con uno straniero70 Sono anche longevi 71, dato che passano i più cento anni e ciò, io credo, grazie alla vita semplice  ed ordinata; disprezzano i pericoli e vincono i dolori con la ragione (tois phronhmasin con le menti), mentre la morte, quando giunga onorata la preferiscono all’immortalità72.

Il loro spirito  fu assoggettato ad ogni genere di prova durante la guerra coi Romani 73 in cui stirati e contorti  bruciati e fratturati e passati attraverso tutti gli strumenti di tortura  perché bestemmiassero il legislatore  o mangiassero qualche cibo vietato , non si piegarono a nessuna delle  ue cose  senza nemmeno  una parola  men che ostile verso che i carnefici  e senza versare una lacrima, ma sorridendo tra i dolori e prendendosi gioco di quelli che li sottoponevano  ai supplizi , esalavano serenamente l’anima  come certi di tornare a riceverla 74.

8.11 Infatti presso di loro è salda la credenza che  i corpi sono corruttibili e che non durano gli elementi di cui sono formati 75, e che invece, le anime immortali vivono in eterno,  venendo giù dall’etere più leggero restano impigliate  nei corpi come dentro carceri quasi attratte  da una sorta di incantesimo naturale, ma quando sono sciolte dai vincoli della carne come liberate  da una lunga schiavitù allora sono felici  e volano verso l’alto, (il pensiero è chiaramente platonico e pitagorico) 76. Con una concezione simile a quella dei figli dei greci essi ritengono che alle anime buone  è riservato di vivere  al di là dell’oceano in un luogo  che non è molestato né dalla pioggia  né dalla neve  né dalla calura, ma ricreato da  un soave zefiro  che spira sempre dall’ oceano 77: invece alle anime cattive attribuiscono un antro  buio e tempestoso, pieno di supplizi senza fine. Mi pare che con la stessa visione i greci ai loro uomini valorosi che chiamano  eroi e semidei, abbiano riservato le isole dei beati, invece alle anime dei malvagi  il posto degli empi giù nell’Ade,  dove anche raccontano  che sono puniti  Sisifo, Tantalo, Issione e Titio, così i greci in primo luogo ammettono che le anime sono immortali e poi spingono alla virtù e  ritraggono dal vizio 78

Ritengono infatti che i buoni  durante la vita diventano migliori  per la speranza  di ricevere un premio  anche dopo la morte mentre le cattive intenzioni dei malvagi risultano  compresse  dalla paura  di chi, se pure  riuscisse a farla franca in vita, teme un eterno castigo  dopo la morte. Queste sono dunque le credenze degli esseni intorno all’ anima  che rappresentano un’attrazione irresistibile per tutti quelli che una volta assaporano la loro dottrina 79.

8.12. Vi sono poi in mezzo a loro di quelli che si dichiarano capaci di prevedere  il futuro , esercitati fin da ragazzi  nella lettura dei testi sacri, in varie forme di purificazione  e nelle sentenze dei profeti; è raro che falliscano nelle predizione 80

8.13. Vi è anche un altro gruppo di Esseni simile a  quello precedente, nella vita negli usi e nelle leggi, ma diverso  per la concezione del matrimonio. Ritengono infatti che chi non si sposa  è come se si amputasse la parte principale della vita  la sua propagazione  ed anzi osservano  che se tutti la pensassero  a quel modo la stirpe umana ben presto si estinguerebbe. Pertanto essi  sottopongono le spose ad un periodo di prova di tre anni, e le sposano solo dopo che esse  hanno dato prova di fecondità  in tre periodi di purificazione 81. Con le gravide non hanno rapporti  dimostrando così che essi si dono sposati non per il piacere  ma per avere figli. Quando prendono il bagno, le donne sono coperte da una veste, gli uomini hanno una fascia. Tali sono gli usi di questo gruppo 82.

Da Flavio abbiamo notizie dettagliati sugli esseni anche  in Antichità giudaiche  opera scritta venti anni dopo Guerra Giudaica 83  Per il testo e il il commento rimando alla mia traduzione di Antichità giudaiche,  XVIII libro E book Narcissus.

XVIII.1.18. La dottrina degli Esseni84 fa  riferire ogni cosa a Dio: affermano che l’anima è immortale, lodano e raccomandano l’accesso alla giustizia, in gara 85.

  1. Pur inviando sacrifici come offerte votive al tempio, non  li celebrano  perché fanno differenze 86  tra le offerte, ritenute legittime  e per questo, tenendosi  lontano dal recinto  sacro comune, celebrano i sacrifici da soli. In ogni altra cosa sono uomini ottimi che si dedicano completamente alla agricoltura (sono del tutto intenti a  fare la coltivazione dei campi).
  1. Presso tutti quelli che si dedicano alla virtù è degna di ammirazione la loro giustizia, che per loro invece, che l’hanno avuta  da tempi antichi,  è praticata  senza interruzione 88,  cosa non riscontrabile in nessun modo né tra i greci né tra i barbari, e neppure per breve tempo.Perciò  hanno in comune le ricchezze  e tra loro il ricco non possiede niente di più del proprio patrimonio più di chi non ha acquistato nulla: queste cose fanno, dunque,  uomini che sono più di 4000 di numero.
  1. Non prendono mogli, né tengono servi in proprietà: infatti dicono che da quelle nascano occasioni di ingiustizia e da questi sedizione; essi vivono per conto proprio e  fanno uso di un reciproco servizio .
  2. Votando eleggono esattori 87, uomini buoni , che provvedono alle entrate e a quanto la terra  possa produrre e sacerdoti 88 sono incaricati per la preparazione del pane e di cibi: vivono senza distinguersi in niente, ma invero sono molto simili a quelli detti  Polisti  tra i daci 89 .

Oltre a queste notizie dirette, Flavio tratta in varie parti delle sue opere di Esseni I. 78-80; 113,117-161; nel II 113, 567; nel III 11-21; nel V 145 ;  in Bios 7-12, 322-323 ;  mentre in Antichità  Giudaiche si sofferma nel XIII 171-173, 298, 311-313; nel XV 371-379; nel XVII 344-348.

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1 Filone parla degli Esseni (75-91) nella parte centrale di Quod omnis probus mentre tratta il tema della libertà in 1-74 come prolusione e dopo aver apportato vari esempi di fermezza e di libertà,  tratti dalla storia e dalle tragedie e dalla filosofia e conclude sulla necessità della formazione  individuale a cominciare dalla puerizia in modo da svezzare i  bimbi nipioi con la cultura enciclopedica e poi avviarli con la filosofia. In effetti secondo Filone viene data la libertà  dopo lo svezzamento graduale grazie alla filosofia mosaica.

  1. Distinzione tra praptikos e theorikos cfr Filone, De Vita contemplativa
  2. Cfr A FILIPPONI, De Iosepho/ Bios tou politikou oper estin peri Ioseph (Il Politico o Giuseppe E Book Narcissus,2012)
  3. Gli oniadi sono imparentati con gli erodiani dal periodo di Erode il Grande (il matrimonio con Mariamne II la figlia di Boetho). L’ultimo matrimonio che si conosce è quello tra Berenice,figlia di  Erode Agrippa I e Marco, figlio dell’ alabarca Alessandro, fratello di Filone.

5.  Gli oniadi, a maggiore ragione degli esseni, sono concorrenti al sacerdozio del tempio di Gerusalemme con i Sadducei, che detengono la auctoritas dell‘ierosune.

6.Gli esseni, in quanto giusti, ritengono che essi debbano aver il sommo sacerdozio e gestire il tempio secondo il calendario solare. Sembra che Erode Agrippa I abbia dato in comproprietà la ierosune sia ai sadducei che agli esseni, i primi perché consegnarono Gesù Christos ai romani, i secondi perché erano la vera anima di Israel: fu un vero compromesso con i romani, a seguito della sua elezione a re di Iudaea, ad opera di Claudio.

  1. Cfr. E. CADELO Quando i romani andarono in America, Palombi 2009 e cfr. E. CERULLI, letteratura etiopica, Sansoni 1968. Il cristianesimo penetrò in Etiopia per la via marittima del mare Eritreo. Infatti le popolazioni arabe meridionali emigrarono dall’Arabia Felice   del  Regno dei Sabei,  dei Minei e degli Himayriti  sull’opposta sponda  africana  e lì costituirono una prima unità statale , il regno di Aksum, a cui trasmisero le loro tradizioni culturali  religiose e politiche.  Lungo la costa  la navigazione e  la catena  degli scali  greco- romani, ebraici della via marittima  dall’ Egitto all’ India  portavano l’influenza culturale greca.

8 . Su Gaio Caligola cfr. A FILIPPONI,  Legatio ad Gaium e Book Narcissus 2012

  1. C’ è una predilezione da parte della domus imperiale, iniziata da Cesare, continuata da Augusto  e da Tiberio, in un crescendo di  rapporti con il giudaismo alessandrino tanto da farlo diventare  l’etnia dominante  nel mondo romano, nonostante la netta opposizione armata  degli aramaici palestinesi, in difesa della loro cultura e fede.

10, L’esseno qumranico tende alla libertà, alla spirituale unione con Dio e all’eudaimonia, convinto dell propria libertà e della sua appartenenza a Dio, solo a  Dio come ripete con la preghiera dello Shema (Shema –Israel, ADONAI ELOHENU, ADONAI ECHAD, Ascolta Israele, il Signore è il mio signore,  il Signore è unico) .

11.Equivoco tra la tradizione del nome di esseno e la cristianizzazione delle idee esseniche.

12Incipit di Legatio ad Gaium A FILIPPONI, E Book Narcissus 2013) .

13.Il giudaismo ellenistico stesso, avendo il monopolio del commercio sul Mediterraneo prende coscienza del suo stesso eccessivo espansionismo  e nel suo seno stesso fa severa  autocritica, temendo la feroce reazione dei greci e degli equestri romani,

14.Il giudaismo aramaico palestinese scontento della occupazione romana attende segni di liberazione da parte di Artabano re di Parti e si volge  da tempo verso i  confratelli mesopotamici, desideroso di  staccarsi da Roma, di confederarsi coi Parti.

15.La lettera agli alessandrini di Claudio col decreto  vieta il proselitismo.

  1. Il giudaismo alessandrino, dopo la persecuzione di Avillio Flacco, crede di affondare a seguito dell’ ektheosis di Caligola e della imposta introduzione della statua imperiale entro il tempio.
  2. Peri toon Aretoon si componeva di altri tre libri.
  3. Cfr. Dione Cassio – Storia romana LXXVI-LXXVIIIdopo la proclamazione di Domiziano a Kurios e Theos/  Dominus et Deus parla di un radicale cambiamento e di una brusca  trasformazione nella politica e nel rapporto sociale tra i cives e i magistrati di qualsiasi ordine sociale  e l’ imperatore
  4. I giudei (sadducei farisei moderati, erodiani) dopo la guerra si ritrovano tutti a Roma e a seconda della propria condizione e del compromesso fatto con i romani  hanno di nuovo posizioni di rilievo nell’amministrazione  e a corte  presso l’imperatore o presso Erode Agrippa II. Tutti hanno ricordi spiacevoli e qualcosa da cancellare e perciò fra loro c’è la maldicenza, che acuisce i rancori  e fa esplodere la rivalità servile a casa dei patroni romani. 
  5. Giuseppe dà due versioni del suo governatorato in Galilea una in Guerra Giudaica II,568 ed una in Bios Nella prima sembra avere il compito di difendere la popolazione dai romani, come fece, per dare tempo ai patrioti di organizzare e preparare la difesa di Gerusalemme e della Iudaea, nella seconda invece nel capitolo 29, vuole apparire come chiamato a far parte di un commissione di tre sacerdoti  per ordinare ai patrioti di deporre le armi in relazione alla cautela di sadducei templari, filoromani, e vuole dimostrare che la situazione gli sfugge di mano e che poi si trova a combattere i romani ad Iotapata. La sua versione doppia è segno di una ricerca di giustificazione di fronte e ai martiri della guerra, morti per la patria  e ai sopravvissuti come Giusto di Tiberiade  che gli rimproverano il tradimento.
  6. In Regola della guerra (L. MORALDI, I manoscritti di Qumran,TEA 1994) si parla della guerra  tra i figli della luce (esseni e gli ebrei che seguono il loro pensiero farisaico) e i figli delle  tenebre  i goyim o Kittim i romani e loro alleati- ebrei corrotti come i sadducei e gli erodiani ma anche gli oniadi e tutti gli ellenisti dediti al commercio)
  7. La guerra/ milchamah ha tre fasi: la prima si prevede che duri nove anni ed è contro i semiti, compresi quindi  quelli della stessa razza, infedeli, la seconda  di 10 anni contro i camiti, la terza  pure di dieci anni  contro i figli di Jafet per un complesso di 29 anni, a cui bisogna aggiungere  sei anni di preparazione   e  cinque anni sabatici, per cui in totale si ha il numero di 40 anni. Non tutti gli studiosi, comunque, sono d’accordo con questa divisione della guerra.

23 Su Giacomo cfr. Giudaismo romano II, note e commento relativi alla figura del fratello di Gesù in Antichità giudaiche XVIII, cit.

24 I  seguaci di Iakobos sono detti sicari, ouranioi. o naziroi

  1. Flavio parlando di Petronio Turpiliano incerto di fronte all’ ordine di Caligola di punire i Giudei che non accettano la sua ektheosis  mostra come il governatore tema i rapporti tra i giudei aramaici e i confratelli della stessa lingua e religione di oltre Eufrate,disposti all’ aiuto reciproco, Cfr.  A FILIPPONI. Caligola il Sublime  cit.
  2. Guerra giudaica a cura di Giovanni Vitucci Fondazione Lorenzo Valla,1995. II,8.1-13 corrisponde  a II, 117-168
  1. Dal periodo del viaggio a Roma Flavio matura l’idea che la res publica romana è destinata al governo del mondo e comincia a vedere l’oikonomia divina circa il patto eterno da una nuova angolazione cfr .A Filipponi, Antichità giudaiche I, prefazione E Book Narcissus 2011.
  2. Siccome i Maurya come dinastia si era estinta ed erano sorte altre dinastie (prima quella Shunga– 183-73-a.C. poi quella Brhadata  e Kanva fino a poco dopo la nascita di Cristo, ed infine  quella Satavahana, la cui fine sembra potersi stabilire in epoca severiana intorno al 220 d.C., gli ebrei, facenti parte dell’ imperium romano,  avevano fatto trattati con ognuna di queste dinastie  per salvaguardare la loro tipicità religiosa e il loro commercio. Gli ebrei avevano un loro politeuma riconosciuto anche dai romani. Sulla tipicità essenica Cfr. Guerra giudaica II 8,1-13
  3. Flavio usa indifferentemente eidh ed aireseis per indicare da una parte forme ideali e da un’altra scelte di vita  ma  vuole  dire sette.
  4. Flavio anticipa la particolare virtù degli esseni dicendo: ode kai dokei semnoteta askein che sembra praticare la nobiltà.
  5. 31. Flavio dice che gamou …uperopsia -estin –  c’è disprezzo del matrimonio.
  6. A dire il vero lo storico dice ancora fanciulli imberbi apalous e fa pensare a ragazzi non ancora efebi e quindi fa supporre un possibile rapporto tra erasths ed eromenos.
  7. Aselgeia fa pensare ad insolenza non a lascivia, impudicizia o amoralità
  8. Flavio conforme all’educazione sacerdotale ricevuta circa la donna, considerata infedele per natura, in quanto passionale e non razionale dice esattamente: convinti che nessuna abbia a cuore la fedeltà ad uno Cfr. Luciano (o Pseudoluciano) in Erotes 10 (a cura di Eleonora CAVALLINI, Marsilio 1991) parla di Callicratida,  un omosessuale ateniese che  odia le donne ed è  circondato da graziosi  schiavetti e ogni servo è pressoché imberbe (skhedon ageneios): rimanevano presso di lui finché la prima lanugine  ombrava i loro volti, ma quando le guance venivano ricoperte da una folta barba  erano mandati  a fare gli amministratori e i curatori delle sue proprietà in Atene. Ancora in Erotes si legge che i discepoli di Socrate simulano l’amore per l’anima e siccome si vergognano per la loro predilezione per la bellezza  fisica, chiamano se stessi amanti della virtù Ibidem, 23  .. e chiamano  virtù dell’anima  la bellezza del corpo.Nella Bibbia c’è la condanna dell’insolenza e dell’infedeltà della donna considerata per natura  avida scaltra pettegola capace di ogni zizzania,poiché loquace, incapace di ogni nobiltà, ignorante e perfino non razionale Genesi 3,1-13; I RE 11,1-8;18.13; 19,18; Prov. 2,16-19; 5, 3-6; Ecclesiaste 7, 26-28;  Ecclesiastico,9,2-12. J. M Allegro  nel 1964  tradusse alcuni frammenti  di 4Q184 che trattano della donna follia, in cui si traccia la figura della donna che è tutta una perdizione per l’uomo; ogni parte del corpo è una tentazione, la bocca e i seni e  e gli stessi abiti e i colori del suo volto sono condannati Cfr.  L. Moraldi, I manoscritti del Qumran, cit… In un libro di Filone sulla  Mercede delle  prostitute che non può essere messa nel tesoro del  tempio si parla della via del male ad opera  della donna e del suo fascino come  rete diabolica.

35 Flavio parla della comunione di beni come di cosa paradossale e meravigliosa/ thaumasion par’autois to koinoonikon.

  1. Su toon d’ekastou kthmatoon anamemigmenoon,mian oosper adelphois apasin ousian einai Flavio parla degli esseni che vivono come una grande famiglia , dove tutti hanno gli stessi beni in quanto hanno lo stesso padre e madre e sono fratelli che hanno gli stessi diritti di mensa e di patrimonio comune e di parola, secondo una democrazia popolare dominata, però, dalla gerarchia dei 15. Luca in Atti degli Apostoli mostra una comunitas christiana cfr www.angelofilipponi.com Anania e Saffira

37 Siccome gli esseni considerano l’olio una sozzura quindi lo rifiutano  e poiché  ungersi è proprio degli atleti e siccome abbiamo parlato di loro come maestri di ginnastica, bisogna pensare che solo quelli  di primo anno vengono educati atleticamente  e possono servirsi e di olio e di cenere  e sono educati da quelli del I anno del triennio, prima di entrare tra i puri. E questo spiega il motivo per cui un esseno puro cioè considerato vecchio non possa toccare un neofita e se viene toccato casualmente, si sente contaminato.

  1. Il termine epimeletes non è epitropos ma indica di solito una curatorefiscale , noi abbiamo fatto questa distinzione in altre opere. Qui ci piace precisare che l’elezione di un epimeletes è plenaria e per alzata di mano (di dito).

39.Flavio dicendo che mia d’ouk estin autoon polis di loro non è una sola città cioè  parla di quelli che oggi diciamo situati presso Wadi Qumran, ma qui tratta di  altri esseni che vivono in città, e  che  convivono con altri cittadini ma sono secondo  noi quelli coniugati.

40.I forestieri che arrivano presso di loro non sono accolti perché impuri  Flavio perciò parla solo di esseni esterni ai 4000 o di quelli che si accolgono nelle altre città, dove non c’è il rigore qumranico: infatti subito dopo parla di città  in cui ci deve essere un curatore dei forestieri,  che accoglie da vesti khdemoon …toon csenoon.

  1. Flavio marca la dura disciplina imposta ai ragazzi con la paura omoion tois metà phobou paidagoogoumenois paisin
  2. non si curano della forma e portano vestiti e scarpe fino alla consunzione totale e poi chiedono il cambio
  3. Gli esseni odiano il commercio perché porta l’aischrokerdeia e la pleonecsia  quindi l’avidità , contrari alla fratellanza, ed anche perché non sopportano di vedere moneta con l’immagine del sovrano, simbolo di Beleial (Belzebul) perciò usano fra loro il baratto: l’agricoltore dà quanto la terra produce all’ artigiano che ripara gli utensili e il pastore dà l’agnellino in compenso e l’apicoltore il miele ecc.
  4. La pietas essenica è particolare, solare, legalistica, tipica di recabita cfr A.Filipponi Ant. Giud XVIII, note a  Giacomo  e cfr.Giudaismo romano II, sempre in relazione a Giacomo il giusto, considerato esseno. Sulla solarità sul saluto al mattino e alla sera  si fanno congetture  sia in senso pitagorico che in  atoniano Si ritiene che il calendario solare esseno doveva avere un  anno di 364 giorni diviso in  52 settimane  e in quattro trimestri di 91 giorni.- due mesi da trenta ed uno da trentuno-  Era necessario però che  il settimo sabato cadesse il 16 di Jiar Aprile -maggio cfr. Angelo Filippon Vita di Giuseppe E Book Narcissus 2014
  5. La quinta hora equivale alle 11 del mattino, dopo 5 ore di lavoro, poi, dopo l’immersione nell’ acqua fredda, fatta secondo turneazione e il pranzo,  si riprende il lavoro fino al tramonto.
  6. Il refettorio comune dove si mangia alla mensa comune (di 4000?) di 150? A gruppi scaglionati 400 alla volta per 10  turni ? si fanno tante congetture in merito. La sala da pranzo è luogo sacro ( agion ti temenos)  dove bisogna avere l’abito adatto: Ieras…esthetas indica la necessità di una veste sacra- ma non dei paramenti sacri , traduzione dei padri della Chiesa-  Nella sala si prega all ’inizio del pranzo e dopo il pranzo.
  7. Sul panettiere che cuoce e distribuisce il pane (artos ) cfr.  De Iosepho
  8. Sul compito del cuciniere c’è una vera prescrizione legalistica che impone il cibo casher  (la casherut), di non mangiare carne con il latte ecc.
  9. Su Gerairousi theon oos khoregon ths zoohs  bisogna precisare che Flavio da sacerdote usa gerairoo da geras dono per indicare la ricompensa a Dio con un dono degno e quindi venero.
  10. Si lavora dall’ alba al tramonto con l’interruzione della pausa pranzo, con la deposizione degli abiti necessari al pranzo, in quanto sacri, tenuti da un addetto a tale servizio.

51.Di norma si fa silenzio. Se si parla, si segue un ordine, quello gerarchico.

  1. Il silenzio è fondamentale insieme con la reciproco rispetto nel dare e prendere la parola, tanto da apparire ai profani musterion ti phrikton-

53. Essi sono dipendenti dal volere dei superiori e sono liberi soltanto di fare assistenza/ epicouria  di dare elemosina/ eleos Bisogna precisare che eleos non vale elemosina che si dice dosis o eleeomosune   ma significa compassione,  pietà, ciò che eccita pietà. Un esseno neanche quello cittadino fa elemosina come la intendiamo noi, non ha denari, spiccioli da dare, ma può dare  una metà di quanto ha fatto, durante la giornata ad un altro, bisognoso, che comunque non può essere veramente bisognoso, se è esseno. In caso di altri non esseni solo quelli di città possono fare eleos  e devono fare tzedaqah ad un fratello ebreo non esseno, cioè dare la metà in modo da fare un atto di giustizia (questo è il valore del termine).

  1. Vengono indicati i compiti degli epitropoi (ora così definiti mentre prima sono detti epimeletai) orghs tamiai dikaioi, thumou kathektikoi, pisteoos prostatai, eirhnhs upourgoi sono giusti dispensatori di castigo, capaci di tenere a freno i sentimenti, custodi della lealtà,  promotori di pace.

55 Essi studiano gli antichi scrittori e in modo particolare i libri delle  antiche culture mesopotamiche?  La frase di spoudazousin  d’ektopoos  peri ta toon palaioon suntagmata, malista ta pros oopheleian psuchees  kai soomatos eklegontes sottende una scelta  non in relazione alla torah ma una ricerca di altre forme culturali ( specie per quanto riguarda la medicina e l’astronomia),

56   Sulla loro attività medica con erbe e con pietre  cfr.Plinio ,Storia naturale , XIII, XIV, XXXIII XXXIV,XXXV

57.La consegna di acsinarion te kai to proeirhmenon perizooma kai leukhn estheeta è una investitura solenne, a seguito di un formale accoglimento della domanda dell’esseno adulto e segno del riconoscimento approvato dai più dell’adozione avvenuta

  1. L’esseno aspirante deve dare dimostrazione di egkrateia (temperanza) cioè di controllo di sé in senso razionale e, superata la prova, ha parziale accesso ad acque migliori di purificazione ma è ancora esclusa dalla mensa.
  2. Prima del passaggio tra gli eletti si deve superare la prova di carattere( to ethos dokimazetai), vien valutato cioè il carattere di resistenza e di temperanza e di adattamento, insomma viene verificata la capacità di sostenere le prove più dure a livello psico-fisico.
  3. Sui giuramenti noi conosciamo molte forme, oltre questi qui precisati.

61.Tra i giuramenti il più sacro sembra essere quello di amare il vero nel senso aramaico, derivato dal mazdaismo, di odiare il falso( thn aletheian agapan aei kai tous pseudomenous proballesthai ), connesso con venerare Dio (proton d’eusebhsein to Theion) e di osservare la giustizia (ta pros anthroopous dikaia phulacsein) insieme a non danneggiare gli altri ( mhte  katà gnoomhn Blapsein né  tina mhte ecs epitagmatos) e  a quello di perseguitare gli ingiusti (mishsein d’aei  tous adikous kaisunagoonieisthai tois dikaiois). Il fatto di giurare di obbedire ai poteri costituiti perché ogni potere viene da Dio indica che a lungo gli esseni sono rimasti spirituali e in uno  stato di pura indifferenza e di non belligeranza coi Romani. Infine  bisogna dire che essi tengono segreti i loro libri come i nomi degli angeli (ths aireseos ta biblia .. kai ta toon aggeloon onomata). Secondo noi essi parteciparono alla vicenda della elezione, unzione e regalità del messia nel periodo 32-36, poi ripresero il loro antico sistema di vita spirituale, conservato sotto il regno di  Erode Agrippa II e finché fu al  potere nel Tempio Giacomo. Solo nel Periodo tra la procura di Festo e poi  quella di Lucceio Albino e il ritorno di Giuseppe dal viaggio a Roma nel 65, essendosi creato un nuovo clima antiromano acceso e la tensione essendo cresciuta per l’ingerenza  romana nella vita ebraica dopo la morte di Giacomo, e per le continue provocazioni dei governatori, gli esseni non obbediscono più al potere romano, ma sentono il dovere di obbedienza solo a Dio kurios e Theos unico di Israel e seguono i movimenti  degli zeloti e dei sicari, fomentando la  lotta di religione contro i legionari romani invasori rompendo il reclutamento normale, abbreviandolo e preparando alla guerriglia i giovani neofiti. Questi non più destinati all’ essenismo perdono il carattere spirituale ed entrano nella guerra desiderando la novitas politica  convinti di instaurare Il Regno  di un nuovo Israel, Cfr Regola della guerra dove è presente  una visione escatologica  trionfale Cfr. Fr. MICHELINI TOCCI, Letteratura ebraica, Sansoni 1970, p.115‘

  1. Di norma gli inadempienti e i trasgressori sono cacciati dalla comunità ((tous d’ ep’acsiokhreois amarthmasin alontas).

63. Sulle liti giudiziarie gli esseni danno giudizi inappellabili con un gruppo consiliare    (to d’oristhen up’autoon akinhton) di 100 membri.

64. La bestemmia contro Dio e Mosè è punita con la morte

  1. Sembra che gli esseni, quando sono nel normale stato pacifico diano molta importanza al voto maggioritario (tois de presbuterois… kai tois pleiosin) e solo in qualche occasione specifica fanno valere quello totalitario dei polloi.

66  Per la santificazione del sabato cfr. A FILIPPONI I terapeuti Vita contemplativa , prefazione E: BOOOK Narcisssus 1915

67. Il sistema essenico è legalistico ed è molto scrupoloso specie per la santificazione del Sabato; non osano nemmeno allontanarsi dal campo e ed appartarsi per i bisogni naturali e di usare la zappetta per scavare la fossa (apopatein  andare in disparte per defecare).

68 Per l’esseno ogni cosa morta, compresi gli escrementi, è impura e lo contamina.

69. C’è una gerarchia di valore tra loro, che si dividono in quattro categorie kata kronon ths askhseoos secondo tempo di pratica ascetica.

70. I neofiti del  primo anno, quelli del periodo di addestramento che usano olio,   sono considerati come stranieri e, data la loro impurità contaminano i più anziani costretti perciò a lavarsi,anche se toccati casualmente .

  1. oos tous pollous uper ekaton paraterein eth/ in quanto superano i cento anni . Sulla longevita degli esseni e dei terapeuti si discute:infatti molti ritengono che l’uso molto moderato di cibi (senza carne per i terapeuti, forse con carne,limitatissima,  per gli esseni) e l’acqua sorgiva siano le basi della longeva vita di molti.

72. Gli impuri sono i giovani esseni considerati allophulooi, uomini di altra razza.Flavio vede gli esseni che subiscono aikizomenous i torturanti ( quelli  torturano   con percosse  ed ingiurie  e che si servono di tormenta) ma non li implorano affatto (oudé kolakeusai). Si noti che Flavio usando kolakeuo – che significa lusingo, adulo, prendo o ingnno con adulazioni-  approva ed esalta già da storico  la dignità di sopportazione (pathein) degli esseni e la loro apatia nel subire  senza pianto il dolore, perché sentendosi martiri, sono già immersi nella ricompensa della immortalità o nel ricordo della toledoth  Flavio dice che  il loro spirito fu assoggettato ad ogni genere di prova nella guerra contro i romani ( a parola la guerra dei romani dimostrò-confutando- il loro spirito in ogni cosa- viene usato  Dielegkhoo con valore dimostrativo ma anche di confutazione generale meno che ostile  verso i carnefici  e senza versare una lacrima e dire una parola .Gli esseni sono descritti come stoici che sorridono tra i dolori e si prendono gioco di quelli che  li sottopongono ai supplizi ed esalano serenamente  l’anima  come certi di ritrovarla.) anche se sono stirati, contorti (da strumenti di tortura) e fratturati e passati attraverso gli strumenti di tortura al fine di   farli bestemmiare il legislatore  o mangiare cibi  vietati.

73.Giuseppe mostra un esempio di martirio evidenziando che essi, non si piegano a nessuna delle due cose cfr. il martire giudaico www. angelofilipponi,com

  1. Io accetto la traduzione di Vitucci ma aggungo che il verbo komioumenoi ( futuro di  komizoo)coem attivo vale destinati a ricerverla di nuovo secondo metempsicosi pitagorea  ma anche  destinati a portarsela di nuovo via con sé (valore medio)  nel luogo dei beati, secondo la retribuzione celeste Cfr. Ecclesiaste

75. Sulle anime cfr. Seneca, Consolatio ad Marciam e Plinio, Storia naturalis

76. cfr Fr.CUMONT, Esseniens et pytagoricienses,d’apres un passage de Joséphe Comptes Rendus  de l’academie des Iscriptions 1930 p.99ss

  1. Sui beati e le sedi delle anime cfr P. GRELOT in “R.Q.” I,1958-9 p113ss.
  2. Per gli esseni il cielo (le stelle) sono sede dei beati mentre lo Sheol è quella dei dannati. Non è una concezione ellenica né platonica né pitagorica ma è di origine mesopotamico/accadico–iranica, connessa con la cultura achemenide/zaratustriana con l’angelologia caldaica (gli spenta pahlavici, cattivi e buoni).
  3. Anche la concezione dell’anima immortale ha la stessa origine dell’area mesopotamica, veicolata in tutto il regno partico dalla lingua aramaica cfr G.RINALDI, le letterature antiche del vicino oriente, Sansoni 1968
  4. Le predizioni esseniche sono molte e tutte veritiere . Noi ne citamo due: quella di Menahem ad Erode bambino a cui viene vaticinato il Regno (Ant. Giud. XV, 371) e quella di Archelao che sogna 10 spighe mangiate dai buoi  e la spiegazione fatta dall’esseno Simeone che rileva la fine del regno dell’etnarca che viene esautorato da Ottaviano nel 6 d. C.  dopo dieci anni di potere.( Ibidem, XVII 343 -348)
  5. Il secondo gruppo di Esseni, quello dei coniugati, è attivo nel periodo bellico ed ha maggiore rilievo rispetto a quello essenico qumranico dal periodo di Erode Agrippa I fino alla fine violenta della setta. Le donne comunque restano una croce per un esseno, formatosi alla scuola spirituale  dei puri.
  6. Gli esseni coniugati possono fare il bagno perfino con le donne, ma la loro purificazione non è tipica del teleios perfetto ma è quella dell’esseno del periodo bellico in cui il legalismo essenico si attenua a causa dell’urgenza della preparazione militare.
  7. Dalla comparazione tra le notizie date in Antichità Giudaiche XVIII,18-22 e quelle riportate in Guerra Giudaica si rileva che le due diverse età di scrittura incidono notevolmente sulla descrizione del fenomeno essenico, che, comunque, anche se finito, ha ancora vigore grazie alla scuola di Iavne di Johanan ben Zaccai e i suoi discepoli che saranno l’anima di una rivolta ebraica contro i romani prima nel periodo dell’annessione del Regno di Nabatea e poi nell’ insurrezione di Cirene e guerra di Kitos ed infine con la rivolta di Shimon bar Kokba nel 132-135.
  8. Nel periodo romano dal 63 a. C. gli esseni sono antiromani ed aizzano il popolo in nome di Dio affermando come si è visto con Giuda e Sadok che essi hanno un solo padrone Dio.I sadducei sono invece filoromani, aristocratici e commentano la Bibbia dando rilievo solo alla lettera ,ma seguono la tradizione orale imposta dai farisei sulla base della interpretazione allegorica biblica, per timore popolare. Sui farisei e sugli esseni cfr Flavio Guerra Giudaica II, 8,3 .Sugli Esseni cfr. oltre a Flavio (Guerra Giudaica 8,3 ) e a Filone (Quod ommnis probus),  a Plinio , Storia naturale, V,15,73 Cfr.  L. MORALDI, I manoscritti del Qumran, cit.
  9. Sulla methodos della Giustizia cfr Filone De Ioseph. Ogni saggio deve tendere ad essere methorios, intermediario, progrediente verso la via della giustizia secondo l’exemplum di Jakob, per arrivare ad esser amico di Dio, di cui gli esseni e i terapeuti sono due forme speciali. tipiche, una di vita pratica (Filone, Quod omnis probus ) l’altra contemplativa (Filone, Vita contemplativa). Qui Giuseppe Flavio marca l’aspetto agonistico  perimacheton accusativo riferito a ten prosodon.
  10. Il sistema di vita dei primi Cristhianoi (Cfr. www.angelofilipponi.com, Anania e Saffira) sembra essere questo degli esseni che hanno in comune le ricchezze (ta chrhemata te koinà autois estin) e che quindi non hanno né ricchi né poveri (apolauei d’ouden o plousios toon oikeioon meizonoos h o mhd’otioun kakthmenos) In questo caso specifico non si parla di differenze ma di differenza ( per la differenza  thi diaphorothti).
  11. La giustizia è virtù base per un giudeo aramaico di formazione comune a quella persiana, specie nella pratica spirituale ininterrotta (en too epithdeuesthai mh kekoolusthai nell’essere praticata senza interruzione)
  12. Sulla varia tipologia di capi esseni cfr. L. MORALDI, I manoscritti del Qumran, cit.. Secondo noi Filone usa il termine apodekths per indicare i 10 esattori, ufficiali in vigore in Atene, corrispondenti ai mebaqer che hanno compiti di ricevere i patrimoni di chi entra  in monasterion (cfr Vita contemplativa e quod omnis probus),  non solo, però, le entrate, ma anche le rendite del patrimonio comune (questo è il significato di Prosodos).
  13.  Sui Polisti ( Ktisti) cfr Strabone, Geografia VII ,296. Si dice che anche questi vivono senza donne.

 

 

 

Gli esseni e la cultura latino-ellenistica paradossografica

 

 

Il termine greco Paradossa  è tradotto di norma in latino Mirabilia che vale cose mirabilimiracolose (thaumasta,thaumasia) opera di un’ entità divina (daimonia),  prodigiose (teratia).

Nel mondo romano ellenistico in un ‘epoca in cui esiste un disegno politico di conquista di tutto il mondo in senso universalistico a partire  dalla domus Giulio-claudia  con Augusto, e poi con quella flavia ed antonina,  geografi, naturalisti, scienziati e storici  fanno ricerca e sollecitano l’opinione pubblica attirando il lettore, curioso, con il paradossale.

Già Aristotele  aveva fatto scuola di paradocsa90 , seguito da Teofrasto91 e i peripatetici  attirati in Alessandria da Tolomeo Filadelfo, si erano insediati nel Museo ed avevano mantenuto intatta al loro ricerca  eziologica ma avevano inclinato al paradocson per utilità e per piacere della famiglia regale e dei cortigiani.

In epoca augustea, alla corte del sebastos,  vengono molti studiosi, attirati dalla munificenza del principe e  storici di corte latini come Tito Livio92 e greci come Nicola di Damasco93,  indulgono alle cose paradossali.

Gli alessandrini Apione94 e Filone 95sono curiosi più degli altri scrittori perché vivono nella città della ricerca scientifica  e sono stimolati dalla competizione con  i  ricercatori skeptikoi del Museo, seppure divisi pur nel comune indirizzo peripatetico96.

Greci ed Ebrei poi competono  nell’attività commerciale e nel sistema bancario  e nella gestione dei porti  e della marineria, oltre che per la costruzione delle navi.

Emporoi, trapezitai, naucleroi  sono figure tipiche della cultura ellenistica che svolgono la loro professione secondo criteri tecnico-scientifici e sono aperti alla conquista del mondo sia esso dell’impero romano che quello partico o mauryo97.

In ogni porto del Mediterraneo, del mare Eritreo,  dell’Oceano indiano, lungo le due vie nilotiche principali  (quella pelusiaca e quella canopica) è indiscussa la superiorità  dell’etnia giudaica nel periodo giulio-claudio. Commercio, banche, industria tessile, attività portuali e servizi di marineria  sono gestiti da Ebrei  che, dovunque  hanno colonie e  banchi di cambio,   con succursali sparse  anche in piccoli centri   non solo del Mare Nostrum, ma anche del Mar Rosso, sulle coste arabiche meridionali, nel Corno d’Africa,  in India,  in Ceylon e forse nell penisola indonesiana.

Il giudaismo è penetrato da una parte verso l’interno  del Sinai fino a Clisma-Arsinoe (Ismailia) e da lì si è propagato verso oriente  fino a Baricaza  sulla foce dell’Indo, ma anche  a partire dall’interno dell’impero partico da Seleucia e Ctesifonte,  tramite le vie interne  iraniche  fino a scendere e a ricongiurgersi coi confratelli nella parte centrale dell’India.

In questo dominio le novità, le particolarità, le eccezionalità, i miracoli naturali, antropici, animali, vegetali  sono molti e i narratori, a seconda della propria istruzione  e formazione,  li annotano e li  usano, servendosi   di termini come idia, peritta, atopa, paradocsa, thaumasia, terasia con una varietà di nomi per indicare il grado di Novitas98 .

In questo clima di supremazia  ebraica Filone fa i suoi commenti seguendo una linea scientifica teofrastea ma indulge a paradoxa (come poi anche Giuseppe Flavio); il Greco alessandrino Apione  anche lui indulge al pardocson e sembra che lo faccia in relazione ad Apelle e Elicone che sono a Corte a Roma  essendo  desideroso di farsi conoscere dai fruitori letterati cortigiani99 per essere introdotto a corte col favore dei concittadini greci.

Già alla corte di Augusto  uomini come Didimo Arieo99 come  Dionisio di Alicarnasso100 e ( lo stesso  Nicola di Damasco)  hanno mostrato le loro archailogiai , ma anche i loro paradoxa   tanto che l’imperatore fa ricerca paleontologica,  di ossa di animali  preistorici.

Tiberio invece un vero prudente imperator, un comandante vincitore, segue l’impostazione, caldaica astronomica e sfrutta ogni responso favorevole dei fenomeni astrologici e tende alla teurgia101.

Caligola  ancora di più  ama lo spectaculum , la theoria ed ha bisogno per attirare il popolo ed essere democratikotatos, di strumenti e macchine ingegnose per la sua ektheosis così da apparire  alla folla eccezionale,  divino tanto da essere assimilato a Zeus e venerato per i suoi miracula, desideroso di essere lui stesso monstrum, un prodigio divino  seguito  e propagandato da artisti  alessandrini, inventori, mechanopoiioi 102. Dunque il paradosso è un elemento proprio del I secolo d.C..

Paradossografi sono perciò Apione greco e Filone ebreo i rappresentanti di due etnie concorrenti in Alessandria,  che si accusano a vicenda davanti a Caligola in Legatio ad Gaium103: il greco e l’ebreo  hanno due diverse forme di fare le sparate sensazionali, ma ambedue desiderosi di mostrare la propria visione  paradossale per un proprio telos: il primo usa ogni mezzo e per accusare, il secondo per difendersi104.

Anche il geografo Plinio in epoca Flavia ha fatto elenchi, mostrato phainomena  in modo  paradossale  coma d’altra parte lo stesso Giuseppe Flavio, un ebreo disertore e traditore, nel momento della guerra giudaica, rimasto però sempre ebreo e sacerdote, nonostante gli atti di opportunismo politico, dettati dalla ricerca del proprio utile.

Quindi  si puo dire tranquillamente che il paradoxon è un tipico modo di fare storia  sia essa etnografica che naturale, vegetale o geografica, che ha

grande rilievo nel mondo ellenistico , specie nel I secolo, e che  vale come ciò che lusinga l’ attenzione umana,  attirata dalla non normalità dell’evento o naturale o storico.

Dei tanti che hanno  trattato il problema a lungo fino  a Flegonte di Tralle 105 del periodo di Adriano noi rileviamo il paradocson in Filone, Apione,  Flavio che sono legati alle opere di storici come Nicola Damasceno e  di geografi  come Strabone e Plinio.

Tra i latini c’è  la sola  testimonianza sugli esseni  di Plinio il vecchio, la cui morte avviene nell’esercizio della sua professione di ammiraglio della marina romana di Miseno, nel corso  della eruzione del Vesuvio nel 79, sotto il regno di Tito.

Plinio106 non sembra avere reali conoscenze sulle zone che descrive e perciò si rifà a Flavio che invece conosce perfettamente il Giordano, il suo corso tortuoso  il suo affluente maggiore Yarmuk,  il suo entrare nel Lago di Tiberiade  e la sua uscita poi  fino a sfociare nel  Mar Morto, dopo aver percorso la vallata del Gohr.

Il paradoxon degli esseni è utile a Plinio per colorire la  sua pagina geografica  fino a quel punto descrittiva.

La notizia, derivata  da Flavio, anche lui uomo di corte, che già ne aveva parlato in Guerra giudaica come abbiamo detto, viene vagliata e approvata  da Plinio, che poteva aver sentito le testimonianze dirette o letto le relazioni di legati o centuriones della legio X, incaricata da Vespasiano allo sterminio e alla devastazione del sito di Kirbeth Qumran.

Lo scrittore, però, segue una sua logica topografica, non storica107

Dunque, probabilmente seguendo la linea logica generale,  descrive il corso del Giordano,  la sua tortuosità in terra galilaica  dopo il passaggio dal lago Hule,  rileva il suo indirizzarsi, dopo il passaggio del Mare di Tiberiade, malvolentieri108 , verso la foce nel Mar Morto e  fa una descrizione attenta dei luoghi.

Dapprima si ferma  a trattare della sorgente calda  di Calliroe, conosciuta da Erode il grande che vi andava per le cure alla prostata109 e  nota la località dove vivono gli esseni, posta difronte al Mare.

Plinio il vecchio, dunque, in  Storia Naturale,  descrivendo  Kirbet Qumran   dice:

Ad occidente del lago  e al di fuori del raggio entro cui le sue esalazioni possono essere nocive, vivono gli esseni, gens sola et in toto orbe praeter ceteras mira, sine ulla femina, omni venere abdicata, sine pecunia, socia palmarum, popolazione solitaria e con una caratteristica unica  fra i popoli del mondo : vivono senza donne ed hanno rinunciato ad ogni desiderio sessuale, non fanno uso di denaro, e stanno in compagnia delle palme.

Aggiunge che giorno dopo giorno  il loro numero si mantiene  stabile  perché si uniscono ad essi  quanti, stanchi della vita,  sono spinti  dalle vicende della sorte   ad accettare i costumi

Cosa incredibile a dirsi -è riuscita a sopravvivere per migliaia di anni una popolazione in cui non  nasce nessuno: tanto vantaggiosa si rivela per essi la noia,  che gli altri hanno di vivere.

Plinio si meraviglia degli  sopravvivenza degli esseni, sine ulla femina,  rileva solo la rinuncia all’ attività sessuale eterosessuale, ma sottende inclinazione omosessuale,  quando parla della compagnia delle palme. Plinio inoltre si sorprende  per la notizia sul non uso del denaro da parte di ebrei.

La notizia di Plinio è solo una citazione marginale in un discorso cosmografico e geografico, teso a mostrare l’universo dell’impero  romano con  una specifica  singolarità, quella degli esseni che egli crede che siano lì da secoli, quando invece c’erano da soli centocinquanta anni di cui quasi ottanta dal periodo di Alessandro Iamneo e 60 circa da Archelao, che ne favorì la ricostruzione  dopo l’ abbandono 110, a seguito di un terremoto.

Plinio, comunque, non comprende affatto il fenomeno e lo considera una stravaganza anche per l’assenza del denaro,  ma non parla di una vera comunità che ha i beni in comune e che segue una vita monastica 111.

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  1. Esiste tra gli scritti di Aristotele un’opera secondaria considerata giustamente spuria, nonostante alcune tesi avverse (cfr A. GIANNINI, Studi sulla paradossografia greca, II.Da Callimaco all’età imperiale. La letteratura paradossografica, in Acmé,17, 1964), De mirabilibus auscultationibus (Peri thaumasioon akousmatooon oper estin sunagoogh akousmatoon). E’ opera di raccoglitori peripatetici alessandrini o di pitagorici akousmatici,che tendono al paradocson secondo un uso mirabile alessandrino del II secolo av. C. Cfr. Aristotele Racconti meravigliosi a cura di Gabriella Vanotti, Bompiani, 2015. Su Aristotele e il Peri thaumasioon akousmatoon cfr.Ibidem.
  2. Anche Teofrasto indulge al Paradocson in Paradoxa, ma lo fa con spirito scientifico ed insegna l’arte dell’elencare, del classificare e della probabile spiegazione tecnica
  3. Tito Livio è scrittore retorico che tende a catturare l’interesse e del lettore e a dilettarlo, perciò, frutta spesso il dilettevole seguendo i precetti dell’ ars poetica oraziana.
  4. Nicola di Damasco segue l’indirizzo anomalista, poi tipico dello Pseudo Longino (Peri Upsous).
  5. Plinio, (Storia naturale, Cosmografia e geografia, saggio introduttivo di Gian Biagio Conte, nota introduttiva di Barchiesi, Chiara Frugoni e Giuliano Ranucci , Einaudi 1982) ammira Apione spesso, (come abbiamo mostrato in altre opere) e lo cita come autore di paradoxa..Cfr Anche A Gellio, che  segue ammirato le narrazioni di Apione Pleistonice,  che venuto a Roma racconta tra l’altro la vicenda  del leone e di un giovane nell’anfiteatro St. Nat., V,1 4. Apion, qui Pleistonices appellatus est litteris homo multis praeditus rerumque graecarum plurima atque varia scientia fuit. Eius libri  non incelebres feruntur quibus omnium ferme, quae mirifica in Aegypto visuntur audiunturque , historia comprehenditur. Sed in his, quae vel audisse  vel legisse sese dicit  fortassean vitio studioque ostentationis sit loquacior – est enim  sane quam in praedicandis doctrinis suis venditator -; hoc autem quod in libro Aegiptiacorum quinto scripsit, neque audisse  neque legisse ,sed ipsum sese in urbe Roma  vidisse oculis suis confirmat.In altri libri Gellio tratta di Apione e della sua attività di paradosografo (VI,8; VII,8; X,10)

95.Ad Alessandria viene impartita un’educazione enciclopedica (paideia egkuklios) secondo Filone, Cfr A FILIPPONI De Iosepho, E Book Narcissus 2012) ma anche secondo Strabone, Geografia, XIV,5,13

  1. Ad Alessandria i peripatetici si divisero in aristotelici e teofrastei: i primi privilegiarono l’aspetto eclatante tradendo la ricerca come paradossografi in un tentativo di isolare l’aporia, marcando l’incertezza epistemologica, presentando l’aspetto dalle caratteristiche eccezionali senza cercare più di classificarlo e di razionalizzarlo; i secondi, invece,  cercano di descrivere l’anomalia volendo precisarla distinguerla catalogarla, servendosi dei termini specifici secondo un approccio scientifico cfr. M.SASSI,in Lo spazio letterario I,2 Roma 1995.
  2. Dionisio di Alicarnasso (60 a C.. -7 a-C.) è un retore celebre sotto Augusto e un grande storico di Archailogia romanikh , che segue molto il paradoxon.
  3. Cfr A. FILIPPONI, Caligola il sublime, Cattedrale, 2008
  4. Cfr. A FILIPPONI ,Caligola il sublime,ibidem
  5. E’ nota la disputa di Apione, rappresentante dei greci alessandrini e Filone,capo della delegazione giudaica, davanti a Caligola in Legatio ad Gaium,
  6. I greci alessandrini prevalgono sui giudei grazie ad Elicone ed altri membri della corte . 1
  7. Cfr  A FILIPPONI, Legatio ad Gaium cit
  8. Ibidem
  9. 104 IBIDEM
  10. . Cfr. Flegonte di Tralle, il libro delle meraviglie,a cura di  T. BRACCINI e di M. SCORSONE, Einaudi 2013.
  1. Storia Naturale, V, 15 ,73 cfr. Plinio il Vecchio, Storia naturale, Cosmografia e geografia, op cit.
  2. L’ opera storica di Plinio- Bellorum Germaniae Libri XX e A Fine Aufidii Bassi libri XXXI- non è tramandata, quante notizie avremmo potuto avere  da uno scrittore naturalista, curioso di novitates! La storia di Caligola, quella di Claudio, di Nerone, di Galba, Vitellio,Otone e Vespasiano non sono state tramandate (Plinio scriveva dalla storia di Aufidio Basso, un scrittore campano – di Fondi-  che trattava  da Cesare fino a Tiberio).
  3. Il termine latino indica una partecipazione umana emotiva dell’autore, che già si predispone a narrare la cosa incredibile a dirsi, il paradocson degli esseni.
  4. Erode, straziato da forti e insopportabili dolori, si illudeva sperando nei medici, che chiamava, e nei rimedi che suggerivano, che, comunque lui rifiutava. Passato il Giordano, dunque, si bagnò nelle sorgenti calde di Calliroe. Flavio, Antichità giudaiche XVI, 171
  5. Cfr. Antichità Giudaiche XVII Episodio di Archelao e dell’esseno Simeone che predice esattamente la sua esautorazione.

111 Plinio il vecchio è uno scienziato naturalista, che fa breve menzione del fenomeno essenico, senza minimamente capirlo, non conoscendo neppure l’ antiromanità della setta, ma solo per curiosità e diletto dei lettori.

 

 

Gli esseni e i  naziroi del Regno  dei cieli

Perché Paolo non parla mai degli esseni?

Paolo di Tarso non può non conoscere quelli che sono l’espressione più alta del farisaismo.

Un fariseo come lui ha in loro tanti maestri, ha in ognuno di loro un Gamaliel 112.

Paolo insieme a Pietro e a Barnaba probabilmente fonda la chiesa di Antiochia e chiama i seguaci, ebrei, giudeo–ellenisti ed ellenisti  Christianoi, dal nome Christos – unto– con cui è chiamato in greco Gesù  equivalente di Messia ebraico.113

I tre operano in Antiochia, capitale della Siria  e sede del Governatore romano, come mandati da Giacomo, fratello di Gesù, capo della Chiesa di Gerusalemme, esseno, dato il tenore di vita, virgineo, la continua preghiera nel tempio, considerati i lavacri fatti solo nelle piscine templari,  rilevato il vivere da recabita e vista la sua giustizia 114 .

Giacomo un giudeo, essaios, è scrupoloso servitore della legge,   considerata legge di libertà, intransigente  nella ricerca della perfezione teleioisis e  nella purezzad’animo,  fatalistico nell’accettare  l’ oikonomia divina, imperscrutabile ed ineffabile, intesa come eimarmene.

Giacomo, essendo il giusto, avendo dato regole precise circa la conduzione di una colonia e circa la formazione dell’haburah e dell’edah, ha un severo controllo non solo degli elementi comunitari, non ebraici, ma anche dell’operato dei capi115.

Ora Shaul di Tarso, beniaminita, discepolo di Gamaliel, filoromano, imparentato con   gli erodiani, tramite una sua sorella, fresco convertito alla fede del  Christos,  predica un altro evangelion ed un’altra attesa  del Signore /Kurios e quindi, non è devoto della legge, pur professandosi fariseo116.

Lo scontro, dunque, tra  Giacomo, un puro  esseno e un Paolo innovatore della legge mosaica  è fatto di punizioni impartite mediante bastone e mediante lapidazione 117 .

Giacomo ha un concezione del messianismo diversa da quella paolina e la propaganda, mostrando il carattere religioso-nazionalistico mentre Paolo vuole una nuova religione universalistica  senza legame condizionante  col giudaismo, considerato solo propedeutico,  anticipante la missione  soprannaturale di preparare  le genti all’ avvento del Messia e al suo ritorno 118.

Questo si evidenzia nel molto decantato concilio di Gerusalemme, in cui Paolo risulta più  tra gli inquisiti che tra i  convocati.

Infatti Poalo e i suoi seguaci, ricevuti dalla chiesa degli apostoli e dai presbiteri,  narrarono quello che era successo e riferirono i fatti.

Essi furono accusati dalla setta dei farisei che dissero: Bisogna far circoncidere  anche  loro ed obbligarli ad osservare la legge di Mosé119 .

La riunione dei capi  è essenica: essi decidono  di  non rifiutarli  e di non imporre un giogo   in quanto essi, come loro, sono salvi perché Dio fece una scelta tra  noi e i gentili… ora Dio che conosce i cuori, ha reso loro testimonianza  dando loro lo Spirito Santo, come  a noi, e loro hanno purificato i loro cuori per mezzo della fede 120.

Allora l’assemblea si quieta,  sentendo i miracoli, fatti da Barnaba, creduto dai gentili Zeus e da Paolo,  ritenuto  Mercurio per l’eloquenza. In conclusione, dopo la  valutazione dei fatti Giacomo come  maskil   interpreta  Amos 118 e decreta: Non bisogna inquietare  quelli che si convertono  a Dio dal  paganesimo, ma di scrivere loro: Si astengano  dalle immondezze degli idoli, dalla fornicazione, dagli animali soffocati e dal sangue e ordina  ad ogni capo  che ogni sabato agisca  conformemente nella propria sinagoga 119.

In questo modo Giacomo dirime  la questione  sul piano ideologico per la frase sotto esame  della lettera  ai  Galati,  scritta da Paolo: avete ricevuto lo spirito dalle opere della legge  o per aver dato ascolto alla fede?120

 A Giacomo, esseno, preme che tutti obbediscano soprattutto sui cibi secondo casheruth, sulla necessità di separarsi dai gentili e sulla entrata, sul tempo in  cui non è possibile far conoscere i segreti della setta.

Per Giacomo fare le opere é segno della presenza di Dio  e quindi  è necessaria la coerenza tra  parola ed opera.

Tra Giacomo integralista e Paolo  methorios  ci sono molti attriti, dovuti alla rigidità dell’esseno e  alla disinvolta  abitudine del tarsense nel trascurare quanto prescritto da Gerusalemme e fare secondo il suo personale arbitrio.

Paolo, perciò, essendo in contrasto con Giacomo lo è anche con gli esseni (anche se Anania, che lo guarisce dalla cecità ,dovrebbe essere un esseno coniugato).

Soprattutto lo tzadik, come ogni esseno  è rigido nei suoi schemi mentali ed ha precisi nuclei a cui attenersi  oltre alla fede nel Dio unico e nel Patto eterno e  al fare  le opere, come segno di fede.

I nuclei in sintesi di Giacomo, che si  combinano  con quelli essenici,  sono tre:

1.Il silenzio  nelle varie fasi di apprendistato del neofita che deve fare solo le azioni del maestro, senza dire parola, senza commentare senza tanto meno valutare o  giudicare 121

  1. Dire il vero equivale a non essere menzognero . E’questa  una pratica che Giacomo applica a sé giusto e impone agli altri come l’ha ricevuta lui dal maestro, secondo i canoni dell’educazione persiana achemenide, mazdaica e zaratustriana, da cui deriva  la stessa aletheia greca  (data la conoscenza del sistema educativo da parte di Erodoto (Storie),  e di  Senofonte (Inizio della Ciropedia) e Plutarco (Vita di Artaserse)  nel suo significato di non nascondere122.

Il sistema prescrittivo  di Giacomo essenico è quindi legalistico: esso risente del sistema mesopotamico-achemenide, che era basato sul mazdeismo, sul principio del bene (Haura Mazda  ed Arta la verità         ) e su quello del male (Ariman e gli Spenta maligni della bugia).

  1. Fare azioni come dimostrazione del dire, del pensare come giustificazione del proprio essere divino, come naturale frutto dell’albero 1.

Giacomo perciò è ligio nella sua dirittura morale e lo dimostra nella lettera123, dove si parla anche della resurrezione e del processo progressivo spirituale di vita essenico.

Probabilmente Giacomo conosciuto come  capo  degli zeloti e dei sicari, nei 26 anni, in cui è nel tempio, come capo del gazophulakion, famoso  per la sua giustizia e per la sua volontà di essere zelante della legge mosaica, specie  su Dio unico signore di  Israel e sulla impossibilità di venerare un mortale, anche se imperatore di Roma, si piega ad un compromesso, a cominciare dalla procura di  Tiberio Alessandro124. Giacomo col figlio dell’alabarca e poi con Felice dovette fare un vero compromesso  considerati  gli scontri continui tra i sicari e i soldati romani di guardia al tempio, vista la situazione di guerriglia urbana in Gerusalemme e le morti reciproche, per impedire  stragi  nel periodo delle feste rituali.

Giacomo assicurava il perfetto funzionamento del rituale del tempio e garantiva  il pacifico flusso di popolo nel corso delle festività  e i romani coadiuvavano all’ azione dello strategos del tempio, che aveva l’incarico della sorveglianza di tutta l’area templare: i romani risparmiavano la fatica della salvaguardia  del tempio, facevano una regolare guardia oltre il limite del  tempio  e riscuotevano lo stesso la tassa degli introiti templari.

Giacomo solo con questi due uomini, anche se apostata il primo e non circonciso marito di Drusilla 125 il secondo, della sua stessa  cultura,  fa un tratatto (probabile) dimostrando una flessibilità rara , un’eukairia strana  in un  sacerdote aramaico.

Comunque, questo risulta  dalla mia lettura  della storia di  Antichità Giudaiche  di Flavio dagli studi sul XVIII, XIX e XX libro.e dalla lettura attenta  di passi del II e III di Guerra Giudaica.

Solo quando si interrompe questa impostazione  inizia la fine della libertà e con essa c’è la distruzione del Tempio126.

Questo  gioco politico  con i governatori di Iudaea e con i prefetti di Siria  divenne un cappio per Giacomo e per l’ebraismo nel corso della  procura specie di Porcio Festo, successore di Felice: la sua fine, facendo terminare il reciproco guadagno derivato dalle festività gerosolomitane, spartito equamente tra i sadducei e i  romani,  determina la fine del Tempio stesso 127.

Forse  a Giacomo nocque la politica di  avvicinamneto dei sadducei  che pensarono di sfruttare ancora di più le entrate del tempio: allora Anano II ebbe la possibilità, in assenza del nuovo governatore Lucceio Albino, non ancora arrivato nella sua sede,  di vendicarsi della morte del fratello Gionata, ucciso dai sicari di Giacomo col favore e consenso  di Felice.

Giacomo, dunque, nonostante lo shema ripetuto tre volte al giorno, pur essendo profondamente antiromano, nella sua purezza essenica,  pur abituato ai soprusi da parte dei  soldati romani, specie nell’area del tempio, comunque, subito vendicati con  lo sgozzamento del militare colpevole, data la guardia  attenta della postazione  militare sull’ Antonia- che è al di sopra del tempio-  paralizza il sistema romano di difesa con il doppio gioco, con l’apparente collaborazione  ma con la pronta reazione ad ogni misfatto romano, senza rovinare il rituale delle celebrazioni festive gerosolomitane.

A Giacomo preme salvaguardare il tempio e  il tesoro del gazophulakion: la sua azione politica serve solo a questo: non dare la possibilità ai romani di profanare il tempio e di impadronirsi del tesoro 128.

Infatti si crede che Giacono abbia  operato in modo da avere il tempo di far nascondere il tesoro fuori dall’  osservazione e dal controllo romano.

Non per nulla il Rotolo del Tempio 129  e il Rotolo di Rame 130 con le  entrate  templari e con le immense ricchezze  rivelate, lasciano sbalorditi. E se  i romani  le avessero trovate, cosa  avrebbero fatto! .  Nel 66 d.C. quattro anni dopo la morte di Giacomo, la situazione si è ancora di più ingarbugliata  per l’azione di Gessio  Floro  e la rivolta si manifesta in Gerusalemme stessa.

Menahem , figlio di Giuda , venne in città ed assunse il potere nel tempio stesso,  dopo aver  massacrato al guarnigione romana dell’Antonia  e già si temeva la reazione romana da parte del governatore di Siria 131.

L’ arrrivo di Cestio Gallo 132 che non solo non si impadronisce di Gerusalemme ma viene sconfitto dai rivoltosi  a Bethoron, complica ancora di più la situazione.

Al di là  della storia successiva, comunque, la lettera stessa di Giacomo nonostante l’assimilazione già avvenuta tra  Regno dei cieli e Regno di Dio,  risulta   un normale manuale didascalico,  secondo  le regole rigide del giudaismo farisaico, che  viene accettato sotto Costanzo II, nel canone cristiano della  chiesa di Alessandria, che è in contrasto  con gli ariani133.

La sua lettera,  nonostante i rimaneggiamenti, non è una lettera come le altre, ma è scritto didattico molte affine ai libri sapienziali dell’antico testamento, di cui ripete e  rispecchia  il carattere pratico.

Infatti la lettera  procede alternando osservazioni a richiami,  ammonizioni ad esortazioni, con qualche breve precisa istruzione

In essa c’è poco di  autenticamente christianos in quanto è piena di richiami alla  musar ebraica con cui si possono fare parallelismi  tramite i testi  non solo giudaico ellenistici e rabbinici, ma specie quelli qumranici. Non per nulla la lettera di Giacomo solo con Atanasio entra, piuttosto  tardi, nel canone cristiano e ancora più tardi  dopo la legalizzata  cristianizzazione del fratello di Gesù.

Al di là dei parallelismi tra questa lettera e il discorso dell montagna,  la natura prescrittiva , che sottende un pensiero teologico,  è quella di tipo esortatorio  e morale.

Cristo è signore nostro (kurios)  e signore della gloria,  la cui parola di verità, logos aletheias (non è quella evangelica ma quella giudaico-mosaica) autorizza la vita della generazione134.

Infatti Giacomo parla   di parola logos  e di  nomos legge  convinto di essere stato generato e rigenerato  non da seme corruttibile ma da  seme incorruttibile tramite la parola vivente e permanente di Dio: Il logos  è legge vivente, legge perfetta di verità, legge di  libertà 135

 Il fratello di Gesù, come lui, non ha  alcuna volontà di perfezionare la legge  antica, ma solo di rispettare secondo una rigenerazione, con nuovo slancio la legge mosaica,  di cui lui è giusto custode e di cui ricerca l’antico sistema operativo136.

Certo Iakobos/ Iaqob è uomo di Palestina che si rivolge, però alle tribù  della diaspora ,   viventi in mezzo ai goyim, alle pecore lontane del gregge disperso.

Sembra però esserci una grossa contraddizione: la lettera è opera di un retore greco!

Certo la lettera è in perfetto greco quando da uno come Giacomo ci si aspetta solo l’aramaico137 e non un  greco  proprio di un maestro di retorica : Giacomo vuole arrivare alle anime di tutti anche gli ellenizzati, purchè si mantengano nella legge: Lui, sacerdote, non può aver dimestichezza con la lingua greca  che lo avrebbe corrotto, data la sua formazione aramaica basata sulla giustizia  e sulla cultura delle opere,  sulla perfezione  di vita.

Il contatto con i goverrnatori con i sadducei, con i greci ha determinato in lui la volontà di avere un gruppo di retori capaci di comunicare col gregge  smarrito  della diaspora, preda di Belial e del denaro, suo sterco.

Perciò si fa tradurre il suo pensiero – poi anche manipolato dai Cristiani- come Paolo, da équipe di specialisti retori, che  fanno bene il loro mestiere, in quanto giudei ellenisti come Filone138.

Un altro aspetto di morbidezza  e di moderazione  che sicuramente costa ad un giusto come Giacomo si rileva nella difesa dai denigratori e nella contraposizione con Simone e con Paolo.

 Per me Giacomo sente l’esigenza di dimostrare che le opere valgono non le parole e che le opere salvano più della fede139: eppure lui è uomo che impone da despotes, da vecchio, da assoluto interprete della torah, da anhr theios, ispirato da Dio, il suo punto di vista, non cerca la discussione.

Perciò tutto il 2,14-26  della lettera di Giacomo sviluppa, in opposizione  a Paolo, il pensiero della necessità di rendere  la fede operativa,  fruttifera di buone azioni.

Egli afferma che la fede senza le opere è morta  e si contrapporne lucidamente   alla  logica paolina della gratuità della giustificazione.

Il pensiero di Jakobos è quello stesso filoniano di teleiosis che solo con le opere  si consegue grazie al continuo pratico esercizio140.

Altro elemento molto vicino agli esseni e ai teraeuti è il silenzio, di cui già ho trattato, ma mi piace riprecisarlo perché è collegato col tema del rovesciamento del concetto di  ricco-  povero e del povero-ricco, tema tipicamente essenico e filoniano141.

Il fatto che nessun evangelista  parli  degli esseni, della loro virtù, della  religiosità pietas, del silenzio, della loro teleiosis  oltre che del sistema comunitario (tranne Luca che nell ‘ episodio di Anania e Saffira tradisce la conoscenza seppure distorta del fenomeno esseno e del costume cristiano derivato) è una prova indiretta che il cristianesimo lo ha integrato nella sua spiritualità e nel  proprio rituale senza alcuna citazione diretta.

Giacomo sa bene che la comunitas del tempio col gazophulakion protegge dalle tasse i ricchi che depositano somme nella trapeza templare e perciò anche in questo  compie azione illegale nei confronti di Roma, ma paga sotto banco, brevi manu il governatore.

Dunque il giusto condanna i ricchi, ma li protegge, ed innalza i poveri ma li considera  semplici entità  di zelanti da corroborare  con lo zelo rituale: a loro, comunque, manda messaggi di pazienza142  nell’attesa  della venuta del signore.

In conclusione al di là dei contenuti della lettera di Giacomo, gli esseni   e il fratello di Gesù nella carne entrano nella logica di  una imminente guerra,  subito dopo l’arrivo di Festo in Gerusalemme alla fine del mandato di Felice: chiaro è  l’intento neroniano di provocare una guerra destinata alla distruzione del tempio, dell’ethos e dell’ ethnos giudaico: i procuratori della Iudaea devono fare scoppiare la Guerra e dare una motivazione per l’annientamento del popolo giudaico.

Giacomo da vero ebreo e da esseno, da  giusto,  paga con la vita,dopo che si sono federati gli erodiani e i sadducei, che sono, nonostante la loro interessata filoromanità, uomini di provato patriottismo.

Anano II fa la propria vendetta familiare, ma, tolto il suo avversario politico e religioso, non saprà arginare gli altri filoromani e i romani stessi e pagherà anche lui con la vita, morendo da eroe.

Paolo e i christianoi, pur condannati come menzogneri da Giacomo seguiteranno nella loro strada  secondo fede e lontano da Gerusalemme  e dalla Ioudaea porranno le basi di una religio che lentamente si dissocierà  dall’ ebraismo, di cui è un pollone scismatico 143.

 

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112 Paolo si vanta di essere fariseo e discepolo di Gamaliel Atti degli Apostoli 22,3, ma non parla mai del fenomeno esseno. Gamaliel (Ibidem, 5, 38-39) in sinedrio dice:  Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!   La frase è fatalistica e rientra nel pensiero essenico.

  1. Atti degli apostoli 11,19-30
  2. Sul termine recabita e su tzadik cfr. Note alla testimonianza di su Giacomo nel XVIII libro di Antichità Giudaiche A. FILIPPONI, e Book Narcissus 2012; Flavio, Antichità Giudaiche  XX,200,: Eusebio,Storia Ecclesiastica,I,12.1; I. 12,4; II.23.4.
  3. Il sistema comunitario di Giacomo è quello descritto in Atti degli apostoli 4,32-36..la moltitudine dei credenti poi era di un sol cuore e di un’anima sola, né vi era a alcuno che diceva suo quello che possedeva,tutto fra loro era in comune…infatti tra loro non c’era alcun indigente perché tutti i padroni dei campi e di case man mano che le vendevano portavano il ricavato delle cose vendute agli apostoli … poi veniva distribuito a ciascuno secondo le necessità che aveva Segue l’esempio di Giuseppe levita che vende e porta  correttamente il ricavato agli apostoli.
  4. Cfr. Giacomo e Paolo in www.angelofilipponi.com Giacomo e Paolo.
  5. Episodio di Listra cfr.II Corinti, 11,25. Dai giudei ho subito cinque volte quaranta colpi meno uno,per tre volte le verghe e fui lapidato una volta.Se i lupi che entrano nella chiesa di Paolo sono i farisei, gli ebrei  e Giacomo perché Paolo usa lo stesso linguaggio,  sulle opere e sulla fede, sul celibato, sulla resurrezione, sui ricchi- poveri, sulla necessità di comunione di beni, sugli angeli, ecc? E perché ha in comune perfino Beliar/l con gli esseni? cfr. Atti degli apostoli 14,19-20. Paolo fu punito per ordine di Giacomo 5 volte ed  una volta con la condanna a morte per lapidazione. Infatti a Listra sopragiunsero da Antiochia e da Iconio alcuni giudei, i quali,ottenuto con la persuasione il favore del popolo, lapidarono Paolo  e lo trascinarono fuori della città credendo di averlo ucciso.  Invece, quando i suoi discepoli  gli furono intorno, egli si alzò e rientrò in città.
  6. Amos (9,11-15) è un profeta operante sotto Geroboamo (783-743) amante della giustizia, sfiducioso nel futuro di Israel..Nel complesso la sua opera si divide secondo Fr. MICHELINI TOCCI, La letteratura ebraica, Sansoni 1970), in tre parti: una (1-2) comprende il verdetto di Dio contro otto nazioni;2.(3-6) brevi discorsi e rimproveri; 3. cinque visioni sulla fine di Israele(7-9) Giacomo e gli esseni vogliono il ritorno alla religione dei padri, ad una vita da Recabit ed hanno lo stesso stile efficace e violento, concitato e commatico.
  7. Nella lapidazione di Paolo sono i farisei stessi che accusano un altro fariseo di non obbedienza alla legge; Giacomo perciò ordina la morte del disobbediente.

120 Cfr Concilio di Gerusalemme Atti degli Apostoli 15, 1 e sgg.

121.Anche per Giacomo, come per gli esseni,è fondamentale il silenzio nel corso dell’apprendistato. cfr. Paolo, Lettera ai Galati, 3,2

122  Aletheia è costituito da alfa privativo e da lanthanoo rimango occulto, mi nascondo,

123 La lettera di Giacomo, anche se quella attuale risulta manipolata,date le  molteplici trasformazioni  soppressioni ed aggiunzioni della tradizione che non  accetta  il pensiero del fratello di Gesù, entra in epoca posta costantiniana nel canone cattolico cfR. I due canoni www.angelofilipponi.com.

  1. Noi ci siamo posto varie volte il problema del comportamento di un integralista  zelante della fede come Giacomo nei confronti dell’ auctoritas di un governatore romano, specie se di etnia ebraica come Tiberio Alessandro (che fu governatore dopo Cuspio Fado dal 45  al 48). Ci siamo risposto che  la chiesa romana  fece  la stessa cosa nei confronti dell’imperatore nel Medioevo definendo l’auctoritas  diabolica anche se permessa da Dio e considerando la potestas divina. Giacomo quindi subisce la volontà divina espressa col dominio dei romani che hanno auctoritas , ma ha piena coscienza della sua potestas derivata da Dio. Da qui il possibile accordo tra un funzionario romano apostata e un santo di Israele, che rende possibile il buon funzionamento dell’attività templare nel corso delle feste tradizionali  con reciproco vantaggio degli occupanti e degli occupati.
  2. Antonio Felice un ex schiavo di Antonio, fratello di Pallante, un ministro di Claudio fu governatore per un dodicennio e si accompagnò con Drusilla, figlia di Agrippa I. Con questo mezzo ebreo Giacomo fece un accordo sempre per il bene del popolo e del tempio, chiudendo un occhio sulla condotta morale del civis romano. Così riusci a gestire il Tempio con un compromesso con romani illuminati.

D’altra parte l’opposizione frontale coi romani  non era servita a niente né la morte del Fratello  crocifisso, né la rivoluzione muta nel periodo di Petronio governatore di Siria incaricato di sterminare i giudei se non aprivano le porte del tempio alla statua del Theos Caligola. Già questa strategia aveva dato risultato con Erode Agrippa I che aveva concesso agli esseni di dividersi il tempio e di officiare  secondo il calendario solare. Eppure Agrippa aveva fatto morire gli zeloti  nell’ anfiteatro di Cesarea facendoli combattere fra loro,dando loro la dignità di gladiatori, ma li aveva uccisi: la morte per mano di un giudeo è più dolce per un giudeo!

  1. Alla morte di Giacomo, non essendoci più l’equivoco rapporto tra sommo sacerdote e potere romano, si va pazzamente alla guerra e alla distruzione del tempio. E’ un’ipotesi la mia: Nessuno può dire con certezza se ci fu un reale accordo tra un esseno e governatore romano: solo la morte di Gionata figlio di Anano I sembra sia stata concordata tra Giacomo e Felice come anche l’affare templare utile e conveniente ad ambedue.
  2. Anche per Flavio la morte di Giacomo è il vero inizio della fine del tempio, cioè la scomparsa dello tzadik determina l’inasprimento dell lotta antiromana da parte degli zeloti e dei sicari che vanno inconsciamente verso la propria distruzione, senza essere più guidati da una mano intelligente e previdente.
  3. Giacomo vive nel tempio, dove prega e fa bagni nelle piscine templari, riceve i suoi uomini sia sacerdoti che leviti, agendo su di essi ,sembra, in modo dispotico: il tempio è la sua casa Non si riesce a capire quale sia la sua reale funzione nel tempio. Protegge il Gazophulakion? con quale qualifica? e chi gli ha dato questo incarico? E’quella di Giacomo una figura misteriosa; per me  certamente la più misteriosa del I secolo. In altre mie opere ho mostrato ampiamente la singolarità della figura di Iakobos/Jaqob Giacomo Cfr. Pulcheria e la cristianizzazione di Giacomo in www.angelofilipponi.com..
  4. Su Il rotolo del Tempio per il testo cfr L. MORALDI,cit. pp 743-811
  5. Su Il rotolo di Rame, L. MORALDI, cit. pp 717-722. I nomi delle località indicate non corrispondono alle numerose zone dove sono nascosti i tesori. La ricchezza non può essere esattamente calcolata, date le cifre astronomiche sia in talenti che in lingotti d’oro, preziosi e vasellame. Si precisa che non può essere il tesoro degli esseni, ma quello del tempio, da loro segnato e registrato in tempi diversi per tenerlo nascosto in località segrete. Dunque, se si fa il computo dei Talenti  d’oro e d’argento bisogna prima considerare il valore e il peso del Talento e del tipo di talento, qui nel rotolo di Rame confuso. Ci sono molti pesi di talenti (quello romano 39,3 kg, egizio 27, ebraico 58,9, babilonese 36-46,8)  anche se il talento attico di riferimento è di kg 26,200, cfr. www.angelofilipponi.com il Rotolo di rame. Si ricordi che il talento vale 6000 denarii in epoca romana. Il numero solo dei talenti nascosti, mai trovati, sono 5345,50 (mescolati  quelli di oro e di argento segnati con KK  cioè Kikkar) divisi in varie zone di nascondimento(72), marcate con lettere greche (ho fatto in effetti una tabella  con le varie zone e il denaro in talenti per ogni buca! e in altri tempi avevo fatto i conti, in lire! 1 talento= circa 36.000.000 di lire ) Ora dico solo ai lettori per capire  che i romani imposero il pagamento salato ad Antioco III dopo la battaglia vittoriosa di Magnesia sul Sipilo di 15.000 talenti  cioè 540.miliardi di lire. La cifra è quasi  tre volte superiore al tesoro di Gerusalemme 180.000.000.000) in denaro liquido (senza contare  il valore dei lingotti d’oro, del vasellame, altri oggetti preziosi)considerando i talenti uniformemente d’argento e al peso attico. Una bella cifra, davvero!. Ecco perché Antioco IV Epifane ordinò di prendere e contaminare il Tempio seguitando nella linea intrapresa  di secolarizzare i beni sacri da Seleuco IV con Eliodoro, che già aveva già confiscato il  tesoro di Elimaide.

131 La venuta a Gerusalemme di Menahem l’ultimo figlio di Giuda il Gaulanita  e la presa, dopo l’eccidio della Antonia, del Tempio determina un vortice di vendette interne al giudaismo (Eleazar che uccide Menahem-che si comporta come un Principe nel tempio- e vendica suo padre Anania) ed innesca il processo di guerra   in una lotta tra l’alto clero filoromano e il basso clero antiromano.

  1. L’azione di Cestio Gallo si risolve, data l’indecisione del governatore , in una sconfitta che pompò gli insorti che si illusero Questo episodio bellico determina un ulteriore movimento nella rivolta che diventa guerra, un’impresa improponibile con una potenza militare infinitamente superiore.
  2. Cfr Ario e d Atanasio www.angelofilipponi.com
  3. Cfr Lettera di Giacomo,2,14, l’amare il vero e lo sconfessare i falsi,precetto essenico, diventa in Giacomo una pratica di verità come non nascondere, ma anche sconfessare i falsi.

Giacomo dice 2,17-18: la fede  se non ha le opere è morta in se stessa.Anzi qualcuno potrà dire. Tu hai la fede ed io ho le opere.  Tu mostrami la tua fede senza le opere  ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Egli porta poi l’esempio di Abramo, la cui fede divenne perfetta tramite le opere e perciò fu considerato giusto e  fu chiamato amico di Dio. La sua conclusione è che  l’uomo viene giustificato per le opere  e non solo per la fede.(ibidem,2.24)

135 Ibidem. Giacomo, in quanto recabita, tende alla purezza del sistema kasher mosaico,  secondo una precettistica antica.

  1. Ibidem. Giacomo dice che l’uomo deve essere veloce ad ascoltare e lento nel parlare  e in altra sede mostra come sia necessario custodire la lingua perché solo chi mantiene le lingua, in quanto non manca nel parlare,  è perfetto. Aggiunge infine che la lingua è un piccolo membro  ma domina tutto  e tuttavia fa e vanta grandi cose ( seguono gli esempi  delle  navi guidate dal timone, della  lingua   che è piccolo fuoco che pur piccolo può distruggere la foresta. La sua conclusione è la lingua contamina ogni cosa

137.L’aramaico è la lingua degli aramei, un popolo semitico che nel XII secolo, quando andò distrutto il tessuto sociale cittadino degli imperi della Mesopotamia  della Siria della Palestina e di Anatolia , iniziò la sua ascesa socio-economico- politica. Essi  semiti  parlanti una lingua nord occidentale, pur nomadi  socialmente ed economicamente  si dedicano all’ attività  commerciale  in terraferma  costituiscono una serie di piccoli stati nel Nord e nel centro della  Siria   lungo  la linea dell’Eufrate  e lungo il deserto arabico e si presentano con una buona organizzazione civile in Mesopotamia , Anatolia e perfino in Egitto.  Organizzatisi economicamente, pur soccombendo militarmente  lasciano iscrizioni  su pietra simili a quelle fenicie, specie nella zona di Damasco dove dimorano più a lungo.   Da esse si può arguire che la loro diffusione fu a largo raggio Cfr. G. RINALDI, Le letterature  antiche del vicino Oriente Sansoni 1968.Sotto gli achemenidi l’aramaico divenne la lingua internazionale per tutto l’ impero persiano(anche per la Palestina)

  1. Ogni ellenista ha una cohors di schiavi letterati sulla scia di romani,come Cicerone o di governatori: è una consuetudine dell’epoca imperiale avere schiavi o  liberti scrittori. Anche ebrei come Paolo (che ha Tertios  cfr.Lettera ai romani 16,23 aspazomai umas egoo Tertios o grapsas thn epistolhn Kuriooi)  e Filone (che essendo ricco può avere un gruppo di schiavi che trascrivono e  correggono il suo pensiero) si servono di letterati di origine servile.
  2. cfr. Lettera di Giacomo

140. Nella lettera è ricorrente il termine  teleiosis perfezione, usato in poliptoto come nome, come aggettivo sotteso a verbi  e ad avverbi.

14I. Lettera di Giacomo

  1.  Ibidem

143. Paolo spesso parla della radice ebraica del cristianesimo.

 

 

 

 

 

Eusebio e gli esseni

A parte la lettera di Giacomo, degli esseni Paolo non ne parla  esplicitamente, né Origene,-né alcuno della chiesa di Alessandria-  che commenta  Paolo:  è chiaro che essi facenti parte della chiesa  del regno di Dio, cioè dei cristiani, temono i lupi e le loro stragi 144

Una volta estintasi la Chiesa di Gerusalemme, quella di Gesù, di Giacomo e di Simeone,  sorge una nuova Chiesa di giudei ellenizzati – Giustino è uno di questa nuova comunità-  ed avvenuto il passaggio da essa a quella del Regno di Dio, dopo la sconfitta di Shimon Bar Kokba e la galuth adrianea,  questa inizia un suo iter cristiano,come succursale di Antiochia e si distacca nettamente da quella finita di Jakobos Giacomo e dalla cultura della scuola di Javne145.

La nuova chiesa di Gerusalemme, conforme alle direttive di Adriano  neanche subisce le persecuzioni che invece toccano agli ebrei sotto Adriano e poi sotto Marco Aurelio146

La chiesa del Regno di Dio, pur distinta già in  una costellazione di eresie  e sparsa  in molte regioni del mondo romano,  vive accanto alla sinagoga e ha una sua comunità intorno al ’oikonomos, all’episkopos o  al dioikeths  o epimeleths147.

Questa chiesa sopravvive, pur senza capi, e solo in  epoca costantiniana si raggruppa ed ha una sua precisa connotazione religiosa organizzativa  nel momento di lotta contro l’arianesimo ,dopo che Costantino ha riunito e fatto giurare un nuovo comune credo a Nicea nel 325, in quanto supervisore ,essendo ancora pontefice massimo paga no148

Chiaramente essendo scomparso da tempo il Malkuth e il fenomeno essenico essendo confuso insieme al regno dei cieli  essenico  si verifica l’assimilazione  del  malkuth ha shemaim col regno di Dio (h basileia tou theo)  cristiano.

Perciò il parlare di Esseni da parte di Eusebio, che ha sotto mano i testi della biblioteca dell’amico Panfilo e che  trova un libro di Filone Apologia degli ebrei -che  a noi non è stato tramandato- ha valore solo di un documento ulteriore,  letto da uno storico poco attendibile 149.

Diversa,  perciò, l’epoca, in cui si ha la testimonianza di Eusebio che è un origeniano, in epoca costantiniana, quando gli esseni ormai sono degli sconosciuti, la cui dottrina è  volgarmente cristianizzata o considerata cristiana.

Mostrare che la parola  di Dio è quella christiana, tipica  della grande chiesa è il compito di Eusebio che ambisce avere la funzione di dimostrare che Costantino è il prediletto  di Dio Sebaoth 150

Così si legge.in Praeparatio evangelica :

  1. ll nostro legislatore incitò una moltitudine di discepoli a vivere in comune, costoro sono detti essaioi  ed hanno meritato        quesTo titolo  a quanto penso, per la loro santità 151.

Abitano in varie città dela Giudea  in un certo numero di Borgate e in raggruppamenti di molti membri.

  1. la loro vocazione non è basata sulla nascita, la nascita non è infatti un segno di associazione volontaria ma sul loro zelo per la virtù e sul desiderio di promuovere l’amore fraterno.

3.Fra gli esseni dunque non vi sono fanciulli, né adolescenti né giovani  perché il carattere di questa età è incostante e portato verso la novità  a motivo della mancanza della maturità. Ci sono invece uomini maturi già sulla china della vecchiaia non più dominati dai cambiamenti del corpo  né trascinati dalle passioni , in pieno possesso invece  della vera ed unica reale libertà.

4.La loro vita testimonia  questa libertà . Nessuno sopporta  di possedere  né qualcosa in proprietà privata  né casa, né schiavo  né campo, né gregge,né alcuna cosa  che alimenti  e procuri ricchezza ; mettono insieme  ogni cosa  nel tesoro comune ed usufruiscono in comune delle risorse di tutti.

  1. abitano in uno stesso luogo in confraternite, avendo adottato la forma associativa e l’uso dei pasti in comune  e svolgono ogni attività nel lavoro a utilità di tutti.
  2. ognuno tuttavia svolge un’attività diversa alla quale si dedica con zelo come un atleta  senza mai protestare , per il caldo, né per il freddo né per altre mutazioni atmosferiche.  Sono dediti ai loro compiti abituali dal sorgere del sole e non li abbandonano  se non al tramonto  e vi si applicano con gioia  non che questi possono seguitare anche quando il corpo  non è più nel suo primo vigore (pancraziati a vita|come me) minore di quanti  si esercitano  nelle competizioni ginniche.
  3. Ritengono infatti che gli esercizi ai quali si dedicano siano più utili alla vita , più giovevoli al corpo e all’ anima, e più durevoli di quelli degli atleti, tenuto conto del fatto  che questi possono seguitare  anche quando  il corpo  non è più nel suo pieno vigore.
  4. fra di loro ci sono agricoltori versati nell’ arte di seminare e di lavorare la terra, pastori che guardano ogni specie di greggi, né mancano gli apicoltori
  5. Altri sono artigiani in diversi mestieri si chè non hanno da soffrire della mancanza delle cose indispensabili ai bisogni essenziali e non indietreggiano davanti ad alcun mezzo  che procurare loro innocentemente  delle risorse.
  6. Ognuno di loro 152 allorché riceve il salario per tutte queste attività lo rimette ad un’unica persona all’ intendente eletto da loro. Ricevuti i fondi,  costui compra  il necessario  e distribuisce  largamente il cibo  e tutte le altre cose  di cui ha bisogno la vita umana associata in comunità.
  7. Quotidianamente condividono lo stesso genere di vita e la stessa mensa.Hanno gli stessi gusti,visto che sono frugali e aborriscono dal lusso  come una peste dell’ anima  e del corpo.
  8. Presso di loro è comune non solo la mensa ma anche il vestiario. Hanno a disposizione mantelli spessi per l’inverno  e tuniche di poco prezzo per l’estate e a ciascuno è permesso  facile prendere il vestito  che desidera,  dato che ciò che appartiene ad ognuno è di tutti e ciò che è di tutti appartiene  a ciascuno.
  9. Se qualcuno di loro si ammala è curato a spese della comunità circondato da cure e da attenzione da parte di tutti. I vecchi, poi, anche se non hanno figli,  sono come padri di molti figli e figli molto buoni, generalmente lasciano la vita in una felice e bella vecchiaia onorati da privilegi  e dai riguardi di tanti figli che sono  decisi a curarli mossi  da una volontà spontanea più che da una naturale  necessità.
  10. D’altra parte avendo previsto con perspicacia quale ostacolo avrebbe creato sia al singolo che, in modo assai più grave, alla vita comunitaria, hanno eliminato il matrimonio e hanno deliberato di praticare una perfetta  continenza.

Nessun esseno perciò prende moglie giacché la donna 153 è egoista  eccessivamente gelosa, astuta nel tendere  inganni ai costumi di suo marito e a sedurlo con continui sortilegi.

  1. La donna pone ogni cura a servirsi di parole ingannevoli e di maschere come gli attori che si trovano  sulla scena,
  2. Quando poi ha affascinato gli occhi e catturato le orecchie cioè ingannati i sensi come si usa con i subalterni,  fa smarrire anche il potere all’ intelligenza.

Se poi nascono dei figli, gonfia di orgoglio e di sfrontatezza, con arrogante audacia e senza alcun ritegno si serve della violenza  per compiere  atti,  ognuno dei quali  è contrario  al bene della comunità  manifestando così ciò che prima si accontentava di insinuare  in modo ipocrita e d allusivo.

  1. Il marito, incatenato dai filtri di sua moglie o per una naturale, necessità molto preoccupato per i suoi figli non è più la stessa persona per gli altri ed incosciamente diventa  un altro uomo, uno schiavo in luogo di uomo libero.
  2. E invero la vita degli esseni è così altamente stimata che non solo le persone comuni, ma anche i re sono pieni di ammirazione davanti a questi uomini  e si compiacciono di render omaggio al loro venerabile carattere, colmandoli di favori e di onori.

___________________

 

  1. I lupi sono i seguaci di Giacomo cioè quelli del Regno dei Cieli.
  2. L’importanza della scuola di Javne è nella ripetizione dello studio della torah:.Ben Zaccai insisteva sul dire e ripetere per tramandare ai figli. La scuola ha valore didattico e socio-psicologico per la conservazione della cultura aramaica successiva, col Talmud.

146 cfr Rescritto di Adriano a Gaio Minucio Fundano governatore di Asia 122-123 in Eusebio  Storia Ecclesiastica, IV,90-93.

  1. Sono tutte figure di ispettori amministrativi che guidano autarchicamente la dioikesis secondo il sistema oniade.

148 Cfr A FILIPPONI, Amici cristiani perché diciamo Credo? E book Narcissus  2013.

149 La mia opera edita ed inedita è piena di dimostrazioni sulla non attendibilità di Eusebio.Citiamo, comunque, gli studi testuali fondamentali di E. KLOSTERMANN, Die Griechisschen christlichen Schripsteller(=Eusebius Werke ba 4) Hinrichs, Leipsig 1913 e K. MRAS Eusebius Werke Bd8,2 Praeparatio Evangelica  Die Bucher XI –XIV, Hinrichs , Leipzig 1950.

150.Cfr.Eusebio,Vita di Costantino. Si legga anche su Costantino E. HORST, Costantino il Grande, Bompiani 2009.

151 Filone di Apologia degli ebrei sembra optare per un significato di santo al termine essaios Cfr. Su Essaioi cfr  H. E. DEL MEDICO In “Zeitschrift  Religions und Geistesgeschichte” II,1959 ed anche G. VERMES in “R.Q.” 1960 pp. 440-43.  Il nome non sembra che venga da ‘asia/ medico” in quanto l’occupazione degli esseni  non è quella terapeutica, propria dei Terapeuti alessandrini. Il termine sembra rinviare ad Hesen/ hasajjia col valore rispettivo di santo e di venerabile, da unire alla radice aria di sebomai greco per indicare  persona degna di  venerazione, vivente in gruppo, come  un  santone  in genere,  del tipo di  marabutto o sufi  o gimnosofista.  Non per nulla alcuni studiosi hanno voluro vedere gli esseni come caraiti e il libro opera di uomini  dell’epoca dell’occupazione  persiana della Palestina  611-629 d. C.

Cfr. S. ZEITLIN (The Book of Jubilee JQR 35-1944/45- pp12-16 e The Beginning of the Day in the Calender  of Jubilee JBL 78 (1959) pp153-156) che sostiene la tesi  che gli stessi manoscritti di Qumran sono caraitici. Comunque, non c’è alcuna precisa conoscenza del termine su cui si fanno congetture in relazione agli hasidim, conosciuti per la loro religiosità pietas.

  1. Filone (secondo Eusebio) qui ripete solo quello che ha detto in Quod omnis probus ma Eusebio sembra vederci qualcosa del cristianesimo tramite la lezione della Lettera di Giacomo conosciuta, seppure non ancora canonica
  2. Filone eusebiano aggiunge forse qualche notizia sulla donna, data la misogenia essenica, utile per il celibato ecclesiastico.

Ippolito romano e l’essenismo

A parte vogliamo porre la testimonianza di Ippolito romano154,uno scrittore cristiano di lingua greca,  che ci permette di fare la situazione sociale politica e religiosa della comunità romana cristiana e della sua gerarchia,  ancora dominata dall ’elemento greco-orientale, quando ancora  la sede romana ha, nonostante la millantata  tradizione apostolica di Pietro e di Paolo, valore marginale, dato anche il numero poco consistente di fedeli (meno di 100.000) in una Roma severiana, città di oltre 1.500.000  di abitanti154 dove è netta la prevalenza siriaca.

La comunità romana è dilacerata da skimmata e da erides  per usare un linguaggio paolino corinzio, ed è tanto dilacerata  non solo  nella sostanza della fede e nella amministrazione  comunitaria, ma anche per le fobie escatologiche.

Perfino c’è contestazione  nella persona  del papa, una figura  di capo, non ancora ben delineata come ad esempio ad Alessandria o ad Antiochia, la cui funzione, più amministrativa che morale, ha valore locale  e non risulta  molto  ambita, utile, comunque al personale onore di provinciali e liberti africani orientali, se ci sono più competitori155.

In Roma c’è la potestas imperiale  dei Severi, che ha una sua corte,  prima di Settimio Severo, poi di Caracalla e di Eliogabalo e infine di Alessandro Severo, dominata da donne e da un sincretismo culturale, da una parte retorico-sofistico, e da un’altra filosofico misticheggiante, di base orientale.

Nell’ambito cittadino  i severi (193-235) avevano quasi ignorato la chiesa romana dilacerata  da lotte intestine e poi avevano perseguitato i vertici ecclesiali in contrasto tra loro,  non solo per questioni religiose ma anche per beghe personali157.

I cortigiani, dominati dalle personalità delle Auguste, Giulia Domna e    Giulia Mammea e dai loro letterati pagani,  e dalle altre  donne,  severiane (Giulia Mesa e  Giulia Soemiade) pur vivendo, a Roma, sono influenzati e condizionati dal pensiero orientale antiocheno- siriaco.

Flavio Filostrato, che dedica il Libro dei sofisti a Gordiano, futuro imperatore, Filisco Tessalo,  Oppiano, l’autore della Cinegetica  che hanno interessi teurgici  secondo una visione  sopranazionale, pagana,  attuano una politica nuova culturale e religiosa  sincretistica, opposta al cristianesimo antiocheno e a quello alessandrino,  rappresentato da Origene, che è anche ospite di Mammea ad Antiochia per circa un biennio158.

In questo contesto pagano  Filostrato ha una  tendenza enoteistica,da cui derivano i culti solari poi dominanti nella capitale e nell’impero  e ricerca una trascendenza che viene opposta a Christos tramite la figura di   Apollonio di Tiana , un taumaturgo capace di esprimere  sinteticamente prassi e teoria  oltre a  forme mistiche platoniche e  neopitagoriche  connesse con  quelle dei brahmani e gimnofisti159.

Ora dunque la comunità cristiana di Roma vive un momento difficile dopo la morte di Vittore e  presenta le convulsioni di una  lotta per la successione al papato, pur nell’ambito ristretto comunitario160.

Nella chiesa romana  si evidenzia una crisi politica amministrativa, sociale e religiosa  proprio nel momento del proliferare dello gnosticismo161.

L’ascesa al  potere di Zefirino (199-217)   e  quella di Callisto (217-222),- un amministratore dioiketes incolto e non preparato teologicamente e filosoficamente il primo, e un  uomo di  origine servile, arrendevole nei confronti dei lapsi, impreparato nella dottrina sulla Trinità, corrotto e  chiacchierato  il secondo,- esprimono lo stadio di confusione dottrinale e politico, l’immoralità, in cui verso la chiesa.

Le notizie delle condizioni della chiesa romana ci vengono da avversari, l’antipapa Ippolito,162 uno scrittore di varie opere tra cui Origenis Philousophoumena /omnium Haeresium confutatio, –che ci tramanda tra l’altro,  un ricordo degli esseni  con riferimenti a Daniele e ad Abacuc- e Tertulliano, un cristiano montanista.

Ippolito è personaggio non ben identificato a detta di Eusebio163 e di Girolamo164 : l’aggettivo romano,  riferito al Martire, non è storicamente giustificato quindi né da Eusebio né da Girolamo,come poi romana in relazione a Chiesa.

Sembra  che esso sia derivato dal fatto che nel 1551 fu trovato  la tomba di un martire a Roma di tal Ippolito, la cui statua  rappresenta un augusto uomo  seduto su una sella  con incise alcune opere che sono attribuite proprio ad Ippolito166.

A questo personaggio sempre poco conosciuto è stata attribuita  un’opera ritrovata sul Monte Athos a lungo attribuita ad Origene (Origenis Philosophoumena)  anch’essa comprovata ad Eusebio da uno  scritto di Fozio patriarca di Costantinopoli 167

In questa sede non abbiamo interesse a trattare  di Ippolito ma degli esseni e quindi ci preoccupiamo esattamente  solo della sede in cui viene trattata la questione degli esseni.

Probabilmente Ippolito  è un prelato  orientale che si oppone  a papa Callisto168,  gli rinfaccia la sua vita privata, condanna  l’adesione al pensiero di Noeto e  lo rimprovera e lo incolpa del rilassamento dei costumi e del permesso dato ai vescovi e ai sacerdoti  di contrarre matrimonio  e di avere come concubine  donne sposate (vedove).

E’ dunque un tentativo di moralizzazione di un ambiente orientalizzato ed ellenizzato  a seguito di continui flussi migratori connessi con lo stesso fenomeno giudaico diasporico, favoriti dalla corte stessa.

Tutta l’opera di Ippolito sottende  una cultura composita non romana né italica, ma orientale:  la lingua greca e quella giudaica   predominanti sono segni di una cultura romana solo per la sede transtiberina, Philosophoumena,  specie, esprime una cultura di base giudaica mista  a commenti su teorie scismatiche di eretici rifiutati e confutati dalla gerarchia romana orientaleggiante.169

Il libro consta di 10 libri  che ci sono tramandati senza il II e III.

C’è un dato certo quello della morte di Callisto nel 222 agli inizi del regno di Alessandro Severo.

L’autore nei  primi quattro libri  (nel I e in parte del IV) è polemico con la cultura greca da cui è scaturita l’eresia cristiana. che si è  col tempo  moltiplicata  fino a giungere a 33 tipi di eresie.

Da qui una dotta spiegazione delle concezioni astrologiche e filosofiche greche  in auge nei primi decenni del III secolo d. C.

Nella  confutazione dell’eresia di Noeto  e del pensiero monarchiano in un momento di grande attività in senso trinitario da parte della grande chiesa,  Ippolito fa  il riferimento ai due papi romani, l’incolto ma pratico amministratore Zefirino  e il famigerato Callisto, mentre tecnicamente  contesta  il pensiero gnostico.

Da questa angolazione è possibile stabilire paralellismi e confronti  non solo con  Adversus haireseis  di Ireneo170  ma anche rilevare il clima politico romano, cosmopolita, l’attesa della parousia, il sistema morale della capitale  e il pulllulare delle eresie di fronte  alla mentalità pratica romana  contestuale, mentre vengono recuperati, oltre Paolo, col pensiero di Filone  anche gli esseni e il loro rigoroso sistema di vita con  Daniele e  con Abacuc171.

Dalle pagine di Philosophoumena  si rileva  la chiesa romana  agitata nel periodo severiano da contrasti tipici delle chiese orientali, anche se in essa  è presente per contrasto, la ricerca della purezza dei costumi  con un’ ideale concezione divina sulla base dell’ebraismo, proprio quando  vive ancora accanto alla sinagoga172.

La storia di Callisto173, schiavo e trapeziths, è molto movimentata e perciò controversa: l’uomo, astuto,  prima di fare la carriera ecclesiastica, ed anche dopo l’elezione papale  mette in evidenza anche i rapporti con le numerose sinagoghe romane174.

La carriera di Callisto iniziata col diaconato  fu così degna di promozioni  e piena di incarichi  tanto da essere indispensabile per il papa, non solo sul piano amministrativo ma anche su quello teologale175.

Perciò non meraviglia che fu  poi eletto come successore, data la sua perizia bancaria.

La vicenda è nota proprio perché il suo competitore al papato  Ippolito, theologos raffinato di origine straniera- orientale- (anche se oggi lo chiamiamo romano) lo ha censurato  aspramente176

Perciò, al di là del tentativo di moralizzare di Ippolito  noi  storicamente, sintetizziamo, tenendo presente scrittori italiani 177, anche se  conosciamo anche  quelli stranieri 178, che  come me  hanno affrontato questo particolare periodo della  grande chiesa.

Secondo noi, perciò,  il ricordo, non sempre esatto  degli esseni di Ippolito è congiunto  alla situazione romana specifica e ai suoi  tre  problemi scottanti quello dei due Teodoto 179 quello della dottrina del Logos 180 e  quello montanista, misto a quello millenarista181

Il caso, comunque, dei problemi romani è quello stesso di ogni ecclesia, cristiana, specie orientale, ancora più se è isolata,  ma anche di quelle cittadine e metropolitane  ed è tanto più grave in relazione al pullulare delle eresie e  alla mancanza di un potere centrale.

Dunque  a Roma, retta da un dioiketes, un funzionario amministrativo  si erano posti problemi sulla figura del  Messia figlio dell’uomo e figlio di Dio, preannunciato e prefigurato nell’Antico testamento  venuto a redimere il mondo col suo sangue  (a dire il vero a versare il sangue per molti) e a proclamare il regno di Dio in attesa del suo ritorno trionfale182 (parousia)  e della resurrezione finale, data la garanzia della sua  stessa resurrezione.

Ora Roma è lo specchio di tutta l’ecumene che ha l’esigenza  di una religione individuale  di salveza e di redenzione universale.

La filosofia ellenistica  mira a guidare la vita dell’uomo  con insegnamenti filosofici  e a dare a una sicurezza  nuova,  anche se non assicura la certezza dell’immortalità183.

La stessa lezione ebraica  con la proposta della legge come sapienza e filosofia con l’esempio di anhr theios  del nomotheta Mosé e  con l’invito alla penitenza e alla conversione al Dio unico,  pur con valenze misteriche,  ha una sua presa sul mondo romano e in tutto quel contesto pagano.

In questa  conoscenza allargata e misterica la gnosis  ha una sua valenza significativa  quale religione filosofica e come via alla salvezza .

Senza entrare in merito  alla gnosi ebraica né alla gnosi in generale  ci sembra necessario dire che in Cerinto184 ci siano forme non solo gnostiche  (creazione  del mondo da una potenza  inferiore e separata da Dio)  ma anche forme di adozionismo.185

Su Gesù uomo superiore il si sarebbe basato il Christos  divino  nel battesimo  per  risalire al Padre durante la passione.

Cerchiamo di capire come poteva ragionare  un cristiano romano più pratico rispetto ad uno teorico orientale, proprio sotto papa Cornelio, quando i romani cominciano a d entrare nella  colonia orientale della ecclesia romana ed hanno 46 preti, 7 diaconi  7 suddiaconi  ed altri 94 negli ordini minori 186.

Ora, dunque, nel biennio 251-53,  Christos  era figlio rispetto al Padre e allo spirito Santo , Figlio  immagine di Dio, primogenito della creazione  potenza e sapienza di Dio, logos/verbum.

Ora Giovanni evangelista, base di ogni ragionamento teologale. dell’epoca  (nonostante le perplessità sul vangelo e sulla figura di Giovani. -Quale Giovanni?-)  scrive  in principio era il verbo logos  e il verbo/logos  era presso dio  e Dio era verbo/logos ed, egli era in principio presso Dio, tutto fu fatto mediante il verbo logos:  e senza di lui niente fu fatto di ciò che esiste.187

Il  verbum/logos è inteso come ragione e pensiero e si identifica con  la Sapienza  in senso  stoico e filoniano188.

Ora i cristiani di Roma, pur dominati dal pensiero orientale  vogliono   realmente e concretamente capire l’azione di Cristo nel mondo, la sua passione , morte  e resurrezione  per affermare la sua divinità  ma anche la sua umanità così come si faceva da secoli  per l’eroe e  per il sovrano deificato.

Non è facile spiegare al popolo che Dio è unico e quindi bisogna avere scrupolo per il monarchianismo  e che Gesù è Dio e quindi tenere presente la trinità / triade /trias189.

Quindi il problema , per l’elemento popolare  che desidera salvarsi in quanto giustificato per fede senza opere di legge,  da cristologico diventa trinitario 190.

La comunità romana  pensa a Cristo come ad un mitico eroe o  come un uomo divinizzato per apotheosis, o cerca di entrare nella logica ellenistica dell’ektheosis di Caligola,  poi di Domiziano e di Commodo, per avere l’idea di un uomo-dio cosa che in Oriente è  normalità, data la coscienza della basileia  divina dal periodo dei Diadochi, successori di  Alessandro Magno.

Perciò il popolo ha la concezione di Christos  come uomo divinamente ispirato  e superiore  ad ogni profeta , riconosciuto da Dio come Messia  (con un’altra connotazione rispetto a quella ebraica) e figlio con infusione  del suo spirito  al momento o del  battesimo o della resurrezione,  elevato a dio  in quanto adottato  dal Padre.

Da qui  la predicazione dell’adozionismo di  Teodoto di Bisanzio e del suo discepolo pure lui Teodoto detto il cambiavalute  che, insieme a Esclipedoto , credono in un Christos psilos anhtropos /un  uomo nudo,  e spoglio (come un campo senza alberi ) che ha in sé  un’entità divina (come Melchisedech)  e  si considerano intoccabili  e puri, capaci , oltre tutto, di formare una comunità come la Chiesa.

Infatti prendoro come capo un certo Natalio e lo pagano 170 denarii al mese perché per loro è uomo santo in quanto torturato nella persecuzione  e sono puniti da Zefirino perché, dopo la confessione di Natalio, evidenziano la corruzione, esistente nell’ ecclesia romana.

Contemporaneamente in Roma  ci sono  i noetiani191 quei discepoli di Noeto  che  considerano la redenzione opera solo divina  perché salvifica  anche se riconoscono che  Dio nella sua trascendenza non può soffrire   né tanto meno morire.

Da qui deriva il docetismo  che  nega la vera umanità di Cristo,  in quanto ritiene fittizia la passione  quasi  una parvenza sofferenziale, in cui

un apparente corpo umano  soffrì192

A Roma,  dunque, in una società mista di orientali e di elementi di diverse etnie, compresa quella italica, piena di contraddizioni, restando insolubile in epoca severiana,  il problema monarchiano e cristologico, s’aggroviglia anche  quello trinitario.

Infatti i monarchiani , fautori di un Dio unico padre senza logos e senza pneuma  si oppongono agli adozionisti e  ai docetisti,che  costituscono le teoria del modalismo193

Noeto di Smirne, che ne è  propugnatore  è condannato da Vittore  proprio nel momento di maggiore vigore a Roma del Montanismo194, combattuto da Prassea.

Sotto Zefirino  l’aspetto teologico  prevale, nonostante il suo impegno nell’amministrazione,  e  si  attenuano le discordie seppure  ora sussistano  accese  diatribe  religiose,  ma sotto Callisto essendo degenerati i costumi perché  non si riconosce non solo il primato di Pietro,  ma anche  l’autorità del papa, data la  volontà del nuovo papa  di mediare tra i fedeli e il clero, tra la romanitas e il mondo orientale ellenistico.

Inoltre  i  convertiti  normalmente adulti vengono ammessi rapidamente al battesimo e alla remissione dei peccati,insomma si  accorcia il rito preparatorio all’ ingresso degli aspiranti  alla Comunità 194.

Da qui  da parte degli integralisti e dei puritani  ellenisti,conservatori, forse di origine egizia o alessandrina, il recupero del  rigore essenico nei confronti dei neofiti.

A Roma in effetti  il clero conservatore, Ippolito ad esempio,  è rigido nell’ escludere chi ha compiuto azioni indegne  dopo il battesimo, in quanto hanno tradito il sacramento,  cancellato il carattere del sigillo impresso  al cristiano, mentre  Callisto, sia per il suo personale passato di peccatore, sia per la sua abilità politica di mediazione, concede la rimessione dei peccati  dichiarando  che un vescovo anche se reo di peccati mortali gravi, non debba essere deposto 195.

Anzi ammette  nel clero uomini che sono passati a seconde o terze nozze autorizzando più  il matrimonio che  il celibato, andando anche contro il diritto romano,  sovvertendo  l’ordine sociale  in quanto permette che donne di condizione libera possano unirsi  in matrimonio con uomini schiavi e liberti, cosa  da sempre impedita per legge, e chiudendo gli occhi davanti agli anticoncezionali e  agli aborti autorizzando così  non solo l’adulterio ma  legittimando anche l’omicidio.

Nonostante questo stato di  controversie circa la morale ci sono  casi di penitenti che dopo aver fatto espiazione pubblica e  confessione al vescovo possono rientrare  ed essere ammessi alla comunione.

Abbiamo detto che Ippolito in primis è il contestatore di Callisto  theologos, mentre sul piano morale e giuridico violenta è la critica di Tertulliano.

Forse Ippolito, riprendendo il rigidismo di Tertulliano, desiderando preparare paradigmi operativi per i penitenti,  trae esempio dagli esseni che solo in fin di vita riaccolgono in comunità  gli esclusi, dando anche lui una possibilità ai pentiti, pur considerando la chiesa romana lassista 196.

Una società di questo genere dove domina lo gnosticismo e dove il monarchianismo è contraddetto dal trinitarismo, quando è viva la speranza con le attese apocalittiche espresse  da Ippolito, che rievoca il valore dell’essenismo, è eticamente contraddittoria espressione di estremismi come quelli ebraici.

Noi conosciamo bene sia i farisei  che gli esseni e  sappiamo che i secondi derivano dai primi -come già abbiamo mostrato ed abbiamo rilevato altrove –  ed abbiamo chiaro il differente modo di vivere degli zeloti rispetto agli esseni, che ne sono i veri ispiratori al pari dei farisei, sappiamo fare distinzioni tra gli stessi esseni, diversi a seconda delle situazioni, pur nella comune aspirazione alla spiritualità.
Perciò comprendiamo l’attualizzazione del fenomeno essenico palestinese giudaico, travisato,  nell’ambito di una cultura orientale romana, come quella dominata da Giulia Domma e da Mamea, a scopo di edificazione morale cristiana.

Gli zeloti  io li conosco operanti come  jahidisti  e gli esseni come gli imam dell’epoca, come ferventi antiromani, che si sono costituiti con Giuda un maestro fariseo e Sadoc  (un esseno probabilmente), desiderosi di cacciare definitivamente l’invasore che grava sul cuore di Sion.

Noi, comunque, non siamo lettori tipologici che vedono una cosa in relazione  ad un’altra cosa  che mettono in connesione fatti e personaggi  del Vecchio Testamento  con quelli del Nuovo Testamento  in modo che i  primi adombrino i secondi,  preannunciandoli, simbolicamente; noi facciamo ricerca storica critica, non  studio ermeneutico 197

Perciò quanto scriviamo ci teniamo che sia letto con estrema attenzione in quanto il personale scrivere è semplice solo apparentemente  ma è linguisticamente tecnico  e si corre il rischio di fraintendere  e quindi di fare di ogni erba un fascio.

Ora però, essendo incerto se sono riuscito a  fare almeno un parziale lavoro di ricostruzione storico-socio- culturale dell’epoca severiana, cerco solo di mostrare  il testo di Confutatio connesso  alla situazione di quel particolare momento severiano, esaminato, in una volontà di  rilevare il tentativo di Ippolito di radicare l’essenismo nella cultura romana cosmopolita.

Devo , perciò, confessare che contrariamente ai miei principi, ho fatto un lavoro teleologico,mirato al fine telos dichiarato.

Comunque,  In Refutatio 198 si legge  :  gli esseni  sono divisi  fin da  tempi antichi  avendo pratiche diverse  in quanto divisi in quattro categorie.

Vi sono alcuni rigidi nell’ applicazione della legge  fino al massimo rigorismo; si rifiutano di prendere  una moneta,  dicendo che  non è lecito portare,  guardare e fabbricare  effigie; perciò nessuno di loro  osa entrare in una città per paura di dover attraversare porte sormontate da statue , poiché per loro è sacrilegio avvicinarsi alle statue.  Altri  se sentono discutere di Dio  e delle leggi prima cercano di sapere se è  incirconciso, aspettano che sia solo  e poi lo minacciano di morte;  se non si lascia circoncidere, e nel caso che non  acconsenta non lo risparmiano ma lo assassinano: è da questo, appunto che deriva il nome di zelota di alcuni e di sicari di altri.

Altri   si rifiutano di chiamare padrone  qualsiasi persona  ma solo Dio,anche se sono minacciati di torture e di morte 199.

Quelli che sono arrivati alla teoria  in seguito sono considerati inferiori da quelli che  nella pratica  seguono  da tempo le usanze  tanto che neppure vengono toccati  e se capita di toccarli,  si lavano subito  come se fossero venuti a contatto  con qualcosa di impuro e di estraneo 199 Altrove si parla della resurrezione: …che …la carne risusciterà e sarà immortale  come è immortale l’anima, questa dopo la morte  si va a riposare in luoghi piacevoli  luminosi e ventilati  luoghi che i  greci chiamarono Isole dei beati.200

Ancora Ippolito aggiunge che  le dottrine degli esseni sono le più antiche rispetto a quelle dei greci  specie quelle sulla divinità.

Essi infatti ritengono che coloro che parlano di Dio  o della creazione  non hanno  insegnamenti  da altra fonte  se non quella della Bibbia   anche se comprendono Pitagora  e gli stoici di Egitto, che sono comunque,  loro seguaci.201

La notizia circa il giudizio  con la conflagrazione universale (expirosis)  è chiaramente stoica – diversa da quella biblica del giudizio – come anche quella degli ingiusti puniti con una pena eterna secondo la logica essenica Siccome  Refutatio non è sicuramente di Ippolito201 e siccome ci sono discrepanze tra i testi costituenti l’opera,  bisogna dedurre che l’assenza della filosofie greche nel testo del Monte Athos e specificamente della confutazione delle idee filosofiche non è un caso ma  potrebbe essere un taglio richiesto da esigenze specifiche  situazionali.

Infatti il problema di Uios /figlio connesso con Eraclito e quello del Pathr e del tempo come quello dell’Armonia connessi  sia con Eraclito che con Parmenide, avrebbero potuto turbare la già scossa opinione pubblica cristiana romana.202

Perciò, Ippolito potrebbe aver voluto dire  non cose nuove ma solo ripetere la lezione filoniana,  a suo arbitrio adattata alla situazione presente: l’esempio pratico dell’essenismo, fuso con  quello theorico  del terapeutismo,  risulta utile alla comunità  e alla gerarchia .. studiano con grande impegno l’etica servendosi costantemente delle leggi dei loro padri, che l’anima umana non avrebbe potuto concepire senza la divina ispirazione. In queste leggi si istruiscono in ogni tempo, ma soprattutto nel settimo giorno. Il settimo giorno è, infatti, giudicato sacro e in esso si astengono da tutte le altre occupazioni per radunarsi in luoghi sacri che chiamano sinagoghe. Quivi, sistemati in file secondo l’età, i giovani sotto gli anziani, si siedono in modo conveniente con le orecchie pronte ad ascoltare. Uno di loro prende poi i libri e legge a voce alta, mentre un altro, tra i più istruiti, si fa avanti e spiega ciò che non è di facile comprensione. Generalmente, tra loro l’insegnamento è impartito per mezzo di simboli secondo un’antica tradizione.

Inoltre  riprendendo quanto già detto da Filone sui mestieri degli esseni , sul  loro vivere secondo la comunione dei beni con frugalità e con gioia, Ippolito  mostra la loro pacificità, evidenziando la loro contrarietà all’ uso delle armi, al commercio, sia al minuto che all ’ingrosso, e alla navigazione, in un rifiuto  della cupidigia, non lasciando neanche sottendere la loro partecipazione alla guerra antiromana, anche se fa qualche aggiunzione  circa il rifiuto della schiavitù e circa la naturale fratellanza, lesa dalla cupidigia umana, vera sovvertitrice dei ruoli: Fra di loro non v’è neppure uno schiavo: tutti sono liberi e si aiutano l’un l’altro. Non solo condannano i padroni come ingiusti in quanto ledono l’uguaglianza, ma anche come empi poiché violano la legge naturale che ha generato e nutrito tutti gli uomini allo stesso modo, come una madre, facendone veramente dei fratelli, non di nome, ma in realtà. Questa parentela fu lesa dall’astuta cupidità che le ha inferto dei colpi mortali, installando l’inimicizia in luogo dell’affinità, l’odio in luogo dell’amore…

Ippolito poi indicando  le tre regole basilari esseniche ha intenzione protreptica203  avendo scelto il modello essenico per la comunità romana modificato rispetto alla precettistica qumranica facendo corrispondere alle  virtù  la pratica  dell’amore… . Imparano la pietà, la santità, la giustizia, le virtù domestiche e civiche, la conoscenza di ciò che è veramente bene o male o indifferente, la scelta di ciò che si deve fare e ciò che si deve evitare. In questo si servono di queste tre norme basilari: l’amore di Dio, l’amore della virtù, l’amore degli uomini

Inoltre  mostra  che,oltre alle  case in comune, hanno una vita comunitaria simile a quella dell ecclesia cristiana...hanno un’unica cassa per tutti e le spese sono comuni: in comune sono i vestiti, in comune è preso il vitto, avendo essi adottato l’uso dei pasti in comune.

Infine  Ippolito prende a modello il sistema di  assitenza dei vecchi  esseni specie  durante la malattia. ..Non sono trascurati i malati per il fatto che non possono produrre nulla. Infatti, quanto occorre per curarli è a loro disposizione, grazie ai fondi comuni e non temono di fare larghe spese attingendo a ricchezze sicure. I vecchi sono circondati di rispetto e cure come genitori ,assistiti nella loro vecchiaia da veri figli con larghezza generosa, aiutandoli con innumerevoli mani e circondandoli di premurosa attenzione…

In conclusione bisogna dire che  Refutatio mentre condanna il sistema ereticale cerca di attenuare anche il difficile rapporto con la sinagoga anche se si impossessa del modello essenico e lo rende cristiano204

Da Ippolito romano inizia quel procedimento di cristianizzazione  di ogni fenomeno ebraico ,ritenuto utile ai fini formativi del cristiano.

Non è difficile quindi il passaggio ad una reale cristianizzazione dell’essenismo  e di autori pagani in epoca costantinana, dato che già sono diventati cristiani oltre che Giacomo,  Filone Ebreo, Seneca, Giuseppe Flavio,  Giusto di Tiberiade e tanti altri.

 

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  1. Noi conosciamo la sua opera da P. WENDLAND, Hippolytus Werke III in GCS,22 Lipsia 1916 256-261
  2. La Roma dei Severi ha una popolazione non inferiore a quella di Alessandria 1.500.000 e i cristiani sono all’incirca un ventesimo ma quasi tutti orienatli (asiatici e siriaci). Giovenale (55-134) Satire III,62 Iam pridem Syrus in Tiberim defluxit Orontes/ et linguam et mores et cunm tibicine chordas/obliquas et ad circum  iussas prostare puellas . e da un bel po’ che il Siriaco Oronte è venuto a sfociare nel Tevere  portando con sé  lingua, costumi, flautisti  corde oblique,  tamburi esotici e ragazze costrette a prostituirsi Cfr J. CARCOPINO, la vita quotidiana a Roma, Bari 1947. Giovenale insorge contro questo fango torrenziale  versato dall’Oronte nel Tevere eppure quei siri  che egli disprezza hanno già assunto, non appena hanno potuto, la maschera di uno stato civile romano., e quelli stessi che manifestano xenofobia sono gia più o meno stranieri  nell’urbe (come lui campano o ernico)ch’ essi vorrebbero difendere contro le nuove intrusioni.

156 A Roma,dunque, essere capi di Ecclesia dà lustro solo a chi ne è privo ed è provinciale,  Si noti che Eleuterio era di Nicopoli di Mesia, Vittore è un berbero  africano,  Zeferino, forse un giudeo romano, Callisto uno schiavo di Carpoforo orientale, Ippolito un orientale, Urbano I greco campano, Antero un greco, e solo Ponziano forse è romano della famiglia dei Calpurni.

  1. Settimio Severo inizialmente aveva protetto i cristiani, poi cominciò a perseguitare i capi d alla precsrizioni degli antonini Cfr Historia Augusta Severus XVII,1; Eusebio, St. Eccl. VI ,I, dice… il precipitare delle persecuzioni contro di noi agitava le menti;) A.PINCHERLE,Introduzione al cristianesimo antico, Laterza 1972, p.134 afferma: Settimio severo tra Palestina ed Egitto nel 202  il proselitismo  giudaico e cristiano e quindi anche l’apologetica , vita  cfr.M. SORDI,Cristiani e l’impero romano, Jaca Book 2004;  Cfr. Tertulliano (De corona 1,5) che  parla  di una persecuzione in Africa con le morti di Perpetua e Felicita  più tradi   e dinveisce contro il governatore Scapula.
  2. Giulia Mammea, augusta sotto suo figlio Alessandro, cercava di fondere tutte le forme religiose e orientali e forse per questo motivi chiamò ad Antiochia Origene fuggito da Alessandria .Nonostante la presenza di Origene a corte, non cambiò l’indirizzo della corte severiana che rimase ancorata  sul dio Sole   e su Apollonio di Thiana, predicato come taumaturgo superiore a  Christos.
  3. L’indirizzo solare è quello di Filostrato, che domina la corte severiana a lungo Cfr. Sara COSI, Filostrato, Tesi di Laurea, 1999 Su Filostrato (170-247 e la sua lunga carriera  presso i severi e sotto Massimino il trace e lo stesso Filippo l’arabo  cfr.J. FERLIG, De Philostratis Sophistis, Bamberg 1894
  4. Le lotte si evidenziano sotto Zefirino, definito uomo semplice e senza istruzione, cfr. Philosophoumena IX,XI  Secondo me data la sua attività di trapezita ha relazione con i giudei oniadi per cui la sua provenienza potrebbe essere ebraica, alessandrina, come quella di Ippolito Il nome stesso, controverso (Zefferino, Gefirino Zefirino, Zeferino ), potrebbe rinviare ad una radice ebraica

161 Su Gnosticismo  tra i tanti saggi cfr.  A. PINCHERLE, op. cit, capitolo V e M. SIMONETTI,in Il Cristo, I, con commento di A. ORBE e di M: SIMONETTI, Fondazione Valla Mondadori,1985.

  1. Papa Callisto (217-222d.C. ) è accusato e aspramente condannato oltre che da Ippolito in Philosophumena ix,11 anche da Tertulliano specie  in De pudicitia  XX Come giungesti a questa decisione, io mi chiedo, da dove usurpi questo diritto della Chiesa? Se è perché Dio disse a Pietro: ‘Su questa pietra io costruirò la Mia Chiesa, io darò a te le chiavi del regno dei cieli’, o sull’affermazione che ‘qualsiasi peccato rimetterai o non rimetterai sulla terra sarà rimesso o non rimesso in paradiso’? Forse tu presumi che questo potere di rimettere o non rimettere ti è stato trasmesso e con te ad ognuno in comunione con la Chiesa di Pietro (ad omnem ecclesiam Petri propinquam), chi sei tu per alterare la manifesta intenzione di Dio di conferire questa facoltà personalmente e solo a Pietro?

163 Da Eusebio si sa che Ippolito è attivo sotto Alessandro Severo (222-235)  ed è scrittore  di scritti esegetici. Erano note anche le sue teorie circa  il canone pasquale e famosi alcuni suoi commenti biblici.

  1. Tertulliano è scrittore africano famoso per Apologetico in cui fa una difesa del cristianesimo su basi giuridiche, in una condanna e dell’ebraismo e del paganesimo e  di ogni forma ereticale. Egli alla fine della sua vita diventa millenarista e montanista, seguace di Montano, che suscita con la sua fede apocalittica e col suo entusiasmo profetico un’ondata di cambiamento morale Il santone frigio si presenta come il Paraclito insieme con Massimilla e Priscilla sacerdotesse-vergini, che preannunciano oracoli ed espongono visioni e rivelazioni-  e predica che sono imminenti il tempo del Signore, il ritorno del figlio dell’uomo, il trionfo della Gerusalemme celeste  e l’instaurazione del Regno millenario. Montano aggiunge l’invito a proclamare la propria fede,  a morire martiri  e a sfidare il mondo (lo seguirono davvero tutti i credenti in lui) . A Roma  ci sono scontri tra Noeto e Prassea, venuto appositamente dall’ Oriente per confutare Montano che inizialmente   è  accolto ed accettato da Zefirino  che poi, su consiglio di Prassea e di Callisto, lo scomunica,  come già aveva fatto anche Eleuterio,(175-189)  che aveva condannato tutte le chiese asiatiche credenti in lui, Da qui l’opposizione di Tertulliano che scrive adversus Praxeam.

165 Cfr  Girolamo, Gli uomini Illustri, a cura di Aldo CERESA –GASTALDO; EDB 2014)dice nel computo della Pasqua e  calcolo del Tempo … Ippolito vescovo di una chiesa in una città di cui non ho potuto apprendere il nome che scrisse sotto l’imperatore Alessandro, trovò un ciclo di 16 anni che i greci chiamano enneakaidekahterida  ed offrì lo spunto ad Eusebio  che riguardo alla stessa Pasqua stabilì un ciclo di diciannove anni

  1. Sui ritrovamenti della statua del Martire e sulle iscrizioni nella sella cfr Manlio SIMONETTI, La letteratura cristiana antica greca e latina, Sansoni 1969. e Cfr. A. PINCHERLE, Introduzione al cristianesimo Antico,op. cit. Capitolo VI.

167 Sul ritrovamento sul monte Athos oltre a Simonetti e a Pincherle citati, cfr.  S. MAZZARINO, La fine del Mondo Antico BUR 1983  Ar. MOMIGLIANO, Saggi di storia della religione romana. Studi e lezioni 1983-86  cura di R. Di DONATO, Brescia  1988  Questi da due diverse angolazioni (l’uno per dimostrare il cristianesimo responsabile come religio – insieme ad altri fattori- della fine dell’impero; l’altro che specie nel periodo inglese, secondo la sua metodologia storica, mostra come cristianesimo ed ellenizzazione, accogliendo i barbari nel seno dell’impero,  evidenziano la crisi di un cambiamento culturale e sociale, che poi diventa sfacelo militare  rilevando la trasformazione di un impero, che si va sgretolando , alla ricerca di nuovi sistemi religiosi e nuove forme politiche nella impossibilità da parte del  potere centrale di rigenerarsi col fenomeno cristiano) esprimono le contraddizioni della Roma severiana.

  1. Pochi decenni prima del papato di Zefrino e di Callisto, Marcione si era presentato a Roma con una donazione di somma di 200000 sesterzi alla chiesa ed ebbe la possibilità di  propagandare  un suo vangelo paolino-  che  poi fu respinto  per cui fu costretto ad abbandonare l’Urbe. In opposizione a Marcione, la Chiesa romana con Ippolito  evidenzia la soluzione dell’antitesi di Adamo –Cristo. Infatti si dimostra che Adamo col  peccato originale  e  Cristo verbo di dio, redentore nella incarnazione e nella passione, e Signore sono complementari per mantenere l’unità dei due testamenti anche se non accetta,come fa lo stesso Ireneo, l’apostolicità delle sedi- come poi fece Eusebio,  e nemmeno quella di Pietro. La traduzione latina di un passo attribuito ad Ireneo (o ad Ippolito) utile ai fine pontifici romani (Potentiorem/potioren principalitatem),autore come Papia convinto della tradizione giovannea perché discepolo di Policarpo. La chiesa romana è una succursale, una colonia  di una delle tante chiese orientali (Efeso?).
  1. Ireneo anche si oppone a Marcione ed è incline a ritenere ogni potere  non legittimo e a pensare che la gnosi è la grande  nemica della fede perché falsa e che presto  dopo un periodo di guerre e di tremendi eventi  ci sarà la  discesa dai cieli del Cristo trionfatore per instaurare il regno dei cieli (Apocaliisse). Il suo pensiero è legato a quello del suo maestro Policarpo  e si ricongiunge a quello di Papia e alla scuola giovannea, tipico delle chiese asiatiche  Il suo adversus haereses è molto vicino al pensiero di Phlosophoumena cfr L MORALDI La nuova Gerusalemme in Manoscritti del Qumran, cit., dove si traccia effettivamente una nuova città, un nuovo tempio, un nuovo culto, con una nuova sistemazione della terra promessa  e degli abitanti,del personale del tempio, dei capi e della funzione del  principe stesso in una ripresa del pensiero di Ezechiele 45,5,48,3.
  2. Su Omnium haeresium refutatio (Origenis sphilosouphomena). ci sono molti problemi oltre ai problemi dottrinali ;ci sono quelli sulla figura e sull’ identificazione di Ippolito, sulla sua patria, sulla sua venuta a Roma, come semplice presbiteros o come Vescovo, sulla sua lotta contro Callisto, sulla sua prigionia in Sardegna.Cfr. G.MULLER,Theologie Realenzykopaedie Studienausgabe I Berlin  New York 1993.
  3. Già Ireneo aveva ripreso Paolo, Lettera Ai romani 3,21,23 e non Giacomo circa la salvezza trimite la fede era quello il Dio unico che giustifica la circoncisione in base alla fede e il prepuzio per opera dell fede senza dissolvere la fede stessa percui si ha la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo. In i Manoscritti del Qumran poi c’è il commento di Abacuc (1QpAb) .. 7 l’oppressione e la violenza mi ha stanno avanti e  infierisce la contesa e la lite  ..  11  .. perciò non si afferma il diritto 12 (Abacuc ) Poiché l’empio raggira il giusto  L’interpretazione è. L’empio è il sacerdote empio  il giusto è il maetsro di giustizia (moreh ha sedeq ) Il sistema è quello della interpretazione con chiose e con commenti. Sul maestro di Giustizia cfr J. DANIELOU, Etudes d’exégèse judéo-chretienne, Parigi1966, G. JEREMIAS, Der Leher der Gerchtigkeit, Gottingen 1963; F MICHELINI TOCCI  I manoscritti del desrto di Giuda Roma 1955; S. MOSCATI, I manoscritti ebraici del mar Morto  Introduzione, Traduzione e commento  Bari 1967; M.HENGEL, il primo essenismo in GIudaismo ed Ellenismo, Paideia,2001,pp .443-495.

172 Le sinagoghe romane erano 5 con oltre 50.000 fedeli e i christianoi vivevano accanto alla sinagoga, che inizialmente era anche il loro luogo di culto.Poi separatisi, si riunivano in case private di aristocratici romani o equestri.

La collaborazione doveva esserci specie per l’educazione dei giovani nei didaskaleia ebraici a fianco della sinagoga. Callisto  essendo un  matricolato furbastro, grazie al denaro di Carpoforo, aveva messa una banca per i poveri, per i tutori dei bimbi senza padre e per le vedove,insomma per l’assistenza e si era collegato con le trapeze ebraiche. Il fallimento doloso di Callisto comportò la fuga, un tentato suicidio ed infine la condanna ad Metalla in Sardegna.

173 Callisto, schiavo di Carpoforo, avendo gestito la banca del suo padrone cristiano e famigliare della casa regnante, come ente morale, per i poveri, gli orfani e le vedove, dopo il fallimento,  fugge dal padrone  e cerca il suicidio.Poi salvatosi, accusa gli ebrei  e da questi viene trascinato davanti al prefetto Fusciano e condannato ad metalla,in Sardegna. Un brutto esempio di aiscrokerdeia cristiano, di opere  falsamente buone condannato da Carpoforo stesso,  che  considera il suo schiavo non cristiano.

Eppure dopo che fu richiamato a Roma grazie a papa Vittore che aveva fatto intervenire Marcia, l’amante di Commodo, aveva iniziato una splendida carriera dietro ad un papa come Zefirino, un vero amministratore e risanatore di conti, del tutto ignaro del suo compito  spirituale papale che lo aveva nominato responsabile del cimitero cristiano sull’Appia in località ad Catakumbas, presso s Sebastiano, oggi detto  di Callisto. Le sue idee filosofiche e teologiche sono discutibili e non sempre in linea con l’ortodossia, in quanto è uomo methorios desideroso di novitas.  La sua morte d’altra parte è in linea con la sua figura tribunizia di mestatore travolto ed ucciso in una sommossa popolare.

  1. Callisto come theologos entra in merito e sembra seguire più il pensiero di Teofilo che quello di Giulio Africano. Teofilo di Antiochia (nato ai primi del II e morto intorno al 185)  partendo dalla creazione del mondo arriva fino alla morte di Marco Aurelio, computando un periodo di 5696 anni , convinto che l’impero romano avrebbe governato ancora più di tre secoli  prima del ritorno di Cristo. Sesto Giulio Africano è dotto esegeta e filologo biblico, morto nel 240 d.C.  in Kestoi ricami, mostra una vasta  erudizione. Egli vive a Roma e ha l’incarico da Alessandro Severo di allestire una biblioteca accanto al Pantheon. In Cronaca, altra opera,   Giulio  Africano sostiene una tesi antimillenarista ed antimontanista, contraria dunque a quella di Teofilo di Antiochia: lo scrittore africano fa un preciso e dettagliato esame  degli avvenimenti secondo gli ordini di Mammea  ed usando la cronologia  biblica comparata con quella delle olimpiadi fa nascere Gesù  intorno alla metà del Sesto Millennio   Con questo dato ufficiale storico mantiene vive le attese apocalittiche col ritorno del Christos  ma si oppone alle tesi montaniste che vedono imminente la parousia.

175 Noi teniamo presente il pensiero storico di Arnaldo Momigliano, Santo Mazzarino, Alberto Pincherle, Manlio Simonetti  nel periodo severiano e  pensiamo di poter dire, pur non sapendo  se storicamente  siamo riusciti a rendere la situazione romana e a far vedere il motivo, dopo circa cento cinquanta anni,  per  sui si parla ancora di esseni in seno ad un’ecclesia cristiana orientaleggiante: i problemi dottrinali e morali  di quel  momento storico, sono tutti relativi allo gnosticismo, un  grave  ostacolo alla vera conoscenza.

176 La critica a tutto l’operato e al pensiero di Callisto è specifica in Philosophoumena, IX ,7-10 e X, 27.

  1. Oltre agli altri storici Italiani citati cfr. A DONINI, Ippolito di Roma, Roma 1925.
  2. Cfr. M. SIMON -A. BENOIT le Judaisme ele christianisme antique, Parigi 1968. D. NOCK, Early Gentile christianity and its Blackground, New York,1964 Per questi Ippolito essendo scrittore di Anticristo e di un Commento a Daniele ed invitando i romani ad attendere pazientemente la fine, al termine del VI millennio, in un certo senso li rassicura perché l’impero romano è il quarto degli animali nella visione danielica e la sua fine coincide con le manifestazioni  preliminari del trionfo del figlio dell’uomo  e con l’inaugurazione del regno dei giusti  (cfr. Eusebio, Storia.Eccl. VI. 1).

179 Sui due Teodoto abbiamo già detto.

180 Sul logos (ed anche sull‘ebdomade) si rilevi il  pensiero  di FILONE  (Cfr.Creazione del Mondo), ma anche  si rilevino  le venature del logos  di origine  stoica

181 Sul montanismo e sul millenarismo e   sulle eresie in genere Cfr.  Filastrio di Brescia autore di Diversarum hereseon liber , opera  simile al Panarion di Epifanio di Salamina-; ambedue gli autori si rifanno a Syntagma, lavoro perduto  di Ippolito  di Roma (Cfr .A PINCHERLE op cit) .

  1. Sulla parousia, sulla penitenza e sul Christos subordinato al Padre cfr Tertulliano che parla di subordinazionismo del Verbo,  sulla cui linea si pone Novaziano che in De Trinitate, insistendo sulla trascendenza di Dio Padre, chiarisce l’eternità del Figlio , generato per la creazione e subordinato al Padre, pur restando il Figlio figlio e il Padre  padre.

183.Plutarco con Moralia e Luciano in opere come la Morte di Pellegrino mandano messaggi di religiosità pagana più sentita e più reale.

  1. Su Cerinto che considera Christos come eone cfr. A Momigliano op. cit.
  2. L’adozionismo è una teoria cristologica, presente già alla fine del II secolo, secondo cui Cristo è figlio adottivo di Dio Padre
  3. Cfr. A Momigliano, cit e A.Pincherle,cit.

187.Vangelo di Giovanni, Incipit

  1. Sul logos filoniano cfr Filone, Commentario allegorico alla Bibbia, a cura di Roberto Radice, Rusconi,1994 pp CVIII-CXVI.

189 Secondo Tertulliano DIO è Trinità (non parla di triade/trias di cui tratta Teofilo di Aniochia) di persone, ciascuna in sua proprietate  Le funzione proprie sono Il padre dell’Antico testamento il Figlio nel Nuovo, lo Spirito con la sua  rivelazione come terzo nomen della divinità e terzo grado della maestà Il padre , comunque, è detto Maggiore del  Figlio che fa il volere del Padre  in qunato partecipa della monarchia in sottordine.

190  Ippolito fu un arcivescovo (Forse solo  un presbitero?) theologos  che ebbe (non si sa se come Vescovo o come presbitero) questioni dottrinali e  con Callisto e con papa Ponziano, con cui si riappacificò. Il problema  di fondo è quello  trinitario che  si  fonde e  si confonde  con l’adozionismo, col docetismo col  modalismo e  col montanismo. .

191.I noetiani sono adozionisti . L’adozionismo è una teoria cristologica presente già alla fine del II secolo secondo cui Cristo è figlio adottivo di Dio Padre, ma il tipo di adozione cambia poi nel tempo a seconda degli autori e solo con Paolo di Samosata,vescovo di Antiochia (200- 275) si ha un quasi definitiva sistemazione di tale eresia: il Padre, ilFiglio e lo Spirito santo sono un unico prosopon (persona) Il Figlio- che  è nato prima di ogni cosa come logos prophorikos si manifesta solo con la nascita tramite la Vergine ad opera dello Spirito Santo- e lo Spirito santo sono Saggezza e Scienza  di Dio,  attributi del Padre.

192 Docetismo  è una dotrina cristologica, nata nel seno dello gnosticismo con Basilide e poi maturata come teoria della non possibilità di sofferenza del Christos Dio  che ha un corpo apparente. Infatti in lui non possono convivere natura umana e  natura divina poiché l’una è rappresentazione del male l’altra del bene. Da qui la  spiegazione docetista  del corpo umano del Cristo come corpo etereo non reale  e di conseguenza del verbo divino, se rivestito di carne, corruttibile.

  1. Modalismo (secondo Sabellio e gli altri  modalisti) la Trinità è un modo diverso di manifestarsi di Dio nel tempo Le epiphaneai lo rivelano dapprima come Padre onnipotente nel Vecchio Testamento, poi come Figlio redentore nel Nuovo Testameto ed infine cone Agion Pneuma nella Rivelazione del  Logos.
  2. Ippolito nel Contra Noetum afferma che il logos verbum  proferito e generato nel tempo ,voluto da Dio  divenne Uios /figlio procedendo dal Padre risulta  visibile al Padre e visibile al mondo  per la Creazione del mondo e per salvare il mondo dal peccato originale di Adamo. Il procedere dal padre è spiegato come lume da lume  in quanto è l’unico e solo che procede dal Padre e tutto procede da lui. Cfr. Philosophoumena, IX.7.10,X,27 e cfr  A.DONINI, Ippolito di Roma, cit,

195.Ippolito sottende il pensiero di Daniele e quello di Abacuc.  Le tesi estremistiche dei montanisti  avevano allarmato le gerarchie ecclesiali di ogni parte dell’impero  A Roma  perciò Ippolito le mette in relazione  all’ attesa  del Signore  e alle teorie escatologiche, rifacendosi a Daniele e ad Ababuc. La profezia delle settanta settimane  gli serviva per mostrare un parallelismo tra  i sei giorni della creazione seguiti dal sabato, riposo dei giusti col Regno di Dio. Nel momento della persecuzione ogni montanista  andò sorridente al martirio convinto nella resurrezione, nel Paradiso e certo del proprio trionfale  ritorno col Christos.

196 Callisto come papa aveva condannato Sabellio ed aveva fatto prevalere la propria affermazione circa la differenza tra Padre e Figlio  Questi avendo assunto la carne la deificò,  unendola a sé,  per cui ciò che si vede è il Figlio,  ma è  anche Padre e Figlio. Allora  il Padre patì col Figlio  in quanto i due costituiscono un solo essere poiché è uno lo spirito indivisibile e  questo, incarnatosi nella Vergine,  non può essere  diverso dal Padre.  Da qui il compatripassianismo, una teoria costituitasi  per sfuggire al modalismo. Callisto inoltre sempre  per mediare il mondo umile con quello dei potenti  fa il paragone della Chiesa con l’arca di Noé, in cui entra ogni tipo di animali  e quelli puri e quelli impuri .

  1. Il nostro lavoro è quello storico
  2. Refutatio, IX,26
  3. Refutatio,IX, 27
  4. La parte iniziale della trattazione degli esseni di Refutatio sembra uan confusa aggregazione di parti tratte da Filone e da Giuseppe Flavio: le quattro aireseis sono sincreticamente rese e contemporaneamente si precisa l’animus integralista essenico impostato sul credo legalistico di un solo Dio e signore e sull’improponibilità della possibilità stessa di avere un signore mortale  e sul rifiuto con disprezzo della moneta romana con effigie di Cesare e  di ogni forma di statuaria.

201  Secondo Simonetti e secondo Pincherle oltre che secondo altri  ci sono dubbi sulla sicura attribuzione dell’opera di Refutatio ad Ippolito: molti segni la collocano in ambiente alessandrino.

202. Per Eraclito il tempo è pais fanciullo che gioca lanciando i dadi il regno di un fanciullo per l’eternità , re eterno dell’universo; lo stesso è padre di tutto il creato generato e non generato, creatura e creatore, il conflitto è padre di tutte le cose e di tutti : gli uni rivelò dei , gli altri uomini, gli uni schiavi, gli altri liberi.

203.  Il tono imitatorio e protreptico fa pensare a Clemente Alessandrino e alla scuola del didaskaleion, per cui si potrebbe ritenere che accanto al Didaskaleion della sinagoga romana, c’ è anche quello cristiano come in Alessandria.

Il Reclutamento di un  esseno

Il sistema di reclutamento degli esseni è particolare e probabilmente non  riguarda solo il mondo della Ioudaea, in cui, però ha  la sua sede  più nota,: esso  è tipico   del sistema  partico-mesopotamico, che lo  consocia  con  quello induistico e buddistico204

Anche se il sistema essenico, come fenomeno antipolitico ed antiromano, è tipicamente giudaico e non è come quello terapeutico, solo spirituale,   che è universale,  esso  ha caratteri specificamente nazionalistici.205

Comunque, il fenomeno  essendo vario ed oscillando tra quello essenico puro e quello non puro, esistono  forme diverse a se conda del periodo storico: è certo che, dopo la morte di Giacomo206 cambia probabilmente ogni cosa circa il funzionamento  del sistema stesso -data l’imminenza della guerra, considerata la ferocia del conflitto nella zona qumranica – e perciò  acquisisce carattere militare offensivo.

Non si nega, comunque, che il sistema  sia legato anche al mondo greco pitagorico e platonico per quanto riguarda la spiriualità e la ricerca filosofica.

Insomma  si ritiene che il fenomeno degli esseni abbia una doppia matrice, una propria della cultura aramaica e l’altra  di quella romano-ellenistica207.

Gli esseni , dunque,  costituiscono un fenomeno vario e complesso che può, comunque, avere una unitaria connotazione  aramaica solo in certi momenti storici, ma poi si fraziona  ed assume specifiche dimensioni in relazione  alla lotta antiromana  ed infine, dopo la  fine tragica sembra sottendere  valori nuovi, a seconda delle interpretazioni  pagane e cristiane successive, alla distruzione del tempio  e alla Galuth adrianea208.

La tradizione letteraria  ha fatto prevalere l’idea unitaria  essenica, basata su tre concetti basilari209della loro organizzazione : Il comunismo,  il celibato e  la resurrezione.

Il ritrovamento dei Manoscritti del  Qumran nel 1947, invece di dipanare il mistero degli esseni, lo ha ulteriormente infittito per la presenza di  termini  che hanno deviato l’attenzione degli studiosi in specifici campi  e hanno fatto perdere il valore  nazionalistico e integralista  del movimento sorto al fine di un ritorno alle radici del mosaismo, in una rivendicazione dei diritti  dell’auctoritas sacerdotale, rispetto alla potestas regale prima e poi imperiale romana210

I termini sono tratti dalla cultura medievale  ma hanno origine  in una lotta ideologica  tra la musar aramaica  farisaico-essenica e la paideia greca sadducea ed ellenistica.

La lotta contro gli asmonei  prima e la successiva fiera opposizione alla cultura romano-ellenistica  e  contro le legioni romane  che  con Pompeo invadono la terra sacra di Israele e prendono il tempio, contaminandolo nel 63 a.C. sono fasi di una guerra  di un gruppo dissidente aramaico, che nel purismo legalistico cerca la propria identificazione  pratica e morale e che muore per i propri principi.

Dopo l’illusione di un ricongiungimento con gli aramaici partici, la lotta contro Erode il grande  e  contro il sacerdozio empio 211 prosegue per oltre un settantennio fino alla venuta del Messia, di cui sono fautori, per infine dividersi in corpuscoli attivi in una guerriglia antiromana fino a  poco prima della distruzione del Tempio.

Non è, dunque, una storia semplice ed unitaria,  ma  è una memoria che perdura anche dopo la scomparsa degli esseni.

Nemmeno è facile a capirsi come si possa  tramandare  di padre in figlio il compito di esseno  come regola di vita  per oltre un secolo e mezzo, da Alessandro Iamneo (103-76 a.C.) alla estinzione nel 68 d.C.

Eppure  esiste un vero schema  di reclutamento con precise norme da seguire a seconda dell’età dell’eletto, da iscrivere legittimante nel libro dei santi  comunitari, celibi, beati di morire, dopo una lunga pratica di vita perfetta, convinti di essere  destinati alla resurrezione212

C’è dunque un manuale di regole comunitarie ed uno precisamente assembleare, diversa da quella dell’ haburah  in quanto indica un gruppo ristretto, comandato militarmente  da un principe, capo dell’edah213  anche se la comunità non è tesa alla violenza, ma è rivolta verso la perfezione alla ricerca dell’ eudaimonia  e della congiunzione con Dio.

Eppure dagli scritti qumranici ancora di più si evince un carattere militare  con una  contraddizione tra la Regola dell’assemblea, che contempla la presenza di  uomini donne e bambini e La Regola della Comunità  i cui membri sono solo adulti ed hanno un tenore  di vita monastica . Il carattere militare, però, si evince sia dalla Regola della guerra che dal Documento di Damasco.

Da questo materiale, pur diverso per contenuti e per concezione  di vita e per sistema aggregativo, deriva fondamentalmente  che non è possibile fare un discorso unitario sugli esseni e che bisogna fare distinzioni fra i monaci bianchi qumranici , gli esseni descritti da Filone, e quelli  descritti da Flavio e dai cristiani  che già evidenziano due tipologie di esseni, quelli celibi viventi sul Mar Morto e quelli ammogliati che vivono in città  esaminati in relazione agli avvenimenti storici 214.

Perciò quando si parla della costellazione degli esseni non si tratta solo di un gruppo,  la cui organizzazione tecnica e il cui reclutamento e la cui gerarchia  si diversificano a seconda  dei corpuscoli e della pratica effettiva nelle  specifiche situazioni o perfino in determinati episodi.

Alla base , pero,  considerato che gli esseni  non si sposano e quindi non hanno figli,   la gerarchia dominante dagli inizi del  movimento predispone un sistema  organizzativo  e uno di reclutamento  per una vita comunitaria  secondo regole comunitarie.

L’organigramma di comando è quello di  un capo generale maskil di un paqid e di un mebaqer , tutti sacerdoti,  che  con un consiglio ristretto di dieci membri,  governa il gruppo, dà regole comunitarie, detta le norme di reclutamento degli eletti.215

Sono comunque tutti uomini scelti, sia sul piano fisico che su quello psico-mentale.

In casi  di accettazione e/o di ammissione  funziona un consiglio dei cento ed uno dei cinquecento.

Sono essenzialmente scelti  uomini  inclini al misticismo, disinteressati alle cose terrene e agli averi;.

Essi hanno un sistema associativo comunistico, una dottrina  filosofica ebraica, propria delle origini in quanto sono mesopotamici  e quindi hanno una teologia basata sul timore di Dio e sulla ricerca  del Tetragramma. Per quanto riguarda il loro integralismo sono in effetti dei farisei  aramaici,  puritani e nazionalisti, filopartici ed antiromani, convinti della superiorità sacerdotale, voluta da Dio e  contrari al potere regale,  specie se fuso con quello sacerdotale,  in quanto la potestas è di origine diabolica.

Essendo nazionalisti, sacerdoti del Dio unico216, padrone di Israele, non ammettono altro padrone per il loro paese e quindi , pur non interessati alla  politica, entrano nella logica di opposizione all’invasione e quindi sono antitirannici,  contrari al  dominatore straniero  e di conseguenza  si oppongono a quanti, specie se sadducei ed erodiani, risultano compromessi col  potere romano e con la paideia greca,  bollati come traditori del patto con Dio, figli degeneri illegittimi, indegni del cleronomos.

Per il reclutamento essi obbediscono a regole che si succedono per generazioni,e sono vincolati dalla consuetudine ormai diventata norma.

Non avendo figli naturali, nel corso della vita devono trovare sostituti che succedono al loro posto, alla morte, per mantenere inalterato il numero di 4000217.

Essi, appena diventano effettivi,218 all’ atto non del giuramento, ma dopo l’entrata  e la partecipazione alla mensa  comune, potrebbero iniziare il processo di adozione e di iniziazione del loro pupillo, dopo aver avuto l’assenso  della famiglia, senza la necessità di farlo convivere  nelle  loro stesse sedi.

Dunque i giovani  adottati restano nella famiglia di origine dopo un periodo in cui l’esseno, forse ospitato in casa,  indottrina  e disciplina il giovane  conformemente alle regole fondamentali del  sistema  essenico.

Questo iniziale indottrinamento  in loco consiste forse nella disciplina  del silenzio e in quella atletica del  pancrazio,  arte tipica  dello spartiata,( del militare  greco in genere )

Secondo una tradizione ellenistica anche gli spartani, come gli ebrei, derivano da Abramo che ebbe oltre  Ismaele da Agar egizia e Isacco da  Sara, altri figli da Qetura 219

Da qui la credenza che gli ebrei e gli spartani fossero parenti. I due militarismi dunque si  incontrano e si vedono  simili le costituzioni in nome di uno stesso antico progenitore.

Inltre il giovane viene educato all’ esercizio di gesti ripetitivi e continuati,   all’ obbedienza all’ adulto, seguito nella sua pratica di vita e nel rispetto del  silenzio. Non si sa se questo apprendistato avviene in più tempi: si crede che si attui  forse in tre fasi nel corso della puerizia, della adolescenza e della prima giovinezza del prescelto.

Tutto questo dura finché il giovane non arriva, mantenendo  fissa la sua volontà di diventare esseno (quindi di non sposarsi ), alla maturazione fisica e psico- intellettiva,  sui  29 anni 220,  età in cui si chiede la reale ammissione alla setta, patrocinata dall’esseno adulto, andando nella località dove il padre  adottivo, putativo,  vive.

C’è un cerimoniale da rispettare  prima della vera ammissione.

Di norma c’è  un primo periodo di un anno che si vive in un campo adiacente insieme ad altri novizi  selezionati educati allo stesso modo  a seconda della formazione ricevuta anticipatamente come sacerdote, levita agricoltore  operaio: è la fase dell’ascolto in silenzio dopo l’anakhoresis e la conoscenza della vita del deserto, in cui nessuno viene accettato neanche dopo un esame da parte di una commissione, perché ancora nello stato di impurità.

Segue un altro periodo di due anni ed infine un quarto anno in cui si giunge finalmente  alla pienezza del conseguimento del perfetto stato essenico: solo  allora si ha la destinazione definitiva al sacerdozio  al levitismo e allo stato  di laico manovale.  Questo periodo di quattro anni corrisponde alla base formativa  dell’esseno che è tetrattica n relazione alle quattro virtù cardinali prudenza phronesis prudenza, dikaiousunh giustizia ,  andreia fortezza, soophrousunh temperanza221

Ciò avviene dopo il trentatreesimo  anno e non oltre -sembra-il quarantesimo, in cui si godono dei diritti e dei doveri tipici degli esseni celibi, che sono avviati a seconda del grado specialistico  allo studio astrologico, a quello esegetico- biblico, in una coscienza di essere divini, capaci di vedere Dio  e di essere insieme con gli angeli e gli arcangeli nella celebrazione del Dio unico, dopo aver esplorato esattamente la natura e l’uomo poiché cari a Dio.

Il percorso dovrebbe essere triplice: amare Dio (essere philotheos)222; amare la virtù (essere philaretos)223, amaregli uomini (essere philanthropos)224.

Essere Philetheos  significa avere una purezza costante e continua per tutta la vita/ thn para olon ton Bion sunechee kai epalleloton agneian; il non giurare/ to anoomoton; non dire il falso / to apseudes; ritenere la divinità causa di ogni bene e di nessun male/ to pantoon kai agatoon aition, kakou de medenos nomizein einai to theion.

Essere Philaretos significa non amare le ricchezze/ to aphilokhrematon; non amare la gloria/ to aphilodocson; non amare i piaceri/ to aphilhdonon;essere padrone di sé/to egkrates; essere costantemente tollerante/to karterikon; ma anche contentarsi di poco/ oligodeia; essere ingenui /apheleian, avere affabilità di carattere/ eucolia; essere modesti/to atuphon; osservare la legge/to nomimon; l’essere saldo/ to eustates e tutte le altre cose molto simili a queste.

 Essere Philanthropos significa essere benevolente in quanto si possiede l’aeunoia; essere eguali/isotes; avere comunione migliore di ogni logos/thn tou pantos logou kreittona koinonian.

Noi riteniamo che il percorso di vita sia,  inverso: ogni esseno, eletto, progredisce nei vari gradi di perfezione salendo i gradini della scala (sulam) in un’ascensione al cielo nello stato di  teleios prima come philanthroopos, poi come philaretos, ed infine, divenuto theophilhs, come philotheos

Noi qui parliamo degli eletti qumranici,  non di quelli viventi in città in particolari quartieri cittadini o villaggi appositi,  che sono sposati, ed hanno un diverso regolamento comunitario e un altro rituale di accettazione  con un cerimoniale  abbreviato, ridotto di  solito ad un anno.

Questi dopo la professione, fatta in epoca di Archelao 140come sposati, restano tali e non si ricompattano con quelli che tornano alla primitiva sede, dopo la distruzione del sito presso lo Wadi Qumran a causa del terremoto del 31 a.C..

I giovani, dunque,  vengono reclutati dalla Giudea, e (da Gerusalemme di solito) in famiglie farisaiche, ma vengono anche dalla Galilea, Gaulanitide  Iturea, e regioni  transgiordane  e anche da oltre Eufrate in quanto sembra che la lingua sia necessariamente l’aramaico, anche se  si parla, specie nella comunità di Qumran anche Ebraico antico, ebraico mishnico, pur essendo presenti negli scritti qumranici altre lingue come greco, arabo nabateo e latino225.

Queste ultime forse hanno valore in epoche molto vicine all’ ultimo periodo di vita  della comunità, finita tragicamente sotto le torture della X legione di Vespasiano, nel corso della guerra giudaico-romana.

Si esclude quindi  che in ogni comunità essenica sia qumranica (condizione di celibe) sia cittadina (condizione di ammogliato) possano esserci elementi giovani  cioè che non abbiano completato la loro struttura fisica  e che siano ancora in fase di maturazione psichico-mentale.

Una volta terminato il periodo di reclutamento quadriennale l’eletto   è  a disposizione della setta che,comunque, non lo accetta totalmente  ma lo immette fra i  destinati ad essere novizi per passare  dopo anni di  esami ad opera dei polloi e dei pleiones  a far parte della ristretta cerchia dei 150  membri consiliare dell‘Edah,  mentre gli altri rimangono come membri dell ‘Haburah, il cui numero a Qumran non è facile determinare perché varia  a seconda  delle situazioni politiche e al mutamento dei governatori dell‘Iudaea  (Samaria Giudea, Idumea).

L’esame di ammissione iniziale avviene  ad opera di un paqid, un ispettore esaminatore che indaga sulle parole ed azioni, sull’ animo del giovane  richiedente  l’accesso, ma non ha la facoltà di ammetterlo potendo solo  verificarlo nel corso dell’anno  che viene trascorso nei dintorni del territorio essenico226: forse esisteva  un quartiere  specifico in una costa marnosa per i praticanti del primo anno, esaminati anche nell’arte della sopravvivenza.

I prescelti, dopo un anno di prova, entrano,   a seguito di un altro esame ad opera di  una commissione di molti, che indagano  sulla base della relazione del paqid, ma non sono ancora accolti e schedati nel numero di esseni.

In caso di parere favorevole  il neofita deve superare un altro periodo biennale  ma non  può entrare  di diritto ed è parcheggiato  in una sezione limitrofa ad Ein. Feska, anche se ancor gli è preclusa la purificazione con i molti.

Nel primo anno del  biennio il richiedente   deve mostrare le sua capacità atletiche, la sua pazienza nell’ osservare le regole dei superiori e l’umiltà operativa,oltre al silenzio,  e solo alla fine del secondo anno del biennio c’è dapprima   l’ inglobamento del  suo patrimonio nella cassa comune . Allora   la sua attività  singola diventa comunitaria, anche se in effetti il soggetto non è ancora membro effettivo  della comunità in quanto neanche il patrimonio fa parte della cassa comune perchè risulta depositato in un gazophulakion227  del sito di Qumran: la stessa ammissione alla mensa comune non è prova di ingresso reale.

L’investitura  solenne avviene al quarto anno,  dopo che i beni sono incorporati nella cassa comune  dal sovrintendente economico  mebaqer dopo il giuramento,   quando il neofita, ora più che trentatreenne,  riconosce   pubblicamente il dono ricevuto da Dio, confessa i suoi peccati  e, ricevuta la benedizione del Maskil,  ha un suo compito ufficiale nella comunità.

Dalla regola della comunità 228(connessa con le notizie tratte da Filone e da Giuseppe Flavio) si può  tentare di capire anche l’organizzazione  militaristica e verticistica della setta, la cui gerarchia , avendo un capo nel Maskil  coadiuvato dal mebaqer amministrativo e dal paqid ispettore  addetto alla educazione, formazione e al rito delle purificazioni e al  rituale  dell’anno solare,  coadiuvati da un collegio di 12 ispettori consiliare, costituito da  sacerdote e da due leviti e sette operai. Nel complesso un team di 15 membri  formanti il  direttivo  regge  quattro mila uomini divisi in  gruppi di mille esseni anziani, mille esseni  leviti e due mila esseni maturi divisi in  corpuscoli più agili compredenti 10, 50, 100, 500

In relazione a 500 sulla base della tetraktus si crea un primo battaglione di  2000 uomini che all’occorrenza si raddoppia , in quanto si costituisce ogdoade come base.229

La funzionalità però è quella dei primi 2000 con le divisioni interne in manipoli con capi diretti responsabili in ogni corpuscolo,  a cui si aggiunge solo in caso di bisogno  l’altra  formazione di altre  2000230

Gli esseni qumranici sono divisi in sacerdoti, leviti, figli di Isaele e proseliti secondo il Documento di Damasco231, che però sembra essere di epoca successiva ad Erode Agrippa I 232 : questo comporta  che  il campo negli ultimi anni di vita essenica  ha caratteristiche ancora di più militari.

Infatti all’ epoca  esiste un nuovo reclutamento  non più di quattro anni ma  di un solo anno   e dopo l’accoglienza del mebaqer si ha il giuramento   senza l’esame dei molti  e senza la mensa comune.

E non sembra che ci sia un cassa comune, a seguito di passaggi dei beni individuali,  ma solo una cassa per le spese di comune reclutamento,  mentre c’è una tassazione ricorrente   per i bisognosi.

Allora bisogna pensare che, data la generale lotta integralista di questi fanatici  antiromani che la loro  attività abbia  una valore  certamente ascetico, ma poi si muta in una  preparazione ad eventi militari programmati a scadenza quarantennale233.

Si ricordi che Israele è in guerra con i romani dal 63 a. C. e che  la guerra cessa dopo la fine di Shimon bar Kokba nel 135 d C., a seguito di una definitiva spedizione punitiva  da parte di Adriano che  li debella, facendo morire Rab Aqiva un centenario  discepolo di Johanan ben Zaccai, ideologo della rivolta, cancellando il nome stesso di Gerusalemme rompendo ogni possibilità di ritorno ai pochissimi superstiti, con una nuova colonizzazione della zona. La guerra dei giudei contro Roma si chiude dopo 198 anni.

Non è qui il caso di datare il Documento di Damasco come anche la Regola della Guerra,  ma a noi basta solo dire che la Regola della comunità è in connessione diretta con il pensiero di Filone e di Giuseppe Flavio.234

I testi , inoltre, mostrano che la solitudine degli esseni non è tale se non in Giudea, perché le direzioni sono molte verso l’impero partico, specie verso il nord  nel Regno dell’ Adiabene che verso la  satrapia vera e propria di Babilonia,  dove dovevano esserci confratelli  e molti agganci per possibili spedizioni militari.

Noi sappiamo poco o niente della ragnatela  tessuta da questi  uomini, alonati di santità,  ma anche  nazionalisti ,  spietati e sanguinari, perfidi nel loro integralismo religioso.

Un uomo come Vespasiano che si comporta in modo perfetto con Apollonio di Thiana 235 non ha scrupoli ad uccidere tutti gli esseni: fa pensare!

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  1. Gli esseni hanno conoscenze di vario genere tanto che si è pensato ad un loro scriptorium e ad una biblioteca fornita di opere igieniche,nautiche, fisiche,  astronomiche, agronomiche  e di altre scienze naturali circa le pietre, i venti , le api ecc:  e ad una connessione con la cultura egizia ma anche con quella caldaica ed induista. Cfr. anche Plinio il Vecchio (Storia Naturale, XV,) e le rotte sull’ Oceano Indiano.
  2. Gli esseni formano una comunità in terra di Iudaea e nel periodo della guerra accentuano il carattere militare e muoiono come combattenti  per la propria patria
  3. La situazione precipita alla morte di Giacomo. Lo scontro tra sadducei ed esseni determina un inasprimento del rapporto tra giudei e romani e si va nel giro di quattro anni alla guerra.

207 . Gli esseni perdono il carattere spirituale e religioso nell’ultimo quinquennio della loro esistenza come comunitas  in quanto gli elementi aramaici,  irriducibili nemici di Roma,  prevalgono su quelli ellenistici  che pur si votano alla morte per la patria.

208.Il ricordo essenico diventa una memoria storiaca da consrvare geleosamente dopo la vittoria adrianea su Shimon Bar Kokba.

209. L’ essenismo che si conosce di è quello qumranico, ma ci sono altre forme   specie di coniugati, che hanno in comune con i puri solo l’idea della resurrezione.

210 Nel periodo di regno di Iamneo i faresie  predicano che la potestas regale è di origine diabolica e che l’auctoritas  della ierousunee è invec di origine divina.I termini greci di exousia e di Kuros sono meno precisi di quelli latini consacrati dalla tradizione medievale

211 Sul sacerdote empio c’è un’ampia letteratura. Noi non entriamo in merito alla tante e disparate invenzioni circa la figura reale  del personaggio.

212 .Sulla resurrezione essenica cfr. Refutatio di Ippolito ed Eusebio Praep. Evang.  che neanche pensano alla resurrezione farisaica ma  hanno in mente solo  quella cristiana.

  1. Sull’edah e sul Principe cfr. K.G. KUHN Enderwartung und gegenwaertiges Heil, Gottinhen,1966, e L. Moraldi, Regola della Guerra in Manoscritti di Qumran, cit.

214 Dai manoscritti qumranici deriva sostanzialemnte che vi sono solo gli esseni puri ma  vi si trovano notizie circa altri gruppi non qumranici di ammogliati provenienti anche dalla Nabatea, dalla Gaulanitide, dall’ Iturea.

  1. Dai manoscritti sembra che i capi siano tre (maskil, Paqid e mebaqer) e che 12 formano un specie di collegio ristretto chiamato edah, un consiglio dirigenziale a cui si aggiunge anche un altro di 150 ed un altro ancora di 500.

216 L’aver un solo Signore, DIO, e non un padrone mortale  comporta una necessità diguerra da aprte dell’esseno che ha il doveredi liberare la patrai dall’invasore romano porprio perché timorato di Dio,esmpioper i confratelli di Philòtheos

  1. Filone ci dà il numero di oltre 4000 upertetraskhilioi (Quod omnis Probus, 75).

218 Raggiungere lo stato di teleiosis è l’aspirazione  di un esseno puro, in una ricerca che va dall’ amore verso gli uomini, a quello  per la virtù e a quello per Dio.

219 Flavio, Antichità Giudaiche I,240; XII,226.

220 Nell’ educazione persiana un giovane arriva alla maturazione completa nel ventinovesimo anno. Cfr. Senofonte, Ciropedia,(capitoli iniziali

221 Sulle virtù cardinali cfr.A FILIPPONI,  I terapeuti De vita contemplativa E. book Narcissus 2015 e L. MORALDI, I  manoscritti di Qumran,  Regola della comunità,cit e R.RADICE, Filone, Commentario allegorico alla Bibbia ,cit..

  1. Si riveli la differenza di significato tra Philotheos e Theophilhs. Il primo indica l’amare Dio da parte della creatura che cerca la perfezione seguendo un modello divino, l’altro indica l’amore da parte di Dio per il suo fedele, come dono d’amore divino.
  2. L’esseno tende alla areth anzi ama l’areth a partire dalle quattro virtù cardinali, che sono la tetractus ,su cui basa la sua condotta morale.

224 L’esseno ama  l’uomo, facendo opere  in quanto agisce per l’altro, per la comunità non per sé e per avidità personale (pleonecsia) in quanto è contento di poco; l’amore per l’altro, come prossimo, si epsrime come amore per la natura che è compagna e parte del suo orizzonte umano,, e quindi ringrazia Dio  per il dono di vivere  ad ogni immersione nell’acqua, ad ogni sorso bevuto, ad ogni  frutto raccolto, ad ogni alito di vento inspirato ad ogni goccia di  pioggia,raccolta,  al sale che assapora, al sole che lo riscalda, alla tenebra che lo avvolge, essendo  rispettoso della natura di cui si sente parte viva.

  1. Molte sono le lingue usate ma sembra che l’aramaico prevalga sulle altre, Per meglio comprendere quanto dico si tenga presente che il canone ebraico inizia con la scuola di Jammia nel I secolo  in epoca di Vespasiano e che  la  masora cioè l’insieme di osservazioni e di norme  scritte al fine di impedire ogni mutamento testuale del canone biblico  giunge al testus receptus  imposto come ufficiale ed esclusivo in una definitiva messa all’ indice di tutti gli altri. Oggi la Bibbia masoretica  è  testo tardivo  in quanto i suoi codici parziali  più antichi sono dell’820/30  (Codice Or.4445 del British Museum il codice Cairensis del 895 oltre  al Codice NASH  che è di molto anteriore a questi, incompleto) mentre il Codex Aleppensis e Leningradensis sono posteriori ma integri.
  2. Dai manoscritti di Qumran non risulta chiara la destinazione  di alcune zone del campo: i neofiti vivevano separati all’ interno del campo? o fuori dal campo degli esseni, in territori limitrofi?
  3. Esiste un luogo nel campo che potrebbe essere una specie di biblioteca in cui potrebbe essere stato una camera per il tesoro essenico con un’altra accanto che potrebbe essere stata  adibita a dormitorio

228 . Sembra che  questa organizzazione inizi con Archelao figlio di Erode il grande, che alla morte del padre, diviene etnarca e  regge la Iudaea fino al 6 d. C. Sembra che abbia autorizzato gli esseni  a dimorare nuovamente nella zona qumranica ed abbia permesso un tale sistema di vita comunitario.

  1. Cfr. Regola della Guerra in L. MORALDI, Manoscritti di Qumran, cit.
  2. Ibidem

231 Questa divisione è solo nel Documento di Damasco in L. MORALDI, Manoscritti del Qumran, cit.

  1. Sembra che il campo sia stato adattato ad accampamento militare subito dopo la morte di Agrippa I( o poco prima data l’ accentuata acrimonia del re contro Il governatore romano Marso ) e che abbia  funzionato secondo parametri militari   dal 44 d. C.  fino al 68 d.C.
  2. Dalla Regola della guerra sembra che che gli esseni ormai siano entrati nella logica della guerra e del martirio.

234   I manoscritti di Qumran in un certo senso confermano il pensiero di Filone e di Giuseppe Flavio, ma  lasciano, comunque,  supporre che altri ( qualche superstite?, qualche discepolo di  Johanan Ben Zaccai o  di Rab Aqiva?)  siano subentrati nel periodo  intercorso tra il 70 e il 135 d. C. che ben conoscevano i ripostigli e i luoghi dove erano i manoscritti della setta.

235 Cfr. Filostrato, La vita di Apollonio di Tiana, a cura di Dario del Corno,  Adelphi 1978   e M. MEUNIER; Apollonio di Tiana, Mediterranee , 2011 (Vardane  lo volle presso di sé anche se era contrario al suo sistema di vita…Tigellino e Nerone lo lasciarono vivere a Roma ( più fortunato del filosofo Musonio) Mentre Apollonio viveva a Roma, godendo una relativa tranquillità , la città fu testimone  di un prodigio che elevò al massimo grado la reputazione del Tianeo.. l’episodio della  giovane donn portata  alla pira  mentre il fidanzato piangeva ..Apollonio fece deporre ilaa letto e disse : io metterò fine ai vostri pianti, poi si avvicinò,  si chinò su di lei, sussurrò dolcemente alcune parole e  Lei mandò un grido,  aprì gli occhi  e si alzò dal letto… e si recò a piedi alla casa paterna. Anche in Egitto Apollonio fu onorato. Infatti ad Alessandria  incontrò Vespasiano che, incerto se prendere l’impero ,  … volle vederlo, sentendo parlare di lui come uomo divino e…lo onorò.