Fénelon: le Discours sur la Poésie épique et sur l’excellence du Poeme de Télémaque

Fénelon: Discorso sulla poesia epica e sull’eccellenza del poema di Telemaco

Omne tulit punctum qui miscuit utile dulci /lectorem dilectando, pariterque monendo/ha ottenuto tutti i voti chi mescola utile e dolce dilettando il lettore e similmente ammonendolo.

Orazio, Ars poetica, 342-343

 

*Professore, sembra che tale frase oraziana sia stata inviata da Andrew Michael Ramsay, discepolo ed amico di Fénelon, morto poco prima di lui, nel 1715? 

Marco, il Discours sur la Poésie épique sur L’excellence du Poéme de Télémaque è aumentato e corretto sul manoscritto originale pubblicato nel 1699 dall’autore quarantottenne, con le note e le osservazioni per la comprensione della Mitologia e del Poema. Questa copia è probabilmente quella inviata dall’ inglese Ramsay con la citazione di Orazio, poi riproposta nel testo di Les adventures de Télémaque, stampato a Lione presso Amable Leroy, nel 1808. A dimostrazione dell’immenso successo dell’opera, ho perfino una copia in due libri (tomos protos e deuteros) di Tuchai Thlemachou, yiou tou Odysseoos, para Phrankiscou Saliniak de la Motte Phenelon, tradotto nel 1803, para Dhmetriou Panagiootou tou Gobaellaa, con licenza dei superiori.

 

*Questa sua copia circa la telelioosis/perfezione aristotelica e l’ars poetica oraziana, le interessa per la Prefazione che consente una relazione col Vero manzoniano controriformistico. È così?

Mi conosci bene. 

*Vedo con piacere che lei riprende il discorso sull’Arte del caratterizzare nel Manzoni!

Manzoni è uomo di cultura francese che ha caro il sensismo con le teorie volterriane e segue molto il gallicanesimo col quietismo, che domina per quasi due secoli proprio col poema epico di Fénelon (Les adventures de Télémaque) con Discours sur la poesie épique, specie nel periodo 1805-10, quando vive con la madre a Place Vendòme, 3 e frequenta la casa di Sophie de Condorcet, amante di Claude Fauriel – con cui ha un animato e tormentato carteggio – e discute con les idéologues e con Pierre Cabanis, autore di Lettre sur les causes premières, oltre che con Victor Chauvet.

*Il quietismo?

È un’eresia gallicana, che risulta un complesso di dottrine a sfondo mistico, diffuse nel secolo diciassettesimo, incentrate sull’affermazione della necessità di euchh/preghiera, e di quiete, intesa come totale abbandono contemplativo in Dio, di un fedele che adora, ama e serve, senza alcuna produzione di atti – cfr. Barsanufio, in www.angelofilipponi.com -.

*Allora, il quietismo è una formale risposta, avversa alla Controriforma, sviluppatasi nell’età barocca come preghiera privata, mistica, contemplativa, in un abbandono alla volontà/Thelema, divina, in una nudità di spirito, tipica dello pneumatikos/spirituale, che è uomo che, abbandonando ogni immagine sensibile o intelligibile, cerca il proprio martyrion. Ho capito?

 Non so se sono stato chiaro con la spiegazione. Penso di averti forse riportato indietro nel VI secolo, a Gaza, e di non averti fatto vedere il contesto di corte di Luigi XIV, quando viene educato le Dauphin Louis, in cui vive Francois de Salignac de la Mothe Fénelon (1651-1715), che disputa polemicamente e politicamente con J. Benigne Bossuet (1627-1704) tanto da essere prima giudicato perfino eretico e poi cacciato da Versailles, costretto, dopo un periodo in Belgio, a vivere a Cambrai, sua sede episcopale, fino alla fine della sua vita, negli ultimi quindici anni, dal 1700 al 1715. 

*Io ricordo bene la nostra conversazione e il mio finale disprezzo per i monaci christianoi orientali, che nel silenzio e nella preghiera, educano a non mangiare e sfiniscono i giovani, portandoli alla morte per inedia

Fénelon invece vive da signore, a Versailles, a corte, avendo il rispetto di Madame de Maintenon/Françoise d’Aubigné, l’amante regina del roi Soleil, e riverito da tutti i ministri dell’amministrazione regia, mercantilistica, compreso J. B. Colbert, in un ambiente naturale, magnifico, con giardini e parchi, un paradiso incantato, lontano dalla volgarità popolare parigina, anche se, come religioso francese, dipende prima dal sovrano – che pur dà libertà agli ecclesiastici – e poi dal papa, che è in contrasto con Luigi XIV, il quale, dichiarando nulle le bolle papali e le disposizioni pontificie, si aliena parte del clero.

*Quindi Fénelon, con la sua opera epica, mostra un aspetto antiregio, congiunto ad una forte avversione clericale, risultando un conservatore, uno des Anciens, avverso ai modernes?

Conosci anche la Querelle des anciens et des modernes?! Senti, Marco, il suo ragionamento di base, e cerca di capire: la verité nue…/la nuda verità (quella che non ha bisogno di ornamenti prestati dalla immaginazione) …sa lumiere pure et delicate ne flatte pas…/la sua luce pura e delicata, non lusinga sufficientemente …assez ce qu’il y a de sensible en l’homme:…/ciò che è sensibile nell’uomo …elle demande une attention, qui gène trop son incostance naturelle/pretende attenzione, cosa che tortura troppo la sua naturale incoerenza.

*Quindi, bisogna instruire/ammaestrare l’incostance naturelle, pur limitata eccessivamente? Come?

Per Fénelon il faut lui donner/bisogna dare non solo les idées pures, per chiarire cartesianamente ogni cosa, ma anche les imagines sensibles, che colpiscano e facciano arrestare avendo fissa la vista della verità: per lui questa è la fonte dell’eloquenza, della poesia e di tutte le scienze, che sono forza/energia, molla dell’immaginazione.

*Professore, so che per Fénelon la faiblesse de l’homme/la debolezza dell’uomo rende necessarie le scienze. È così?

Certo. Comunque, secondo lui, anche se non è sufficiente la bellezza della verità unita alla semplicità ed immutabilità della virtù, si può conseguire successo con la peinture/pittura che rende tutto aimable/amabileperfino la mortificazione dei sensi.

*Manzoni apprende da qui l’arte di instruire et plaire/ammaestrare e piacere?

Fenelon pensa di avere capacità perfino migliori degli antichi, così da servirsi della sublimità della moralità/par la sublimité de sa morale, anche se imita tutte le bellezze della retorica epica classica!

*Quindi, crede che i suoi canoni morali cristiani siano migliori di quelli omerici e virgiliani, che pur sono nobili, semplici e naturali.

Marco, allora, conosci anche la comparazione che fanno gli illuministi, lettori di Les adventures de Télemaque di Fénelon, con Omero e con Virgilio. Bravo! 

*So che lo considerano sublime e che riconoscono a Fénelon una sublimità di mente specie per l’aggiunta di Les adventures d’Aristonous!

Marco, ascolta bene. Fénelon dice che ci sono due maniere d’instruire per Aristonous, il prototipo dell’uomo pagano, di mente nobile che, giunto a Delo, canta les merveilles du dieu, celebra les Muses, cercando tutti i segreti della natura, osservando il corso degli astri e il movimento dei cieli, l’ordine degli elementi, la struttura dell’universo, misurata scientificamente, conoscendo le virtù delle piante, rilevando la conformazione degli animali: Aristonous è aristotelicamente teleios/perfetto tutto teso a scoprire se stesso e a cercare di ornare la sua anima di virtù, al fine di conseguire la sagesse/sapienza, assaporando ogni esperienza vitale!

*È uno scrittore sapiente classico, ancora umanista, naturale, di nobile mente, il vero protagonista di Les adventures de Télémaque, il figlio di Ulisse polutropos, che diventa homme crescendo con la sventuraammaestrandosi con le disgrazie e fortificandosi con la continuità di lavoro e di dolore!

Marco, vuoi dire che Fénelon indica la strada all’uomo, desideroso di ricreare l’Arcadia e di tornare allo stato naturale, secondo humanitas et studia humanitatis, oltre le strutture cristiane, come se cercasse di vivere secondo il diritto naturale, concependo la phusis come figlio unigenito di un Dio immanente, seguendo Tasso, in modo da fare lecito il piacere (s’ei piace, ei lice!/se una cosa piace, allora è lecita, Aminta, atto I, coro), inneggiando alla bella età dell’oro!

*Professore, questo mi sembra di capire! Sbaglio?

Penso di no. Marco, ricorda, però, che Fénelon, come vescovo, tende a formare il fidelis e quindi ha un fine morale con la tragedia e con l’epica, e non può non essere “controriformistico”, quando scrive, in epoca di Innocenzo XI Odescalchi (1676-1689)!

*Certo per il prelato bisogna formare le hommes, renderli buoni dando precisi paradigmi operativi, da seguire, mettendo in evidenza il male del vizio/vice, rilevandone le conseguenze funeste catastrofiche con la forza della tragedia, così da moralizzare lo spettatore mentre con l’epica si scopre il bene della virtù che rende l’uomo heureux/ felice, imitando il modello di Télémaque, di chi consegue uno stato di bonheur, conquistato col patimento silenzioso, col superamento degli ostacoli grazie alla saggezza, risultanza e frutto della faticosa ascesa nella virtù quotidiana, secondo un processo di lunga e paziente edificazione morale.

*Dunque, guerra al vizio ed esaltazione della virtù, anche in un modello pagano non cristiano, come Télemaque, figlio di Ulisse!

In questo compito, Fénelon mostra che la lotta contro il vizio è segnata dalle passioni, descritte dai tragici, che sono il terrore e la pietà, forze antinomiche ed antitetiche, mentre nella ricerca della virtù predominano l’ammirazione e l’amore di cui le poéte fait sa narration, in modo epico.

*Professore, la favola è scritta per eccitare l’ammirazione e per ispirare l’amore in un’esaltazione dell’eroe, che, favorito dal cielo, compie le sue imprese, trionfando sugli ostacoli. Si può dire che Fénelon vede il Cielo, sede degli dei pagani, che favorisce l’eroe figlio di eroe, liberandolo dai mali e facendolo crescere in Sapienza, tramite la sofferenza, grazie alla dea Minerva, e che Manzoni, invece, rileva il Dio cristiano come il padre celeste, che segue ogni uomo, anche Renzo, un popolano, la cui piccola vicenda reale è nell’oikonomia divina provvidenziale, ben fusa con la storia delle nazioni, dei re, delle classi predominanti?! Manzoni vede un Dio che provvede indistintamente, facendo la storia degli umili e dei potenti, intrecciando le loro vicende, dando ad ognuno una sorte, traendo, comunque, sempre il bene dal male, per cui rende eroe il suo protagonista nel Romanzo, anche lui maturato grazie ai tanti ostacoli, compresa la peste, che risulta soluzione divina della personale vicenda di amore con Lucia, essendo cambiato il contesto politico e sociale! È così?

Certo. Fénelon ha mire epiche, mentre Manzoni ha propensioni romanzesche, essendo imitatore anche di Walter Scott, pur risentendo della struttura tragica, in quanto uomo di cultura francese: infatti, pur raccomandando la virtù, tramite esempi, istruzioni, costumi e precetti anche lui tende all’unità di azione, meravigliosa, e alla poesia-peinture, seguendo il criterio della verosimiglianza/vraisemblance!

*So che Fénelon vuole che l’action sia une… merveilleuse…. vraisemblable e che gli episodi stessi sono intrecciati con ostacoli vari, di difficile soluzione per il protagonista – nonostante il preciso armonioso iniziale disegno di ricerca del padre Ulisse – che trova figure di personaggi ostili, ben disposte nella narrazione, in buon ordine e in giusta proporzione.

Marco, l’autore epico mira non solo all’unità, pur nella varietà episodica, ma anche ad un’action entière/intera, volendo significare per cause il disegno di Telemaco di ritrovare il padre, volendo essere naturel et tiré du fond de l’action, rilevando la diversità delle divinità oppositrici, in quanto mostra che nell’Odissea c’è l’opposizione di Poseidone, nell’Eneide l‘ira di Giunone, in Telemaque l’haine de Venus /l’odio di Venere.

Ulisse ed Enea conseguono il loro fine, nonostante l’opposizione divina: l’epica greca e quella latina hanno funzione cortigiana; Télémaque, invece, amante dell‘areté/virtù, domina le passioni grazie al soccorso di Minerva/la saggezza, e, pur andando contro Venere, amando il bene artistico come natura, è puro e semplice homme, che, vivendo, in silenzio, di sagesse, è utile agli altri mortali!

*Da qui la vittoria dell’eroe, morale?

Si. Fénelon costruisce une fable tirée – tratta de la nature, qui renferme /imprigiona en meme temps une morale sublime!

*Professore, la fable, oltre al tema centrale, è sviluppata dall’autore, abile a intrecciare la trama con episodi significativi. Mi può meglio precisare questo punto?

Marco, a dire il vero Fénelon aggiunge in tutta l’opera i criteri di base del suo lavoro che sono la cause, le noeud et le dénouement, per cui mostra la cause di ogni episodio e la connette con le noeud in modo da attirare il lettore dando indicazioni circa il procedere positivo del protagonista, esempio di moralità. Fénelon sa che nell’epopea non ci sono intrighi come nei romanzi e nella vita quotidiana e perciò nell’action narrativa prepara il lettore pur mostrando les intriques surprenantes in quanto da sola la surprise potrebbe produrre passioni troppo imperfette e passeggere, non controllabili: Per lui le sublime èst d ‘imiter la simple nature, preparer les événemens d’une maniere si delicate, qu’on ne les prevoie pas, les conduire avec tant d’art, que tout paroisse naturel/sublime è imitare la semplice natura, preparare gli eventi in modo così delicato che non li si preveda e condurli con tanta arte che tutto appaia naturale!

*Non mi è chiaro le Dénouement. Cosa intende? 

Marco, lo scrittore intende scioglimento della narrazione, seguendo l’esempio di Omero (che nell’Odissea, fa raccontare ad Ulisse le sue disavventure per avere aiuto da Alcinoo e dai corciresi al fine di essere ricondotto in patria) e di Virgilio (che nella lotta tra Turno ed Enea, fa prevalere il troiano, destinato a sposare Lavinia e unificare i popoli e a dare discendenza per la fondazione dell’impero romano) dimostrando nel primo caso come sia simple et naturel e nel secondo come sia noble! Nel caso di Télémaque Fénelon mostra che le Dénouement sia naturel e morale, in quanto l’eroe deve apparire attraverso il superamento degli ostacoli passionali come l’amore per Antiope e l’amicizia di Idomeneo prima di essere lasciato solo in un luogo solitario, da Minerva, che scompare, dopo avergli annunciato la fine dei suoi travagli e la futura felicità del ritrovamento paterno, mentre cessa l’elemento meraviglioso.

*Dunque, professore, per Fénelon, assertore del quietismo e di un ritorno all’Arcadia, il suo eroe Télémaque, pagano, pur se blindato nel divino e nel meraviglioso, matura nella sofferenza e consegue lo status di sapiente nella solitudine, dopo la scomparsa della dea e rivelandosi homme, capace di sfruttare ogni sua potenzialità, tanto da diventare anche abile a governare gli altri, grazie alla saggezza e sa essere esemplare anche per il cristiano, che, nell’ osservanza delle regole morali, consegue sulla terra, la felicità/eudaimonia, potendo anche cercare di amuser/divertirsi e di instruire, mediante il merveilleux, purché sia vrainsamble

Tutto questo avviene, col tempo, in quanto Fénelon è contestato a lungo e, fino alla morte, è considerato, nonostante la sua difesa dei gesuiti contro i giansenisti, heologien maudit/Teologo maledetto.

*Professore, so, però, che già alla metà del Settecento il passait pour le meilleur educateur des princes diventando la vittima della tirannia, il censore dell’assolutismo, quasi fosse il teorico di una società civile, laica e secolare! 

Nella storia succede anche questo! Miscére utile dulci è una comunicazione morale cristiana, imitante il modello aristotelico-oraziano, che risulta falso messaggio di edificazione per un fidelis candidus, proclamato da Fénelon stesso, all’atto della frettolosa ritrattazione dalla scomunica papale nel 1700! Una cosa è parlare, un’altra dire! Dire è testimoniare – testimone/màrtus -: alla condanna di papa Innocenzo XII (cfr. Cum alias, 12 marzo 1699), 23 proposizioni del suo Télémaque sono ritenute non conformi alla doctrina cristiana, secondo la lettura di Bossuet, e …Fénelon fugge dalla corte, sconfessa le sue dichiarazioni e seguita a vivere come un principe della Chiesa a Cambrai!

Informazioni su Angelo Filipponi

Storico, linguista traduttore Un'altra storia del Cristianesimo