Capiamo Gesù “figlio dell’uomo”!

Μὴ νομίσητε ὅτι ἦλθον βαλεῖν εἰρήνην ἐπὶ τὴν γῆν· οὐκ ἦλθον βαλεῖν εἰρήνην ἀλλὰ μάχαιραν/ non crediate che io sia venuto-Venni a portare pace sulla terra: non sono venuto-venni a portare  pace ma una spada! Matteo, 10,34

Vorrei tanto mostrare a voi, miei alunni, la figura di Jehoshua barnasha e il suo vero messaggio, in relazione al suo venire sulla terra ebraica/ ἦλθεῖν ἐπὶ τὴν γῆν ! Ne ho parlato a lungo, tante volte,  ma mai ho fatto un lavoro specifico sul personaggio, messo in evidenza in un passo di un evangelista, basilare per la comunicazione evangelica del Regno di Dio!

*Professore, io ascolto, come sempre. Devo immaginarmi, quindi, a detta  di Matteo evangelista,  un uomo col pugnale a tracolla! Mi dica. 

 

 

 

Marco, se capiamo Gesù, figlio dell’uomo, forse, capiamo il vero Jehoshua Barnasha, nel periodo tra la morte di Elio Seiano (18 ottobre del 31) e l’entrata in Gerusalemme del Messia, la settimana prima della Pasqua del 32 d.C. Cfr. Gesù: o Figlio dell’uomo o Dio in www.angelofilipponi.com; Perché scrive Jehoshua e non Yehoshua? www.angelofilipponi.com e  Jehoshua o Iesous? Maroni,2003. Il messaggio matthaico di Jehoshua, figlio dell’uomo è preciso; non venni sulla terra per portare pace/εἰρήνη (e lo ripete -anadiplosi-), ma spada/μάχαιρα!

*Quale evangelista ha nascosto nel suo Vangelo segni di questa  figura  aramaica? come si può stravolgere un messaggio così esplicito, specie se si seguita a leggere il testo!  

Secondo i miei studi e quelli di tanti altri  critici il Vangelo di Marco- più di quello di Matteo!-  conserva,  nella palese confusione di due fonti, il segreto di Gesù, figlio dell’ uomo/ Jehoshua Bar-nasha e permette  di individuare anche  la pallida immagine greca di Iesous Christos Kurios /Gesù Cristo Signore, distinta, però,  da quella aramaica.  Guarda queste due cartine, con cui puoi  seguire e vedere l’attività guerriera,  rivoluzionaria, del Messia aramaico, giudeo galilaico, costretto  alla fuga e vivente in zone più adatte ad un antiromano, intorno al 30 d.C. ,quando infuria  sotto la prefettura di  Ponzio Pilato (26-36 d.C.), la persecuzione di  Elio Seiano, onnipotente  pretoriano che ha perfino  imperium proconsulare maius tribunicia potestas, che appare  signore dell’ecumene,  mentre Tiberio, vecchio, ritiratosi a Capri,  risulta signore di un isolotto! Cfr. Filone Alessandrino,  incipit mutilo di   Legatio ad Gaium,  a cura di   A. Filipponi, KDP, 2022

 

 

Iturea, Traconitide, Gaulanitide, Batanea, Auranitide-Tetrarchia di Filippo-.

*Con queste cartine posso, dunque,  seguire gli spostamenti di Gesù, figlio dell’uomo, cioè di uno zhlooths/partigiano,  definito dai romani in lingua greca o latina lhisths o latro, un aramaico,  filoasmoneo, galilaico cittadino della  tetrarchia  di Giulio Erode Antipa, censito come tekton-qain, un mastro con buone conoscenze proprie  di architetto,  come suo padre Giuseppe/ Iosip,  suo nonno Giacomo/ Jacobos,  e il suo bisnonno, Mattan, secondo quanto appreso da lei,  ricercatore cfr. Omaggio servile/upourgia e Vangelo di Marco  e  Betsaida o Cafarnao ? www.angelofilipponi.com

Bene, amico mio. 

*Cosa facciamo? 

Ipotizzando che l’ evangelista Marco, forse, ci aiuta a capire un uomo inseguito dai  romani,  che cerca di sfuggire ai milites e si sposta continuamente nella zona di confine  (cfr. S. Brandon, Gesù e gli zeloti, trad. Furio Iesi e M.Cristina Vidi,  Rizzoli 1983; Th Gruenewald – traduzione di J.Drinkwater- Bandits in the Roman Empire: mith and Reality/Banditi nell’impero romano: Mito e realtà, 2004) possiamo dire che  Jehoshua è nei dintorni del lago di Tiberiade – che divide la tetrarchia di Erode Antipa dalla Decapoli, regione autonoma con una  propria costituzione ,  e dalla Gaulanitide, parte della tetrarchia  di Filippo –  ed  ha una massa  di simpatizzanti e seguaci, popolani,  provenienti dalle zone ituraiche,  dall’Alta Galilea, dalla Perea, ed anche dalla Fenicia, ed ha avuto adesioni dalle popolazioni ciseufrasiche, che parlano aramaico ed hanno costumi e  forme religiose simili.

*E quindi?

 Quindi, noi facciamo come abbiamo fatto finora,  ragioniamo da storici che sanno qualcosa di un Gesù qanah/zelota e qainita/capo costruttore, esiliato, che vaga, una volta giunto a Betsaida, città che fa parte del Regno di Giulio Erode Filippo, signore di parte dell’ Alta Galilea e di Gaulanitide, Traconitide, Auranitide,  Iturea, Batanea – la parte gialla della  prima cartina! – spostandosi continuamente in cerca di rifugio più sicuro e leggiamo attentamente il Vangelo di Marco (6- 9), per verificare e  comprendere le titubanze ed incertezze e paure del Messia, in questo periodo, dominato dalla figura di Elio Seiano (cfr. A. Filipponi, Per un bios di Ponzio Pilato Amazon, 2022), reggente dell’impero, un capo pretoriano che ha la fiducia assoluta di Tiberio, che si è ritirato a Capri – si è  nei mesi  tra la fine del 30 e il 18 ottobre  del 31 d.C.  poco prima della sua morte,  avvenuta a seguito della  denuncia, tramite Cenide,  di Antonia Minore che ha scoperto la sua infedeltà politica tramite la figlia Giulia Livilla, che ha confessato l’omicidio di Druso II, figlio dell’imperatore,  per  amore del suo amante, con cui aspira a formare un nuova dinastia imperiale-.  

*Lei vede  una strana contraddizione  in   Gesù che, in fuga,  ammaestra i suoi discepoli, e che, dopo la proclamazione messianica di Pietro, intima loro di non dire niente a nessuno! Secondo lei, il Gesù maestro  è figura conforme alla nostra tradizione, che copre  il carattere politico del messianismo di Cristo, ma è difforme da Jehoshua Barnasha, che  è stato deformato o taciuto allo scopo di  accreditare la figura di  un Gesù  pacifico, innocua per i dominatori romani, tipica di un ‘epoca successiva!.

Marco,  leggiamo insieme  il passo specifico marcino 8, 27-33:
Καὶ ἐξῆλθεν ὁ Ἰησοῦς καὶ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ εἰς τὰς κώμας Καισαρείας τῆς Φιλίππου· καὶ ἐν τῇ ὁδῷ ἐπηρώτα τοὺς μαθητὰς αὐτοῦ λέγων αὐτοῖς· Τίνα με λέγουσιν οἱ ἄνθρωποι εἶναι; οἱ δὲ ⸂εἶπαν αὐτῷ λέγοντες⸃ ⸀ὅτι Ἰωάννην τὸν βαπτιστήν, καὶ ἄλλοι Ἠλίαν, ἄλλοι δὲ ⸂ὅτι εἷς⸃ τῶν προφητῶν. καὶ αὐτὸς ⸂ἐπηρώτα αὐτούς⸃· Ὑμεῖς δὲ τίνα με λέγετε εἶναι; ⸀ἀποκριθεὶς ὁ Πέτρος λέγει αὐτῷ· Σὺ εἶ ὁ χριστός. καὶ ἐπετίμησεν αὐτοῖς ἵνα μηδενὶ λέγωσιν περὶ αὐτοῦ. E Gesù coi discepoli andò nei villaggi di Cesarea di Filippo e, durante il viaggio. cominciò a interrogare i discepoli dicendo: chi dicono gli uomini  che io sia. Quelli gli dissero dicendo:  alcuni dicono Giovanni il battista, altri  Elia ed altri uno dei profeti. Allora domandò loro: Voi, invece, chi dite che io sia. Rispose Pietro – Tu sei il Christos, ma egli intimò di parlare di lui a nessuno.

*Professore, Pietro fa la proclamazione cristiana di fede!  

Attenzione!. noi oggi abbiamo la proclamazione greca e non abbiamo il testo marcino aramaico originale  e non siamo nella stessa epoca della narrazione dei fatti, ma siamo in un periodo diverso di epoca antonina,  dopo la fine di Gerusalemme ad opera di Adriano!. Qui, in Marco c’è una doppia comunicazione, una tipica di un personaggio aramaico e l’altra di un personaggio greco-ellenistico. Infatti  c’è contraddizione grande, come se ci fossero due Messia, contemporaneamente, che sono   diversi:  uno, antiromano ancora combattente ed in fuga, l’altro, un filoromano di epoca antonina  greco- ellenistico, un essere pneumatikos/spirituale,  che si trasfigura  e che  predica  da maestro ai suoi discepoli,   e li orienta in senso platonico – aristotelico, secondo il didaskaleion alessandrino, che da tempo  ormai invia un messaggio comune  ai giudei superstiti dall’eccidio  adrianeo del 135 d.C. , di una divinizzazione  del Messia,  uios tou  theou,  soothr  venuto dal cielo, inviato dal Pathr nella pienezza dei tempi augustei per  lavare il peccato di Adamo, col suo sangue.

Per lei,  l’evangelista, scrittore greco,  riporta la profezia di uno – figlio dell’uomo- che deve necessariamente  soffrire   e morire ad opera di capi giudaici, che, però,  promette di risuscitare dopo tre giorni come si legge nel testo:  Καὶ ἤρξατο διδάσκειν αὐτοὺς ὅτι δεῖ τὸν υἱὸν τοῦ ἀνθρώπου πολλὰ παθεῖν καὶ ἀποδοκιμασθῆναι ⸀ὑπὸ τῶν πρεσβυτέρων καὶ τῶν ἀρχιερέων καὶ τῶν γραμματέων καὶ ἀποκτανθῆναι καὶ μετὰ τρεῖς ἡμέρας ἀναστῆναι· /Quindi, cominciò ad ammaestrarli: bisogna/dei che il figlio dell’uomo soffra molto, che sia respinto come indegno dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, che sia ucciso e, dopo tre giorni, risorga. Tutto questo mi è chiaro, ma io so, che poi rimprovera Pietro.-cosa  strana per noi cristiani!-

Questo, invece  è per  me, amico mio,  la prova che il Gesù di Marco non  è l’  aramaico,  Jehoshua  messia che  fugge e che non vuole propagare il suo nome,  pur se conosce  la storia e la morte di Giovanni il Battista, ma  è Iesous   che insegna da rabbi, vivente  in un altro momento storico:  spia è la figura di  o Pétros prima accettato come ispirato da Dio,  poi rifiutato come Satanà.  Amico mio, mentre ti propongo il testo ti faccio notare  i due linguaggi diversi,  da cui puoi evincere il sostanziale differente logos comunicativo come alterco,  in un reciproco rimprovero  tra i due parlanti di paideia greca: καὶ παρρησίᾳ τὸν λόγον ἐλάλει. καὶ προσλαβόμενος ⸂ὁ Πέτρος αὐτὸν⸃ ἤρξατο ἐπιτιμᾶν αὐτῷ. ὁ δὲ ἐπιστραφεὶς καὶ ἰδὼν τοὺς μαθητὰς αὐτοῦ ἐπετίμησεν ⸀Πέτρῳ ⸂καὶ λέγει⸃· Ὕπαγε ὀπίσω μου, Σατανᾶ, ὅτι οὐ φρονεῖς τὰ τοῦ θεοῦ ἀλλὰ τὰ τῶν ἀνθρώπων /diceva con libertà di parola questo   e Pietro lo prese in disparte e lo rimproverava ed  egli, voltatosi, e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendogli: vattene, lontano da me, Satana, poiché tu non hai pensieri retti secondo Dio, ma secondo gli uomini!

*Professore,  lei rilevando l’opposizione del pensare/phronein  mi vuole mostrare  Shimon- Pietro che ha un pensiero zelotico, proprio dell’epoca tiberiana, collegato col Messia -τὰ τῶν ἀνθρώπων  , ma me ne indica  un altro,  spirituale, di epoca successiva,  come  il Christos che  ha un pensiero pneumatico – tὰ τοῦ θεοῦ -.Lei mi  vuole far notare due momenti, quello del  Regno dei  Cieli  proprio di un periodo bellico, aramaico, tipico della Musar  e quello di un altro periodo postbellico,  terminato con la galuth adrianea, segnato da paideia ellenistica, quello  del Regno di Dio .  Ho capito bene? Anch’io, comunque,  in questo passo, rilevo un Messia bisognoso di supporto, insicuro sulla sua stessa figura, un essere non battagliero, ma uno che vuole nascondersi, anche se il  suo parlare è da uomo libero/ Parrasiasths, e risulta fuori luogo,  differente da quello di un partigiano che  aspira al  Regno di cieli, più simile ad uno, che  vive in epoca antonina, che proclama il Regno di Dio e vede la  oikonomia universale di Dio  pateér provvidente

Marco, anche tu, allora,  vedi  nelle parole  del  Messia/Christos- che rimprovera Shimon, chiamato, o Petros/  Pietro,  considerandolo satanà-   una grande insanabile  contraddizione  e pensi a due Regni diversi  e  a letture differenti  del testo.

 *Professore, a me sembra che lei,   che ha lavorato per  anni, invano,  sui logia tou kuriou  e poi  li ha abbandonati,  per esaminare specificamente e separatamente i due Regni,  quello  aramaico dei Cieli e quello greco-ellenistico di Dio,   abbia centrato il problema  e lo abbia risolto,  mostrando,   pur nella confusa comunicazione evangelica,  il regno di Jehoshua da una parte e  i detti oracolari evangelici di Iesous da un’altra, evidenziando  due figure,  che appartengono l’una al periodo ultimo  tiberiano da lei precisato (18 ottobre-Pasqua 36  d. C.) e l’altra nel periodo postadrianeo . Dunque, ora devo confessare  che finalmente è riuscito a farmi capire la differenza reale tra Malkuth ha shemaim ed H basileia tou theou  e devo ringraziare!

Dunque, Marco, il rapporto equivoco di Jehoshua con Pietro (un pescatore, che lo segue, insieme ad altri, qainiti e  popolari,   che hanno una concezione giudaica di  Messia in senso nazionalistico e zelotico e che considerano l’Unto del signore come Figlio dell’uomo,  inviato da Dio, per liberare Israel da Roma, fase iniziale di una conquista territoriale universale/katholikh,  con l’esaltazione di  Sion e il suo tempio, centro di potere in tutto il mondo, luce eterna per tutti) ti ha aperto gli occhi sulla funzione del Christos? .  

* Non solo il suo esame testuale, ma anche  il militarismo israeliano di oggi, 10  ottobre  2024!

 Marco, sei davvero ancora un christianos, che mette sempre insieme più cose, seppure lontane nel tempo, nonostante i mie precetti ad essere solo osservatore di un fatto e a non giudicare, ad astenerti dal giudizio generalizzato -epocheè! Gesù Christos, che si definisce בר אנש Bar-‘enàsh, cioè uno che  possiede le qualità di Adamo nel Paradiso terrestre, che vive camminando  e parlando con Dio, datore di  vita immortale – cfr. Paolo, Lettera agli Ebrei, 4, 15-, volgarmente pronunciato barnasha,  in zone ituraiche,  è, dunque,  quello che ho cercato di  propagare  come Messia aramaico, in quanto figura  reale, esistita di  uomo in Giudea,  del tutto diversa da quella giudaico-cristiana, greco-ellenistica di Jesous Christos Kurios!.

*Professore, lei mi vuole dire che il gruppo di aramaici non è perseguibile in Iturea e Traconitide, e Gaulanitide essendo protetto dalla popolazione, zelotica, che vive in luoghi impervi, impossibili da raggiungere per un romano, se non con guide introvabili, neanche se strapagate, in quanto solidale coi contribuli della stessa etnia, lingua e religione! .

Marco, ascolta bene. Tu sai perfettamente che io agisco con metodo, e tu conosci il mio modo di operare, basato su  trovare i testi, adatti,  leggere il messaggio univocamente, fare storia distinguendo historia, upourgia e panourgia.  Perciò, tu, operando con me,  rilevi che la comunicazione marcina, tra Pietro e  Christos non è reale, in quanto non avvenuta nello stesso tempo, ma in momenti storici diversi,  ed è segno di una sincresi evangelica posteriore, fatta da assemblatori, dilettanti apparenti, ma retori (cfr. A. Filipponi, Ma, Gesù chi veramente sei stato? Streetlib ebook, 2012 e B.D.Ehrman, Gesù non l’ha mai detto Mondadori, Milano 2005)! La prima parte del testo potrebbe essere di epoca preseianea. cioè  di un momento storico precedente la morte di Elio Seiano e quella del Battista, avvenute ambedue alla fine dl 31 d. C..  quando inizia  la marcia di avvicinamento a Gerusalemme del Messia  e dei suoi stretti collaboratori, dopo l’esilio,  a seguito di una rivolta qainita perché Pilato li ha pagato col Korbonas, coi soldi destinati alla vedove e agli orfani, depositati nel gazophulakion templare, alimentata dalle truppe nabatee di Areta IV e di Izate, autorizzate da Artabano III re dei re di Parthia  nella Pasqua del 32,  cui segue  il trionfale ingresso nella città santa di Jehoshua Barnasha !. 

*Lei  può indicare  esattamente i tempi dell’avvenimento ?

Dopo la morte di Giovanni il battista, avvenuta, forse nel settembre del  31  e dopo quella di Seiano il 18 ottobre  dello  stesso anno,  è probabile  che Jehoshua dia, subito dopo, una missione ai discepoli  che a due  a due  vanno nelle vicine città a predicare di convertirsi/ ἵνα μετανοῶσιν (Marco, 6,12) avendo potere di guarire e, dopo unzione con olio, di scacciare i demoni, ma, in effetti. a chiedere se si partecipa ad un’ imminente azione bellica e  a fare reclutamento  militare, secondo l’uso persiano. Infatti per Jehoshua  Messia / Christos ho sempre pensato che la sua unzione avvenne realmente  ad Alessandria,  presso l’alabarca Alessandro, sommo sacerdote di Leontopoli, un oniade di legittima famiglia sacerdotale forse nel 29 d.C. Il suo ritorno dall’Egitto con credenziali bancarie dell’alabarca e l’arrivo in territorio romano di truppe di Areta IV dalla Nabatea  e di Izate  dall’Adiabene   ingigantiscono il numero dei rivoltosi aramaici che, ora,  avendo il Mashiah  alla guida dei suoi qainiti e degli zeloti, può affrontare  il sacrilego Pilato, reo di pagare col Korbonas– il tesoro del Tempio per vedove ed orfani- rinchiuderlo in Cesarea Marittima ed entrare su un puledro, secondo un antico rito,  come figlio di Davide, vittorioso in Gerusalemme, tra gli osanna popolari, la settimana prima della Pasqua del 32 d.C.

*Io capisco, ma  desidero comprendere il sintagma della proposizione finale ἵνα μετανοῶσιν/per convertire,  intendendo il messaggio  come un mutamento di parere di uno che si corregge e si pente, desideroso di avere un pensiero diverso da quello precedente,  e, perciò, ritengo necessario staccare la frase dal cotesto   che tratta di una missione spirituale,  volendo rilevare  l’ aspetto politico di un cambiamento della popolazione da filoromana ad antiromana.  Dico bene, operando filologicamente su metanoeoo?.   

 Esatto!. Dici bene se pensi ad una ricostruzione a tavolino di questo passo evangelico, che mette insieme  e fa sugcresis/composizione combinata interpretata di due momenti storici. Anche Brandon, senza voler includere semplicisticamente Gesù fra gli Zeloti, rileva, comunque, che tra questi e la comunità del Messia  vi siano connessioni,  affinità e coincidenze, specie se si esaminano gli episodi di moltiplicazione dei pani, dell’ingresso in Gerusalemme, della cacciata dei venditori dal Tempio. 

*Dunque,  Jehoshua,  vivendo sconosciuto tra le genti, si fa conoscere tramite i discepoli  che, tornati gli riferiscono il timore di Erode Antipa, che quel Giovanni da lui decapitato è risorto / Ὃν ἐγὼ ἀπεκεφάλισα Ἰωάννην, οὗτος ἠγέρθη (ibidem, 16), poi,  li invita a venire in disparte, in un luogo solitario e a riposarsi un poco!. 

Marco,  questo stare in disparte, in un luogo solitario e il riposo  col successivo dirigersi in barca  verso un luogo solitario  e appartato, fa pensare ad una setta cospiratrice,  a persone  che, riunitesi,  preparano una stasis-rivolta  e che prima  di agire,  si organizzano per l’evento. 

* Certo,  professore, ora che vedo i termini eἰς ἔρημον τόπον καὶ ἀναπαύσασθε ὀλίγον  e ragiono  sul fatto che vi sono molti venuti, attratti e sedotti, che seguono, tanto che i discepoli neanche possono mangiare, avendo il dovere dell’accoglienza/ ἦσαν γὰρ οἱ ἐρχόμενοι καὶ οἱ ὑπάγοντες πολλοί, καὶ οὐδὲ φαγεῖν εὐκαίρουν, posso pensare, davvero, ad un Messia, capobanda,  pronto per un rivolta, specie se rilevo l’ insistenza  di andare  con la barca  in un luogo solitario ed appartato/καὶ ἀπῆλθον ⸂ἐν τῷ πλοίῳ εἰς ἔρημον τόπον⸃ κατ’ ἰδία, da dove iniziare segretamente le operazioni.

Amico mio,  tutta questa parte, comprese le due moltiplicazioni dei pani, sono frammenti di un Vangelo aramaico di Marco,  con testimonianze anche di  quello di Matteo aramaico,  a cui viene aggiunta la trasfigurazione, come paradoxon  per meglio celare il miracolo dei pani e pesci,  moltiplicati!.

*Per lei  non sono vere le  moltiplicazioni dei pani, né il camminare di Gesù sulle acque, né le guarigioni di Genesareth,  di  Tiro e Sidone né quella  del sordomuto nel territorio della Decapoli  e del cieco di Betsaida,  ma sono solo fatti  clamorosi per  successivamente evidenziare la divinità del Christos   greco  di epoca antonina, che profetizza perfino che alcuni presenti non subiranno la morte, finché non avranno veduto  il Dio, venuto con potenza /εἰσίν τινες ⸂τῶν ὧδε⸃ ἑστηκότων οἵτινες οὐ μὴ γεύσωνται θανάτου ἕως ἂν ἴδωσιν τὴν βασιλείαν τοῦ θεοῦ ἐληλυθυῖαν ἐν δυνάμει (Marco, 9,1), in un’ anticipazione della Basileia tou theou, col ritorno del Signore-parousia.

 Marco,  il testo marcino greco  è precisa testimonianza di un ritorno  di Christos come anche il testo di Giovanni  (6,14- 15 ),   che ha  una  memoria aramaica del Regno dei cieli. Oi οὖν ἄνθρωποι ἰδόντες ὃ ἐποίησεν σημεῖον ἔλεγον ὅτι Οὗτός ἐστιν ἀληθῶς ὁ προφήτης ὁ ἐρχόμενος εἰς τὸν κόσμοv .Ἰησοῦς οὖν γνοὺς ὅτι μέλλουσιν ἔρχεσθαι καὶ ἁρπάζειν αὐτὸν ἵνα ⸀ποιήσωσιν βασιλέα ἀνεχώρησεν ⸀πάλιν εἰς τὸ ὄρος αὐτὸς μόνος.  / gli uomini  dunque vedendo il segno dicevano: questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo. Gesù, allora, saputo che stavano per venire per prenderlo con la forza  per farlo re, si ritirò, nuovamente,  sul monte, lui da solo!. Strano (strano davvero! ) che Jehoshua si ritiri  da solo sul monte, dopo che una folla, prima, di 5.000 persone,  poi, di 4.000 persone, è stata sfamata con uno stratagemma di un  mastro-artigiano che ha depositi con derrate alimentari, in vari  parti, per sfamare gli operai, all’occorrenza!

*Certo, professore, anch’io concordo che è strano questo dire perché poi Gesù/ Jehoshua entra da trionfatore in Gerusalemme,  sedendo su un puledro/πῶλον come un re davidico ed è accolto da molti con grida di giubilo (Marco 11, 2-10).

Jehoshua è per il popolo il liberatore, il Messia invincibile! 

*Per lei Jehoshua non si trova lì per caso!.

Il capo galilaico – conosciuta la notizia della  morte di Elio Seiano ( il vero epitropos/governatore dell’Oriente romano -cfr. Incipit mutilo di  Legatio ad Gaium  –  grande persecutore degli ebrei per Filone,  uomo  che ha mandato perfino come provocatore  il praefectus Ponzio  Pilato  in Iudaea )   ed informato  della situazione occidentale, specie dei fatti accaduti  a Roma  e della  difficile  sostituzione  ai vertici  con Sutorio Macrone, dell’incipiente malattia di Tiberio(desideroso, comunque,  di scoprire  la rete di congiurati seianei, sparsi per il mondo )  previene  le strategie del leone, l’ imperatore, lento e prudens nelle sue decisioni,  mentre riceve  aiuti militari da re  della  confederazione parthica, Areta IV di Petra, e Izate di  Adiabene,  sollecitati da Artabano III, re dei re di Parthia.

A questo punto, professore,  nessun capo militare  si sarebbe ritirato in solitudine, ma, data anche la contemporanea  insurrezione degli operai -qainiti per il korbonas,  che lavoravano in cantieri, posti nelle 5-6 miglia, che ci sono tra Betlemme  Gerusalemme,  certamente avrebbe congiunto le forze per un attacco contro i milites  romani  invasori  ed oppressori,   sicuro nella vittoria – mentre il popolo all’interno della città santa avrebbe rovesciato il sinedrio dominato dai sadducei e dagli erodiani  filoromani – ed avrebbe accettato il titolo di Maran/re. Questo  ora mi è chiaro per cui capisco che la versione evangelica di Marco tende, invece,  a mostrare un  Christos  trasfigurato  in compagnia di Elia – di cui all’epoca si legge Ascensione al cielo  di Elia (descritta in 2 Re 2,11-12) – cfr. H. Vorgrimler, Nuovo dizionario teologico, EDB 2004, pag. 151-  e di Mosè,  il legislatore, anche se Gesù, dopo aver parlato di un nuovo annuncio  della passione, si intromette in un disputa dei discepoli  che aspirano al primato in un Regno reale, intravisto, in un clima, perfino di discussioni  coi farisei e con gli scribi, che, vivendo secondo la tradizione degli antichi, accusano i suoi apostoloi  di essere impuri, essendo il Messia rimasto in zone ituraiche,  sotto la giurisdizione del tetrarca Filippo – un filoromano, anatemizzato, accordatosi già col fratello Antipa  per sposare Salome, figlia di Erodiade!-.   Per  lei,  qui, il testo marcino è chiaramente postadrianeo, tipico dei rabbini giudaici dell’epoca e la risposta di Gesù è anch’essa magistraleἔσωθεν γὰρ ἐκ τῆς καρδίας τῶν ἀνθρώπων οἱ διαλογισμοὶ οἱ κακοὶ ἐκπορεύονται, πορνεῖαι, κλοπαί, φόνοι, οιχεῖαι, πλεονεξίαι, πονηρίαι, δόλος, ἀσέλγεια, ὀφθαλμὸς πονηρός, βλασφημία, ὑπερηφανία, ἀφροσύνη. πάντα ταῦτα τὰ πονηρὰ ἔσωθεν ἐκπορεύεται καὶ κοινοῖ τὸν ἄνθρωπον/infatti  è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidî, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose malvage escono dal di dentro e contaminano l’uomo (Ibidem, 7,20-3).  Il Christos,   nuovo Adamo, divino che vive la vita di Dio stesso nell’Eden,  ha, perciò, un nuovo serpente in Pietro-Satanà, che ragiona secondo  logica dell’uomo che, avendo  idea di Messia  umano, contrasta  con l’oikonomia tou theou del figlio sofferente, dell’agnello, destinato a morire, per la redenzione dell’uomo!.

Amico, sembra che hai capito, ma, se segui il discorso di Marco, ti accorgi che l’evangelista parla di  Gesù  che è maestro, mentre  per i discepoli Jehoshua  è una guida messia/ unto del  Signoreun liberatore dai romani molto diverso da Christos, didaskalos pneumatikos– spirituale,  dall’ uomo divino-anhr theios,  che li guida nella sofferenza e nel dolore,  fino  a perdere la  vita, esortandoli al martirio (cfr. Marco, 8, 34-38) proponendosi come esemplare modello, destinato alla crocifissione, mostrandosi come uomo sofferente, che rinnega se stesso, invertendo ogni attesa e promuovendo primi gli ultimi,  insistendo su anima-psucheé – 4 volte- ed affermando che lui,  ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου, si vergognerà  davanti al Padre di chi si è vergognato di lui e delle sue parole. Leggiamo il testo greco, secondo noi, scritto dopo la galuth adrianea, dopo la traduzione di Barnasha in o uios tou anthropou, come se fosse o uios tou theou!  
Καὶ προσκαλεσάμενος τὸν ὄχλον σὺν τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ εἶπεν αὐτοῖς· ⸂Εἴ τις⸃ θέλει ὀπίσω μου ⸀ἐλθεῖν, ἀπαρνησάσθω ἑαυτὸν καὶ ἀράτω τὸν σταυρὸν αὐτοῦ καὶ ἀκολουθείτω μοι. ὃς γὰρ ⸀ἐὰν θέλῃ τὴν ⸂ψυχὴν αὐτοῦ⸃ σῶσαι ἀπολέσει αὐτήν· ὃς δ’ ἂν ἀπολέσει τὴν ⸄ψυχὴν αὐτοῦ ἕνεκεν ἐμοῦ καὶ τοῦ εὐαγγελίου σώσει αὐτήν. τί γὰρ ὠφελεῖ ἄνθρωπον κερδῆσαι τὸν κόσμον ὅλον καὶ ζημιωθῆναι⸃ τὴν ψυχὴν αὐτοῦ; τί γὰρ⸃ ⸀δοῖ ἄνθρωπος ἀντάλλαγμα τῆς ψυχῆς αὐτοῦ; ὃς γὰρ ἐὰν ἐπαισχυνθῇ με καὶ τοὺς ἐμοὺς λόγους ἐν τῇ γενεᾷ ταύτῃ τῇ μοιχαλίδι καὶ ἁμαρτωλῷ, καὶ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ἐπαισχυνθήσεται αὐτὸν ὅταν ἔλθῃ ἐν τῇ δόξῃ τοῦ πατρὸς αὐτοῦ μετὰ τῶν ἀγγέλων τῶν ἁγίων/chiamata la folla a sé insieme ai suoi discepoli, disse loro: se qualcuno vuole venire dietro di me,  rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Chi, infatti, vorrà salvare la sua anima, la perderà, chi, invece, perderà la sua anima per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti, cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero se perde la propria anima?. Infatti, cosa potrebbe dare l’uomo in cambio della propria anima! chi si sarà, infatti, vergognato di me e delle mie parole in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del padre suo, insieme agli angeli, santi.

*Professore, in conclusione, lei mi vuole dire esattamente che uno è il Messia, Jehoshua Barnasha, di cui ci sono reali dati storici, l’altro è il mitico Iesous Christos, ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου, Kurios!.  

Marco, io questo ho capito, questo insegno da anni e questo professo: Jehoshua Barnasha, un giudeo di Galilea,  è  un uomo, che lavora e costruisce e  che sfida Roma e che  pensa perfino di vincere con l’aiuto di Dio, padre; Iesous Christos, invece,  è un predicatore, un  rabbi, perché sophos, verbum- logos, uios theou, sapienza personificata, uno pneumatikos-spirituale, cristianizzato nei secoli, come mortale sofferente che dà speranza di una patria celeste, come premio eterno a chi accetta il proprio destino di uomo, illuso dalla divina  parola magistrale,  ma  conscio che  la vita, se perduta, la si acquista e si  trionfa e  sicuro che  gli  ultimi saranno i primi!.

 *Professore, il Christos didaskalos, sofferente, è, dunque,  uomo macerato dal dolore, che diventa modello di vita cristiano, morendo sulla croce/stauros per gli uomini, dando un’elpis paradisiaca come ricompensa  per chi vive, soffre e sopporta la propria croce: un uomo che si trasfigurò in Dio, davanti ai suoi discepoli μετεμορφώθη ἔμπροσθεν αὐτῶν, già in vita, su un alto Monte  εἰς ὄρος ὑψηλὸν secondo l’agiografia cristiana successiva, capace di dire  non solo io sono la via, la verità, la vita, ma anche io sono acqua perenne, il pane, il sale, la luce… io sono …tutto! Christos, Theos,  come uios theou, logos,  è davvero tutto!

Marco,  Jehoshua Barnasha  fu  ebreo aramaico  antiromano, un partigiano, come  tanti altri  proclamati Messia nel corso  di duecento anni di guerra tra  Giudei e romani!

*E… Gesù,  il nostro Gesù? 

 E’ quella figura inventata  di  uomo sofferente e di agnello di Dio  nel II secolo, da retori  cristhianoi: Iesous  Christos  Kurios!  

 *Per lei, professore, dunque,  una cosa è la musar, la cultura aramaica,  un’altra la paideia, la cultura greca, che sono due sistemi di vita opposti  in quanto l’uno si basa sulle opere, l’altro sulla fede e sulla parola  filosoficamente ornata: Jehoshua  BarEnash è Messia sconfitto e crocifisso,  che non predica  euaggelion per Roma e per l’imperatore Tiberio, ma fa  una rivolta/stasis che sarà duramente  repressa come lezione per altri rivoltosi che, comunque,  per un secolo ancora lotteranno contro il predominio  romano fino all’estirpazione del cancro  aramaico e  alla fondazione di Colonia Aelia Capitolina con Adriano;  Iesous Christos Kurios (cfr.A.Filipponi, Jehoshua o Iesous? Maroni 2003)  è  una pallida memoria di Christos -messia, cristianizzato ed  universalizzato,  come maestro con tutta la terminologia soterica  platonico-aristotelica, come un unto del signore, venuto a dare  euaggelion di amore del prossimo e di  pace agli uomini, che, avendo  fatto  una  mitica  metamòrphoosis,  mediante metabolh, hanno cambiato i valori di buona novella e trasfigurazione in Dio,  secondo un processo spirituale,  per sopravvivere  sotto gli antonini,  quando le relazioni  dei pagani coi giudei ellenisti sono buone ed anche coi cristiani,  specie nel tragico momento della peste!.